Tuesday, October 7, 2008

Fiat dreams

“You know you’re in trouble when the lawns are brown and the pools are green!”
Una delle caratteristiche della crisi, l'ho già scritto, è il coro quasi unanime di esperti e commentatori che implorano l'intervento dello stato (per risolvere il problema prodotto dallo stato). Ma la cosa più curiosa è trovare tra queste voci anche quelle di chi fino a ieri criticava l'eccesso di consumi, il vivere al di sopra delle proprie possibilità, il dogma della crescita continua; in altre parole di tutte quelle belle cose che sono la diretta conseguenza dell'inflazione – ovvero della crescita artificiale consentita dalla creazione di moneta dal nulla per decreto governativo, la cosiddetta fiat-money – e che le immutabili leggi dell'economia alla fine puniscono con la correzione della recessione. Le cicale cantano tutta l'estate, ma l'inverno arriva comunque, così com'è arrivato per centinaia di americani che si preparano ad affrontarlo in campeggi di fortuna. Tutto ciò che rimane della spensierata estate inflazionistica, tutto ciò che hanno dovuto lasciarsi alle spalle, lo possiamo vedere in questo servizio.

Foreclosure Alley


15 comments:

Airel said...

il mattone è importante! chissà perché in economia quello che per noi sembra il "male" (il consumismo)... è invece la cura. aumenta i salari, aumentano i consumi (veri e non basati su credito che alla fine non rientra) e son tutti più contenti. bel video...peccato che la mia tiscali 7 mega... a volte funzioni come un vaporetto a vapore.............................

Airel said...

ps: video partito... miracolo... ho voglia di prendere a cazzotti la giornalista! che faccia da schiaffi!

Thomas Morton said...

Dammi lezioni di economia, Pax.
C'è una cosa che non ho mai nelle teorie che sostengono la parità aurea (sound money).
Che cos'ha l'oro di tanto speciale? Non è una merce come tante, il cui valore può cambiare nel tempo?

Che succede, inoltre, se la disponibilità di oro non riflette le reale ricchezza di un paese? Supponiamo di aver già estratto dalle miniere tutto l'oro del pianeta. Questo che significa? Che la ricchezza è tutta lì e non c'è più modo di migliorare il proprio tenore di vita, se non privando gli altri del loro oro?

Insomma, posso capire la polemica contro il monopolio delle Banche Centrali, mentre capisco meno questa insistenza sul "sound money", che poi tradotto significa "oro". Ma perché l'oro?
Siamo sicuri che la ricchezza è un bene misurabile così precisamente?
Non è che il fiat money riflette semplicemente la difficoltà di stabilire la quantità di ricchezza esistente, che può crescere o diminuire indipendentemente dalla quantità di oro (o qualsiasi altra merce) disponibile?

Non è polemica: voglio solo capire.

Paxtibi said...

Che cos'ha l'oro di tanto speciale? Non è una merce come tante, il cui valore può cambiare nel tempo?

Certo. Ma ha alcune caratteristiche che l'hanno fatto sempre preferire ad altre come mezzo di scambio.

Supponiamo di aver già estratto dalle miniere tutto l'oro del pianeta. Questo che significa? Che la ricchezza è tutta lì e non c'è più modo di migliorare il proprio tenore di vita, se non privando gli altri del loro oro?

Se aumenta la domanda, aumenta il prezzo dell'oro, quindi, semplicemente, ne servirà di meno per scambiarlo con le altre merci.
Non è la quantità di moneta a fare la ricchezza di una nazione, ma la quantità di beni reali.

Siamo sicuri che la ricchezza è un bene misurabile così precisamente?

Uh?

Non è che il fiat money riflette semplicemente la difficoltà di stabilire la quantità di ricchezza esistente, che può crescere o diminuire indipendentemente dalla quantità di oro (o qualsiasi altra merce) disponibile?

Proprio perché non si può misurare la quantità di ricchezza esistente – e perché non c'è motivo di farlo, del resto – illudersi di avere sempre la quantità "giusta" di denaro è un'idea assurda.

Con la moneta merce non hai bisogno di nulla di tutto ciò: hai delle merci, e te le scambi, punto.

Thomas Morton said...

Se aumenta la domanda, aumenta il prezzo dell'oro, quindi, semplicemente, ne servirà di meno per scambiarlo con le altre merci.
Non è la quantità di moneta a fare la ricchezza di una nazione, ma la quantità di beni reali.


D'accordo, ma questo legarsi a una singola merce non ha nessun inconveniente pratico?
Non è in fin dei conti più semplice emettere abbastanza moneta da evitare che vi siano problemi di liquidità, allo stesso tempo assicurandosi di non stamparne così tanta che poi sia impossibile restituire il debito, se non deprezzando la moneta stessa (che a quanto ho capito è qual che fanno, o dovrebbero fare, le Banche Centrali)?

Ovvero, se ho capito bene (ma ammetto di capire poco), il fiat money è questo: io Banca Centrale stimo in un tot la crescita di Prodotto Interno Lordo (ricchezza) di un paese nel corso dell'anno venturo e stampo moneta di conseguenza. Se poi le mie previsioni si rivelano sbagliate (se ho emesso troppa moneta), faccio in modo di non deprezzare il denaro alzando i tassi d'interesse, quindi mantenendo comunque l'inflazione sotto un certo livello.
Diciamo che finché il livello medio dei salari cresce più dell'inflazione, ho la certificazione che la cosa funziona.
Questo negli ultimi anni, in effetti, non sembra più funzionare (altrimenti non saremmo nel bel mezzo di una crisi). Ma a lungo termine?
Quello che non mi convince troppo è che faccio fatica a credere che oggi siamo davvero più poveri, in media, di quanto lo eravamo negli anni Cinquanta, a causa dell'inflazione. In realtà se certe teorie liberiste sull'inflazione fossero vere, oggi dovremmo essere tutti morti di fame.
O no?

Paxtibi said...

D'accordo, ma questo legarsi a una singola merce non ha nessun inconveniente pratico?

Sinceramente non ne vedo, a meno che, diciamo, un enorme meteorite d'oro precipiti sulla terra inflazionandone il mercato. Ma in quel caso, l'inflazione sarebbe probabilmente l'ultimo dei nostri problemi. Ma a parte questo, chi ti dice di "legarti" ad una sola merce? C'è l'argento, il platino, persino il rame. Senza contare che puoi scambiare i tuoi pani per dei pesci con chiunque, in qualsiasi momento.

Non è in fin dei conti più semplice emettere abbastanza moneta da evitare che vi siano problemi di liquidità

Primo: quant'è "abbastanza moneta"?
Secondo: quando emetti moneta non hai prodotto nulla, in base a quale principio questa dovrebbe "valere" qualcosa, ovvero essere scambiata per il mio lavoro, che mi costa fatica?

allo stesso tempo assicurandosi di non stamparne così tanta che poi sia impossibile restituire il debito

Restituire il debito è impossibile, a meno che i tassi di interesse siano a zero. I tassi a zero significano che nessuno avrà più incentivi a risparmiare ed investire, perché la preferenza temporale si appiattirebbe sul presente. Se io rinuncio a consumare oggi per prestare a te il mio risparmio, e tra un anno mi restituisci esattamente la stessa cifra, perché mai dovrei farlo?

io Banca Centrale stimo in un tot la crescita di Prodotto Interno Lordo (ricchezza) di un paese nel corso dell'anno venturo e stampo moneta di conseguenza. Se poi le mie previsioni si rivelano sbagliate (se ho emesso troppa moneta), faccio in modo di non deprezzare il denaro alzando i tassi d'interesse, quindi mantenendo comunque l'inflazione sotto un certo livello.

La moneta emessa, a prescindere dall'impossibilità di stimare la ricchezza futura di una nazione, per di più con un indicatore fallace come il PIL, è sempre in eccesso, per definizione. Ovviamente l'eccesso si palesa nel tempo, per questo si parla di ciclo boom and bust: all'inizio la nuova moneta spinge i consumi oltre la reale disponibilità di risparmio reale, le aziende rispondendo a questo segnale prendono in prestito denaro che investono in progetti a lungo termine, che nella seconda fase si riveleranno sbagliati.

Alzare i tassi di interesse a questo punto non serve a molto, soprattutto se si continua a stampare moneta per salvare gli investimenti sbagliati. Il tasso di interesse deve per forza derivare dal funzionamento dal mercato per poter indirizzare correttamente gli investimenti.

Diciamo che finché il livello medio dei salari cresce più dell'inflazione, ho la certificazione che la cosa funziona.

Il livello dei salari, inteso come valore nominale, non conta nulla. Quel che conta è il potere d'acquisto, e in un sistema inflazionistico questo cala sempre.

Quello che non mi convince troppo è che faccio fatica a credere che oggi siamo davvero più poveri, in media, di quanto lo eravamo negli anni Cinquanta, a causa dell'inflazione.

Negli anni cinquanta un padre di famiglia la manteneva con un salario solo. L'apparente ricchezza che ci circonda – ma io non ne vedo poi tanta – è in gran parte resa possibile dal credito facile. Hai visto nel video quanta bella "ricchezza" buttata via?

In realtà se certe teorie liberiste sull'inflazione fossero vere, oggi dovremmo essere tutti morti di fame.

Ci stiamo arrivando, tranquillo, non dovrai aspettare poi molto, soprattutto se gli interventi dei governi continuano su questa falsariga.

Paxtibi said...

Vedi anche questo articolo:

L'importanza della Teoria del Capitale

Thomas Morton said...

Mi stai convincendo per quanto riguarda il fiat money, eppure sull'impoverimento i conti non tornano.

Il livello dei salari, inteso come valore nominale, non conta nulla. Quel che conta è il potere d'acquisto, e in un sistema inflazionistico questo cala sempre.

Appunto, se i salri crescono più dell'inflazione, è il loro valore reale a crescere. Ora, ho provato a cercare dati statistici sulla crescita del potere d'acquisto in Italia, ma per adesso accontentiamoci di questo:
http://www.unipi-pasta.it/2002/1.HTM

Anni 50: stipendio medio di un operaio = 40.000 lire e prezzo di un chilo di pasta = 190 lire
Inizio anni '90: stipendio medio di un operaio = 1.100.000 lire e prezzo di un chilo di pasta = 1280 lire.

Se con uno stipendio negli anni '50 un operaio comprava 210 chili di pasta, negli anni '90 ne comprava 859. E' vero che per certi versi è più difficile oggi mantenere una famiglia che allora, ma è perché sono cambiate le esigenze: se un certo tenore di vita era considerato accettabile negli anni '50 oggi non lo è più (la percentuale del nostro stipendio che se ne va in cibo è sempre minore).

Paxtibi said...

Mi sembrano dati troppo parziali, e insieme troppo generali quelli che hai usato. Per esempio: stipendio medio degli anni 50 cosa vuol dire? Di quanto è stata la variazione dall'inizio alla fine degli anni 50? Ricorda che l'inflazione è un trend, non un valore stabile. Inoltre, un solo prodotto, e un prodotto di consumo per giunta, è insufficiente per fare un confronto del genere. I pastifici hanno migliorato, grazie alla tecnologia, la loro produttività e quindi il rapporto qualità/prezzo. Sarebbe stato già più utile un confronto dei prezzi delle case e degli affitti (che guarda caso nei panieri dell'ISTAT non ci sono mai...).

Thomas Morton said...

troppo facile: siamo nel pieno di una bolla immobiliare gigantesca, non è stato proprio quello a scatenare la crisi?

http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/D4649618.html

Sono d'accordo sul fatto che il valore della casa generalmente non scende, come altri prodotti, grazie alla tecnologia. Molti altri beni sì, però. Quello che mi chiedo e se i benefici derivanti dal progresso tecnologico non possano essere sufficienti a contrastare la tendenza all'aumento dei prezzi dovuti alle politiche monetarie (le quali però potrebbero avere un affetto positivo sugli investimenti in quello stesso progresso tecnologico).

Paxtibi said...

troppo facile: siamo nel pieno di una bolla immobiliare gigantesca, non è stato proprio quello a scatenare la crisi?

Sarà anche facile, ma la casa è indispensabile.

Quello che mi chiedo e se i benefici derivanti dal progresso tecnologico non possano essere sufficienti a contrastare la tendenza all'aumento dei prezzi dovuti alle politiche monetarie (le quali però potrebbero avere un affetto positivo sugli investimenti in quello stesso progresso tecnologico).

Ma l'inflazione non "sceglie" gli investimenti che si riveleranno utili: infatti è proprio nei beni produttivi che l'inflazione colpisce prima e più forte. Leggi il saggio di Rothbard "La cura della depressione" che ho tradotto, lo spiega molto bene.

E comunque, non è certo necessaria l'inflazione per avere gli investimenti: basta il risparmio.

Thomas Morton said...

Da quanto ho letto in giro, l'inconveniente di un gold standard senza neanche riserva frazionaria, è che nel caso in cui aumenti il volume di merci scambiate senza un corrispondente aumento di quantità di oro, i prezzi sono molto resistenti a venire ritoccati verso il basso (per ragioni psicologiche ma anche pratiche). La conseguenza immediata quindi, invece di repentino aggiustamento automatico dei prezzi, sarebbe la recessione e la disoccupazione. Molto più semplice aumentare artificialmente il volume della moneta.
Inoltre mi chiedo se la tua percezione di una perdita di potere d'acquisto progressiva e inarrestable dal dopoguerra a oggi sia appunto solo una tua percezione, o se la scuola austriaca è in grado di presentare dati statistici a sostegno di questa visione, che entrambi possiamo controllare e valutare.

Ancora: è indubbio che qualcosa sia andato storto, data la gravità di questa crisi, ma se gli austriaci predicano da decenni il disastro, perché si sarebbe avverato solo ora? Data la natura ciclica dell'economia e l'imprevedibilità delle Borse, non è un po' facile gridare "L'avevo detto io", ogni volta che qualcosa va storto? Avrei più fiducia se queste previsioni fossero un po' più circostanziate nei modi e nel tempo. Ad esempio, Paul Krugman, che austriaco non è, fu in grado anni fa di predire il crollo delle Borse asiatiche, e predisse con largo anticipo, più recentemente, lo scoppio della bolla immobiare quando ancora nessuno si era accorto dl problema.
Beh, lui dice che occorre seguire la strada dell'Inghilterra, cioè ricapitalizzare le banche.

Thomas Morton said...

E gli hanno appena dato il Nobel. Ma io non c'entro, non sono stato io.

P.S. Comunque grazie per le risposte. Ho capito qualcosa di più.

Paxtibi said...

Da quanto ho letto in giro, l'inconveniente di un gold standard senza neanche riserva frazionaria, è che nel caso in cui aumenti il volume di merci scambiate senza un corrispondente aumento di quantità di oro, i prezzi sono molto resistenti a venire ritoccati verso il basso (per ragioni psicologiche ma anche pratiche).

È in realtà un'obiezione molto debole: è ovvio che un commerciante cerchi sempre di spuntare il prezzo migliore per lui, ma lo è altrettanto il fatto che per guadagnare deve vendere. Ora, chiaramente, prima di vedere il calo dei prezzi si dovrebbe palesare una flessione nei consumi, ma infatti nessuno ha mai sostenuto che con una moneta-merce e senza credito facile il livello dei consumi sarebbe uguale a quello attuale. Ma non ci si lamenta forse sempre, e con buone ragioni, dell'eccessivo consumismo e spreco di denaro in futilità?

se la scuola austriaca è in grado di presentare dati statistici a sostegno di questa visione, che entrambi possiamo controllare e valutare.

Non c'è bisogno che li fornisca la scuola austriaca:

Inflation calculator

è indubbio che qualcosa sia andato storto, data la gravità di questa crisi, ma se gli austriaci predicano da decenni il disastro, perché si sarebbe avverato solo ora?

Prevedere con esattezza il momento in cui la bolla scoppia è impossibile, se non quando si avvertono i primi scricchiolii. L'economia è troppo complessa per poterne prevedere gli sviluppi. La scuola austriaca dice solo che, a causa dell'emissione di moneta dal nulla e della moltiplicazione del credito che essa provoca, l'economia è soggetta a dei cicli di boom & bust, quindi sanno che ad un momento di grande sviluppo inflazionistico, quando tutto sembra andare per il meglio, seguirà obbligatoriamente una fase di recessione.

Avrei più fiducia se queste previsioni fossero un po' più circostanziate nei modi e nel tempo.

Puoi provare a guardare nelle viscere di un pollo. :-D

Comunque grazie per le risposte. Ho capito qualcosa di più.

Di niente, sto studiando anch'io, se posso condividere quello che imparo lo faccio volentieri.

matthews said...

mi pare che nella discussione sia stato tralasciato un argomento fondamentale. il problema maggiore del fiat money sta nel fatto che viene lasciato a un solo soggetto (stato o banca centrale o comunque lo si voglia chiamare) il potere-privilegio di produrre moneta a proprio piacimento e insindacabile giudizio. Questo potere conferisce il controllo pressochè totale dell'economia per ragioni che mi sembrano ovvie. A seconda di quanta moneta, quando e come viene fatta entrare nel mercato è possibile distorcere profondamente le preferenze di investimento, quindi la struttura dei prezzi, del capitale, con ricadute a cascata. E' fondamentale capire che l'inflazione non colpisce tutti allo stesso modo, alcuni soggetti ne hanno grandi benefici a scapito di tutti gli altri, quindi chi possiede il diritto esclusivo di conio può gestire questo privilegio a proprio esclusivo vantaggio. Tutto ciò sarebbe impossibile se la moneta fosse un bene non producibile a costo quasi zero (come le banconote cartacee su cui lo stato può scrivere 500 € avendo speso solo il costo della carta e dell'inchiostro). L'oro, o qualunque altra moneta-merce, ha un valore in quanto tale che si misura a peso, come per qualunque altra.
Dobbiamo capire che nel momento in cui lasciamo a qualcuno il controllo esclusivo della moneta mettiamo il nostro benessere e in definitiva la nostra vita nelle sue mani.