Tuesday, April 15, 2008

“Il Grande e Terribile Impostore”

Storiella educativa post-elettorale: il capitolo 15 de “Il Mago di Oz,” scaricabile gratuitamente dal sito Gutenberg Project.

Buona riflessione.
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La scoperta di Oz, il Terribile

di L. Frank Baum


I quattro viaggiatori camminarono fino al grande cancello della Città di Smeraldo e suonarono il campanello. Dopo aver suonato diverse volte, gli venne aperto dallo stesso Guardiano dei Cancelli che avevano incontrato prima.

“Come! Siete ritornati?” egli domandò, sorpreso.

“Non ci vedi?” rispose lo Spaventapasseri.

“Ma pensavo che foste andati a visitare la Strega Cattiva dell'Ovest.”

“L'abbiamo visitata,” disse lo Spaventapasseri.

“E vi ha lasciati andar via?” chiese l'uomo, meravigliato.

“Non poteva farci niente, visto che si è dissolta,” spiegò lo Spaventapasseri.

“Si è dissolta! Bene, questa è davvero una buona notizia,” disse l'uomo. “chi l'ha dissolta?”

“È stata Dorothy,” disse il Leone gravemente.

“Per Dio!” esclamò l'uomo, e s'inchinò fino a terra davanti a lei.

Quindi li condusse nella sua piccola stanza e fece mettere a tutti gli occhiali presi dalla grande scatola, proprio come aveva già fatto precedentemente. Dopodiché entrarono attraverso il cancello nella Città di Smeraldo. Quando la gente seppe dal Guardiano dei Cancelli che Dorothy aveva dissolto la Strega Cattiva dell'Ovest, tutti si riunirono intorno ai viaggiatori e una grande folla li seguì al palazzo di Oz.

Il soldato con i mustacchi verdi era ancora di guardia davanti al portone, ma li lasciò entrare immediatamente, ed essi incontrarono di nuovo la bella ragazza verde, che subito introdusse ciascuno di loro alle loro vecchie stanze, in modo che potessero riposarsi finché il grande Oz non fosse stato pronto a riceverli.

Il soldato riferì direttamente ad Oz la notizia che Dorothy e gli altri viaggiatori erano ritornati, dopo avere distrutto la Strega Cattiva; ma Oz non diede risposta. Avevano pensato che il grande mago li avrebbe contattati subito, ma non fu così. Non ebbero notizie di lui il giorno dopo, né quello dopo, né quello dopo ancora. L'attesa era noiosa e stancante ed alla fine erano tutti irritati che Oz li trascurasse così, dopo averli mandati ad affrontare grandi difficoltà e la schiavitù. Così lo Spaventapasseri chiese infine alla ragazza verde di portare un altro messaggio ad Oz, dicendo che se non li avesse incontrati subito avrebbero chiamato le Scimmie Alate in loro aiuto, per scoprire se avrebbe mantenuto le sue promesse oppure no. Quando il mago ricevette questo messaggio si spaventò talmente che dette ordine affinché venissero condotti alla stanza del trono quattro minuti dopo le nove in punto la mattina successiva. Aveva incontrato le Scimmie Alate una volta nella Terra dell'Ovest, e non voleva incontrarle di nuovo.

I quattro viaggiatori passarono una notte in bianco, ciascuno pensando al regalo che Oz aveva promesso di concedergli. Dorothy si addormentò una volta sola, e sognò di essere in Kansas, dove la zia Emma stava dicendole quanto felice fosse di riavere la sua piccola a casa.

Precisamente alle nove in punto la mattina successiva il soldato verde-baffuto venne da loro e quattro minuti più tardi tutti entravano nella stanza del trono del grande Oz.

Naturalmente ognuno di loro aveva pensato di vedere il mago nella figura che aveva preso precedentemente, e tutti furono notevolmente sorpresi quando si guardarono attorno e non videro nessuno nella stanza. Rimasero vicino alla porta e più vicino ancora l'uno all'altro, dato che l'immobilità della stanza vuota era la più terribile di tutte le forme che avevano visto assumere da Oz.

In quel momento sentirono una voce solenne, che sembrava provenire da qualche luogo vicino alla sommità della grande cupola, che disse:

“Sono Oz, il grande e terribile. Perché mi cercate?”

Guardarono di nuovo in ogni parte della stanza ed allora, non vedendo nessuno, Dorothy domandò, “dove sei?”

“Sono dappertutto,” rispose la voce, “ma agli occhi dei comuni mortali sono invisibile. Ora mi metterò a sedere sul mio trono, e potrete conversare con me.” Effettivamente, la voce sembrò allora venire dritto dal trono stesso; così camminarono verso di esso e rimasero in piedi in fila mentre Dorothy diceva:

“Siamo venuti ad esigere la nostra promessa, o Oz.”

“Che promessa?” chiese Oz.

“Avete promesso di rispedirmi in Kansas quando la Strega Cattiva fosse stata distrutta,” disse la ragazza.

“Ed avete promesso di darmi un cervello,” disse lo Spaventapasseri.

“Ed avete promesso di darmi un cuore,” disse l'Uomo di Latta.

“Ed avete promesso di darmi il coraggio,” disse il Leone Codardo.

“È davvero distrutta la Strega Cattiva?” chiese la voce, e Dorothy pensò che tremasse un poco.

“Sì,” rispose, “l'ho fusa con un secchio d'acqua.”

“Povero me,” disse la voce, “che sorpresa! Bene, tornate da me domani, dato che ho bisogno di tempo per pensarci sopra.”

“Avete avuto già abbondanza di tempo,” disse irosamente l'Uomo di Latta.

“Non attenderemo un giorno di più,” disse lo Spaventapasseri.

“Dovete mantenere le vostre promesse!” esclamò Dorothy.

Il Leone pensò che avrebbe potuto spaventare pure il mago, così mandò un grande, forte ruggito, che fu così feroce e terribile che Toto saltò via da lui allarmato e capovolse il paravento che stava in un angolo. Mentre questo cadeva con un tonfo essi guardarono in quella direzione, e l'attimo seguente tutti furono pieni di meraviglia. Perché videro, in piedi proprio nel punto che il paravento nascondeva, un piccolo uomo anziano, con una testa calva ed una faccia rugosa, che sembrava tanto sorpreso quanto loro. L'Uomo di Latta, alzando la sua ascia, corse veloce verso il piccolo uomo e gridò, “chi sei?”

“Sono Oz, il grande e terribile,” disse il piccolo uomo, con voce tremante. “Ma non mi colpire – ti prego – e farò qualsiasi cosa volete.”

I nostri amici lo guardarono con sorpresa e costernazione.

“Io pensavo che Oz fosse una grande testa,” disse Dorothy.

“Ed io pensavo che Oz fosse una bella signora,” disse lo Spaventapasseri.

“Ed io pensavo che Oz fosse una bestia terribile,” disse l'Uomo di Latta.

“Ed io pensavo che Oz fosse una sfera di fuoco,” esclamò il Leone.

“No, vi sbagliate tutti,” disse umilmente il piccolo uomo. “Ve l'ho fatto credere.”

“Fatto credere!” gridò Dorothy. “Non siete non un grande mago?”

"Piano, mia cara,” disse. “Non parlate troppo forte, o vi sentiranno, e sarei rovinato. Si suppone ch'io sia un grande mago.”

“E non lo siete?” chiese ella.

“Neanche un po', mia cara; sono solo un uomo comune.”

“Siete più di quello,” disse lo Spaventapasseri, in tono addolorato; “siete un impostore.”

“Proprio così!” dichiarò il piccolo uomo, strofinandosi le mani insieme come se la cosa lo soddisfacesse. “Sono un impostore.”

“Ma questo è terribile,” disse l'Uomo di Latta. “Come potrò mai ottenere il mio cuore?”

“O io il mio coraggio?” chiese il Leone.

“O io il mio cervello?” si lamentò lo Spaventapasseri, asciugandosi le lacrime dagli occhi con la manica del cappotto.

“Miei cari amici,” disse Oz, “vi prego di non parlare di queste piccole cose. Pensate a me ed alle terribili difficoltà cui andrei incontro se mi scoprissero.”

“Nessun altro sa che siete un impostore?” domandò Dorothy.

“Nessuno lo sa eccetto voi quattro – ed io stesso,” Oz rispose. “Ho imbrogliato tutti così a lungo che ho pensato che non sarei mai stato scoperto. È stato un mio grande errore lasciarvi entrare nella Stanza Del Trono. Solitamente non lo permetto neppure ai miei sudditi, e così essi credono che io sia qualcosa di terribile.”

“Ma, non capisco,” disse Dorothy, perplessa. “Come avete fatto ad apparirmi come grande testa?”

“Era uno dei miei trucchi,” rispose Oz. “Venite con me, per favore, e vi spiegherò tutto.”

Li condusse ad una piccola camera nella parte posteriore della Stanza del Trono. Egli indicò un angolo, dove stava la grande testa, fatta da molti spessori di carta, e con una faccia verniciata con attenzione.

“Questa l'ho appesa dal soffitto con un cavo,” disse Oz. “Stavo in piedi dietro il paravento e tiravo un filo, per fare muovere gli occhi ed aprire la bocca.”

“Ma la voce?” domandò ella.

“Oh, sono un ventriloquo,” disse il piccolo uomo. “Posso gettare il suono della mia voce dove voglio, così avete pensato che uscisse dalla testa. Ecco le altre cose che ho usato per ingannarvi.” Mostrò allo Spaventapasseri il vestito e la mascherina che aveva indossato quando sembrò essere la bella signora. E l'Uomo di Latta vide che la sua bestia terribile non era altro che un sacco di pelli, cucite insieme, con delle stecche per tenderne i lati. Per quanto riguarda la sfera di fuoco, il falso mago aveva appeso anche quella dal soffitto. Era in realtà una sfera di cotone, ma quando vi fu versato dell'olio la sfera bruciò ferocemente.

“Davvero,” disse lo Spaventapasseri, “dovreste vergognarvi di voi stesso per essere un tal impostore.”

“Lo sono – certo che lo sono,” rispose il piccolo uomo tristemente; “ma era l'unica cosa che potevo fare. Sedetevi, per favore, c'è abbondanza di sedie; e vi dirò la mia storia.”

Così si sedettero ed ascoltarono mentre gli raccontò la seguente storia.

“Sono nato nell'Omaha...”

“Hei, non è molto lontano dal Kansas!” gridò Dorothy.

“No, ma è più lontano di qui,” disse, scuotendo tristemente la testa verso di lei. “Quando sono cresciuto sono diventato un ventriloquo, ed in questo sono stato istruito molto bene da un grande maestro. Posso imitare ogni genere di uccello o bestia.” Qui miagolò così bene che Toto drizzò le sue orecchie e guardò dappertutto per vedere dove fosse il gattino. “Dopo un certo tempo,” continuò Oz, “mi stancai e diventai un aeronauta"

“Che cos'è?” chiese Dorothy.

“Un uomo che sale in cielo con un aerostato il giorno del circo, in modo da attirare una folla di gente e le convincerla a pagare per vedere il circo,” egli spiegò.

“Oh,” disse lei, “capisco.”

“Bene, un giorno sono andato su con l'aerostato e le corde si sono attorcigliate, cosicché non sono potuto ridiscendere. Salì su sopra le nubi, così in alto che una corrente d'aria lo colpì e lo trasportò per molte, molte miglia. Per un giorno e una notte viaggiai per l'aria e la mattina del secondo giorno mi svegliai e vidi che l'aerostato galleggiava sopra un paese bello e sconosciuto.

“Scese gradualmente e non venni danneggiato neanche un po'. Ma mi trovai in mezzo a della gente strana, che, vedendomi arrivare dalle nubi, pensò che fossi un grande mago. Naturalmente lasciai che lo pensassero, perché erano impauriti da me, e promisi di fare qualsiasi cosa desiderassero.

“Solo per divertirmi e mantenere la buona gente occupata, ordinai loro di costruire questa Città ed il mio Palazzo; e tutti lo fecero bendisposti e volenterosi. Allora pensai, dato che il paese era così verde e bello, lo chiamerò la Città di Smeraldo; e per far sì che il nome si adattasse meglio feci indossare gli occhiali verdi a tutti, così che tutto ciò che vedevano fosse verde.”

“Ma non è tutto verde, qui?” chiese Dorothy.

“Non più che in qualunque altra città,” rispose Oz; “ma quando indossate gli occhiali verdi, naturalmente tutto quel che vedete vi sembrerà verde. La Città di Smeraldo è stata costruita molti, molti anni fa, perché ero giovane quando l'aerostato mi ha portato qui ed ora sono un uomo molto anziano. Ma la mia gente ha portato gli occhiali vetri verdi sugli occhi così a lungo che la maggior parte di loro pensano che davvero è una Città di Smeraldo, e certamente è un bel posto, abbondante in gioielli e metalli preziosi ed in ogni buona cosa che è necessaria a rendere qualcuno felice. Sono stato buono con la gente, e gli piaccio; ma da quando questo Palazzo è stato costruito, mi ci sono chiuso dentro e non ho più visto nessuno di loro.

“Uno dei miei timori più grandi erano le Streghe, dato che, mentre io non ho mai avuto alcun potere magico, presto scoprii che le Streghe erano realmente in grado di fare cose meravigliose. C'erano quattro di loro in questo paese, e governavano la gente che vive nel Nord e Sud ed Est ed Ovest. Fortunatamente, le Streghe del Nord e del Sud erano buone, e sapevo che non avrebbero fatto alcun danno; ma le Streghe dell'Est e dell'Ovest erano terribilmente cattive, e se non avessero creduto che fossi più potente di loro, certamente mi avrebbero distrutto. Così, ho vissuto nella mortale paura di loro per molti anni; così potete immaginare che piacere mi fece sapere che la vostra casa era caduta sulla Strega Cattiva dell'Est. Quando siete venuti da me, ero disposto a promettere qualsiasi cosa se voi aveste eliminato l'altra Strega; ma, ora che l'avete dissolta, mi vergogno di dire che non posso mantenere le mie promesse.”

“Penso che siate un uomo molto cattivo,” disse Dorothy.

“Oh, no, mia cara; sono davvero un uomo molto buono, ma sono un mago molto cattivo, devo ammetterlo.”

“Non potete darmi un cervello?” chiese lo Spaventapasseri.

“Non ne avete bisogno. State imparando qualcosa ogni giorno. Un bambino ha il cervello, ma non conosce granché. L'esperienza soltanto è ciò che porta alla conoscenza e più a lungo siete sulla terra più esperienza siete certo di ottenere."

“Tutto questo può essere vero,” disse lo Spaventapasseri, "ma sarò molto infelice se non mi date un cervello.”

Il falso mago lo guardò attentamente.

“Bene,” disse con un sospiro, “non sono un granché come mago, come ho detto; ma se verrete domani mattina da me, vi riempirò la testa con un cervello. Non posso dirvi come usarlo, tuttavia; dovrete scoprirlo da solo.”

“Oh, grazie – grazie!” gridò lo Spaventapasseri. "troverò il modo di usarlo, non temete!”

“E il mio coraggio?” chiese il Leone con ansia.

“Ne avete in abbondanza, ne sono certo,” rispose Oz. “Tutto quello di cui avete bisogno è la fiducia in voi stesso. Non c'è cosa vivente che non sia impaurita quando affronta il pericolo. Il Vero coraggio sta nell'affrontare il pericolo quando siete impauriti e di quel genere di coraggio ne avete in abbondanza.”

“Forse, ma sono spaventato lo stesso,” disse il Leone. “Davvero sarò molto infelice a meno che mi diate la specie di coraggio che fa dimenticare di essere impaurito.”

“Molto bene, vi darò quel tipo di coraggio domani,” rispose Oz.

“E il mio cuore?” chiese l'Uomo di Latta.

“Per quanto riguarda quello,” rispose Oz, “penso che sbagliate a desiderare un cuore. Rende la maggior parte della gente infelice. Se lo volete sapere, siete fortunato a non avere un cuore.”

“Dev'essere una questione di opinioni,” disse l'Uomo di Latta. “Per parte mia, sopporterò tutta l'infelicità senza un brontolio, se mi darete un cuore.”

“Molto bene,” rispose dolcemente Oz. “Venite domani da me e vi darò un cuore. Ho giocato al mago per tanti anni che posso pure continuare la parte un po' più a lungo."

“Ed ora,” disse Dorothy, “come posso ritornare nel Kansas?”

“Dovremo pensarci,” rispose il piccolo uomo. “Dammi due o tre giorni per considerare il problema e proverò a trovare il modo di trasportarvi oltre il deserto. Nel frattempo voi tutti sarete trattati come miei ospiti e mentre vivete a Palazzo la mia gente vi seguirà ed obbedirà ogni vostro minimo desiderio. C'è soltanto una cosa che vi chiedo in cambio del mio aiuto – così com'è. Dovete mantenere il mio segreto e non dire a nessuno che sono un impostore.”

Acconsentirono a non dire niente di ciò che avevano appreso e tornarono alle loro stanze di ottimo umore. Anche Dorothy nutriva la speranza che “il Grande e Terribile Impostore,” come lo chiamava, avrebbe trovato la maniera di rimandarla indietro nel Kansas, e se lo avesse fatto era disposta a perdonargli tutto.