Monday, November 17, 2008

Il mito del buon governo

Sarà mai possibile che, grazie a qualche “riforma” o a delle buone intenzioni, un'organizzazione criminale si trasformi in un'opera di bene? Che una macchina di morte diventi un sostegno per la vita?

Io credo proprio di no, e così anche Lew Rockwell.
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Di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


Uno degli errori più grandi e persistenti dei liberali classici è di credere “nel buon governo,” in un governo che faccia “quello che si suppone debba fare.”

Non c'è niente che lo stato possa fare, e di cui la società ha bisogno, che non possa essere fatto in modo ben migliore dal mercato. Un altra questione altrettanto eloquente è questo: nessuno stato con il potere di fare ciò che si presume necessario si limiterà a quello. Si espanderà fin dove l'opinione pubblica tollererà.

A volte la cosa è più facile da vedere esaminando i governi stranieri, come il tragico caso della Cina. Il governo si sta imbarcando in un'impresa esplosiva per impegnare 586 miliardi di dollari nelle “infrastrutture” in due anni. Il motivo è la classica giustificazione keynesiana: le spese sono necessarie per stimolare gli investimenti. Non importa che questo trucco non abbia mai funzionato in tutta la storia dell'umanità. Questo è piuttosto un grande programma per saccheggiare il settore privato a favore del partito comunista, che quindi spenderà i soldi per aumentare il suo potere.

Nessun paese ne sa di più della Cina sui fallimenti di questo tipo di pianificazione centrale. Ogni forma di collettivismo è stata provata su queste povere anime, e decine di milioni hanno perso le loro vite nel corso dei folli esperimenti collettivisti di Mao. Che questo nuovo programma venga promulgato nel nome di Lord Keynes piuttosto che di quello di Karl Marx è irrilevante. Gli effetti sono gli stessi: il potere si espande e la libertà si riduce.

La guarigione della Cina dal comunismo è una delle storie di maggior ispirazione nella storia dello sviluppo economico. Il paese è passato dall'essere una terra catastrofica sofferente e impoverita alla modernizzazione nel giro di appena 15 anni. Lo stato si è quasi azzerato con il continuo sviluppo del settore privato. Questo non è stato un piano. È stato il risultato de facto di una nuova tolleranza dell'attività economica libera. Lo stato è entrato in una fase protettiva per mantenere il proprio potere e non ha fatto niente per arrestare la crescita dell'azienda privata. Il risultato è stato glorioso.

Tenete presente questo punto critico: il ripristino della Cina come società civilizzata non è avvenuto a causa di un certo programma centrale, ma della sua assenza. Il fatto che lo stato non è intervenuto ha condotto alla prosperità. Di nuovo, non è stata una politica o una costituzione o una legge a fare la differenza. Non c'è stato un passaggio da un governo di tipo comunista ad uno stato-guardiano notturno. Dal momento che lo stato ha abbandonato i suoi avamposti a causa dell'opposizione e del disprezzo pubblico, la società ha potuto fiorire.

Ma lo stato non è mai andato via. È solo che le sue depredazioni sono state sporadiche e imprevedibili. Se la storia avesse preso un corso migliore, lo stato centrale si sarebbe dissolto del tutto, e la legge si sarebbe devoluta ad un livello massimamente locale. Tristemente per i cinesi, lo stato ha resistito nella sua vecchia struttura, proprio mentre il settore privato si è sviluppato sempre di più. Lo stato aveva ancora la sua mano nelle grandi industrie come l'acciaio e l'energia e, naturalmente, controllava il settore bancario.

Il governo non è mai diventato buono (un'impossibilità). Era ed è cattivo. Era soltanto meno cattivo che nel passato, perché faceva di meno. Ma tutti gli stati stanno in attesa di una crisi. Il terremoto nel sud-ovest ha fornito una grande giustificazione per l'intervento. Non c'è maggior giustificazione per espansione dello stato di una crisi economica – tranne forse la guerra. I funzionari cinesi possono contare sul supporto degli “esperti” occidentali, e la risposta assolutamente disgustosa degli Stati Uniti alla nostra crisi economica ha fornito un modello terribile per il mondo. Pensateci: il partito comunista in Cina sta ora citando gli Stati Uniti come il motivo principale per il proprio programma per saccheggiare il settore privato ed aumentare il proprio potere a scapito del paese.

Questo è quel che si dice essere un faro della libertà in un mondo tenebroso! Invece, gli Stati Uniti stanno contribuendo a spegnere le luci ed a sostenere i dispotismi decrepiti. Questa è certamente una grande ironia dell'attuale momento politico. Invece di insegnare al mondo la libertà, l'esecutivo unitario recentemente autorizzato degli Stati Uniti sta battezzando varie forme di dittatura.

Non c'è dubbio che la spesa della Cina non migliorerà lo sviluppo economico. Sottrarrà piuttosto 586 miliardi dal settore privato e li spenderà su priorità politiche. Non dimenticate mai che nessun governo ha ricchezza propria da spendere. I soldi devono venire dalle tasse, dall'inflazione monetaria, o dall'espansione del debito che deve essere successivamente pagato. E le scelte di spesa pubblica saranno sempre poco economiche rispetto a come la società userebbe quella ricchezza. Il che vuol dire che i soldi saranno sprecati.

Ma la spesa non stimolerà gli investimenti? Può provocare piccoli boom locali, ma saranno temporanei. Anche se la nuova spesa causerà una risposta di spesa da parte degli investitori e dei consumatori, questa è una prova in più di un uso poco economico di risorse limitate. Se i soldi sono usati per sostenere aziende in fallimento, questo è particolarmente dannoso poiché è un tentativo di ignorare le realtà del mercato, un tentativo con una possibilità di riuscita simile al provare a vincere la gravità lanciando delle cose in aria.

La natura dello stato – ed il centro della spiegazione razionale per la sua esistenza – è la convinzione che si erga al di là e sopra la società, per correggere i fallimenti del mercato e degli individui. Una presunzione di superiorità è al cuore stesso dello stato, sia minimo che totalitario. Chi può dire quando e dove esso dovrebbe intervenire? Bene, pensateci. Se lo stato è inerentemente più saggio e superiore rispetto alla società, capace di giudicare cosa sta funzionando e cosa no, lo stato da solo è inoltre nella posizione per decidere quando dovrebbe intervenire.

Non c'è nessun governo liberale per natura, disse Ludwig von Mises. Questa è la grande lezione che chi sostiene il “governo limitato” non ha mai imparato. Se date al governo ogni lavoro da fare, presumerà di avere il diritto di controllare il proprio comportamento e quindi, inevitabilmente, di abusare il proprio potere. Questo è vero in Cina ed è vero negli Stati Uniti.

È stata la scienza dell'economia ad aver scoperto per prima l'incapacità radicale dello stato di fare qualsiasi miglioramento nell'ordine sociale. Invocare l'economia come ragione perché il governo saccheggi e depredi in nome della “stimolazione degli investimenti” è un ribaltamento della scienza. Stimolare qui e là e dappertutto equivale ad una diminuzione della libertà, della sicurezza della proprietà, e della prosperità.

È famoso l'elogio che Keynes fece delle politiche economiche naziste nell'introduzione all'edizione tedesca del suo libro peggiore, la Teoria Generale. Dopo un secolo di orrori, gli uomini e le donne libere in Cina, negli Stati Uniti e nel mondo certamente meritano qualcosa di meglio.
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Link all'articolo originale.

10 comments:

Domenico Letizia said...

giustamente il governo migliore è il governo che governa di meno...

Anonymous said...

Un socialismo che mette al primo posto l'interesse nazionale...

sick boy

NeoProg said...

bel pezzo , come del resto la maggior parte dei pezzi di questo blog, ispirati ad ideali libertari e rivoluzionari.

Peccato che nella realtà basti un dittatorello alla mazzucco per farli svanire.
Scusa la polemica...
ma quando ci vuole...
...ci vuole.
Buona psyop

Paxtibi said...

Dai, Neoprog, sarà mica Mazzucco il "male peggiore"...

L'agliuto said...

Caro Pax,
anche Rockwell è assai lucido. "Non c'è niente che lo stato possa fare, e di cui la società ha bisogno, che non possa essere fatto in modo ben migliore dal mercato". A parte le mie solite riserve sull'uso del termine "stato" (senza cioè il suffisso "moderno" o, se preferisci, senza il prefisso "pseudo"), è verissimo che "nessuno stato con il potere di fare ciò che si presume necessario si limiterà a quello".

C'è però un punto che mi rimane oscuro, a proposito della Cina. "Lo stato - dice Rockwell - aveva ancora la sua mano nelle grandi industrie come l'acciaio e l'energia e, naturalmente, controllava il settore bancario". Ma non s'è detto sempre il contrario, nella scuola austriaca, e cioè che oggi è la banca a controllare lo stato?
Ora, se la banca (anche centrale, se in una nazione, ed anche sovranazionale, ad esempio nella UE) è sempre privata, a me pare di poter dire che lo stato d'oggi simboleggi il privato per eccellenza. E un privato così potente da permettersi il lusso di scavalcare - ed esautorare - anche gli stati nazionali. Vorrei dire insomma che il cosiddetto «pubblico» d'oggi, contrapposto al privato, non sia altro che uno dei due termini della classica contrapposizione tra ricchi (autodefinitisi «pubblico») e poveri (definiti - dai ricchi - «privato»).
In questa chiave, quel che Rockwell considera "la risposta assolutamente disgustosa degli Stati Uniti alla nostra crisi economica" non è che la solita rapina dei ricchi (= stato-banca, ovvero il privato camuffato da pubblico) a danno dei poveri.
Se quel che dico ha qualche senso, il passo seguente andrebbe riscritto secondo le indicazioni tra parentesi. "Non c'è dubbio che la spesa della Cina non migliorerà lo sviluppo economico. Sottrarrà piuttosto 586 miliardi dal settore privato (= dal settore pubblico, dalla collettività, dai poveri) e li spenderà su priorità politiche (= private). Non dimenticate mai che nessun governo ha ricchezza propria da spendere (= nessun ricco moderno - o, per dir meglio, «arricchito» - ha ricchezza propria da spendere, a differenza degli aristocratici d'un tempo). I soldi devono venire dalle tasse, dall'inflazione monetaria o dall'espansione del debito che deve essere successivamente pagato [dai poveri].

Concludendo, questa del "pubblico-privato" mi sembra l'ennesima truffa lessicale (degna del tuo Glossario della neo-lingua), analoga a quella "war-peacekeeping" e simili. Pensi che Rockwell accetterebbe l'ipotesi di questa inversione semantica "pubblico-privato"?

L'agliuto said...

P.S. Forse la Russia di Putin è un'eccezione all'identità tra stato e banca, se è vero che gli oligarchi
arricchitisi con Eltsin han dovuto squagliarsela. Che ne dici?

Paxtibi said...

Ma non s'è detto sempre il contrario, nella scuola austriaca, e cioè che oggi è la banca a controllare lo stato?
Ora, se la banca (anche centrale, se in una nazione, ed anche sovranazionale, ad esempio nella UE) è sempre privata, a me pare di poter dire che lo stato d'oggi simboleggi il privato per eccellenza.


In realtà la scuola austriaca considera lo stato come un privato, un privato però con poteri speciali sul mercato.
Chi controlla e chi è controllato, tra esso e la banca centrale, è un falso problema, perché entrambi sono complici nel depredare i contribuenti. In ogni caso, la banca centrale è stata istituita con i poteri dello stato.

Forse la Russia di Putin è un'eccezione all'identità tra stato e banca, se è vero che gli oligarchi
arricchitisi con Eltsin han dovuto squagliarsela. Che ne dici?


Dico che gli oligarchi, forse, non erano esattamente "russi"...

L'agliuto said...

«Dico che gli oligarchi, forse, non erano esattamente "russi"...».
Quelle finesse, monsieur Pax. E i banchieri inglesi sono inglesi?
"In ogni caso, la banca centrale è stata istituita con i poteri dello stato".
D'altronde, lo stato è stato istituito con il finanziamento dei banchieri.
Mi sa che tutta la questione si riduce a: 1) la democrazia [moderna] è semplicemente plutocrazia, 2) la plutocrazia è sovranazionale e 3) una sola etnìa ha l'appannaggio della plutocrazia, dal punto di vista tradizionale, e della doppia cittadinanza, dal punto di vista moderno.

NeoProg said...

"Dai, Neoprog, sarà mica Mazzucco il "male peggiore"..."

No Pax
Il male peggiore è la sudditanza.

andreaatparma said...

ciao Pax,
questo atteggiamento del governo cinese mi ricorda alcuni passi del libro che sto leggendo (shock economy di naomi klein).
viene spiegato come la Cina abbia imboccato la via della teoria dello sviluppo economico dettata dal pensiero dei seguaci di Milton Friedman.
lo stato non doveva metter becco se non nella realizzazione delle infrastutture necessarie ai trasporti.tutto il resto era privatizzato senza esclusione alcuna.con tutto quello che comporta.la Cina accettò questo portando a proteste di massa e alla famosa piazza tienanmen.
correggimi se sbaglio.