Tuesday, October 23, 2007

Piccolo Glossario della Neolingua #14

Per mettere il mondo nel giusto ordine, dobbiamo prima mettere ordine nella nazione; per mettere ordine nella nazione, dobbiamo prima mettere ordine in famiglia; per mettere ordine in famiglia, dobbiamo prima coltivare la nostra vita personale; dobbiamo ordinare il nostro cuore.
(Confucio)

Apparentemente inoffensivo, il lemma rappresentante è la chiave di volta dell'inganno democratico: contrariamente a quanto saggiamente suggerito da Confucio, infatti, l'illusione collettivista prevede un ordine che viene dall'alto per distribuirsi uniformemente nella società, privandoci tutti del controllo sulle nostre vite.
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Rappresentante
Significato originario:
1 p.pres. ⇒ rappresentare
2 agg. raffigurante, simboleggiante
3 agg., s.m. e f. che, chi opera in nome e nell’interesse di altri individui, organi o collettività: r. di una categoria, di un partito politico
4 s.m. e f. estens., chi simboleggia o rispecchia i caratteri salienti di un’epoca, di un movimento, di una corrente artistica: i rappresentanti del Romanticismo
5 s.m. e f. dir.civ., persona che per legge o per procura agisce in nome e per conto di altri: r. processuale
6 s.m. e f. dir.comm. ⇒ rappresentante di commercio


Nel mondo del commercio, il rappresentante è sempre una “seconda scelta” rispetto al titolare, una persona di fiducia che lo sostituisce in occupazioni che quest'ultimo non può adempiere e non è necessario che lo faccia in prima persona. Com'è logico, nessun imprenditore delegherebbe un sottoposto per concludere gli affari più importanti. Allo stesso modo tutti noi, nella nostra vita privata, in rarissime occasioni ci affidiamo ad altri, mai in quelle che più ci interessano.

Eppure, quando si tratta di “politica” siamo ben disposti a delegare a persone che non conosciamo se non attraverso i media o qualche opuscolo, che a loro volta non ci conoscono affatto – addirittura dalle quali ci guarderemmo bene dall'acquistare un'auto usata – ebbene a costoro deleghiamo tutto ciò che riguarda la nostra vita pubblica ma sempre più anche quella privata: quante ore dovremmo lavorare, per che salario, come spostarci, la nostra sicurezza, persino come regolare le nostre relazioni affettive.

Alla pratica di delegare le proprie responsabilità individuali ad un'autorità superiore si viene educati fin dalla scuola, quando è facile farla accettare come logica e naturale: nei bambini il senso di responsabilità è ancora in nuce, limitato dalla loro incapacità di affrontare la vita che li rende dipendenti dai genitori per la soddisfazione di bisogni primari. La scuola, che dovrebbe consegnar loro gli strumenti per progredire verso l'indipendenza, è invece strutturata come una prigione, o una caserma, o un convento, dove si insegna a delegare ancora più responsabilità di quanto facciano in famiglia. Scrive John Taylor Gatto: “la scuola è una condanna a 12 anni di reclusione dove le cattive abitudini sono l'unico curriculum che si apprenda davvero.”

Su queste basi si fonda l'illusione che sia possibile evitare di coltivare il proprio spirito ed ottenere comunque una società giusta ed ordinata. Non solo, la gran maggioranza delle persone crede che solo un'autorità superiore possa mantenere l'ordine, imponendolo, nella convinzione che l'individuo non sia in grado di controllare in prima persona le proprie azioni. A queste persone non è stato dato modo di imparare a gestire se stesse, non deve quindi stupire se considerano l'uomo incapace di farlo. Semmai stupisce la fiducia di costoro nella democrazia rappresentativa: com'è possibile che quest'uomo altrimenti irresponsabile acquisti nuove, quasi divine caratteristiche all'atto di assumere la rappresentanza?

Diceva sempre il saggio Confucio: “quel che cerca l’uomo superiore è in lui stesso; quel che cerca l’uomo dappoco è negli altri.” Il democratico quello che manca lo trova o crede di trovarlo, confortato in questo da tutti i mezzi di comunicazione, nel politico. La verità è che, ineducato alla responsabilità, quindi bloccato in una condizione infantile, si affida – così come si sottometteva al volere degli insegnanti negli anni della scuola
– a chi ai suoi occhi incarna l'ideale della figura paterna: colui a cui si delegano le responsabilità e che provvede per le necessità degli altri.

Il pollo cresciuto in batteria non crederà mai che possa esistere l'aia. Cosa succederebbe se la vedesse?

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