Wednesday, January 28, 2009

Il Grande Crimine #3

Di T. Hunt Tooley


La nazionalizzazione del privato

Parte del problema per i tirapiedi dello stato era la questione di come nazionalizzare e sistematizzare un'ampia fascia di aspetti della vita essenzialmente privati. Delle migliaia di casi che potremmo studiare a questo riguardo, i molteplici aspetti dell'istruzione pubblica sono forse i più strettamente connessi con la perdita della privacy. E questi aspetti sono rivelatori quando pensiamo ad essi relativamente alla Grande Guerra. Qui mi concentrerò sugli Stati Uniti, dove il santificato John Dewey dev'essere considerato con attenzione. La complessa visione collettivista di Dewey del ruolo dell'educazione nella società era basata sulla distruzione delle antichi abitudini di mediazione di costumi, tradizione e negoziazione della famiglia e dell'individuo. Come i suoi colleghi progressisti Frederick Taylor ed Edward Mandell House, credeva che la nuova comunità sarebbe stata controllata da amministratori specializzati del “sistema” che capivano i problemi dell'individualismo. Come scrisse Dewey un decennio prima della guerra,
Siamo portati a guardare alla scuola da un punto di vista individualistico, come qualcosa fra l'insegnante e l'allievo, o fra l'insegnante ed il genitore…. E giustamente. Tuttavia la gamma della prospettiva deve essere allargata. Ciò che il migliore e più saggio genitore vuole per il proprio bambino, quello deve volere la comunità per tutti i suoi bambini. Qualunque altro ideale per le nostre scuole è limitato e sgradevole; messo in atto, distrugge la nostra democrazia. [14]
Nella lotta per irreggimentare democraticamente i bambini, Dewey fu sostenuto da un gran numero di fantaccini progressisti. Per esaminarne uno solo, potremmo pensare alla sociologa e giornalista Frances Kellor. Alla guida del movimento per l'Americanizzazione nel periodo prima della guerra, la Kellor collegò le sue predilezioni per il nazionalismo americano, l'efficienza industriale e l'esigenza di indottrinare gli immigranti alle attitudini americane, creando un movimento che decollò con l'inizio della Prima Guerra Mondiale. Entro il 1916, la sempre più influente Kellor reclamava il servizio militare universale, l'attento indottrinamento nei programmi scolastici, e la rivitalizzazione dell'America. Accolse con favore la guerra in arrivo perché avrebbe creato lo “spirito eroico con cui una nazione è infine saldata insieme….” Per la fine della guerra, la Kellor ed altri come lei si presero il merito per il lavoro reale di fare pressione con successo sulle legislature statali per realizzare un nuovo regime di formazione, proscrivendo le scuole in lingua straniera, pubbliche e private, promuovendo le classi di americanizzazione, ed altrimenti usando le scuole per promuovere l'agenda progressista della distruzione della privacy e dell'immersione dell'individuo nelle torbide acque della democrazia. [15]

Un altro caso di studio riguarda i modi in cui gli stati nazionalizzano i villaggi, le famiglie e le regioni in nome del disastro. Il nostro esempio è il villaggio di Vauquois, un villaggio tipico della regione della foresta di Argonne nella Lorena, la sommità di un colle patria di diverse centinaia di pacifici cittadini francesi prima del 1914. Quando la guerra scoppiò, le unità dell'esercito francese si ritirò dalla frontiera a Vauquois nelle prime settimane della guerra e là presero posizione. I tedeschi attaccarono, ma come accadeva spesso, gli eserciti arrivarono ad un punto morto, in questo caso sulla sommità stessa della collina o della cresta oblunga. I due lati si trincerarono nelle proprie posizioni, con entrambe le linee della trincea che passavano attraverso il villaggio, in effetti, alla distanza del lancio di una pietra – o di una granata. Questo segmento del Fronte Occidentale rimase sul posto per quattro anni, eccezion fatta per la distruzione della stretta terra di nessuno con mine sotterranee. Quindi, la collina fu letteralmente scavata fuori dagli esplosivi e disseminata di tunnel. Occasionalmente, i soldati combattevano nel sottosuolo. Occasionalmente, si scambiavano invece tabacco e cioccolato. La Prima Armata americana entrò nelle posizioni francesi nel settembre 1918 e “prese” la posizione tedesca di Vauquois incenerendola con proiettili alla thermite e quindi semplicemente girando intorno a Vauquois. [16]

Ma cosa era accaduto alla strettamente legata comunità dei paesani francesi? Furono evacuati e dislocati molte miglia dietro le linee, dove languirono durante la guerra. Una volta che la guerra fu terminata, la burocrazia militare della ricostruzione francese – famosa per l'arroganza e l'inettitudine – continuò a limitare l'accesso all'area in modo che i lavoratori ufficiali del reclamo potessero “reclamare” il villaggio, nonostante le richieste dei paesani di lasciarli ritornare a prendere possesso delle loro proprietà. Dal momento che non era rimasto, in effetti, alcun villaggio al di là degli enormi crateri e di pochi brandelli di muratura, il governo francese finalmente – anni dopo l'evacuazione e perfino dopo la guerra stessa – decise di dichiarare l'area una “zona rossa.” Il che significava che a nessuno era permesso di rientrarci. La difficile situazione dei paesani di Vauquois alla fine venne privatizzata e diverse collette di carità permisero ai paesani di tornare, comprare un po' di terra poche centianaia di yarde giù dalla collina e di fondare una nuova Vauquois. [17]

Quindi, lo stato portò la guerra che inghiottì le vite private degli abitanti di Vauquois. Lo stato li rimosse per la loro sicurezza e lo stato gli impedì di ritornare a salvare ciò che poteva essere salvato. Questo è un modello così ben radicato novant'anni dopo che potrebbe richiedere un certo sforzo per immaginarlo diversamente: prima quegli individui fossero potuti tornare quando la guerra si spostò oltre la regione nel settembre 1918, maggiori sarebbero state le probabilità di riprendersi qualcosa, di riciclare il rimanente, di salvare quel che poteva essere salvato. Prima si fossero liberati dalla nazionalizzazione e fossero tornati all'esistenza privata piuttosto che vivere come parte del sistema bellico in un'altra città, più l'ordine naturale dell'individuo, della famiglia e del villaggio avrebbe potuto riaffermarsi, anche se sarebbe stato necessario del duro lavoro. Invece, hanno affrontato i ritardi dovuti alle formalità burocratiche mentre il loro governo raccoglieva milioni di franchi in riparazioni dalla Germania e costruiva nuovi palazzi di governo e varie altre addizioni “infrastrutturali” per la Francia (autostrade, ecc.) lontano da Vauquois.

Con disastri come quello di Vauquois e di altre cento città e villaggi francesi, comprendiamo la genesi dell'amministrazione statale dei disastri nel ventunesimo secolo. Gli individui che provano a proteggere le loro proprietà durante un uragano sono considerati nemici dello stato – problemi di cui si deve occupare la polizia. I recenti sfaceli della FEMA sono soltanto la versione ultima e più estrema.

L'indagine in molti altri casi di studio riempirebbe i contorni di questa storia: l'obiezione di coscienza alla guerra, l'arruolamento delle donne in fabbriche di munizioni ultra-tossiche, la propaganda dell'obbligazione verso lo stato che condusse le girl-scout in Inghilterra ad organizzare la consegna di piume bianche agli uomini sani che non si arruolavano nell'esercito, i lavori forzati in Germania, l'internamento dei tedeschi etnici in Australia, il programma per aprire la posta degli Stati Uniti alla ricerca di sabotatori e traditori e molto, molto di più. Ma per sintetizzare una lunga storia, come con il “sequestro” della proprietà privata di Rathenau, e con la “sistematizzazione” dei disastri gestita dallo stato, il risultato della crisi della Grande Guerra, come Robert Higgs potrebbe indicare, fu una profonda trasformazione in tutti i rapporti tra l'individuo e lo stato, e quindi una profonda trasformazione in tutti i rapporti fra gli individui, le famiglie, le chiese e i gruppi non statali.

Come ho suggerito nella mia frase di apertura, non potremo mai contare i costi della Grande Guerra. Possiamo, tuttavia, apprezzare il mondo che è stato perso quando, nel 1914, le luci si spensero in tutta Europa ed altrove da allora in poi. Uno dei costi più importanti è stato l'inizio della nazionalizzazione della vita privata che continua il suo corso fino ad oggi.

Lasciatemi aggiungere che questa contabilità dei costi e tutta la visione della guerra nei suoi aspetti negativi sono appena immaginabili nei moderni sistemi di pensiero statalisti e democratici. Dopotutto, forse la guerra ha reso davvero il mondo sicuro per la democrazia. In effetti, Randolph Bourne, famoso per l'osservazione che la guerra è la salute dello stato, avrebbe potuto andare oltre: la guerra non è solo la salute dello stato, ma anche la salute della democrazia. Non c'è aspetto della guerra che sia sgradita al moderno stato collettivista-democratico. La guerra giustifica ogni misura voluta per l'espansione del potere dello stato; rende necessaria la rimozione di tutti gli intermediari fra lo stato e gli individui, le famiglie, o altre unità umane naturali. La guerra esalta la collettività e tende ad uccidere, mutilare, umiliare, o corrompere l'individuo. La guerra fornisce un'aria di sacralità alla moderna religione civica umanista e positivista. Le nostre feste nazionali relative alla guerra rappresentano giorni santissimi, salvo che il sacrificio celebrato è il sacrificio degli individui nel servizio dello stato (o della “libertà” o di qualsiasi altra parola chiave lo stato decida di usare come sinonimo per i propri poteri). Quindi, da questa prospettiva, i costi della guerra per gli individui sono trasformati in chiari profitti per lo stato.
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Note


[14] John Dewey, The School and Society (Chicago: University of Chicago Press, 1907), 19–44.

[15] Questa discussione è basata sull'eccellente analisi di John Taylor Gatto, The Underground History of American Education (New York: The Oxford Village Press, 2001), 232–36. Le citazioni provengono da Frances Kellor, Straight America (New York: Macmillan, 1916), 19. Vedi anche Murray N. Rothbard, “Origin of the Welfare State in America,” Journal of Libertarian Studies 12 (no. 2, 1996): 221–23.

[16] Elspeth Johnstone, “Vauquois - The Lost Village,” una pagina sulla “Francia in guerra” del sito worldwar1.com.

[17] Vedi Hugh D. Clout, “The Revival of Rural Lorraine After the Great War,” Geografiska Annaler, Series B, Human Geography 75 (1993): 73–91.
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Link alla prima parte.
Link alla seconda parte.

3 comments:

Anonymous said...

l'assoluta assenza di testi di questo tipo nei libri scolastici e nella relativa storiografia, la dice lunga sull'importanza che riveste la scuola e l'impostazione che quest'ultima ha nella formazione del pesiero collettivista.
Così quando una strada deve passare sopra il tuo terreno, quando su un altro bisogna costruire un parco giochi, o l'ampliamento del cimitero, improvvisamente quel terreno non vale più nulla, perchè lo stato lo usa per la collettività.
Il suo valore scema improvvisamente, poi quando muori e ti devi comprare un loculo ecco che il valore di quel metro di terra schizza a prezzi esorbitanti, attraverso un processo alchemico sconosciuto ai più. Ti seppelliscono a pagamento in un terreno che era tuo.E dopo un certo numero di anni lo devi pure restituire.
Queste cose nel medioevo non succedevano. Ti prendevano la terra, se il tuo principe perdeva la guerra, ma almeno non ti prendevano per il culo.

Pyter

Paxtibi said...

Ciao Pyter. Come vedi il post successivo è proprio dedicato alla d/istruzione pubblica.

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