Sunday, December 30, 2007

La chiesa di Keynes

Di

[Articolo tratto da American Affairs, Volume VIII, Numero 3 (Luglio 1946).]


Il lavoro dall'ingombrante titolo Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta, oggi abbreviato comunemente come “Teoria Generale,” è stato pubblicato nel 1936. Aveva quindi soltanto dieci anni quando l'autore, John Maynard Keynes, è morto lo scorso aprile.

Probabilmente nessun altro libro ha mai prodotto in così poco tempo un effetto paragonabile. Ha disegnato, modificato e condizionato il pensiero economico nel mondo intero. Su di esso è stata fondata una nuova chiesa economica, completamente fornita di tutte le proprietà adeguate ad una chiesa, quale una sua propria rivelazione, una rigida dottrina, un linguaggio simbolico, una propaganda, un sacerdozio ed una demonologia.

La rivelazione, anche se scritta brillantemente, era tuttavia oscura e difficile da leggere, ma mentre ci si sarebbe potuti aspettare che questo ostacolasse la diffusione della dottrina, al contrario ha servito lo scopo della pubblicità facendo nascere scuole di esegesi e polemiche interminabili perché niente poteva essere definito. Non c'era una condizione esistente della società in cui la teoria poteva essere dimostrata o confutata tramite dimostrazione – né ce n'è una oggi.

Il momento in cui uscì il libro era tra i più fortunati. Per la società pianificata di cui stavano parlando, i socialisti avevano disperatamente bisogno di una formula scientifica. Il governo allo stesso tempo aveva necessità di una razionalizzazione per la sua spesa di deficit. L'idea del governo di assistenza sociale che stava prendendo piede sia qui che in Gran Bretagna – qui sotto il segno del New Deal – era in difficoltà. Non aveva risposta per coloro che continuavano a chiedere, “da dove vengono i soldi?” Era vero che il governo aveva ottenuto il controllo della moneta come strumento sociale e che la limitante tirannia dell'oro era stata rovesciata, ma il feticcio della solvibilità sopravviveva e minacciava di frustrare le grandi intenzioni sociali.

Proprio in questa crisi storica della politica sperimentale, con i socialisti persi in una selva oscura al confine fra l'Utopia ed il totalitarismo e con i governi alla deriva in un mare di valuta controllata, con la paura di avanzare ed incapace di tornare indietro, l'apparizione della teoria di Keynes sembrò una risposta alle preghiere. La sua azione era duplice. Ai pianificatori socialisti, offriva un insieme di strumenti algebrici, che, se usati secondo il manuale delle istruzioni, garantivano di produrre totale occupazione, equilibrio economico e giusta ridistribuzione di ricchezza, tutt'e tre insieme e con una precisione da regolo calcolatore – con la sola premessa che la società volesse davvero essere salvata. E la stessa teoria in virtù delle sue implicazioni logiche liberava l'assistenza sociale del governo dalla minaccia dell'insolvibilità.

Quella parola – insolvibilità – veniva svuotata di significato per un governo sovrano. Il budget equilibrato era una stranezza capitalista. La spesa di deficit non era quel che sembrava. Era in effetti investimento; ed usarla significava riempire un vuoto di investimenti – un vuoto generato dalla tendenza cronica ed incorreggibile della gente a risparmiare troppo. “C'è stata,” diceva, “attraverso la storia una cronica tendenza al risparmio più forte dell'incentivo a investire. La debolezza dell'incentivo a investire è sempre stata la chiave del problema economico.” Con investimento si suppose che intendesse l'uso del capitale nello spirito avventuriero.

Questa idea era la base stessa della teoria. Dal risparmio eccessivo e dalla mancanza di investimenti veniva la disoccupazione. E quando da queste cause comparse la disoccupazione, così come era destinata a fare, in principio periodicamente e poi come male permanente, l'unica cura era che il governo spendesse. Fra gli strumenti algebrici c'era il famoso moltiplicatore per mezzo del quale gli esperti potevano determinare precisamente quanto il governo avrebbe dovuto spendere per generare la completa occupazione.

Brevemente quindi la teoria diceva che quando la gente non stava investendo abbastanza nel loro futuro per mantenersi tutti occupati il governo doveva farlo per loro. Dove e come il governo avrebbe trovato i soldi? Bene, in parte tassando i ricchi, che risparmiano notoriamente troppo; in parte prendendo in prestito dai ricchi; e, se necessario come un ultimo ricorso, stampandolo – e tutto era destinato a funzionare perché, dalla completa occupazione, la società in generale sarebbe diventata sempre più ricca. Alla fine le soddisfazioni economiche della vita sarebbero diventate a buon mercato, il tasso di interesse sarebbe caduto a zero ed infine la classe che viveva di rendita, cioè quella che viveva di interessi senza produrre, si sarebbe estinta senza dolore.

“Se ho ragione,” diceva,
supponendo che sia comparativamente facile rendere le merci capitali così abbondanti che l'efficienza marginale del capitale sia zero, questo può essere il modo più ragionevole di eliminare gradualmente molte delle caratteristiche discutibili del capitalismo. Perché una piccola riflessione mostrerà che enormi cambiamenti sociali deriverebbero dalla scomparsa graduale di un tasso di rendita sulla ricchezza accumulata. Un uomo sarebbe ancora libero di accumulare il suo reddito guadagnato con l'intenzione di spenderlo più avanti. Ma la sua accumulazione non crescerebbe. Sarebbe semplicemente nella posizione del padre del papa, che, quando lasciò il commercio, si portò una cassa di ghinee nella sua villa a Twickenham e pagò con esse le spese di famiglia come richiesto.
Ed in cosa il governo avrebbe speso i soldi? Preferibilmente, com'è naturale, per la creazione di impianti produttivi, cioè per aumentare la produzione di cose che soddisfano i desideri dell'essere umano; ma tale era l'importanza di mantenere ognuno completamente occupato che sarebbe stato meglio investire i soldi in monumenti e piramidi che non spenderli affatto.

“L'antico Egitto,” diceva,
era doppiamente fortunato, e senza dubbio doveva a questo la sua favolosa ricchezza, in quanto possedeva due attività, vale a dire la costruzione delle piramidi così come la ricerca dei metalli preziosi, i frutti dei quali, poiché non potevano rispondere alle esigenze dell'uomo essendo consumati, non marcivano in abbondanza. Nel Medio Evo costruivano cattedrali e intonavano cori. Due piramidi, due mausolei per i morti, sono due volte meglio di una; ma non così due ferrovie da Londra a York. Siamo così ragionevoli, ci siamo istruiti così da sembrare dei prudenti finanzieri, considerando attentamente prima di aumentare le difficoltà finanziarie dei posteri costruendogli case per viverci dentro, che non abbiamo una tale facile fuga dalle sofferenze della disoccupazione. Dobbiamo accettarle come risultato inevitabile dell'applicazione al comportamento dello Stato dei massimi che sono meglio calcolati per arricchire un individuo permettendogli di accumulare diritti al godimento che non intende esercitare ad alcun tempo definito.
A questo passaggio fanno raramente riferimento i keynesiani, forse perché non sono mai stati sicuri se intendeva che lo si prendesse seriamente. Avrebbe potuto tranquillamente essere uno degli atteggiamenti scherzosi di Keynes.

È significativo ricordare che la prima applicazione definita e cosciente della teoria è stata fatta dal New Deal; e quando nel terzo anno Roosevelt ha cominciato a dire che la spesa di deficit del governo deve essere considerata come un investimento nel futuro del paese, stava prendendo le parole direttamente dalla teoria di Keynes. I risultati promessi non sono arrivati; la disoccupazione non è stata curata. Questo disappunto, dicono i fedeli, non era dovuto ad un difetto della teoria ma semplicemente e soltanto al fatto che la spesa di deficit non è andata abbastanza lontano. I deficit dovrebbero essere coraggiosamente maggiori.

È forse ancor più significativo che nel suo stesso paese fosse considerato un pericoloso luminare e che il governo britannico non fu in grado di servirsi del suo genio finché non arrivò il momento in cui si trovò in una posizione economica molto difficile. Aveva già abbandonato la parità aurea, fingendo di farne una questione morale; ed allora, quando la mentalità britannica cambiò da quella di paese creditore a quella di debitore, ciò di cui il Ministero del Tesoro aveva bisogno era qualcuno che potesse coprire la nudità dell'eresia finanziaria con un opaco drappeggio plausibile ed allo stesso tempo dare alla sterlina controllata uno scintillio che sostituisse il lustro perduto della sterlina d'oro. E così accadde che il signor Keynes venne assunto dal Ministero del Tesoro britannico come suo principale consigliere, inserito nel consiglio della Banca d'Inghilterra ed elevato al rango di Baron Keynes di Tilton.

La letteratura fondata su Keynes è dogmatica. Keynes stesso non lo era. Alla fine del suo libro si chiede improvvisamente se avesse potuto funzionare. Erano le sue idee “una speranza visionaria?” Erano correttamente radicate “nei motivi che governano l'evoluzione della società politica?” Erano “gli interessi che contrasteranno più forti e più evidenti di quelli che serviranno?” Non ha fatto il tentativo di rispondere alle sue stesse domande. Ci sarebbe voluto un altro libro, disse, per indicare le risposte anche solo in abbozzo.
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Garet Garrett (1878-1954) fu un giornalista ed autore americano noto per le sue valutazioni sul New Deal e sulla partecipazione degli Stati Uniti alla Seconda Guerra Mondiale. Vedi i suoi libri nel Mises Store. Vedi i suoi articoli su Mises.org. Commenta sul blog.

Vedi anche "Who is Garet Garrett?" di Jeffrey Tucker.

Link all'articolo originale.

1 comment:

Gianni Pesce said...

Il semplice Keynes aveva avuto il coraggio di dimostrare positivo l' intervento della spesa pubblica per superare momenti particolari.

A suo discredito c'è la partecipazione al congresso di Versailles a fine WWI; quindi penso che abbia avuto dei "padrini" abbastanza potenti.

ciao Gianni Pesce