Thursday, November 13, 2008

Egalitarismo, rivolta contro la natura #4

Di Murray N. Rothbard

Le donne sono un altra “classe oppressa” recentemente scoperta,” ed il fatto che i delegati politici maschi sono stati abitualmente molto più del 50 per cento è oggi ritenuto un segno evidente della loro oppressione. I delegati alle convention politiche provengono dalla truppa degli attivisti di partito, e poiché le donne non sono mai state politicamente attive quanto gli uomini, il loro numero comprensibilmente è sempre stato più basso. Ma, a fronte di questo argomento, le forze in espansione del movimento per la “liberazione delle donne” in America fanno di nuovo ricorso all'argomento talismano del “lavaggio del cervello” della nostra “cultura.” Perché i liberazionisti difficilmente possono negare il fatto che ogni cultura e civiltà nella storia, dalle più semplici alle più complesse, è stata dominata dai maschi. (Nella disperazione, i liberazionisti ultimamente stanno ricorrendo a fantasie circa il potente impero delle amazzoni.) La loro risposta, ancora una volta, è che da tempo immemorabile una cultura maschilista ha lavato il cervello alle femmine oppresse per confinarle alla cura dei figli nel focolare domestico. La missione dei liberazionisti è di realizzare una rivoluzione nella condizione femminile per pura volontà, con una “crescita della consapevolezza.” Se la maggior parte delle donne continua a dedicarsi alle occupazioni domestiche, questo rivela soltanto una “falsa consapevolezza” che dev'essere estirpata.

Naturalmente, una risposta trascurata è che, se effettivamente gli uomini sono riuscito a dominare ogni cultura, quindi questa in sé è una dimostrazione di una “superiorità” maschile; perché se tutti i generi sono uguali, com'è che la dominazione maschile è emersa in ogni caso? Ma oltre a questo problema, è la biologia in sé che viene negata irosamente e gettata da parte. Il grido è che non ci sono, non possono esserci, non devono esserci differenze biologiche fra i sessi; tutte le differenze storiche o attuali devono essere dovute al lavaggio del cervello culturale.

Nella sua brillante confutazione della liberazionista Kate Millett, Irving Howe descrive parecchie importanti differenze biologiche fra i sessi, differenze abbastanza importanti da avere effetti sociali durevoli. Queste sono
  1. “la distintiva esperienza femminile della maternità” compresa quello che l'antropologo Malinowski chiama un “collegamento intimo ed integrale con il bambino… connesso con effetti fisiologici e forti emozioni”;
  2. “le componenti ormoniche dei nostri corpi che variano non solo fra i sessi ma fra età differenti all'interno dei sessi”;
  3. “le diverse possibilità di lavoro generato da diverse quantità di muscolatura e di controllo fisico”; e
  4. “le conseguenze psicologiche delle differenti posizioni e delle possibilità sessuali,” in particolare la “distinzione fondamentale fra il ruolo sessuale attivo e passivo” come biologicamente determinato rispettivamente negli uomini e nelle donne. [8]
Howe continua citando l'ammissione della dott.ssa Eleanor Maccoby nel suo studio sull'intelligenza femminile che
è del tutto possibile che ci siano fattori genetici che differenzino i due sessi e pesino sulle loro prestazioni intellettuali…. Per esempio, ci sono buone ragioni per credere che i ragazzi siano congenitamente più aggressivi delle ragazze – e intendo aggressivo nel senso più vasto, non solo poiché implica il combattimento, ma poiché implica anche la dominanza e l'iniziativa – e se questa qualità sta alla base dello sviluppo successivo del pensiero analitico, allora i ragazzi hanno un vantaggio che le ragazze… troveranno difficile da superare.
La dott.ssa Maccoby aggiunge che “se proviamo a dividere l'addestramento dei bambini fra maschi e femmine, potremmo scoprire che le femmine ne hanno bisogno mentre i maschi no.” [9]

Il sociologo Arnold W. Green punta all'emersione ripetuta di ciò che gli egalitari denunciano come “ruoli sessuali stereotipati” anche in comunità originariamente dedicate all'uguaglianza assoluta. Quindi, cita le note sui kibbutzim israeliani:
Il fenomeno è mondiale: le donne sono concentrate in campi che richiedono, separatamente o in associazione, abilità casalinga, pazienza e routine, destrezza manuale, fascino, contatto con i bambini. La generalizzazione regge anche nei kibbutz israeliani, con il loro ideale stabilito dell'uguaglianza sessuale. Una “regressione” ad una separazione del “lavoro da donne” dal “lavoro da uomini” è avvenuta nella divisione del lavoro, verso una situazione parallela a quella che vige altrove. Il kibbutz è dominato dai maschi e dagli atteggiamenti maschii tradizionali, per la soddisfazione di entrambi i sessi. [10]
Irving Howe correttamente percepisce che alla radice del movimento di liberazione della donna c'è il rancore contro la stessa esistenza delle donne come entità distintiva:
Perché ciò che sembra disturbare la sig.na Millett non è soltanto l'ingiustizia che le donne abbiano sofferto discriminazioni a cui continuano ad essere soggette. Quello che la disturba soprattutto… è l'esistenza stessa delle donne. La sig.na Millett non gradisce la distinzione psicobiologica delle donne, e non andrà oltre il riconoscimento – che scelta c'è, del resto? – delle differenze inevitabili dell'anatomia. Ella odia il rifiuto perverso della maggior parte delle donne di riconoscere la grandezza della loro umiliazione, la vergognosa dipendenza che mostrano verso gli uomini (non molto indipendenti), l'esasperante piacere che ottengono persino dalla cottura dei pranzi per il “capo del gruppo” e dal pulire i nasi dei loro mocciosi. Infuriandosi contro la nozione che tali ruoli ed atteggiamenti siano biologicamente determinati, poiché il pensiero stesso della biologia le appare come un modo per ridurre per sempre le donne ad una condizione secondaria, ella attribuisce tuttavia alla “cultura” una gamma così sconvolgente di abitudini, oltraggi e malvagità che questa viene a sembrare una forza più irremovibile e minacciosa della stessa biologia. [11]
In una critica percettiva del movimento di liberazione delle donne, Joan Didion intuisce la sua radice come una ribellione non solo contro biologia ma anche contro la “vera e propria organizzazione della natura” in sé:
Se la necessità per la riproduzione convenzionale della specie sembra ingiusta alle donne, allora oltrepassiamo, per mezzo della tecnologia, l'“organizzazione stessa della natura,” l'oppressione, come vista da Shulamith Firestone, “che risale la storia fino allo stesso regno animale.” Io accetto l'universo, concesse infine Margaret Fuller: Shulamith Firestone, no. [12]
Al che si è tentati di parafrasare l'ammonimento di Carlyle: “Oddio, signora, sarebbe meglio.”

Un'altra ribellione in espansione contro le norme biologiche sessuali, così come contro la diversità naturale, è stato il recente aumento di proclami a favore della bisessualità da parte degli intellettuali di sinistra. Evitare la “rigida, stereotipata” eterosessualità ed approvare la bisessualità indiscriminata si suppone possa ampliare la coscienza, eliminare le distinzioni “artificiali” fra i sessi e rendere tutte le persone semplicemente e unisessualmente “umane.”

Ancora una volta, il lavaggio del cervello da parte di una cultura dominante (in questo caso, eterosessuale) si presume abbia oppresso una minoranza omosessuale e bloccato l'uniformità e l'uguaglianza inerenti alla bisessualità. Perché allora ogni individuo potrà raggiungere la sua più completa “umanità” nella “perversione polimorfa” così cara ai cuori dei principali filosofi sociali della nuova sinistra come Norman O. Brown e Herbert Marcuse.

Che la biologia si erga come una roccia di fronte alle fantasie egalitarie è stato sempre più chiaro negli ultimi anni. Le ricerche del biochimico Roger J. Williams hanno ripetutamente enfatizzato la grande gamma di diversità individuali nell'intero organismo umano. Così
Gli individui differiscono l'uno dall'altro anche nei più minuscoli dettagli dell'anatomia e della chimica e fisica del corpo; impronte digitali e dei piedi; struttura microscopica dei capelli; distribuzione dei peli sul corpo, creste e “lune” sulle unghie delle mani e dei piedi; spessore della pelle, suo colore, sua tendenza a produrre delle bolle; distribuzione dei terminali nervosi sulla superficie del corpo; dimensione e forma delle orecchie, dei canali uditivi, o canali semicircolari; lunghezza delle dita; carattere delle onde cerebrali (piccoli impulsi elettrici emanati dal cervello); numero esatto dei muscoli nel corpo; azione cardiaca; resistenza dei vasi sanguigni; gruppi sanguigni; tasso di coagulazione del sangue – e avanti così quasi ad infinitum. Oggi sappiamo molto su come funzioni l'ereditarietà e come è non solo possibile ma certo che ogni essere umano possiede per eredità un mosaico eccezionalmente complesso, composto di migliaia di oggetti, distintivo per lui solo. [13]
La base genetica per la diseguaglianza dell'intelligenza è inoltre diventata sempre più evidente, malgrado l'abuso emozionale accumulato su tali studi da colleghi scienziati così come dal pubblico. Gli studi su gemelli identici cresciuti in ambienti contrastanti sono stati fra i sistemi con cui questa conclusione è stata raggiunta; ed il professor Richard Herrnstein ha recentemente stimato che l'80 per cento della variabilità nell'intelligenza umana è in origine genetica. Herrnstein conclude che qualsiasi tentativo politico di fornire un'uguaglianza ambientale per tutti i cittadini potrà soltanto intensificare il grado di differenze socio-economiche causate dalla variabilità genetica. [14]
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Note

[8] Irving Howe, “The Middle-Class Mind of Kate Millett,” Harper's (December, 1970): 125–26.
[9] Ibid., p. 126.
[10] Arnold W. Green, Sociology (6a ed., New York: McGraw-Hill, 1972), p. 305. Green cita lo studio di A.I. Rabin, “The Sexes: Ideology and Reality in the Israeli Kibbutz,” in Sex Roles in Changing Society, G.H. Seward and R.G. Williamson, eds. (New York: Random House, 1970), pp. 285–307.
[11] Howe, “The Middle-Class Mind of Kate Millett,” p. 124.
[12] Joan Didion, “The Women's Movement,” New York Times Review of Books (July 30, 1972), p. 1.
[13] Roger J. Williams, Free and Unequal (Austin: University of Texas Press, 1953), pp. 17, 23. Vedi anche di Williams Biochemical Individuality (New York: John Wiley, 1963) e You are Extraordinary (New York: Random House, 1967).
[14] Richard Herrnstein, “IQ,” Atlantic Monthly (September, 1971).
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Link all'originale.
Link alla prima parte.
Link alla seconda parte.
Link alla terza parte.
Link alla quinta parte.

2 comments:

Anonymous said...

Certo che Rothbard si esprime con una chiarezza davvero invidiabile..

sick boy

workingideas said...

Molto interessante la selezione di articoli di Rothbard.

Mi sentivo solo a sostenere che l'egalitarismo è contro natura... mi sono sentito dare dell'antiquato, fascita, machista... :)

Grazie.