Saturday, November 22, 2008

Giulino (Bonzanigo) di Mezzegra

Il dispaccio telepatico da Laputa di questa settimana è molto particolare, e credo si tratti del risultato di alcune lunghe discussioni sui misteri italiani che molto appassionano gli ospiti del Centro di Igiene Mentale dell'isola volante. Il nostro inviato in loco, l'ormai leggendario Giovanni Pesce, alias il Pesce Volante, ce le riassume in questo prezioso documento sull'uccisione del Duce e della sua compagna. Ancora una volta un volo vertiginoso sulla capsula temporale del nostro corrispondente nel passato oscuro dell'italico stivale, che talvolta ricorda davvero la celebre immagine orwelliana.

Una lettura adeguata per una lettura autunnale, magari sorseggiando un confortante grog mentre fuori infuria la bufera, con la speranza di trascorrere un sereno fine settimana nonostante tutto.
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Ricostruzione a favore della pista inglese


Di Giovanni Pesce


Il SOE (Special Operations Executive) inglese aveva preparato nella primavera 1945 una missione con l'obiettivo primario di recuperare il carteggio Mussolini-Churchill e come obiettivo secondario quello di evitare che la vicenda Mussolini si trascinasse nel tempo.
Venne formato un gruppo misto inglesi, statunitensi ed italiani; la base di partenza fu Rosignano Marittimo, vicino Livorno, la stessa dove venivano organizzati corsi per apprendere le nozioni basiche di paracadutismo militare.

Componenti della missione sono: coordinatore il colonnello SOE Vincent delle SF (Special Forces) inglesi, gli italiani il tenente Guglielmo Mozzoni, Edoardo Visconti di Modrone, Agostino (Dino) Bergamasco, Lionello Santi, un sergente italiano marconista, un colonnello dei marines USA, altri militari alleati di basso grado.

Questi uomini vengono paracadutati il 26 Aprile alle ore 2 pomeridiane sull'ippodromo di San Siro di Milano; l'aeromobile utilizzato è un C47 Dakota (la versione militare del DC3), scortato da quattro Spitfire.

La data è confermata nel libro autobiografico La vera storia del tenente Mozzoni dal 25 luglio 1943 al 30 aprile 1945 scritta e disegnata da lui (stampato a cura dell'Autore, 1981).
 In realtà, nonostante il titolo, il racconto di Mozzoni si arresta alle ore 15 del 26 aprile 1945; è opinabile che i capitoli successivi (26 aprile-30 Aprile) siano stati scritti ma non pubblicati.

L'ippodromo era in una zona sotto controllo partigiano: nel corso della notte del 28 Aprile alla luce dei fari delle automobili, all'ippodromo di San Siro sono fucilati Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, Filiberto Filippini ed altri (fonte fondazione Cipriani).

La veridicità dell'operazione è supportata da Enzo Cicchino, il quale a sua volta cita Franco Bandini: “Sembrerebbe che la Special Force inglese nella giornata del 28 aprile (sic) abbia fatto partire dall'aeroporto di Rosignano Solvay un Dakota scortato da due Spitfire con a capo il colonnello della SF Vincent (ignoriamo il suo nome) per rilevare e porre in salvo Mussolini, che a quell'ora – secondo le intenzioni degli ufficiali inglesi – sarebbe dovuto gia' essere in mani alleate.

Di questa missione farebbero parte Dino Bergamasco e Lionello Santi per il Partito d'Azione, l'architetto Guglielmo Mozzoni e Edoardo Viscardi (nickname partigiano di Visconti, nda) di Modrone per quello liberale.”


Questo intervento inglese a Mezzegra (Azzano) viene supportato da Bruno Giovanni Lonati di Brescia che scrive di aver, dietro “ordine” di John, ucciso con mitra Sten Benito Mussolini alle ore 10.30 del 28 Aprile.

Lo storico Luciano Garibaldi, dopo aver intervistato Bruno Lonati ha pubblicato un libro, La Pista Inglese, riportando questa versione dei fatti. Anche Peter Tompkins, uomo OSS in Italia, conferma nel suo libro L'altra Resistenza questa versione. Un programma Rai3, curato da Maria Luisa Fiorenza, moglie di Tompkins, ripropone nell'agosto 2004 la versione di Lonati.

Renzo De Felice, il più conosciuto storico del fascismo, invece scrive che dei “partigiani milanesi hanno completato l'azione, dietro pressione dei servizi inglesi” (Corriere della Sera 1995, intervista Panza). In altri scritti De Felice afferma di aver delle prove dell'azione del commando inglese, che avrebbe superato l'azione dei partigiani rossi.

William Scott, utilizzando fonti inglesi, conferma anch'egli questa versione fornendo una piccola suddivisione dei tempi: un'esecuzione dei due prigionieri da parte di partigiani italiani rossi, un secondo intervento di un militare inglese ed un terzo intervento dei componenti italiani della missione Soe. Sempre secondo la versione di Lonati, alle 11.40 John uccide Claretta Petacci e immediatamente dopo John fotografa Mussolini con Lonati sullo sfondo.

Un'ipotesi che potrebbe ben spiegare l'intervento inglese su Mussolini, con copertura "dell'altra resistenza" italiana, sarebbe proprio il recupero manu militari del carteggio Mussolini Churchill.


Luigi Carissimi Priori, divenuto dopo la liberazione commissario capo dell'ufficio politico della questura di Como, ha confermato infatti l'esistenza incontrovertibile del carteggio sulle cui tracce si erano messi alcuni ufficiali paracadutati nell'Italia del nord dall'Armata inglese nei pressi di Como, la cui presenza fu esattamente riferita da tutti i testimoni delle vicende riconducibili ai fatti di Dongo.


John viene anche identificato, ma senza molta convinzione, in Max Salvadori noto anche come “Capitano Sylvester” e appartenente al SOE che dal febbraio 1945 operava a Milano; infatti wikipedia scrive: “Taluni affermarono poi che a sparare fosse stato un italiano agente inglese, un tal Max Salvadori che si faceva chiamare, con poca originalità, John.”


Luciano Garibaldi propone il capitano John, da identificarsi nel capitano John Maccaroni un oriundo arruolato nell'esercito inglese. Purtroppo la pesante copertura storica dell'evento ha nascosto i nomi dei protagonisti.


I veri leaders dell'azione storica, erano l'americano Allen Dulles e l'inglese John McCaffery in rappresentanza del Soe; i due tenevano rapporti a Berna con Ferruccio Parri, Egidio Reale, Adolfo Tino e Leo Valiani (3 Novembre 1943 Certenago) all'insaputa di Luigi Longo; il CLNAI veniva raggiunto tramite Aldo Pizzoni, il Partito d'Azione tramite Filippo Caracciolo (6 Settembre 1943 Lugano); e rapporti venivano tenuti anche con Edgardo Sogno delle Brigate Franchi.


La natura dei colloqui era imperniata sul finanziamento dei gruppi della resistenza italiana; in particolare si favorivano quelli di “resistenza democratica,” rispetto a quelli più vicini ai movimenti comunisti.


Ma era aperto anche un altro canale di dialogo tra Alleati e Tedeschi, probabilmente all'insaputa degli uomini della RSI; la linea di dialogo era Wolff, Dollmann, Rauff, Bicchierai, Schuster, Dulles. Alen Dulles nel suo libro The secret surrender afferma che “creare un canale di dialogo sicuro con i leader nemici è un affare della massima importanza.”

I militari tedeschi, primo fra tutti Heinrich Gottfried von Vietinghoff-Scheel comandante a Recoaro, non gradivano la trattativa finalizzata alla resa e mandavano avanti i militari politicizzati come Wolff e Dollmann che appartenevano alle SS, e godevano di una copertura politica di tutto rispetto. Infatti Friedrich (Fritz) Schulz rifiuta la resa agli Alleati e viene rimosso da Karl Wolff.

A complemento dell'azione di Bonzanigo, occorre sottolineare l'azione della “notte del 27 Aprile 1945” con la quale uomini del Oss, delle SS e partigiani italiani a bordo di tre auto hanno liberato il colonnello Wolff, rimasto bloccato a Villa Locatelli di Como; il colonnello tedesco viene portato a Lugano in un albergo messogli a disposizione da Donald Jones, console Usa nel Canton Ticino.


Quindi, in quei giorni, erano fattibili con successo delle azioni di commando nei dintorni di Como.


In conclusione il responsabile operativo dell'uccisione Mussolini/Petacci dovrebbe essere un ufficiale inglese, che personalmente o obbligando qualcuno ha aperto il fuoco contro due prigionieri disarmati, la mattina del 28 Aprile 1945 nei pressi di casa De Maria a Bonzanigo frazione di Mezzegra.


Il coordinatore dell'azione viene indicato con vari nomi:


Colonnel Vincent
Maggiore Vincent
Colonel Valent
Capitan John
John Maccaroni.

E alla fine ma non per ultimo va notato il particolare significato dello scatto della foto; per i servizi la preparazione di un'evidenza fotografica è un “must”; questa evidenza servirà per gestire meglio la propria versione dei fatti.

In molti eventi storici c'è una foto od un filmato di parte.


Conoscete qualche evento storico recente senza alcun filmato?

5 comments:

Anonymous said...

Si ne conosco uno, ma veramente il filmato c'è, sono pochi fotogrammi.
che rendono la bugia per chi ha occhi per vedere immensa.
Ma se 60 anni fa non c'era il foto ritocco, oggi abbiamo tecnologia tale per cui posso far sembrare ciò che non è mai accaduto, reale.
Campa cavallo che l'erba cresce...

Saluti dalla bassa..
Chopperman ;)

Anonymous said...

I think so, Sir!

Anonimo3 said...

Scusate, ma io non ho capito.
In pratica la morale è che la guerra era solo una finzione, ma in realtà erano tutti d'accordo?

GianniPesce said...

Certo che molta parte di WW2 era "finta"; basta cercare con Google "phony war" o "finta_guerra" oppure leggere "Lastrana guerra" di Arrigo Petacco.

La parte non finta era quella relativa al fonte orientale dove Russi e Tedeschi si sono battuti senza risparmio.

I pezzi grossi erano in contatto tra di loo e si scambiavano "pizzini"; la povera gente invece nonostante non avesse motivo, era invogliata ad odiare e combattere il nemico di turno.

Ciao GianniPesce

Anonymous said...

"Ma se 60 anni fa non c'era il foto ritocco..."

C'era, c'era. Il foto ritocco è sempre esistito. Si faceva con i pennarelli sui negativi oppure in camera oscura con fotomontaggi e mascheramenti...