Friday, October 31, 2008

Mercato geneticamente modificato

Il giornale inglese The Independent on Sunday ha reso noti i contenuti di documenti relativi ad una serie di meeting tra i rappresentanti di 27 governi europei riunitisi per discutere su come spingere l'introduzione di OGM e su come affrontare la resistenza del pubblico in proposito. Ora, in linea di principio non ci sarebbe motivo di opporsi alla coltivazione di organismi geneticamente modificati, ma è chiaro che il fatto che i nostri benefattori si riuniscano per decidere come imporci le loro decisioni – “per il nostro bene” – giustifica senz'altro qualche sospetto.

Soprattutto considerati gli interessi in gioco, e la semi-segretezza in cui queste riunioni si sono svolte. Leggiamo dall'Independent:
Le riunioni segrete sono state convocate da Jose Manuel Barroso, il presidente pro-GM della Commissione e sono state presiedute dal suo capo di Gabinetto, Joao Vale de Almeida. Ai primi ministri di ciascuno dei 27 stati membri dell'UE è stato chiesto di nominare un rappresentante speciale.

Nè l'insieme dei membri del gruppo, nè i suoi obiettivi, né i risultati delle sue riunioni sono stati resi pubblici. Ma l'IOS [The Independent on Sunday]ha ottenuto i documenti confidenziali, compreso un elenco delle presenze e le conclusioni delle due riunioni tenute finora – il 17 luglio ed appena due settimane fa il 10 ottobre – scritte dal presidente.

La lista mostra che il presidente francese Nicolas Sarkozy ed il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno mandato stretti collaboratori. La Gran-Bretagna è stata rappresentata da Sonia Phippard, direttore per l'alimentazione e l'agricoltura al ministero dell'ambiente, degli alimenti e degli affari rurali.
Sappiamo che i prodotti modificati devono essere approvati dall'UE prima di poter essere seminati o venduti in Europa. Questa è ovviamente una limitazione arbitraria e indebita, ma lo è altrettanto il fatto che le multinazionali biotech detengano i brevetti sulle proprie sementi, obbligando gli agricoltori a riacquistarle ogni anno come già accade in Iraq, dove l'Ordine 81 prevede che
Per qualificarsi per la PVP [protezione di varietà vegetale], i semi devono rispondere ai seguenti test di verifica: devono essere “nuovi, distinti, uniformi e stabili.”
E come spiega Jeffrey Smith, autore di Order 81: Re-Engineering Iraqi Agriculture:
è impossibile per i semi sviluppati dalla popolazione irachena rispondere a questi test di verifica. I loro semi non sono “nuovi” poiché sono il prodotto di millenni di sviluppo. Né sono “distinti.” Il libero scambio dei semi esercitato per secoli assicura che le caratteristiche siano disperse e condivise nelle varietà locali. E sono l'opposto di “uniformi” e “stabili” per la natura stessa della loro biodiversità.
Quindi quello che viene spacciata come una protezione della varietà vegetale, e come un progresso per il libero mercato, è in realtà tutto il contrario: ciò che si vuole ottenere è un'uniformità delle sementi e la fine del libero scambio tra agricoltori con i benefici che ne derivano per la ricchezza loro e della varietà biologica. Il tutto a vantaggio di un unico fornitore – la Monsanto, in questo caso – che ottiene così una posizione di monopolio.

Anche in questo campo l'intervento dello stato – in due fasi: la concessione e protezione dei brevetti, e la regolamentazione dell'agricoltura – riesce a provocare una vera e propria modificazione genetica del mercato togliendo ai produttori la libertà e la responsabilità di scegliere cosa e come produrre, e ai consumatori il diritto di decretare il successo o meno di un particolare prodotto, a esclusivo vantaggio di un ristretto gruppo privilegiato.

2 comments:

Enrico said...

Vallo a dire ai no-global convinti che è tutta colpa delle cattive multinazionali e che lo stato è lì a proteggerci dagli sporchi capitalisti... ;)

Paxtibi said...

Io ci provo, ma non sai quanto è difficile.

L'indottrinamento – ahimè! – funziona...