Wednesday, September 3, 2008

Stati e briganti

Due capitoli, il quarto e il sesto, dal Libro IV de La Città di Dio di Sant'Agostino. Un'opera di indubbio valore anche per i non credenti.
___________________________

Ingiustizia e violenza degli stati e dei briganti.

Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l'aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell'ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell'impunità. Con finezza e verità a un tempo rispose in questo senso ad Alessandro il Grande un pirata catturato. Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: “La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta” 1.


L'imperialismo di Nino in Trogo e Giustino.

Giustino che, seguendo Trogo Pompeo, in latino come lui ma in compendio, scrisse una storia greca anzi universale, cominciò così il testo dei suoi libri: All'inizio della storia il governo dei popoli e delle nazioni era in mano ai re che non erano innalzati all'altezza della carica dalla tracotanza demagogica ma dalla saggia moderazione degli ottimati. I cittadini non erano regolati dalle leggi, era usanza difendere e non estendere i confini del dominio, gli Stati erano limitati ai gruppi tribali. Fu Nino re degli Assiri il primo a modificare per ambizione di dominio il vecchio costume per così dire ancestrale. Egli per primo fece guerra ai vicini e soggiogò fino ai confini della Libia i popoli ancora inesperti della difesa. E poco dopo soggiunge: Nino rassodò la grandezza del dominio che aveva cercato con le nuove conquiste. Domati dunque i più vicini, passando agli altri perché reso più potente con l'aggiunta di nuove forze ed essendo ogni vittoria un mezzo per la successiva, assoggettò i popoli di tutto l'Oriente 2. Non so con quale fedeltà ai fatti abbiano scritto Giustino o anche Trogo. Alcuni documenti più autentici dimostrano che non erano ben informati. Tuttavia è ammesso da tutti gli altri scrittori che il regno degli Assiri fu ampiamente esteso dal re Nino 3. E durò tanto a lungo che l'impero romano non ha ancora raggiunto quell'età. Infatti, come scrivono gli studiosi di cronologia, dall'anno primo del regno di Nino, prima di passare ai Medi, durò milleduecentoquaranta anni 4. Muovere guerra ai vicini, continuare con altre guerre, sconfiggere e assoggettare per semplice ambizione di dominio popoli che non davano molestia, che altro si deve considerare se non un grande atto di brigantaggio?
___________________________

Note

1 - Cf. Cicerone, De rep. 3, 14, 24.

2 - T. Pompeo Trogo - M. Giuniano Giustino, Hist. Philipp. 1, 1, 1-5. 8.

3 - Cf. Diodoro Siculo, Bibl. 2, 12; Lucio Ampelio, Lib. mem. 11, 2.

4 - Eusebio di Cesarea - Girolamo, Chronic. 2; Orosio, Hist. 7, 2, 15.

5 comments:

GianniPesce said...

Mi mancava questo pezzo di Sant'Agostino!

Non avrei mai immaginato!

libertyfighter said...

Bello Bello Bello Bello

Santaruina said...

Ciao Pax

mi sto leggendo piano piano i post di agosto.
Ma non si dovrebbe oziare un poco ad agosto? :-)

Ottime cose, comunque, e non poteva essere altrimenti.

A presto

Paxtibi said...

Qui si lavora, mica come certi signorini che vanno in villeggiatura...

:-P

_gaia_ said...

"(...) che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? (...) Se la banda malvagia aumenta con l'aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell'ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell'impunità.

Semplicemente sublime. Una musica limpida, "trasparente", ma pesante come un macigno.