Thursday, February 19, 2009

Il sistema bellico e i suoi miti intellettuali #2

Di Murray N. Rothbard


IV. La critica di Barnes alla Guerra Fredda e l'era dell'evasione


Un'esposizione più completa del punto di vista di Barnes sulla Guerra Fredda, nondimeno, è rivelata in quello che doveva essere un altro capitolo di Perpetual War for Perpetual Peace. Purtroppo disponibile soltanto in fogli di prova, questo capitolo inedito merita di essere ponderato estesamente. [vi] Barnes cominciava la sua esposizione precisando che la prosperità economica del dopoguerra in America era basata sull'artificio della spesa per armamenti e di un'economia di guerra. L'economia, scriveva Barnes, è stata tolta dalle mani delle imprese private e del mercato e tragicamente politicizzata: “Oggi, la strategia politica partigiana non tiene in nessun conto l'indipendenza e la sagacia delle imprese, e il modo in cui utilizzeremo la nostra tecnologia è legata più al procacciamento di voti ed al programma militare ad esso collegato che alla produzione di beni e servizi e all'assicurare il benessere umano.” In questo programma, i politici “sono aiutati e incoraggiati dai leader militari [che cercano]… di mettere il gruppo del Pentagono in una posizione di maggior prestigio e potere di quello goduto dalla casta militare prussiana nella Germania imperiale.” A sostenere questa politica sono anche gli interessi del petrolio, per i quali portavoce principale era John Foster Dulles (Rockefeller). Desideravano “proteggere i loro vasti interessi e possedimenti.” Soprattutto, “le guerre devono… essere rese perpetue… in modo da assicurare la piena occupazione e facilitare la propaganda di paura e di terrorismo da cui dipende il mantenimento del regime.” Barnes concludeva che è inutile combattere contro i sottoprodotti del sistema di guerra, come i controlli economici o i saccheggi delle libertà civili; invece, bisogna sfidare il vero centro del sistema.

Barnes poi continuava esponendo dettagliatamente la prevalenza delle “Tendenze ‘1984’” nella vita americana. Queste includevano, in primo luogo, l'economia di guerra – citando Sumner Slichter e David Lawrence sulla natura basata sulla Guerra Fredda della “prosperità” americana. Secondo, comprendevano l'uso pervasivo della difesa nazionale contro il nemico per giustificare “le spese militari, i programmi di propaganda, l'intimidazione, le scorrerie di caccia alle streghe, o l'oppressione delle masse….” In effetti, semanticamente, il “Ministero della Guerra” era già stato trasformato nel “Ministero della Difesa.”

In terzo luogo, la Russia sovietica era improvvisamente diventata il Nemico, anche se le sue caratteristiche non erano cambiate di una virgola da quando ufficialmente era stato dichiarato un nobile alleato in una lotta globale per la democrazia. Barnes aggiungeva che un'orwelliana “campagna d'odio… è ben avviata contro la Russia sovietica, la Cina comunista ed i ‘Rossi’ in generale.”

Barnes dirigeva il suo fuoco specialmente alla crescente invasione delle libertà civili costruite al lancio della Guerra Fredda. Notava in particolare due decisioni della Corte Suprema che invadevano gravemente la libertà personale contro la perquisizione e il sequestro: Harris contro gli Stati Uniti (1947) e gli Stati Uniti contro Rabinowitz (1950), e sottolineava acutamente che giudici un tempo ardenti sostenitori del New Deal quali Sherman Minton e, nel tribunale del grado successivo, Learned Hand, erano l'avanguardia di queste decisioni despotiche. E forse la peggiore di tutta era la Legge Smith, che “ripudiava i principi fondamentali su cui la nostra nazione è stata fondata…. Benché la Legge Smith sia ora usata per sopprimere la diffusione delle impopolari opinioni comuniste, potrebbe essere rivoltata prontamente contro gli stessi gruppi conservatori che hanno patrocinato la legge…” Barnes aggiungeva che, appena promulgata, la Legge Smith era stata usata con gioia dai comunisti e dai “liberal totalitari” contro dei presunti “fascisti.” Sulla crescente repressione delle libertà civili, Barnes suggeriva i libri recenti di Walter Gelthorn, Max Lowenthal, Carey McWilliams e Francis Biddle.

Barnes procedeva denigrando la paura diffusa ma largamente mitica dell'aggressione armata russa contro l'occidente. Citava l'allarme di Garet Garrett per questa paura predominante, e notava che “persino un russofobo di primo piano come Eugene Lione ammette francamente che c'è ogni ragione di attendersi che la Russia non darà inizio ad una guerra.” Barnes indicava le contraddizioni, o “bispensiero,” in testimonianze come quella del generale Gruenther nel marzo 1952. Gruenther aveva “sostenuto vigorosamente che i miliardi americani dovevano essere spesi in Europa per protezione contro la Russia, ma… concesse di non aver mai creduto che i Russi avrebbero iniziato una guerra, né ora né mai.” Barnes concludeva che “tale materiale rivela… che l'attuale Guerra Fredda è ancor più falsa e sintetica” della guerra in 1984, ed aggiungeva che questo è confermato dalla continua derisione ufficiale dei tentativi russi di impegnarsi in trattative di pace.

Per le tendenze intellettuali orwelliane, Barnes notava la predominanza nella Guerra Fredda di “liberal totalitari” come Arthur M. Schlesinger Jr., il senatore Paul Douglas, Freedom House, The Committee on the Present Danger e le fondazioni Rockefeller e Carnegie. Per quanto riguarda precedenti esempi della dominante semantica orwelliana e del “bispensiero”, Barnes segnalava in modo tagliente slogan come: “Raddoppiate i prezzi e raddoppiamo il reddito nazionale…. Il nostro grande debito pubblico è una benedizione travestita, perché lo dobbiamo a noi stessi…. La guerra fredda è pace. Una ‘nazione libera’ è ogni nazione – sia liberale e democratica che socialista, fascista, o comunista anti-Cremlino – che si unirà alla crociata anti-Russa. Aiutare le nazioni socialiste europee nell'ambito del Piano Marshall è una mossa potente per promuovere la libera impresa all'estero…. Lanciare una corsa alla bomba atomica assicurerà la pace e la sicurezza.”

La Guerra di Corea, con il suo prolungato minuetto di attrito, era agli occhi di Barnes una prova importante delle profezie di Orwell. Notava acidamente che “i giornalisti sono stati tenuti lontano dalle esecuzioni di massa che hanno caratterizzato il ritorno di Syngman Rhee alla sua amata terra natale così da reinstaurarvi la democrazia. Rhee, che… era stato ripudiato nelle elezioni popolari mesi prima dello scoppio della Guerra di Corea, ed aveva mantenuto il suo potere con metodi totalitari, è stato ampiamente proclamato il ‘George Washington della Corea.’” [vii]

Quanto alle origini della Guerra Fredda, Barnes concludeva che era stata iniziata da Truman e Churchill, in gran parte per motivi politici interni, e da allora è stata usata da ciascuno dei vari governi per cementare il proprio dominio sui loro sudditi. Nel paese, molte classi diventarono devote alla Guerra Fredda: democratici e repubblicani, uomini d'affari (ignari “del fatto che… la Guerra Fredda… sta portando ad un drastico e rigoroso capitalismo militare di stato con tutti i suoi elaborati controlli dello Stato sull'industria… ”), intellettuali e lavoratori (“godono della propria ‘fetta’… nella Guerra Fredda e… nel programma di armamenti”). Nondimeno, concludeva Barnes, per gli Stati Uniti è vitale “tornare alla neutralità… unita ad ogni possibile sforzo per limitare il sistema bellico, e per incoraggiare una migliore comprensione internazionale…” Invece di deridere ogni proposta russa di “pace, commercio, o risoluzione delle dispute,” noi dovremmo “almeno… mettere la Russia spalle al muro ogni volta che presenta una proposta di pace e costringerla a dimostrare la sua autenticità e buona fede….”

Guardando specificamente al comunismo, Barnes andava dritto al cuore della questione: un attacco militare dall'Unione Sovietica contro gli Stati Uniti era più che improbabile (a meno che “provocato come misura di guerra preventiva”), perché “il programma sovietico per comunistizzare il mondo non è basato su un programma di conquista militare. È fondato sulla propaganda, sull'infiltrazione e sull'intrigo.” Tali rivoluzioni ideologiche non sono mai state estirpate finora con la forza militare. La vera risposta al comunismo, allora, è di rinforzare l'ideologia e le istituzioni americane: per mantenere la libertà e la prosperità americane. Impegnarsi nell'irreggimentazione della Guerra Fredda, sopprimere la libertà, imporre budget militari enormi e tasse paralizzanti, è fare proprio il contrario – è minare la stessa libertà americana che ci distingue dal comunismo. Qui Barnes cita dal brillante pamphlet di F. A. Harper, In Search of Peace:
La Russia si suppone essere il nemico. Perché? Ci viene detto che è perché la Russia è comunista…

Ma se è necessario che noi abbracciamo estensive misure socialiste o comuniste per combattere una nazione che le ha adottate perché combatterla?

Evocare nelle nostre menti un odio violento contro persone vittime del comunismo in qualche nazione straniera non ha senso, quando le stesse catene governative ci stanno rendendo servi di forze illiberali nel nostro paese. [viii]
In un momento in cui gli “esperti” anticomunisti (specialmente ex-comunisti) pontificavano arroganti sul “monolito” comunista, Harry Barnes prevedeva percettivamente la spaccatura fra la Cina comunista e l'Unione Sovietica. Egli avvertiva che schierare il resto del mondo “come una minaccia militare contro il comunismo… può solo unire i comunisti… serve soltanto a guidare la Cina tra le braccia del Cremlino…” Ancora, la politica estera americana del dopoguerra ha alienato gravemente le nazioni non sviluppate: “Ha contribuito a schierare le grandi tendenze rivoluzionarie in Asia ed in Africa con la Russia, dato che gli Stati Uniti hanno assunto la guida… dello status quo nel Vecchio Mondo.”

Anche se il capitolo inedito di Perpetual War era l'esposizione più approfondita di Barnes sulla Guerra Fredda, gli elementi essenziali del capitolo sono condensati abilmente nelle pagine 1324-1332 dell'edizione del 1965 (Dover) del suo Intellectual and Cultural History of the Western World. Brevi dichiarazioni si possono anche trovare in “Historical Writing and Historical Science” [ix] e nel lungo opuscolo The Chickens of the Interventionist Liberals Have Come Home to Roost.

Dopo cinque anni di relativa stasi sugli affari esteri, Barnes tornò all'attacco, mentre spiegava il significato del revisionismo per una nuova generazione di pacifisti, nel suo “Revisionism and the Promotion of Peace” (Liberation, estate, 1958). Ancora una volta la continuazione dell'intromissione negli affari stranieri della Guerra Fredda e lo statalismo orwelliano era mostrata essere, essenzialmente, una continuazione dell'interventismo della Seconda Guerra Mondiale. In più, Barnes indicava un fatto molto importante: che l'entusiasmo per il revisionismo fra i conservatori durante i primi anni del dopoguerra era appassito, poiché questi ex-“isolazionisti” avevano sottoscritto la crociata della Guerra Fredda.

Nel suo articolo del 1958 su Liberation, Barnes scelse per riferimento la Select Bibliography of Revisionist Books (Oxnard [Calif.] Press-Courier), di cui era il compilatore principale. Questa bibliografia critica lodava le seguenti opere revisioniste sulla Guerra Fredda: l'altamente critica History of the Cold War di Kenneth Ingram (1955), la graffiante analisi del complesso militar-industriale in The Power Elite di C. Wright Mills (1956), la brillante opera di Arthur A. Ekirch The Civilian and the Military (1956) e The Hidden History of the Korean War di I. F. Stone (1952). Il volume di Ekirch è particolarmente interessante come esempio di una prospettiva revisionista su tutte le tre grandi guerre del ventesimo secolo.

L'articolo di Liberation suscitò molte discussioni animate ed intelligenti, qui e all'estero, e venne ristampato con effetto significativo nell'inglese Peace News. L'anno seguente, Barnes concluse la sua discussione su Liberation (“Revisionism revisited,” Liberation, estate 1959.) Qui aggiunse un altro aspetto importante, collegando il revisionismo della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda. Barnes abbandonò la propria critica passata della politica di resa incondizionata della Seconda Guerra Mondiale come valida ma superficiale; perché aveva appreso dal libro del generale Albert C. Wedemeyer che l'uccisione di tedeschi e giapponesi era lo scopo principale della Seconda Guerra Mondiale – virtualmente un orgia di scotennamenti anglo-americana. Se il massimo assassinio del nemico è il solo scopo di una guerra, allora una richiesta di resa incondizionata è solo la conclusione logica di un conflitto in cui “non c'erano reali obiettivi o programmi di pace…. Gli alleati hanno vinto esattamente ciò per cui hanno combattuto – e per cui tutti hanno combattuto: un numero astronomico di scalpi nemici e un'incredibile distruzione fisica delle proprietà e delle case nemiche…” Seguendo questa linea di pensiero, Barnes fece il suo primo attacco frontale alla consueta generalizzazione degli interventisti, dei Guerrieri Freddi e dei revisionisti, lui compreso, vale a dire, che gli alleati “hanno vinto la guerra ma perso la pace.” Non avendo realmente mai combattuto per la pace, nonostante quella mistificazione fittizia, la Carta Atlantica, difficilmente potrebbero averla persa nella vittoria che seguì la guerra.

Rivolgendo la sua attenzione alla Guerra Fredda, Barnes allora aggiunse:
Nella Seconda Guerra Mondiale, era soltanto una questione di uccidere tedeschi e giapponesi; oggi, siamo confrontati con la minaccia di uccidere tutti sul pianeta senza piani o motivi di base tranne un ‘massiccio attacco a sorpresa,’ che sarà seguito dalla pulizia dei superstiti con una ‘massiccia rappresaglia.’

Le origini ed i motivi della Guerra Fredda erano altrettanto sordidi e totalmente privi di morale di quelli della Seconda Guerra Mondiale: la determinazione di Stalin di mantenere i suoi guadagni illeciti, lo sforzo dei britannici per riguadagnare la loro posizione di ago della bilancia perso nella guerra che era stata progettata per proteggerla, e lo sforzo di Truman e di Clark Clifford per migliorare le prospettive politiche democratiche… alla fine del febbraio 1947…. Il mondo è stato presto consegnato al modello orwelliano che unisce una finta prosperità economica e il dominio politico con una guerra fredda e fasulla, da cui l'unica via d'uscita può ben essere una devastante guerra nucleare, iniziata intenzionalmente o per incidente….
Uno dei contributi più importanti di Barnes al revisionismo della Guerra Fredda è arrivato nella primavera del 1958, quando pubblicò quello che è ancora il miglior singolo articolo su ciò che potrebbe essere chiamato “revisionismo di Hiroshima” – i reali motivi per il lancio delle bombe atomiche sul Giappone. [x] Barnes era qui l'unico autore – e rimane, notevolmente, l'unico autore fino ad oggi – ad usare il molto significativo memorandum di MacArthur a F.D.R. del 20 gennaio 1945. Questo memorandum di quaranta pagine espone esplicitamente i termini di un'autentica offerta di pace giapponese che erano virtualmente identici con i termini finali della resa che abbiamo accettato dai giapponesi sette mesi più tardi – al costo di innumerevoli vite giapponesi ed americane inutilmente perdute. I termini offerti includevano: la resa completa di tutte le forze e armi giapponesi; occupazione del Giappone e dei suoi possedimenti da parte delle truppe alleate sotto la guida americana; cessione giapponese di tutto il territorio guadagnato durante la guerra, così come la Manciuria, la Corea e Formosa; regolamentazione dell'industria giapponese per proibire qualsiasi produzione di strumenti di guerra; rilascio di tutti i prigionieri di guerra e consegna di ogni criminale di guerra così definito dagli Stati Uniti.

Questo memorandum di MacArthur, i particolari di cui furono poi completamente confermati dal generale, fu passato confidenzialmente a Walter Trohan del Chicago Tribune dall'ammiraglio William D. Leahy, capo del personale del presidente, allarmato dalla possibilità che Roosevelt non riuscisse a dar seguito alla proposta giapponese, che è risultato essere il caso. Non appena la guerra con il Giappone finì, Trohan fu libero di pubblicare queste rivelazioni, che stabilirono completamente la conoscenza americana di quelli che successivamente saranno condizioni giapponesi completamente accettabili per la pace. Ma, oltre a Harry Barnes, nessun revisionista di Hiroshima fin qui li ha usati. [xi] Sono ugualmente indispensabili per coloro che hanno preteso di scrivere sull'ultimo anno della guerra fra gli Stati Uniti ed il Giappone e sul comportamento di Roosevelt alla conferenza di Yalta, ma ad oggi sono stati ignorati da tutti questi autori. Niente ha infastidito Barnes più della timidezza o della pigrizia mentale di quegli storici che si definiscono revisionisti ma costantemente e deliberatamente si sono rifiutati di usare il memorandum di MacArthur dopo che Barnes non solo aveva richiamato ripetutamente la loro attenzione ma aveva anche fornito ad alcuni di loro delle copie e tutta la documentazione relativa necessaria per autenticarlo.

Barnes inoltre rivelò, per la prima volta, la testimonianza personale di Herbert Hoover secondo cui il presidente Truman, dall'inizio del maggio 1945, lo informò che sapeva di estensive offerte di pace giapponesi ed ammise poi che ulteriori combattimenti con i giapponesi erano in realtà inutili. Ma Truman rivelò a Hoover anche di non essersi sentito abbastanza forte per sfidare il segretario Stimson e il Pentagono. Tuttavia nessune di queste rivelazioni confermative sono state prese da Alperovitz e dagli altri recenti esponenti del revisionismo di Hiroshima. Nel suo articolo, Barnes ha inoltre sostenuto la tesi di P. M. S. Blackett, da allora adottata da Alperovitz, che la ragione principale per il lancio delle bombe su Hiroshima e su Nagasaki era un'intimidazione verso i russi contro i quali stavamo già preparando la Guerra Fredda. In effetti, Barnes conclude che “molti datano le origini della Guerra Fredda dal momento in cui lui [Stalin] ha ricevuto le notizie del bombardamento [atomico] subito dopo il congresso di Potsdam.”

Nell'estate del 1959, Barnes scrisse un ponderato articolo sulla posizione di base dell'America di oggi. [xii] Commentava in modo molto convincente l'uso di allarmi e litigi esteri, nell'attuale “era dell'evasione,” per evadere la necessità di affrontare e risolvere fondamentali problemi interni. Al “globallismo” si era ora aggiunto l'“astroballismo” concentrato sullo spazio cosmico. Barnes più avanti rimase impressionato dall'articolo molto ben informato di Philip Abelson, “Are the Tame Cats in Charge: Omens of Orwell,” [“Agli ordini dei gatti addomesticati: presagi di Orwell,” NdT] nel Saturday Review del 1° gennaio 1966, che indicava come la diversione di un numero crescente dei nostri migliori scienziati ai problemi dell'era spaziale e della guerra nucleare collegava la scienza all'orwellianismo ed allla Guerra Fredda, portandoci così un complesso militar-industrial-scientifico. [xiii]

Concentriamoci, come Barnes avvertiva, su questioni come la norma di legge, il racket, il crimine organizzato, la libertà intellettuale, ecc., in casa nostra anziché cercare di imporre vanamente e donchisciottescamente le nostre istituzioni in tutto il mondo. Insomma, “quando non possiamo far rispettare la legge a Little Rock senza sconvolgere la nazione, ci proponiamo di far rispettare la legge a Saigon, Bangkok, Rangoon e Nairobi.” Con gli Stati Uniti sopraffatti dal crimine, sia adulto che giovanile ed i capi del crimine organizzato apparentemente fuori dalla portata della legge, affermiamo che il nostro obiettivo sia di estendere la norma di legge sull'intero pianeta.

Barnes sottolineò le contraddizioni dei sostenitori della Guerra Fredda sia conservatori che liberal. Da un lato, i conservatori hanno abbandonato il principio di neutralità per adottare un anti-comunismo isterico che vede minacce terribili nelle terre più distanti. Barnes aggiunge pertinentemente che:
Di conseguenza, i conservatori trascurano interamente il fatto che questo stesso globalismo e fantasia spaziale, con i costi astronomici in questione, sono la causa principale dello statalismo crescente, dell'indebitamento, dell'inflazione… che stanno distruggendo l'economia della libera impresa che astrattamente adorano.

La costruzione di una diga pubblica del costo di alcuni milioni è denunciata come ‘puro socialismo,’ mentre un'economia di armamenti rigidamente controllata dallo Stato del costo di quaranta o più [ora oltre settanta] miliardi ogni anno viene acclamata come il bastione principale della libera impresa.
Ancora, “conservatori prominenti, che vent'anni fa coraggiosamente condussero la lotta contro il coinvolgimento degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, ora sono le truppe d'assalto più fanatiche nella crociata di propaganda che probabilmente ci farà partecipare in una terza guerra mondiale che farà… sembrare il 1939-1945 solo una semplice scaramuccia.”

I liberal ed i progressisti, per la loro parte, sono impigliati nelle loro proprie terribili contraddizioni:
Fingono una intensa devozione allo stato sociale, ma allo stesso tempo sostengono calorosamente l'allocazione di oltre tre quarti del nostro bilancio pubblico negli armamenti e nella guerra….

I liberal esibiscono una grande agitazione riguardo alle presunte minacce contro le nostre libertà civili, ma la maggior parte di essi sostiene la ‘Guerra Fredda,’ che è di gran lunga la causa primaria delle più gravi invasioni delle libertà civili e della libertà intellettuale.
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Note


[vi] Barnes,“How ‘Ninety Eighty-Four’ Trends Threaten Peace, Freedom, and Prosperity” (manoscritto inedito, 1952. Era inteso come capitolo 10 di Perpetual War for Perpetual Peace ma fu scartato a seguito di pressioni nelle prove di stampa).

[vii] Per un'ulteriore analisi orwelliana della Guerra di Corea, vedi il brano di Barnes in F.J.P. Veale, Advance to Barbarism (Appleton, Wisconsin: C.C. Nelson Publishing Company, 1953), p. 277.

[viii] F.A. Harper, In Search of Peace (Irvington-on-Hudson: Foundation for Economic Education, 1951), pp. 35–37.

[IX] In Joseph S. Roucek, ed., Twentieth Century American (New York: Philosophical Library, 1948). Inoltre vedi il contributo di Barnes al simposio sul “World-Meddling,” in The Humanist (luglio-agosto 1953), pp. 145ff. e prefazione di D.D. Runes, The Soviet Impact on Society (New York: Philosophical Library, 1953).

[x] Barnes, “Hiroshima: Assault on a Beaten Foe,” National Review (10 maggio 1958).

[xi] Walter Trohan in origine pubblicò le sue rivelazioni nel Chicago Tribune del 19 agosto 1945. L'articolo più recente di Trohan, che espone le ultime conoscenze sulle sue e su altre rivelazioni sulle proposte di pace giapponesi, si può trovare nel Chicago Tribune del 14 agosto 1965. Barnes è comprensibilmente furente per il fatto che un autore di sinistra come Gar Alperovitz, nel suo libro altrimenti decisamente revisionista, Atomic Diplomacy: Hiroshima and Potsdam (New York: Simon and Schuster, 1965), manca completamente di usare il materiale di Trohan – un esempio evidente del rifiuto settario dei leftist di dar credito alle fonti della “destra.” Di conseguenza, Alperovitz indebolisce inutilmente le sue stesse ragioni asserendo che “lo sforzo reale [del Giappone] per concludere la guerra cominciò nella primavera del 1945.” Ibid., p. 107. In alcuni casi di omissione dell'uso delle rivelazioni di Leahy-Trohan, Barnes si era assicurato personalmente che lo storico avesse ricevuto le copie del materiale.

[xii] Barnes, “U. S. Responsibilities Begin at Home,” New Bedford (Mass.) Sunday Standard-Times, August 9, 1959. Riscritto e pubblicato in forma molto ampliata in Hartwick Review, primavera 1967, pp. 24-28.

[xiii] Barnes considerava l'“astroballismo e la corsa allo spazio” sempre più come l'aspetto più inane, più dispendioso ed evasivo della Guerra Fredda. Considerava la sfrenatamente costosa e demagogica “fantasia lunare” della Corsa alla Luna come nient'altro che un primo esempio di una minaccia potenzialmente infinita per il futuro. Vedi sotto, pp. 567ff.
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Link all'articolo originale.
Link alla prima parte.
Link alla terza parte.

2 comments:

L'agliuto said...

Caro Pax,
come sempre, grazie per le belle pagine che di volta in volta presenti.
Anche questa trilogia su Barnes - via Rothbard - è eccellente. Sapevo del memorandum Mc Arthur (tramite Weber, tradotto da Carancini, qui), ma non m'ero reso conto dell'importanza di un particolare: la sola differenza tra le clausole proposte dal Giappone prima dell'atomica e quelle imposte dagli Stati Uniti dopo l'atomica riguarda la discendenza divina dell'imperatore.
Tant'è vero che, dopo l'umiliazione dell'abiura, Hirohito restò al suo posto.
Tutta quella carneficina, quindi, al solo scopo di sputtanare un millantatore?
Avrai capito dove voglio andare a parare, sicché mi fermo qui (altrimenti dovrei dire che non esistono guerre politico-mercantili, ma solo guerre religiose).
Un caro saluto.

GianniPesce said...

Volevo aggiungere solo un dettaglio:

penso che non sia stato “l'eccessivo fumo di sigarette” [fonte: Wikipedia] a determinare la morte improvvisa di Franklin Delano Roosevelt, bensì un colpo preparato dall’ establishment politico che desiderava il 12 Aprile 1945 l’applicazione pratica del nuovo ordigno atomico tanto atteso quanto costoso.

Truman, contrariamente al Presidente precedente, aveva smesso di preoccuparsi ed aveva iniziato ad amare l’atomica.

Penso inoltre che le date siano fondamentali nella storia e propongo questa tabella di date di improvvise uscite di scena:

1) Franklin Delano Roosevelt 12 Aprile 1945
2) Benito Mussolini 28 Aprile 1945
3) Adolf Hitler 30 Aprile 1945
4) George Patton 21 Dicembre 1945.

Chi è sopravissuto a quel "ripulisti" è venuto a patti con la nuova organizzazione.

Honi soit qui mal y pense