Friday, April 4, 2008

Il mito del giusto prezzo #4

L'argomento biblico per il laissez faire

Ci sono due ragioni per le quali devo presentare l'argomento biblico per il laissez-faire. Il primo l'ho già accennato: l'autorità per il cristiano sono le Scritture, non una scuola particolare di economia. Il secondo è un motivo molto doloroso: le opinioni economiche del tipico economista cristiano sono analoghe a quelle di Karl Marx e di John Maynard Keynes.

La disparità della ricchezza è un problema particolare per tutti e tre gli individui. Questo è Marx nel suo Das Kapital:
Nella proporzione in cui il capitale si accumula, la parte del lavoratore, che la sua paga sia alta o bassa, deve peggiorare.... L'accumulazione della ricchezza ad un polo è allo stesso tempo accumulazione di miseria, di agonia del lavoro, di schiavitù, di ignoranza, di brutalità, di degradazione mentale al polo opposto. [47]
Questo è Keynes nella sua Teoria Generale:
Gli eccezionali difetti della società economica in cui viviamo sono la sua incapacità di fornire la piena occupazione e la sua distribuzione iniqua ed arbitraria di ricchezza e guadagni. [48]
Ma questo è Robert L. White, un cristiano, in Biblical Economics: Economic Myths versus Biblical Values, pubblicato appena un paio di anni fa:
Il funzionamento dell'economia di mercato durante gli ultimi 20 anni ha provocato crescenti diseguaglianze, persistente povertà, disoccupazione cronica e più persone senza assicurazione sanitaria. [49]

Queste crescenti diseguaglianze vanno “molto oltre quello che potrebbe essere considerato equo e giusto secondo gli standard storici.” [50]
White ha lauree in economia e teologia ed ha lavorato sia come pastore che come economista. Era in effetti uno di quegli 4.800 economisti governativi a cui ho accennato precedentemente. Spero che il vangelo che White predica fosse più biblico delle sue dichiarazioni economiche. Ecco un po'di più di economia “biblica” di White:
Se alcuni hanno troppo ed altri hanno troppo poco, la risposta dalla Bibbia è che nessuno dovrebbe avere troppo e nessuno dovrebbe avere troppo poco. Tutti dovrebbero avere abbastanza. [51]

C'è abbastanza per tutti a condizione che ciascuno di noi prenda soltanto quello di cui ha bisogno. [52]

Il concetto dell'imparzialità è che la gente è obbligata a restituire in proporzione a quanto ha ricevuto. [53]

La giustizia sociale richiede che una società giusta sia caratterizzata da un miglioramento continuo nelle prospettive dei meno avvantaggiati. [54]

Non c'è motivo teorico o empirico per attendersi che tutti gli obiettivi economici della società vengano raggiunti sistematicamente dal mercato. In altre parole non si può assumere che la giustizia, l'equità e l'imparzialità accadano automaticamente e quindi devono essere fini ed obiettivi intenzionali nel reame delle politiche pubbliche. [55]
Secondo White, l'economia del libero mercato è un “idolo.” [56] C'è una guerra culturale “fra la prevalente ideologia del ‘libero mercato’ e i valori biblici.” [57] L'odierna “ideologia economica prevalente” promuove “l'avidità ed il consumismo al di sopra del bene comune.” [58] La lezione che si suppone dobbiamo ricevere da Gesù che nutre le moltitudini è che “se il pane è spezzato e diviso, ce ne sarà abbastanza per tutti.” [59] Poiché crede che "i ricchi stiano diventando più ricchi ed i poveri più poveri,” [60] White deplora le riduzioni della tasse. [61] Denigra giustamente l'aumento della spesa della difesa, ma soltanto perché distoglie i finanziamenti dai programmi sociali. [62] Apprezza la sanità nazionalizzata e l'ambientalismo. [63] È inoltre molto interessato dal riscaldamento globale e dalle emissioni di gas serra. [64] in breve, rifiuta il “laissez faire” in favore dell'intervento di governo.

White, naturalmente, non è solo. Quando il noto economista cristiano Donald Hay propose otto principi biblici concernenti la vita economica contemporanea, non soltanto escluse specificamente i diritti di proprietà privata, [65] ma dichiarò anche che “il governo non dovrebbe esitare ad usare i meccanismi tradizionali di tassa e trasferimento per assicurare che chi non ha i mezzi per soddisfare i bisogni basilari di vita ne sia dotato.” [66 ] Ma White è tipico. La sua trinità è lo stato, la terra e la giustizia sociale. È uno statalista fino in fondo.

Contrariamente a White, credo che il vero spirito del Nuovo Testamento sia lo stesso del laissez faire.

Dal laissez faire non intendo l'intervento del governo – nessun protezionismo, nessuna assegnazione di privilegi, nessuna ridistribuzione di ricchezza, nessun programma contro la povertà, nessun programma di disoccupazione, nessuna sovvenzione, nessun controllo dei prezzi, nessuna regolazione, nessuna legge antitrust, nessuna legislazione del lavoro, nessuna pianificazione centrale, nessuno stato-bambinaia.

Quindi, un sistema economico laissez faire comprende i mercati liberi, il sistema libero dei prezzi, il libero scambio, l'attività imprenditoriale, la sovranità del consumatore, la carità privata, la proprietà privata dei mezzi di produzione privati, la proprietà privata, i beni privati, l'iniziativa privata, l'innovazione privata, la libertà di contratto, la libertà di scelta, la responsabilità individuale, così come il rischio della perdita ed la possibilità del fallimento. E come Rothbard spiega: “la dottrina del libero-mercato o laissez faire non presuppone che tutti sappiano sempre cos'è meglio per il proprio interesse; asserisce piuttosto che tutti dovrebbero avere il diritto di essere liberi di perseguire il proprio interesse come meglio credono.” [67]

È soltanto naturale che gli uomini abbiano la libertà di essere lasciati da soli e di fare quello che vogliono con il loro. Gli statalisti cristiani come Robert White non possono né stabilire né confermare la loro posizione dal Nuovo Testamento senza leggere la loro concezione di giustizia sociale nella bibbia, applicando gli ammonimenti che il governo dà agli individui e leggendo opacamente le Scritture attraverso le lenti dell'interventista.

Ricchezza

In primo luogo, dobbiamo riesaminare l'argomento della ricchezza nella Bibbia. Sappiamo che ci sono alcune cose negative dette nelle Scritture sulla ricchezza e sugli uomini ricchi. Ci viene detto nel Libro dei Proverbi di che "i ricchi non fanno profitto nel giorno dell'odio: ma la rettitudine gli sarà consegnata dalla morte.” [68] Leggiamo nel libro di Luca dell'uomo ricco nell'inferno, [69] l'uomo ricco che costruì granai più grandi per accumulare un tesoro per sé, [70] e degli uomini ricchi che hanno fatto affidamento soltanto nella loro ricchezza. [71]

Ma non è la ricchezza per se ad essere denigrata nella Bibbia. Piuttosto, è il confidare nella ricchezza, vantarsi della ricchezza, desiderare la ricchezza, o ottenere illegalmente la ricchezza. Alcuni dei più grandi uomini nel Vecchio Testamento erano anche alcuni dei più ricchi. Gli uomini apprezzano Abramo, Giobbe, Davide, Giosafatte, Ezechiele e, naturalmente, re Salomone, che, perché benedetto da Dio, “sorpassò tutti i re della terra in ricchezza ed in saggezza.” [72] Nel Nuovo Testamento, l'uomo che ricevette il corpo di Gesù da Pilato e che propriamente lo seppellì nella “sua nuova tomba” [73] era un uomo ricco, Giuseppe di Arimatea. [74]

Il Nuovo Testamento ammonisce il ricco, non perché diventi povero, ma perché non sia presuntuoso, né abbia fiducia nell'incerta ricchezza, ma nel Dio vivente, che dà a noi in abbondanza tutte le cose da godere; che faccia il bene, che sia ricco di opere buone, pronto a distribuire, desideroso di comunicare.” [75] E contrariamente a Marx ed alla tassa di proprietà del governo degli Stati Uniti, i genitori devono risparmiare per i loro bambini, [76] e “un uomo buono lascia un'eredità ai suoi figli.” [77] Non è il denaro in sé ma l'amore di soldi ad essere diffamato nel Nuovo Testamento.

Come Rothbard ha riconosciuto: “Violente denunce contro l'eccessivo amore per il denaro non implica necessariamente l'ostilità al commercio o alla ricchezza." [78]

Grazie a Dio per gli uomini ricchi che usano saggiamente i loro soldi. Molti ministri cristiani sono stati finanziati da individui ricchi, come l'istituto Mises. Nel Nuovo Testamento non c'è imperativo o implicazione per lo stato o per un qualsiasi individuo di dedicarsi alla ridistribuzione della ricchezza.

Povertà

Secondariamente, dobbiamo allo stesso modo rivisitare l'argomento della povertà. Trascurare o opprimere il povero è grandemente diprezzato nella Bibbia. Leggiamo nei Proverbi:
Colui che disprezza il suo vicino pecca: ma chi ha pietà del povero, è felice. [79]

Colui che opprime il povero addolora il suo creatore: ma colui che l'onora ha pietà del povero. [80]
Tuttavia, l'idea che gli individui, e tanto più lo stato, dovrebbero cercare di sradicare la povertà non è mai presentata nel vecchio o nuovo Testamento.

Dio ha detto al popolo d'Israele nel libro del Deuteronomio: “poiché il povero non sparirà mai dalla terra: quindi vi ordino, aprite le vostre braccia al vostro fratello, al povero ed a chi è nel bisogno, sulla terra.” [81]

C'è una dichiarazione simile sui poveri nel Nuovo Testamento. Mentre Gesù era nella città di Betania prima della sua crocifissione, una donna unse la sua testa con un certo costoso unguento. Quando alcuni dei suoi discepoli si indignarono perché ritenevano che l'unguento avrebbe potuto esser venduto e dato al povero invece di essere sprecato, il Signore non fu d'accordo e disse che la donna aveva “compiuto un'opera buona.” [82] Ma poi aggiunse: "i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.” [83] Da questo possiamo trarre due conclusioni.

La prima è che ci sono alcune cose più importanti dell'aiuto ai poveri. Cristo non è venuto per sradicare la povertà. Avere pietà del povero non è un biglietto per il cielo. Potrebbe esserlo per essere un senatore democratico di successo, ma non vi riserverà un bel posto nell'altro mondo. I cristiani nel Nuovo Testamento vengono ammoniti a compiere altre buone azioni oltre a provvedere ai poveri. Queste responsabilità cristiane includono il sostegno alle vedove, [84] amare il proprio vicino come se stessi, [85] fare del bene a tutti gli uomini, ma particolarmente ai cristiani, [86] contribuire alle necessità dei santi, [87] essere ospitali, [88] sorvegliare le cose degli altri, [89] soddisfarsi con il cibo e i vestiti, [90] e mantenere dei buoni impieghi. [91] È l'individuo cristiano che deve realizzare volontariamente queste opere caritatevoli, non un certo stato-bambinaia che si finge onnisciente. Un cristiano che non riesce ad adempiere alle sue responsabilità ne risponde a Dio, non allo stato e non a qualunque altro cristiano. La Bibbia insegna che “è più benedetto il dare del ricevere,” [92] ma insegna anche la libertà e la responsabilità individuale.

La seconda cosa è che il sollievo per il povero è volontario. I cristiani nel Nuovo Testamento vengono avvisati di “ricordarsi del povero,” [93] proprio mentre sono istruiti di fare molti altri buoni atti. L'apostolo Paolo scrive che i cristiani in Macedonia prepararono “un certo contributo per i poveri santi che sono a Gerusalemme.” [94] Ma cosa potrebbe essere meno cristiano del non provvedere ai bisogni del povero di tasca vostra, mentre incitate il governo a raccogliere il denaro dal vostro vicino con la forza per darlo al povero dopo essere stato filtrato attraverso il vasto labirinto burocratico del governo federale?

Il mercante

Un altro soggetto da esaminare è la natura del mercante. In contrasto con il sospetto ingiustificato dei mercanti che troviamo attraverso la storia, incluso fra alcuni settori della cristianità, la Bibbia da nessuna parte condanna l'attività mercantile come azione o professione. Addirittura una donna virtuosa è paragonata alle navi mercantili che portano cibo da molto lontano. [95] Il Padre della Chiesa Agostino non soltanto precisò correttamente che i mercanti “prestano un servizio benefico trasportando le merci per grandi distanze e vendendole al consumatore,” ma anche che la frode e la truffa non sono endemiche al commercio. Dopo tutto, “anche i calzolai ed i coltivatori sono capaci di mentire e di spergiurare.” [96]

I cristiani, naturalmente, non devono mentire, truffare, o rubare alcuna delle loro transazioni commerciali. [97] Essi devono camminare onestamente tra i non credenti, [98 ] e agire onestamente al cospetto di tutti gli uomini. [99] Ancora, gli viene ordinato di non essere accidiosi negli affari. [100] È vero che coloro che dissero “oggi o domani entreremo nella tal città e rimarremo là un anno e compreremo e venderemo ed otterremo guadagno” [101] sono stati condannati, ma questo soltanto perché si vantavano e non aggiunsero: “se è la volontà del Signore, noi vivremo e faremo questo o quello.” [102] Gesù loda l'ottenere guadagno per mezzo del commercio nelle sue parabole dei talenti e delle reti. [103] Sì, Cristo ha cacciato i cambiavalute dal tempio con le parole: “non fate della casa di mio padre un mercato,” [104 ] ma solo una testa di legno potrebbe dedurne che fosse contrario ad un mercato genuino.

L'avversione storica a chi presta denaro non è certamente derivata dal Nuovo Testamento. All'usura si accenna soltanto due volte ed in un senso favorevole. [105] Questo, naturalmente, non nega il principio trovato nei Proverbi che “il debitore è servo del creditore.” [106] Poiché coloro che sostengono un certo tipo di intervento in una transazione per accertarsi che il compratore riceva un giusto prezzo coinvolgono solitamente il venditore in qualche modo, ho pensato a questo proverbio di Salomone piuttosto interessante che menziona un sagace compratore: “è insignificante, è insignificante, disse il compratore, ma quando se ne fu andato per la sua strada, allora egli si vantò." [107]

L'occupazione

L'occupazione nella Bibbia è basata sul diritto del libero contratto.

Nella parabola della vigna, un proprietario terriero contratta con alcuni lavoratori alla mattina presto per il lavoro del giorno, quindi con un altro gruppo più tardi la mattina ed quindi con altri due gruppi in momenti diversi nel pomeriggio. Per concludere, quando c'è solo più un'ora restante nella giornata, il proprietario terriero contratta con un quinto gruppo. Al finire del giorno, quando era tempo di ricevere la paga, a tutti i lavoratori venne pagato lo stesso importo. Il primo gruppo dei lavoratori allora mormorò perché, anche se avevano acconsentito ad un determinato stipendio, la mano d'opera dell'undicesima ora aveva ricevuto la stessa somma.

Ma quale fu la risposta del proprietario al primo gruppo? La Bibbia ci dice che che “egli rispose ad uno di loro e gli disse, amico, io faccia a te nessun torto: non ti sei forse accordato con me per un penny? Prendilo e vai per la tua strada: darò a questi ultimi, proprio quanto ho dato a te. Non è legale che io faccia ciò che voglio con le mie proprietà? È il tuo occhio cattivo, perché io sono buono?” [108]

Suppongo che il primo gruppo di lavoratori potrebbe formare un sindacato e scioperare per stipendi più alti. Anche se non c'è niente di male nella contrattazione collettiva di per sé, in un reale libero mercato e senza protezioni di governo per i sindacati, i datori di lavoro potrebbero licenziare liberamente gli impiegati che si rifiutano di lavorare. Potrebbe non essere nel loro interesse farlo, ma non c'è ragione per cui non dovrebbero avere quell'opzione.

Disoccupazione

La soluzione biblica al problema della disoccupazione è semplice: il lavoro. Se un uomo non lavorerà allora non dovrebbe mangiare. [109] Se un uomo non provvede alla propria casa allora deve essere considerato come peggiore di un infedele. [110] Ma un uomo deve anche lavorare per dare a chi è nel bisogno. [111]

Ciò non dovrebbe, tuttavia, essere confuso con il dictum marxista che molti americani pensano compaia nella Costituzione: “da ciascuno secondo la sua abilità, a ciascuno secondo il suo bisogno.” Marx, o chiunque dal quale abbia rubato il precetto, ha preso la sua idea dagli Atti degli Apostoli nel Nuovo Testamento. Lì leggiamo che i primi cristiani, a causa di una carestia imminente, “ogni uomo secondo la sua abilità, decisero di mandare soccorso ai fratelli che abitavano in Giudea.” [112] Leggiamo inoltre che i primi cristiani a Gerusalemme “avevano tutte le cose in comune,” [113] e vendettero case e terre, e distribuirono i soldi “ad ogni uomo secondo il suo bisogno.” [114]

Soltanto qualcuno ignaro di cosa sia il comunismo farebbe l'errore di identificare queste azioni con la proprietà statale dei mezzi di produzione. Come Mises ha scritto su questo in Socialismo: “è un comunismo delle merci di consumo, non dei mezzi di produzione, una comunità di consumatori, non di produttori.” [115]

Marx fu molto selettivo con le sue Scritture, perché nella parabola dei talenti, i talenti sono dati “ad ogni uomo secondo le sue molte abilità.” [116] Non c'è inoltre evidenza che questo grado radicale della carità cristiana sia mai stato esercitato al di fuori di Gerusalemme o dovesse servire da modello per le chiese future. Ed inoltre, questa è la carità, non il comunismo e come tale era puramente volontaria. Chiedete a qualcuno nell'Unione Sovietica se poteva lasciare il sistema.

Due casi specifici sono registrati che chiariscono questo. Barnaba ha venduto una certa terra ed ha dato i soldi che ha ricevuto agli apostoli. [117] Anania fece lo stesso, ma mentì su quanto ricevette dalla vendita e “tenne per sé parte del prezzo.” [118] Successivamente venne rimproverato dagli apostoli e punito da Dio. Ciò che dovremmo notare, tuttavia, è che gli fu detto: “Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere?” [119 ] Il diritto della proprietà privata ed il controllo della proprietà reale o personale è sia assoluto che biblico. Un uomo che pianta una vigna ha diritto alla frutta che produce. [120] Un uomo che nutre una mandria ha diritto al latte che dà. [121] Un agricoltore è autorizzato ad essere il primo a godere dei suoi frutti. [122]
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Note

[47] Karl Marx, Capital: A Critique of Political Economy, trad. da Samuel Moore, et al. (New York: Modern Library, 1906), 708-709.
[48] John Maynard Keynes, Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (New York: Harcourt, sostegno e Co., 1935), 372.
[49] Robert L. White, Biblical Economics: Economic Myths versus Biblical Values (Lanham: University Press of America, 2006), 10.
[50] Ibid., 29.
[51] Ibid., 32.
[52] Ibid., 31.
[53] Ibid., 35.
[54] Ibid., 10.
[55] Ibid.
[56] Ibid., 1.
[57] Ibid., 53.
[58] Ibid., v.
[59] Ibid., 33.
[60] Ibid., 28.
[61] Ibid.
[62] Ibid.
[63] Ibid.
[64] Ibid., 21.
[65] Donald Hay, Economics Today: A Christian Critique (Leicester, UK: Apollos, 1989), 78.
[66] Ibid., 175.
[67] Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State: A Treatise on Economic Principles with Power and Market, scholars ed. (Auburn: Ludwig von Mises Institute, 2004), 1300.
[68] Proverbi 11:4.
[69] Luca 16:19.
[70] Luca 12:16.
[71] Luca 21:1.
[72] 2 Cronache 9:22.
[73] Matteo 27:60.
[74] Matteo 27:57.
[75] 1 Timoteo 6:17-18.
[76] 2 Corinzi 12:14.
[77] Proverbi 13:22.
[78] Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith, 32.
[79] Proverbi 14:21.
[80] Proverbi 14:31.
[81] Deuteronomio 15:11.
[82] Marco 14:6.
[83] Marco 14:7.
[84] 1 Timoteo 5:9-10.
[85] Galati 5:14.
[86] Galati 6:10.
[87] Romani 12:13.
[88] Ibid.
[89] Filippesi 2:4.
[90] 1 Timoteo 6:8.
[91] Tito 3:8, 14.
[92] Atti 20:35.
[93] Galati 2:10.
[94] Romani 15:26.
[95] Proverbi 31:14.
[96] Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith, 34.
[97] Efesini 4:25; 1 Tessalonicesi 4:6; Efesini 4:28.
[98] 1 Tessalonicesi 4:12.
[99] 2 Corinzi 8:21; Romani 12:17.
[100] Romani 12:11.
[101] Giacomo 4:13.
[102] Giacomo 4:15.
[103] Matteo 25:16-23; Luca 19:15-19.
[104] Giovanni 2:16.
[105] Matteo 25:27; Luca 19:23.
[106] Proverbi 22:7.
[107] Proverbi 20:14.
[108] Matteo 20:13-15.
[109] 2 Tessalonicesi 3:10.
[110] 1 Timoteo 5:8.
[111] Efesini 4:28.
[112] Atti 11:29.
[113] Atti 4:32.
[114] Atti 4:35.
[115] Ludwig von Mises, Socialism: An Economic and Sociological Analysis, trans. by J. Kahane (Indianapolis: Liberty Fund, 1981), 374.
[116] Matteo 25:15.
[117] Atti 4:36-37.
[118] Atti 5:2.
[119] Atti 5:4.
[120] Corinzi 1 9:7.
[121] Ibid.
[122] 2 Timoteo 2:6.
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Link all'articolo originale.

Prima parte:
Il mito del giusto prezzo.
Seconda parte: Il concetto biblico del giusto.
Terza parte: Interventismo
Quinta parte: Conclusione

5 comments:

Santaruina said...

lo sto leggendo piano piano

(ma non l'hai tradotto tutto tu, vero?)

a presto :-)

Paxtibi said...

Certo che l'ho tradotto io, anzi, se trovi errori segnalameli pure, l'ho fatto un po' di fretta.

Paxtibi said...

(Ovviamente mi sono fatto aiutare dal "pesce di Babele," visto che è anche... il periodo giusto.)

:-P

Santaruina said...

Pax, un impegno davvero notevole.

Ma ne valeva la pena. :-)

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