Wednesday, September 17, 2008

Siamo tutti cospirazionisti

Breve ma significativo estratto da Anatomia dello Stato, di Murray N. Rothbard.
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Di Murray N. Rothbard


Molte e subdole sono le armi ideologiche che lo Stato ha utilizzato attraverso i secoli. Un'arma eccellente è stata la tradizione. Più a lungo il dominio dello Stato è riuscito a conservarsi, più potente è quest'arma; perché in tal caso, la Dinastia X o Stato Y sembra portare il peso dei secoli di tradizione dietro di sé. [1] Il culto degli antenati, allora, diventa in modo ben poco sottile il culto degli antichi sovrani. Il più grande pericolo per lo Stato è la critica intellettuale indipendente; non c'è miglior modo per soffocare la critica che attaccare ogni voce isolata, chiunque sollevi nuovi dubbi, come un profano trasgressore della saggezza dei suoi antenati.

Un'altra potente forza ideologica sta nel deprecare l'individuo ed esaltare la collettività della società. Perché, dal momento che ogni dato governo implica l'accettazione della maggioranza, qualunque pericolo ideologico per tale governo può cominciare soltanto da uno o pochi individui che pensino indipendentemente. Una nuova idea, ancor più una nuova idea critica, bisogna che cominci come opinione di una piccola minoranza; quindi, lo Stato deve reciderla in bocciolo ridicolizzando ogni opinione che sfidi quelle della massa. “Ascoltate soltanto i vostri fratelli” o “adattatevi alla società” diventano così le armi ideologiche per lo schiacciamento del dissenso individuale. [2] Con tali misure, le masse non sapranno mai della non esistenza dei vestiti del loro Imperatore. [3]

Per lo Stato è importante, inoltre, far sembrare inevitabile il proprio dominio; se anche il suo regno risultasse sgradito, sarà quindi incontrato dalla rassegnazione passiva, come testimoniato dal familiare accoppiamento di “morte e tasse.” Un metodo è di promuovere il determinismo storiografico, in contrasto con la libertà individuale della volontà. Se la Dinastia di X ci governa, questo è perché le leggi inesorabili della storia (o la Volontà Divina, o l'Assoluto, o le Forze Produttive Materiali) hanno così decretato e niente che un qualsiasi debole individuo possa fare può cambiare questo decreto inevitabile.

Per lo Stato è inoltre importante inculcare nei suoi sudditi un'avversione per qualsiasi “teoria della cospirazione della storia; ” perché una ricerca delle “ cospirazioni” significa una ricerca dei motivi e un'attribuzione di responsabilità dei misfatti storici. Se, tuttavia, ogni tirannia imposta dallo Stato, o venalità, o guerra aggressiva, fosse causata non dai capi dello Stato ma da misteriose ed arcane “forze sociali,” o dalla condizione imperfetta del mondo o, se in qualche modo, tutti fossimo responsabili (“Siamo Tutti Assassini,” proclama uno slogan), non c'è ragione per il popolo di indignarsi o ribellarsi contro tali crimini.

Ancora, un attacco alle “teorie della cospirazione” significa che i sudditi diventeranno più ingenui nel credere alle ragioni del “benessere generale” che sono sempre portate avanti dallo Stato prima di dedicarsi a qualcuna delle sue azioni despotiche. Una “teoria della cospirazione” può scompaginare il sistema inducendo il pubblico a dubitare della propaganda ideologica dello Stato.
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Note

[1] De Jouvenel, Del potere:

La ragione essenziale per l'obbedienza è che si è trasformata in in un'abitudine della specie. . . . Il potere è per noi un fatto di natura. Dall'inizio della storia registrata ha presieduto sempre i destini umani. . . . le autorità che hanno governato [società] nei periodi precedenti non sono scomparse senza lasciare in eredità ai loro successori il loro privilegio né senza lasciare nelle menti degli uomini impronte che sono cumulative nel loro effetto. La successione dei governi che, nel corso dei secoli, regolano la stessa società, può essere osservata come un governo di fondo che evolve continuamente.

[2] Su questo uso della religione in China, vedi Norman Jacobs, passim.

[3] H.L. Mencken, A Mencken Chrestomathy (New York: Knopf, 1949), p. 145:

Tutto ciò che [il governo] può vedere in un'idea originale è un potenziale cambiamento e quindi un'invasione delle proprie prerogative. L'uomo più pericoloso, per ogni governo, è l'uomo che può pensare per sé, senza riguardo per le superstizioni ed i tabù prevalenti. Giunge quasi inevitabilmente alla conclusione che il governo sotto cui vive è disonesto, insano ed intollerabile, e così, se è un romantico, prova a cambiarlo. Ed anche se non è romantico personalmente è molto suscettibile di propagare il malcontento tra coloro che lo sono.

Tuesday, September 16, 2008

Elbonian inflation

Due strisce sull'inflazione di Dilbert, del mitico Scott Adams.



Non aprite quella posta

Ancora sul caso dell'antrace con un post tratto dal George Washington's blog.
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L'antrace nelle lettere a Leahy e a Daschle era frantumato in una polvere estremamente fine. Come USA Today ha notato:
Le spore attentamente preparate della lettera a Daschle… erano state frantumate così finemente da spargersi attraverso gli uffici e da contaminare altre lettere nella posta.
Come segnala il Washington Post, l'antrace era:
Di dimensioni da 1,5 a 3 micron e processato ad un grado di un trilione di spore per grammo – 50 volte più fine di qualsiasi cosa abbia mai prodotto l'ora defunto programma di armi biologiche degli Stati Uniti e 10 volte più fine del grado più fine conosciuto delle spore di antrace dei sovietici.
In più, l'antrace spedito a Daschle e Leahy era così avanzato che nessuno a Fort Detrick aveva mai visto prima niente del genere. Come descritto in un articolo del 2001 della CBS:
“Quando i tecnici al laboratorio di difesa biologica dell'esercito a Fort Detrick,hanno provato ad esaminare un campione dalla lettera di Daschle sotto un microscopio, questo è fluttuato via dalla lastra di vetro ed è andato perduto.”
(Frantumare l'antrace in una polvere fine lo fa disperdere di più e assicura che entri direttamente nei polmoni della vittima, così da essere mortale).

Come spiega allora la FBI che uno specialista di vaccini da solo, Bruce Ivins, possa esser stato capace di produrre qualcosa che la maggior parte dei migliori esperti in armi biologiche e antrace non potrebbero produrre nei loro laboratori?

Un incidente.

Specificamente, la spiegazione ufficiale della FBI di come l'antrace è stato macinato così finemente è questa:
“Le macchine smistatrici dell'ufficio postale hanno schiacciato l'antrace secco nelle lettere, polverizzandolo molto finemente.”
Uh-huh.

Il fisiologo e membro del Congresso del Maryland dr. Roscoe Bartlett ha descritto esattamente il problema:
La teoria della FBI che l'antrace sia stato finemente polverizzato da una smistatrice automatica delle Poste è “chiaramente ridicola”…

Si dice inoltre convinto che l'antrace “sia stato reso un'arma deliberatamente,” e che Ivins mancasse dell'equipaggiamento per farlo.

Collage 911

Una delle cose più sconcertanti, almeno per quanto mi riguarda, degli attacchi al World trade Center, è l'inusitata quantità di immagini manipolate in circolazione, e il fatto che, spesso, tale manipolazione è anche poco curata, come nel caso della seguente foto, pubblicata dal Daily Mail in un articolo sul problema dell'islamismo radicale in Gran Bretagna.



(Clicca l'immagine per ingrandire)

Alcuni dettagli saltano subito agli occhi, ma per farvi un'idea più completa confrontatela con la foto qua sotto, presa da un'altra angolazione pochi istanti più tardi, e giocate pure al “trova le differenze.”


(Clicca l'immagine per ingrandire)

Ora io mi domando: ma con tutte le foto disponibili, per quale misterioso motivo il Daily Mail si riduce a pubblicare un fotomontaggio tanto raffazzonato e ridicolo del secondo impatto?

Monday, September 15, 2008

JFK

“Fifty men have run America, and that's a high figure.” (Joseph Kennedy)
Per questa volta lascio volentieri l'incombenza della recensione di JFK ('91) di Stone a Murray Rothbard, in questo suo articolo del maggio 1992. Ubi maior minor cessat.
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Di Murray N. Rothbard



La cosa più affascinante dell'emozionante e ben fatto JFK, non è il film in sé ma l'isterico tentativo di emarginarlo, se non sopprimerlo. Quanti film potete ricordare per i quali l'intero establishment, in ranghi serrati, dalla sinistra (The Nation) alla destra, passando per il centro, riunito in un'orgia frenetica di calunnie e denunce. Che Time e Newsweek reagiscano in tal modo ancor prima che il film sia uscito? Apparentemente, l'establishment era talmente spaventato che il film di Oliver Stone potesse dimostrarsi convincente che il pubblico doveva essere anticipatamente vaccinato. È stata una notevole prestazione dei media e dimostra, come nient'altro, l'enorme e crescente spaccatura fra l'opinione dei Rispettabili Media e ciò che il pubblico Sa nel proprio Cuore.


A giudicare dallo shock dei Rispettabili Media, sareste portati a pensare che JFK di Stone debba essere un film completamente stravagante, bizzarro, mostruoso e fantastico nelle sue accuse contro la struttura di potere americana. E pensereste che i film storici non si siano mai presi licenze drammatiche, come se immondizia così solennemente applaudita come Wilson e Sunrise at Campobello fossero stati modelli di precisione da studioso. Hey, dateci un taglio, ragazzi!


Nonostante gli squilli di tromba, per i veterani patiti dell'assassinio Kennedy, non c'è niente di nuovo in JFK. Quello che Stone fa è di ricapitolare in modo ammirevole il meglio di una vera industria del revisionismo dell'assassinio – letteralmente montagne di libri, articoli, nastri, convegni annuali e ricerche d'archivio. Stone stesso è abbastanza informato sull'argomento, come indicato dalla sua devastante risposta sul Washington Post alle calunnie dell'ultimo membro sopravvissuto della Commissione Warren, Gerald Ford, e del vecchio attrezzo della Commissione, David W. Belin. Malgrado la diffamazione a mezzo stampa, non c'era niente di stravagante nel film. Abbastanza interessante, JFK è stato attaccato molto più furiosamente del primo film revisionista, Executive Action di Don Freed (1973), un film emozionante con Robert Ryan e Will Geer, che davvero è andato molto oltre l'evidenza, ed oltre la plausibilità, provando a rendere la figura di H.L. Hunt il principale cospiratore.


È ormai schiacciante
l'evidenza che la leggenda ortodossa di Warren, che è stato Oswald e lo ha fatto da solo, sia pura menzogna. Ora sembra chiaro che Kennedy sia morto in un classico tiro triangolato militare che, come il patologo del Parkland Memorial che eseguì l'autopsia , il dott. Charles Crenshaw, ha recentemente affermato, i colpi mortali sono arrivati di fronte, dalla collinetta erbosa, e che i cospiratori erano, per lo meno, esponenti della destra della CIA, insieme ai loro soci ed impiegati di sempre, la mafia. È meno sicuro che il presidente Johnson stesso fosse coinvolto dall'inizio, benché abbia ovviamente condotto l'occultamento coordinato, ma certamente la sua partecipazione è altamente plausibile.

I disperati difensori della versione Warren non possono confutare i particolari, così ricorrono sempre ad argomentazioni generalizzate, tipo: “Come potrebbe essere coinvolto tutto il governo?” Ma dal Watergate, abbiamo tutti acquisito dimestichezza con un fatto basilare: soltanto alcune persone chiave devono essere coinvolti nel crimine da principio, mentre un gran numero di funzionari di governo di alto e basso grado possono essere coinvolti nell'occultamento successivo, che può essere giustificato sempre come “patriottico,” per motivi di “sicurezza nazionale,” o semplicemente perché il presidente lo ha ordinato. Il fatto che gli alti livelli del governo degli Stati Uniti sono fin troppo capaci di mentire al pubblico, dovrebbe essere chiaro fin dai casi Watergate e Iran-Contra. L'ultimo argomento di riserva, sempre meno plausibile, è: se la versione Warren non è vera, perché la verità non è venuta fuori fino ad ora? Il fatto è, però, che la verità in gran parte è venuta fuori, nell'industria dell'assassinio, dai libri – alcuni di essi best-sellers – di Mark Lane, David Lifton, Peter Dale Scott, Jim Marrs e molti altri, ma i Rispettabili Media non prestano attenzione. Con quella specie di atteggiamento mentale, quel rifiuto testardo di affrontare la realtà, nessuna verità può mai venir fuori. Ma, nonostante questo blackout, perché i libri, le TV e le radio locali, gli articoli di riviste, i tabloid del supermercato, ecc. non possono essere soppressi – ma soltanto ignorati – dai Rispettabili Media, abbiamo il notevole risultato che la grande maggioranza del pubblico, in ogni scrutinio, decisamente non crede alla leggenda di Warren. Ecco perché i frenetici tentativi dell'establishment di sopprimere una pellicola commovente e convincente come JFK di Stone.


I conservatori, così come i centristi, stanno denigrando JFK perché Stone è un rinomato uomo della sinistra. Bene, e allora? Non è solo che l'ideologia del narratore non inficia logicamente la verità del racconto. L'argomento è più forte di questo. Perché in un giorno in cui la Sinistra e la Destra Moderata hanno costituito un establishment sempre più monolitico, con soltanto sfumate variazioni fra loro, possiamo ottenere la verità soltanto da persone fuori dall'establishment, dell'estrema destra o dell'estrema sinistra, o persino dai tabloid altamente non-rispettabili del supermercato. E non è per caso che sia un segreto di Pulcinella che l'eroica figura della “Gola Profonda” in JFK sia il colonnello Fletcher Prouty, che di certo non è di sinistra. Ed uno dei migliori scrittori revisionisti è il da sempre libertario Carl Oglesby.


Un'aspetto particolarmente benvenuto di JFK, a proposito, è l'aver fatto di Jim Garrison la figura eroica centrale. Garrison, una delle figure più viziosamente calunniate nella storia politica moderna, era semplicemente un Procuratore Distrettuale che cercava di fare il suo lavoro nella causa penale più importante del nostro tempo. Lo stile inespressivo di Kevin Costner si adatta bene al ruolo di Garrison e Tommy Lee Jones è un eccezionale Clay Shaw, il diabolico affarista e cospiratore della CIA.


Tutto considerato, un bel film, per la storia così come per il girato. Ci sono alcuni problemi secondari. È una sfortuna che il primo revisionista di Kennedy Mark Lane, abbia sentito di dover lasciare presto la produzione del film, con il risultato che la pellicola non mette in evidenza la testimonianza cruciale dell'agente cubano ex-CIA Marita Lorenz, che ha identificato l'agente di destra E. Howard Hunt, compare di Bill Buckley e uomo forte della CIA, come pagatore per l'assassinio (vedi il nuovo, brillante libro di Lane, Plausible Denial). Secondo Lane, delle pressioni dalla CIA durante le riprese hanno spinto Stone a minimizzare il ruolo della CIA spalmando un po' troppo la colpa sul resto dell'amministrazione Johnson.


Mentre gli argomenti per il revisionismo si accumulano, è evidente che alcuni dei membri più sofisticati dell'establishment si stanno preparando a scartare la leggenda Warren per ricorrere ad una spiegazione meno minacciosa dell'incolpare E. Howard Hunt o la CIA: è quella che fa ricadere la colpa solamente sulla mafia, specificamente su Sam Giancana, Johnny Roselli e Jimmy Hoffa, nessuno dei quali è presente per controbattere all'accusa. Un attacco convincente alla tesi mafia-soltanto è stato portato da Carl Oglesby nel suo commento al libro di Jim Garrison di alcuni anni fa (che è stato una delle basi per JFK) On the Trail of the Assassins. La mafia, semplicemente, non disponeva dei mezzi, per esempio, per cambiare l'itinerario o per richiamare i militari o la protezione del servizio segreto.


Molti conservatori e libertari certamente saranno irritati da un tema del film: l'antiquato punto di vista di un Kennedy come giovane principe brillante di Camelot, il grande eroe che voleva redimere l'America abbattuto nella sua perfezione dalle oscure forze reazionarie. Questo tipo di approccio è stato da tempo screditato da un genere molto diverso di revisionismo – con l'uscita dei racconti sui sordidi fratelli Kennedy, Judith Exner, Sam Giancana, Marilyn Monroe, ed altri. Bene, ok, ma guardatelo in questo senso: un presidente è stato assassinato, santo cielo, e buono, cattivo, o indifferente che fosse, è certamente vitale arrivare fino in fondo alla cospirazione e portare i furfanti davanti alla giustizia, foss'anche soltanto al giudizio della storia. Lasciate che le cose vadano come possono.


Un felice risultato della pellicola è l'argomento conclusivo di Stone: se tutto risale sempre più in alto, perché non aprire tutti gli archivi segreti del governo sull'assassinio? Sembra che la pressione per l'apertura debba vincere, ma ancora una volta, la fasulla “sicurezza nazionale” prevarrà, cosicché non otterremo il materiale davvero incriminante. E parte del materiale cruciale è perduto da tempo, per esempio, il famoso cervello di Kennedy, che misteriosamente non è mai arrivato agli Archivi Nazionali.




Sunday, September 14, 2008

La bolla imperiale americana

Come interpretare i segnali che arrivano dall'economia globale e in particolar modo da quella americana? Mises avrebbe potuto spiegarcelo, ma possiamo sempre ricorrere ai suoi scritti per capire gli inevitabili sviluppi di una situazione che pare proprio essere giunta al redde rationem.
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Di Don A. Rich


Se Ludwig von Mises dovesse leggere i giornali di oggi, riconoscerebbe i sintomi di una bolla mondiale del credito generato dalle banche centrali, e del suo crollo imminente.

Quello che sempre più caratterizza l'ordine finanziario globale, direbbe Mises, è una situazione in cui i regolatori incoraggiano una mentalità “testa vinco io, croce perdono tutti gli altri,” garantita dalla compiacenza di entità semi-governative nello stampare e farsi prestare denaro senza limite alcuno.

Uomo gentile sotto ogni punto di vista, Mises resisterebbe alla tentazione di dire, “ve l'avevo detto,” e penserebbe a come evitare una completa catastrofe globale economica e politica.

L'annuncio della FDIC [Federal Deposit Insurance Corporation] che potrebbe chiedere un prestito “temporaneo” dal Ministero del Tesoro, in altre parole dai contribuenti, è solo l'ultimo segnale che l'era dei soldi di carta globali, dollaro-centrica e regolamentata, in atto fin dalla Seconda Guerra Mondiale, sta avvicinandosi ad un brutto epilogo.

La FDIC non riesce ad incontrare il suo minimo statutario richiesto di 1,15% di capitale per dollaro assicurato in deposito a causa della carneficina dei mutui e del mercato creditizio attualmente in corso; da qui la richiesta del salvagente suggerito dalla FDIC al Ministero del Tesoro l'ultima settimana dell'agosto 2008.

La FDIC, come Fannie e Freddie, dice, “naturalmente ripagheremo questo prestito quando tutto tornerà alla normalità.” I “professionisti” della contabilità e i “civil servants” del CBO ed altri è probabile che daranno la loro approvazione al prestito alla FDIC con l'assicurazione che “tutto va bene” nel breve termine. Infatti, i prestiti a Fannie, Freddie ed alla FDIC a lungo termine di per sé è probabile che siano efficaci come lo era il tentativo del personaggio di Niedermeyer nel film Animal House di arrestare la carica belluina innescata da John Belushi nel finale, gridando pateticamente, “state calmi, va tutto bene.”

Come nel caso di Fannie e di Freddie, la promessa della FDIC di rimborsare i contribuenti quando le cose torneranno alla normalità non ha valore, perché non c'era niente di normale in primo luogo nella bolla immobiliare ed in quella creditizia ad essa associata. La FDIC, Fannie e Freddie assicureranno a tutti che “il pubblico riceverà i suoi soldi quando i beni delle banche fallite, ecc.… saranno stati venduti.” Questa è un'inutile assurdità.

Per definizione, una bolla è uno squilibrio economico causato dall'eccessiva creazione di denaro rispetto al valore intrinseco della classe del bene da cui i soldi sono estratti. Nell'equilibrio di lunga durata, quindi, la massa monetaria (e quindi i prezzi del mercato immobiliare) devono ritornare al loro valore produttivamente utile in relazione alla dimensione della produzione economica, ovvero il livello generale dei prezzi deve aumentare per ristabilire i rapporti fondamentali fra le utilità marginali dei beni ed i loro prezzi: Mises 101.

In altre parole, nel caso della ricaduta dalle bolle immobiliari e creditizie collegate, o i prezzi delle case e delle azioni cadono drammaticamente, o ci deve essere un aumento drammatico nell'inflazione, oppure una combinazione delle due. Questa non è scienza aerospaziale, a dispetto di ciò che i sofisti della classe politica vorrebbero farci credere.

Senza voler provocare il panico, la situazione è davvero significativamente peggiore di quanto i semplici prestiti a Fannie, Freddie e FDIC suggerirebbero, una volta che si pongono i prestiti nel loro adeguato contesto storico e politico.

Per gli ultimi sessant'anni, gli Stati Uniti hanno assicurato protezione militare per le potenze capitaliste europee ed asiatiche, tutte in possesso di economie governate da apparati regolatori analoghi nel carattere a quelli del New Deal del dopoguerra americano. Questi apparati, in special modo quando accoppiati ai soldi di carta, hanno in comune il difetto fondamentale che generano instabilità economica attraverso l'azzardo morale.

Questa misura della protezione militare americana è stata sostenuta dal tributo imperiale dell'accettazione dei dollari di carta – dollari inizialmente coperti teoricamente dall'oro. Naturalmente, questa sciarada, descritta da Robert Triffin nel 1960, si è conclusa nel 1971 con il crollo del sistema Bretton Wood, esponendo i possessori di dollari a pesanti perdite e causando la Grande Inflazione degli anni 70.

Negli anni 70 e 80, gli Stati Uniti non hanno abbandonato il corso dell'impero, o la regolamentazione statalista, ma l'hanno invece espansa, specialmente il lato imperiale della mentalità interventista ed in particolar modo con l'avverarsi del crollo dell'Unione Sovietica. Nonostante la liberalizzazione di altri settori dell'economia, il settore finanziario – a causa del suo ruolo nelle finanze imperiali – ha mantenuto il suo peculiare privilegio regolatore con la sua capacità di generare perdite illimitate a spese del contribuente o dei possessori di dollari.

Questo impero americano in espansione, per un certo tempo, bizzarramente aiutato dalla Repubblica Popolare Cinese come parte di una politica di industrializzazione in cui i cinesi hanno sterilizzato l'acquisto di dollari con massicce vendite di titoli domestici per assorbire la liquidità eccedente. Questa è una strategia che sta finendo velocemente il vapore ed ha generato una pericolosa inflazione nei prezzi degli immobili e delle azioni cinesi che è improbabile che finisca bene.

Inoltre il Giappone, i paesi est asiatici a orientamento capitalista, in grado minore le banche centrali occidentali, i paesi produttori di petrolio e la Russia (sì, la Russia), hanno comprato quantità enormi di beni definiti in dollari a partire dagli anni 90, con l'effetto di sovvenzionare la Pax americana – probabilmente perché le alternative sembravano più costose.

Ahimè, quella compiacenza nel sovvenzionare gli Stati Uniti sembra calare velocemente. La recente assertività della Russia è un indizio delle cose che verranno, poiché sempre più gli stranieri stanno guardando storto la loro sovvenzione di un'America che vive oltre i propri mezzi. Il segnale economico di inventario globalmente è sempre più la punizione delle perdite correlate al credito estero causate dall'ultima bolla imperiale della Fed, una bolla creditizia che ha infettato l'intero pianeta.

Era divertente per gli Stati Uniti nel breve e medio termine, dal momento che, almeno negli anni 80, gli Stati Uniti hanno ottenuto di avere la propria torta imperiale con anche la glassa del mercato. Gli Stati Uniti quindi hanno evitato di occuparsi dello squilibrio fondamentale fra le spese promesse dal governo federale contro i redditi previsti, così come lo squilibrio collegato fra gli standard di vita americani ed il rendimento economico.

Quell'era sta arrivando alla fine, con la crescente ampiezza nelle oscillazioni finanziarie dell'economia mondiale a frequenze più basse, che dimostrano una instabilità sistemica datante, al più tardi, alla crisi finanziaria asiatica del 1998.

In risposta a quella crisi ed alle preoccupazioni sul Y2K, e con un inizio particolarmente intenso ai tempi del fiasco del LTCM (un evento in sé naturalmente reso possibile dall'intrinseco azzardo morale di Greenspan e dalla mentalità regolatrice del dopoguerra), la Fed abbassò i tassi, spingendo così la bolla delle azioni tecnologiche in una mania definitiva. Alzando i tassi nel 1999 per combattere l'inflazione generata dai suoi soldi di carta, la creatura dell'isola di Jekyll riuscì a schiacciare il Nasdaq ed altri e, nel processo, generò una depressione economica globale.

Nel 2002, preoccupata per la deflazione, la Fed tenne i tassi a livelli assurdamente bassi, generando di conseguenza la bolla immobiliare. Preoccupato invece per l'inflazione nel 2006, quando la bolla immobiliare è stata la conseguenza inevitabile del tentativo di mantenere prezzi dei beni e valutazione della produzione americani a livelli di squilibrio, il successore di Greenspan Bernanke ha alzato i tassi, distruggendo la bolla immobiliare, quindi li ha abbassati mentre mandando al contempo su di giri la stampante provocando un collasso del mercato creditizio. Questo ci riporta all'attuale congiuntura con Fannie, Freddie e la FDIC, e ciò che Mises identificherebbe chiaramente come una “policy” trap.

Osservata in isolamento, la Fed sostanzialmente non può né abbassare i tassi nè alzarli. Se combatte la propria inflazione alzando i tassi, spedisce l'economia in una depressione. Se combatte una recessione causata dalla contrazione del credito con tassi più bassi, rischia un'iperinflazione ed una corsa sul dollaro. Se il governo federale dovesse provare ad usare altri stimoli fiscali dal lato della spesa o delle imposte, il teorema ricardiano dell'equivalenza si applicherebbe ad un'entità con un problema di disavanzo del bilancio deficit/solvibilità di attuali 30 trilioni di dollari. Cioè, l'effetto sarà minimo. Un balzo nel P.I.L. nel secondo trimestre non cambia niente circa la figura di lungo termine, e nell'equilibrio in realtà significa soltanto uno spostamento di produzione dal futuro al presente; è tuttavia popolare tra i politici sotto tiro elettorale e tra i tipi di Wall Street alla ricerca di polli.

In altre parole, Mises indicherebbe i prestiti di Fannie, di Freddie e del FDIC come il segnale che è arrivato un evento generale di sistema, in cui abbiamo bisogno di nuova mentalità politica. Mises vedrebbe chiaramente che la soluzione allo squilibrio mondiale generato dal denaro a corso legale è il ritorno globale ad uno standard di moneta-merce con riserva bancaria al 100% come unica regola di politica monetaria e ad un ordine di attività bancarie che eviti gli squilibri creati dalla manipolazione politicamente motivata della massa monetaria.

Anche se l'autore è stato formato in una mentalità molto diversa, ora vede una verità irriducibile nell'argomento che, nell'ambito delle attuali disposizioni discrezionali di politica monetaria, continuiamo ad osservare gli stessi cicli nella sottoestensione e nella sovraestensione del credito, perché la tentazione politica di agire in tal modo è schiacciante. A lungo termine, quando le autorità monetarie intorno al globo giocano lo stesso gioco – e specialmente quando l'uso di quel credito è usato indirettamente così spesso per finanziare la guerra – i risultati delle attività della banca centrale è probabile che siano così poveri in termini di rischio sistemico che il passo apparentemente radicale di un ritorno alla moneta-merce e un nuovo ordine della riserva per il sistema bancario potrebbe davvero essere il passo più responsabile da fare, a condizione che la mossa sia fatta in modo ordinato.

Data la necessità di evitare un'implosione dell'ordine politico mondiale, una tal transizione probabilmente dovrebbe essere creata insieme a trattative con i nostri creditori esteri affinché il nuovo ordine monetario basato sull'oro eviti una terrorizzata corsa sul dollaro, tra i tentativi di attaccare una posizione imperiale americana grossolanamente sovraestesa. Nel campo delle regole, ad essere come minimo necessaria è l'efficace creazione di una zona “solo per adulti” dove le perdite sono credibilmente comprese come non soggette ad un trattamento alla Greenspan per sbarazzarsi per sempre dell'esternalità del sistema finanziario “testa vinco io croce perdete voi” che sta diventando sempre più costosa e disgregativa.

Anche se questa analisi del significato del prestito alla FDIC nelle sue più vaste conseguenze non può essere considerata molto ottimista – e, a qualcuno, può sembrare radicale – gli esseri umani operano male quando imitano gli struzzi, e le alternative disponibili ai responsabili politici sono con ogni probabilità gratuitamente distruttive nel carattere.
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Don A. Rich è un insegnante di economia, finanza e scienze politiche all'Istituto Superiore della contea di Montgomery a Blue Bell, in Pennsylvania. Insegna inoltre economia, governo e storia all'Istituto Superiore della contea del Delaware di Exton, sempre in Pennsylvania. Mandagli una mail. Commenta sul blog.

Link all'articolo originale.

Saturday, September 13, 2008

WW2: Ipotesi di complotto

Sono finalmente terminate le vacanze anche nell'isola di Laputa, può quindi riprendere la corrispondenza con il nostro inviato in quell'eterica località, l'esperto di cospirazioni Giovanni Pesce, meglio noto come il Pesce Volante (per inciso, animale molto amato anche da Hemingway), che a quanto pare deve avere gusti molto particolari per quel che riguarda la villeggiatura: il dispaccio arrivato fresco fresco con intestazione del Centro Igiene Mentale di Laputa, infatti, racconta di uno dei temi favoriti del nostro inviato, la Seconda Guerra Mondiale.

Tralasciamo i curiosi motivi che possono spingerlo a trascorrere le ferie con la sua capsula temporale nel peggiore conflitto della storia, e leggiamo piuttosto il suo resoconto che, come sempre, garantisce un punto di vista indiscutibilmente diverso da quello a cui siamo abituati noi comuni abitanti di lande ben ancorate al terreno.

Auguro quindi un buon fine settimana, e come si usa dire in Grecia, al ritorno dalle vacanze: καλό χειμόνα a tutti!
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Di Giovanni Pesce


Un argomento che mi sta particolarmente a cuore è costituito dalle vicende delle WW2, quell’orrendo calderone dove sono state consumate molte risorse umane (poveri ragazzi) e tecniche (armi & soldi).

Ci sono degli spunti particolari, che rivisti “a bocce ferme”, con l’occhio ormai “clinico” puntato sul backstage, fanno sospettare dei giochi di potere e di intese al di là di ogni limite mentale.

La mancata conquista italiana dell’isola di Malta nei primissimi giorni di Giugno 1940, combinata con il cambio del direttore dei servizi segreti inglesi MI5 proprio il 10 Giugno 1940 (Brigadier Oswald Allen Harker), fanno sospettare un accordo tra la parte italiana e quella inglese. La nomina di Sir Charles Hambro, gerente dei depositi di casa Savoia, a direttore del SOE nel 1942 contribuisce ad alimentare questo sospetto. Anche lo stop alle Forze Armate tedesche a Dunkerque fa pensare ad un accordo ed il famoso volo di Herman Hesse fa decollare ipotesi di difficile interpretazione.

La resa dell’Amba Alagi, effettuata senza molti combattimenti, le promozioni nel 1942 di ammiragli “filo-inglesi”, la nomina nel 1943 a comandante della Regia Aeronautica di un Generale di Divisione sono piccoli elementi a favore di un accordo italo-inglese per una guerra ed una pace separata. In particolare nei primi mesi del 1943 erano stati scelti, in Italia, come comandanti dei servizi segreti militari, dei generali ed ammiragli che saranno poi beneficiati con medaglie concesse loro da organizzazioni di parte avversa.

La stessa uscita di scena di Mussolini con la “roboante” seduta del 25 Luglio sembra una volgata storica per mascherare un accordo tra molte parti. Il Gran Consiglio del fascismo non aveva alcuna autorità né politica né amministrativa, e Mussolini buono buono ha accettato la decisione collettiva.

L’ipotesi è che il Sistema avesse deciso verso la fine del 1942, di allontanare Mussolini per un fascismo più aggiornato più legato al mondo anglosassone (Ciano, Sforza).

Gli inglesi proposero un governo “tecnico” formato poi con il Gen. Badoglio, che già aveva gestito la vicenda di Caporetto.

Gli sbarchi alleati in Sicilia e poi a Salerno furono effettuati senza l’intervento della flotta navale italiana che rimase nei porti.

L’affondamento della flotta francese da parte della flotta inglese è un indizio di manifestazione della volontà che i traffici nel Mediterraneo dovessero avere un solo controllore: la flotta Inglese.

La gestione del passaggio di comando nella città di Roma fu organizzata con un accordo a tre: Re d’Italia, Hitler e Comando Alleato; dato che tutti e tre hanno avuto forti interessi successivi con il tesoro residuo della Banca d’Italia e quello della Corona, si può presumere che un certo “gentlemen’s agreement”, anche economico, ci sia stato.

Parte dei soldi italiani andò in Germania, passando per il Brennero, un’altra parte fu nascosta nei sotterranei di via Nazionale, e fu preda degli eserciti alleati, mentre i depositi inglesi del Re rimasero intoccati per tutto il conflitto, anzi furono remunerati con l’interesse applicato per i prestiti inglesi di guerra.

La mia opinione è che la somma di queste strane contingenze debba essere attribuita ad una “cabina di regia” di livello superiore; comunque penso che la “vera” guerra WW2 sia stata quella tra 5 milioni di tedeschi contro 8 milioni di sovietici; le altre guerre “di contorno” erano meno importanti di questa e se vengono messe a paragone queste ultime appaiono come conflitti locali.

La regia economica e finanziaria era comunque di provenienza USA, che finanziavano contemporaneamente Germania, UK, URSS ed altre nazioni.

Ma il copione era stato compilato, in una notte senza luna, in un particolare quartiere di Londra, tra 2 particolari fermate del “Tube”: Temple e Blackfriars.

Il vero obiettivo di questa “Spectre” era ed è tuttora il controllo finanziario globale.

Pensare esclusivamente allo scenario militare WW2 è un semplificazione dell’immenso gioco mondiale.

Friday, September 12, 2008

InformaZZione corretta

Questo è l’indice del libro che l’Ordine dei giornalisti del Veneto consiglia ai praticanti per la preparazione all’esame da professionista (da qui).


(Clicca l'immagine per ingrandire)

Correzzioni??

Thursday, September 11, 2008

“Laws of physics”

L'insostenibile falsità della memoria

Molte ricostruzioni dei gravi eventi che hanno segnato questo primo decennio del XXI secolo si basano, in assenza di prove più solide, sui resoconti dei testimoni oculari, quelli che erano presenti e hanno visto ciò che è successo. O meglio: che credono di aver visto. La puntualizzazione è importante, perché anche in perfetta buona fede, il film che ciascuno porta con sé nella memoria non è necessariamente quello che è successo nella realtà: non è tanto un documentario, quanto piuttosto un'opera di fiction.

Lo rivela uno studio di un ricercatore inglese che ha analizzato i ricordi di diverse persone riguardo ad un evento che causò forti emozioni: gli attacchi terroristici del 7 luglio 2005. Quello che ha scoperto, leggetelo in questo articolo del Telegraph.
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False memorie del 7 luglio suscitano dubbi sulle prove processuali

Uno psicologo ha scoperto che i ricordi di eventi molto carichi emozionalmente quali gli attentati del 7 luglio possono essere totalmente errati e troppo inaffidabili per essere usate in tribunale.

Di Graham Tibbetts


Più di un terzo delle persone interrogate in un'indagine su uno degli eventi terroristici di Londra ha sostenuto di aver visto video inesistenti.

Il dott. James Ost, dell'università di Portsmouth, ha detto che la gente si crea false memorie che possono porre dei problemi alla polizia che investiga crimini importanti, agli assistenti sociali che studiano famiglie in cui si sospettano abusi, ad adulti che credono di avere memorie “recuperate” di traumi infantili ed ai tribunali in cui si conta sulla testimonianza di testimoni. Ha detto al Festival della Scienza a Liverpool che molte persone possono essere persuase di aver visto cose che non sono mai accadute.

I suoi risultati si basano su uno studio eseguito in un periodo di due settimane nell'ottobre 2005, tre mesi dopo gli attacchi alla metropolitana e ad un autobus nel centro di Londra.

In tutto 300 persone, metà britanniche, metà svedesi, hanno compilato un questionario sui loro ricordi dell'attentato all'autobus n. 30 a Tavistock Square.

Tra i britannici, il 40 per cento ha risposto di aver visto l'autobus esplodere in un inesistente video CCTV, e il 28 per cento di aver visto un'altrettanto inesistente ricostruzione digitale dell'esplosione.

Alcuni sono andati molto oltre quando gli è stato chiesto di descrivere cos'è accaduto al momento dell'esplosione dell'autobus esploso – che nessuno di loro poteva aver visto.

Alcune risposte hanno rivelato un alto livello di abilità nella fabbricazione di memorie immaginarie.

Uno ha scritto: “Il bus si è arrestato ad un semaforo. C'è stata una luce abbagliante e un forte scoppio e la parte superiore dell'autobus è volata via e dopo molte grida, quindi è sembrato fermarsi.”

Coloro che hanno fornito false memorie erano significativamente più inclini alla fantasia di chi non l'ha fatto, ha detto il dott. Ost.

Ciò suggerisce che le persone più creative, o con migliori abilità immaginative, potrebbero essere più inclini a questo genere di errori.

L'incidenza delle memorie false è in linea con altre ricerche pubblicate dalla squadra del dott. Ost e da suoi colleghi in Svezia e nei Paesi Bassi.

Ha detto: “ci sono ora numerosi studi che dimostrano questo effetto di base.

“Per esempio, un altro studio che abbiamo condotto a Portsmouth mostra che alcune persone credono di aver visto il video dell'incidente automobilistico della principessa Diana, ripreso dai paparazzi. Ma, ancora, questo video non esiste.

“Presa complessivamente, questa è un'ulteriore prova che i nostri ricordi non sono perfetti. Non sono come un videotape che potete riavvolgere e ripetere con una resa perfetta.

“A causa di questo, la memoria da sola non è abbastanza affidabile per costituire la base di decisioni legali.

“Abbiamo trovato che qualche persona è suscettibile alla fantasia; sono fortemente inclini a credere di esser state testimoni di qualcosa che non avrebbero potuto vedere. Si ingannano credendo di aver visto qualcosa.”

F.B.I.: Forget Buried Innocents

Il caso dell'antrace continua a far discutere: uno dei primi sospettati per gli attacchi, il dr. Ayaad Assaad, ha espresso dei dubbi sulla presunta (certa per la FBI) colpevolezza di Bruce Ivins, suicidatosi dopo essere stato a tutti gli effetti perseguitato dai federali. E non è il primo, tra i colleghi di Ivins, a esprimere questi pensieri.

Assaad, un tossicologo egiziano che ha lavorato dal 1989 fino al 1997 in un laboratorio di quell'Istituto di Ricerca Medica dell'Esercito (USAMRIID) a Fort Detrick in cui lavorava lo stesso Ivins, ha detto in un'intervista di non credere alla sua colpevolezza:
“Era un grande uomo. Onorato, sincero, onesto e soprattutto, non ha ucciso cinque persone e non si è ucciso,” ha detto, aggiungendo poi: “So quello che Bruce ha passato, perché l'ho passato anch'io.”
Assaad, lo ricordiamo, era stato fatto bersaglio di vari attacchi razzisti da parte dell'infame Camel Club, una combriccola di dipendenti di Fort Detrick, cominciati con una sottile discriminazione per trasformarsi poi in una continue intimidazioni.

Il 1° ottobre 2001, circa due settimane dopo che le prime lettere all'antrace erano state spedite, Assaad ricevette una telefonata dalla FBI che richiedeva la sua presenza. Il giorno dopo, all'ufficio di Washington della FBI, gli agenti gli mostrarono una lettera anonima che lo accusava di progettare attacchi terroristici in America. Si trattava con ogni probabilità di una vendetta per la causa per discriminazione intentata da Assaad contro l'esercito dopo il suo licenziamento da Fort Detrick, ma i federali evitarono di indagare oltre la questione.
“Questa storia dell'antrace fa parte di una storia molto più grande,“ ha detto Assaad. “Le radici della corruzione sono profonde (all'USAMRIID) e questa è la cosa che la gente di Frederick non capisce.”
Ed è difficile che la gente, non solo a Frederick, possa riuscire a capirci qualcosa, quando le autorità preposte fanno di tutto per seppellire, insieme ad Ivins, la verità sugli attacchi all'antrace.

Wednesday, September 10, 2008

“Stupefacient rendition”

“Immagina se tutti quanti smettessimo/ altro che crisi del dollaro/quante famiglie sul lastrico..!”
(Vasco Rossi).
Poco meno di un anno fa, il 24 settembre 2007, un jet privato che trasportava 3,3 tonnellate (in un primo momento si disse 4) di cocaina colombiana destinata a Joaquin “Chapo” Guzman, capo latitante del cartello messicano di Sinaloa, precipitò nella Penisola dello Yucatán, nel Messico orientale.

Di lì a poco, una notizia clamorosa viene rivelata dall'ex agente della DEA Michael Levine sul suo sito Narconews: quello stesso Gulfstream, immatricolato in USA con la sigla N987SA, “è stato usato dalla CIA tra il 2003 e il 2005 per almeno tre voli tra la costa orientale USA e Guantanamo”, per portare presunti terroristi o “membri di Al Qaeda.” Il Nuevo Herald, la versione in lingua ispanica del Miami Herald, scrisse allora:
Questo aereo con questa matricola era celebre in Colombia, perché vi sono stati imbarcati per anni centinaia di criminali da estradare alla polizia degli Stati Uniti.
La notizia venne riportata anche da Blondet, ma da lì in poi non se n'è saputo più nulla. Tuttavia pochi giorni fa il quotidiano messicano El Universal ha pubblicato un rapporto che conferma le accuse di Levin e di Herald, annunciando di aver ottenuto documenti da Stati Uniti e Parlamento Europeo che “mostrano come l'aereo abbia viaggiato più volte a Guantanamo, Cuba, presumibilmente per trasferire i sospettati di terrorismo.”

Per il quotidiano anche il Parlamento Europeo starebbe studiando il Gulfstream privato – il cui ultimo proprietario, secondo la FAA, è Clyde O'Connor di Pompano Beach, in Florida – registrato dall'Organizzazione Europea per la Sicurezza della Navigazione Aerea, per il sospetto utilizzo in voli della CIA per trasferimenti segreti di prigionieri in paesi terzi.

Niente di nuovo, dunque, rispetto a quanto a suo tempo rivelato, e infatti non è chiaro il motivo per cui El Universal rispolvera una notizia vecchia di un anno. Potrebbe avere a che fare con i nuovi, più stretti rapporti tra Messico e Cuba? Chissà. In ogni caso, una buona occasione per rievocare questa storia esemplare in cui le due guerre parallele contro la droga e il terrorismo si incrociano sotto il segno della CIA.

Tuesday, September 9, 2008

Gli orfanelli

Fannie & Freddy, e altre favole

“Well, I never heard it before, but it sounds uncommon nonsense.”
(Lewis Carrol,
Alice in Wonderland)
Come ormai saprete, il “liberista” Bush ha nazionalizzato Fannie Mae (Federal National Mortgage Association) e Freddy Mac (Federal Home Loan and Mortgage Corporation), i due colossi finanziari a rischio di tracollo nella tempesta creditizia che infuria oltreoceano, e che già si preannuncia nel resto del mondo. Il via libera definitivo al piano che porta le due agenzie sotto il controllo pubblico è stato annunciato domenica dal segretario del Tesoro americano, Henry Paulson.

Salvare Fannie e Freddy, che forniscono le garanzie su circa la metà dei 12.000 miliardi di dollari (!) di mutui sulle case degli americani, costeranno così ai contribuenti 25 miliardi di dollari nei prossimi 2 anni, rivelando così la triste realtà di quello che nel passato veniva sbandierato da tutti i governi – di destra o di sinistra – come il sogno americano, il sogno di una ricchezza facile e non sudata, ma resa possibile dalle arti magiche dei sacerdoti delle banche centrali. La cosa incredibile è doversi sorbire ora le lodi anche dei nostri gnorralisti, che presentano questa ulteriore truffa come una dimostrazione di “pragmatismo americano” (Rai1), quando non è altro che un gioco delle tre carte a somma zero, in cui a perdere saranno tutti i contribuenti, senza distinzione, mentre i guadagni verranno divisi proprio tra i responsabili del disastro. Ma, certo, lo stato doveva intervenire, laddove “il mercato ha fallito.”

Ma quale mercato? Ci prendete per fessi? Il cosiddetto mercato non è altro che un mostruoso groviglio di interessi privilegiati, tenuto assieme da una impenetrabile rete burocratica, nel quale la funzione dei vertici politici è di distribuire le risorse sottratte ai lavoratori a pochi, selezionati player, che guarda caso sono i loro sponsor principali, che guarda caso si aggiudicano tutti gli appalti pubblici più succulenti, e tutte le “privatizzazioni” (di asset pagati per decenni, di nuovo, dai contribuenti), per giunta ripulite dai debiti accumulati in anni di saccheggio pubblico – vero Berluscojoni?

È forse la prima volta che un governo corre in soccorso di un'azienda “privata” a rischio fallimento? Ricordiamo, solo negli USA:
il salvataggio dell'appaltatore militare Lockheed e delle ferrovie Penn Central Railroad sotto il presidente Richard Nixon, quello della Chrysler negli ultimi giorni dell'amministrazione Carter, e il soccorso del sistema di credito e risparmio nei tardi anni 80. Più recentemente, allorché gli aerei furono tenuti a terra a causa degli attacchi terroristici dell'undici settembre 2001, il Congresso ha approvato 15 miliardi di dollari in sovvenzioni ed in garanzie di prestito alle linee aeree sull'orlo del fallimento.
E ricordiamo ancora che soltanto sei mesi fa il Federal Reserve Board aveva organizzato il salvataggio di Bear Stearns. Il mercato ha fallito? Il mercato, quello vero, quello libero, non esiste! Ad aver fallito è questo sistema con la moneta finta, la riserva frazionaria, l'economia pianificata, il furto fiscale, le privatizzazioni privilegiate, il leccaculismo e il portaborsismo, i piani regolatori, l'intervento statale, il deus ex machina, la magia del fare.
“Se qualcuno pensava di avere un sistema finanziario di puro mercato libero, dovrebbe ripensarci,” ha detto Robert Bruner, preside della Darden School of Business all'università della Virginia.
Sarà meglio uscire da questo bosco incantato, e alla svelta: nella favola di Fannie e Freddy non ci sono fatine buone.

Monday, September 8, 2008

1620

Ideale complemento del post precedente, una delle geniali strisce di Calvin & Hobbes, del grande Bill Watterson.




Abbasso la scuola!

L'estate finisce, e si avvicina per i bambini il momento del ritorno a scuola. James Bartholomew, autore del libro The Welfare State We're In, descrive in questo articolo, pubblicato dal Times di Londra l'esperienza dell'alternativa domestica all'istruzione nelle scuole dello stato, spiegando come anche i genitori – e il loro rapporto con i figli – possano trarne grande giovamento.
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Abbasso la scuola: i bambini si istruiscono meglio a casa

Di James Bartholomew


Questa settimana si torna a scuola. In tutto il paese, genitori stressati si sono precipitati nei negozi per obbligare i bambini a provare scomode scarpe per la scuola. Quindi si sono alzati presto, hanno infilato i loro bambini in macchina o sul pullman, sono rimasti imbottigliati nel traffico, sono arrivati più tardi di quanto progettato e detto un veloce arrivederci. Allora si sono accorti che i bambini se n'erano andati. Il sollievo forse misto a malinconia, assenza, e la speranza che i bambini stessero bene al di là di quelle alte finestre, con sconosciuti che dicono loro cosa fare.

Il ritorno a scuola è una parte ben radicata del viaggio della vita. Sembra normale, giusto e inevitabile. Ma in realtà non è nessuna di queste cose. Sì, è normale all'inizio del ventunesimo secolo. Ma se la civiltà moderna è cominciata circa 10.000 anni fa, questo modo di trattare i bambini è stato “normale” soltanto per l'ultimo 2 per cento del tempo. È una costruzione nuova e artificiale progettata per fornire formazione a basso costo. Certamente non è stata creata per fornire un'esperienza piacevole o socializzante per i bambini.

Nemmeno le scuole non sono chiaramente “ giuste”. La gente tende a pensare che quello che fanno tutti e che essi stessi hanno sperimentato dev'essere giusto. Ma non c'è niente di palesemente ideale nel consegnare i vostri figli ad altre persone che non li amano come voi e che è probabile insegnino loro cose con cui potreste essere in disaccordo. E mandare i bambini a scuola non è inevitabile. Secondo la legge, i bambini devono essere istruiti. Ma non devono essere istruiti in una scuola. C'è un altro sistema.

L'istruzione domestica non è per tutti – neppure per una larga minoranza. È un lusso nella maggior parte dei casi. Il genitore che diventa un insegnante domestico non guadagna soldi. Ci devono essere dei risparmi, o un partner, il marito o la moglie devono essere disposti a pagare i conti. Ma molte mogli istruite non lavorano e potrebbero risparmiare denaro con l'istruzione domestica. Per coloro che possono trovare il modo, l'istruzione domestica è un'esperienza gloriosa, liberatrice, potenziante, profondamente appagante . Molte più persone dovrebbero provarla. Attualmente si stima che circa 50.000 bambini sono istruiti a questa maniera. Il numero è schizzato in alto a partire da un decennio fa ma è ancora molto basso rispetto all'America.

Ho appena finito due anni di insegnamento alla mia figlia più giovane, Alex, ora 11enne. Siamo diventati molto vicini. Molti padri vedono i loro bambini all'ora di cena ed un po' di più nei fine settimana. Io e Alex eravamo tutto il giorno insieme, ogni giorno della settimana, in ogni luogo e in ogni circostanza. Abbiamo conosciuto e condiviso pensieri, idee e sentimenti. Credo che la vicinanza che abbiamo sviluppato avvantaggerà il nostro rapporto per il resto delle nostre vite.

Abbiamo fatto divertenti viaggi educativi in Francia, in Italia ed in Cina. Invece di imparare le eruzioni del Vesuvio solo da un libro, io ed Alex ci siamo arrampicati fino all'orlo ed abbiamo scrutato nel cratere fumante. Abbiamo visitato Pompei e Oplontis per vedere i pezzi di civiltà romana preservate dalla più famosa delle sue eruzioni.

Una delle bellezze dell'istruzione domestica è che potete insegnare ai bambini le cose che volete che sappiano – alcune delle quali non sono insegnate nella maggior parte delle scuole. Ho voluto che Alex conoscesse qualcosa sull'origine dell'universo e l'astronomia. Abbiamo studiato molta più storia di quanta se ne insegni nelle scuole, comprese la storia di Roma, della Cina e della Gran-Bretagna. Abbiamo studiato la Seconda Guerra Mondiale, usando i DVD della superba serie di Channel 4 sull'argomento. Abbiamo cominciato a imparare l'italiano. Ma tutti i genitori avranno idee diverse su ciò che i loro bambini dovrebbero sapere. Potete insegnare qualunque cosa pensate sia importante. Questa è libertà, libertà stimolante. Non dovete insegnare solo quello che è passato per il capo ad un certo impiegato statale a Whitehall ed è stato inserito nel programma di studi nazionale.

È strano che i bambini in tutto il paese studino gli stessi ritagli di storia, che tutti conoscano determinati periodi e difficilmente studino qualcosa al di là di essi. Tende al totalitario. Con l'istruzione domestica, ci può essere un'enorme diversità. Allo stesso tempo, niente impedisce che un bambino prenda lo stesso diploma degli altri.

Ma alcuni dei più grandi vantaggi dell'istruzione domestica non sono facilmente misurati o testati. Vengono dal flusso quotidiano della conversazione: i momenti in cui il vostro bambino vi fa una domanda e ne nasce una conversazione.

Potete fare un'osservazione, o il vostro bambino può vedere qualcosa ed esserne interessato. Se questo accade, potete incoraggiare l'interesse. Questo sviluppa la capacità di pensare e discutere. È un grande contrasto con ciò che succede a scuola in cui è impossible in una classe di 25 alunni inseguire i diversi interessi di tutti i presenti o entrare in conversazioni separate. Può persino succedere che le scuole danneggino la curiosità e l'entusiasmo del bambino di imparare. Ho visto bambini rifiutare completamente l'istruzione e non fare alcuno sforzo per nascondere la loro noia.

La preoccupazione diffusa è che un bambino istruito in casa manchi di “socializzazione”. Ma non ho mai sentito qualcuno offrire una prova di questo. Per quanto ne so, l'evidenza che arriva dall'America è piuttosto nell'altro senso – i bambini istruiti in casa sono più socievoli. Sappiamo che i bambini lasciati in giovane età in scuole materne, e a cui non è stata prestata molta attenzione possono crescere chiusi o aggressivi. È possibile, senza esagerare, che andare a scuola e non ottenere molta attenzione possa, in alcuni casi, avere un effetto simile, seppur minore, sui bambini più grandi.

Non dovete istruire un bambino per tutti i suoi anni di apprendimento. Potreste farlo per solo uno o due. Parecchi insegnanti hanno detto che amerebbero fare un viaggio intorno al mondo con i loro figli, forse quando sono fra gli 11 e i 14 anni. Lo raccomanderei.

L'istruzione domestica, comunque la strutturate, può portare voi ed il vostro bambino più vicini. Potete imparare entrambi. Avrete condiviso esperienze che arricchiranno il vostro rapporto per sempre. Sì, ci saranno anche discussioni e lacrime. Ma i bambini ed i genitori che non lo sperimentano mai ne sentono un grande mancanza.

Sunday, September 7, 2008

Ideologia autoimmune

Curioso e divertente post di Jim Fedako dal blog del Mises Institute:

Uno dei miei siti favoriti è l'archivio del Marxists Internet Archive (marxists.org). Quei tipi mantengono un'enorme quantità di testi marxisti. In più, forniscono libri ed articoli online essenziali per ogni marxista che si rispetti – così come al misesiano che desideri eseguire qualche ricerca.

Uno di quei libri è opera, nientemeno, di Eugen von Böhm-Bawerk. Proprio così, il sito comprende una versione gratuita del suo Karl Marx e la fine del suo sistema. E danno al libro un equo trattamento con questo sommario:

Scritto nel 1896 per una serie di saggi indipendenti sulla scienza politica, il lavoro di Böhm-Bawerk è considerato una critica classica della teoria economica marxista. Nel Capitale Vol. I, Marx spiegava i profitti del capitale come derivanti dal surplus di valore, lasciando aperto il problema di spiegare come capitalisti con differenti rapporti di lavoro e macchine possono avere profitti simili, una contraddizione da risolvere in ulteriori lavori. Marx, nel Capitale Vol. III, riprende la materia, ma secondo il saggio di Böhm-Bawerk, non risolve logicamente il problema. Egli conclude con una critica del suo contemporaneo, l'interpretazione di Marx di Werner Sombart nel suo saggio, “Zur Kritik des ökonomischen Systems von Karl Marx.”
Ironicamente, mentre il sito sostiene di contenere oltre 8 gigabyte di materiale scritto, questo libro trasforma il resto degli studi marxisti in null'altro che interessanti reliquie del nostro passato. Tuttavia i marxisti vanno avanti sulla stessa strada, proprio come i nostri due partiti principali con il loro continuo rimasticare delle stesse vecchie assurdità economiche. Non deve essere facile essere un ideologo di fronte ad un Böhm-Bawerk o ad un Ron Paul. Naturalmente, le false teorie e un sacco pieno di capri espiatori hanno funzionato per secoli.

Friday, September 5, 2008

Palin/sesto


“In societies where modern conditions of production prevail, all of life presents itself as an immense accumulation of spectacles. Everything that was directly lived has moved away into a representation.”
(Guy Debord)
Chi legge Lew Rockwell sa che non capita spesso di vederlo nominare un qualsiasi politico senza ricorrere a generose palate di letame, tuttavia, nel parlare della candidata alla vice presidenza repubblicana, Sarah Palin, l'unica vera critica è un rimprovero per aver accettato la candidatura al fianco di quella zecca di McCain. In pratica, si rammarica che un così bel personaggio, un modello di donna lontano dal cliché femministeggiante di una Hillary Clinton, finisca nel girone dei dannati neocon, che, spiega, non potrà che corromperla e renderla complice ingranaggio di una macchina di morte.

Incuriosito, ho deciso di ascoltarmi il suo discorso alla convention del partito. Che dire? O il buon vecchio Lew è rimasto vittima di una cotta senile per questa procace Giunone (effettivamente una bella manza), oppure il contatto con Mac Caino ha già sortito il suo effetto mefitico, corrompendo la “povera Sarah” e trasformandola nel solito zombiecon. Infatti, se da una parte la Palin attacca Obama per le sue idee di “grande governo,” di più tasse e controlli, dall'altra lo attacca per il suo insufficiente sostegno alla guerra, per la richiesta di più diritti, in sostanza per non approvare la visione imperiale dei repubbli/cani.

Ancora una volta non posso far altro che constatare come tutto ciò non sia altro che un teatrino, una megaproduzione – pagata dal taxpayer – per intrattenere le masse scavando nel contempo un fossato sempre più profondo tra i due schieramenti avversi, i cui membri sono ormai incapaci di realizzare che il nemico è lo stesso per entrambi, ed è diviso in due per mera convenienza, a beneficio dello spettacolo. E che proprio di show, e di nient'altro, si tratti, ne ho avuto conferma allorché questa foto della Palin mi è capitata davanti:




La foto è probabilmente un montaggio, chissà, fatto sta che, immediatamente, ho avuto un flash del film Idiocracy, e mi sono reso conto che il futuro che descrive è in realtà già qui.





Thursday, September 4, 2008

«Certain artifacts»

Film distopico alla maniera di Woody Allen, Sleeper (Il dormiglione, '73) è una divertente parodia, da gustare senza troppo impegno ma ricca di trovate e battute.

Wednesday, September 3, 2008

Stati e briganti

Due capitoli, il quarto e il sesto, dal Libro IV de La Città di Dio di Sant'Agostino. Un'opera di indubbio valore anche per i non credenti.
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Ingiustizia e violenza degli stati e dei briganti.

Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l'aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell'ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell'impunità. Con finezza e verità a un tempo rispose in questo senso ad Alessandro il Grande un pirata catturato. Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: “La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta” 1.


L'imperialismo di Nino in Trogo e Giustino.

Giustino che, seguendo Trogo Pompeo, in latino come lui ma in compendio, scrisse una storia greca anzi universale, cominciò così il testo dei suoi libri: All'inizio della storia il governo dei popoli e delle nazioni era in mano ai re che non erano innalzati all'altezza della carica dalla tracotanza demagogica ma dalla saggia moderazione degli ottimati. I cittadini non erano regolati dalle leggi, era usanza difendere e non estendere i confini del dominio, gli Stati erano limitati ai gruppi tribali. Fu Nino re degli Assiri il primo a modificare per ambizione di dominio il vecchio costume per così dire ancestrale. Egli per primo fece guerra ai vicini e soggiogò fino ai confini della Libia i popoli ancora inesperti della difesa. E poco dopo soggiunge: Nino rassodò la grandezza del dominio che aveva cercato con le nuove conquiste. Domati dunque i più vicini, passando agli altri perché reso più potente con l'aggiunta di nuove forze ed essendo ogni vittoria un mezzo per la successiva, assoggettò i popoli di tutto l'Oriente 2. Non so con quale fedeltà ai fatti abbiano scritto Giustino o anche Trogo. Alcuni documenti più autentici dimostrano che non erano ben informati. Tuttavia è ammesso da tutti gli altri scrittori che il regno degli Assiri fu ampiamente esteso dal re Nino 3. E durò tanto a lungo che l'impero romano non ha ancora raggiunto quell'età. Infatti, come scrivono gli studiosi di cronologia, dall'anno primo del regno di Nino, prima di passare ai Medi, durò milleduecentoquaranta anni 4. Muovere guerra ai vicini, continuare con altre guerre, sconfiggere e assoggettare per semplice ambizione di dominio popoli che non davano molestia, che altro si deve considerare se non un grande atto di brigantaggio?
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Note

1 - Cf. Cicerone, De rep. 3, 14, 24.

2 - T. Pompeo Trogo - M. Giuniano Giustino, Hist. Philipp. 1, 1, 1-5. 8.

3 - Cf. Diodoro Siculo, Bibl. 2, 12; Lucio Ampelio, Lib. mem. 11, 2.

4 - Eusebio di Cesarea - Girolamo, Chronic. 2; Orosio, Hist. 7, 2, 15.

Tuesday, September 2, 2008

Spionaggio ambientale

Abbiamo ormai capito da tempo che aria tira nella perfida Albione, ma in caso sussistessero ancora dubbi ecco una notizia del Telegraph che conferma tutti i peggiori presagi. A quanto pare non siamo i soli a godere dei superpoteri comunali.
Negli ultimi mesi sono stati inviati in tutto il paese volantini pubblicitari che offrono la possibilità di lavorare come “volontari ambientali” non pagati.

Voci critiche avvertono che il programma incoraggia una società del Grande Fratello in cui gli amici ed i vicini saranno incoraggiati a “spiarsi” l'uno l'altro.
Ottimo sistema per migliorare la coesione sociale.
L'azione di reclutamento arriva a seguito della notizia che il Ministero degli Interni sta assegnando poteri di polizia al personale dei consigli comunali ed alle agenzie di sicurezza private, quindi concedendo loro di comminare multe per infrazioni minori e chiedere le generalità.

Matthew Elliott, dell'Alleanza dei Contribuenti, ha detto: “Spiare i vostri vicini per segnalare delle infrazioni sul riciclo suona come qualcosa preso direttamente dal manuale della Stasi della Germania Est.

“Con delle tasse municipali così alte, l'ultima cosa che la gente vuole pagare è un esercito di ficcanaso che da dietro le tende scrutano i loro vicini mentre portano fuori i rifiuti.”

Il consiglio di Eastleigh, nel Hampshire, ha detto che vuole che i residenti “controllino la qualità ambientale locale” per combattere problemi che coinvolgono il riciclaggio e lo spreco.

L'autorità locale già ha occupato circa una dozzina di persone che hanno risposto all'un annuncio in un bollettino del consiglio che così recitava: “I volontari dovranno segnalare problemi nella loro zona quali il riciclo, lo spreco, lo scarico di rifiuti in siti impropri, i graffiti, la sporcizia dei cani ed i veicoli abbandonati.”
L'ecologia, perfetto innesco per accendere la Guerra Fredda Civile.

Monday, September 1, 2008

Premio Caligola - Agosto '08: Maroni!

Poca suspence anche questa volta, nell'assegnazione del Premio Caligola - Il potere gli ha dato alla testa di agosto: Roberto Maroni, il portabandiera italico, ha letteralmente stracciato la concorrenza, ottenendo un impressionante 72% di preferenze. La polizia del Kent (20%) e l'agenzia delle entrate argentina (6%) si sono spartite le briciole rimaste.

Del resto era prevedibile, il florilegio di leggi e norme assurde a cui il nostro eroe ha dato vita con la semplice firma su un decreto ha del fantascientifico, e la fama di questo riuscito esperimento alchemico – la trasformazione di poche gocce di inchiostro in un incubo totalitario – ha superato i confini nazionali sorprendendo il mondo. Non è una cosa che capita spesso, e giustamente gli elettori del Gongoro hanno voluto premiare la meritoria opera del nostro ministro. Se prima eravamo in pochi a sapere quanto siamo coglioni, ora è cosa nota in tutto il mondo.

Grosso distacco, dicevamo, per la polizia del Kent, la cui eroica impresa di sequestrare un gioco da tavolo – nuovo, apprezzabile record nell'infinita “Guerra al Terrore” – non è forse stata giudicata nel suo giusto valore. Anche se, è vero, più di un caso di perdita della testa si è trattato di assenza a priori della stessa: a meno che qualcuno non creda di sentirsi più al sicuro ora che la Evil Balaclava è nelle mani delle forze dell'ordine.

Poca gloria, infine, per la new entry Argentina. Un malinconico ultimo posto, ma che serva da incoraggiamento, dopo tutto l'idea del videogame
per indottrinare la gioventù sulla bellezza della rapina, come in un Grand Theft Auto statalista, non era affatto male, ha probabilmente giocato a suo sfavore la mancanza di novità perlomeno agli occhi di chi ha avuto per ministro delle finanze un Padoa Schioppa.

Festeggiamo allora il ritorno del premio nella nostra triste penisola, dove a occhio e croce ci sono parecchie probabilità che rimanga a lungo. Sentiti ringraziamenti a Maroni, che riceverà la meritatissima targa ricordo e l'ancor più meritato kit Do it yourself: Suicide!, confidando che ne sappia fare buon uso.

Biscotto letale

Chi non s'è mai chiesto che fine fa la droga confiscata dagli agenti di polizia? La telefonata al pronto intervento americano raccontata in questo video ce ne dà un'idea, oltre a rappresentare un ottimo esempio di conseguenza non intenzionale, certo non delle peggiori tra le tante della “Guerra alla Droga,” ma probabilmente la più divertente che mi sia capitato di incontrare.