Thursday, May 29, 2008

Le cause economiche della guerra #3

Di Ludwig von Mises



“Equa” distribuzione delle risorse

Analizziamo la richiesta frequentemente espressa dagli aggressori nazisti e fascisti per una nuova ed equa distribuzione delle risorse naturali in tutto il globo. In un mondo di libera impresa, un uomo che desideri bere del caffè, e non è egli stesso un coltivatore di caffè, lo dovrà pagare. Che sia un tedesco o un italiano o un cittadino della Repubblica della Colombia,
dovrà rendere qualche servizio al suo prossimo, guadagnarsi un reddito e spenderne una parte per il caffè che desidera. Nel caso di un paese che non produca caffè all'interno dei suoi confini, questo significa esportare merci o risorse per pagare il caffè importato. Ma i signori Hitler e Mussolini non pensano ad una tale soluzione per il problema. Quello che vorrebbero è annettersi un paese produttore di caffè. Ma visto che i cittadini della Colombia o del Brasile non sono entusiasti di diventare schiavi dei nazisti tedeschi o dei fascisti italiani, questo significa guerra.

Un altro esempio notevole è fornito dal caso dell'industria del cotone. Per più di cento anni, una delle principali industrie di tutti i paesi europei era la filatura del cotone e la fabbricazione di merci in cotone. L'Europa non coltiva alcun cotone. Il suo clima è sfavorevole. Ma la fornitura è sempre stata sufficiente, con l'unica eccezione degli anni durante la guerra civile americana nei 1860, quando il conflitto interruppe il rifornimento di cotone dagli stati meridionali. I paesi industriali europei acquistavano abbastanza cotone non solo per le esigenze del loro consumo domestico, ma anche per una considerevole esportazione di prodotti in cotone.

Ma negli anni appena precedenti l'inizio della Seconda Guerra Mondiale, le circostanze sono cambiate. C'era ancora un ampio rifornimento di cotone grezzo sul mercato mondiale. Ma il sistema dei controlli del cambio estero adottato dalla maggior parte dei paesi europei ha impedito agli uomini d'affari privati di comprare tutto il cotone di cui avevano bisogno per i loro processi di produzione. Il contributo di Hitler al declino dell'industria tedesca del cotone è consistito nella limitazione della produzione che ha provocato il licenziamento di gran parte della manodopera. Hitler non si è preoccupato molto per il destino di questi operai scaricati. Li ha mandati a lavorare, invece, nelle fabbriche di munizioni.

Come ho già precisato, non ci sono cause economiche per l'aggressione armata all'interno di un mondo di libero scambio e di libera impresa. In un mondo simile, nessun singolo cittadino può trarre alcun vantaggio dalla conquista di una provincia o di una colonia. Ma in un mondo di stati totalitari, molti cittadini possono giungere a credere in un miglioramento del loro benessere materiale dall'annessione di un territorio ricco di risorse. Le guerre del ventesimo secolo sono state, si può esserne certi, guerre economiche. Ma non sono state causate dal capitalismo, come i socialisti ci vorrebbero far credere. Sono guerre causate da governi che puntano alla totale onnipotenza politica ed economica e sono state sostenute dalle masse fuorviate di questi paesi.

Le tre principali nazioni aggredenti in questa guerra – la Germania nazista, l'Italia fascista e il Giappone imperiale – non raggiungeranno i loro scopi. Sono state sconfitte e lo sanno già. Ma possono riprovarci in data futura, perché la loro falsa filosofia – la loro dottrina totalitaria – non conosce alcun altro metodo per provare a migliorare le condizioni materiali del popolo tranne la guerra. Per il totalitario, la conquista è l'unico mezzo politico possibile di raggiungere i suoi scopi economici.


Mentalità economica

Non dico che tutte le guerre di tutte le nazioni ed in tutte le età sono state motivate da considerazioni economiche, cioè dal desiderio di arricchire gli aggressori a scapito degli sconfitti. Non abbiamo bisogno di studiare le cause originarie delle crociate o delle guerre religiose dei secoli XI e XVII. Quello che voglio dire è che, nella nostra epoca, le grandi guerre sono state il risultato di una mentalità economica specifica.

La Seconda Guerra Mondiale non è certamente una guerra fra i bianchi e le razze di colore. Nessuna differenza razziale separa i britannici, gli olandesi ed i norvegesi dai tedeschi, o i francesi dagli italiani, o i cinesi dai giapponesi. Non è una guerra fra cattolici e protestanti. Dopo tutto, ci sono cattolici e protestanti in entrambi gli schieramenti belligeranti. Non è una guerra fra la democrazia e la dittatura. Il diritto di alcune delle Nazioni Unite (la Russia Sovietica in particolare) alla definizione “democratica” è piuttosto discutibile. Dall'altro lato, la Finlandia (che è alleata con la Germania nazista) è un paese con un governo democraticamente eletto.

La mia affermazione che le guerre recenti sono state motivate da considerazioni economiche non intende essere una giustificazione delle politiche dell'aggressore. Visto come mezzo per il raggiungimento di determinati benefici economici, la politica di aggressione e conquista è controproducente. Anche se tecnicamente riuscita a breve termine, nel lungo periodo non raggiungerebbe mai gli scopi a cui gli aggressori mirano. Nelle condizioni dell'industrialismo moderno, non ci può essere questione su un sistema sociale quale i nazisti progettano con lo pseudonimo di “Nuovo Ordine.” La schiavitù non è un metodo per le società industriali. Se i nazisti avessero conquistato i loro avversari, avrebbero distrutto la civilizzazione e riportato la barbarie. Certamente non avrebbero eretto un Nuovo Ordine millenario, come Hitler aveva promesso.

Quindi, il problema principale è come evitare nuove guerre. La risposta non può trovarsi nell'instaurazione di una migliore Lega delle Nazioni; né è una questione di istituzione di un migliore Tribunale Mondiale, e nemmeno nell'implementazione di una Forza di Polizia Mondiale. La questione reale è di rendere tutte le nazioni – o almeno le nazioni più popolate del mondo – pacifiste. Questo può essere realizzato solo tornando alla libera impresa.

Se vogliamo abolire la guerra, dobbiamo rimuovere le cause della guerra.

Il grande idolo del nostro tempo è lo Stato. Lo Stato è un'istituzione sociale necessaria, ma non dovrebbe essere divinizzata. Non è un dio; è uno strumento di uomini mortali. Se lo rendiamo un idolo, dovremo sacrificargli il fiore della nostra gioventù nelle guerre che verranno.

Ciò che è necessario per realizzare una pace duratura è molto di più di nuovi uffici e di una nuova corte per la Lega delle Nazioni a Ginevra, o persino di una nuova forza di polizia internazionale. Ciò che è necessario è un cambiamento nelle ideologie politiche e il ritorno ad un sano sistema economico di mercato libero.
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Prima parte.
Seconda parte.

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