Wednesday, September 12, 2007

Piccolo Glossario della Neolingua #9

“For, under the sway of the doctrines taught by contemporary pseudo-economists, all but a few reasonable men believe that they are injured by the mere fact that their own income is smaller than that of other people and that it is not a bad policy to confiscate this difference.”
(Ludwig von Mises, Economic Freedom and Interventionism)
Analizziamo un termine usato per definire il furto da parte dello stato, una subdola maschera per far recepire come atto di giustizia un'azione ingiusta sotto tutti i punti di vista.
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Ridistribuzione
Significato originario:
il ridistribuire; nuova o diversa distribuzione: r. delle cariche

Polirematiche
ridistribuzione del reddito loc.s.f. econ., nuova ripartizione del reddito derivante dall’attività produttiva tra chi compone un sistema economico, per evitare concentrazioni di capitale | nuova ripartizione tra consumo e risparmio e tra i consumi stessi.


La ridistribuzione è un concetto che nasce insieme allo stato, che ad esso attribuisce una valenza oltremodo positiva, evidentemente per crearsi un'immagine mitica da Robin Hood, da deus ex machina che interviene in una realtà ingiusta correggendola. La prima osservazione, logicamente, è che un qualsiasi furto è un atto di ridistribuzione, ma non per questo possiamo considerarlo un atto di giustizia. È semplice però comprendere perché lo stato propagandi questa valutazione: lo stato ruba, quindi si trova nella necessità di rendere accettabile il furto, e lo fa mascherandolo: che qualcuno abbia tanto e altri meno non è giusto, quindi togliere dall'uno per dare all'altro diventa un atto di giustizia.

La fallacia di questa logica è palese. Non è affatto detto, infatti, che qualcuno abbia di più perché l'ha rubato a chi si trova ad aver di meno, basta ricordare la favola della formica e della cicala: chi intervenisse a togliere alla prima il sudato frutto del suo lavoro per sfamare la seconda che si è trastullata tutta l'estate non si potrebbe in nessun caso considerare giusto. Anzi, oltre a compiere un atto arbitrario ed illegittimo, negherebbe alla formica impietosita il gesto profondamente morale di rinunciare volontariamente a parte delle sue provviste per provvedere all'imprevidente cicala, la quale a sua volta non potrebbe trarne la preziosa lezione apprezzando e prendendo ad esempio l'operosità e la generosità della formica.

In altre parole, intervenendo nelle relazioni non solo economiche tra gli individui, lo stato impedisce la loro crescita morale, prodotto naturale della loro interazione, sostituendo ai valori universali del lavoro e della solidarietà l'imperio del furto e dell'arbitrio della forza. Non dovrebbe sorprendere, quindi, la diffusione sempre più capillare dell'astuzia, del sotterfugio e l'incapacità di valutare le persone per la loro statura morale e non per la sola ricchezza. Il ricco disonesto viene preso a modello, il generoso sbeffeggiato, l'onesto equiparato al fesso.

Se a questo si aggiunge il fatto non secondario che il Robin Hood di stato è in realtà un ricco che ruba ai poveri, il quadro è completo: il politico viene onorato in ogni occasione tra feste e celebrazioni da chi, compresa l'antifona cerca di imitarlo, mentre chi si sottrae a questa logica scompare dalla scena pubblica insieme dai valori che si ostina a seguire.

È il dominio godereccio e terribile delle cicale sulle formiche, è il Mondo Nuovo.

3 comments:

Anonymous said...

In realtà Robin Hood e l'onorata sociatà di Corleone avevano costruito un sistema di ridistribuzione degli beni.

Lo stato ha accettato le best pratices corleonesi.
Non c'è più bisogno di teste di agnello mozzate o similia, basta una leggina.....

ciao
Gianni

Paxtibi said...

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