Saturday, April 19, 2008

Corte Sconcia

L’inviato da Laputa del Gongoro questo fine settimana ci riporta a Venezia, per vedere se nella nebbia magica di questa città destinata a scomparire tra le acque di cui un tempo fu regina riusciamo a intravedere le ombre di remoti e misteriosi consessi la cui influenza pervade la storia degli ultimi secoli e continua ad esercitarsi ai nostri giorni.

Non è cambiata infatti la peculiare abitudine di certi personaggi, di classe assai agiata perlopiù, di riunirsi in “clubbini” per decidere le magnifiche sorti e progressive dell'umanità, o meglio: di tutta quell'umanità che, avendo necessità di sgobbare per vivere (e per mantenere nel lusso i suddetti “benefattori”), nei clubbini non può certo mettere piede.

È consigliabile un bel bicchiere di qualcosa di forte, a vostra scelta, per resistere al clima umido delle calli, anche se non credo sarà sufficiente ad evitare qualche brivido lungo la spina dorsale, non necessariamente causato dal freddo.

Buona lettura e buon fine settimana a tutti.

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Di Giovanni Pesce


E' vissuto a Venezia nel 1700, un interessante gruppo di pensatori: Gasparo Contarini, Frà Paolo Sarpi, Gianmaria Ortes e l'abate Antonio Conti.

In realtà il personaggio centrale è Paolo Sarpi, il quale pur non essendo molto conosciuto, ha collaboratoto alla “prototipazione” di famosissime teorie sociali:
  • il Malthusianesimo
  • la Globalizzazione
  • la Teoria economica Marxista
  • la Teoria economica Fascista
  • il Liberismo mercantile
  • il Libertinismo
  • il Bluff al gioco delle carte.
Paolo Sarpi è stato il propugnatore dei think tank ovvero i “pensatoi” dell'epoca; infatti a quei tempi frequentava il Ridotto Morosini, un prestigioso salotto dell'epoca; sul modello di salotto si sono basati i successivi club italiani inglesi ed americani.
Frà Paolo non ha elaborato quelle teorie sociali citate, ma è stato superlativo nell'individuazione delle teorie sociali che più facessero comodo alle necessità contingenti ed era inimitabile nella loro applicazione politica.

Un grande appassionato di quel periodo è Webster Tarpley che ha trattato in convegni e libri l'Oligarchia Venexiana come il peggiore di tutti i mali.

In sostanza Tarpley afferma che le famiglie veneziane hanno dominato i circoli culturali e scientifici di tutta Europa per cercare di distruggere i regimi più potenti di loro ed infine hanno deciso di trasferire il loro centro di comando commerciale a Londra.

I circoli culturali inglesi hanno creato Newton, Marx, Malthus, Bentham, Adan Smith, la Compagnia delle Indie come i circoli venexiani avevano dominato Dante e Petrarca, ingaggiato Galileo e creato la Compagnia del Gesù.

Tarpley paragona Sarpi al Doctor Faust di Marlowe.

Dal punto di vista demografico, Sarpi suggeriva di non fare molti figli, e se per caso in una famiglia ricca ne nascesse qualcuno in più oltre al primo, era meglio che questi ultimi si dedicassero al libertinaggio, o si richiudessero in un convento o entrambe le cose anche contemporaneamente.

Se per i ricchi era importante non disperdere l'asse ereditario, alla povera gente mancava il diritto di godere dei benefici di questa terra.

Queste idee sono state consolidate dai lavori di Ortes (“Economia Nazionale” e “Chi mi sa dir s'io fingo”) e Antonio Conti che a loro volta hanno “indottrinato” Adam Smith, Malthus e Carlo Marx; tra l'altro Conti cercò di far da arbitro nella sfida tra Newton e Leibinz.

Marx parla di “proletari” come persone, con molti figli, contrapposte a quelle che detengono il potere; i proletari erano coloro che avevano la possibilità tecnica di procreare “ad libitum” in quanto non avevano eredità da suddividere.

Il libero mercato e la globalizzazione sotto un unico governo (venexiano) che dettasse le leggi (mondiali) era il sogno del club frequentato da Sarpi, non molto diverso dall'attuale progetto PNAC che è in realtà la continuazione dell'opera di Sarpi.

Molto meno interessato a questi problemi c'era un altro mitico personaggio, anche lui allegro fratacchione: l'abate (diffidato dal dir Messa) Anton Vivaldi, che componendo il “Concerto de ‘Le pute’” probabilmente trovò altri motivi di interesse e svago con le sue allieve.