Saturday, February 28, 2009

Siamo tutti malati di mente

Spesso, assistendo all'apparentemente inarrestabile espansione dello stato, ho l'impressione che gli sforzi dei fautori della libertà, dei vari mises.org, lewrockwell.com, fee.org, di Ron Paul, Peter Schiff, e in piccolo anche di questo blog, siano purtroppo vani. Le guerre si succedono ai bailout, i politici esibiscono i loro sorrisi, i media e gli “intellettuali di corte” tessono le loro vesti invisibili e nessuno pare farci caso.

Poi capita di leggere qualcosa, una notizia tra il curioso e il demenziale, e capisci che ciò che si offre al tuo sguardo è, inopinatamente, una piccola ma netta crepa nel sistema, un'imperfezione nella matrice, il segno che al potere sta sfuggendo il controllo. La notizia la segnala il Cato Institute, ed è la presentazione di una conferenza della Harvard Law School dedicata all'analisi dell'“atteggiamento mentale del libero mercato.”

Tra i titoli in programma leggiamo “Come pensare come un economista insidia la comunità” e “Assuefatto agli incentivi: come l'ideologia dell'interesse personale può essere appagante.” Forse il più assurdo è “Fallimento colossale: il pregiudizio della produzione nelle economie di mercato”: secondo la descrizione, l'autore sostiene che il mercato “comporta eccessivi livelli di consumo” (ma non si doveva spendere per salvare l'economia?).

Daniel J. Mitchell, nel suo breve articolo, ricorda che “ai bei vecchi tempi della dittatura sovietica, il regime classificava i dissidenti come malati di mente (dopo tutto, soltanto un pazzo non riuscirebbe a vedere le glorie del comunismo).” In effetti la sensazione generale, scorrendo il programma della conferenza, è che si cerchi dare dello psicopatico a chi, lungi dall'accettare i diktat del governo centrale, si ostini a chiedersi “quanto costa?” e “chi paga?”

Ecco la crepa: il sistema sente di non poter giustificare le sue azioni sul piano economico, sa che la gente sta rifiutando la logica dei salvataggi, e cerca di spostare la lotta su un campo diverso: appuntando lo stigma della malattia mentale su chi si occupa di economia. Chissà, il passo successivo potrebbe essere la reclusione in campi di rieducazione keynesiana, in cui i poveri economisti in erba saranno costretti a scavare buche ed a riempirle da mane a sera.

Forse andrà così, ma questo è senza dubbio il segno di un cedimento, una dimostrazione di debolezza. Il messaggio libertario e le idee dell'economia austriaca circolano, e cominciano a preoccupare. Nella peggiore delle ipotesi, arrivederci al gulag!

13 comments:

Marco said...

A proposito di malati di mente, segnalo per il premio Caligola:

http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_27/cornetti_vietati_roma_lilli_garrone_e48c16c6-0496-11de-bb75-00144f02aabc.shtml

elio_c said...

(seguendo quei link) “With such information, legal academics could predict which individuals, institutions, and societies are most likely to produce situationist ideas - in other words, which have the greatest potential for developing the accurate attributions of human behavior that are so important to law.” WOW!!! Di che dobbiamo preoccuparci?
b.t.w.: ho visto i tuoi lavori artistici: bravissimo. Ciao

Giorgio Mattiuzzo said...

Guarda Pax, prova a leggere in manifesto di Massimo Fini contro la dittatura delle Banche a favore della sovranità monetaria del popolo per mezzo dello Stato.

Queste sarebbero le voci "ribelli" contro "il sistema".

Forse il sistema ha qualche crepa, ma c'è un'infinità di volontari con lo stucco...

Thomas Morton said...

Dunque, a parte il fatto che nel programma della conferenza non vedo cenni alla "malattia mentale" ma solo critiche vecchie come il cucco all'ideologia del libero mercato, mi sembra una cosa abbastanza scontata che chi fino a ieri veniva considerato uno sconfitto dalla storia (vedi Giulietto Chiesa, Massimo Fini e altri genialoidi nostrani) adesso faccia la voce grossa perché crede che la congiuntura gli sia favorevole. In fin dei conti è la stessa cosa che fanno tanti "libertari": mi sembra una gara a chi dice più forte "io ve l'avevo detto".

A scanso di equivoci, io parteggio per il libero mercato, ma non esitono solo gli austriaci.

Paxtibi said...

Marco: passata la segnalazione alla giuria. :-)

Elio: grazie, anche i tuoi lavori sono molto belli. Credo anche meglio dei miei.

Giorgio: Fini ha gettato finalmente la maschera, si è venduto. Mi dispiace, un tempo avevo apprezzato alcuni suoi scritti, si vede che la crisi è dura per tutti. Non è detto che non mi venderò anch'io, un giorno, se si presentasse un acquirente. Non mi pare probabile, ma sappiate che, nel caso, dentro di me saprò comprendere chi mi vorrà sputare in faccia.

Thomas: sarà, ma a me già mi puzza che questi temi siano trattati dalla facoltà di legge. Poi il taglio psicoanalitico io – e a quanto pare non solo io – lo vedo abbastanza chiaramente, magari sbaglio, anzi, spero che abbia ragione tu, tutto sommato.

Per il resto, da parte mia io non vedo equivalenza alcuna tra la posizione dei libertari e quella degli anti-mercatisti di destra e di sinistra, se non altro per un punto fondamentale: i primi, difendendo il libero mercato, difendono anche la libertà di chi vorrebbe vivere in un sistema diverso; i secondi sono invece convinti di essere nel giusto senza ombra di dubbio tanto da giustificare e invocare l'uso della forza per imporre la propria visione del mondo sugli altri.

C'è quindi una netta differenza: la posizione libertaria è innanzitutto morale laddove l'altra è coercitiva. Considerato che l'uomo è un essere prono all'errore non è una differenza di poco conto.

Anonymous said...

ma come vi permettete di criticare Massimo Fini? Andate a fare in culo voi e il libero mercato.Anzi andate in africa a fare il mercato tanto è vicina a casa vostra!mi sembra che libertari e comunisti siano uguali:sognatori con la testa fra le nuvole,mentre chi sa usare il denaro e ne ha tanto(come sostiene Fini) vi fotte sempre.

Gatto rognoso said...

ragionamento adamantino, tendenzialmente comunistoide vista la deriva antidissidente, con una puntina di nazionalsocialismo maccheronico infarcito di sano materialismo.
Quando avrò bisogno di un trapianto di cervello saprò a chi rivolgermi. Continui a tenerlo nel cellophane, mi raccomando.

Paxtibi said...

Andate a fare in culo voi e il libero mercato.

Ok, i due minuti d'odio sono finiti.
Torna pure nel tuo buco.

libertyfighter said...

Ok, i due minuti d'odio sono finiti.
Torna pure nel tuo buco.


Ghghgh. Bell'articolo Pax. Mi sa che ci ritroveremo sul serio nei gulag. Oppure veramente tra un pò scriveremo sui blog tante paraculate su come lo Stato può salvare l'economia, il pianeta, il sistema solare e la galassia intera. Ricchi sfondati (perché camminare sulla propria coscienza costa), e con un sacco di sputi sul viso..

Paxtibi said...

Allora Liberty se arriva uno coi soldi in mano gli faccio anche il tuo nome.

:-D

Marco said...

Pax, non vorrei monopolizzare la prossima edizione del premio Caligola ma mi trovo a farti un'altra segnalazione:

http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/italia/1325-strano-ma-vero.html

Abbi pazienza, ma non si riesce a star dietro a questi dementi!

Anonymous said...

Cristiani per servire
http://digilander.libero.it/cristianiperservire
e-mail previtefelice@alice.it
Il Presidente
Troppi silenzi per il disagio psichico
( … e questo preoccupa l’opinione pubblica!.

Dimenticati nel silenzio delle Istituzioni, abbandonati al loro disagio, scaricati sulle spalle delle famiglie, ecco come, ancora, oggi “vivono” gli handicappati psichici.
Ma la patologia mentale è una gravità intensa, perché colpisce a vari livelli, dalla depressione – primo disordine funzionale della persona, alla schizofrenia -, fino alle patologie più gravi.
E’ un fenomeno, riscontrabile quasi ogni giorno dalla cronaca che impietosamente ci ammonisce, che negli ultimi tempi ha colpito con sempre maggior incidenza anche i giovanissimi, ma costituita da una serie di patologie, che restano troppo avvolte nel silenzio dell’opinione pubblica, delle Istituzioni ed anche del mondo medico.
Di fronte a numerosi episodi di violenza efferata, anche nell’Europa dei 27, occorre riconoscere l’esistenza di ragionevole certezza intercorsa tra le esplosioni gravi di follia e la drammatica carenza di strutture volte alla prevenzione e cura del disagio mentale.
Anche il nostro Paese non fa eccezioni, specie là dove le Istituzioni, ormai “votate al diverbio politico inefficace”, non trovano il “tempo” per ridurre o annullare questo grave ed urgente disagio sociale lasciando i “malati” in carico alle famiglie, dimenticando, soprattutto, la sicurezza dei cittadini.
Ma la cosa ancor più grave, non ritenuta tale dalle nostre Istituzioni, che di fronte ai disagi ed alle sofferenze dei cittadini affetti da handicap mentale, assistiamo a tentativi di introdurre, l’eutanasia, l’applicazione dell’aborto selettivo, la sterilizzazione, limitazione delle nascite, tutte queste “metodologie” sono state ratificate dal disegno di legge n.2121 all’art. 2 nella ratifica della“Convenzione per i diritti delle persone con disabilità” voluta dall’ONU.
Questa “Convenzione” adottata da 191 Paesi aderenti all’ONU, ha elaborato, molto bene e giustamente,
i diritti delle persone con disabilità ed alla partecipazione di diritto alla salute, al lavoro , alla protezione sociale.
Quest’ultima per il “caso Englaro” e per le 2000/3000 famiglie che si tengono e curano da anni i loro parenti in stato vegetativo, il dovere istituzionale non ha tenuto conto di quanto abbiamo affermato con le Petizioni a mia firma del 28 maggio 2007 e del 15 aprile 2008 ( Atti Parlamentari prot. n. 3362/S del 18.07.2007 e prot. n. 2007/002131/GEN/TN del 10.07.2007; prot. n. 231/S del 30.5.2008 e prot. n. 2008/0015270/GEN/TN dedl 28.5.2008) di attenzione sulla riproduzione e pianificazione familiare (aborto, eutanasia, sterilizzazione) degli artt. 23 e 25 e per l’applicazione dell’art.25 lettera f) dove si afferma che alle persone disabili, in qualunque condizione si trovino non è possibile rifiutare l’alimentazione e l’idratazione.
Ma se queste “metodologie” che offendono la dignità della persona, in contrasto con l’art.10 dove “viene garantito il diritto inalienabile alla vita”, con l’art.15 dove “nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medici o scientifici” e con l’art.16 dove “nessuno deve subire sfruttamento violenza od abuso” venissero applicate tutti i disabili fisici, specie gli handicappati psichici, potrebbero correre il rischio di subire quelle “misure” che offendono la dignità della persona e che negano il diritto alla vita.
Così non si combatte contro la malattia, ma si discriminano (per non dire si eliminano) disabili fisici, handicappati psichici, anziani non autosufficienti, malati terminale.
L’opinione pubblica si interroga su ciò che si può fare per rispondere alle necessità delle persone handicappate e di coloro che condividono tali circostanze.
Attualmente non si vede alcuna attenzione da nessuna parte politica, ma solo il caso eclatante o esemplare trattato in modo patologico da tutte le parti, come il caso Englaro,( lasciamola riposare in pace!) che ha messo in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono e curano da anni i loro parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne parla ed i circa 10 milioni di malati mentali, mentre le loro famiglie si devono confrontare quotidianamente con le loro esigenze.
Ma allora si chiede il cittadino, quali sono i benefici derivanti dalla ratifica della “Convenzione” e cosa otterranno i destinatari diretti ( i malati) e quelli indiretti (la società italiana) e quando verranno risolti i problemi inerenti la patologia mentale?
Ma esiste una Istituzione che risponda a questi interrogativi?
Previte
http://digialnder.libero.it/cristianiperservire

Anonymous said...

Cristiani per servire
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Il Presidente
13 Maggio 1978 – 13 maggio 2009-31 anni di silenzio e disinteresse delle Istituzioni verso il disagio psichico: i “manicomi” sono stati aboliti, ma i disagi restano.!
Il 13 maggio 1978 il Parlamento Italiano approvava la legge 180 ( o legge Basaglia ) ispirata dalle teorie dello psichiatra veneziano Franco Basaglia, che poneva fine all’istituzione manicomiale, sanzionando che il malato di mente è un malato da curare e non da segregare e che il “manicomio” non era un luogo di cura, ma un’istituzione da abbattere.
I trattamenti innovativi prevedevano il blocco dei ricoveri, ma a tutt’oggi poche cose sono cambiate non solo dal punto di vista della terminologia, ma anche per la carenza di aiuti alle famiglie di questi “desaparecido della nostra civiltà.”
Il pensiero o la filosofia basagliana si incentra in quella cultura antiistituzionale diffusasi negli anni ’68 e ’70 pieni di ideologie e di entusiasmi, introducendo il decentramento, la continuità terapeutica tra ospedale e territorio, lavoro in equipe, formazione professionale per gli operatori, prevenzione ed eventuale inserimento sociale dell’individuo “malato”.
Nel 1978 nasce la legge 180 tra forti polemiche anche in seno al Parlamento Italiano.
Tutti volevano la riforma, votò contro il MSI, i liberali si astennero, tutti gli altri Partiti votarono a favore.
Viene approvata dal Parlamento Italiano sotto la spinta minacciosa di un referendum abrogativo nella convinzione che il “manicomio” avrebbe riportato una maggioranza schiacciante determinando il passaggio dal concetto custodialistico a quella terapeutico.
Quella legge è stata emanata priva del Regolamento d’Applicazione, ha vietato la costruzione di nuovi “manicomi” decretando la progressiva chiusura di quelli esistenti, trasferendo le funzioni amministrative dalle Province alle Regioni, istituendo Reparti di psichiatria all’interno degli ospedali generali prevedendo ricoveri coatti solo in circostanze eccezionali e per brevi periodi, avviando la nascita dei servizi di salute mentale alternativi al “manicomio”.
La legge ed il pensiero di Basaglia, poi fu trasferìta nella legge 833/1978, imprimendo una svolta storica all’assistenza psichiatrica, smantellando la convinzione della pericolosità sociale del “matto” e la necessità del suo internamento.
Ma cosa non ha funzionato nella legge 180.
Una serena valutazione dei limiti terapeutici vigenti nell’epoca, una frettolosa emanazione, ripeto, sotto la minaccia referendaria, una non prevista emarginazione del “soggetto”per nulla distinguibile dal vecchio “manicomio”.
Il Basaglia non condanna il “manicomio” solo per lasciare intatta l’identità del psichiatra, del psicologo, umanizzando la “gestione” più dolce a quella violenta, ma la necessità di eliminare il “manicomio” soprattutto là dove si poteva riprodurre in comunità terapeutiche o cliniche private.
E qui bisogna aprire una parentesi che nessuno vuol “sentire”.
Se questa “legge” vuole il riconoscimento, giustamente, della dignità del malato, perché non ha adeguato la normativa civile a quella penale per i 6 Ospedali psichiatrici Giudiziari tutt’ora in “auge” unitamente ai 7 Ospedali Psichiatrici Privati ancora esistenti, senza contare i sofferenti nelle carceri?
Con l’entrata in vigore della legge 180 :

1.) per decenni Basaglia ha cercato di curare i malati psichici fuori degli ospedali;
2.) viene vietata, ripeto, la riapertura e la costruzione di nuovi “manicomi”, introducendo la norma che “accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari”;
3.) il Trattamento Sanitario Obbligatorio a base di farmaci antipsicotici dura solamente 7 giorni e deve essere richiesto da un psichiatra, firmata dal Sindaco e convalidato dal Giudice tutelare;
4.) tutti gli interventi relativi alla prevenzione,cura e riabilitazione devono essere attuati di norma dai servizi e dai presidi psichiatrici extraospedalieri.

In quel di norma si nota la lacuna in cui la psichiatria ha vissuto e vive tutt’ora in aperta ambiguità perché, :

a.) si dà mandato al privato di interagire con costi elevati per cure;
b.) nei Reparti Ospedalieri a volte non esiste la presenza psichiatrica ed i pazienti vengono sottoposti a terapie massicce di farmaci tanto da renderli socialmente accettabili e poi dimessi, per essere riammessi qualche settimana dopo, con costi economici non indifferenti.

In breve la “legge” ha due movimenti d’interpretazione perché alcuni sostengono che :
1.) la legge 180 va rivista (a.);
2.) bisogna potenziare i Dipartimenti di Salute Mentale, il reinserimento lavorativo (b.)

a.) La 180 va rimodernata, perché parzialmente inutile, mentre il privato copre il 50% delle esigenze del pubblico con alti costi.
b.) Siamo favorevoli al potenziamento dei Dipartimenti di Salute Mentale.
Contrari a quanti dicono e sostengono per nessun ricovero o ospedalizzazione pubblica, negando la cronicità (forse pensando di curare con la buona parola in alberghi a 5 stelle) favorendo in tal modo il lucro ed i business privati, come in atto sussiste.!
Le norme che regolano la 180 vanno rivedute in una proposizione che renda ragione e giustizia, perché ancora oggi questa “problematica” ha compiuto un cammino tra demagogia e conflittualità ( dobbiamo sottolineare che il concordato Testo Unificato Burani-Procaccini sulla riforma dell’assistenza psichiatrica è letteralmente sparito dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005: quelli che hanno compiuto questo pateracchio ne dovranno rispondere alla loro coscienza !.
La situazione sociale mostra segni di grande preoccupazione in seno alla gente, in quanto la politica non ha provveduto a ritenere questa “problematica” prioritaria, malgrado le continue tragedie senza fine che avvengono quasi quotidianamente nella società, dove le vere vittime di questo grave ed urgente disagio sociale sono i “malati psichicamente gravi” oggetto, a volte per la dimenticanza ed il disinteresse delle Istituzioni, a forme di eutanasia.
Le famiglie lasciate nella loro grande solitudine possono “crollare” di fronte al “problema” per cui a volte si assiste ad estremi rimedi, tragedie, ripeto, che quasi quotidianamente apprendiamo, increduli e sbigottiti, dai mass media.
Un ultimo “aspetto”, fra altri, riguarda il “progetto di vita” che emerge con cruda realtà, perché con euro 255,13 al mese consente a questi “malati” solo di sopravvivere e con vera drammaticità quando viene il momento del così detto “dopodinoi”, cioè l’assenza della sicurezza economica avvenire di “ coloro” che devono proseguire il vivere quotidiano dopo la morte dei genitori o dei parenti.
Al Parlamento ed al Governo Berlusconi un invito particolare ed urgente affinché provveda ad approvare una legge-quadro che dia uniformità di applicazione, in tutte le Regioni, a questo ambito socio-sanitario a tutela dei diritti di questi “desaparecido della nostra civiltà”, in ottemperanza dell’art.32 della nostra Costituzione.
La n/s Associazione ha già chiesto al Parlamento in questa 16° legislatura con due Petizioni in itinere, servizi specifici in strutture adeguate e norme legislative aderenti alla realtà che non si deve più nascondere!.
Previte
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