Wednesday, February 20, 2008

Il nemico fedele

Fidel Castro si è infine dimesso per raggiunti limiti di età, abdicando in favore del fratello e rivelando in questo modo la natura ormai dinastica del sistema di potere a Cuba. Resta da spiegare la sua longevità politica e la sorprendente durata di una dittatura comunista sopravvissuta persino a quella sovietica, che non si può certo accreditare al successo del suo sistema economico, che è riuscito a sopravvivere solo grazie al consistente aiuto sovietico ed è infatti entrato in grave crisi non appena questo è venuto a mancare. Perduto il sostegno di Mosca, il tavolo cubano ha cominciato a traballare vistosamente mostrando tutte le pecche tipiche di un'economia comunista:
L'Avana annunciò nel 1995 che il P.I.L. era calato dal 35% durante il periodo 1989-93, il risultato della perdita del sussidio sovietico e di inefficienza domestica. Il calo nel P.I.L. si è fermato apparentemente nel 1994, quando Cuba ha segnato uno sviluppo dello 0.7%, seguito dagli aumenti di 2.5% nel 1995 ed di 7.8% nel 1996. Lo sviluppo ha rallentato ancora rispettivamente nel 1997 e nel 1998 al 2.5% e 1.2%. Uno dei motivi chiave è stato il non accorgersi che la produzione di zucchero era diventata drammaticamente antieconomica.
E se negli ultimi dieci anni il turismo ha consentito una certa timida ripresa, questa ha però comportato un costo sociale non indifferente per un paese comunista:
Merci importate limitate – e perfino alcune di fabbricazione locale, come rum e caffè – potevano essere ottenute soltanto in negozi “dollars-only,” ma erano difficili da trovare o non disponibili in pesos. Di conseguenza, i cubani che guadagnavano soltanto nell'economia del peso, fuori del settore turistico, erano svantaggiati economicamente. Quelli con redditi in dollari basati sul terziario hanno cominciato a vivere più confortevolmente. Ciò ha allargato le differenze fra la qualità della vita dei cubani, in conflitto con le politiche socialiste di lunga termine del governo cubano.
Nonostante tutto ciò, il potere dei Barbudos è rimasto ben saldo e, forte di un vasto sostegno popolare, è stato capace di contenere il malcontento entro limiti accettabili per il regime. Cosa ha reso possibile questa situazione? La risposta potrebbe essere inaspettata: lo strumento principale nelle mani di Castro è stato, con ogni probabilità, l'embargo economico imposto e mantenuto fino ad oggi su Cuba dagli Stati Uniti. L'ombra onnipresente dell'irriducibile Nemico che “costringe” lo stato in una condizione di perenne emergenza, di guerra continua, che consente di definire traditore ogni dissidente, e di sacralizzare qualsiasi sacrificio da parte del popolo, come in una distopia orwelliana. Scriveva Randolph Bourne:
Nel momento in cui la guerra è dichiarata, tuttavia, la massa della gente, attraverso una certa alchimia spirituale, si convince di aver voluto ed eseguito l'atto di sua volontà. Allora, con l'eccezione di pochi scontenti, procede permettendo di venir irregimentata, costretta, scombussolata in tutti gli aspetti della sua vita e si trasforma in una solida fabbrica di distruzione verso qualunque altra persona può rientrare, nello schema definito delle cose, nel campo di disapprovazione del governo. Il cittadino si libera del suo disprezzo e della sua indifferenza verso il governo, si identifica con i suoi scopi, fa rivivere tutte le sue memorie e simboli militari e lo Stato una volta di più marcia, augusta presenza, con l'immaginazione degli uomini. Il patriottismo diventa il sentimento dominante e produce immediatamente quella confusione intensa e disperata fra le relazioni che l'individuo sostiene e dovrebbe sostenere verso la società di cui è parte. Il patriota perde ogni senso della distinzione tra lo Stato, la nazione ed il governo.
Il collettivismo trova la sua perfetta realizzazione nello stato di guerra, lo stato di guerra trova giustificazione nella presenza del Nemico, e tanto più è efficace tale giustificazione quanto più grande e visibile è il Nemico. La psicologia alla base di questo meccanismo sociale è fondamentalmente di carattere religioso: un Bene supremo che può essere raggiunto solo superando le minacce e le tentazioni del Male assoluto, la cui presenza è a sua volta la prova dell'esistenza del Bene. Solo in cambio di sofferenze e sacrifici – la lotta contro il Male – gli uomini approderanno al Bene assoluto che li attende in un certo lontano futuro. Rivelatrice di questa condizione di guerra permanente è l'apparenza stessa del Lider Maximo: non è un caso, probabilmente, che l'abdicazione si sia concretizzata nel momento in cui Castro ha dovuto smettere la divisa per indossare la tuta del lungo degente. Non potendo più essere un leader militare perde anche tutta la sua utilità di leader politico.

Immensa dovrebbe quindi essere la gratitudine di Castro per i presidenti che si sono succeduti alla Casa Bianca e che mai hanno mancato di rinnovare l'embargo. Temevano forse che senza di esso una piccola nazione nei Caraibi potesse costituire, con la sua economia comunista, una minaccia per la poderosa economia capitalista occidentale? Erano davvero così ottusi da non rendersi conto che ogni azione intrapresa contro Cuba non faceva altro che rafforzarne il regime? Difficile crederlo. In realtà è molto più probabile che abbiano applicto lo stesso principio specularmente, mantenendo vivo lo spettro della minaccia comunista per rafforzare e giustificare il loro stesso potere.

5 comments:

L'agliuto said...

Il collettivismo trova la sua perfetta realizzazione nello stato di guerra, lo stato di guerra trova giustificazione nella presenza del Nemico, e tanto più è efficace tale giustificazione quanto più grande e visibile è il Nemico. La psicologia alla base di questo meccanismo sociale è fondamentalmente di carattere religioso: un Bene supremo che può essere raggiunto solo superando le minacce e le tentazioni del Male assoluto, la cui presenza è a sua volta la prova dell'esistenza del Bene. Solo in cambio di sofferenze e sacrifici – la lotta contro il Male – gli uomini approderanno al Bene assoluto che li attende in un certo lontano futuro.
Eccellente.
In realtà è molto più probabile che abbiano applicto lo stesso principio specularmente, mantenendo vivo lo spettro della minaccia comunista per rafforzare e giustificare il loro stesso potere.
Superlativo. Non ci avevo pensato, sebbene per un cattolico sia pacifico considerare l'URSS (e i derivati) come la prova generale degli attuali USA e dei loro sottoprodotti UE.

Ho ripreso il tuo commento, caro Pax, al post di Santa che hai citato ieri. Te ne stralcio un passaggio. "Alla domanda di Paxtibi - cui bono? - effettivamente illuminante, si deve invece obiettare che, se da un lato è verissimo che lo spauracchio dell'homo homini lupus è funzionale solo al Leviatano, dall'altro lato bisogna ammettere che anche tra comunità non organizzate a livello statale (nomadi e stanziali, pastori e agricoltori, Abele e Caino) possono insorgere conflitti".
Ora a me pare, per quel che conta il mio parere, che dovremmo distinguere tra Stato (entità la cui ultima apparizione risale all'impero, asburgico o ottomano che fosse) e stato, entità recentissima la cui nascita deforme risale all'illuminismo ed ai nazionalismi - tutti in funzione antiecclesiastica - che ne seguirono. In quest'ultima accezione, certo, lo stato è la cospirazione.
Cospirazione illuminista parigina o illuminata bavarese, dell'alta finanza anglo-giudaica o dei poteri occulti massonici, in una parola satanica. Scusa il mio lessico oscurantista, ma provo a spiegarne la ragioni nella parte finale del commento di cui t'ho accennato, in quel di Santa.
Ciao. Ipo

Paxtibi said...

Non ci avevo pensato, sebbene per un cattolico sia pacifico considerare l'URSS (e i derivati) come la prova generale degli attuali USA e dei loro sottoprodotti UE.

Io penso che si tratti di sistemi la cui contrapposizione è stata necessaria in una certa fase del processo di creazione di un nuovo totalitarismo.

Per quanto riguarda i conflitti, è ovvio che esisteranno sempre dal momento che fanno parte della natura dell'uomo. L'eliminazione dello stato è necessaria per la sua natura – davvero satanica! – di terrificante moltiplicatore del male: le guerre di un tempo coinvolgevano solo o quasi i guerrieri, le guerre degli stati fanno milioni di morti soprattutto tra i civili. E nella vita civile, lo stato promuove e incoraggia tutti i comportamenti più negativi: l'opportunismo, la delazione, l'irresponsabilità.

Ne avevo già scritto qui:

http://tinyurl.com/37c2c3

Anonymous said...

È così. Il riferimento a Dostojevski - che ai miei tempi si scriveva così - è terribilmente esatto. Ma, visto che anche tu citi il demoniaco, perché non parli di chi può combatterli, 'sti demoni?
Ariciao. Ipo

Paxtibi said...

Penso che ognuno di noi debba combattere i propri, e aiutare gli altri a riconoscerli, se possibile.

Poi se dovesse arrivare qualche potente alleato tanto meglio, ma non sono certo io la persona adatta per parlarne, io sono solo un povero peccatore...

:-)

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