Wednesday, September 19, 2007

«You are all individuals!»

Via, ne metto ancora uno, poi chiudo – momentaneamente – questa “trilogia di Brian.”
Lo so che ci sono diversi nerd tra i lettori del gongoro che chiedevano a gran voce la scena del latino, sicuramente esilarante, ma a me piace molto di più questa e soprattutto è molto più vicina allo spirito del gongoro che tutti ci guida.

Nessuno osa chiamarlo genocidio

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Di Llewellyn H. Rockwell, Jr.

Quanto stiamo tutti comodi negli Stati Uniti, mentre ci dedichiamo a dibattiti da salotto sull'occupazione USA in Iraq, discutendo se “noi” stiamo portando loro la libertà e se la loro libertà è realmente degna del sacrificio di tanti dei nostri uomini e donne. Ci chiediamo, se gli obiettivi di guerra sono stati davvero realizzati, come andarcene con garbo, o se abbiamo bisogno di un iper-aumento per finirla una volta per tutte con tutta questa storia.

Ma c'è una cosa di cui gli americani non parlano: le vite degli iracheni, o, piuttosto, le morti degli iracheni. È interessante perché viviamo in un'era di multiculturalismo estremo e di preoccupazioni globali. Adoriamo i lavoratori della solidarietà internazionale, andiamo in missioni all'estero, piangiamo per la difficile situazione di chi soffre per la fame e le malattie, ci offriamo volontari per portare impianti idrici in Ecuador, zanzariere in Ruanda, acqua pulita nel Malawi, diritti umani nel Togo e medicine in Bangladesh.

Ma quando siamo “noi” a causare la calamità, cala improvvisamente il silenzio. C'è qualcosa di strano, sospetto, persino sleale in una persona che insiste a parlare degli iracheni morti dall'invasione degli Stati Uniti nel 2003. Forse, se una persona piange per l'Iraq è in realtà un simpatizzante dei terroristi. Dopo tutto, la maggior parte delle morti è causata “dalla violenza settaria,” e chi può impedire ai fanatici delle sette islamiche impazzite di uccidersi l'un l'altro? Meglio che si uccidano tra loro piuttosto che uccidere i nostri, giusto?

Bene, è arrivato il momento di pensare ai numeri, anche se i militari degli Stati Uniti hanno deciso che tenere il conto dei morti non è degno del loro tempo. La Opinion Research Business, una agenzia di statistiche molto stimata nel Regno Unito, ha appena completato un'indagine dettagliata e rigorosa sugli iracheni. In passato, i risultati dell'agenzia sono stati propagndati dall'amministrazione Bush ogni volta che i dati sembravano favorevoli alla causa degli Stati Uniti. Ma il loro ultimo rapporto non ha praticamente ricevuto la minima attenzione negli USA.

Ecco l'orribile verità: più di un milione di persone sono state assassinate in Iraq dall'invasione degli Stati Uniti, secondo la ORB. Sì, altre stime sono più basse, ma dovreste essere impressionati da ciò che hanno scoperto. Sembra molto credibile.

A Bagdad, in cui la presenza degli Stati Uniti è più pronunciata, quasi la metà delle famiglie segnala di aver perso un membro della famiglia per qualche tipo di omicidio. Metà delle morti sono causate da ferite da arma da fuoco, un quinto da autobombe e un decimo da bombe aeree. Il numero totale di morti eccede il genocidio in Ruanda che nel 1994 fu largamente pubblicizzato.

Siete invitati a controllare i dati in dettaglio.

A parte gli incredibili dettagli, ciò che mi colpisce è il numero di morti che non sono né sunniti né sciiti. Colpisce inoltre come più ci si allontani geograficamente dalle attività delle truppe degli Stati Uniti, più pacifica sia la zona. Gli americani pensano di portare la libertà all'Iraq, ma i dati indicano che gli stiamo portando soltanto sofferenza e morte.

Se avete perso un membro della vostra famiglia, sapete che dopo la vita non è più la stessa. La perdita provoca ogni tipo di trauma religioso, sociale e coniugale. È già molto doloroso perdere un membro della propria famiglia per una certa malattia. Ma perderlo per un omicidio a sangue freddo o per un'autobomba o per una bombardamento aereo? Questo infonde un senso di rabbia e la motivazione per un risarcimento.

Così stiamo parlando di circa 1,2 milioni di persone che sono stati uccise in questo modo, e questo non comprende il numero degli uccisi durante l'invasione in sé per il crimine di aver tentato di opporsi all'invasione di truppe straniere, né i 500.000 anziani e bambini uccisi dalle sanzioni anti-civili di USA e ONU durante i 10 anni precedenti.

E non crogioliamoci nel pensiero che non sono altro che teste-di-stracci che si uccidono senza un valido motivo. Giusto in quest'ultimo fine settimana, c'è stato un episodio che serve da esempio. Alcuni dei leggendari contractor del Dipartimento di Stato stavano attraversando il quartiere sunnita di Mansour a Bagdad. Stavano guidando i loro SUV quando, raccontano i testimoni, si è scatenato un inferno di fuoco durato 20 minuti. I SUV si sono poi allontanati, lasciando sulla strada almeno nove morti.

Perchè? Nessuno lo sa. Sicuramente ci saranno indagini. Ci sono già state delle scuse. L'autorizzazione a partecipare all'occupazione dell'azienda in questione è stata revocata dal governo iracheno. Per quanto tempo, nessuno lo sa. Ma questi sono solo gesti simbolici. Non ci sarà giustizia, e nessuno dimenticherà.

Nella misura in cui qualcuno presta attenzione a questa roba, ascolta soltanto le parole del portavoce del Dipartimento di Stato: “l'ultima parola è che il segretario di Stato desidera assicurarsi che facciamo tutto il possibile per evitare la perdita di vite innocenti.”

Alla luce della cifra superiore al milione, tali dichiarazioni appaiono come scherzi malvagi. Gli Stati Uniti in Iraq hanno dato il via ad un massacro raramente conosciuto anche in paesi considerati come violenti e lacerati da guerre civili. È stupefacente pensare che questo si sia verificato in quello che era recentemente soltanto un paese liberale e civilizzato per gli standard della regione. Questo era un paese che aveva un problema di immigrazione, specialmente fra le classi più istruite e di talento. Andavano in Iraq perché era la società araba più simile a quella di stile occidentale che si poteva trovare nella zona.

Sono stati gli Stati Uniti a trasformare questo paese in un campo di sterminio. Perchè non affrontiamo questo fatto? Perchè non ci prendiamo le nostre responsabilità? Il motivo ha a che fare con questa cosa misteriosa chiamata nazionalismo, che fa delle guerre nazionali una religione ideologica. Noi siamo semidei liberatori. Loro sono demoni terroristi. Nessuna quantità di dati o di informazioni contrarie sembra in grado di scalfire questa fede irreligiosa. Così accade in ogni paese ed in tutte le epoche. Tale è la cecità intellettuale che la guerra genera.

Tale cecità è sempre ingiustificabile, ma era forse più comprensibile in un periodo in cui le informazioni erano severamente limitate, quando i limiti tecnologici effettivamente ci impedivano di conoscere l'intera verità. Che giustificazioni abbiamo oggi? La nostra cecità non è tecnologica ma ideologica. Noi siamo i buoni, giusto? Ogni nazione lo crede di se stessa, ma la libertà è servita meglio dai pochi che osano pensare criticamente.

Un postulato essenziale dell'idea occidentale, o così ci diciamo, è il valore universale ed immutabile della vita umana. Ed in effetti è vero. Nessun uomo o gruppo di uomini è senza valore – neppure quelli che il nostro governo sceglie di identificare come nemici.
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Link all'articolo originale.

Llewellyn H. Rockwell, Jr. è presidente del Ludwig von Mises Institute di Auburn, in Alabama, redattore di LewRockwell.com ed autore di Speaking of Liberty. Vedi il suo archivio su Mises.org. Mandagli una mail. Commenta sul blog.

Tuesday, September 18, 2007

Stampare o non stampare, questo è il dilemma

Continuano le turpi avventure del vincitore del primo Premio Caligola - Il potere gli ha dato alla testa. Come un re Mida al contrario, ogni volta che tocca qualcosa si trasforma in fame e miseria. Questo eroe dei poveri e degli oppressi avrebbe stanziato un budget per nutrire almeno quattro milioni di persone identificate come nutrizionalmente insicure.
Evviva quindi, la bontà trionfa! Non proprio, perché:
Il ministro delle Finanze Samuel Mumbengegwi ha annunciato all'inizio di settembre che il governo aveva messo da parte 347 miliardi di dollari dello Zimbabwe (circa 1,02 milioni di dollari USA al tasso parallelo di mercato) per comprare generi alimentari per 600.000 famiglie che erano state identificate come affamate, a causa dei poveri raccolti che sono seguiti ad una combinazione di siccità e di scarsità critiche di contributi.

La quota di bilancio pubblico allocata “potrà comprare meno,” ha detto John Robertson, un economista dello Zimbabwe, a causa della rapida svalutazione del dollaro dello Zimbabwe e della mancanza di valuta estera.

I tassi sul mercato nero stanno aumentando ripidamente, con un dollaro USA che costa ora circa 340.000 dollari dello Zimbabwe, un aumento intorno ai 120.000 Z$ per un dollaro USA da quando i fondi supplementari per l'assistenza sociale sono stati annunciati.

Renson Gasela, un esperto di agricoltura ed ex direttore generale del Grain Marketing Board (GMB), ha precisato che “in termini reali” i soldi assegnati dal governo per la distribuzione di alimenti basterebbero soltanto per circa 40.000 tonnellate metriche (mt) di cereali.

Per evitare la fame diffusa, specialmente nelle province più colpite di Masvingo e di Matabeleland sud e nord, il governo ha già comprato 500.000 tonnellate metriche (mt) di grano dallo Zambia e dal Malawi, lasciando un deficit netto di 600.000 mt per raggiungere i requisiti nazionali, secondo il quotidiano ufficiale, The Herald.
Che problema c'è? Il buon Bobby ha sempre in mano la stampante magica, tirerà fuori la banconota da un fantastiliardo di zio Paperone e tutto s'aggiusta. Oppure, basta un po' di fantasia e la soluzione si trova:
“La realtà è che le riserve di valuta estera della banca centrale sono state messe a dura prova e, come è accaduto in passato, la Reserve Bank of Zimbabwe sarà costretta ad andare al mercato nero per trovare la valuta estera tanto necessaria,” ha detto Robertson a IRIN (Integrated Regional Information Networks).
E se davvero compra la valuta estera al mercato nero per pagarsi i debiti, la candidatura anche per il prossimo Premio Caligola è assicurata!

(Approfitto per ricordare che eventuali segnalazioni per le candidature sono le benvenute).

«Follow the gourd!»

Visto che siamo in tema ho deciso di postarlo subito: le diatribe teologiche secondo i Monty Python!


Monday, September 17, 2007

Celebrate conformity

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul carattere profondamente religioso dello Stato, provi a confrontare i due brani che seguono. Il primo è la prima parte dell'intervento di Nicolas Sarkozy, presidente della repubblica francese, in occasione del ricevimento (= cerimonia) in suo onore all'Hôtel de ville de Paris. Non l'ho tradotto per non rischiare di perderne la cadenza e la forma esatta, che sono le cose più importanti insieme all'uso di determinati vocaboli chiave.

Il secondo brano è tratto dall'Angelus recitato da papa Benedetto XVI ad Assisi in occasione dell'ottavo centenario della conversione di S. Francesco. La similitudine nello stile, nella terminologia e nei concetti è lampante. Qui non si tratta soltanto del ricorso – sfrenato – alla retorica, ma si riconosce una forma cerimoniale che rivela la celebrazione di un rituale. Siamo nel 2007 e ancora siamo governati dai sacerdoti.

Non mancano i sacrifici umani, anche se vengono eseguiti a migliaia di chilometri di distanza, lontano dagli occhi dei fedeli: per il momento, la religione laica ci tiene a presentarsi ancora come religione d'amore, così va in missione.

Ovviamente, di Pace.
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Hôtel de ville de Paris, le jeudi 24 mai 2007

Monsieur le Maire de Paris, Mesdames et Messieurs les élus parisiens, Mesdames et Messieurs, Je vous remercie, Monsieur le Maire, pour les mots que vous venez de prononcer. En venant ici aujourd'hui, je ne sacrifie pas seulement à une tradition républicaine qui voulait qu'à son entrée en fonction le Chef de l'Etat nouvellement élu se rende à l'Hôtel de Ville de Paris pour y saluer son Maire, son Conseil municipal, et à travers eux, naturellement tous les parisiens. Cette tradition a une signification pour moi très profonde, une signification qu'elle doit à l'histoire. Sans Paris, la France n'eût peut-être jamais existé. Car pour qu'il y eût la France il a fallu qu'il y eût une volonté française et, longtemps ce fut de Paris que s'exprima cette volonté.

Paris n'est pas un centre, Paris c'est un commencement et c'est un aboutissement. Tout part d'ici et y revient. Paris c'est le foyer autour duquel se sont unis les peuples et les provinces françaises. Paris c'est le réceptacle de toutes les énergies, de toutes les intelligences, de tous les talents. C'est à Paris, c'est Paris qui a regroupé les provinces et ce sont les provinces qui ont peuplé Paris. C'est cela Paris. Il y a dans la prééminence de Paris quelque chose qui ne dépend pas seulement de la volonté humaine mais qui est consubstantiel à la façon dont la France s'est construite. [...]

Et quand on préside aux destinées de la France, on se doit de connaître l'histoire de France. Le peuple de Paris parla au nom du droit des peuples à disposer d'eux-mêmes. Le peuple de Paris parla au nom de la liberté. Il parla au nom de la fraternité humaine. Et quand Paris se taisait, c'était la France qui devenait muette. Et quand Paris s'exprimait, c'était la France qui prenait la parole. Et cette parole fut entendue dans le monde entier. Et cette parole fut comprise par tous les hommes.
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Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco, domenica, 17 giugno 2007

Cari Fratelli e Sorelle!

Otto secoli or sono, difficilmente la città di Assisi avrebbe potuto immaginare il ruolo che la Provvidenza le assegnava, un ruolo che la rende oggi una città così rinomata nel mondo, un vero "luogo dell’anima". A darle questo carattere fu l’evento che qui accadde, e che le impresse un segno indelebile. Mi riferisco alla conversione del giovane Francesco, che dopo venticinque anni di vita mediocre e sognatrice, improntata alla ricerca di gioie e successi mondani, si aprì alla grazia, rientrò in se stesso e gradualmente riconobbe in Cristo l’ideale della sua vita. Il mio pellegrinaggio oggi in Assisi vuole richiamare alla memoria quell’evento per riviverne il significato e la portata. [...]

Da questa Città della pace desidero inviare un saluto agli esponenti delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni che nel 1986 accolsero l’invito del mio venerato Predecessore a vivere qui, nella patria di San Francesco, una Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace. Considero mio dovere lanciare da qui un pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione! Sentiamo spiritualmente qui presenti tutti coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della guerra e delle sue tragiche conseguenze, in qualunque parte del mondo. Il nostro pensiero va particolarmente alla Terra Santa, tanto amata da San Francesco, all’Iraq, al Libano, all’intero Medio Oriente. Le popolazioni di quei Paesi conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l’illusione che la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell’altro e di rendergli giustizia. Solo un dialogo responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della Comunità internazionale, potrà mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli.

Voglia San Francesco, uomo di pace, ottenerci dal Signore che si moltiplichino coloro che accettano di farsi "strumenti della sua pace", attraverso i mille piccoli atti della vita quotidiana; che quanti hanno ruoli di responsabilità siano animati da un amore appassionato per la pace e da una volontà indomita di raggiungerla, scegliendo mezzi adeguati per ottenerla. La Vergine Santa, che il Poverello amò con cuore tenero e cantò con accenti ispirati, ci aiuti a scoprire il segreto della pace nel miracolo d’amore che si compì nel suo grembo con l’incarnazione del Figlio di Dio.


Sunday, September 16, 2007

«What have the Romans ever done for us?»

Dallo spassoso Brian di Nazareth (Life of Brian, Terry Jones '79) dei mitici Monty Python, il complotto del "Fronte Popolare di Giudea" per rapire la moglie di Pilato. Per la serie: lasciate perdere il Medio Oriente. Dopo duemila anni qualcuno ancora non l'ha capito...

Dov'è il marcio gli avvoltoi abbondano

Sei anni dopo l'11 settembre, al pubblico americano ancora non è stato fornito un resoconto completo e veritiero del più grande singolo attacco terroristico nella storia degli Stati Uniti.

Questa la conclusione del
Guardian in un articolo dedicato al libro pubblicato in agosto dai vertici della 9/11 Commission, in cui sarebbero narrati i retroscena dell'indagine forse più ridicola nella storia del crimine. Ma se è vero quello che scrivono nel libro, perché non l'hanno denunciato subito, perché non si sono dimessi per rendere noto al pubblico il cover-up ufficiale? Troppo comodo parlare adesso, troppo facile ora che i sondaggi mostrano che più della metà degli americani non crede alla versione ufficiale.
La 9/11 Commission è stata bloccata dall'ostruzionismo ufficiale. Non è mai riuscita ad accertare l'intera verità di ciò che è accaduto l'11 settembre 2001.

Thomas Kean e Lee Hamilton, rispettivamente capo e vice capo della 9/11 Commission, affermano nel loro libro Without Precedent, di essere stati costretti al fallimento e di non aver ricevuto le risorse finanziarie per fare una ricerca adeguata. Inoltre confermano che gli è stato negato l'accesso alla verità e sono stati fuorviati dai funzionari del Pentagono e dell'autorità federale aeronautica; e che questa ostruzioni ed inganni li hanno condotti a contemplare la possibilità di incriminare i pubblici ufficiali.
No dico, questi bellimbusti sono stati pagati per indagare, non sono stati in grado di cavare un ragno dal buco al contrario di migliaia di ricercatori indipendenti in tutto il mondo armati solo di buon senso e di un collegamento a internet, si sono lasciati condurre al fallimento senza fiatare, e ora, solo ora che il vento è cambiato si decidono ad ammettere tale fallimento pubblicando un libro?!

Ora noi dovremmo regalare 20 dollari a questi due imbecilli per cosa, per leggere che la versione ufficiale è basata sul nulla? Grazie, ci eravamo arrivati da soli dopo circa 30 secondi: andate a lavorare in catena di montaggio, buffoni.

Friday, September 14, 2007

Il vizietto

Il curioso quanto abituale gesto di Bush durante il silenzio in ricordo delle vittime dell'11 settembre:

La vita è fatta a scale

Ricordate la notizia delle 245 mila opzioni put riportata anche da Blondet?
I mercati azionari crolleranno di un terzo entro il 21 settembre? Almeno, è questa la scommessa che ha piazzato uno speculatore - rigorosamente anonimo - acquistando nei giorni scorsi 245 mila opzioni «put» sull’indice Eurostoxx 50 del Dow Jones. E’ una scommessa rischiosa: se le azioni mondiali non precipiteranno di tanto, il compratore misterioso rischia di perdere un miliardo di dollari. Ma se ha ragione lui, guadagnerà 2 miliardi ed anche più.

Mentre la data fatidica del 21 settembre si avvicina, qualcosa di brutto è già accaduto. Paul Gillmor, rappresentante repubblicano dell'Ohio, era stato trovato morto nel suo appartamento di Washington il 6 settembre. La causa della morte, era stata inizialmente attribuita ad un infarto. Bradley Mascho, il suo direttore della comunicazione, dichiarò che il politico 68enne si sentiva stanco dopo un viaggio nel suo distretto nel nord dell'Ohio. Successivamente si scoprì che era morto a causa di un incidente: sarebbe caduto dalle scale. Sono stati necessari due giorni per rendersi conto che aveva la testa ed il collo rotti.

Ora si scopre che Gillmor, che lavorava nel comitato per la finanza della Camera, stava casualmente investigando proprio sul caso delle 245 mila opzioni. Fu inoltre uno dei congressisti che chiesero le dimissioni del procuratore generale Gonzales in marzo. A quanto pare negli ultimi tempi è tra le mura domestiche che si nascondono i peggiori pericoli, soprattutto per chi in qualche modo è coinvolto in storie poco chiare. Occhio agli scalini...

Thursday, September 13, 2007

Lezione Somala

Ho tradotto un articolo molto interessante appena pubblicato su mises.org sulla Somalia ed in particolare sul suo sistema giudiziario. Notizie dall'Africa che, chissà perché, non trovano mai spazio sui media a larga diffusione.
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Norma di Legge senza lo Stato
Di Spencer Heath MacCallum

Se ci fosse una tal categoria, la Somalia avrebbe un posto nel Guinness dei Primati come il paese con la più lunga assenza di un governo centrale funzionante. Quando i somali hanno smantellato il loro governo nel 1991 e sono tornati alla loro condizione politica precoloniale, l'aspettativa era che ne sarebbe risultato il caos – e quella, naturalmente, sarebbe stata la cosa politicamente corretta da attendersi.

Immaginate il contrario. Immaginate una qualsiasi parte del globo non dominata da un governo centrale ed il suo popolo che sopravvive, prospera persino. Se questo dovesse accadere e l'idea si diffondesse ad altre zone dell'Africa o ad altre parti del mondo, la mistica della necessità dello stato potrebbe esserne danneggiata irreparabilmente e molti politici e burocrati potrebbero trovarsi a spasso alla ricerca di un lavoro.

Se l'aspettativa era che la Somalia sarebbe sprofondata nell'abisso del caos, qual è la realtà? Un certo numero di recenti studi affronta questo problema, compreso uno dell'economista Peter Leeson basato sui dati statistici del Progetto per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, dalla Banca Mondiale, dalla CIA e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Confrontando gli ultimi cinque anni sotto il governo centrale (1985-1990) con i cinque anni più recenti di anarchia (2000-2005), Leeson trova questi cambiamenti nel benessere sociale:

- L'aspettativa di vita è aumentata da 46 a 48,5 anni. Questa è una scarsa aspettativa rispetto ai paesi sviluppati. Ma in qualsiasi misura del benessere, ciò che è importante da osservare non è dove una popolazione si trovi in un dato momento, ma qual è la tendenza. La tendenza è positiva, o è l'inverso?

- Il numero dei bambini di un anno completamente immunizzati contro il morbillo è aumentato del 30 - 40 per cento.
- Il numero di medici per 100.000 abitanti è aumentato da 3,4 a 4.
- Il numero di infanti con basso peso alla nascita è caduto dal 16 per mille allo 0,3 – quasi nessuno.
- La mortalità infantile per 1,000 nascite è caduta da 152 a 114,9.
- La mortalità materna per 100.000 nascite è caduta da 1.600 a 1.100.
- La percentuale della popolazione con accesso alla sanità è aumentata da 18 a 26.
- La percentuale di popolazione con accesso almeno ad una struttura sanitaria è aumentata da 28 a 54,8.
- La percentuale di popolazione in povertà estrema (meno di $1 al giorno) è caduta da 60 a 43,2.
- Le radio per mille abitanti sono aumentate da 4 a 98,5.
- I telefoni per mille abitanti sono aumentati da 1,9 a 14,9.
- Le TV per mille abitanti sono aumentate da 1,2 a 3,7.
- Le morti per morbillo sono cadute da 8.000 a 5.600.

Un altro studio ancor più completo pubblicato l'anno scorso da Benjamin Powell dell'Independent Institute, conclude: “Troviamo che gli standard di vita della Somalia sono generalmente migliorati … non solo in termini assoluti, ma anche relativamente ad altri paesi africani dal crollo del governo centrale somalo.”

L'economia pastorizia della Somalia è ora più forte di quella del vicino Kenia o dell'Etiopia. È il più grande esportatore di bestiame di tutti i paesi africani orientali. Le telecomunicazioni in Somalia sono fiorite; una chiamata da un telefono mobile è meno costosa in Somalia che in qualsiasi altro luogo in Africa. Un piccolo numero di investitori internazionali stanno trovando che il livello di sicurezza della proprietà e dei contratti garantisce il commercio in Somalia. Fra queste aziende troviamo Dole, BBC, il corriere DHL, British Airways, General Motors e la Coca-Cola, che recentemente ha aperto un grande impianto di imbottigliamento a Mogadiscio. Un Ambassador Hotel a 5 stelle è stato aperto ad Hargeisa e tre nuove università sono completamente funzionali: l'Università Amoud (1997) a Borama, l'Università di Mogadiscio (1997) e l'Università di Benadir (2002) sempre a Mogadiscio.


La pretesa di “introdurre la democrazia”

Tutto questo è terribilmente politicamente scorretto per il motivo che ho suggerito. Di conseguenza, le Nazioni Unite ormai hanno speso ben oltre due miliardi di dollari tentando di ristabilire un governo centrale in Somalia. Ma è qui l'ironia: è la presenza delle Nazioni Unite che ha causato virtualmente tutta l'agitazione che abbiamo visto in Somalia. Lasciatemi spiegare perchè.

Come la maggior parte dell'Africa precoloniale, la Somalia è tradizionalmente una società senza stato. Quando le potenze coloniali si sono ritirate, per meglio servire i loro scopi, hanno addestrato frettolosamente la popolazione locale e hanno installato governi di stile europeo al posto loro. Questi stati si supponevano democratici. Ma presto sono degenerati in brutali dittature.

La democrazia è inattuabile in Africa per parecchi motivi. La prima cosa è che votare è dividere una popolazione in due gruppi – un gruppo che regola e un gruppo che è regolato. Ciò è completamente in disaccordo con la tradizione somala. In secondo luogo, se la democrazia deve funzionare, dipende, almeno in teoria, da un popolazione che voterà su varie questioni. Ma in una società familiare quale la Somalia, votare avviene non sul merito delle questioni ma seguendo le linee di gruppo; si vota secondo la propria affiliazione di clan. Poiché l'etica del clan richiede la lealtà ai membri del proprio clan, i vincitori usano il potere del governo per avvantaggiare i propri membri, che significa lo sfruttamento dei membri di altri clan. Di conseguenza quando esiste un apparato governativo con i suoi smisurati poteri di tassare e di polizia ed il monopolio giudiziario, gli interessi dei clan sono in conflitto. Un certo clan controllerà quell'apparato. Per evitare di essere sfruttato da altri clan, ciascuno deve tentare di essere il clan dominante.

L'agitazione in Somalia è provocata dai clan che manovrano per essere nella posizione di controllare il governo ogni volta che potrebbe prodursi, e questo è stato esacerbato dai governi mondiali, in particolar modo dagli Stati Uniti, mantenendo viva l'aspettativa che un governo presto sarà stabilito e fornendo armi a chiunque sembrasse al momento più probabilmente essere in grado di “portare la democrazia” in Somalia. Il fenomeno dei “signori della guerra” si riferisce ai clan ed alle milizie indipendenti, spesso compresi i resti del governo centrale precedente, che promettono di stabilire un governo sotto il controllo del loro proprio clan. Operano spesso fuori del controllo degli anziani tradizionali ed a volte in opposizione ad essi.

Quindi gli anni più violenti in Somalia furono gli anni che seguirono il 1991 quando le Nazioni Unite erano fisicamente presenti, tentando di imporre un governo centrale. Quando le Nazioni Unite si sono ritirate nel 1995, l'aspettativa di un futuro governo centrale ha cominciato a retrocedere e le cose hanno cominciato a stabilizzarsi. Ma le Nazioni Unite hanno continuato a sforzarsi di ristabilire un governo con una serie di circa sedici “congressi di pace” falliti. Nel 2000 ha installato un governo fantoccio, il Governo Nazionale di Transizione (TNG). Tuttavia, non solo i clan della Somalia del nord non hanno riconosciuto il TNG, ma esso non poteva neanche controllare la sua progettata città capitale, Mogadiscio. Oggi una “missione di peace-keeping” di truppe del nemico tradizionale della Somalia, l'Etiopia, supportate dagli Stati Uniti e dall'Uganda sotto l'egida dell'Unione Africana è a Mogadiscio e tenta di sostenere il TNG e di assicurare il suo controllo sul resto della Somalia. La violenza cresce.

La situazione è curiosamente simile ad un evento della mitologia greca. Gli dei sul Monte Olimpo stavano godendosi una festa a cui, naturalmente, non avevano invitato Eris, la dea della discordia. Eris, comprensibilmente, la prese come un affronto personale. Si fece preparare dal fabbro Efesto una mela d'oro, su cui stava scritto καλλιστι – “al più giusto.” Socchiuse quindi la porta e fece rotolare la mela dorata nel salone della festa. In men che non si dica, gli dei si misero a lottare per l'assegnazione della mela. La mela d'oro in Somalia è l'aspettativa che ci sarà presto un governo centrale. Finchè c'è tale aspettativa, i clan devono combattere per il suo controllo.


La Somalia e la norma di legge

Ora, sono arrivato fino a qui senza dirvi molto sulla Somalia. È nel corno d'Africa, quella zona a nord-est dell'Africa che sporge nell'Oceano Indiano appena sotto la penisola araba. La zona della cultura somala include tutto il corno ed è la patria di circa 11,5 milioni di persone. Le potenze coloniali hanno spezzettato arbitrariamente questa zona culturale in modo che oggi parte di essa è caduta sotto la giurisdizione del Kenia a sud, parte in Etiopia ad ovest e parte nel Gibuti a nord. Il resto lungo il litorale è ora senza un governo funzionante.

Ciò che questa gente ha in comune, ancor più della lingua simile, dello stile di vita e delle caratteristiche fisiche è un corpo di leggi consuetudinarie, la Xeer, che differisce da clan a clan in cose non indispensabili quali i miti fondanti ma è notevolmente uniforme riguardo ai suoi provvedimenti per la protezione delle persone e della proprietà. La Xeer fornisce una norma di legge – la legge consuetudinaria – che permette sicurezza nei viaggi, commerci, matrimoni, e così via in tutta la regione. La Xeer è più intatta nel nord della Somalia, che era sotto dominio britannico; nel sud, gli italiani hanno provato a sradicarla. Ciò nonostante, sopravvive ad un grado significativo ovunque, anche nelle aree urbane, ed è virtualmente inalterata nella Somalia rurale.

La Xeer è la risposta segreta all'intera sconcertante domanda sul successo della Somalia senza un'amministrazione centrale, poiché fornisce una norma di legge autentica a sostegno del commercio e dello sviluppo economico. Fortunatamente, conosciamo qualcosa della Xeer grazie a Michael van Notten, un avvocato olandese che all'inizio degli anni '90 si è sposato nel clan di Samaron nel nord-ovest della Somalia, il quinto più grande dei clan somali e visse con loro per gli ultimi dodici anni della sua vita. Ha tratto massimo vantaggio da quell'occasione per studiare la Xeer. Il risultato è stato il suo studio pionieristico, The Law of the Somalis (Red Sea Press, 2005). Van Notten è morto quando il suo manoscritto era finito a metà. Fortunatamente, in gran parte aveva completato il montaggio del materiale etnografico. Nel suo testamento, mi chiedeva di correggere e completare il manoscritto per la pubblicazione. Il traguardo da raggiungere è di vedere il lavoro tradotto in somalo.


I punti salienti della Xeer

C'è tempo in questa breve relazione di rivelarvi soltanto alcuni dei punti culminanti della Xeer. In primo luogo, la legge, e conseguentemente, il crimine, sono definiti in termini di diritti di proprietà. La legge è compensativa piuttosto che punitiva. Poiché il diritto di proprietà richiede la compensazione piuttosto che la punizione, non c'è imprigionamento e le multe sono rare. Tali multe che potrebbero essere imposte raramente eccedono la quantità della compensazione e non sono pagabili ad alcuna corte o governo, ma direttamente alla vittima. Una multa potrebbe essere all'ordine quando, per esempio, l'uccisione di un cammello è stata intenzionale e premeditata, nel qual caso la vittima riceve non uno ma due cammelli.

Le multe sono usate in un altro modo interessante. Ci si aspetta che una figura pubblica prominente quale un dignitario religioso o politico o un poliziotto o un giudice conduca una vita esemplare. Se viola la legge, paga il doppio di quello che sarebbe richiesto ad una persona ordinaria. Inoltre, dovrebbe essere notato, siccome la legge ed il crimine sono definiti in termini di diritti di proprietà, la Xeer è inequivocabile nella sua opposizione a qualsiasi forma di tassazione.

In secondo luogo, per assicurare che la compensazione sarà versata anche nei casi in cui il perpetratore è un bambino, o indigente, o pazzo, o è fuggito all'estero, la Xeer richiede che ogni persona sia completamente assicurata contro ogni vincolo in cui potrebbe incorrere secondo la legge. Se un individuo non può effettuare il pagamento richiesto, un gruppo indicato della sua parentela è responsabile. Van Notten descrive in un modo interessante come ciò accada:
Una persona che viola i diritti di qualcuno e non può pagare la compensazione egli stesso informa la sua famiglia, che quindi paga a suo nome. Da un punto di vista emozionale, questa notifica è una procedura dolorosa, poiché nessun membro della famiglia mancherà l'occasione di dire al malfattore quanto vizioso o stupido sia stato. Inoltre, chiederanno assicurazioni che farà più attenzione in futuro. Effettivamente, tutti coloro che devono pagare le malefatte di un membro della famiglia da allora in poi lo terranno d'occhio e proveranno ad intervenire prima che incorra in un altro errore. Per esempio, non gli permetteranno più di tenere o portare un'arma. Mentre su altri continenti la rieducazione dei criminali è tipicamente un'operazione del governo, in Somalia è responsabilità della famiglia.
Se la famiglia è stanca di rimediare alle ripetute malefatte di un criminale recidivo, possono disconoscerlo, nel qual caso si trasforma in in un fuorilegge. Non essendo assicurato, è privato di ogni protezione secondo la legge e, per la sua sicurezza, deve lasciare il paese.

La legge consuetudinaria è simile in questo e in molti altri aspetti nel mondo intero. Un caso si racconta nella leggenda fondante del mio proprio clan MacCallum in Scozia. Il fondatore del clan si presume sia stato esiliato 1.500 anni fa dall'Irlanda perché era una testa calda che la sua famiglia disconobbe per il loro coinvolgimento nelle lotte. Nella solitudine del suo esilio sul Mare del Nord, diventò un uomo di pace. Non potè tornare in Irlanda, poichè non era più sotto protezione della legge e avrebbe potuto essere ucciso impunemente. Così andò invece in Scozia e fondò il nostro clan.

Un terzo punto della Xeer è che non c'è il monopolio della polizia o dei servizi giudiziari. Chiunque è libero di servire in quella funzioni a patto che non sia allo stesso tempo un dignitario religioso o politico, che comprometterebbe la marcata separazione della legge, della politica e della religione. Inoltre, chiunque ricopra un tal ruolo deve sottostare alle stesse leggi di chiunque altro – e in più: se viola la legge, deve pagare danni o multe più pesanti di chiunque altro. Dalle figure pubbliche ci si aspetta che mostrino un comportamento esemplare.

Quarto, non c'è crimine senza vittima. Soltanto una vittima o la sua famiglia può iniziare un'azione legale. Dove non c'è vittima per convocare una corte in essere, nessuna corte può formarsi. Nessuna corte può investigare di sua iniziativa qualsiasi evidenza di presunta cattiva condotta.

Infine, la procedura della corte è interessante. Dalla nascita, ogni il somalo ha il suo proprio giudice che presiederà la corte che lo giudicherà in caso trasgredisse la legge. Quel giudice è il suo oday, il capo della sua famiglia estesa che consiste di tutti i maschi discendenti dallo stesso bisnonno, insieme alle loro spose e bambini. Parecchie famiglie estese compongono un jilib, che è il gruppo responsabile del pagamento del prezzo del sangue nel caso che un membro uccida qualcuno di un altro jilib o clan. L'oday, o giudice, è scelto con attenzione, dopo settimane o mesi di discussione dagli anziani del clan. Non ha autorità sulla famiglia ma è scelto solamente per la sua conoscenza degli affari umani e la sua saggezza e può perdere la sua posizione se le sue decisioni non sono altamente considerate nella comunità.

Quando un'offesa è commessa, l'offensore va in primo luogo dal suo oday, che allora forma una corte con l'oday del querelante. Se i due oday non possono risolvere la materia, formano un'altra corte composta di oday che rappresentano le famiglie, i jilib, o i clan supplementari. Una virtù del fatto che ogni persona sa dalla nascita chi sarà uno dei suoi giudici, e viceversa, è che un oday conosce intimamente ogni persona nella sua famiglia estesa e può osservarlo e consigliarlo prima che ciò che potrebbe sembrare essere un piccolo problema si trasformi in un crimine.

Una volta che una corte si è formata ed accetta la giurisdizione su di un caso, la sua prima azione è di nominare un segretario, che ripeterà ad alta voce durante l'udienza ogni punto importante detto dai relatori. La corte allora annuncia quando e dove sentirà il caso. Quando la sessione della corte si apre, la corte invita il querelante a dichiarare il suo caso. Il querelante ha il diritto di nominare un rappresentante per fare la presentazione in suo favore. Durante la presentazione, il querelante ha la possibilità di conferire con la sua famiglia per assicurarsi di non aver dimenticato nulla. Quando il querelante ha finito, la corte gli chiede di ricapitolare il suo caso e di dichiarare le sue richieste. Infine, la corte chiede al difensore di presentare la sua difesa e tutte le controrichieste.

Quindi la corte si aggiorna per deliberare se dei testimoni debbano essere sentiti. Un fatto disputato è ammesso come prova soltanto quando tre testimoni hanno testimoniato della sua verità. Le parti possono anche nominare esperti e testimoni. Se la vittima è morta o è stata ferita, la corte istruirà un dignitario religioso a valutare come la vittima è morta o è stata ferrita. Questi dignitari valutano solitamente le lesioni applicando gli standard enumerati nel commento storico dell'erudito musulmano del dodicesimo secolo al-Nawawii's Minhaaj at-Talibiin. Quando il querelante ha elaborato il suo caso con i testimoni e le prove, al difensore è data la possibilità di confutare le accuse, le argomentazioni e le prove del querelante. Non è consueto interrogare i testimoni in contraddittorio.

Infine, la corte si aggiorna ancora per valutare le prove. Se meno di tre testimoni sostengono un fatto, o se i testimoni si contraddicono, la corte procederà al giuramento. Ci sono parecchi tipi di giuramenti. Il più semplice comincia con il giurante che dice, “giuro sulla mia virilità.” Alternativamente, può dire “giuro su Allah.” Un giuramento più forte è il cosiddetto triplice giuramento, in cui si esegue lo stesso giuramento tre volte. Un giuramento ancora più forte è quello ripetuto 50 volte. Inoltre, c'è il cosiddetto giuramento di divorzio, in cui il giurante giura sui suoi matrimoni. Se più tardi si scopre che ha mentito, i suoi matrimoni sono annullati.

Si deve notare che anche quando il querelante non riesce a convincere la corte del suo caso, la corte non deciderà solitamente a favore del difensore fino a che quest'ultimo non abbia eseguito un giuramento di innocenza.

In un colloquio più lungo, potrei discutere del ruolo della polizia e dell'esecuzione delle decisioni giudiziarie, ma questo dovrebbe bastare ad offrire una certa idea del sistema legislativo esercitato dai somali. Fornisce una norma di legge efficace interamente senza la protezione di un governo.

La Xeer occupa un posto fra i grandi sistemi legislativi del mondo quali la legge romana, la common law inglese, la legge mercantile e la legge tradizionale ebraica (Halacha). Deve essere estremamente antica e si pensa essersi sviluppata nel corno d'Africa. Non c'è prova che si sia sviluppata altrove o che sia stata notevolmente influenzata da qualche sistema legislativo straniero. Il fatto che la terminologia legale somala è praticamente priva di parole prese in prestito da lingue straniere suggerisce che la Xeer è perfettamente indigena.

Il libro di Michael van Notten che descrive questo sistema di legge merita di essere conosciuto meglio e letto diffusamente. È il primo studio su una legge consuetudinaria che la tratti non come curiosità del passato, ma come potenzialmente istruttiva per una società libera futura. Nel suo libro, Van Notten presenta alcune applicazioni pratiche per il mondo in cui ci troviamo oggi, applicazioni che non ho avuto tempo da trattare in questa sede. Se l'intervento dei governi stranieri, che si è intensificato con il rifiuto dei somali di morire o rimanere povero, frustrerà questo potenziale o meno, solo il tempo lo può dire.

Vorrei concludere con una richiesta per contribuire a far circolare maggiormente questo libro.

Se siete collegati a scuole o università, vi prego di contattarle. Molte tra loro lo troveranno altamente adatto. Una recensione di un distinto antropologo legale su Amazon.com si conclude con questa nota:
“La leggibilità e la brevità relativa del testo altamente raccomandano The Law of the Somalis per uso didattico. Si adattare confortevolmente ed è un'aggiunta rinfrescante alla tradizione di studio riflessa in testi legali-politici etnografici classici come, Tswana Law (I. Schapera), The Cheyenne Way (K. Llewellyn and E.A. Hoebel), and The Judicial Process among the Barotse (M. Gluckman).”
- Howard J. De Nike, J.D., Ph.D., reparto di antropologia, University of New Mexico
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Spencer Heath MacCallum è scrittore ed antropologo sociale a Chihuahua, Messico. Mandagli una mail. Commenta sul blog.

Questo documento è stato presentato al ventiseiesimo World Freedom Summit, International Society for Individual Liberty, Williamsburg Lodge, Williamsburg, VA, dal
l' 11 al 15 agosto 2007.


Bibliografia

De Nike, Howard J. 2006. "Customary Law Upholds Natural Law." Amazon.com Customer-Reviews

Leeson, Peter T. 2005. "Better Off Stateless: Somalia Before and After Government Collapse." West Virginia University. (PDF)

Powell, Benjamín, Ryan Ford, and Alex Nowrasteh. 2006. "Somalia after State Collapse: Chaos or Improvement?" Independent Institute Working Paper No. 64. (PDF)

Van Notten, Michael. 2005. “The Law of the Somalis: A Stable Foundation for Economic and Social Development in the Horn of Africa.” Trenton NJ: Red Sea Press.


«I ain't no little kid!»

Scena tratta da quello che secondo me, oltre ad essere un gran film, si potrebbe considerare il film libertario per eccellenza: Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (One Flew Over the Cuckoo's Nest, Milos Forman, '75) con un insuperabile Jack Nicholson.

Wednesday, September 12, 2007

Piccolo Glossario della Neolingua #9

“For, under the sway of the doctrines taught by contemporary pseudo-economists, all but a few reasonable men believe that they are injured by the mere fact that their own income is smaller than that of other people and that it is not a bad policy to confiscate this difference.”
(Ludwig von Mises, Economic Freedom and Interventionism)
Analizziamo un termine usato per definire il furto da parte dello stato, una subdola maschera per far recepire come atto di giustizia un'azione ingiusta sotto tutti i punti di vista.
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Ridistribuzione
Significato originario:
il ridistribuire; nuova o diversa distribuzione: r. delle cariche

Polirematiche
ridistribuzione del reddito loc.s.f. econ., nuova ripartizione del reddito derivante dall’attività produttiva tra chi compone un sistema economico, per evitare concentrazioni di capitale | nuova ripartizione tra consumo e risparmio e tra i consumi stessi.


La ridistribuzione è un concetto che nasce insieme allo stato, che ad esso attribuisce una valenza oltremodo positiva, evidentemente per crearsi un'immagine mitica da Robin Hood, da deus ex machina che interviene in una realtà ingiusta correggendola. La prima osservazione, logicamente, è che un qualsiasi furto è un atto di ridistribuzione, ma non per questo possiamo considerarlo un atto di giustizia. È semplice però comprendere perché lo stato propagandi questa valutazione: lo stato ruba, quindi si trova nella necessità di rendere accettabile il furto, e lo fa mascherandolo: che qualcuno abbia tanto e altri meno non è giusto, quindi togliere dall'uno per dare all'altro diventa un atto di giustizia.

La fallacia di questa logica è palese. Non è affatto detto, infatti, che qualcuno abbia di più perché l'ha rubato a chi si trova ad aver di meno, basta ricordare la favola della formica e della cicala: chi intervenisse a togliere alla prima il sudato frutto del suo lavoro per sfamare la seconda che si è trastullata tutta l'estate non si potrebbe in nessun caso considerare giusto. Anzi, oltre a compiere un atto arbitrario ed illegittimo, negherebbe alla formica impietosita il gesto profondamente morale di rinunciare volontariamente a parte delle sue provviste per provvedere all'imprevidente cicala, la quale a sua volta non potrebbe trarne la preziosa lezione apprezzando e prendendo ad esempio l'operosità e la generosità della formica.

In altre parole, intervenendo nelle relazioni non solo economiche tra gli individui, lo stato impedisce la loro crescita morale, prodotto naturale della loro interazione, sostituendo ai valori universali del lavoro e della solidarietà l'imperio del furto e dell'arbitrio della forza. Non dovrebbe sorprendere, quindi, la diffusione sempre più capillare dell'astuzia, del sotterfugio e l'incapacità di valutare le persone per la loro statura morale e non per la sola ricchezza. Il ricco disonesto viene preso a modello, il generoso sbeffeggiato, l'onesto equiparato al fesso.

Se a questo si aggiunge il fatto non secondario che il Robin Hood di stato è in realtà un ricco che ruba ai poveri, il quadro è completo: il politico viene onorato in ogni occasione tra feste e celebrazioni da chi, compresa l'antifona cerca di imitarlo, mentre chi si sottrae a questa logica scompare dalla scena pubblica insieme dai valori che si ostina a seguire.

È il dominio godereccio e terribile delle cicale sulle formiche, è il Mondo Nuovo.

Monday, September 10, 2007

Sempre sia lo Stato

Non pretendo certo di essere il primo ad affermarlo, più o meno tutti gli autori “austriaci,” da Mises a Rothbard a Hoppe, sono giunti alla stessa conclusione: quella dello Stato è in tutto e per tutto una religione, un sistema di pensiero fondato su dogmi, primo fra tutti il famigerato “lo stato siamo noi”, affermazione oltremodo fallace e indimostrabile. Abbiamo noi, come individui, il potere di decidere qualsiasi cosa nell'ambito statale? Ovviamente no. Possiamo, unica azione concessa a tutti, votare e decidere a chi, tra due o più candidati, consegnare il potere; ma solo se facciamo parte della maggioranza, in caso contrario la nostra decisione è nulla. E in ogni caso, da quel momento in poi, niente è in nostro potere, nemmeno ciò che colui che abbiamo eletto (ed ecco già un termine vagamente religioso) deciderà di fare.

D'altro canto, le nostre azioni – da quelle pubbliche fino alle più private – si devono conformare alle leggi che la casta sacerdotale statale promulga, pena sottostare alla punizione prevista. La società è intesa come un corpo unico, con un unico scopo, mai raggiunto, al quale tendere: lo stato siamo noi, ma qualcuno è un piede, qualcuno una mano, solo alcuni privilegiati sono la testa in cui è racchiuso il segreto del fine ultimo. Nel suo The Need of a Golden Calf , Frank Chodorov scriveva:
“Non è lo Stato un idolo? Non è come un feticcio in cui gli uomini vedono poteri soprannaturali e capacità sovrumane? Lo Stato può nutrirci quando siamo affamati, guarirci quando siamo malati; può aumentare gli stipendi ed abbassare i prezzi, persino contemporaneamente; può istruire i nostri bambini senza costo; può occuparsi di noi contro gli imprevisti della vecchiaia e divertirci quando siamo annoiati; può darci l'elettricità approvando leggi e migliorare il gioco del baseball regolamentandolo. Cosa non può fare lo Stato per noi se soltanto abbiamo fede in lui? E noi abbiamo fede. Nessuna dottrina religiosa nella storia del mondo ha mai catturato i cuori e le menti degli uomini come la moderna dottrina religiosa dello statalismo.”
Quindi una religione materialista, il cui regno promesso è del tutto terreno: la soddisfazione di ogni esigenza materiale per tutti. Ma il fatto che questo traguardo continui a restare una sfocata illusione, mentre la dura realtà la smentisce, sta spostando progressivamente l'obiettivo su un piano meno concreto, rendendo la socialdemocrazia sempre più simile ai modelli di riferimento delle religioni tradizionali. Da un articolo di Ben O'Neill pubblicato proprio oggi:
C'è stato un periodo in cui i promotori del socialismo sostenevano che avrebbe condotto l'uomo all'abbondanza materiale, mentre il capitalismo del libero-mercato avrebbe portato soltanto a sempre più miseria e sarebbe infine sprofondato sotto le proprie tensioni interne. Attualmente queste tesi non si sentono più tanto in giro e per un buon motivo. Un secolo di prova empirica ha dimostrato il contrario: che il mercato libero conduce a crescente ricchezza e libertà materiale, mentre il socialismo soltanto alla povertà, alla supremazia dello stato ed infine, all'omicidio di massa.

Attualmente l'attacco si è spostato. Il capitalismo non ci conduce alla povertà; ci conduce a troppa ricchezza. Questo ci rende "avidi" e "materialisti." Ci conduce all'eccessivo “consumismo”.
Di fronte al fallimento degli obiettivi reali, lo stato cerca di darsi una dimensione morale, in grado di giustificare l'inaccettabile distorsione del diritto che pone i suoi rappresentanti in posizione privilegiata nei confronti del resto della società. Così la richiesta di migliorare le proprie condizioni materiali, cioè la stessa ragion d'essere dello stato, la promessa mai mantenuta, diventa una pretesa da stigmatizzare: l'ovvio e legittimo bisogno di assicurare per sé e per la propria famiglia le condizioni materiali necessarie per una vita soddisfacente si trasforma in peccato d'avidità. Lo stato ci chiede sacrificio, abnegazione, frugalità (“abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, quante volte l'abbiamo letto sui giornali di regime?).

Dai paramenti alle cerimonie, dai dogmi agli anatemi, nulla sembra mancare allo stato per poter essere definito una religione. Manca però una cosa fondamentale ai profeti di questa fede moderna, la qualità che ha consentito ai grandi profeti del passato di essere pietra angolare di religioni millenarie: la capacità di essere d'esempio, di costituire un modello da seguire. Poco male, hanno a disposizione un valido surrogato: la forza bruta.

Sunday, September 9, 2007

Two minutes hate

Dalla versione cinematografica (Michael Radford, '84) di 1984, capolavoro distopico di Orwell, la scena dei due minuti d'odio.



(Chi non coglie l'analogia tra il video con Emmanuel Goldstein e quelli di Osama è un giornalista del
Corriere.)

Ancora Osama, che barba!

“Spetta dunque ai governanti, se mai qualcuno ne ha il diritto, mentire per ingannare i nemici o i concittadini nell'interesse della città”
(Platone: Repubblica, Libro III)

Ed è quindi arrivato il nuovo video di Bin Laden ad occupare giornali e canali televisivi, puntuale mentre aerei israeliani violano lo spazio aereo siriano, mentre in un nuovo sondaggio gli americani chiedono di indagare su Bush e Cheney, mentre il partito della guerra spinge gli USA verso una nuova tragica avventura in Iran.

Ci eravamo già abituati – diciamo pure stufati, a questo punto – alle trasformazioni à la Stanislao Moulinsky del vecchio Osama e ai suoi messaggi sospetti, ma stavolta il supercriminale ha stupito tutti: si è presentato con una barba nuova di zecca come le tette della Ventura (e una faccia vagamente diversa, se mi è permesso dirlo, ma non sottilizziamo, in fondo non è la prima volta).

Tale sorprendente trasformazione, secondo Richard Clarke, ex funzionario dell'anti-terrorismo alla Casa Bianca ed ora consulente in materia di ABC News, è spiegabile così:
“Sembra stranamente che stia portando una barba finta. Se guardiamo un nastro di tre anni fa, aveva una barba molto bianca. Questa assomiglia ad una barba posticcia.”
Sempre secondo Clarke la “barba finta” può essere un indizio importante su dove Bin Laden sta nascondendosi:
“Un posto in cui una barba spiccherebbe potrebbe essere l'Asia sud-orientale, le Filippine, l'Indonesia. Nessuno pensava si trovasse là, ma quello è un ambiente in cui la maggior parte degli uomini, e dei musulmani, non hanno la barba.”
Si potrebbe chiedere a Clarke se il clima delle Filippine è anche in grado di cambiare i connotati, ma sono certo che troverebbe una risposta sensata anche a questo interrogativo, del tipo: “da quelle parti i chirurghi plastici sono molto preparati e convenienti, e in genere odiano l'America”. Ma passiamo ad altro e approfittiamo dell'occasione per tirar fuori due vecchi articoli, giusto per provare a collegare i puntini.
Da Fox News, dicembre 2001:
Osama bin Laden è morto pacificamente a causa di una complicazione polmonare non curata, ha segnalato il Pakistan Observer citando un capo dei talebani che presumibilmente ha assistito al funerale del capo di Al Qaeda.

“Le truppe della coalizione sono impegnate in una folle operazione di ricerca ma potrebbero non raggiungere mai il loro ambito obiettivo di ottenere Osama vivo o morto,” ha detto la fonte.

Bin Laden, sempre secondo la stessa fonte, stava soffrendo una seria complicazione polmonare e si è arreso alla malattia a metà dicembre, nelle vicinanze delle montagne di Tora Bora. La fonte ha sostenuto che Bin Laden è stato deposto per l'onorato riposo nella sua ultima residenza e la sua tomba è stata fatta secondo il suo credo wahabita.

Circa 30 appartenenti ad Al Qaeda vicini a Bin Laden, comprese le sue guardie del corpo personali e più fidate, i membri della sua famiglia ed alcuni “amici dei talebani,” hanno assistito al rito funebre. Una salva di fucileria è stata inoltre sparata per rendere tributo finale “al grande capo.”

E dal Washington Post, febbraio 1999:
“Signori! Vi abbiamo chiamati insieme per informarvi che stiamo per rovesciare il governo degli Stati Uniti.” Così comincia una dichiarazione rilasciata dal gen. Carl W. Steiner, ex comandante in capo del Special Operations Command degli Stati Uniti.

O almeno, la voce sembra la sua in modo stupefacente.

Ma non è Steiner. È il risultato della tecnologia di “morphing” della voce sviluppata nel laboratorio nazionale di Los Alamos nel Nuovo Messico.

Prendendo appena 10 minuti di registrazione digitale della voce di Steiner, lo scienziato George Papcun può, quasi in tempo reale, clonare modelli di discorso e sviluppare un accurato facsimile. Steiner è rimasto così impressionato che ha chiesto una copia del nastro.

È giunta l'era del morphing digitale – voce, video e fotografico – ed è disponibile per l'uso nelle operazioni psicologiche. Le PSYOPS, come le chiamano i militari, cercano di sfruttare le vulnerabilità umane nei governi, eserciti e popolazioni nemiche per perseguire obiettivi nazionali e bellici. [...]

Per qualcuno, le PSYOPS sono una disciplina militare fatta di opuscoli e propaganda radiofonica. Per un crescente gruppo di tecnici della guerra delle informazioni, è il nesso tra fantasia e realtà. Essere in grado di produrre convincenti audio o video, dicono, può far la differenza in un'operazione militare o in un golpe.

... oooOPS!

Saturday, September 8, 2007

Intervista a Murray N. Rothbard

Intervista originalmente pubblicata in The New Banner: A Fortnightly Libertarian Journal il 25 febbraio 1972 (original edition here), datata ma interessante proprio per il periodo storico a cui fa riferimento. Dalle parole di Rothbard traspare anche un certo ottimismo sul destino del movimento libertario che non so se avrebbe conservato al giorno d'oggi. Interessante anche la sua opinione sul voto, probabilmente oggi sosterrebbe la candidatura di Paul.
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Il dott. Rothbard è stato intervistato nella sua casa a New York City il 13 gennaio, dal J. Michael Oliver e Donald C. Stone di New Banner.

Nota dell'editore: non avendo mai incontrato Murray Rothbard prima di questa intervista ero informato soltanto del suo aspetto di studioso - attraverso i suoi scritti; Non avevo idea del tipo di personalità che avrei incontrato. Donald Stone, redattore del bollettino libertario Pegasus ed amico di New Banner, che mi ha accompagnato ed aiutato nell'intervista, era venuto soltanto brevemente a contatto con Murray Rothbard in un'occasione un anno prima. Siamo stati entrambi piacevolmente sorpresi, quindi, di scoprire che la sua reputazione di stimato erudito è abbinata alla sua giovialità e sincerità come ospite e conversatore. New Banner è sicuro di aver reso disponibile con questa intervista ai suoi lettori un'immagine aggiornata della lotta libertaria di colui che oggi è forse il libertario più importante.

NEW BANNER: Nell'edizione no. 7 della Ayn Rand Letter, la sig.na Rand ammonisce i suoi lettori, “non unitevi… agli hippies libertari che subordinano la ragione ai capricci e sostituiscono il capitalismo con l'anarchismo.” Pensate che questa osservazione sia stata diretta a voi e agli altri sostenitori delle alternative del libero mercato alle istituzioni governative, e pensate che questa osservazione sia in armonia con il principio spesso ripetuto dalla sig.na Rand di “definire i vostri termini?”

ROTHBARD: Bene, è difficile dirlo, perché notate che ci sono davvero pochi fatti specifici nella sua critica. C'è una frase che riguarda certi “hippies libertari.” Chi sono? Dove sono?

Il movimento in cui sono per è un movimento di libertari che non sostituiscono la ragione con il capriccio. Ora, alcuno tra loro lo fanno, ovviamente, e io non sono d'accordo. Sono per la ragione al di sopra del capriccio. Per quanto mi riguarda, e penso anche per il resto del movimento, noi siamo anarco-capitalisti. Cioè crediamo che il capitalismo sia l'espressione più completa dell'anarchismo e l'anarchismo sia l'espressione più completa del capitalismo. Non solo sono compatibili, ma non si può realmente avere l'uno senza l'altro. Il vero anarchismo sarà il capitalismo ed il vero capitalismo sarà l'anarchismo.

Se la sua osservazione sia in armonia con il principio di definire i propri termini – bene, ovviamente non lo è. Non penso che abbia mai definito il termine “anarchismo,” in realtà.

NEW BANNER:
Vedete un futuro possibile per l'isolazionismo libertario o lo vedete come un ostacolo per un efficace sviluppo politico del movimento?

ROTHBARD: Non penso che sia un ostacolo, perché non ci saranno molti isolazionisti. Quanti andranno a ritirarsi sulla loro isola o sul proprio atollo! Ovviamente, una mezza dozzina di persone lo fanno, e potrebbe essere un bene per loro. Gli auguro ogni bene, ma personalmente non lo farei. Non sto pensando di ritirarmi su una qualche maledetta isola o su un qualche maledetto atollo! Ha. E penso che neanche la maggior parte dei libertari o degli americani lo faranno.

Potrebbe essere un'uscita personale per diversi individui, ma difficilmente potrebbe essere una soluzione per il paese. Non è una soluzione per me o per chiunque altro io conosca. Così penso semplicemente che siano interessanti da leggere, ma sono irrilevanti – per usare un termine molto abusato per le attuali preoccupazioni mie o del resto del pubblico.

Anche se fosse fattibile – anche se il governo non lo distruggesse come “rischio per la navigazione” o qualcos'altro, come indubbiamente farà, anche se potessero farlo funzionare, chi li seguirà?

Alcuni degli isolazionisti, a proposito, sono filosoficamente pessimi. Potreste conoscere questo mio collega Marshall che è il grande capo dei nomadi e degli isolazionisti. Ha questa opinione che per essere libero voi dovete essere un nomade. Cioè che qualsiasi legame con un luogo o una carriera danneggia la vostra libertà. Penso che questo sia un errore filosofico maligno – e troppa gente lo fa.

NEW BANNER: Il popolo americano sembra nel complesso sostenere la fase II se non attivamente almeno passivamente. I conservatori si preoccupano di più della legge e dell'ordine che della libertà economica; i liberali stanno chiedendo di più dopo aver recentemente assaggiato il comando. Il resto del paese si rassegnerà apparentemente a qualsiasi situazione dopo tanti anni di bispensiero orwelliano. In che posizione tutto ciò lascia il libertario? In attesa per la prossima generazione?

ROTHBARD: Bene, non necessariamente, perché penso che ciò che è accaduto è che un vuoto di leadership si è sviluppato nel paese circa la fase I e la fase II. In altre parole i libertari sono stati gli unici ad esser stati contro le fasi I e II dall'inizio e per principio. Alcuni dei capi del sindacato sono contro perché non hanno ottenuto una fetta di torta abbastanza grande. Non erano ovviamente contro per principio. I libertari sono stati gli unici ad uscire in pubblico ed attaccare fin dall'inizio. So che ho speso un tempo enorme per attaccarla, dibattendo Herb Stein e così via. Ma penso che sia utile ed anche strategico, perché la fase II sta andando in pezzi. Già si vedono le prime crepe. E mentre si formano le crepe i libertari saranno gli unici ad avere una testimonianza di opposizione ad essa. Penso che possiamo in un certo senso riempire il vuoto. Questa potrebbe essere un'ottima cosa per il movimento libertario. Poichè la cosa cade a pezzi la gente comincerà a voltarsi verso noi per una guida. “Bene, questi sono i tipi che sono stati profetici. Quando tutti gli altri erano d'accordo hanno capito che non avrebbe funzionato.”

NEW BANNER: Alcuni libertari hanno suggerito attività contro il voto le durante le elezioni del 1972. Siete d'accordo con questa tattica?

ROTHBARD: Mi interessa parlarne. Questa è la posizione classica dell'anarchico, non c'è dubbio a tale proposito. La posizione classica dell'anarchico è che nessuno dovrebbe votare, perché se votate state partecipando ad un'apparato di stato. O che se votate dovreste scrivere il vostro nome, e non penso che ci sia qualche cosa di male in questa tattica se ci fosse realmente un movimento nazionale – se cinque milione di persone, diciamo, si impegnassero a non votare. Penso che sarebbe molto utile. D'altra parte, non penso che votare sia un problema reale. Non penso che sia immorale votare, contrariamente agli anti-voto.

Lysander Spooner, il santo patrono dell'anarchismo e dell'individualismo, ha fatto un attacco molto efficace a questa idea. Il fatto è che se realmente credete che votandoli stiate dando la vostra approvazione allo stato, allora, vedete, state realmente adottando la posizione del teorico democratico. Adottereste la posizione del nemico democratico, per modo di dire, che dice che lo stato è davvero volontario perché le masse lo sostenengono partecipando alle elezioni. In altre parole siete in realtà l'altra faccia della medaglia del sostenere la politica della democrazia: che il pubblico è realmente alle spalle dello stato e che tutto è volontario. E così gli anti-voto stanno in realtà dicendo la stessa cosa.

Non penso che questo sia vero, perché come Spooner ha detto, la gente è stata messa in una posizione coercitiva. Sono circondati da un sistema coercitivo; sono circondati dallo stato. Lo stato, tuttavia, gli concede una scelta limitata – non c'è dubbio sul fatto che la scelta è limitata. Poiché siete in questa situazione coercitiva, non c'è ragione per la quale non dovreste provare ad usarla se pensate che possa fare una differenza per la vostra libertà o proprietà. Così votando non potete dire che questa è una scelta morale, una scelta completamente volontaria da parte del pubblico. Non è una situazione completamente volontaria. È una situazione dove siete circondati dall'intero stato che non potete votare via dall'esistenza. Per esempio, non possiamo votare l'eliminazione della presidenza – purtroppo, sarebbe una gran cosa se potessimo, ma poiché non possiamo perchè non usare il voto se c'è una differenza qualsiasi fra due persone. Ed è quasi inevitabile che ci sia una differenza, incidentalmente, perché appena prasseologicamente o nel senso della legge naturale, in ogni due persone o in ogni due gruppi di persone c'è almeno un po' di differenza. Quindi, in tal caso perchè non usarlo. Non penso che sia immorale partecipare alle elezioni a condizione che lo facciate con gli occhi aperti – a condizione che non pensate che Nixon o Muskie siano il più grande libertario da Richard Cobden! – che, naturalmente, comunichiate con voi stessi prima di uscire e votare.

La seconda parte della mia risposta è che non penso che votare sia realmente la questione. Davvero non mi preoccupo se la gente vota oppure no. Per me la cosa importante è chi sostenete. Chi sperate che vinca le elezioni? Potete essere un non-elettore e dire “non voglio approvare lo stato” e non votare, ma la notte delle elezioni chi sperate che il resto degli elettori, il resto dei fessi là fuori votino, chi sperate che eleggeranno. Ed è importante, perché penso che ci sia una differenza. La presidenza, purtroppo, è di importanza estrema. Farà funzionare e dirigerà grandemente le nostre vite per quattro anni. Così, non vedo ragione per la quale non dovremmo appoggiare, o sostenere, o attaccare un candidato più dell'altro candidato. Davvero, non sono affatto d'accordo con la posizione del non voto in quel senso, perché il non-elettore non sta solo dicendo che non dovremmo votare: sta anche dicendo che non dovremmo appoggiare nessuno. La notte delle elezioni Robert LeFevre, uno dei portavoci dell'approccio non-voto, avrà nelle profondità nel suo cuore un qualunque genere di preferenza mentre i voti vengono contati. Avrà un po' di piacere o gemerà di più mentre qualcuno vince? Non vedo come qualcuno potrebbe riuscire a non avere una preferenza, perché interesserà tutti noi.

NEW BANNER: Quali altre attività voi ritenete opportuna per i libertari durante le elezioni?

ROTHBARD:
Bene, come ho provato ad indicare – sostenere i candidati. Penso che ci siano due gruppi principali di libertari quest'anno. Un gruppo sarà il gruppo non-voto. L'altro gruppo sarà il gruppo Scaricare Nixon di cui sono membro entusiasta. Quasi prendo la posizione – chiunque ma non Nixon. Scarichiamolo! Puniamolo! Distruggiamolo! Facciamolo ritirare alla vita privata che così pienamente si è meritato. Sbattiamolo fuori! Penso che ci siano un sacco di ragioni per le quali, se desiderate perseguirle, perchè Nixon dovrebbe venir sbattuto fuori.

Non sostengo Ashbrook, ma penso che sia uno sviluppo molto interessante, perché c'è una possibilità che gli estremisti nell'accampamento conservatore stiano sperando che Ashbrook correrà con un quinto biglietto del partito nell'elezione generale, che è la cosa importante. Poiché, se funziona nell'Ohio, la California, ecc., può spazzare via Nixon ottenendo appena il 10 per cento del voto conservatore. Cioè se ha le palle di correre in un'elezione generale.

NEW BANNER: All'inizio, il vostro bollettino, Libertarian Forum, è stato co-pubblicato da Karl Hess. Da allora si è separato. Che differenze ideologiche hanno condotto a questa spaccatura?

ROTHBARD: In primo luogo, non era l'editore, lui era il redattore di Washington, che significa che scriveva una colonna. Non ha avuto nulla fare con la politica editoriale del bollettino. La spaccatura concreta c'è stata quando feci un attacco molto tangenziale alle Black Panthers. Si arrabbiò molto per questo. Pensò, uno, che fosse una cosa terribile attaccare le pantere e due, che poiché il suo nome era nell'intestazione, le pantere avrebbero potuto pensare che facesse parte del partito che stava attaccandole. Riteneva a quel tempo che fosse molto importante lavorare con le pantere. Io considero le pantere un branco di hooligans e non vedo alcun motivo per sostenerli – sia rispetto a qualsiasi delle attività criminali a cui partecipano o al loro programma per la prima colazione gratis. Sapete che l'Esercito della Salvezza sta offrendo la prima colazione da molti anni e non vedo nulla di particolarmente rivoluzionario in questo. Ad ogni modo, a quel tempo era molto impegnato con le pantere e quella era in realtà la spaccatura.

Ma più in profondità è il fatto che Karl dopo essere stato un anarco-capitalista per un certo tempo si è spostato e si è trasformato in in un anarco-comunista o in un anarco-sindacalista. Realmente non vedo alcuna base per collaborazione fra i due gruppi, perché anche se siamo entrambi contro l'esistenza dello stato, molto rapidamente verrebbero fuori con un altro stato. Non penso che possiate essere un anarco-comunista o un anarco-sindacalista. Vedete, se la comune fa funzionare tutto e decide per tutto, sia che si tratti di una comune di quartiere che di una comune di massa – davvero non importa in questo caso, qualcuno dovrà prendere le decisioni per la comune. Non potete dirmi che avrete una democrazia partecipativa e che ognuno parteciperà in ugual misura. Ci sarà ovviamente un piccolo gruppo, il comitato organizzativo o il comitato amministrativo statistico o comunque vogliano chiamarlo, qualsiasi cosa sia, esso sarà lo stesso maledetto gruppo che prende le decisioni per tutti. In altre parole, ci sarà stata una decisione coercitiva per la proprietà collettiva. Sarà ancora un altro stato, per quanto posso vedere. Così davvero non posso vedere alcuna base per collaborare. Questo fa parte in realtà della più vasta analisi della posizione comunista contro la posizione individualista.

Vedete, io ero una delle persone che hanno prodotto l'idea di un'alleanza con la nuova sinistra. Ma non ci pensavo in questi termini. Non pensavo ad un'alleanza con la nuova sinistra come vivere in comuni con le pantere nere. Ci ho pensato come partecipazione con la nuova sinistra alle azioni contro la coscrizione o di opposizione alla guerra. Ho immaginato un'alleanza politica piuttosto che ideologica. Mentre siamo entrambi contro la coscrizione, facciamo manifestazioni uniti per attaccarla, o qualcosa di simile. Questa è una cosa completamente diversa.

Questo incidentalmente è stato per lungo tempo un problema con i libertari. Sia ai vecchi tempi quando erano sempre alleati con la destra ed ora che tendono ad essere alleati con la sinistra. Cominciate ad allearvi con un gruppo ed abbastanza presto vi troverete ad essere uno del gruppo. In altre parole l'alleanza scivola via. Iniziano con l'idea che lavoreranno con i conservatori o con i radicali per degli obiettivi specifici e cominciano in qualche modo a spendere tutto il loro tempo con questa gente e si ritrovano ad essere conservatori o radicali. Gli obiettivi libertari scompaiono ed i mezzi si trasformano in fini. Questo è un problema molto difficile perché non volete essere settari e non avere niente a che fare con nessuno. In questo modo non avrete mai successo. Penso che una delle risposte a questo sia di avere un gruppo libertario abbastanza forte da continuare a rinforzare il libertarismo dei nostri membri.

NEW BANNER: David Nolan sta formando un partito libertario, i suoi membri hanno mostrato un interesse nella vostra designazione come candidato presidenziale nel 1972, qual è la vostra risposta a questa uscita?

ROTHBARD:
Ha, ha, ha (risata prolungata). In realtà penso, per quanto le terze parti siano apprezzabili, che un partito libertario allo stadio attuale del nostro sviluppo non sia altro che una cosa sconsiderata. Semplicemente non ci sono ancora abbastanza libertari. Non ci sono fondi, non ci sono persone, non c'è niente. Forse finalmente avremo un partito politico libertario.

NEW BANNER: Quale sarebbe lo scopo di un partito libertario?

ROTHBARD: Penso che se ci fosse un partito libertario – e non desidero farla apparire come una cosa realistica allo stato attuale – se mai ci fosse un partito libertario forte potrebbe fare parecchie cose. Tatticamente, potremmo avere un equilibrio di forze. Meglio ancora come arma educativa. Se avessimo dieci tizi nel congresso, diciamo, ciascuno di loro costantemente attivati per gli scopi libertari – votando contro il budget, ecc., penso che sarebbe molto utile.

Inoltre, abbiamo un problema a lungo raggio che nessuno di noi ha mai realmente affrontato a in nessuna misura. Cioè come infine stabiliamo una società libertaria? Le idee sono ovviamente una cosa chiave. In primo luogo dovete persaudere un sacco di gente a diventare anarchica – anarco-capitalista. Poi cos'altro? Qual è il punto successivo? Certamente non dovete convincere la maggior parte del pubblico, perché la maggior parte del pubblico seguirà qualsiasi cosa accada. Ovviamente dovete avere una vasta minoranza. Come allora ci arriviamo? Questo è il problema del potere. Come l'ho espresso altrove, il governo non sta per dimettersi. Non stiamo andando verso una situazione in cui Nixon legge Human Action, Atlas Shrugged, o Man, Economy and State e dice “per Dio, hanno ragione. Mi dimetto!” Non sto negando la possibilità filosofica che questo potrebbe accadere, ma è strategicamente molto in basso nella scala delle probabilità. Come i marxisti hanno affermato, nessuna classe dominante ha mai ceduto volontariamente il suo potere. Ci dobbiamo sforzare per occuparci del problema di come scrollarci questi tipi dalle spalle. Così, se realmente avete un gruppo dedicato al congresso o al senato, potete cominciare a votare contro misure o qualsiasi altra cosa. Ma non penso che questo sia l'unico modo. Penso che forse ci potrebbe essere disobbedienza civile dove il pubblico comincia a non pagare le tasse o qualcosa di simile. Se guardate, ci sono parecchie alternative possibili nello smantellamento dello stato. C'è la rivoluzione violenta, c'è la disobbedienza civile non violento e c'è il metodo dell'azione politica. Non conosco quale di questi potrebbe riuscire. È in effetti una domanda tattica che non potete realmente predire in anticipo, mi sembra che sarebbe sconsiderato rinunciare ad uno qualsiasi di questi metodi.

È impellente per il popolo trovare un qualche specie di prospettiva strategica per smantellare lo stato. Per esempio, Bob LeFevre in qualche modo è giunto alla conclusione che è quasi impossible eliminare lo stato – dal suo punto di vista. È contro la rivoluzione violenta – bene, è una posizione molto rispettabile; è inoltre contro il voto; è contro i partiti politici – diventa molto difficile vedere come realmente uno può arrivare a colpire lo stato con questo genere di procedura. Non vedo perchè dovremmo rinunciare a qualcosa come i partiti politici. Potrebbe essere un itinerario
finalmente verso lo smantellamento dello stato o contribuire a smantellarlo.

NEW BANNER: Nel numero di Libertarian Forum del febbraio 1971, avete dichiarato che il movimento “stava decollando.” Nella prospettiva dell'anno passato cambiereste il vostro parere?

ROTHBARD: No, penso che stia decollando. Sta sviluppandosi molto velocemente e sta ottenendo molta pubblicità, il che è importante. La recente conferenza di New York ha avuto molto successo in molti sensi. Siamo ancora in ottima forma. Non so dove andare da qui, in particolare. Vorrei vedere un pensiero più strategico da parte del movimento quanto a cosa fare dopo. Per esempio, dovrebbe esserci qualche sforzo organizzativo, e in caso affermativo, quale. Questo tipo di cose.

NEW BANNER: Vedete della saggezza negli anarco-capitalisti che si alleano con l'attuale nuova sinistra?

ROTHBARD: Non c'è una nuova sinistra oggi. La nuova sinistra in realtà è finita – non c'è più un simile animale. Una delle ragioni per cui mi piaceva la nuova sinistra ai vecchi tempi, a metà degli anni '60, era che c'erano molti elementi libertari nella nuova sinistra. Non solo c'era opposizione alla guerra ed alla coscrizione, ma anche opposizione alla burocrazia, all'amministrazione centrale e così via. Ma tutto ciò sembra essere perduto. Ora non c'è realmente niente di nuovo nella nuova sinistra.

NEW BANNER: Perché pensate che la nuova sinistra non abbia mai sostenuto fortemente il movimento contro la coscrizione? Sembravano essere pacifisti, ma non interessati alla anti-coscrizione.

ROTHBARD: Erano contro la coscrizione, ma come dite, in realtà non ci hanno messo il cuore. Realmente non erano contro la brutta copia. Sono per la coscrizione della Repubblica Popolare, quando la Repubblica Popolare sarà stabilita. Mi ricordo di quando Castro per la prima volta ottenne il potere nel 1959. Molti dei seguaci più sinceri di Castro dissero che una delle grandi cose di Castro era che aveva abolito la coscrizione. Naturalmente, lo fece, ma un paio di anni più tardi era tornata. Così vedete, sono contro la coscrizione da parte di un governo reazionario, ma non di un governo del popolo. Ha, ha.

NEW BANNER: Condividete l'idea che i libertari trascurino le loro differenze filosofiche per fornire un fronte unito?

ROTHBARD: Non penso che alla domanda si possa realmente rispondere pienamente. Non condivido l'idea settaria che bisogni concordare su tutto prima di poter agire su qualcosa. Cioè quel dovete essere d'accordo su A è A, sul libero arbitrio,sull'arte moderna, o qualunque altra cosa. Non ci credo, penso che non sia realistico. D'altra parte, anche semplicemente dire che vi unirete su qualsiasi cosa se siete d'accordo sul “distruggere lo stato,” su un paio di slogan, è molto pericoloso. Dipende dall'obiettivo della vostra azione o attività. Se vi state impegnando in un'azione ad hoc come un raduno della anti-coscrizione, allora non vedo niente di male nell'avere oratori o attività in comune con tutti coloro che sono anti-coscrizione a prescindere dalle loro premesse originali. Se volete creare un'organizzazione libertaria che si occupi di ogni tipo di attività, di congressi, di pubblicazioni e di cose del genere, vorrete avere un accordo molto più completo.

Naturalmente, nel movimento libertario avete una gamma piuttosto ampia, che tuttavia penso, fortunatamente, si sta restringendo. Penso che stiamo ottenendo una situazione in cui l'estrema destra e l'estrema sinistra, cosiddette, stanno in qualche modo maturando in una posizione centrale, che ci dà più basi per la cooperazione. Il gruppo “rip off Amerika” sta cominciando a calmarsi e randiani stanno cominciando ad essere più prudente circa la costituzione, i padri fondatori e la politica estera americana. Quindi penso che ora ci sia più accordo rispetto ad un anno fa.

NEW BANNER: Rispetto al dibattito in corso fra voi e i friedmaniani. David Friedman ha fatto un'accusa. Vi ha accusato di non aver letto quello che suo padre Milton Friedman ha scritto, citando male o fuori dal contesto quello che avete letto ed inoltre vi ha accusato di essere un economista mediocre che è geloso di tutta l'attenzione concessa a Milton. Osservazioni?

ROTHBARD: Ha, ha, ha.

Per quanto riguarda il citare male, naturalmente, si può sempre dire che nessuno ha ami letto completamente i lavori di altri.

Non penso che Milton, per esempio, conosca qualcosa sulla scuola austriaca. Ovviamente, Milton è più di un esperto sui suoi propri testi di chiunque altro. Per quanto riguarda l'essere geloso dell'attenzione, è come dire che sono geloso di Keynes o di Galbraith. Lasciate che la metta così, io penso che stiano ottenendo più attenzione di quanto meritino. Mi sembra che Galbraith stia ottenendo molto più attenzione di quella che merita e penso che lo stesso sia vero per Milton.

Ma penso che sia inoltre molto chiaro che non bisogna essere un esperto dei testi di Friedman per rendersi conto che Milton è per il controllo assoluto della riserva monetaria da parte dello stato, che è a favore del 3 o 4 per cento di aumento della riserva monetaria (i numeri cambiano in continuazione) da parte dello stato ogni anno, che è a favore di un'imposta sul reddito negativa che è essenzialmente un reddito annuale garantito dallo stato e che è a favore di un programma di buoni che lascerebbe allo stato il saldo controllo dell'istruzione. Queste cose sono abbastanza plateali; non ci sono segreti in proposito. Penso che sia abbastanza chiaro che Friedman sia uno statalista. Voglio dire, se siete per lo stato che controlla la riserva monetaria, il sistema educativo ed un reddito annuale garantito, è detto tutto. Non c'è molto altro da aggiungere. Il fatto che i friedmaniani siano contro il controllo dei prezzi va molto bene e lo applaudo, ma le funzioni fondamentali dello stato rimangono. Lo stato ancora controlla le alte leve dell'economia.

Questo è uno dei problemi con i friedmaniani – non hanno teoria politica della natura dello stato. Pensano allo stato, e questo è vero per Milton e per l'intera banda per quanto posso vedere, come ad un altro strumento sociale. In altre parole, c'è il mercato qua fuori e quindi c'è lo stato, che è un'altra organizzazione amichevole di quartiere. Voi decidete di quale cosa, quale attività, dovrebbe essere privata e quale dovrebbe essere statale in base ad un tipo di metodo ad-hoc e utilitarista. “Bene, vediamo, mettiamo la cosa in un computer. Troviamo che il mercato ha solitamente la meglio, che il mercato è solitamente migliore.” Così, la maggior parte del tempo si esprimono in favore del mercato su cose come le regolazioni del governo o il controllo dei prezzi, ma realmente pensano allo stato come semplicemente un altro strumento sociale. E così quando si esprimono in favore dello stato, vanno fino in fondo. In pratica, non ci sono limitazioni. Dicono, lo stato farà bene questo. Lo stato controllerà l'istruzione o qualunque cosa possa offrire una scappatoia. Così, alimentano il problema – avremo il comando per un istante e subito dopo scomparirà – che non è comunque molto importante. Vedete, loro pensano veramente di poter promuovere il friedmanismo, diciamo, semplicemente istruendo Nixon. Il tipo di cosa che ho detto prima giocosamente, su Nixon che legge Atlas Shrugged e si converte. Quella è davvero la specie di teoria di cambiamento sociale dei friedmaniti. Vedete occasionalmente il presidente, parlate con lui e lo convincete che non ci dovrebbe essere controllo dei prezzi, il ICC dovrebbe essere eliminato, o qualsiasi cosa – e lui vi ascolta. Ma, semplicemente, non funziona così. Non hanno realizzato che lo stato è essenzialmente un gruppo di ladri e di saccheggiatori. Che stanno sfruttando il pubblico, che hanno un intero apparato burocratico di sfruttamento e che non sono intenzionati a cederlo. In altre parole, è in questione l'intero problema del potere che i friedmaniani rifiutano di affrontare. Non si rendono conto che lo stato non è uno strumento sociale. È un'organizzazione nemica che è ostile alla società, che la saccheggia, che deve essere limitato, spezzettato, ridotto e, si spera, infine abolito. Non hanno affatto concezione di questo. Pensano soltanto ad esso come ad un altro genere di cosa amichevole che potete usare o non usare.

NEW BANNER: Il presidente della riserva federale Arthur Burns ha detto recentemente che espanderà la riserva monetaria ad un tasso che assicurerà un'espansione “vigorosa” dell'economia degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la commissione dei prezzi consentirà soltanto limitati aumenti dei prezzi. Quale pensate che sarà il risultato netto di queste politiche?

ROTHBARD: Il risultato netto sarà ulteriore inflazione, con il mercato nero e con gente che perderà guadagni. La gente che non ha peso politico alla commissione dei prezzi o al comitato dei pagamenti non otterrà aumenti, mentre coloro che ce l'hanno li otterranno.

Ogni genere di mostruose situazioni si realizzeranno. Declino nella qualità, per esempio. Troveremo che ci sarà più aria nel Baby Ruth – non si trovano comunque più i Baby Ruth. Ci sarà meno cioccolato nel cioccolato. Non c'è modo che lo stato possa sorvegliare questo, naturalmente. Ed è molto dannoso per il pubblico.

E la vera radice dell'inflazione, che è la riserva monetaria, bene, il rubinetto si sta aprendo. È un peccato, ma molta gente compresi i conservatori e persino alcuni libertari, sono stati grandi estimatori di A.F. Burns. Non ho mai potuto capirlo. È sempre stato un inflazionista, uno statalista e un pragmatista.

NEW BANNER: Si suppone che Nixon spingerà per una tassa sul valore aggiunto (VAT), una mossa che probabilmente rivelerà presto. Quali potrebbero essere i risultati di una simile tassa?

ROTHBARD: Bene, è un'imposta nazionale sulle entrate. È una cosa che non è stata colpita ancora. Penso che Chodorov ha detto che il principio di tassa che il governo usa è sempre lo stesso principio del bandito di strada: afferrali dove sono – se si muovono, tassali! Se puoi trovare qualcosa che non sia ancora tassato, bene, tassala. L'IVA è un nuovo espediente che non è stato ancora imposto negli Stati Uniti.

L'imposta sul reddito sta raggiungendo ovviamente un limite critico. Sarebbe difficile per loro aumentarla. L'imposta sulla proprietà sta fortunatamente per essere rivista. E con l'intera questione dell'istruzione – bene, hanno bisogno di nuova tassa per finanziarla. È un'imposta sulle entrate, così tasserà i poveri più dei ricchi. Inoltre, è una tassa indiretta, in modo che il pubblico non se ne accorga. È una tassa sul valore aggiunto che è pagata da ogni produttore nella lista.

Inoltre danneggia il giro d'affari. Se un prodotto è fatto 8 volte, se circola 8 volte prima di arrivare al consumatore, verrà tassato il doppio rispetto a se circolasse 4 volte. Questo limiterà quello che gli austriaci chiamano “il processo più lungo di produzione” e questo danneggerà molto l'investimento di capitali. Incidentalmente, soltanto gli Austriaci si sono occupati dell'intero problema del periodo di produzione. Inoltre provocherà un'integrazione verticale – fusioni – che il governo chiama monopolistica. Se l'oggetto circola pagate una tassa supplementare, ma se le due ditte si fondono non dovranno pagare alcuna tassa su quella fase. Così, incoraggerà le fusioni.

NEW BANNER: Alla luce del vostro record passato di previsioni esatte, quale sarà la natura della fase III?

ROTHBARD: Non sostengo di essere un indovino o un grande specialista in previsioni economiche. È nella natura, incidentalmente, della teoria economica austriaca che l'economista non può in realtà prevedere niente perfettamente. Non sono sicuro circa la fase III. Molto dipende se Nixon viene rieletto oppure no. Come in tutti i casi di intervento di governo siete di fronte a due alternative mentre il sole sprofonda ad ovest – mentre la fase II comincia a spezzarsi così come già sta succedendo.

Già il comitato dei pagamenti ha assegnato aumenti ad alcuni gruppi e li ha tolti ad altri. Così, poichè questa cosa diventa sempre più inattuabile, il governo dovrà affrontare la questione – o scartiamo la cosa complessivamente e torniamo al mercato libero o stringiamo i controlli, troviamo gente che realmente ci crede, prendiamo Galbraith anziché Stein ed abbiamo un programma rigoroso. Potrebbe andare in uno o nell'altro senso. Chi sa dove Nixon sta andando a andare. Non potete dire a da un giorno all'altro ciò che Nixon farà, comunque. L'estate dell'anno scorso, Nixon sarebbe stato ugualmente probabile a priori ad un passo dal lanciare una bomba sulla Cina come a stringere un accordo con loro. Non c'è modo di predire quale percorso seguirà.

Ora avete la situazione curiosa in cui gli economisti incaricati del programma della fase II quasi esclusivamente sono contro di esso. Tutti dicono, “bene naturalmente siamo contro il controllo e per il mercato libero, ma dobbiamo comunque fare questo.” In questo genere di situazione auto-contraddittoria, chi lo sa che cosa stanno pensando di fare.

NEW BANNER: Nel febbraio 1971 il senatore Mark Hatfield ha formulato alcune osservazioni interessanti ma vaghe nell'elogio della vostro libro Power and Market. Avete avuto contatti con il senatore riguardo alla sua apparente simpatia per il libertarismo?

ROTHBARD: Sono venuto a contatto personalmente soltanto una volta con il senatore – nell'estate del 1969. A quel tempo era molto amichevole verso libertarismo e si era detto impegnato nella causa. Ora, ho avuto un paio di contatti con lui da allora per posta. Ma, la sua registrazione di voto non è ovviamente particolarmente libertaria. È molto buona sulla politica estera e sulla coscrizione, ma non è granché su altre cose.

Quale sia il motivo per questo io davvero non lo so. Tuttavia, è stato molto bravo nell'introdurre la legislazione per gli accreditamenti di imposta e per il diritto al proprio oro. Davvero non ho molti contatti con il personale di Hatfield. In astratto, almeno, è molto favorevole al libertarismo.

Egli sembra comprenderlo. Inoltre capisco che un membro del personale di Hatfield è un anarchico che è stato convertito dal libro dei Tannehill – questa è la voce che mi è arrivata.

NEW BANNER: So che avete scritto altri due importanti manoscritti che devono ancora essere pubblicati; Ethic of Liberty e The Betrayal of the American Right.

ROTHBARD: The Betrayal of the American Right non è in verità un manoscritto importante. È una cosa abbastanza piacevole. È ragionevolmente corto. È una specie di combinazione di storia personale e generale della destra da Mencken e da Nock negli anni '20 fino al periodo della seconda guerra mondiale e da allora fino al presente. Non sarà pubblicato per ora, perché Ramparts Press, che originalmente si supponeva pubblicarlo, non lo ha gradito ed è stato ora trasformato in un testo. Al momento l'idea è che usciranno con un testo di vecchio roba di destra come Mencken e Nock e io selezionerò le letture e farò l'introduzione. Così, per quanto riguarda quel manoscritto, dopo che il testo sarà uscito, immagino che cercherò un editore per il Betrayal of the American Right originale.

Il libro di etica è solo parzialmente finito, quello è il suo problema.


Ora sto lavorando ad un libro sul libertarismo per MacMillan. Il titolo sperimentale è Per una nuova libertà. Sarà una specie di libro generale. È un libro piuttosto difficile da scrivere, perché non posso essere accademico come vorrei essere, ma d'altra parte non posso essere troppo orientato alla massa. Così, devo selezionare i miei punti. Ho cominciato con una descrizione del movimento e della discussione su chi ci sta dentro, la gamma al suo interno, e quindi passo alla filosofia del movimento – il nucleo centrale della filosofia libertaria. Dopodiché esamino le applicazioni di quella filosofia. Ho appena finito il capitolo sulla formazione ed in seguito passerò al welfare. Quando l'avrò finito comincerò a lavorare al libro di etica, che è realmente il mio favorito. Finora ho scritto sul potere ed il mercato, ecc., sul “valore libero,” sugli aspetti prasseologici della libertà ma non ho ancora affrontato la posizione etica. Una cosa che trovo eccitante in questa è che proverò a dedurre l'etica come faccio con l'economia da una situazione tipo Robinson Crusoe e Venerdì – una filosofia politica di Crusoe. Mostrerò che cosa accade quando Crusoe e Venerdì si impegnano nel commercio e nello scambio volontario in contrasto con la coercizione e quindi mi inoltrerò nella questione della coercizione contro la libertà. Quindi lavorerò da quel punto in avanti.


Inoltre ho un altro manoscritto che è una cosa di molto lunga durata – essendo una storia degli Stati Uniti. In quello parto dalla costituzione. Sarà una storia degli Stati Uniti da un punto di vista libertario. È molto difficile da scrivere, perché noi non conosciamo che cosa è accaduto – molti dei fatti sono stati sepolti, gli storici ortodossi non presentano molti fatti; molti sono stati semplicemente omessi.


NEW BANNER: È pensato come un manuale?


ROTHBARD: No, non realmente. È giusto una storia libertaria degli Stati Uniti. Potrebbe essere usato come manuale, spero. Sapete, Man, Economy and State originalmente era stato pensato per essere un manuale ed ha finito per essere un trattato gigante. Penso che potrebbe succedere la stessa cosa.


NEW BANNER:
Dott. Rothbard, a nome dei nostri lettori e del nostro personale, vorrei ringraziarla per questa intervista estremamente informativa.


ROTHBARD:
Siete i benvenuti.