Monday, May 18, 2009

Mondo difficile, futuro incerto #2

Di Hans-Hermann Hoppe


Anche se questa breve ricostruzione dell'origine della moneta è ben nota, non è stata prestata sufficiente attenzione al fatto che, essendo il bene più facilmente ed ampiamente vendibile, la moneta è allo stesso tempo il bene più universalmente presente – utile immediatamente – (che è il motivo per cui il tasso di interesse, ovvero, il tasso di sconto dei beni futuri contro i beni presenti, è espresso in termini monetari) e, come tale, l'unico bene adatto per alleviare il disagio avvertito nel presente per l'incertezza. Dato che i soldi possono essere impiegati per la soddisfazione immediata della vasta gamma dei bisogni possibili, essi forniscono al suo proprietario la miglior protezione umanamente possibile contro l'incertezza. Tenendo i soldi, il suo proprietario guadagna la soddisfazione di poter affrontare immediatamente, al loro imprevedibile presentarsi, la vasta gamma delle contingenze future. L'investimento in beni monetari è un investimento contro l'avversione (soggettivamente avvertita) per l'incertezza. Una maggiore quantità di beni monetari porta maggior sollievo dall'avversione per l'incertezza.

Il termine avversione per l'incertezza è qui inteso nel suo senso tecnico, contrapposto all'avversione per il rischio. La distinzione categorica fra incertezza da un lato e rischio dall'altro è stata introdotta nell'economia da Frank H. Knight ed elaborata ulteriormente da Ludwig von Mises con la sua distinzione fra caso di probabilità e classe di probabilità. [7]

I rischi (esempi di classe di probabilità) sono contingenze contro cui è possibile eliminare l'assicurazione, perché le distribuzioni oggettive di probabilità a lungo termine concernenti tutti i risultati possibili sono conosciute e prevedibili. Non conosciamo niente di un risultato specifico, ma conosciamo tutto dell'intera classe degli eventi, e siamo certi del futuro. Finché l'uomo affronta un futuro rischioso, quindi, non ha bisogno di tenere i contanti. Per soddisfare il suo desiderio di essere protetto dal rischio, può comprare o produrre un'assicurazione. La somma di denaro che spende per l'assicurazione è un'indicazione della grandezza della sua avversione al rischio. I premi di assicurazione sono soldi spesi, non tenuti e sono come tali investiti nella struttura fisica della produzione di beni di consumo e produzione. Il pagamento dell'assicurazione riflette la certezza che un uomo soggettivamente sente a proposito di (prevedibili) contingenze future (rischi).

In distinto contrasto, finché l'uomo affronta l'incertezza è, abbastanza letteralmente, non sicuro riguardo alle contingenze future, ovvero, a proposito di cosa potrebbe volere o aver bisogno e quando. Per essere protetto dalle contingenze imprevedibili in momenti imprevedibili, non può investire nei beni di produzione (come nel caso dell'assicurazione contro i rischi); perché un tale investimento rifletterebbe la sua certezza riguardo a particolari bisogni futuri. Soltanto dei beni presenti, immediatamente utili possono proteggere dalle contingenze imprevedibili (incertezza). Né un uomo vuole investire nei beni di consumo per proteggersi dall'incertezza. Perché anche un investimento nei beni di consumo è un'espressione della certezza riguardo a specifici desideri momentanei o immediatamente incombenti. Soltanto i soldi, a causa della loro istantanea e non specifica vasta vendibilità, possono proteggerlo dall'incertezza. Quindi, proprio come i premi di assicurazione sono il prezzo pagato per proteggersi contro l'avversione per il rischio, allo stesso modo le giacenze monetarie sono il prezzo pagato per proteggersi contro l'avversione per l'incertezza.

Nella misura in cui un uomo si sente sicuro riguardo ai suoi bisogni futuri, egli investirà nei beni di produzione o di consumo. Investire nei beni monetari è investire né in beni di consumo né nei beni di produzione. Diversamente dai beni di consumo e di produzione, che vengono consumati con il consumo o con la produzione, i soldi non vengono consumati con il loro uso come mezzo di scambio né sono trasformati in un altro prodotto. Se investo in beni monetari, è perché sono incerto circa i miei bisogni presenti e futuri e credo che una scorta del bene più facilmente ed ampiamente vendibile a disposizione mi prepari nel miglior modo possibile per andare incontro ai miei bisogni al momento ancora sconosciuti di tempi al momento ancora sconosciuti.

Se una persona allora accumula contanti nel suo patrimonio, lo fa in quanto affronta una situazione di aumentata incertezza (soggettivamente percepita) per quanto riguarda il suo futuro. L'aggiunta al suo patrimonio rappresenta un investimento in certezza percepita nel presente contro un futuro percepito come meno sicuro. Per aggiungere al suo patrimonio, una persona deve limitare i suoi acquisti o aumentare le sue vendite di beni non monetari (beni di consumo o di produzione). Nell'uno o nell'altro caso, il risultato è un calo immediato nei prezzi di determinati beni non monetari. Come risultato della limitazione dei suoi acquisti di x, y, o z, il prezzo in denaro di x, y, o z si abbasserà (rispetto a quel che sarebbe stato altrimenti) e similmente, con l'aumento delle sue vendite di a, b, o c, i prezzi di questi beni cadranno. L'attore così realizza esattamente ed immediatamente ciò che desidera. Dispone di una maggiore liquidità (nominale e reale) ed è meglio preparato per un futuro sempre più incerto. L'utilità marginale dei contanti aggiunti è superiore (si colloca al di sopra) all'utilità marginale dei beni non monetari venduti o non acquistati. Con più contanti a disposizione e meno beni non monetari, si considera in migliori condizioni, altrimenti non avrebbe ridistribuito i suoi beni in questo modo. C'è un maggior investimento nella rimozione dell'incertezza percepita e c'è un minor investimento nei bisogni, presenti o futuri, considerati come certi.

La situazione non cambia se c'è un aumento generalizzato nella domanda di moneta, ovvero se tutte o la maggior parte delle persone cercano di aumentare le proprie giacenze monetarie, in risposta ad un'incertezza intensificata. Essendo la quantità totale di moneta data, l'entità media delle giacenze monetarie non può aumentare, naturalmente. Né viene influenzata da un aumento generale nella domanda di moneta la quantità totale di beni di consumo e di produzione che compongono la struttura fisica della produzione. Rimane invariata. Nel tentativo di aumentare generalmente l'entità delle loro giacenze monetarie, tuttavia, i prezzi in moneta dei beni non monetari saranno spinti in basso e il potere d'acquisto per unità di moneta aumenterà analogamente. Quindi, la domanda (aumentata) e la disponibilità (data) di moneta sono nuovamente in equilibrio, ma ad un più alto potere d'acquisto per unità di moneta ed a prezzi più bassi dei beni non monetari. In altre parole anche se la disponibilità nominale non può aumentare come conseguenza di un aumento generale nella domanda di moneta, il valore reale dei beni monetari sì; ed è questo aumento nel valore dei beni monetari reali a determinare precisamente ed immediatamente l'effetto voluto: essere meglio preparati per un futuro ritenuto come meno sicuro.

Nessuno si cura del numero nominale di unità di moneta in suo possesso. Piuttosto, la gente vuole possedere contanti con una quantità definita di potere d'acquisto a disposizione. Se il potere d'acquisto per unità di moneta aumenta come risultato di un'aumentata domanda di giacenze monetarie, ogni unità di moneta confrontata con un ordine di prezzi generalmente più bassi per i beni non monetari può servire meglio nel permettere al suo proprietario di proteggersi contro l'incertezza.

Dovrebbe essere sufficiente come mio tentativo di fornire una dimostrazione positiva del rendimento unico delle giacenze monetarie come “produttrici di sicurezza” in un mondo incerto. Mi sembra adeguato aggiungere soltanto un breve commento supplementare riguardo l'attuale e senza precedenti grave crisi economica e le conseguenze che le nostre considerazioni teoriche implicano per la sua soluzione.

Non dirò niente qui sulla causa della crisi attuale, salvo che la considero un'altra, spettacolare dimostrazione della cosiddetta teoria del ciclo economico austriaca, o di “Mises-Hayek.” In ogni caso, la crisi ha condotto a maggiore incertezza. La gente vuole più sicurezza di fronte ad un futuro considerato molto meno sicuro di prima. Di conseguenza, la loro domanda di contanti aumenta. Con la quantità di moneta data, la maggiore domanda di moneta può essere soddisfatta soltanto spingendo in basso i prezzi dei beni non monetari. Di conseguenza, con il calo del “livello” generale dei prezzi, il potere d'acquisto per unità di moneta aumenta analogamente. Ogni unità di moneta ora produce più sicurezza ed il livello voluto di protezione dall'incertezza è ristabilito. La crisi è finita.

La soluzione alla crisi suggerita invece dalla maggior parte degli economisti e degli esperti ed adottata ufficialmente dai governi di tutto il mondo è del tutto diversa. È motivata dalla dottrina qui criticata e fondamentalmente errata secondo la quale la moneta tenuta o aggiunta ai patrimoni è moneta sottratta improduttivamente dalla produzione e dal consumo. Aggiungere alle giacenze monetarie come la gente vuole fare è interpretato così, scorrettamente, come una diminuzione del benessere umano. Di conseguenza, vengono ora intrapresi degli sforzi enormi per aumentare la quantità di spesa. Ma questo si pone come ostacolo davanti ai bisogni e ai desideri del grande pubblico: per proteggersi meglio dall'incertezza che percepisce essere maggiore, i prezzi devono scendere ed il potere d'acquisto della moneta deve aumentare. Tuttavia con un afflusso di moneta supplementare e di recente creazione, i prezzi saranno più alti ed il potere d'acquisto per unità di moneta, al contrario, più basso. Quindi, come risultato della politica monetaria corrente, il ripristino del livello desiderato di protezione dall'incertezza sarà ritardato e la crisi prolungata.
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Note

[7] Frank H. Knight, Risk, Uncertainty and Profit, Chicago: University of Chicago Press, 1971; Ludwig von Mises, Azione umana, cap. VI.

Vedi inoltre Hans-Hermann Hoppe, “The Limits of Numerical Probability,” Quarterly Journal of Austrian Economics, 10. no. 1, 2007, e idem, “On Certainty and Uncertainty,” Review of Austrian Economics, 10, no.1, 1997.
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Link alla prima parte.
Link all'articolo originale.

2 comments:

Daniele said...

Tutto bello e tutto carino ciò che dice Hoppe.

Peccato che costruisca le sue considerazioni su di un presupposto fallace che le rende inutili.

Hoppe infatti postula nel suo ragionamento che la massa monetaria sia fissa cosa che assolutamente non è perché varia continuamente a causa dell'impostazione che le banche hanno dato alla moneta reale.

Prova per un attimo a sostituire il postulato di moneta fissa a moneta variabile che nasce ogni volta che viene richiesta (domanda di moneta) ed il castello teorico alla base delle sue affermazioni crolla immediatamente.

Paxtibi said...

Ma infatti mi pare chiaro che il discorso di Hoppe presupponga un sistema con una moneta-merce. Nel sistema attuale il risparmio non riesci a proteggerlo, figurati se può proteggere te!...
:-)