Monday, January 19, 2009

Riempiamo le buche di Krugman

Terzo articolo del professor Murphy sulle curiose teorie del premio Nobel per l'economia Paul Krugman, in questo caso dedicato all'analisi delle strane funzioni stimolanti degli interventi del governo in economia.

Potrà l'annunciato pacchetto di stimolo del neo presidente Obama avere benefici effetti su quella stitichezza monetaria che tanto deprime l'organismo sociale? Leggiamo e scopriamolo.
___________________________

Di Robert P. Murphy


Anche se molti economisti del libero mercato sono rimasti inorriditi dall'assegnazione del premio Nobel (commemorativo) per l'economia a Paul Krugman, io mi sono reso conto che è tanto brillante quanto indica questo nobile premio. Per qualche tempo, Krugman ha detto che siamo in una fase di “economia della depressione,” dove le regole normali della scarsità e del compromesso non si applicano. In questo universo, ha senso far scavare delle buche ad un gruppo di operai e farle riempire ad un altro. Certo, per dirla tutta, di questo sforzo non rimane niente di tangibile, ma almeno “crea dei posti di lavoro.”

Così ciò che ho compreso è che in questi ultimi mesi Krugman ha implementato il suo proprio programma di stimolo del settore privato. Ha lavorato furiosamente, sfornando articoli e blog post fallaci, che poi forniscono lavoro per persone come Bill Anderson e me, così come per migliaia di altri blogger che ancora non riescono a capire perché per le famiglie sia un male risparmiare di più. Un tipo sveglio, questo dott. Krugman, no?

Oggi mio lavoro socialmente utile riempirà due buchi in un recente post del blog di Krugman. Il primo difetto è la sua convinzione che la produzione generi occupazione (piuttosto che viceversa) ed il secondo è la sua convinzione che la spesa pubblica sia una misura di produzione reale.

Krugman pensa al contrario

Nel suo post, Krugman utilizza una certa “aritmetica dello stimolo” per vedere di quanta spesa abbia bisogno la prossima amministrazione Obama per evitare una seria recessione:
Il punto di partenza per questa discussione è la legge di Okun, il rapporto fra le variazioni nel P.I.L. reale e quelle nel tasso di disoccupazione. Le stime del coefficente della legge di Okun variano da 2 a 3. Userò 2, che è una stima ottimista per gli scopi presenti: esso dice che dovete aumentare il P.I.L. reale del 2 per cento da dove sarebbe stato altrimenti per ridurre il tasso di disoccupazione di un punto di percentuale da dove sarebbe stato altrimenti. Dal momento che il P.I.L. è approssimativamente di 15 trilioni di dollari, questo significa che dovete aumentare il P.I.L. di 300 miliardi all'anno per ridurre la disoccupazione di un punto percentuale.
Già vediamo il problema. A prescindere da qualsiasi correlazione Okun possa aver trovato, è abbastanza evidente che per aumentare la produzione reale – per sfornare più unità di beni e di servizi – dovete prima avere più persone che lavorino per creare i prodotti. In altre parole un maggiore P.I.L. reale è associato con una minor disoccupazione, perché più persone lavorano e più produzione viene creata.

Ma poiché Krugman ignora l'offerta ed insiste a vedere tutto attraverso il prisma della domanda aggregata, pensa che la spesa pubblica dia alle aziende l'incentivo per assumere i lavoratori. È in questo modo che riesce ad invertire causa ed effetto e pensa che variazioni nella produzione (“P.I.L. reale”) causino variazioni nella disoccupazione. Facendo della pura “spesa” la considerazione primaria – piuttosto che concentrarsi sull'importante problema economico di incanalare delle risorse limitate nelle linee più desiderate dai consumatori – Krugman si preoccupa dei “moltiplicatori” e di come le riduzioni di imposta nemmeno si avvicinino alla potenza della spesa pubblica nell'aumento del P.I.L.:
Ora, ciò che sentiamo del programma di Obama è che richiede 775 miliardi in due anni, con 300 miliardi nelle riduzioni d'imposta e il resto nella spesa. Diciamo 150 miliardi all'anno nelle riduzioni d'imposta, e 240 miliardi ogni anno nella spesa.

Quanto aumentano il P.I.L. le riduzioni d'imposta e quanto la spesa? Le stime ampiamente citate di Mark Zandi di Economy.com indicano un moltiplicatore di circa 1,5 per la spesa, con stime ampiamente variabili per le riduzioni d'imposta. I tagli sull'imposta sui redditi da lavoro, che compongono circa la metà della proposta di Obama, non sono niente male, con un moltiplicatore di 1,29; le riduzioni d'imposta sul commercio, che compongono il resto, sono molto meno efficaci….

Siamo generosi e supponiamo che il moltiplicatore generale sulle riduzioni d'imposta sia 1. Allora l'effetto di annuale del piano sul P.I.L. è 150 x 1 + 240 x 1,5 = 510 miliardi di dollari. Poiché sono necessari 300 miliardi per ridurre il tasso di disoccupazione di un punto percentuale, questo significa tagliare 1,7 punti da dove la disoccupazione sarebbe stata altrimenti.
Confesso che non ho non ricercato a fondo questa letteratura del “moltiplicatore,” ma sono molto scettico del fatto che i modelli valutati si siano occupati adeguatamente del problema della causalità sopra menzionato.

In ogni caso, non abbiamo bisogno di fare affidamento su sofisticate critiche econometriche. Supponiamo che il governo prenda in prestito 750 miliardi extra e li spenda nelle “infrastrutture.” Supponiamo per il bene della discussione che la perdita di questi soldi dai mercati dei capitali privati, così come l'aumentato risparmio delle famiglie (perché temono più alti carichi fiscali futuri), non annulli completamente l'aumento della spesa pubblica. Cioè supponiamo che la “spesa” totale salga davvero a causa della mossa del governo. La disoccupazione cala davvero.

Nondimeno, questo significa che il programma sia stato un successo? Niente affatto. Questo perché le misure aggregate della produzione lorda sono falsificate quando comprendono la spesa pubblica. Anche se i puristi possono (legittimamente) indicare ogni tipo di problema metodologico, ha un qualche senso aggiungere quanto una famiglia spende di affitto, per mangiare fuori, in vestiario ed altri articoli, per misurare il “consumo” totale della famiglia nel corso dell'anno.

La giustificazione per assommare spese per ottenere un indicatore della produzione totale è che una famiglia spenderà soltanto i suoi limitati dollari in cose valutate di più delle banconote di dollari necessarie per comprare gli articoli. Così se un uomo spende 10.000 dollari per un'automobile, ha abbastanza senso (comunque non realmente) dire che sta consumando dieci volte tanto quanto qualcuno che compri un computer da 1.000 dollari. In corrispondenza, possiamo sostenere legittimamente che il fabbricante di automobili e l'azienda di computer devono aver prodotto insieme beni per un valore di 11.000 dollari.

La spesa pubblica non misura la produzione reale

Ma cosa accade quando il governo spende 10 milioni di dollari per rinnovare un aeroporto? Significa che la comunità in questione è ora molto più ricca, come se mille nuove automobili fossero piovute dal cielo? Naturalmente no. I politici ed i burocrati non hanno incentivi per economizzare sulle loro spese, per assicurarsi che ogni dollaro conti. Al contrario, il presidente eletto Obama ha detto specificamente che i governi statali e locali devono “usarlo o perderlo” quando si tratta di possibile sussidio di stimolo. Butteranno quei miliardi su qualsiasi cosa si muova.

Nell'analisi finale, anche se un piano di “stimolo” di governo è riuscito ad abbassare la disoccupazione, non rappresenterebbe un vero miglioramento della situazione economica. Anche se i lavoratori neo assunti – quali gli operai edili che rinnovano aeroporti – sembrano realmente più ricchi, lo sarebbero soltanto a spese dei contribuenti, la cui parte di debito federale è cresciuta.

Anche se è un po' grezzo, può chiarire le cose immaginare tre gruppi nell'economia:
  1. i contribuenti
  2. i disoccupati
  3. i capitalisti
Quello che Krugman vuole è far dare dai capitalisti (diciamo) 750 miliardi della loro ricchezza ai disoccupati. I disoccupati sono del tutto entusiasti di questo piano. Ma perché i capitalisti lo dovrebbero fare? Sembra che saranno sotto di 750 miliardi, o no?

Ah, i capitalisti lo accettano perché il governo promette loro che nel corso degli anni venturi, obbligherà i contribuenti a versare l'equivalente (diciamo) di 800 miliardi della loro ricchezza ai capitalisti. [1] Dite quel che volete di questo gioco, ma non ha reso tutti e tre i gruppi più ricchi. Notate che i capitalisti ed i disoccupati possono rifiutare di accettare il piano di stimolo. Ma i contribuenti non hanno scelta; degli uomini armati li getterebbero in prigione se rifiutassero di giocare.

In conclusione, Paul Krugman inverte causa ed effetto nella sua analisi, inoltre non riesce a notare la differenza fra spese pubbliche e private. Ma, hey, almeno mi ha offerto un'ora di occupazione.
___________________________

Note

[1] Si noti che questa cifra di 800 miliardi è nei termini presenti scontati. È superiore ai 750 miliardi che i capitalisti prestano per due motivi: primo, suppongo che i capitalisti raccolgano una sovvenzione netta dall'esistenza del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti; secondo, il governo stesso succhia risorse nelle proprie operazioni per effettuare i trasferimenti.

4 comments:

Infettato said...

Ciao Pax, in che modo i disoccupati possono rifiutare il piano si stimolo?

Paxtibi said...

In quanto ricettori: nessuno li obbliga ad accettare sussidi o posti di lavoro creati con esso.

Infettato said...

nessuno li obbliga ad accettare sussidi o posti di lavoro creati con esso

Certo non sono obbligati ma dubito che non accettino.:-)

*Qui in Italia c'è un'altro elemento, che ultimamente a mio avviso sta dominando la scena.

Il falso in bilancio, o meglio la depenalizzazione del falso in bilancio, è ot non ha a che fare con questo articolo, ma a mio parere molte aziende "guadagnano" alle spalle dello stato, licenziando o mettendo in cassa integrazione dove è possibile i lavoratori.

C'è crisi, e c'è anche molto profitto che magicamente "sparisce".

* Se ritieni che sia troppo fuori posto non mi offendo se lo togli, è che mi andava di esporre questo pensiero che ultimamente mi tocca da vicino.

Roberto

libertyfighter said...

@Roberto. Se istituisci la cassa integrazione, come diretta conseguenza avrai che molte aziende la utilizzeranno per esternalizzare le spese. Chi non vorrebbe che a pagare i propri dipendenti fosse un altro?
Un pò come un sussidio di disoccupazione. Se vuoi aumentare il numero di disoccupati non devi fare altro che introdurre un sussidio. Nella realtà poi, non aumenterai il numero di disoccupati, ma di coloro che rientreranno nei requisiti necessari ad ottenerlo. Che vuol dire che lavoreranno in nero mentre prendono il sussidio. Il che, si badi bene, non significa che sono dei bastardi, ma che hanno scelto semplicemente la via più razionale, con le attuali regole del gioco, per incrementare il loro stipendio.