Tuesday, February 12, 2008

Sulla cattiva strada

“The fact that all streets and land areas would be private would by itself solve many of the seemingly insoluble problems of private operation. What we need to do is to reorient our thinking to consider a world in which all land areas are privately owned.”
(Murray N. Rothbard)

Uno degli argomenti più abusati dai sostenitori dello stato e della legittimità delle tasse è sicuramente quello delle strade. L'assunto, generalmente, così recita: “senza lo stato le strade sarebbero tutte private e si pagherebbe il pedaggio anche per andare a comprare il latte.” Ora, a me pare ovvia l'assurdità di questa affermazione, ma così sovente la sento ripetere che, per quanto si possano facilmente trovare ottime confutazioni (vedi ad esempio: Walter Block: Public Goods and Externalities: The Case of Roads, pdf o Rothbard: For a New Liberty), voglio provare a smontarla nel modo più semplice e chiaro possibile, in modo da poterla copincollare comodamente alla prima occasione.

Tanto per cominciare, com'è noto, in un mondo di risorse scarse non esiste un pasto gratis. Di conseguenza, se io su una strada pubblica non pago il pedaggio, vuol semplicemente dire che i soldi necessari per la sua costruzione e manutenzione sono arrivati da un'altra parte. In effetti, questi soldi sono stati ottenuti in due modi: con le tasse, e questo metodo non ha bisogno di ulteriori spiegazioni; con la stampa di denaro a costo zero, ovvero tassando occultamente a mezzo inflazione: lo stato stampa – o chiede alla banca centrale di stampare – denaro fresco e lo usa per finanziare “opere pubbliche,” nel nostro caso la strada, diminuendo in questa maniera il potere d'acquisto del denaro nelle tasche di tutti i sudditi, che quindi hanno in questo modo pagato il “pedaggio” in anticipo.

Quindi non c'è nessun costo aggiunto in una strada privata: sia lo stato che il privato pagano un prezzo per costruire e mantenere una strada, e riversano questo costo sui consumatori. La differenza, importante, sta in chi sono i consumatori che pagano nei due casi. Nel caso di una strada pubblica, pagano tutti, anche quelli che non useranno mai quella strada né mai ne riceveranno qualche beneficio. È legittimo pensare che avrebbero potuto fare un uso diverso e più utile di quel denaro. Nel secondo caso, quello di una strada privata, a pagare sarebbero solo coloro che la useranno o ne riceveranno benefici, come ad esempio dei commercianti o di ristoratori.

Proprio per questo, non è affatto detto che si dovrà “pagare il pedaggio anche per andare a comprare il latte:” una strada cittadina potrebbe essere pagata dai commercianti per aumentare l'affluenza ai loro negozi e ottenere così maggiori profitti. Chiedere un pedaggio, in questo caso, sarebbe controproducente: altri negozianti, in una zona diversa, potrebbero sottrargli clientela offrendo libero accesso. È più probabile che un pedaggio si chieda su strade interurbane, cosa peraltro che già avviene, nonostante il prezzo già pagato con la tassazione.

C'è da aggiungere che un soggetto privato deve necessariamente costruire le strade solo laddove servono un numero sufficiente di persone: non potrebbe farlo in località dove solo pochi ne trarrebbero benefici, a meno che costoro non si accollassero personalmente l'intero costo dell'operazione. Lo stato, invece, può costruire ovunque. È sufficiente, quindi, corrompere un funzionario con denaro o promesse di voti per farsi costruire una strada in qualsiasi sperduta località, favorendo uno o pochi soggetti a spese di tutti gli altri, e non solo: anche a spese dell'ambiente! Infatti, quante amene località, quanti caratteristici villaggi sono stati trasformati, rovinati, dal turismo di massa consentito dalla presenza di una strada? Quante di queste strade sarebbero state costruite senza l'intervento dello stato?
Strano che i verdi non se ne siano mai accorti, per loro la devastazione del territorio – udite, udite! – è opera del mercato.

Un argomento che viene sollevato a questo punto è che i benefici apportati da una strada in una certa località si estenderebbero su tutta la collettività, per esempio con un calo dei prezzi di una determinata merce grazie alla concorrenza dei produttori raggiunti dalla strada. Ora, questo ragionamento è molto discutibile: infatti, se questo può essere un vantaggio per il consumatore di quella data merce, non lo è certo per il produttore, eppure entrambi devono finanziare la strada. Inoltre, seguendo questa logica, qualunque produttore avrebbe il diritto di attendersi qualsiasi servizio da parte dello stato, perché il beneficio che ne otterrebbe si rifletterebbe nella società tutta.

In realtà, i benefici per tutti sono solo un'ottimistica ipotesi, quello che è certo, invece, è che come in tutti i casi in cui lo stato decide di intervenire, qualcuno viene favorito arbitrariamente a scapito di altri, senza offrire niente in cambio se non al politicante di turno.

14 comments:

stefano said...

azz tibi.. t conosco da 25 anni e non mi ricordo di avert sentito dire tutte ste parole messe insieme.. le avevi accantonate x i momenti migliori??!!!
skerzi a parte, la riflessione è decisamente interessante anke se l'argomento è complesso davvero.. bisognerebbe capire se sui grandi numeri l'ipotesi "privatistica" funziona

Paxtibi said...

È anche vero che non ci siamo praticamente visti negli ultimi vent'anni... :-)

Nei link l'argomento è anche meglio approfondito, ioLa questione, secondo me, è che dal punto di vista del consumatore sostanzialmente non c'è una grande differenza: in ambo i casi devi pagare per il servizio fornito. Però la differenza, anche se piccola, è importante. Perché in un caso paghi in anticipo ed anche per servizi di cui non usufruirai, nell'altro no. E paghi anche per servizi antieconomici, che favoriscono solo pochi privilegiati. In un sistema privato questi ultimi dovrebbero pagarseli di tasca propria, e probabilmente non lo farebbero (il che dimostra anche come la teoria dello sviluppo ad ogni costo non è affatto una creazione del mercato quanto dello stato), mentre gli altri potrebbero investire il loro denaro in altri servizi che per loro sono prioritari.

Poi c'è il discorso sull'efficienza, ben illustrato da Rothbard nel link, ma questo è secondario: anche ipotizzando che lo stato riesca a gestire le strade nel miglior modo possibile – e la realtà non gioca a favore di questa ipotesi – rimane il fatto che tale gestione costerà di più alla società, perché si deve applicare per tutte le strade, anche quelle che altrimenti non sarebbero mai state costruite.

stefano said...

come sei diventato precisino.. 20 anni cazzo mai saranno.. (in compenso nei precedenti a momenti mangiavamo anke dalla stessa forketta e tu non parlavi lo stesso.. e non sta a dire ke è perkè avevi la bocca piena!)

Tornando al discorso serio, tenderei a fare un "distinguo" tra investimento e gestione (ferma restando l'osservazione sulle inefficienze ke è sacrosanta), un po' come sarebbe opprotuno fare x le ferrovie. Un conto è l'investimento sull'infrastruttura (ke nessun privato era in grado di sostenere all'epoca di realizzazione e credo ke anke adesso ci sarebbero non poki problemi) un conto è la sua gestione. T faccio un esempio ke conosci bene (anke ammesso ke tu abbia l'alzheimer, andare con la memoria 20 indietro non dovrebbe essere un problema): se gli abitanti (all'epoca all'incirca 1.300 anime, galline comprese) del mio paesello natio avessero dovuto direttamente pagarsi quei 10 km di strada su è giù x i brikki, credo ke io e te non ci saremmo mai conosciuti (e oggettivamente una buona parte del divertimento ce la saremmo persa).. moltiplicando questa situazione i numeri diventano significativi.
Altro discorso è la gestione: su questo invece sono molto d'accordo, in particolare sulle inefficienze legate ad un sistema che dovrebbe essere misurato in termini economici e invece si misura in termini politici. In altri termini, "bene pubblico" non equivale a "bene statale" e purtroppo in Italia (e anke a Cuba) l'identificazione dei termini esiste.

Anonymous said...

Sorvolo per il momento sulla questione ambientale.

Continuo a non capire chi gestirebbe la strada che porta da casa mia al tabacchino. E' vero, seguendo la stessa strada si va anche in altre destinazioni, ossia nei due paesini che confinano con il mio e in cui non c'è nessuna attività che si potrebbe permettere di spendere i soldi per mantenere una strada che in ogni caso disterebbe minimo due chilometri (e quante strade ci sono nell'arco di due chilometri in un tessuto urbano come quello del Nord-Est? Decine).

L'alternativa è che la strada sia di proprietà di uno o più privati non interessati economicamente al passaggio di veicoli e persone, ad esempio i frontisti. A questo punto, due possibilità: pedaggio o strada chiusa. Quest'ultima è decisamente la più probabile, visto che il pagamento di un pedaggio implica tutti i costi di gestione del pedaggio stesso, che potrebbero risultare troppo onerosi se raffrontati con un traffico relativamente scarso.

Posto poi che al paesino a fianco ci sia ad esempio un ipermercato, la strada che porta da casa mia al tabacchino non sarebbe l'unica e neppure la migliore, per cui sicuramente il proprietario di tale attività sceglierebbe magari un'altra strada da rendere accessibile gratuitamente al fine di aumentare le visite al suo esercizio. Ma – conseguenza abbastanza ovvia – tutti utilizzerebbero quella strada per i loro spostamenti, intasandola. Sia chiaro, non parlo di strade nel mezzo della prateria americana, ma di strade che fino a quarant'anni fa avevano l'erba in mezzo ai due solchi tracciati dai carri e dai trattori, con fosso, platani e case su entrambi i lati. Strade per cui una pista ciclabile non la fanno semplicemente perché non ci sta, con somma gioia del ciclista notturno,soprattutto se senegalese.

Tornando a ragionare in via ipotetica, se invece ci fosse un'unica strada, nel momento in cui il suo proprietario (chiunque esso sia) decidesse di chiuderla per qualunque motivo, in una società di quel tipo nessuno potrebbe obiettare. L'unica cosa da fare sarebbe comprare la strada. Ma chi lo farebbe? Inoltre, si sa che i tempi per la compravendita di un immobile sono abbastanza lunghi, e ciò avrebbe conseguenze disastrose sulla libertà ma spesso addirittura sulla possibilità di spostamento delle persone.

Andando in montagna, poi, per raggiungere certi paesi c'è solo una strada. Ma soprattutto, c'è una strada per chi vuole uscire da certi paesi. Chi intende percorrerla deve pagare pedaggio al proprietario, che può dunque fissare il prezzo che vuole. Questa situazione è riassumibile con una parola sola che conosciamo tutti. E non ci credo che l'Iperstanda a valle sarebbe interessanta alle duecento anime di Roccadivattelappesca.

Mi chiedo poi quale sarebbe la situazione all'interno di una città. Infine ricordo tutti i problemi riguardanti la sicurezza (normative, limiti, segnaletica, mantro stradale...)

Ciao,
carloooooo

Paxtibi said...

in compenso nei precedenti a momenti mangiavamo anke dalla stessa forketta e tu non parlavi lo stesso

Metà della vita bisognerebbe ascoltare, e solo dopo, nell'altra metà, cominciare a parlare. Non come ora che l'ultimo dei pischelli vuole dire la sua convinto di sapere già tutto della vita.

se gli abitanti (all'epoca all'incirca 1.300 anime, galline comprese) del mio paesello natio avessero dovuto direttamente pagarsi quei 10 km di strada su è giù x i brikki, credo ke io e te non ci saremmo mai conosciuti

Per quanto per noi possa essere stato un piacere, non penso che al resto dei contribuenti italiani la cosa sia stata di un qualche interesse...

Più o meno è lo stesso discorso di Carlo: non si vede il motivo per cui persone che vivono a centinaia di km da te, e che mai conosceranno né te né il tuo paesello, dovrebbero contribuire a costruirti la strada. Se per il paesello la strada è una priorità, e le risorse necessarie non sono immediatamente disponibili, c'è sempre la possibilità di rivolgersi a banche o investitori, i quali se metteranno dei soldi a disposizione lo faranno volontariamente, perché convinti di avere il loro tornaconto nel tempo grazie all'interesse.

È un rischio, come tutti gli investimenti, ma la strada porterà maggiori risorse al paesello, quindi il soggetto che ha prestato il capitale può ragionevolmente pensare di riaverlo maggiorato. E se proprio questo qualcuno non si trova, magari vuol dire che non ne vale la pena, sta mica scritto da qualche parte che l'autostrada deve passare anche per la cima del Monte Bianco.

Ma quando a finanziare sono i contribuenti, lo fanno contro la loro volontà e contro il loro interesse, e nulla gli torna in tasca.

Tra l'altro, l'esempio dell'abitante del paese che si fa la sua strada personale e la vieta agli altri è un po' forzato. Perché non mettere un piccolo pedaggio così che il paese si sviluppi e lui stesso non abbia più bisogno di guidare per diversi km per andare al tabacchino?

stefano said...

tibesio.. all'epoca solo uno stato poteva avere i prestiti internazionali x fare infrastrutture, nessun privato sarebbe stato in grado.. e neanke una banca.. detto questo, tu sai bene ke io sono tutto fuorkè statalista, e resta la mia domanda originale (ke non era retorica, era proprio una domanda a cui non so rispondere, o meglio, non ho i dati x farlo): a livello macro la cosa è sostenibile? se si, ben venga! e il discorso si potrebbe tranquillamente estendere alle pensioni (perkè io devo pagare anke x qualcun altro, anzi solo x qualcun altro allo stato attuale delle cose), x l'assistenza sanitaria (ho 40 anni e credo di essere stato dal medico 5 volte in vita mia.. a conti fatti pago ben più di quanto io riceva), x la scuola ecc.
Insisto sulla mia posizione di fattibilità: esiste un problema di infrastruttura e un problema di gestione e secondo me le 2 cose vanno trattate separatamente.
PS. sabato sera vieni a cena da me?

Paxtibi said...

a livello macro la cosa è sostenibile?

Beh, non è mica detto che debba essere per forza macro, ovvero che ci debba essere una sola azienda che costruisce strade per tutti. Anzi, come per tutto sarebbe meglio ce ne fossero molte, in concorrenza tra loro. Il livello macro è stato introdotto dallo stato, che pretende di poter gestire tutto su un territorio vastissimo, mentre la gestione più logica dovrebbe essere locale. Come dici tu, in tutte le cose bisognerebbe pagare quello che si utilizza personalmente.
(Comunque se vuoi una visione più dettagliata ti consiglio il link al libro di Rothbard nell'articolo.)
Per la cena siamo d'accordo.

stefano said...

ok.. ti kiamo domani x i dettagli

X livello macro intendevo i tanti paeselli, cioè i grandi numeri.. faccio una ltro esempio: in Olanda o in Germania (non ricordo bene) c'è una cittadina di 20.000 anime in cui l'assessore alla viabilità ha fatto togliere i segnali stradali (precedenze, stop ecc.) in una zona x vedere se, mancando indicazioni, la gente guidava con più attenzione e ha riscontrato ke in effetti era così e non si sono verificati incidenti.. poi ha allargato la zona d'interesse e sono cominciati i casini.. esempio idiota (nel senso ke era idiota anke l'idea secondo me) x dire ke ciò ke funziona su "numeri" piccoli, poi coi numeri grandi non funziona più tanto.. solo quello..

Paxtibi said...

Nel caso delle costruzione e gestione delle strade io non vedo particolari problemi: se funziona a livello locale dovrebbe funzionare anche a livello globale. Poi, certo, è un'ipotesi e nessuno può esser certo di niente. Del resto il sistema perfetto non esisterà mai, ma certo ci sono sistemi più giusti ed altri meno, e un sistema che ti prende i soldi senza consenso e ci fa quello che vuole è sicuramente più ingiusto di altri. Senza contare che si è rivelato piuttosto inefficiente: ci si preoccupa della possibilità che la strada privata (che non hai pagato) potrebbe essere chiusa, ma per me già è così in tutti i centri urbani, senza contare che ovunque vai ti tocca pagare per parcheggiare (pedaggio, anyone?).

H.I.M. said...

Scusate se mi intrometto. Volevo solo replicare a Stefano che riporta l'esempio della cittadina olandese di Drachten. Non mi risulta che l'esperimento esteso ad altre località abbia generato il casino, anzi.
Subito dopo la località della Frisia, infatti, hanno deciso di adottare lo stesso sistema in alcune aree del Belgio, Inghilterra, Danimarca e Germania ed anche alcuni urbanisti amricani si sono recati in Olanda per verificare la situazione. A dire il vero, i tedeschi si sono dimostrati un po' restii, e del resto è comprensibile dato il loro proverbiale tasso di statalismo e la loro generale impostazione burocratica. Malgrado ciò, proprio in Germania da poco si è provato ad espandere il criterio che sta alla base dell'esperimento non solo ai centri urbani, ma anche alle strade a scorrimento veloce (Bohmke, Bassa Sassonia), ed i risultati sono quelli previsti: una netta diminuzione dei sinistri stradali. Certo, il traffico rallenta notevolmente, ma le vite salvate giustificano evidentemente un sistema simile.
A Napoli, ad esempio, è noto che la segnaletica stradale viene generalmente ignorata. Ebbene, lì gli incidenti gravi sono pochissimi (ed anche quelli lievi "reali" dato la maggior parte di quelli denunciati sono infatti tentativi di truffa alle assicurazioni), e se oggi la velocità media di un mezzo nella città partenopea è di circa 10 km/h è molto probabile che, come dimostrato anche da David Friedman, una radicale privatizzazione e liberalizzazione delle strade e delle licenze sul trasporto pubblico riducano al minimo i problemi legati ai parcheggi, alle condizioni penose in cui versa ill manto stradale ed all'esubero dei mezzi in circolazione, vere cause della congestione del traffico.

stefano said...

Il casino era legato al traffico.. appunto.. notoriamente nelle città con un trafifco significativo (cioè tutte) gli incidenti avvengono proprio x la fretta.. semplificando, la paura ke qualcuno mi venga addosso perkè non so quello ke potrebbe fare ad un incrocio, è vero ke mi rende più prudente ma.. mi terrorizza! cosa ke tendenzialmente vorrei evitare (oltrettutto, da motociclista, il "lieve" incidente x una makkina sancisce x me il confine tra la vita e la morte quindi mi disturba non poco alla guida)..
Sono ovviamente tra il serio e il faceto ma non ritengo l'anarkia automobilistica un sistema ottimale.. anzi.. e poi, t immagini ad es. a Fiumicino o a Malpensa se utilizzassero lo stesso criterio??!! atterraggi e decolli a soggetto.. fantastico!!

Paxtibi said...

È anche vero però che gli incidenti peggiori sono quelli in cui tu passi bello bello con il tuo verde e dall'altra parte il pazzo crede ancora di riuscire a passare con il giallo e arriva lanciato come un katyusha...

L'aeroporto, come anche un porto o una stazione, è una cosa diversa da una strada, tra l'altro gli aerei, le navi e i treni non si guidano a vista.

stefano said...

si.. ke però ammetterai essere nel volume di semafori, x quanto numerose siano le infrazioni, un numero comunque estremamente limitato..
quella di Fiumicino era una battuta!!!
PS. detto x inciso, i segnali stradali li mettono persino in pista dove quando vado a girare al massimo trovo 20 moto e nessun incrocio.. se fossero così inutili a maggior ragione li toglierebbero anke da lì!!
Cmq.. il mio era solo un esempio sull'applicazione di certi sistemi su piccoli e grandi numeri.. Io sono un fautore del privato, figuriamoci.. resta la mia perplessità iniziale ma non ho ancora avuto il tempo di approfondire le letture

Paxtibi said...

Io comunque, avendo guidato lo scooter per una decina d'anni in Grecia, dove semafori e segnaletica sono rispettati più o meno come a Napoli, ho imparato a farne senza: era molto più sicuro sincerarsi di cosa facessero gli altri piuttosto che fidarsi dei cartelli!

:-o