Monday, May 4, 2009

Abbasso il primitivismo! #3

Di Murray N. Rothbard


Ho accennato al fatto che una società libera consentirebbe a Polanyi o a chiunque altro fosse d'accordo con lui di abbandonare il mercato e trovare il sistema che gli sia più congeniale. Ma una cosa ed una cosa sola una società libera non consentirebbe di fare a Polanyi: di usare la coercizione sul resto di noi. Gli lascerà far parte di una comune, ma non gli permetterà di obbligare voi o me nella sua comune. Questa è la sola differenza e quindi devo concludere che questo è il solo reclamo di base di Polanyi contro la società libera ed il mercato libero: essi non permettono a lui, o a qualunque dei suoi amici, o a chiunque altro, di usare la forza per costringere qualcun altro a fare ciò che Polanyi o chiunque altro vuole. Non consente la forza e violenza, non consente il comando, non consente il furto, non consente lo sfruttamento. Devo concludere che il tipo di mondo in cui Polanyi vorrebbe obbligarci a tornare, è precisamente il mondo della coercizione, del comando e dello sfruttamento. E tutto questo in nome dell'“umanità”? Davvero Polanyi, come i suoi colleghi pensatori, è il “filantropo con la ghigliottina.” (Vedi la profonda opera di teoria politica di Isabel Paterson The God of the Machine, Putnam’s, 1943).

L'appoggio chiaro ed aperto della forza e dello sfruttamento, naturalmente, non andrebbe molto lontano; così Polanyi ricade nell'errore dell'olismo metodologico, nel trattare la “società” come entità reale in sé, oltre ed al di sopra dell'esistenza e degli interessi dei membri individuali. Il mercato, Polanyi tuona, ha distrutto e diviso la “società”; delle limitazioni al mercato sono l'indispensabile metodo che la “società” ha per “proteggere sé stessa.” Tutto molto bene, finché non cominciamo a chiedere: chi è la “società”? Dov'è? Quali sono i suoi attributi identificabili? Ogni volta che qualcuno comincia a parlare della “società” o dell'interesse della “società” che verrebbero prima dei “meri individui e del loro interesse,” una buona regola operativa è: attenti al portafogli. E attenti a voi! Perché dietro la facciata della “società,” c'è sempre un gruppo di dottrinari e sfruttatori affamati di potere, pronti a prendere i vostri soldi e ad ordinare le vostre azioni e la vostra vita. Perché, in qualche modo, essi “sono” la società!

L'unico modo comprensibile di definire la società è: l'insieme delle relazioni interpersonali volontarie. E preponderante fra tali interrelazioni volontarie è il mercato libero! In breve, il mercato e le interrelazioni che nascono nel mercato, sono la società, o almeno la gran parte ed il cuore di essa. In effetti, al contrario di Polanyi e di altre dichiarazioni secondo le quali la socievolezza e l'amicizia vengono prima del mercato, la verità è virtualmente il contrario; perché è soltanto dacché il mercato e la sua divisione del lavoro permettono il guadagno reciproco fra gli uomini, che questi possono permettersi di essere socievoli ed amichevoli e che dei rapporti amichevoli ne possono seguire. Perché, nella giungla, nelle società di casta e tribali, non c'è beneficio reciproco ma guerra per delle risorse limitate!

Curiosamente, nella sua immagine idilliaca della vita tribale, Polanyi non sembra mai accennare alla pervasiva guerra inter-tribale. Tale guerra è quasi necessaria, perché i gruppi di persone combattono per delle risorse scarse: i pozzi d'acqua, la caccia, ecc. È il tribalismo, non il capitalismo, la “legge della giungla,” perché la guerra e lo sterminio del “non adatto” è l'unico modo con cui alcune delle tribù possono sopravvivere. È l'economia di mercato capitalista, che può aumentare le risorse per il beneficio reciproco, a poter superare la legge della giungla e sollevarsi al di sopra di una tale esistenza di tipo animale alla condizione di civiltà avanzata – ed ai rapporti amichevoli fra gli uomini.

Il mercato, quindi, è preminentemente sociale; ed il resto del sociale consiste di altri rapporti volontari, amichevoli, non di mercato che anche, tuttavia, sono condotti nel miglior modo in base allo scambio spirituale e al guadagno reciproco (non è meglio se A e B sono l'un l'altro entrambi amichevoli, che se A è amichevole verso B ma non viceversa?). Il mercato, allora, lontano dall'essere un distruttore della società, è la società. Che cosa, allora, userebbe Polanyi per sostituire il mercato? L'unico l'altro rapporto oltre a quello volontario, è la coercizione; in breve, Polanyi sostituirebbe il mercato con il rapporto “sociale” della forza e della violenza, dell'aggressione e dello sfruttamento. Ma questo non è sociale; è profondamente antisociale. Lo sfruttatore, che vive parassiticamente sulle spalle del produttore con la violenza, è antisociale; perché non vive secondo la migliore natura dell'uomo: producendo e scambiando i suoi prodotti per i prodotti di un altro. Vive per mezzo della violenza, unilateralmente e parassiticamente a scapito del produttore. Questo è un rapporto profondamente antisociale e inumano. Distrugge il mercato sociale, e polverizza la civiltà ed il suo tenore di vita.

Franz Oppenheimer, nella sua brillante opera Lo Stato (Vanguard Press, 1922), l'ha detto molto bene: ci sono due strade possibili alla ricchezza, ha scritto: una è la produzione, trasformando la materia con l'energia personale e scambiando quindi questi prodotti con i prodotti di un altro. Questi li ha chiamati “mezzi economici.” L'altra strada è di attendere finché qualcun altro non abbia prodotto la ricchezza e quindi sequestrarla con la forza e la violenza. Questi li ha chiamati “mezzi politici.” Quale metodo sia “sociale,” e quale profondamente e disgregantemente antisociale, dovrebbe essere facile da vedere. Karl Polanyi, sostenendo di voler salvare la società dal mercato, è sulla strada della distruzione della società stessa attraverso la distruzione del mercato. Il lavoro di Polanyi è un'apoteosi dei mezzi politici.

Che sia a questo che porterebbe il pensiero di Polanyi dovrebbe essere evidente anche dalla sua discussione sul lavoro libero. Per Polanyi, permettere che il lavoro sia un “prodotto” era uno dei peggiori peccati del mercato libero; Polanyi quindi propone di togliere il lavoro dal mercato libero. Ma qual è l'unica alternativa al lavoro libero? È il lavoro non libero, ovvero la servitù. L'uomo al quale non è permesso di essere un lavoratore libero è un servo. Infatti, nell'esaltare il processo (apparentemente tipico della tribù primitiva) di lavorare senza paga, Polanyi esalta precisamente il sistema della schiavitù. Perché cos'è il lavoro non pagato e non libero, se non il lavoro dello schiavo?

Polanyi, come tutti i socialisti, si sforza di insegnarci che la venuta della nuova “società” senza mercato è inevitabile. Quindi, per lui, ogni limitazione del mercato nel secolo recente è venuto come un “riconoscimento” di un bisogno sociale, e non come scelta intenzionale governata da determinate idee ed interessi. Per preservare questo mito, Polanyi critica irosamente coloro che, come Mises, credono che siano state certe ben precise idee e interessi socialisti e restrizionisti a determinare questi interventi del governo nel mercato. Polanyi ha costruito un uomo di paglia chiamandola una teoria “cospirazionista” della storia, che non è affatto. Non è necessaria una cospirazione concordata perché due diversi statisti o socialisti sostengano misure stataliste in due campi differenti (naturalmente, Polanyi inoltre ignora cospirazioni reali molto importanti come quella dei Fabiani). Il risultato fluisce inevitabilmente e “naturalmente” dalle premesse in cui credono i due. Non essendo disposto a discutere le diverse e contrastanti idee in gioco nei problemi del socialismo contro il mercato, Polanyi prova a mettere l'intero affare sul piano del determinismo e dell'inevitabilità sociali, di modo che la volontà umana non svolga ruolo alcuno nel processo.

Come corollario, allora, al suo rifiuto della ragione, Polanyi rifiuta inoltre il libero arbitrio dell'uomo. Invece, la “società” agisce, determina, protegge, riconosce, ecc. in questo modo i veri fattori determinanti dell'azione sono nella società: le idee adottate e perseguite dagli individui, dimenticate, e le luci puntate sulle cosiddette “forze sociali,” la “società,” ecc.

Come tutti i deterministi, Polanyi alla fine si impiglia in gravi contraddizioni. Perché, quando arriva all'approvazione del mercato libero nel diciannovesimo secolo, Polanyi qui sostiene che non si trattò di qualcosa determinato socialmente, ma del riflesso di idee tragicamente errate sostenute dagli ideologi del laissez-faire, che tramite “intervento” nei “naturali” (tribali? di casta?) processi della regolazione di stato, ecc. temporaneamente hanno determinato un mercato libero.

Potrei procedere quasi indefinitamente nella critica dettagliata di Polanyi, ma non c'è ragione di prolungarla troppo oltre. Che con “società” Polanyi intenda la forza e i “mezzi politici” è indicato dai suoi ripetuti avvertimenti che la “realtà sociale” necessariamente debba coinvolgere la forza e la violenza (ma perché non la forza limitata a combattere la forza aggressiva, minimizzando così il ruolo della forza nella società?). Polanyi, rifiutando caustico l'ideale del libero scambio, non si rende conto che sta così rifiutando la pace internazionale, dato che un mondo di nazioni socialiste sarebbe inevitabilmente in conflitto con i piani di ciascuna e precipiterebbe il conflitto d'interessi e le guerre.

Inoltre, rivelatrice è questa citazione: “La cooperazione economica (nel mercato libero libero del diciannovesimo secolo) fu limitata ad istituzioni private vaghe e inefficaci come il libero scambio, mentre la reale collaborazione fra i popoli, cioè, fra i governi, non poté mai essere nemmeno prevista.” (Notate l'identificazione totalitaria di “popoli” e “governi.”) Polanyi vede che la moneta-merce del vecchio gold standard è indispensabile per una vera economia di mercato e quindi sdegnoso la denuncia. Come la maggior parte degli anti-gold standard, dei pro-carta a corso legale, allo stesso tempo dichiara che la moneta è più di una merce (più che solo un “velo”) e molto meno di una merce (la moneta è un semplice “biglietto”). Un'altra contraddizione; in realtà, la moneta è, correttamente, una merce – punto. Polanyi sbaglia inoltre completamente quando dice che il commercio “ha bisogno” di continue dosi d'inflazione, per sostenere il potere d'acquisto, che un gold standard puro non potrebbe fornire e sbaglia ugualmente quando sostiene assurdamente che una banca centrale non è altrettanto deflazionistica, in una contrazione, del puro gold standard senza una tale banca centrale. Una banca centrale è intrinsecamente più inflazionistica, ma quando arriva il giorno del giudizio e deve contrarre (sotto un gold standard) contrae molto più di quanto sarebbe necessario al contrario.

Ancora: Polanyi sembra pensare di aver assestato un gran colpo agli economisti del libero mercato quando dice che il commercio si è sviluppato prima nei canali internazionali ed interregionali e non prima al livello locale e poi in quello internazionale. E allora? Questa non è certamente in alcun senso una confutazione dell'economia del libero mercato. Non è sorprendente che, in un mondo di fattorie e proprietà terriere autosufficienti, i primi commerci siano tra località molto distanti, che sono gli unici posti da cui le fattorie locali possono ottenere determinati prodotti (per esempio, l'Europa occidentale potrebbe ottenere le spezie solo dal Medio Oriente). Questa è, in effetti, una manifestazione dei vantaggi del commercio e della divisione del lavoro, e dello sviluppo del mercato, e non viceversa.

Per concludere, nel capitolo finale, Polanyi prova ad assicurarci che che la sua progettata società collettivista in realtà conserverebbe molte delle “libertà” che, ammette riluttante, l'economia di mercato ci ha portato. Questo capitolo è quasi una presentazione da manuale della più grande confusione sul concetto di “libertà”; e di confusione fra i concetti estremamente distinti di “libertà” e di “potere” (su questa cruciale distinzione, sempre vaga tra i collettivisti, vedi La via della schiavitù di F.A. Hayek).

Molte “libertà” sarebbero mantenute, persino aumentate (dopo tutto, non è un operaio con più soldi più “libero,” e chi si preoccupa per i soldi tolti ai ricchi, in ogni modo?), includendo “libertà” quali il “diritto al lavoro” senza essere discriminato a causa della razza, della religione, o del colore. Non solo Polanyi pensa vanamente, o afferma, che possiamo avere almeno sufficiente “libertà” nella sua società collettivista; egli crede anche, altrettanto vanamente, che possiamo conservare l'industrialismo e la civiltà occidentale. Entrambe le speranze sono vane; in entrambi i casi, Polanyi pensa di poter conservare l'effetto (la libertà di parola, o la civiltà industriale), mentre distrugge la causa (il mercato libero, i diritti della proprietà privata, ecc.) in questo modo, egli pensa non solo come pensano Nehru e Kwame Nkrumah, ma anche allo stesso modo del selvaggio che così entusiasticamente esalta.

Per riassumere: ho letto pochi libri nella mia vita più immorali o più fallaci di questo.
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Link alla prima parte.
Link alla seconda parte.
Link all'articolo originale.

26 comments:

Freeman said...

Un appunto: nella frase "Una banca centrale è inerentemente più inflazionistica,..." sarebbe più corretto tradurre con "intrinsecamente più inflazionistica".
Tipico caso di false friend ;)

Riguardo al resto, non ti ringrazierò mai abbastanza per la voce stonata che porti nel coro.

Paxtibi said...

Giusto, grazie della correzione. ;-)

Anonymous said...

Neppure io ti ringraziero` mai abbastanza.

Mi incuriosisce molto pero` la veemenza di Rothbard, di solito molto piu` pacato, dopo che trae le conseguenze di cio` che dice Polanyi - conseguenze non esplicitamente affermate da Polanyi e per il quale si puo pertanto supporre che semplicemente non ci avesse pensato.

O forse bisogna arrendersi al fatto che il socialismo, da un certo livello in su, e` davvero tutta propaganda? Sono dubbioso.

Sick boy

guru2012 said...

“L'economia di mercato è il sistema sociale della divisione del lavoro e della proprietà privata dei mezzi di produzione. Ognuno agisce per proprio conto; ma le azioni di ognuno tendono tanto alla soddisfazione dei bisogni degli altri che dei propri. Agendo, ognuno serve i suoi concittadini. D'altra parte, ognuno è servito dai suoi concittadini. Ognuno è in sé stesso mezzo e fine; fine ultimo per sé stesso e mezzo per gli altri nei loro tentativi di raggiungere i propri fini”
(Ludwig von Mises)

Ok ragazzi, basta con il primitivismo, basta con il socialismo, basta con lo statalismo, per me può anche andar bene, ma la frase che ho incollato qui sopra, non me ne vogliate, è sì condivisibile, ma completamente astrusa dalla realtà che conosciamo.

Teorizzare va bene, ma qui siamo nel bel mezzo di una crisi globale, servono idee per uscirne fuori.
Stare a cantare le lodi del libero mercato proprio adesso, non mi sembra davvero il caso.

Un’idea?
Condivisione e non competizione.

Anonymous said...

Un’idea?
Condivisione e non competizione.
Ma la condivisione su base volontaria non è esclusa in una societa libera. Solo che il grosso dell'economia tenderà ad essere formata da scambi di beni contro moneta tra anonimi.

Mentre una condivisione su base involontaria, ovvero ottenuta con la coercizione, non è auspicabile; almeno non da me.

La frase di Mises, appunto, non rispecchia la realtà, perché nella realtà alcuni uomini hanno impedito la scambio libero e continuano a farlo.

Sick boy

Ed Schlecter said...

Mi incuriosisce molto pero` la veemenza di Rothbard, di solito molto piu` pacato, dopo che trae le conseguenze di cio` che dice Polanyi - conseguenze non esplicitamente affermate da Polanyi e per il quale si puo pertanto supporre che semplicemente non ci avesse pensato.Esatto. Non ho letto il libro di Polanyi, ma da quel che so non si tratta di un manifesto politico, bensì di un trattato di antropologia.

Dalle parole di Rothbard sembra invece l'esatto contrario.

Ci sono parecchie cose che non mi tornano, a prescindere da Polanyi, ma mi riservo di fare ulteriori osservazioni una volta che avrò letto il libro, che sta da mesi tra le mie letture in programma.

guru2012 said...

@ Stick boy

Infatti.

Ma cosa ti fa pensare che coloro che finora hanno "impedito lo scambio libero" non abbiano poi intenzione di continuare a farlo?

Anonymous said...

Ma cosa ti fa pensare che coloro che finora hanno "impedito lo scambio libero" non abbiano poi intenzione di continuare a farlo?Ma io credo che continuino a farlo esattamente diffondendo idee come "Condivisione e non competizione" con forte connotazione politica. La condivisione è un gesto nobile e non centra nulla con la politica. Non so se mi spiego.

Sick boy

Gatto rognoso said...

"Teorizzare va bene, ma qui siamo nel bel mezzo di una crisi globale, servono idee per uscirne fuori.
Stare a cantare le lodi del libero mercato proprio adesso, non mi sembra davvero il caso.

Un’idea?
Condivisione e non competizione." (Guru2012)

E cosa dovremmo lodare se il problema è proprio la mancanza di libertà nel mercato?
Non è forse questa mancanza di libertà che ha portato ad "abusi di condivisione" (furti, volendo essere più prosaici) rivelatasi nella reiterata asportazione del potere d'acquisto del nostro (sudato) denaro?
Se c'è una crisi questa potrebbe essere vista anche (o soprattutto?) come la criminale collettivizzazione della ricchezza privata nella seconda parte del 20° secolo. o no ?

Anonymous said...

A proposito Pax, una vera chicca. Dalla Tipografia Poliglotta Vaticana "Il Pensiero e l'Azione del Servo di Dio don Giuseppe Baldo" (1843-1915)*:

"Nel Vangelo sta scritto: Reddite ergo quae sunt Caesaris et quae sunt Dei Deo. Vi sono dunque due autorità, due società perfette e distinte: l'una che conduce l'uomo al conseguimento della felicità eterna, l'altra che lo conduce al conseguimento della felicità temporale. Tutte e due queste autorità vengono da Dio. Non esto potestas nisi a Deo. Satana, fomentando la statolatria, ha cercato di mettere questa potestà nell'uomo o meglio in se stesso, velato sotto la cortina dell'autorità Stato.

Da questo abuso di poteri vengono tutti i mali della società moderna. Lo Stato da servo è diventato padrone, da interprete della legge naturale, che riconosce come fondamento del vivere civile, si è fatto tiranno ponendo unicamente nella sua forza insindacabile e irresponsabile la sorgente di ogni diritto.
Si nasce nel seno di una famiglia, legittimamente costituita, e se non compie la denuncia allo stato civile, non solo non si godono i diritti civili, ma neppure si è riconosciuti come membri della famiglia.
Si desidera un’istruzione, e si è moralmente obbligati a frequentare scuole statali agnostiche e materialistiche, che della vera educazione non conoscono nemmeno i primi fondamenti. Ormai il substrato di ogni educazione è che unicamente l’istruzione conta, e chi è istruito è educato.
Mostruosità più grande non la si potrebbe immaginare. Per L’istruzione stessa tutto è regolato dallo Stato, di maniera che anche i più grandi ingegni e i maggiori eruditi, se non hanno un diploma statale, sono considerati come se nulla valessero. Questo monopolio dell’istruzione è quanto più avvilente e ingiusto si possa immaginare. Anche in questo il liberalismo ha contraddetto i suoi stessi principi, e mentre ha sventolato per ogni dove l’idea della libertà, non ha mai voluto concedere la libertà di insegnamento, dimostrando cos’ chiaramente che tale libertà è solo per coloro che stanno al potere.
Vengono poi le professioni, e tutto dev’essere sancito, bollato, autorizzato dal Dio-Stato. E’ lui che autorizza il legale, il notaio, l’ingegnere, il medico. Lo stesso matrimonio religioso non è riconosciuto ed è appena tollerato. E con questo sistema si susseguono le leggi più assurde, senza nessun fondamento giuridico. S’incamerano beni religiosi e si viola così apertamente il diritto di proprietà. Stat pro ratione valuntas. […]

E chi sono costoro che impongono tutto ciò ad una popolazione di 27.000.000 di abitanti? Sono i rappresentanti dell’elettorato che comprende appena il 3% degli abitanti, e che di fatto è esercitato da poco più del 2%. E tutto questo si chiama per ironia: Il popolo sovrano.**

*Parroco di Ronco all’Adige, attualmente 6000 anime, basse veronesi.
**Vol. VI dei dattiloscritti, p.212

Sick Boy

Anonymous said...

E ancora aggiunge:

"Quando si pensa a questa formula che vuol riassumere tutte le moderne istituzioni e si considera come la gran conquista del nostro risorgimento viene da direM ma è un sovrano tanto ignorante (l'analfabetismo domina), tanto volubile, tanto cattivo (le prigioni sono piene) tanto povero (ovunque regna la miseria) tanto sorvegliato (dai carabinieri). Ma che sovrano è?"

Paxtibi said...

Bella la chicca, Sick. Peccato che la Chiesa attuale raramente agisca in base a quelli che dovrebbero essere i suoi principi fondanti.

Ma la condivisione su base volontaria non è esclusa in una societa libera.

Eppure non è difficile capire che, senza la volontarietà, concetti positivi come la condivisione o la solidarietà si trasformano nel loro contrario.

Mi incuriosisce molto pero` la veemenza di Rothbard.

Quando ce vo' ce vo'...

guru2012 said...

@ Gatto rognoso e Sick boy

L'invadenza dello stato sulla mia attività lavorativa, la sento tutti i giorni e anzi, per essere sincero, mi mette in grande difficoltà.

Non credo, però, che il libero mercato sia una risposta possibile.

Mi spiace per Von Mises, ma lo scenario oggi è radicalmente cambiato e l'orizzonte non è più lo stesso.

Tutto ormai è in vendita. Non se ne può più.

E non può funzionare.

Per questo vi dico:
meno stato, ma anche meno mercato.

Paxtibi said...

meno stato, ma anche meno mercato.

Nessuno ti impedisce di fare a meno del mercato.

Quando nessuno mi impedirà di fare a meno dello stato saremo pari.

alepuzio said...

già letto in forma cartacea su un'antologia di articoli di Rothbard.(Rubettino) Gran bella recensione!

guru2012 said...

@ Paxtibi

"Nessuno ti impedisce di fare a meno del mercato.

Quando nessuno mi impedirà di fare a meno dello stato saremo pari."

Non è vero, devo pagare ogni cosa di cui ho bisogno.
Non posso fare a meno del mercato e l'unica alternativa che mi rimane è quella di andare a vivere con i kaffiri, ammesso che mi prendano con loro...

Intendiamoci, io non ho ricette magiche, ma tu, come fai a essere così pieno di certezze?

Paxtibi said...

Non è vero, devo pagare ogni cosa di cui ho bisogno.

Guarda, l'unica spesa che non puoi evitare è quella per comprare un pezzo di terra con un pozzo dentro.

(E non la puoi evitare perché tutta la terra non occupata da qualcuno è di proprietà dello stato, altirmenti ti potresti fare il tuo homesteading senza spendere niente.)

Poi magari vorrai spendere qualcosa per qualche gallina, ma da lì in poi non hai che da dissodare il campo e diventare pian piano autosufficiente. Non dovrai scambiare niente con nessuno, se ti dà così fastidio.

Purtroppo, però, non potrai evitare la visita di qualche rappresentante dello stato, che vorrà la sua parte di uova e patate, in cambio della sua “protezione”...

Paxtibi said...

Intendiamoci, io non ho ricette magiche, ma tu, come fai a essere così pieno di certezze?

Io ho una sola certezza: che nessuno ha il diritto di dirmi cosa posso e non posso fare, né tantomeno di fottersi il frutto del mio lavoro.

E non perché io sia qualcosa di speciale. Solo perché, lo so per certo, neanche gli altri lo sono. Anzi...

Gatto rognoso said...

"Per questo vi dico:
meno stato, ma anche meno mercato." (guru2012)

Mi pare che sia un pò come volere la moglie imbottita di uova e la gallina ubriaca :)
Soprattutto nella situazione attuale, chiedere meno stato equivale a chiedere più libero mercato.
Viceversa, meno libero mercato porterà ad avere più stato, quale che sia la veste con la quale ci si presenterà.
Non dimentichiamo che "Stato" non è altro che l'incarnazione legalizzata del principio dell'abuso e della violenza. Quindi delle due l'una. Non si può pretendere una cosa ed al tempo stesso il suo opposto. o no ?

guru2012 said...

@ Gatto rognoso

Sostenere che lo "Stato" non è altro che l'incarnazione legalizzata del principio dell'abuso e della violenza, mi sembra un'affermazione un po' forte, anche se molto vicina alla realtà.

Bisogna considerare che il mercato non è un valore in sé.

Come sappiamo la gran parte delle cose "importanti" fatte dagli uomini, non sono state create pensando a un loro uso "commerciale".
Poi è arrivato il mercato, c'ha messo sopra un logo e quale è stato il risultato?
Che per curarmi il raffreddore devo arricchire le multinazionali farmaceutiche, che a loro volta faranno di tutto per farmi beccare un altro raffreddore.

Ci dovrà pur essere un'altra via.


@ Paxtibi

Quindi, non mi rimane che coltivare il "mio" pezzo di terra, per liberarmi dalla morsa del dio denaro?
Ci penserò su, ma non credo che i miei figli saranno daccordo.

E se poi mi toccherà usare le sementi transgeniche di Monsanto?

Mi avranno fregato un'altra volta.

Paxtibi said...

Come sappiamo la gran parte delle cose "importanti" fatte dagli uomini, non sono state create pensando a un loro uso "commerciale" .

Tipo?

Quindi, non mi rimane che coltivare il "mio" pezzo di terra, per liberarmi dalla morsa del dio denaro?
Ci penserò su, ma non credo che i miei figli saranno daccordo
.

No scusa, spiegami un po': non vuoi il mercato, ma non ti va bene l'autosufficienza. Cosa pretendi, allora? Che qualcuno ti serva l'aragosta a cena, a gratis?

E se poi mi toccherà usare le sementi transgeniche di Monsanto?

E chi mai potrà obbligarti ad usare le sementi Monsanto? (Pensaci bene...)

guru2012 said...

@ Paxtibi

Senza stare a scomodare Fleming, che fece la sua scoperta per puro caso, pensiamo che ne so... a internet.

Internet sta rivoluzionando il mondo e continuerà a farlo, finché qualcuno non troverà il modo di venderla un tanto al chilo.

(Eih, che non ti venga in mente di mettere il tuo sito a pagamento!)

Per quanto riguardo il mio futuro da contadino, stavo scherzando, ma, a parte il fatto che non mi piace l'aragosta, se abitassi in riva al mare, potrei davvero averla a gratis.

In ultimo:

"E chi mai potrà obbligarti ad usare le sementi Monsanto? (Pensaci bene...)"

So a cosa alludi, ma credimi, Stato o Libero Mercato, Monsanto
continuerà a fare i suoi sporchi affari.

Ci puoi scommetere.

Gatto rognoso said...

"se abitassi in riva al mare, potrei davvero averla a gratis"

oddio, tutto è possibile... anche un'aragosta molto depressa che tenti il suicidio buttandosi dentro alla tua pentola piena d'acqua che, miracolosamente, si è messa a bollire da sola proprio in quel momento...
Diversamente dovrai comunque sudartela, l'aragosta. :)
Quanto vuoi per una porzione ? :P

guru2012 said...

@ Gatto rognoso

Se tu parla un po' con me
guru da aragosta a te

Gatto rognoso said...

Come prezzo mi sembra ragionevole. :)

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