Thursday, July 17, 2008

Ghiaccio bollente

Pensate che strano, una spedizione scientifica scopre decine di vulcani sottomarini sotto l'Artico, ma di tale notizia non si trova traccia nei quotidiani. Leggete con attenzione:
“Lo scarico volatile esplosivo è stato chiaramente un processo diffuso e continuo,” secondo una squadra internazionale che ha utilizzato delle sonde senza equipaggio nello sconosciuto mondo infuocato sotto il ghiaccio artico.

Sono tornati con dati ed immagini che mostrano che il magma rovente è salito dalle profondità della terra facendo saltare le sommità di dozzine di vulcani sottomarini, quattro chilometri sotto il ghiaccio. “I getti o le fontane di materiale probabilmente hanno raggiunto l'altezza di uno, forse persino due chilometri nelle acque,” dice il geofisico Robert Sohn della Woods Hole Oceanographic Institution, che ha guidato la spedizione.

Lui ed i suoi colleghi, che descrivono oggi la scena subacquea nella rivista Nature, valutano che le miscele esplosive di lava e gas sono fuoriuscite dai vulcani alla velocità di più di 500 metri al secondo. Sohn spiega che, quando il materiale ha colpito la gelida acqua marina, avrebbe formato nubi enormi dalle quali il materiale vulcanico è caduto sul fondo del mare, generando il tappeto di cocci e di spuntoni vetrosi che possono essere osservati per chilometri.

La squadra ha esplorato l'estate scorsa i vulcani mentre i Russi piantavano una bandiera sul fondale vicino innescando una contesa internazionale sulla proprietà del fondo marino.

In un'intervista, Sohn ha detto mercoledì che la sua squadra di 30 ricercatori dagli Stati Uniti, dall'Europa e dal Giappone ha sorriso di tanta “pomposità” mentre i Russi irrompevano sulle loro rompighiaccio. Ma sono rimasti concentrati sull'intrigante sito sul Gakkel Ridge che erano venuti ad esplorare. La cresta lunga 1.800 chilometri, che attraversa l'Artide dalla Groenlandia alla Siberia, è in acque internazionali. È una delle creste di “diffusione” del pianeta in cui la roccia fusa sale dall'interno della terra generando la nuova crosta. [...]

“La scala e la grandezza dell'attività esplosiva che stiamo vedendo qui sminuiscono qualsiasi cosa vediamo su altre dorsali medio-oceaniche,” dice Sohn, che studia le creste intorno al mondo. Il volume di gas e di lava che sembra essere stato espulso dai vulcani di Gakkel è “molto, molto più in alto” di quanto osservato in altre creste.

Sohn dice che sarebbe stato “spettacolare assistere” alle eruzioni, ma che è una buona cosa che ci siano quattro chilometri di acqua di mare in cima al Gakkel Ridge poiché le eruzioni sarebbero state “altamente problematiche” se si fossero presentate su terra asciutta.
Ovviamente, non poteva mancare la prudente precisazione:
Gli scienziati dicono che il calore liberato dalle esplosioni non sta contribuendo alla fusione del ghiaccio artico, [non sono mica dei SUV!] ma Sohn dice che gli enormi volumi di gas CO2 eruttati dai vulcani subacquei hanno probabilmente contribuito all'aumento della concentrazione di gas serra nell'atmosfera. Quanto, non sa dirlo.

Non ci sono vulcani che esplodono nella zona ora, ma secondo gli scienziati sembra che molto stia ancora accadendo sul fondo del mare. “Ho avuto l'impressione che questa intera zona centrale del vulcano stesse stillando del liquido caldo” [senza sciogliere il ghiaccio, mi raccomando], dice Henrietta Edmonds dell'Università del Texas, che nella spedizione seguiva i flussi di acque calde che salgono dalla cresta di diffusione. Dice che indicano la presenza “getti di fumo nero” così come forme microbiche ed altre forme di vita che possono prosperare nelle bollenti acque ricche di minerali che filtrano dalle creste di diffusione.