Wednesday, October 8, 2008

La cura per la depressione #3

Di Murray N. Rothbard


La teoria ricardiana del ciclo economico afferrava gli elementi essenziali di una teoria corretta del ciclo: la natura ricorrente delle fasi del ciclo, la depressione come intervento di correzione nel mercato piuttosto che dall'economia del libero mercato. Ma due problemi erano fino ad ora rimasti inspiegati: perché questo mucchio improvviso di errori nel mercato, il fallimento improvviso della funzione imprenditoriale, e perché le fluttuazioni sono notevolmente maggiori nelle industrie dei beni produttivi che in quelle di beni di consumo? La teoria ricardiana spiegava soltanto i movimenti nel livello di prezzi, nel commercio generale; non c'era indizio di spiegazione delle reazioni molto diverse nelle industrie di beni capitale e di beni di consumo.

La teoria corretta e interamente sviluppata del ciclo economico è stata infine scoperta ed esposta dall'economista austriaco Ludwig von Mises, quando era un professore all'università di Vienna. Mises ha sviluppato gli indizi della sua soluzione al problema vitale del ciclo economico nel suo monumentale Teoria della moneta e del credito, pubblicato nel 1912 e ancora, quasi 60 anni dopo, il migliore libro sulla teoria della moneta e delle attività bancarie. Mises ha sviluppato la sua teoria del ciclo durante gli anni 20 ed è stato portato al mondo anglofono dal suo seguace principale, Friedrich A. von Hayek, che arrivò da Vienna per insegnare alla Scuola di Economia di Londra all'inizio degli anni 30 e che ha pubblicato, in tedesco ed in inglese, due libri che applicano ed elaborano la teoria del ciclo di Mises: Teoria monetaria e il ciclo economico e Prezzi e produzione. Dato che Mises e Hayek erano austriaci, ed anche perché rientravano nella tradizione dei grandi economisti austriaci del XIX secolo, questa teoria è conosciuta come la teoria “austriaca” (o “monetaria del sovrainvestimento”) del ciclo economico.

Costruendo sui ricardiani, sulla teoria generale “austriaca,” e sul suo proprio genio creativo, Mises ha sviluppato la seguente teoria del ciclo economico:

Senza espansione di credito bancario, la domanda e l'offerta tendono ad equilibrarsi attraverso il sistema libero di prezzi, e nessuna espansione o contrazione cumulative può quindi svilupparsi. Ma allora il governo per mezzo della propria banca centrale stimola l'espansione di credito bancario ampliando le passività della banca centrale e quindi le riserve di contanti di tutte le banche commerciali della nazione. Le banche allora continuano ad espandere il credito e di conseguenza la massa monetaria della nazione sotto forma di note di deposito. Come i ricardiani hanno visto, questa espansione della moneta bancaria spinge in alto i prezzi delle merci e causa quindi l'inflazione. Ma, Mises ha mostrato, fa anche qualcos'altro e qualcosa ancor più sinistro. L'espansione di credito bancario, versando nuovi fondi di prestito nel mondo degli affari, abbassa artificialmente il tasso di interesse nell'economia sotto il suo livello del libero mercato.

Sul mercato libero e non ostacolato, il tasso di interesse è determinato puramente dalle “ preferenze temporali” di tutti gli individui che compongono l'economia di mercato. Perché l'essenza di un prestito è che un “bene attuale” (denaro che può essere usato nel presente) viene scambiato per un “bene futuro” (una promessa che può essere usata soltanto in un certo momento nel futuro). Poiché la gente preferisce sempre i soldi subito alla presente prospettiva di ottenere la stessa quantità di soldi in un certo momento nel futuro, il bene presente comanda sempre un premio nel mercato rispetto a quello futuro. Questo premio è il tasso di interesse e la sua altezza varierà secondo il grado a cui le persone preferiscono il presente al futuro, ovvero, il grado delle loro preferenze temporali.

Le preferenze temporali delle persone determinano inoltre il limite fino al quale la gente risparmierà ed investirà, rispetto a quanto consumerà. Se le preferenze temporali delle persone dovessero cadere, ovvero, se il loro grado di preferenza per il presente rispetto al futuro scende, allora tenderanno a consumare di meno ora e a risparmiare e ad investire di più; allo stesso tempo e per lo stesso motivo, anche il tasso di interesse, il tasso di sconto temporale, scenderà. Lo sviluppo economico si verifica in gran parte come risultato della caduta dei tassi della preferenza temporale, che conduce ad un aumento proporzionale di risparmio e investimento rispetto al consumo, ed anche ad un calo del tasso d'interesse.

Ma che cosa accade quando il tasso di interesse scende, non a causa di preferenze temporali più basse e di un maggiore risparmio, ma per l'interferenza del governo che promuove l'espansione di credito bancario? In altre parole, se il tasso di interesse
scende artificialmente, a causa di un intervento, piuttosto che naturalmente, come conseguenza dei cambiamenti nelle valutazioni e nelle preferenze del pubblico dei consumatori?

Quello che succede è un pasticcio. Perché gli uomini d'affari, vedendo scendere il tasso di interesse, reagiscono come sempre e farebbero e dovrebbero fare di fronte ad un tale cambiamento dei segnali del mercato: investono di più nel capitale e nei beni produttivi. Gli investimenti, specialmente in progetti che consumano tempo, che in precedenza sembravano non redditizi appaiono ora vantaggiosi, a causa del calo del peso dell'interesse. In breve, gli uomini d'affari reagiscono come reagirebbero se il risparmio fosse veramente aumentato: ampliano il loro investimento in attrezzature durevoli, in beni di investimento, in materia prima industriale, nella costruzione rispetto alla loro produzione diretta di beni di consumo.

Le aziende, in breve, prendono in prestito felicemente la moneta bancaria recentemente espansa che arriva a tassi più convenienti; usano i soldi per investire in beni capitali, e alla fine questi soldi vengono pagati in più alti affitti e in più alti stipendi agli operai nelle industrie di beni capitali. L'aumentata richiesta delle aziende spinge in alto i costi della manodopera, ma le aziende pensano di poter pagare questi costi più alti perché sono stati imbrogliati dall'intervento governativo-bancario nel mercato dei prestiti e dalla sua
alterazione decisivamente importante del segnale del tasso d'interesse del mercato.

Il problema arriva non appena gli operai ed i proprietari – in gran parte i primi, poiché la maggior parte del reddito lordo delle aziende è pagato nei salari - cominciano a spendere la nuova moneta bancaria che hanno ricevuto sotto forma di stipendi più alti. Perché le preferenze temporali del pubblico non si sono davvero abbassate; il pubblico non vuole risparmiare di più. Così gli operai hanno cominciato a consumare la maggior parte del loro nuovo reddito, in breve per ristabilire le vecchie proporzioni di risparmio/consumo. Ciò significa che riorientano le spese nuovamente verso le industrie di beni di consumo e non risparmiano e investono abbastanza per comprare le macchine di nuova produzione, i beni strumentali, le materie prime industriali, ecc. Tutto questo si rivela come un'improvvisa depressione acuta e continua nelle industrie dei beni produttivi. Una volta che i consumatori hanno ristabilito le loro proporzioni desiderate di consumo/investimento, si rivela così che le aziende avevano investito troppo nei beni capitali e sottoinvestito nei beni di consumo. Le aziende sono state sedotte dall'alterazione governativa e dall'abbassamento artificiale del tasso di interesse, e si sono comportate come se fosse a disposizione un maggior risparmio per investimenti che in realtà non c'era. Non appena la nuova moneta bancaria è filtrata nel sistema ed i consumatori hanno ristabilito le loro vecchie proporzioni, è stato evidente che non c'era sufficiente risparmio per comprare tutti i beni produttivi, e che le aziende avevano investito
male il limitato risparmio disponibile. Le aziende avevano investito in modo eccessivo in beni capitali ed sottoinvestito nei generi di consumo.

L'espansione inflazionistica conduce così a distorsioni del sistema della produzione e dei prezzi. I prezzi delle materie prime e del lavoro nelle industrie di beni capitali sono stati spinti durante l'espansione troppo in alto per essere vantaggiosi una volta che i consumatori abbiano riaffermato le loro vecchie preferenze consumo/investimento. La “depressione” allora è vista come la fase necessaria e salutare con cui l'economia di mercato può tirarsi fuori dalla palude e liquidare gli investimenti sbagliati e antieconomici dell'espansione e ristabilire quelle proporzioni fra consumo ed investimento che veramente sono desiderate dai consumatori. La depressione è il processo doloroso ma necessario tramite cui il mercato libero abbandona gli eccessi e gli errori dell'espansione e ristabilisce l'economia di mercato nella sua funzione di servizio efficiente per la massa dei consumatori. Dal momento che i prezzi dei fattori di produzione si sono alzati troppo nell'espansione, questo significa che al prezzo del lavoro e delle merci in queste industrie di beni capitali dev'essere permesso di scendere fino a riprendere gli adeguati rapporti del mercato.

Dato che gli operai riscuotono in modo ragionevolmente rapido la nuova moneta sotto forma di più alti salari, com'è possibile che le espansioni possano durare per anni senza rivelare i loro investimenti sbagliati, senza che i loro errori dovuti all'alterazione dei segnali del mercato diventino evidenti, così che il processo di depressione-correzione cominci il suo lavoro? La risposta è che le espansioni sarebbero di
durata molto più breve se l'espansione del credito bancario e la caduta successiva del tasso di interesse sotto il livello del libero mercato non fossero state un unico affare. Ma il punto è che l'espansione del credito non è unica; continua senza sosta, non concedendo mai ai consumatori la possibilità di ristabilire le loro proporzioni preferite di consumo e di risparmio, non permettendo mai che l'incremento dei costi nelle industrie di beni capitali si agganci al rialzo inflazionistico dei prezzi. Come il ripetuto doping di un cavallo, l'espansione è mantenuta nel suo corso sempre davanti alla sua inevitabile punizione, con dosi ripetute dello stimolante del credito bancario. È soltanto quando l'espansione del credito bancario deve infine arrestarsi, o perché la condizione delle banche sta diventando precaria o perché il pubblico comincia a vacillare davanti alla continua inflazione, che arriva infine la punizione dell'espansione. Non appena l'espansione del credito si arresta, il pifferaio dev'essere pagato e gli inevitabili riaggiustamenti liquidano gli errati eccessi di investimento dell'espansione, con la riaffermazione di una maggiore enfasi proporzionale sulla produzione dei beni di consumo.

Quindi, la teoria misesiana del ciclo economico tiene conto di tutti i nostri enigmi: la natura ripetuta e ricorrente del ciclo, l'enorme mucchio di errori imprenditoriali, l'intensità ben maggior dell'espansione e della contrazione nelle industrie dei beni capitali.

Mises, quindi, assegna con esattezza la colpa per il ciclo sull'espansione inflazionistica del credito bancario azionata per mezzo dell'intervento del governo e della sua banca centrale. Cosa dice Mises su ciò che dovrebbe esser fatto, diciamo dal governo, una volta che la depressione arriva? Qual è il ruolo del governo nella cura della depressione? In primo luogo, il governo deve cessare di inflazionare appena possibile. È vero che questo porterà inevitabilmente l'espansione inflazionistica ad un brusco arresto e comincerà l'inevitabile recessione o depressione. Ma più a lungo il governo aspetta a farlo, peggiori dovranno essere i riaggiustamenti necessari. Prima si arriva alla depressione-correzione, meglio è. Questo significa, anche, che il governo non deve provare mai a risollevare le situazioni di aziende non sane; non deve mai salvare o prestare soldi alle aziende in difficoltà. Farlo prolungherà semplicemente l'agonia e convertirà una fase acuta e rapida di depressione in malattia prolungata e cronica. Il governo non deve provare mai ad alzare i tassi dei salari o i prezzi dei beni capitali; agire in tal modo prolungherebbe indefinitamente e ritarderebbe il completamento del processo di depressione-correzione; causerebbe una depressione indefinita e prolungata e disoccupazione di massa nelle industrie dei vitali beni capitali. Il governo non deve provare a inflazionare ancora, per uscire della depressione. Perché anche se questa nuova inflazione avesse successo, seminerebbe soltanto maggiori difficoltà più avanti. Il governo non deve fare niente per incoraggiare il consumo e non deve aumentare la propria spesa, perché questo accrescerebbe ulteriormente il rapporto sociale di consumo/investimento. In effetti, tagliare il bilancio pubblico migliorerebbe tale rapporto. Quello di cui l'economia ha bisogno non sono maggiori spese di consumo ma maggior risparmio, per convalidare alcuni degli eccessivi investimenti dellespansione.

Quindi, ciò che il governo dovrebbe fare, secondo l'analisi misesiana della depressione, è assolutamente niente. Dovrebbe, dal punto di vista della salute dell'economia e della conclusione della depressione il prima possibile, mantenere una politica rigorosa di “laissez-faire.” Qualsiasi cosa faccia ritarderà ed ostruirà il processo di correzione del mercato; meno fa, più velocemente il processo di correzione del mercato farà il suo lavoro, ed un sano recupero economico seguirà.

La prescrizione misesiana è così l'esatto opposto di quella keynesiana: il governo tenga le mani assolutamente fuori dall'economia e si limiti ad arrestare la propria inflazione ed a tagliare la propria spesa.

Oggi è stato completamente dimenticato, anche fra gli economisti, che la spiegazione e l'analisi della depressione misesiane ottennero un grande avanzamento precisamente durante la Grande Depressione degli anni 30: la stessa depressione che è sempre mostrata ai difensori dell'economia di libero mercato come il più grande singolo e catastrofico fallimento del capitalismo del “laissez faire.” Non fu niente del genere. Il 1929 fu reso inevitabile dall'ampia espansione di credito bancario in tutto il mondo occidentale durante gli anni 20: una politica adottata deliberatamente dai governi occidentali e soprattutto dal sistema della Riserva Federale negli Stati Uniti. Era stato reso possibile dal fallimento del mondo occidentale di tornare ad una vera parità aurea dopo la Prima Guerra Mondiale, e concedere così più spazio per le politiche inflazionistiche del governo. Tutti ora pensano al presidente Coolidge come credente nel “laissez faire” ed in un'economia di mercato non ostacolata; non lo era e, tragicamente, in nessun altro campo meno di quanto lo fosse nel campo della moneta e del credito. Sfortunatamente, i peccati e gli errori dell'intervento di Coolidge furono attribuiti ad un'inesistente economia di libero mercato.

Se Coolidge rese il 1929 inevitabile, fu il presidente Hoover che prolungò ed rese più profonda la depressione, trasformandola da una tipico depressione acuta ma in via di scomparizione in un male prolungato e quasi letale, un male “curato” soltanto dall'olocausto della Seconda Guerra Mondiale. Hoover, non Franklin Roosevelt, fu il fondatore della politica del “New Deal”: essenzialmente l'uso massiccio dello Stato per fare esattamente ciò che la teoria misesiana sconsiglia di più: alzare i tassi dei salari sopra i loro livelli di mercato, alzare i prezzi, gonfiare il credito e prestare soldi alle aziende instabili. Roosevelt portò soltanto avanti, ad un maggior grado, quello a cui Hoover aveva aperto la strada. Il risultato per la prima volta nella storia americana, fu una depressione quasi perpetua e una disoccupazione di massa quasi permanente. La crisi di Coolidge si era trasformata nella prolungata depressione senza precedenti di Hoover-Roosevelt.

Ludwig von Mises aveva predetto la depressione durante lo splendore della grande espansione degli anni 20 – un tempo, proprio come oggi, in cui economisti e politici, armati di una “nuova economia” di inflazione perpetua e con nuovi “strumenti” forniti dal sistema della Riserva Federale, proclamavano una perpetua “Nuova Era” di prosperità permanente garantita dai nostri saggi dottori economici a Washington. Ludwig von Mises, solo e armato di una corretta teoria del ciclo economico, fu uno dei rari economisti a predire la Grande Depressione, e quindi il mondo economico fu obbligato ad ascoltarlo con rispetto. F.A. Hayek diffuse la notizia in Inghilterra ed i più giovani economisti inglesi stavano tutti, all'inizio degli anni 30, cominciando ad adottare la teoria del ciclo misesiana per la loro analisi della depressione – ed anche ad adottare, naturalmente, la prescrizione di una politica rigorosamente di mercato che si accompagnava a questa teoria. Purtroppo, gli economisti ora hanno adottato la nozione storica del signore Keynes: che nessun “economista” classico avesse avuto una teoria del ciclo economico fino a quando Keynes non arrivò nel 1936. C'era una teoria della depressione; era la tradizione economica classica; la sua prescrizione era una rigorosa moneta solida e “laissez faire”; e la si stava adottando velocemente, in Inghilterra e perfino negli Stati Uniti, come la teoria accettata del ciclo economico. (una particolare ironia è che il principale promotore “austriaco” negli Stati Uniti nella prima metà degli anni 30 non era altri che il professor Alvin Hansen, che molto presto diventerà il più noto discepolo keynesiano in questo paese.)

Quello che affondò la crescente accettazione della teoria del ciclo misesiana fu semplicemente la “Rivoluzione Keynesiana” – lo stupefacente repulisti che la teoria keynesiana fece del mondo economico subito dopo la pubblicazione della Teoria Generale nel 1936. Non è che la teoria di Misesian venne confutata con successo; fu semplicemente dimenticata nella corsa per arrampicarsi sul carro keynesiano improvvisamente di moda. Alcuni degli aderenti principali alla teoria di Mises – che chiaramente sapevano meglio – cedettero al vento della
nuova dottrina, e ottennero in cambio posti nelle più prestigiose università americane.

Ma ora l'arci-keynesiano Economist di Londra ha recentemente affermato che “Keynes è morto.” Dopo più di un decennio in cui hanno affrontato taglienti critiche teoriche e confutazioni dai testardi fatti economici, i keynesiani sono ora generale e massiccia ritirata. Ancora una volta, si sta riconoscendo con riluttanza che la massa monetaria ed il credito bancario svolgono un ruolo principale nel ciclo. I tempi sono maturi: per una riscoperta, una rinascita, della teoria di Mises del ciclo economico. Non sarà mai troppo presto; se mai dovesse succedere, l'intero concetto di un'Assemblea dei Consiglieri Economici sarebbe spazzato via e vederemmo una grande ritirata del governo dalla sfera economica. Ma perché tutto questo possa accadere, il mondo dell'economia, e il largo pubblico, devono essere informati dell'esistenza di una spiegazione del ciclo economico che è rimasta trascurata su uno scaffale per troppi, tragici anni.
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Link alla prima parte.
Link alla seconda parte.

3 comments:

Anonymous said...

grazie
cat

Anonymous said...

mi associo
grazie
veramente interessante ed illuminante

sandro

robyf1965 said...

Peccato che non è recepita da coloro che dovrebbero metterla in pratica.

Se volutamente o no è altro discorso....