Tuesday, May 12, 2009

Il governo degli “esperti”

Per chi pensava, salutato Bush, di liberarsi dal Partito della Guerra e dalle deliranti dottrine imperialiste dei neocon, la nuova amministrazione è stata una spiacevole sorpresa. Perché è cambiato tutto per non cambiare nulla, e una nuova legione di sacerdoti di morte e distruzione è sorta dalle fetide caverne della politica americana, pronta a diffondere una falsa religione di violenza e a travolgere qualsiasi ostacolo ai loro sogni imperiali.

Anche Antiwar.com ha dovuto subire l'attacco, goffo e scoordinato, di questi esseri che Justin Raimondo, nel seguente articolo, definisce giustamente “neocon di sinistra,” ma che io chiamerei semplicemente “troll ufficiali.”

Attaccare Antiwar.com? Ha, buona fortuna cocchi, forse vi andrà meglio in Afghanistan!

___________________________

Di Justin Raimondo


L'idea che dovremmo essere governati dagli “esperti” arriva da molto lontano, fin da Platone, fautore del governo dei re-filosofi, i quali, nella loro saggezza, regnerebbero sopra il gregge dell'umanità – per il nostro bene, naturalmente. Più di recente, l'idea è stata ripresa dai vari potenziali salvatori dell'umanità sia a destra che a sinistra. Durante la Grande Depressione, un periodo in cui ogni genere di ottusi “esperti” spuntò fuori armato di panacee, l'idea raggiunse la sua apoteosi nella forma della Tecnocrazia, un movimento fondato da Howard Scott che sosteneva una dittatura di scienziati e ingegneri. Loro sì che avrebbero saputo come riparare gli ingranaggi rotti di un'economia distrutta e sistemare le cose!

Simili idee erano nell'aria, un sottoprodotto di una società che aveva perso i suoi ammortizzatori economici e sociali e stava sfuggendo al controllo. L'intero concetto di perizia, di una classe di so-tutto-io professionali la cui saggezza collettiva poteva essere estratta ed utilizzata per ricostruire la struttura socio-economica, venne adottato dall'amministrazione Roosevelt. FDR ed i suoi consiglieri si compiacevano della definizione dei media di “Brain Trust” del presidente, la cui materia grigia avrebbe salvato la nazione. Da allora siamo stati infestati dalla piaga degli “esperti,” tutti autonominatisi, che vengono tirati fuori ogni volta che il Potere vuole gettare fumo negli occhi del popolo americano.

Abbiamo visto questo tipo di operazione durante la preparazione all'invasione dell'Iraq, quando l'amministrazione Bush ha liberato i propri “esperti” nelle onde radio e negli editoriali dei giornali della nazione. Estratti dalla palude dei think-tanks neoconservatori e dei “giornalisti” segretamente sovvenzionati di Washington, questo organico di sedicenti iraqologisti, di bombardieri da tastiera e generali in poltrona erano sicuri che Saddam stesse nascondendo delle armi di distruzione di massa. Non solo, essi avevano solide “prove” dei suoi collegamenti con al-Qaeda e sapevano – semplicemente sapevano – che se non l'avessimo fermato l'intera regione sarebbe stata trascinata in una generale conflagrazione.

Oggi, naturalmente, sappiamo che non c'erano armi di distruzione di massaalcun collegamento con al-Qaeda, e che la generale conflagrazione che si sta delineando nella regione è direttamente imputabile alla nostra invasione dell'Iraq. Tutto quello che si poteva sbagliare, questi esperti l'hanno sbagliato. Guidato da Bill Kristol e dal suo Progetto per un Nuovo Secolo Americano, il Partito della Guerra ha fornito prontamente i copioni a CNN, MSNBC e Fox con tutti gli “esperti” di cui avrebbero avuto bisogno, e ancor di più, dalla saltimbanco Laurie Mylroie, che incolpava Saddam Hussein di tutto tranne che dell'assassinio di Kennedy e dello scandalo di Teapot Dome, allo stesso piccolo gnomo presuntuoso, che gioiosamente assicurava i telespettatori che gli iracheni ci avrebbero accolti come “liberatori,” piangendo lacrime di gioia.

Talvolta queste teste parlanti riunite si sarebbero differenziate fra di loro, ma soltanto su particolari specifici, non mettendo mai in discussione i presupposti di base dietro la politica in Medio Oriente – una politica apparentemente impegnata ad imporre un dominio statunitense-israeliano nella regione. Nessuna altra opinione era permessa nelle televisioni nazionali, e quando Phil Donahue fu uno dei pochi a sollevare la testa e sfidare il consenso degli esperti, venne rapidamente silurato dalla MSNBC, la sua lunga storia come presentatore di talk show di successo e innovatore sacrificata sull'altare del dio della guerra (a proposito: uno degli esempi più nauseabondi di ipocrisia che conosco è che la MSNBC, che ora si presenta come di estrema sinistra – quando non fa propaganda per l'amministrazione Obama, cioè – non ha reintegrato Donahue al suo giusto posto nella televisione americana. Invece, ci viene dato – ugh! – The Ed Show. Che vigliacchi codardi e senza cervello sono questi tizi!)

Comunque, ora che i neocon sono stati cacciati dalla città su una rotaia – si presume – abbiamo un nuovo mucchio di Esperti Ufficiali. E se avete odiato il Progetto per un Nuovo Secolo Americano preparatevi a disprezzare il Centro per una Nuova Sicurezza Americana (CNAS), il comitato di esperti di Washington di fresca nomina ai quali sembra sia stata assegnata l'esclusiva della politica estera dall'amministrazione Obama.

Ho scritto abbondantemente della loro dottrina di controinsurrezione e nation-building: è basata sul presunto successo dell'aumento di truppe in Iraq – o Surge, come lo chiama il nostro cronista Kelley Vlahos – ed il suo autore principale è il generale David Petraeus, il simil-Cesare dell'amministrazione Bush le cui imprese ora sono rivendicate da entrambi i partiti.

I bushisti possono aver perso il potere, ma il loro sogno di una trasformazione regionale in Medio Oriente sopravvive nella strategia COIN del CNAS e di Petraeus, i cui fautori si vantano della loro capacità di imporre il cambiamento su intere società. È una versione liberale dello stesso vecchio gioco imperialista, questa volta giocato in nome dell'elevazione morale globale. È neoconservatorismo dal volto umano.

Questi neocon di sinistra hanno il loro proprio organico di esperti, che vengono liberati per aspergere la nostra attuale stolida politica di intensificare la guerra afgana e di trascinarvi dentro il Pakistan con un'aura di falsa credibilità. Il più importante fra questi è Tom Ricks, il corrispondente dal Pentagono del Washington Post e membro anziano del Centro per una Nuova Sicurezza Americana. Come la maggior parte dei nostri vantati esperti, Ricks odia quando la sua credibilità viene sfidata ed odia particolarmente quando… be', lasciamo che sia lui a dirlo:
Antiwar.com accorre a pubblicizzare il col. Gian Gentile come non riconosciuto salvatore e stronca il CNAS per avere diverse persone (Nagl, Kilcullen, Exum, me) concentrate sulla controinsurrezione. Nota ai bloggers: Questo è quel che accade quando qualcuno scrive su una zona di cui non conosce assolutamente un fottuto niente. Questo è il motivo, ad esempio, per cui cerco di evitare di scrivere, tra le altre cose, sul basket, il golf, i gatti, gli oboe, l'immersione con le bombole, la fisica, il demone di Maxwell, le automobili elettriche, l'agricoltura, la scultura astratta, le opere di Anthony Powell, il Sudamerica, o il buddismo.
Notate la risposta caratteristica dell'Esperto Professionista quando inciampa su un'idea che non si inserisce nel suo paradigma: l'argomento ad auctoritatem. Fateci caso, questa è la risposta dell'esperto a qualsiasi cosa ed a chiunque sfidi i suoi presupposti di base: non sanno di cosa stanno parlando! Dopo tutto, io sono l'esperto!

Ricks è il prodotto di un'élite tecnocratica congenita, Washington-centrica, coi paraocchi, così prigioniera del sogno sbiadito di un impero americano da non poter riconoscere quanto rapidamente si sta disintegrando, proprio mentre elabora i suoi audaci programmi per espanderlo. Essi sono così completamente dimentichi della realtà che davvero non possono comprendere come qualcuno potrebbe mai essere in disaccordo con i loro programmi estremamente ragionevoli per sottomettere ampie fette dell'Asia centrale:
Qual è l'argomento di Antiwar? Male il CNAS, immagino, per essere interessato in questioni come la protezione della popolazione. Voglio dire, Antiwar.com capisce cosa sta sostenendo? Ho visto come i militari degli Stati Uniti hanno operato in Irak nel 2003-06 e davvero penso che non vogliamo tornare a quel metodo (sono stato effettivamente embedded con l'unità del col. Gentile nel febbraio 2006 e mi ricordo di avergli chiesto perché la sua unità operasse in un grande FOB invece di far base fuori fra la gente).
L'articolo che ha irritato Ricks era di Kelley Vlahos, che ha intervistato il col. Gentile – direttore della divisione di storia militare a West Point ed ex comandante dello squadrone di cavalleria in Iraq – ed ha dato una base alla sua critica tagliente delle dottrine ultra-interventiste di nation-building promosse dal CNAS e da Ricks, il cui aroma si può assaporare in questo frammento dal suo pezzo [.pdf] nell'ultimo Joint Forces Quarterly:
L'ex tenente colonnello John Nagl, autore di Learning to Eat Soup With a Knife, è così assolutamente certo dell'efficacia della potenza di combattimento dell'esercito da credere che abbia la capacità non solo di dominare la guerra di terra in generale ma anche di “cambiare intere società”… Ci stiamo organizzando intorno al principio di nation-building piuttosto che al combattimento. Per i pensatori della difesa come Nagl, quel principio si è trasformato in un consenso sintetico. Per ripetersi, come altrimenti si può spiegare la sua tanto profonda e profondamente preoccupante dichiarazione che l'esercito, in futuro, avrà la capacità di “cambiare intere società”? In questo senso, la caricatura di Nagl come “crociato” sembra corretta.
Nagl è il nuovo presidente del CNAS, ora che il co-fondatore Michele Flournoy è stato nominato per la vecchia posizione di Doug Feith al Pentagono. Con questi allievi del CNAS che inondano l'amministrazione Obama, è di nuovo come ai vecchi tempi – a parte le facce ed i nomi. C'è un qualcosa “Nuovo e Americano” che opera non troppo nascosto dietro le quinte, armato di una dottrina [.pdf] che giustifica una politica di guerra perpetua. È la stessa roba vecchia, anche se questo volta presentata sotto l'etichetta di liberalismo “pragmatico.”

Ricks vuole sapere “qual è l'argomento?” D'accordo, ecco qual è: siamo contro la vostra guerra. Non importa quanto la sua esecuzione possa essere progressista, non importa quanto illuminata, siamo contro di essa e continueremo ad esserlo a prescindere da quanti esperti autoproclamati si rendono garanti per essa. Ci opponiamo perché, al contrario di Obama, di voi stessi, di Nagl, Flournoy ed altri, i raggruppamenti tribali che abitano nelle zone isolate che abbiamo designato come bersaglio non presentano alcuna minaccia credibile contro la sicurezza degli Stati Uniti continentali. Ci viene detto che Osama bin Laden è nella zona, tuttavia nessuna prova di ciò è stata presentata al pubblico dai politici degli Stati Uniti. Se sanno dov'è, perché non vanno semplicemente là, non lo prendono – o uccidono – e non la fanno finita con lui? Ma naturalmente non sarebbero finita con lui, perché non sarà mai finita con lui – a meno che e finché il popolo americano non si leverà e dirà “basta così!”

Ricks, semplicemente, non ci arriva, ma ci dovrebbe essere un indizio nel nostro indirizzo: Antiwar.com. So che è sottile, ma vi aspettereste che un tipo sveglio come Ricks – un riconosciuto esperto-tra-tutti-gli-esperti – riuscisse a coglierlo. Nel suo post sul sito del magazine Foreign Policy, cita “un collega” – senza dubbio un collega esperto – che pare abbia detto:
Allora diciamolo chiaro: Antiwar.com promuove il col. Gian Gentile, che sostiene che dovremmo condurre il COIN nella forma delle incursioni punitive britanniche del diciannovesimo secolo, come la luce più brillante dell'esercito. Ergo, Antiwar.com è in favore di più attacchi di droni Predator e del controterrorismo ad “azione diretta”?
Da parte sua, Ricks aggiunge: “Buona domanda, Antiwar.com.”

È così che dovremmo inquadrare la domanda: non se dovremmo bombardare l'Afghanistan, ma come. Entro quei parametri, il “dibattito” è privo di significato, ma risponderò comunque a Ricks. Sì, date le nostre preferenze, siamo per delle operazioni militari su scala ridotta che bersaglino nemici reali, ovvero specifici malfattori come Osama bin Laden. La nostra storia è chiara: vedi la nostra prima risposta all'11 settembre postata il giorno stesso di quell'evento orribile. “Ucciderli e andarsene” – questa era la nostra prescrizione e se avessimo seguito quella strada invece di spargere la nostra furia militare nel Medio Oriente come un branco di delinquenti in una violenta spedizione, staremmo tutti molto meglio.

Ci opponiamo agli attacchi dei Predator, tuttavia, perché ci opponiamo alla nostra stessa presenza in Afghanistan ed alla nostra violazione della sovranità del Pakistan, una politica che può solo destabilizzare un già fragile stato pakistano e portare al punto di ebollizione il torbido calderone della politica di quel paese fino ad una catastrofe regionale. Gli Stati Uniti dovrebbero congedare il Pakistan, ritirarsi dall'Afghanistan, ed affrettarsi a svignarsela dall'Irak. Se gli obamiani sanno dov'è Bin Laden, che spediscano un'unità operativa speciale per eliminare lui ed i suoi seguaci, anche se questo non distruggerà la Jihad globale che ha lanciato contro di noi. Ma risponderà all'esigenza politica dell'eseguire la vendetta – che è il vero motivo della guerra in Afghanistan – e farà fare ad Obama un balzo enorme nei sondaggi.

Il nation-building, varietà moralmente elevata da benpensanti dell'imperialismo, è attualmente in gran voga a Washington, ma suona sospettosamente come la prima propaganda bellica dell'amministrazione Bush, che continuava a cianciare su quante maledette scuole stesse costruendo mentre i terroristi suicidi facevano esplodere mezza Bagdad e gli insorti – già noti come gli “irriducibili” – conquistavano intere province.

A dare particolarmente sui nervi è questa pretesa che il nostro esercito d'occupazione in Afghanistan sia incaricato di “proteggere” la gente di quel paese dilaniato dalla guerra. Il che riporta in mente il vecchio lamento levato contro gli aspiranti despoti “benevoli” in tutto il mondo: chi ci proteggerà dai nostri protettori? Naturalmente a Ricks ed ai suoi colleghi teorici della dottrina liberale della controinsurrezione non passa neanche per la testa che quella gente non avrebbe dovuto esser protetta dagli effetti della guerra se non avessimo invaso ed occupato il loro paese.

Eliminare, tenere e costruire: questa è l'essenza della dottrina della controinsurrezione che Ricks ha così tanta voglia di difendere. Ripulire il paese di tutta l'opposizione, tenere il territorio e costruire un regime compiacente del tutto dipendente dagli Stati Uniti per la sua difesa militare e la sua sopravvivenza economica, un protettorato americano in una regione dove Russia, Cina e India si guardano in tralice attraverso confini spesso disputati. È un processo che richiederà decenni e fornirà abbondanza di lavoro e di sussidi governativi per un bel mucchio di persone – non ultimi Ricks e i suoi compagni del CNAS.

Il governo degli “esperti” autoproclamati – Dio, sono così stanco e nauseato da tutto ciò che potrei vomitare. E scommetto che anche voi lo siete. Bene, un modo per sfidare la loro regola ed irritare i tipi alla Tom Ricks, è di fare una donazione a questo sito. Vedete, diversamente da Ricks e dai suoi colleghi nel Partito della Guerra, non abbiamo fondazioni generosamente finanziate con milioni di dollari alle nostre spalle che garantiscono di mantenerci in funzione. Non abbiamo il “prestigio” del Washington Post, che sostiene la politica estera americana dell'infinito intervento dappertutto, tuttavia ritengono di doverci attaccare comunque. E naturalmente devono, perché presentiamo la più valida, la più coerente e la più letta critica della politica estera degli Stati Uniti al mondo, 24/7. Stiamo sempre sul collo del Partito della Guerra, e loro lo sanno fin troppo bene.

Ecco perché è importante che non diventiamo appena un altra vittima della contrazione economica. Quella contrazione, a proposito, a lungo prevista in queste pagine: è il logico risultato delle nostre spese ridicolmente esagerate in sussidi militari ed esteri, considerati sacrosanti dai membri del Congresso (che, per il loro supporto, ricevono dalle lobby grosse somme nelle loro campagne).

Quello che Ricks e la sua razza vogliono dal popolo americano è un assegno in bianco – dopo tutto, sono gli “esperti,” ne sanno più di noi e noi peones chi siamo per metterli in dubbio? Bene, Ricks ed i suoi colleghi “esperti” possono baciarmi il c***, perché ho una notizia per loro: il regno degli “esperti” è finito.

Ricks & i Co. non ci arrivano. Non capiscono internet, non capiscono le sue implicazioni per il sacerdozio degli esperti, e quel ch'è peggio non vogliono capirlo. Bene, lasciamoli cuocere nel loro universo autoconclusivo, in cui l'aranciata è sempre fresca e quella costruzione di fiammiferi che è l'impero americano si ergerà per sempre. Il nostro lavoro non è di convertire Ricks. È un caso disperato. Il nostro lavoro è di istruire il popolo americano, e stiamo avendo un impatto – altrimenti ci ignorerebbero semplicemente, o no?

Date quel che potete, non appena potete. Antiwar.com è un'istituzione degna di essere salvata e non solo perché infastidisce i tromboni come Ricks – anche se questo, di per sé, è una ragione assolutamente buona (per quanto mi riguarda) per raddoppiare il vostro usuale contributo. O, se non avete mai contribuito, per stimolarvi a considerare la cosa seriamente.