Friday, April 4, 2008

Il mito del giusto prezzo #5

Conclusione

Il laissez-faire è naturale, morale e biblico.

In un'economia di mercato i popoli si scambiano beni a loro reciproco vantaggio. In uno scambio ogni parte valuta ciò che riceve più di ciò che dà in cambio. Entrambe le parti stanno meglio dopo uno scambio rispetto a prima di esso. In un mercato libero, i fornitori competono con i fornitori ed i compratori competono con i compratori. I fornitori non competono con i compratori. Gli unici scambi che provocano vincitori e perdenti sono gli scambi di regali di Natale fra genitori e bambini. Ma persino quella è una perdita volontaria. La concorrenza fra i fornitori per il commercio riduce i prezzi, a vantaggio del consumatore, mentre l'offerta dei consumatori uno contro l'altro per assicurarsi i beni aumenta i prezzi, a vantaggio del fornitore. Il mercato libero permette che fornitori (che desiderano naturalmente il prezzo più elevato possibile per le loro merci) e consumatori (che desiderano acquistare quelle merci al prezzo più basso possibile) s'incontrino in armonia.[123]

Non esiste qualcosa come il fallimento del mercato. Perché la gente pensa che sia ridicolo affermare che il mercato ha fallito per non essere riuscito a fornire ad ogni americano una nuova Cadillac ogni anno, ma non che sia ugualmente irragionevole dire che il mercato ha fallito per non essere riuscito a fornire a tutti un'assicurazione sanitaria sufficiente? Il mercato libero facilita lo scambio, promuove l'efficienza, fornisce incentivi per la produttività, non richiede la supervisione del governo ed è perfettamente compatibile con la cristianità biblica. Il libero scambio è uno scambio giusto. Il libero scambio è commercio giusto. Il giusto prezzo è il prezzo su cui ci si è accordati liberamente.

L'unico problema con il libero mercato negli Stati Uniti è che non è libero. L'intervento di governo non solo è la regola piuttosto che l'eccezione, ma persino dei sedicenti difensori del libero mercato richiedono regolarmente più supervisione dal governo, come l'ex editorialista capo al Wall Street Journal, che ha rilasciato queste due dichiarazioni difendendo la moralità del mercato:
“In teoria possiamo pensare a molti modi con cui tenere a freno i mercati legittimi.” [124]

“La regolazione e l'intervento del governo possono essere necessari in molte parti delle nostre vite.” [125]
Con difensori del libero mercato come questo, chi ha bisogno dei nemici?

L'interferenza del governo nel mercato non può rendere il mercato più competitivo; può soltanto distorcere il mercato. I tentativi dei governi di regolare i mercati hanno sempre conseguenze non intenzionali che sono spesso peggiori dei problemi che tali regolazioni volevano curare. Anche se stava scrivendo contro gli interventi del governo all'estero, quel che Arthur Silber ha detto si applica anche ai suoi interventi economici. In effetti, sembra proprio di sentire Mises:
L'intervento conduce sempre a maggior intervento: il primo intervento conduce a conseguenze impreviste ed incontrollabili, che sono quindi usate come giustificazione per altri interventi. Tali interventi a loro volta conducono a conseguenze ancora più impreviste e più incontrollabili, che a quel punto sono usate per ancora un'altra giustificazione per ulteriori interventi. Il processo può andare avanti indefinitamente e le ultime conseguenze sono sempre disastrose all'estremo. [126]
Il nostro grido non è avidità, profitto, o materialismo: è semplicemente laissez-faire. Tutto ciò che desideriamo è che il governo rimanga fuori dal mercato. Non abbiamo bisogno di uno stato-bambinaia come non abbiamo bisogno di uno stato onnipotente. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi sull'usura. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi commerciali. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi sul lavoro. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi antitrust. Non abbiamo bisogno dei vostri controlli dei prezzi. Non abbiamo bisogno delle vostre regolazioni. Non abbiamo bisogno dei vostri piani di ridistribuzione di ricchezza. E certamente non abbiamo bisogno di alcun economista cristiano che difenda una qualsiasi di queste cose come se avessero una qualche base biblica. I miti economici sono duri a morire e in particolar modo il mito del giusto prezzo. Grande è l'ignoranza economica, e si estende ai livelli più alti della società – guardate soltanto al recente raccolto di candidati presidenziali e all'ultimo pacchetto di stimolo economico del Congresso. Nella tradizione di Mises e dell'omonimo istituto dobbiamo continuare il nostro lavoro di formazione economica.
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Note

[123] Per questo paragrafo, ho seguito molto attentamente Stephen C. Perks, The Political Economy of a Free Society (Taunton, UK: Kuyper Foundation, 2001), 51.
[124] Rebecca M. Blank e William McGurn, Is the Market Moral? A Dialogue on Religion, Economics & Justice (Washington DC: Brookings Institution Press, 2004), 84.
[125] Ibid., 82.
[126] Arthur Silber, “Walking into the Iran Trap, II: The Folly of Intervention.”
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Link all'articolo originale.


Prima parte: Il mito del giusto prezzo.
Seconda parte: Il concetto biblico del giusto.
Terza parte: Interventismo
Quarta parte: L'argomento biblico per il laissez faire

14 comments:

Orso von Hobantal said...

Interessantissimo, complimenti per la traduzione.

L'agliuto said...

Eccellente lavoro di traduzione, Pax. Ed eccellente il testo di Vance. L'analisi è lucidissima, ma purtroppo disperata. Pensi che sia possibile cambiar qualcosa, ridurre l'interventismo statale, cioè, in assenza di una catastrofe planetaria?
Personalmente, non vedo soluzioni alternative. Alternative al Medioevo, voglio dire. O tu speri in qualcos'altro?

Paxtibi said...

Io spero che me la cavo!

:-)

Anonymous said...

Che fai, mi levi il commento? Passano solo quelli adulatori? Scusa, non avevo capito.

Allora non è "Uno splendido esempio di razionalissima stupidità." ma una meravigliosa ed ineccepibile trattazione. Fantastica. Col botto. Wow.

Va bene così?

Ciao. :-)

Freddy

Movimento Arancione said...
This comment has been removed by the author.
Movimento Arancione said...

Questo sito è fantastico... Peccato che non l'avessi visto prima. Corro ad inserirlo nei link del Movimento. Complimenti!!

Francesco

Paxtibi said...

No Freddy, non passano solo i commenti degli adulatori. Ma se vuoi postare critiche almeno che siano argomentate.

Vedi, non so tu, ma io ho ben poco tempo da perdere e se un commento mi puzza di trollata lo elimino senza pensarci su.

E il tuo commento sembrava proprio quello di un tizio che ti entra in casa e ti piscia sul tappeto senza nemmeno spiegarti il perché.

Anonymous said...

Ok. Sono stato sbrigativo, ma ho un sacrosanto rispetto per i tappeti altrui. :-)

Tuttavia non ho scritto una cosa a casaccio; nell’estrema razionalità dell’articolo di Vance (e, più in generale, del pensiero liberale) vedo precisamente la sua debolezza, considerando che si vuole applicarlo ad un contesto come quello umano, in cui una delle caratteristiche fondamentali è precisamente l’approccio irrazionale – dunque di solito antieconomico - alle cose (non ovviamente – non sempre, perlomeno - alle questioni tecniche ma certamente alla stragrande maggioranza delle sue decisioni e delle sue relazioni).

Ma il discorso è piuttosto ampio, e neanche a me il tempo libero sovrabbonderebbe; però, se c’è la possibilità di farlo ad un livello adeguato, sono sempre lieto di dibattere. :-)

Ciao.

Freddy

Paxtibi said...

Bene Freddy, così va meglio, molto meglio.

E quello che dici sulla debolezza del pensiero liberale è interessante, c'è sicuramente qualcosa di vero. È un punto, quello su razionalità/irrazionalità che avevo già in mente di trattare, se avrai un po' di pazienza butterò giù un post nel fine settimana e potremo discuterne, prima non ce la faccio.

ho un sacrosanto rispetto per i tappeti altrui.

Meno male perché il mio dava davvero un tono all'ambiente. :-)

Paxtibi said...

Francesco, scusa se non ti ho risposto subito. Ti ringrazio dei complimenti e del link, cercherò di leggere il sito del Movimento Arancione per rendermi conto di che si tratta. (Spero non abbia a che fare con un certo Soros...)

Anonymous said...

Hola!

Sottoscrivo parola per parola, è dura spiegarlo meglio di così. Complimenti per lo sbatti delle traduzioni. Ciao

Sick-boy

Movimento Arancione said...

No, non c'entra nulla... :-)

Abbiamo preso l'arancione come colore dei liberali per organizzarci in un movimento completamente libero, senza tessere, allo scopo di far contare di più la cultura liberale in Italia, soprattutto partendo dalle nuove generazioni.

Sul sito trovi le nostre informazioni... Comunque complimenti ancora, stai facendo un lavoro stupendo. Noi teniamo un livello più basso, divulgativo, per agganciare anche (e soprattutto) chi di liberalismo non ha mai sentito parlare, ma vedo che tu riesci a mettere a disposizione dei visitatori alcuni documenti complessi e di facile reperibilità dando un contributo importantissimo nel proporre mareriali che altrimenti rimarrebbero appannaggio di pochissimi eletti (ma non è per questo che furono scritti!).

Paxtibi said...

Meno male va'! :-)

Mi prenderò il tempo di sfogliare il sito, allora. Purtroppo (anzi: per fortuna!) il lavoro mi sta lasciando poco tempo ultimamente, ma qualche oretta libera si trova sempre, se ne vale la pena.

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