Saturday, February 16, 2008

Opere pubbliche femminili

Questa settimana il nostro inviato da Laputa ci accompagna, novello Virgilio, in un'ardita quanto piacevole incursione in quella che per i maschiacci come noi è una specie di impenetrabile quarta dimensione: il misterioso mondo popolato da quelle soavi ed enigmatiche creature chiamate donne. Devo confessare che di tutte le esplorazioni del nostro inviato questa è forse quella che più mi inquieta. Cosa scoprirà? Quali inconfessabili segreti verranno alla luce, potrò ancora dormire sonni tranquilli o mi sveglierò nel cuore della notte tutto sudato?

Ma soprattutto: riuscirò a capirci qualcosa? Numerose esperienze passate mi suggeriscono di dubitarne. In compenso ci sono sempre i “soliti noti” che hanno ben compreso come sfruttare anche questa attrazione ancestrale per i loro scopi, ma anche questa non è una novità.

Il buon Giovanni Pesce suggerisce di coadiuvare la lettura con un buon Ouzo, da parte mia vi ricordo che va sempre gustato accompagnato con qualche stuzzichino – sardine salate e olive greche (“ελιές των ηρώων”) sarebbero ideali – e vi auguro un buon fine settimana.
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Di Giovanni Pesce


Ho fatto esperienza che nei post che trattano anche occasionalmente l’elemento femminile c’è una forte partecipazione dei lettori del Gongoro.

E’ da sempre così; anzi i pastori dei nostri cervelli hanno utilizzato questa nostra naturale predisposizione per dei fini utili massimamente a loro.

Ci hanno presentato l’elemento femminile come fattore chiave per accompagnare altre decisioni e questo tipo di operazioni fa parte della storia dell’umanità.

Nei tempi antichi c’era il mito di Iside/Cibele/Diana/Artemide alle quali venivano dedicate delle bellissime opere pubbliche (basiliche), con, ahimè, un forte impegno di finanza pubblica.

Con il termine basilica attualmente si intende un edificio di culto sacro, in origine ed in particolare ad Efeso per basilica si intendeva un’opera pubblica dove si amministrava il governo o la giustizia. Se dal punto di vista keynesiano il risultato economico della costruzione dell’opera pubblica era significativo, eccezionale era il risultato artistico.

Ad Efeso venne costruita una delle sette meraviglie del mondo antico: Il tempio di Artemide/Diana; purtroppo questa opera pubblica non ha retto all’avanzare del tempo e non è giunta a noi. Ancor prima, sempre ad Efeso, era stata costruita la basilica di Cibele “Gran madre”; sembrerebbe che invece di costruire le classiche strade, in “mancanza di chilometri” si costruissero basiliche.

L’adorazione della donna doveva essere molto forte in Asia Minore, tant’è che molte donne si trovarono bene in quei posti e la fama si diffuse nel Mediterraneo e così anche la Madonna si sarebbe trasferita ad Efeso accompagnata da San Giovanni, subito dopo i fatti di Gerusalemme.

Tuttora a nove km a sud di Efeso, su un fianco dell'antico monte Solmisso, circondata da una folta vegetazione si erge una piccola cappella conosciuta come casa della Madre Maria (Meryem Ana (!)).

Ma Efeso è famosa anche per la favola milesia di Petronio conosciuta con il nome “Matrona di Efeso” che ha dei riferimenti precisi a fatti conosciuti con ben altri protagonisti.
E che dire della Dama Kypsò (Calipso dell’Odissea vera “Gypsy Queen”) di Ipponatte di Efeso?

Ed ad Efeso fu deciso nel concilio del 431 d.c. di iniziare l’adorazione di Maria.

Riassumendo, possiamo notare come i nomi della Grande Madre siano tanti rispetto ad un unico argomento: Inanna per i Sumeri, Ishtar per gli Accadi, Anat ad Ugarit, Atargatis in Siria, Artemide-Diana ad Efeso, Baubo a Priene, Aphrodite-Venere a Cipro, Rea o Dictinna a Creta, Demetra ad Eleusi, Orthia a Sparta, Bendis in Tracia, Cibele a Pessinunte, Ma in Cappadocia, Bellona a Roma.

A seconda dei vari problemi da superare venivano utilizzati, accanto ai nomi già citati, degli appellativi come “Gran Genitrice,” “Vergine,” “Regina Coeli” e simili tutti collegati al sentimento di base “standard” nei confronti dell’elemento femminile. Il sentimento di base verso la figura femminile probabilmente si matura al momento dell’attaccamento a quel corpo che, per primo, i bambini sentono e a cui restano legati per sempre; un imprinting vero e proprio.

Purtroppo a causa di questo imprinting, siamo invogliati ad essere legati ad automobili, opere pubbliche e tutti quegli oggetti che ci vengono propinati mediante l’uso mediatico della figura femminile, sia lato “A” che lato “B”.

Propongo quindi al Ministro dell’Economia di nominare la prossima basilica (opera pubblica, ndr) con un grazioso nome femminile.

Spero che sig. Tessera P2 n. 1816 e mr. Bilderberg '96 si ricordino di questo consiglio per la costruzione del loro Piano delle Grandi Infrastrutture.

Messalina – il Ponte sullo Stretto
Veruska - La Regina della TAV
potrebbero essere delle soluzioni vincenti per la prossima ottava meraviglia.

Spero che la scuola economica austriaca non se ne abbia a male, ma sono convinto che, quando c’è di mezzo un bel pezzo di ragazza, l’economia passa in secondo piano e molti problemi vengano risolti prima ancora di essere pensati.

Forse è questo il motivo per il quale alla Sfinge (grande opera pubblica) era stata data una sembianza femminile.

Ci penserò questa settimana con un bicchierino di Ouzo, per via dei trascorsi mediterranei di Pax.

1 comment:

stefano said...

da più parti si usa il detto "muove più un pelo di f... che un carro di buoi".. vox populi vox dei