Thursday, February 26, 2009

L'inflazione jaguara

La versione originale di questo interessante articolo di Robert R. Prechter, Jr. è apparsa nel numero del 20 febbraio 2004 di “The Elliott Wave Theorist,” un anno prima dello scoppio della bolla immobiliare. L’autore di Conquer the Crash: You Can Survive and Prosper in a Deflationary Depression spiega con una metafora il problema della creazione del credito e di come possa portare all’arresto totale dell’economia, ovvero proprio quello che è successo negli anni seguenti.

La traduzione è di Vincenzo D’Urso (a questo link trovate l'audio formato mp3 di questo articolo, letto dal Dr. Floy Lilley).
___________________________

Di Robert R. Prechter, Jr.


Mi sono stancato di sentire economisti sostenere che il governo e la FED dovrebbero espandere il credito per il bene dell'economia. Qualche volta un'analogia può schiarire le idee, proviamone una.

Potrebbe sembrare folle, ma poniamo il caso che il governo decida che il benessere della nazione dipenda dalla produzione di automobili Jaguar e di fornirne a tutti quante più possibile.

Per rendere l'obiettivo più semplice, il governo inizia aprendo stabilimenti in tutta la nazione, sovvenzionando la produzione con le tasse. Per il piacere di tutti, il governo offre queste macchine lussuose al 50% del vecchio prezzo. Tutti si precipitano negli showroom per l'acquisto.

Successivamente, gli aqcuisti diminuiscono, allora il governo taglia i prezzi di un ulteriore 50%. Più persone corrono ad acquistare. Gli acquisti calano ancora, perciò il governo decide di abbasare il prezzo a 900 dollari l'una. La gente ritorna nei depositi per acquistarne due o tre, o una mezza dozzina. Perché no? Guarda quanto sono economiche. I genitori regalano Jaguar ai loro figli e ne parcheggiano qualcuna extra nel giardino di casa. Alla fine la nazione è inondata di Jaguar.

Diamine, le vendite calano ancora, e il governo va in panico. Deve muovere più Jaguar o, secondo la sua teoria - adesso ironicamente fatta realtà - l'economia andrà in recessione. La gente lavora tre giorni a settimana solo per pagare tasse che il governo userà per sostenere la produzione di più Jaguar. Se si arresta la produzione di Jaguar, si ferma l'economia. Perciò il governo vara il programma di “stimolo” ed inizia a dar via Jaguar. Qualche Jaguar in più esce dagli showroom ma poi è la fine. Nessuno vuole più Jaguar. Alla gente non interessa se sono gratis. Non sanno che farsene. La produzione di Jaguar cessa.

Ci vogliono anni per sistemare l'eccessiva fornitura di Jaguar. Le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta e l'introito delle tasse collassa. L'economia è distrutta. La gente non può permettersi la benzina o le riparazioni, di conseguenza molte Jaguar s'arruginiscono perdendo valore. Il numero di Jaguar – tutt'al più – ritorna ai livelli precedenti al programma di stimolo.

Lo stesso può accadere con il credito. Sembrerebbe assurdo, ma poniamo il caso che il governo decida che il benessere della nazione dipenda dalla produzione di credito e fornirne a tutti quanto più è possibile.

Per semplificare l'obiettivo, il governo inizia ad aprire istituti in tutta la nazione - chiamati Federal Reserve Banks, Federal Home Loan Banks, Fannie Mae, Sallie Mae, and Freddie Mac, tutti sovvenzionati dai monopoli statali o garanzie governative - per convogiare credito al pubblico attraverso le banche. Per il piacere di tutti, il governo inizia a ridurre i requisiti collaterali offrendo, in tal modo, credito al di sotto degli interessi di mercato. La gente si riversa in banca a richiedere credito.

Successivamente le richieste di credito diminuiscono, le banche, quindi, abbassano gli interessi. Più gente corre in banca. Le richieste diminuiscono nuovamente, gli istituti abbassano gli interessi all'1% senza collaterali e senza richiesta di anticipi. La gente ritorna in banca a richiedere più credito. Perché no? Guarda quanto è conveniente. I debitori usano il credito per l'acquisto di case, barche e altre Jaguar da parcheggiare nel giardino di casa. Alla fine la nazione è inondata di credito.

Diamine, le richieste calano ancora e il governo e le banche vanno in panico, devono muovere più credito o, secondo le loro teoria - adesso ironicamente fatta realtà - l'economia andrà in recessione. La gente lavora tre giorni a settimana solo per pagare i loro debiti in modo che le banche possano continuare ad offrire più credito. Se si arresta il credito, si ferma l'economia. Perciò il governo vara il programma di “stimolo” ed inizia a dar via credito al tasso dello 0%. Qualche altra persona si reca agli sportelli bancari ma poi è la fine. Nessuno vuole più credito. Alla gente non interessa se è gratis. Non sanno che farsene. La produzione di credito cessa.

Ci vogliono anni per sistemare l'eccessiva concessione di credito. Le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta e l'introito delle tasse collassa. L'econimia è distrutta. La gente non ha i soldi per ripagare i propri debiti, di conseguenza molte promesse di pagamento divengono senza valore. Il valore creditizio - tutt'al più - ritorna ai livelli precedenti al programma di stimolo.

Visto come funziona?

L'analogia è perfetta? No. L'idea di spingere credito sulla gente è molto più pericoloso dell'idea di inondarli di Jaguar. Nello scenario “creditizio” debitori e anche molti creditori alla fine perdono tutto. Nello scenario “Jaguar” almeno tutti, alla fine, rimangono con il garage pieno di automobili. Va da sé che lo scenario “Jaguar” è impossibile, perché il governo non può produrre valore. Può, tuttavia, ridurre il valore.

Un governo che impone il monopolio della banca centrale, ad esempio, può ridurre il progressivo valore del credito. Un sistema di monopolio creditizio permette pure frodi e furti su una scala più grande. Invece di appropriarsi apertamente del lavoro dei cittadini facendoli produrre automobili, il governo, attraverso il monopolio bancario e del credito, se ne appropria (lavoro dei cittadini) clandestinamente, rubando i risparmi custoditi dai cittadini presso i conti correnti bancari inflazionando l'offerta di credito, riducendo, in tal modo, il valore dei risparmi.

Le teorie macroeconomiche del 20° secolo - sia keynesiana che monetarista - hanno difeso l'idea che un'economia in crescita necessiti di credito facile. Ma è una falsa teoria. Il credito dovrebbe essere offerto in regime di libero mercato, in tal caso verrebbe offerto quasi sempre intelligentemente, prima ai produttori e poi ai consumatori.

Meno disponibilità di credito significa che meno persone avrebbero una casa o un'automobile? L'opposto. Solo i tempi sarebbero diversi. Inizialmente ci vorrebbero più anni, per lo stesso numero di persone, per risparmiare abbastanza da permettersi la proprietà di una casa o di un'automobile - proprietà effettiva, non presa in affitto dalle banche. I prezzi sarebbero più bassi perché il credito non concorrerebbe con il denaro a giocare a rialzo su queste merci. E, siccome le banche non si approprierebbero di tanto lavoro e ricchezza dei cittadini, l'economia, nella sua totalità, crescerebbe molto più velocemente. Alla fine, l'estensione della proprietà di automobili e case - proprietà effettiva - eclisserebbe quella di una società a credito facile. Inoltre, la gente manterrebbe la propria casa o la propria automobile perché le banche non potrebbero riscattarne le ipoteche. Come bonus, non ci sarebbe un devastante collasso generalizzato del sistema bancario, che, come la storia ha ripetutamente dimostrato, è inevitabile in un sistema con banca centrale e altri istituti di credito creati dal governo.

Jaguar per tutti? Più credito? C'è un'idea migliore: torniamo ad usare moneta sonante.

38 comments:

Giorgio Mattiuzzo said...

Ottimo articolo. Purtroppo però pare impossibile far ragionare su questo punto: credito facile, carta stampata, denaro per tutti e ricchezza che "loro" non ci danno sono temi che si stanno incistando nel cervello della gente.

Da piccolo mi chiedevo quanto pirla fosse Pinocchio a piantare monete d'oro.

Da grande ho capito che quello che nell'800 era comune buon senso da insegnare ai bambini, negli anni 2000 è diventato "politica monetaria".

albertbac said...

Tutto giusto: peccato, però, che il sistema delle riserve e banche centrali abbia avuto origine proprio dall'esigenza (così dicevano all'epoca) di sottrarre agli stati il monopolio della emissione di moneta e, con il Tus in mano ai banchieri centrali (che "non" sono manager pubblici), pure della regolazione del credito. Va ricordato, poi, che i fenomeni di tosatura della moneta eran già presenti quando circolava moneta metallica autogarantita dalla presenza di oro nella lega di conio. Il vero problema è che c'è ancora qualche malato psichico terminale che straparla di "libbero" mercato!

Un Curioso said...

Molto interessante,

ma non pensate che in realtà c'è qualcuno che è molto interessato ad altro credito? Non è lo stato?
Non notate anche voi la cosa curiosa di uno stato che si fa dare i soldi dalle banche tramite i bot "pagandoli" l'1,5% e poi presta i soldi alle medesime banche facendosi pagare l'8% ?
Non è che in realtà le banche tramite il trucco della riserva frazionaria moltiplicano i soldi ricevuti dal tesoro come i pani e i pesci per poi andare a comprare le nuove emissioni dello stesso tesoro ???(in definitiva 1,5% su soldi creati dal nulla sono sempre meglio di niente) che dite ci stanno prendendo per il culo?

Paxtibi said...

Alla grande curioso, alla grande...

albertbac said...

Un momento, facciamo un po' di ordine: il problema del signoraggio è "il" problema delle società capitalistiche, e affrontarlo è divenuta ormai una emergenza vitale. Stesso discorso per la riserva frazionaria. Sbaglierò, conosco ancora poco il blog e il materiale che contiene, lo sto ancora scandagliando: ma tutto 'sto materiale sul signoraggio non mi è sembrato di vederlo. Questo in via generale. Nel caso di specie dei Tremonti bond, che mi sembra sia quello in parola, io sposterei il fuoco dell'obbiettivo: il problema sta in quell'1,5 di tasso debitore dello stato, che andrà sulle spalle del contribuente. E questo accade perché la moneta non è proprietà sovrana dello stato, e quindi del popolo, come invece dovrebbe essere. Almeno in un mondo in cui non si ragionasse alla rovescia!

Un Curioso said...

scusa albertbac, cosa ti fa credere che lo "stato" sia un più bravo stampatore di moneta rispetto ad una banca centrale (privata ma monopolista)? per il popolo che sia il Re piuttosto che la BCE o il Tesoro, non cambia nulla.

maurizio said...

La banca centrale potrà anche essere in mano a privati, ma chi ne autorizza il monopolio? Lo Stato.
Chi legifera contro la possibilità di stampare una moneta più onesta? Lo Stato.
Poi per esempio la FED ogni tot. mesi deve pur sempre dare un resoconto alle camere. quindi....

Infettato said...

Sbaglierò, conosco ancora poco il blog e il materiale che contiene, lo sto ancora scandagliando: ma tutto 'sto materiale sul signoraggio non mi è sembrato di vederlo.
----
albertbac forse il problema del signoraggio tra i mali è quello minore.

@Per quanto riguarda i tremonti-bond sono rimasto basito per quel che dovrebbe essere corrisposto...

Praticamente è una carta perdente in partenza per le banche che ne faranno uso (ma li useranno?), oppure si potrebbe spiegare con l'ulteriore bugia che le "nostre" banche non hanno problemi.

Roberto

albertbac said...

La questione non è se lo stato sia o non sia più bravo stampatore di moneta; la questione è: appurato che qualcuno la moneta la deve pur stampare, quale soggetto deve essere legittimamente investito di una tale autorità? Che la moneta debba essere stampata dai fiduciari di un grumo di interessi oligarchici e - si badi bene - interessi "privati", e - si badi ancor meglio - "stranieri", è qualcosa che dovrebbe ripugnare ad ogni coscienza dotata di un medio senso di indipendenza politica. Ma è proprio quel che accade oggi! Siccome la moneta a corso forzoso è, per sua natura, moneta-debito (essendo, il debito dello stato, l'unica garanzia possibile da iscrivere in passivo di bilancio, a fronte di quell'attivo che è l'emissione: stiamo pur sempre parlando di carta straccia, non dimentichiamolo), l'unica e sola situazione di legittimità è quella della moneta di proprietà popolare. Altrimenti si configura la risibile situazione, che più l'economia di una nazione cresce, più deve indebitarsi con l'istituto d'emissione (un ente privato!). Se l'Italia conseguisse quest'anno, per assurdo,una crescita del pil del 5%, il debito pubblico schizzerebbe alle stelle. Ma portatemi qui una testa d'uovo d'economista che sia in grado di provare nn dirò la legittimità (cosa impossibile) ma la sensatezza di una procedura del genere!

albertbac said...

1) Le nostre banche hanno molti problemi: non per i subprime, ma per le loro folli speculazione a riserva frazionaria. L'Ucraina è alla bancarotta, e forti "rumors" dicono che Unicredit ci è invischiata fino al collo. 2) Anch'io sono rimasto stupito dal tasso dell'8%: probabilmente Tremonti, che non si è dimenticato dello scherzetto che le banche gli fecero nella vecchia storia delle fondazioni bancarie (ve la ricordate?) ha fatto come il cinese: si è seduto sulla riva del fiume e ha aspettato il passare del cadavere del suo nemico. Ora la vendetta gliel'ha servita come un piatto di minestra, fredda ed indigesta. 3) Sui rapporti che la Fed deve presentare al Congresso ci andrei più cauto: la "democrazia" americana (ma a voi, che vi ispirate a Rothbard, la Fed non dovrebbe stare sulle scatole?) in molte sue istituzioni, militari e civili, è ormai inquinata dalla nota lobby. Scandalo delle elezioni in Florida, sospensione delle libertà civili con il Patriots act, controllo di dati sensibili del sistema delle comunicazioni telefoniche affidato a ditte straniere (guarda caso, israeliane), caso dell'antrace: che faceva e che sta facendo, il Congresso, su tutto ciò? 4) Liberissimi di credere che il signoraggio non sia il problema dei problemi; ma, almeno, abbiate l'onestà intellettuale di smetterla di appioppare agli stati responsabilità che ora non hanno. 5) In Europa è stata combattuta, a partire dal 18° secolo, una guerra silenziosa ma spietata per spogliare lo stato della facoltà di stampare moneta. Ma lo "stampare" moneta era il problema dell'ottocento e della prima metà del novecento. Il problema di oggi è il volume dei derivati: saranno circa 15 volte il pil mondiale e sottendono un debito che non potrà mai essere pagato. Ma voi pensate seriamente di poter tornare alla moneta-merce con un capitalismo di questa fatta?

Paxtibi said...

Siccome la moneta a corso forzoso è, per sua natura, moneta-debito (essendo, il debito dello stato, l'unica garanzia possibile da iscrivere in passivo di bilancio, a fronte di quell'attivo che è l'emissione: stiamo pur sempre parlando di carta straccia, non dimentichiamolo), l'unica e sola situazione di legittimità è quella della moneta di proprietà popolare.

Dal momento che il popolo è un'entità astratta, e non può quindi avere la proprietà di nulla, se ne deduce che chiunque dovrebbe avere il diritto di emettere moneta, così come avviene per qualsiasi altro prodotto: la libera interazione degli agenti sul mercato deciderà poi quale di queste monete sarà la più affidabile.

Qualsiasi limitazione di questo diritto non è che una versione del truffaldino sistema vigente.

ma a voi, che vi ispirate a Rothbard, la Fed non dovrebbe stare sulle scatole?

Ma infatti, la Fed è una cosa orrenda: proprio perché ha il monopolio della moneta.

Liberissimi di credere che il signoraggio non sia il problema dei problemi; ma, almeno, abbiate l'onestà intellettuale di smetterla di appioppare agli stati responsabilità che ora non hanno.

Intanto hanno la piena responsabbilità dell'aver creato le banche centrali...

Ma lo "stampare" moneta era il problema dell'ottocento e della prima metà del novecento. Il problema di oggi è il volume dei derivati: saranno circa 15 volte il pil mondiale e sottendono un debito che non potrà mai essere pagato

Bisogna sempre risalire alle radici dei problemi. Altrimenti non si capisce neanche come ha potuto formarsi la piramide dei derivati.

Ma voi pensate seriamente di poter tornare alla moneta-merce con un capitalismo di questa fatta?

Se non si elimina il braccio armato del corporativismo, ovvero lo stato, nulla si potrà fare. Solo attendere la catastrofe.

albertbac said...

Vabbè, se a te è sufficiente ripetere a pappagallo quattro formulette mandate a memoria e te ne ritieni soddisfatto, fatti tuoi. Non mi sembra molto produttivo per il dibattito. E, comunque, gli stati non si sono alienati della facoltà di battere moneta se non a malincuore; e l'hanno fatto sol perché erano finiti tutti quanti tra le grinfie del banchiere giudeo. Di questo essi portano, è vero, responsabilità storica, e assai pesante.

Giorgio Mattiuzzo said...

Pax, che ti dicevo? Non c'è niente da fare :-)

Santaruina said...

E' dura...

Paxtibi said...

E, comunque, gli stati non si sono alienati della facoltà di battere moneta se non a malincuore

Con la morte nel cuore! Li ho visti piangere, giuro!
Ma neanche la potenza degli eserciti ha potuto resistere al potere ipnotico del banchiere giudeo, maledizionen!

albertbac said...

Alcuni di voi sono proprio strani: qui c'è un sito che pubblica articoli di studiosi notevoli, e se uno prova a costruirci sopra un dibattito si trova di fronte non già a ragionamenti, ma nel migliore dei casi a litanie preregistrate, e nel peggiore, a mezze frasette ed espressioni di fastidio e sopportazione. Se vostro scopo è quello di starvene qui indisturbati, a ripetervi tra di voi i vostri mantra senza senso né contenuto fatemelo sapere, ché tolgo il disturbo.

Giorgio Mattiuzzo said...

Solo ora noto la foto del tipo. Ecco da dove veniva quel fetore...

Paxtibi said...

Be' Albertbac, una buona idea sarebbe che prima ti leggi il materiale di questi notevoli studiosi, e poi se ne discute.

Altrimenti capisci anche tu che una discussione in cui da una parte c'è un pesante deficit cognitivo non è una cosa granché stimolante: ci sono pagine e pagine qui che spiegano per filo e per segno perché il monopolio della moneta (ma qualsiasi monopolio per dirla tutta) è un male e non può provocare che danni, non vedo perché dovrei spendermi nei commenti per scriverti ciò che già hai a distanza di un clic.

E ti confesso anche che personalmente, di intavolare discussioni nei commenti non interessa più di tanto: spendo già molto tempo a studiare e tradurre il materiale di cui sopra, che volentieri metto a disposizione di tutti perché lo ritengo importante. Ogni tanto scrivo anche qualche mia riflessione, disegno qualche striscia, insomma sono soddisfatto così.

Se poi capita nei commenti di leggere un contributo particolarmente acuto o divertente tanto di guadagnato, ma il tempo è una risorsa scarsa e va speso con parsimonia. Tutto sommato, preferisco trovarci apprezzamenti e parole di incoraggiamento.

albertbac said...

Mah, sarà: sarà pure che io c'ho il deficit cognitivo; da quello che scrivi, il surplus di cognitività non mi sembra che si aggiri dalle parti tue, ma forse è perché tu sei un iniziato, e il mysterium magnum dell'anarcocomecavolosichiama te lo vuoi tenere tutto per te. Anzi, tutto per voi: ho capito chi vi considerate una setta. Una "formoletta" (così diceva Croce, ma forse nemmeno lui vi va bene: troppo "ottocentesco", cioè troppo statalista) come "deficit cognitivo", è più rivelatrice di tanti giri d'inutile fraseggiare pseudoconcettuale. Mi sa che vi fate pure le sedute di analisi anarcoide l'un l'altro, stesi sul lettino. Le vostre opinioni hanno presa zero sulla società, ma a voi non frega nulla: l'importante è che possiate continuare a lanciare le contumelie contro questo sporco stato "stampatore di moneta" (anche quando non la stampa più). Ma se vi piace così tanto farvi i gargarismi, perché non usate un buon colluttorio?

maurizio said...

Su Albertbac, Pax ha ragione, se gli Stati non vorrebbero più avere le banche centrali, avrebbero tutto il potere che vorrebbero, ma forse é più facile accomodarsi ad esse.
Pax ti ha risposto e pure bene.
Quando mio fratello inizio a spiegarmi certe teorie, mi dissi: " ma cosa gli sta succedendo?" e gli ribattevo con le stesse "teorie" totalitarie, generate dall`istruzione statale e dai massmedia.
Mi regalò un libro di Pascal Salin, "Liberalismo", e lo lessi, a fatica ma lo lessi.(non sono mai stato un gran lettore)
Fui scosso dal suo contenuto,e mi resi conto della cattiva informazione venduta in TV, sui giornali o a scuola.
La scuola austriaca non viene neppure insegnata alle università di economia.Puoi ben immaginare come sia difficile, ottenere "consensi".
Quindi ascolta Pax, non é supponenza la sua, ma un ottimo consiglio.
Lanciati nella lettura dei vari testi o prova a leggerti alcuni libri.
Intanto ringrazio per l` ennesima volta, Pax, per le sue traduzioni in italiano di testi inglesi.
Pane benedetto per me.
buona giornata a voi tutti

albertbac said...

Caro maurizio, prima di affermare certe tue personalissime opinioni "ex cathedra", come se tu fossi il papa, e prima di affermare che questo o quello hanno ragione, e bisogna seguirne i "consigli" io cercherei di essere meno sgrammaticato: quel "vorrebbero" calato in una proposizione secondaria, dove andrebbe il congiuntivo, mi lascia capire tante cose. E la prima, è proprio che dovresti dismettere questo tono saccente e cattedratico. Per quanto riguarda il pensiero libertario e la scuola austriaca, Pascal Salin (di cui ho letto la Tirannia fiscale), Rothbard e la casa editrice Liberilibri, non è che io sia completamente digiuno, al proposito. Rendo noto, anche se già lo saprete, che il personaggio Salin presenta anche le sue zone d'ombra: alla faccia del suo libertarismo, non ha disdegnato di collaborare col FMI, una istituzione che mi pare avere molto poco in comune col pensiero libertario; da bravo antistatalista, si è costruito la carriera all’ombra rassicurante del sistema universitario statale francese. Ma il punto centrale è un altro: è che nei vostri autoreferenziali post voi avrete sempre "ragione": nel senso che non vi misurate mai sul terreno dialettico, e non scendete mai nei dettagli. Il signor Paxtibi sa soltanto dire stato di mer.., mi ci pulisco il cu.. ecc. Il signor maurizio, dal canto suo, dispensa paternalismo a mezzo d'una rocambolesca grammatica italiana (non che il signor Paxtibi sia più ortodosso, in merito). Ecco il vostro livello teorico. L'unica (amena e leggera) vostra considerazione di contenuto, è la solfa riguardante il monopolio dello stato, che ripetete al di fuori di ogni concreto contesto: nemmeno le vecchiette che vanno a recitare il rosario in chiesa, sono tanto decontestualizzate come voi! Ma riguardo a questa faccenda del monopolio dello stato, c'è una coppia di paroline che spiega e scioglie in un istante le vostre martellanti lagne: "debito pubblico". E' lo stesso meccanismo del debito privato e delle carte di credito in America, dei subprime ecc. Quando sei indebitato, non sei più libero, hai un creditore a cui devi rendere conto. Se non paghi il mutuo alla banca, la banca ti prende la casa. Se il Tesoro non può rimborsare il capitale o servire il debito, i prestatori internazionali vogliono le privatizzazioni a prezzi di saldo; alcuni secoli fa, invece, vollero la Banca centrale e l'esproprio della stampa di moneta. Sono questi prestatori internazionali che voi, di fatto, appoggiate e sostenete, ad onta di tutte le chiacchiere di Rothbard. Siete le grucce dell'establishment, che ora non vi si fila, ha ancora troppo bisogno delle istituzioni statali che continua a corrompere, ma domani, chissà... Marx - e stavolta giustamente - ha individuato nel debito pubblico il primum mobile della riproduzione capitalistica allargata. Questo è ciò che voi difendete. Il signor Hoppe, di questo piccolo particolare del debito pubblico in Marx, pare essersi dimenticato. Chiara specie di memoria selettiva. O, forse, il signor Paxtibi ha saltato qualche frase, nella sua traduzione. Ma, nella sostanza, quella che a voi "non" interessa, cambia poco. E poi, signor maurizio, un minimo di aderenza alla realtà dei fatti: con tutto il rispetto di Pascal Salin, costui sarà pure un ottimo autore ma ci si deve rendere conto che non stiamo parlando di un cervellone alla Keynes... La verità sullo stato di cose presente si trova nel libro di G. Arrighi, "Il lungo XX secolo". Lì troverete le risposte alle vostre stanche, stolide domande sullo "stato monopolista che ha concesso il monopolio alle banche centrali perché gli è convenuto" e bla bla bla. Tutta fuffa, e lo sapete benissimo: l'idea di base di Rothbard e compagni è quella che oggi va per la maggiore: la privatizzazione del mondo, le categorie del diritto privato per governare tutto l'insieme dei fenomeni sociali: dalla sanità alla previdenza, dalle acque alla guerra, dai permessi per entrare con la macchina in centro a quelli per ottenere il passo carrabile davanti all'officina. Ci siamo; lentamente, ma ci si arriva. Ho idea che sarete tra i primi a capire di avere "leggermente" sbagliato qualcosa...

Paxtibi said...

Se il Tesoro non può rimborsare il capitale o servire il debito, i prestatori internazionali vogliono le privatizzazioni a prezzi di saldo;

Il Tessssoro non aveva alcun titolo a contrarre il debito in primo luogo.

con tutto il rispetto di Pascal Salin, costui sarà pure un ottimo autore ma ci si deve rendere conto che non stiamo parlando di un cervellone alla Keynes

Il cervellone di Keynes che scoprì il modo di derubare i lavoratori senza che se ne accorgessero...

l'idea di base di Rothbard e compagni è quella che oggi va per la maggiore: la privatizzazione del mondo

Ti faccio gentilmente notare che Fannie Mae e Freddy Mac sono già stati nazionalizzati, che ci si prepara anche da noi a nazionalizzare le banche, e che i cosiddetti bailout sono agli antipodi della privatizzazione e del libero mercato.

Quindi qui chi sbaglia non qualcosa, ma praticamente tutto sei tu, a partire dalla tua idea naif dello stato “vittima innocente” dei banchieri. Mai visto vittime così ben pasciute e sghignazzanti, sarà la sindrome di Stoccolma, chissà.

Comunque, a tua parziale discolpa si può addurre l'attenuante dei molti anni di indottrinamento statale obbligatorio, della cui efficacia sei una prova vivente.

albertbac said...

In primo luogo, nel mio post non erano in discussione le eventuali qualità di bontà e carità di Keynes, che personalmente non ho avuto modo di appurare: ho soltanto sostenuto che era un cervellone, e ci sono la sua storia personale e la sua carriera che stanno lì a dimostrarlo. A rappresentare l'Inghilterra a Bretton Woods c'era lui; alla Conferenza di pace di Versaglia, idem: e venne scelto dal suo governo non per raccomandazione o clientela, ma perché era molto, ma molto in gamba nella sua materia. In secondo luogo, con Fannie Mae, Freddie Mac e le banche ti sei dato la zappa sui piedi, perché è proprio quello che io sostengo: i privati (quelli grossi, naturalmente, perché il piccolo negoziante all'angolo che non ce la fa più è solo un ramo secco da tagliare perché "non regge la concorrenza ed il mercato" e via cantando: non è così che anche voi sostenete?) prima fanno fallimento insieme a tutta la loro sbandierata efficienza (e forse, è il caso che ti vai a ristudiare il ciclo del capitale finanziario, D-D'); poi, vanno col cappello in mano dallo stato, che hanno disprezzato e vilipeso fino ad un minuto prima, a farsi rifondere i danni dal contribuente, perché le loro imprese hanno comunque una "importanza nazionale"! Ma lo vuoi capire o no, che quelli che si riempiono la bocca di panzane come "diritto privato" ecc., sono proprio quelli che si vogliono tener buono lo stato e la sua mammella da ciucciare quando gli viene comodo? E che predicano le privatizzazioni della sanità e della previdenza perché così i soldi delle tasse dei contribuenti se li mettono in tasca loro? In terzo luogo, è ormai assodato che tu non sai leggere l'italiano: io non ho mai detto che gli stati sono vittime dei banchieri; io ho detto, e lo ribadisco, che semmai gli stati sono soci in affari dei banchieri. Grandi banche e grandi industrie sanno meglio, molto meglio di noi, che fa davvero comodo poter contare su una manina generosa che ti para il didietro alle viste della malparata. In quei casi, i globalizzatori internazionalisti dirittoprivatisti ecc. si riscoprono nazionalisti. Ma la realtà è che non ci si può aspettare una puntuale comprensione dell'italiano, da chi lo scrive come lo scrivete voi. In uno dei vostri articoli si legge: "Qual'è la differenza di principio fra i due casi?"; e poco sopra: "Qual'è dunque la sua famosa dimostrazione?". Gli errori, qui, cominciano ad essere troppi, e troppo gravi. Alle vituperate e scadenti scuole pubbliche mi hanno inculcato a forza nel cervello che si deve scrivere "qual è", senza apostrofo. Questi sono errori da matita blu, non li farebbe neppure un bimbo di dieci anni, temo. Ma immagino che voi sosterrete che la grammatica è una delle forme della coercizione statale; che la lingua - quando non sarà più proprietà dello stato, e sarà stata giustamente privatizzata - ciascuno la scriverà come vuole lui, o come dettano la migliore ortografia o sintassi reperibili sul "libbero" mercato della grammatica! Comunque, è vero, io ho fatto le scuole pubbliche. Voi, principini savoiardi di questo blog, con la vostra erre blesa, avrete certamente frequentato l'università Bocconi. Ma le elementari dove le avete fatte? Dai padri remigini???

Paxtibi said...

poi, vanno col cappello in mano dallo stato, che hanno disprezzato e vilipeso fino ad un minuto prima, a farsi rifondere i danni dal contribuente, perché le loro imprese hanno comunque una "importanza nazionale"!
Intanto, Fannie Mae e Freddy Mac erano solo formalmente istituti privati, visto che si tratta di creazioni dello stato, e certamente non l'hanno mai disprezzato e vilipeso. Così come non lo disprezzano né vilipendono i grossi industriali che vivono delle sue sovvenzioni e che, guarda caso, sono sempre quelli che contribuiscono più generosamente alle varie campagne elettorali.

Questo sistema, in effetti, si chiama corporativismo ed è il classico sistema economico – destinato al fallimento – che connota uno stato fascista. E questo avresti potuto leggerlo in diversi dei saggi presenti in questo blog, se avessi davvero voluto ridurre il tuo deficit cognitivo.

E che predicano le privatizzazioni della sanità e della previdenza perché così i soldi delle tasse dei contribuenti se li mettono in tasca loro?

Per la verità, quei soldi se li mette in tasca lo stato in primo luogo, dopo averli rubati ai privati, e ne fa quello che vuole.

Alle vituperate e scadenti scuole pubbliche mi hanno inculcato a forza nel cervello che si deve scrivere "qual è", senza apostrofo. Questi sono errori da matita blu, non li farebbe neppure un bimbo di dieci anni, temo.

Evidentemente ignori l'esistenza dei refusi, o forse stai solo tentando di attaccarti agli apostrofi data l'inconsistenza dei tuoi argomenti in materia economica.

A questo punto hai davvero rotto le scatole con la tua arrogante ignoranza e le tue provocazioni da fascistello frustrato. Ulteriori insulti e attacchi gratuiti saranno cestinati. Il mio tempo è sicuramente più prezioso del tuo.

vincenzo said...

[i]Alle vituperate e scadenti scuole pubbliche mi hanno inculcato a forza nel cervello che si deve scrivere "qual è", senza apostrofo[/i]

E' inutile che ti agiti e fai il professorino dei miei stivali quando non sai neppure che "qual'è" è tollerata e che tutto ciò non ha nulla a che vedere con l'argomento in questione e che a squola non ti hanno neppure accennato il dibattito sull'elisione e troncamento. C'è un dibattito in corso Link

Dice il Fochi che per quale « il troncamento è cosa del tutto finita, che appartiene alla storia, e non più all'uso della parola ». Egli prosegue citando il qual maraviglia di Brunetto Latini a Dante, che oggi più nessuno direbbe; e osserva che qual resta soltanto nel detto scherzosamente solenne Tal morì qual visse, in una o due espressioni come per la qual cosa. Ricordate le combinazioni con certo – in certo qual modo, un certo qual garbo, una certa qual mansione – egli insiste: « Ma ecco che qui mansione, di tre sillabe, preferisce la forma intera: "una certa quale mansione". E l'effetto aumenta con l'allungarsi del nome: "un certo quale spiritello", "una certa quale condiscendenza", ecc. ».Insomma, secondo il Fochi, essendo il qual tronco una cosa storicamente morta, c'è solo il quale da elidere; perciò, apostrofo.

[i]poi, vanno col cappello in mano dallo stato, che hanno disprezzato e vilipeso fino ad un minuto prima, a farsi rifondere i danni dal contribuente, perché le loro imprese hanno comunque una "importanza nazionale"! Ma lo vuoi capire o no, che quelli che si riempiono la bocca di panzane come "diritto privato" ecc., sono proprio quelli che si vogliono tener buono lo stato e la sua mammella da ciucciare quando gli viene comodo?[/i]

La zappa sui piedi te la sei data tu, rileggiti. Lo stato che salva i privati, lo stato che salva i privati, lo stato che salva i privati, lo stato che salva i privati...

[i]E che predicano le privatizzazioni della sanità e della previdenza perché così i soldi delle tasse dei contribuenti se li mettono in tasca loro?[/i]

Scusami, ma da quello che scrivi mi sembri molto confuso. In questo caso che riporti si dà (con l'accento professò?)per assunto l'esistenza dello stato che attraverso la coercizione distribuisce a suo modo la ricchezza. Che centra tutto ciò con li libero mercato?

Ashoka said...

Tutto giusto: peccato, però, che il sistema delle riserve e banche centrali abbia avuto origine proprio dall'esigenza (così dicevano all'epoca) di sottrarre agli stati il monopolio della emissione di moneta e, con il Tus in mano ai banchieri centrali (che "non" sono manager pubblici), pure della regolazione del credito.

Come sarà nata la prima Banca Centrale?

Bank of England The British central bank, popularly known as the ‘Old Lady of Threadneedle Street’, where its London office stands. It was founded in 1694 as an undertaking by 1268 shareholders to lend £1,200,000 to the government of William III to finance his wars against France. In return it received 8% interest and the right to issue notes against the security of the loan.

During the governorship of Montagu Norman, which lasted from 1920 to 1944, the Bank made deliberate efforts to move away from commercial banking and become a central bank. In 1946, shortly after the end of Norman's tenure, the bank was nationalised by the Labour government.

Ora è addirittura pubblica, quindi?

Ma il punto centrale è un altro: è che nei vostri autoreferenziali post voi avrete sempre ragione": nel senso che non vi misurate mai sul terreno dialettico, e non scendete mai nei dettagli.

Mi sembri uno di quelli dei comitati marxisti leninisti che ce l’avevano tanto con la dialettica ma poi, interrogati sul Capitale di Marx, mi confessarono candidamente di non averlo mai neanche letto.

Marx - e stavolta giustamente - ha individuato nel debito pubblico il primum mobile della riproduzione capitalistica allargata.

Questa frase è priva di senso se non la poni all’interno del pensiero di Marx. Questi credeva e sosteneva che il valore fosse oggettivo e determinato dal lavoro e che il denaro misurasse questo valore. Siccome lo scambio, per definizione di valore oggettivo, avviene tra merci di pari valore in uno scambio commerciale M-D-M non si crea valore ed il denaro scompare.

E’ differente, per Marx, il caso in cui si compra con denaro della merce per rivenderla ad un prezzo più alto D-M-D’ in quanto in questo caso, apparentemente, si scambia denaro per… più denaro e quindi si crea valore. Uno che la pensa così come potrebbe considerare il prestito ad interesse, ovvero un processo in cui apparentemente il denaro genera valore da sé stesso?

Secondo Marx con il prestito da interesse il Capitale si riproduce e si allarga e chi è stato, storicamente, il più grande debitore se non lo Stato? Eccoti il primum mobile…

Peccato che il ragionamento faccia acqua sin dalle sue fondamenta, ovvero dal “valore oggettivo” sino al denaro che diventa Capitale e si autocrea. Ma purtroppo credere che stampare denaro crei “Capitale” è un’idea tanto sbagliata quanto pericolosa e nello Zimbabwe sanno bene perché.

maurizio said...

Ciao albertbac, ti ringrazio per le tue segnalazioni.
Comunque niente di nuovo, non sono mai stato forte in grammatica.
E chiedo scusa a Pax, per il tempo prezioso che ha perso.
Buona serata a voi tutti

Paxtibi said...

Insomma, Albertbac non ha ragione neanche sugli apostrofi.

Un record!

(Mi toccherà mica aggiungerlo in tutti gli articoli?!)

albertbac said...

1) Sapevo che vi sareste affidati alla risibile faccenda del dibattito su elisione e troncamento; ma una regola è una regola, e andrebbe rispettata, tanto più che: a) non è elisione ma apocope; b) voi, che non volete rispettarla, non siete poeti laureati (nel senso dell'alloro che cinge la testa dei prediletti dalle muse). Fuor di metafora: non siete dei “classici”, se non nell’arte della mistificazione. Lo si capisce facilmente da come scrivete; per cui sareste voi, proprio voi a dover più di tutti osservare certe prescrizioni. Oltretutto, il Fochi non è un grammatico; è uno scrittore che ha prodotto un libercolo sulla lingua italiana, privo di qualunque autorità. Se invece lor signori principini Vincenzo e Paxtibi, si degnassero di fare una visitina al sito dell'Accademia della Crusca - UNICA entità legittimata ad un pronunciamento ultimativo ed incontrovertibile su questioni linguistiche in genere - scoprirebbero che le cose stanno proprio come dico io: esistendo la forma tronca "qual", scrivere “qual’è” costituisce un errore. La scempiaggine che “qual” ormai non si usa più, e quindi “qual’è” si può scrivere, se l’è inventata uno che con la scienza della lingua ha ben poco a che vedere. Ma siete pur sempre degli anarchici, è normale che le regole ve le facciate da soli. Ah già, dimenticavo: la Crusca è parte dello statalismo italiano, quindi per voi non ha alcuna autorità in materia. Franco Fochi, invece, è uno che si fa valere sul libero mercato, quindi ha ragione lui!
2) La Banca d'Inghilterra è un istituto pubblico, ma lo sanno tutti, ma proprio tutti che è da secoli nelle mani dei Rothschild, come tutta la Corona britannica. I Rothschild salvarono l'Inghilterra nel 1825 con il loro oro: 10 milioni di sterline in oro! In cambio, il possesso della zecca reale! “I care not what puppet is placed upon the throne of England” ecc. Vi dicono niente queste parole del vostro (probabile) correligionario Nathan Mayer? Non le ha mica buttate lì a caso, sapete? Vogliamo invece trattare della Bce? Sapete qualcosa della “convenzione” con la quale è stata fondata la Bce?
3) L’esperto (per modo di dire) di marxismo signor Ashoka, che dovrebbe essere tutt’al più un orecchiante (ops, scusate: con le vostre regole della nuova lingua italiana e con Franco Fochi a dettarle, ora si deve scrivere: un’orecchiante. Chiedo venia…) si è lanciato in una lezioncina che sembra, più che altro, una divagazione. Io non ho parlato di D-M-D’, ma della formula del capitale finanziario: D-D’, volendo riferirmi all’attuale scenario di disastro finanziario provocato da quegli agenti capitalistici che tanto vi piacciono. Questa “passeggiata” tra le vestigia marxiste così maldigerite del signor Akosha è rivelatrice. Excusatio non petita, dicevano gli antichi… Si capisce che la teoria del valore-lavoro è al centro dei suoi pensieri. Magari egli è un “rentier”, quindi avrà le sue ragioni. Capisco bene che dissolvere qualunque concetto di oggettività del valore è nell’interesse della classe dominante, ma insomma, signor Ashoka: vista la sua erre blesa così tanto patrizia, dovrebbe almeno sforzarsi di salvare un minimo le apparenze! Comunque, il suo panegirico, più inconsistente di una mousse, termina affermando quello che affermo io: il primum mobile dell’accumulazione capitalistica allargata è lo stato! Quello stato che tanto disprezzate, è la condizione indispensabile degl’incredibili guadagni della classe dei capitalisti. “Il capitalismo può trionfare solo quando si identifica con lo stato, quando è lo stato”: queste parole le scriveva un certo Ferdinand Braudel. Uno che stava alla pari dei von Mises e Boehm-Bawerk, per tacere di Rothbard. Riporterò un’altra citazione di uno che di economia, forse non ci capiva niente (a giudicare dai vostri metri di giudizio, almeno), un certo Max Weber (scusate se è poco): “Il conflitto concorrenziale [tra gli stati nazionali] determinò le massime opportunità per il capitalismo occidentale. Il singolo stato doveva competere per il capitale, che poteva spostarsi liberamente e gli prescriveva le condizioni a cui era disposto a dargli l’aiuto necessario per diventare una potenza”. Il debito pubblico, appunto: lo stato (o meglio, gli agenti governativi), in combutta con gli agenti capitalistici conferiscono al denaro la facoltà di procreare, anzi: di riprodursi “allargato”. Questo è il ciclo D-D’, ma non D-M-D’! Lo sa, signor Ashoka, cosa dice Marx al proposito della differenza tra questi due cicli? “Come con un colpo di bacchetta, [il debito pubblico] conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale”! Pensi un po’: lo stesso Marx concedeva un titolo di merito all’investimento industriale, rispetto alla ributtante rendita da interesse sul debito pubblico, che arricchisce gli strati dominanti col sangue dei ceti popolari.
4) Il signor Paxtibi non dovrebbe dimenticare che Fannie Mae e Freddie Mac servivano ad operazioni di “risconto” (mi si passi il termine: non sarà correttissimo, ma è per farmi capire) dei mutui. Quegli istituti erano capitalizzati (se non erro, con apporti sia pubblici che privati) per rilevare i mutui accesi dalle banche di credito ordinario. E perché, questo? Perché le banche “preferivano” la liquidità (vedete, anche qui Keynes, che la sapeva lunga, ci torna buono): le banche non volevano tenersi i mutui trent’anni per guadagnarci i risibili tassi d’interesse del mercato immobiliare, ma volevano avere i soldi tutti e subito (e soldi freschi, non promesse di pagamento) da buttare sulla grande roulette dei derivati? Bene, ecco Fannie e Freddie pronti all’uso! Erano le banche a trarre la massima convenienza da Fannie e Freddie! Anzi, concedevano mutui per il 100 e anche il 110% (si sa, qualche soldo per la ristrutturazione ci vuole) del valore dell’immobile, indovinate perché?
5) Al signor Vincenzo, gran copiator-ed-incollator di wikipedia, ho già risposto riguardo l’apostrofo: la Crusca contro Fochi (ad uso dei neofrequentatori di questo blog: sì, è proprio così, avete letto bene: il ciclopico ingegno di Franco Fochi, altro che Gian Luigi Beccaria!!), è una partita senza storia. Spero che le citazioni di Braudel e Weber lo abbiano illuminato su questa storia dello stato che salva i privati: è il mio ultimo tentativo, se non dovesse andare a buon fine, vorrebbe allora dire che siete proprio “di coccio” (e mi sa tanto che così andrà finire…). Quest’ultima illazione è confortata dal fatto che il signor Vincenzo, in chiusa del suo intervento, testualmente scrive: “ …che centra questo con il libero mercato”? Ebbene, ecco il miracolo di una mistica trasformazione: l’impavido assertore dell’apostrofo, il cavaliere della lingua attuale di contro a quella morta dell’epoca del cucco, colui che si immolerebbe per salvaguardare la libertà di ficcare un apostrofo là, dove non dovrebbe esserci, qua, invece di scrivere “c’entra”, e cogliere la ghiottissima occasione di un apostrofo da piazzare ad hoc, che ti fa, invece? Non ce lo mette! Incomprensibile, ma nemmeno molto. Ora, tante cose mi si chiariscono: il vostro è veramente il mondo alla rovescia!
Quanto al saccheggio delle risorse estratte dall’imposizione fiscale, mi sembrava di essere stato molto chiaro, signor Vincenzo: quando il sedicente ed inesistente libero mercato fallisce - ma alludo al libero mercato dei pezzi grossi, lo ribadisco, non ai negozietti sotto casa, dei quali non frega niente a nessuno, men che meno a voi - bussa alla porta dello stato (in un certo senso, alla porta degli stati della “civiltà” occidentale) e comincia a dire: la sanità pubblica è inefficiente, tagliare, privatizzare; la scuola pubblica fa schifo, lo stato deve risparmiare; le pensioni? Basta con le pensioni, la vita s’è allungata troppo, la medicina ha fatto il resto, lo stato diminuisca i rendimenti, al resto ci pensi la seconda gamba, il tfr, la gamba di legno dei fondi pensione ecc. Il fisco, però, continua ad estorcere soldi al contribuente: e chi volete che se li prenda, quei fondi? Ma il “libero mercato”, caspita: t’è capì?
6) Mi scuso con il regale uditorio per avere occupato troppo spazio, e infine, mi scuso anche con il signor Maurizio, verso il quale sono stato un po’ pesantuccio. Ma c’è una cosa che mi intriga, in quanto scrive: egli si duole di aver fatto perdere del tempo al signor Paxtibi. Sembra che costui sia molto geloso di questo capitale, il tempo: ne ha ben donde, è l’unico capitale che nessun interesse potrà mai ripagare. Ma ciò vale per ciascuno di noi: cosa avrà di tanto speciale, il tempo del signor Paxtibi?

Paxtibi said...

Tutta questa pappardella per dir cosa, alla fine? Che lo stato serve interessi particolari? Che ruba ai molti per dare ai pochi ammanicati?

Bella scoperta, aspettavo te per capirlo!

Solo che, mi par di capire, tu vorresti sostenere che, per farla breve, lo stato è così perché guidato dalle persone sbagliate. Qui sosteniamo, invece, che lo stato è così perché questo è sempre stato il suo scopo, e nessun altro.

Perché un'istituzione benevola, ovviamente, non ha alcun bisogno di essere coercitiva. Se è coercitiva, non ha intenzioni benevole. Come non ne ha chi vorrebbe impadronirsene, per guidarla in nome del “bene comune” o di qualche altro “ideale” che infesta il suo cervello o magari solo la sua bocca.

Per il resto, il tuo intervento è una tale collezione di tiri fuori bersaglio e di illazioni che non vale neanche la pena di indugiarvi oltre.

Ripeto: il mio tempo è prezioso. Perché è mio.

albertbac said...

Ok il tempo tuo è prezioso, come quello di tutti noi: ma se non vuoi sprecarlo con me, perché lo sprechi? Comunque il tuo metodo è ottimo, lo seguirò anch'io, d'ora in poi, è l'uovo di Colombo. Tu hai torto? Perché? Perché hai torto. Più o meno, la logica dei tuoi ragionamenti è questa. Abschied...

Paxtibi said...

In realtà io perché hai torto te l'ho anche spiegato, ma tu niente, duro!

Prendiamo atto della inconciliabilità delle nostre convinzioni, per me non c'è problema, almeno finché qualcuno non pretende di impormi la sua con la forza.

Leggi quello che vuoi sul blog, chissà che non serva a farti cambiare idea almeno su qualcosa. Che sarebbe poi il motivo per cui ci spendo tanto del mio prezioso tempo...

Ah, e segnalami pure eventuali apostrofi fuori posto, provvederò senz'altro a correggere.

Un Curioso said...

Albertbac, molto interessante quello che dici.
Però non riesco a comprendere come conciliare tutto il tuo discorso con quello che sta facendo adesso Obama e quello che si accingono a fare i governi Europei.
Non mi pare che siano in vista delle privatizzazioni... o sbaglio?
Anzi... nel Regno Unito il governo è ad un passo dal stampare direttamente sterline saltando la Banca d'Inghilterra.

P.S.
Lodevole la tua battaglia per la lingua Italiana, ma oramai (si può dire?) dovrai rassegnarti alla più moderna Neolingua.

albertbac said...

Per il signor Curioso: innanzi tutto ti dirò che è un piacere scambiare post con te: a differenza di paxtibi, sei educato e non reciti la parte del sordo che non vuol sentire. Quello che farà la Banca d'Inghilterra lo vedremo. Se dovessero restituire la moneta al popolo, evviva, ma avrei molti dubbi sulla genuinità della mossa. Vogliono solo aspettare che passi la buriana per ricominciare l'andazzo di prima. E tuttavia, quello che è accaduto in Inghilterra è chiaro: siamo al default, ragazzi. Il libero mercato ha fatto fallimento. Perché il libero mercato di cui favoleggia l'anarcocapitalismo non esiste: è una favola, appunto. Se il capitalismo non si fa stato, non esiste: i mercanti-oligarchi veneziani lo sapevano bene. E dunque, come potrà mai esserci un capitalismo anarchico? Quanto ad Obama, ce lo hanno messo i poteri globalisti. La via al governo mondiale è aperta, signori...

Ashoka said...

L’esperto (per modo di dire) di marxismo signor Ashoka, che dovrebbe essere tutt’al più un orecchiante (ops, scusate: con le vostre regole della nuova lingua italiana e con Franco Fochi a dettarle, ora si deve scrivere: un’orecchiante. Chiedo venia…) si è lanciato in una lezioncina che sembra, più che altro, una divagazione.

Non sono “un esperto di marxismo” ma ho semplicemente letto il Capitale di Marx. Tu l’hai letto fino in fondo? Noti qualche incongruenza tra quanto affermato nel primo e nel terzo libro?

Io non ho parlato di D-M-D’, ma della formula del capitale finanziario: D-D’, volendo riferirmi all’attuale scenario di disastro finanziario provocato da quegli agenti capitalistici che tanto vi piacciono.

Ma non l’hai detto. Hai sparato una frase ad effetto che, per chi non conosce la teoria economica marxista , è senza senso. Io mi sono limitato a spiegare dove volevi andare a parare.

Questa “passeggiata” tra le vestigia marxiste così maldigerite del signor Akosha è rivelatrice. Excusatio non petita, dicevano gli antichi… Si capisce che la teoria del valore-lavoro è al centro dei suoi pensieri. Magari egli è un “rentier”, quindi avrà le sue ragioni.

Ecco che arriva puntuale l’accusa di essere un “rentier”, capitalista, borghese, schiavo delle banche. Non sussistendo argomenti per controbattere si passa ad attaccare la persona.

La teoria del “valore lavoro” l’ho tirata in ballo perché serve a capire come mai Marx ritiene che il prestito ad interesse “crei valore”. Altre teorie economiche vedono l’interesse invece come la misura del tasso di preferenza temporale di chi presta il denaro.

Ad esempio se oggi presto 1000 euro a Paxtibi per un anno sto di fatto rinunciando ad utilizzare quei 1000 euro (lasciando stare il fatto di rischio credito) e questa rinuncia viene ripagata con l’interesse.

Capisco bene che dissolvere qualunque concetto di oggettività del valore è nell’interesse della classe dominante, ma insomma, signor Ashoka: vista la sua erre blesa così tanto patrizia, dovrebbe almeno sforzarsi di salvare un minimo le apparenze!

Ma il concetto di “valore oggettivo” cade miseramente di fronte a qualsiasi riscontro empirico ed è infatti stato abbandonato da tempo a favore della teoria marginalista e soggettiva del valore. Forse dobbiamo stare a discutere di quanto vale una bottiglietta d’acqua in mezzo al deserto oppure all’interno di un supermercato? Oppure di quale sia il “valore oggettivo” della pallina del record di fuoricampo di Barry Bonds?

Comunque, il suo panegirico, più inconsistente di una mousse, termina affermando quello che affermo io: il primum mobile dell’accumulazione capitalistica allargata è lo stato!

In realtà ho spiegato cosa volessi dire tu con quell’affermazione, dal momento che i tuoi unici contributi al thread sono stati un discorso narcisistico, ornato e ripieno di clausule ample, di parole ampullose e magnifiche, ma vuoto di contenuti e la derisione di un utente per l’uso scorretto di un apostrofo.

Tutto molto snob


Il debito pubblico, appunto: lo stato (o meglio, gli agenti governativi), in combutta con gli agenti capitalistici conferiscono al denaro la facoltà di procreare, anzi: di riprodursi “allargato”. Questo è il ciclo D-D’, ma non D-M-D’! Lo sa, signor Ashoka, cosa dice Marx al proposito della differenza tra questi due cicli? “Come con un colpo di bacchetta, [il debito pubblico] conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale”! Pensi un po’: lo stesso Marx concedeva un titolo di merito all’investimento industriale, rispetto alla ributtante rendita da interesse sul debito pubblico, che arricchisce gli strati dominanti col sangue dei ceti popolari.

Mamma mia la scoperta dell’acqua calda! Se investo in un’azienda e questa non ha un ritorno economico rischio fortemente di perdere i miei soldi mentre se compro un titolo di stato conto sul fatto che il “ritorno economico” verrà finanziato con le tasse. Ci voleva Marx per capirlo.

Soltanto che il caro Karl Marx ritiene illegittimo anche il primo, per i motivi che ho spiegato sopra, ed è il motivo per cui considera che i Capitalisti, per ottenere un reddito, debbano necessariamente sfruttare i lavoratori

vincenzo said...

(Mi toccherà mica aggiungerlo in tutti gli articoli?!)

Per non sbagliare puoi usare il correttore automatico di word

è uno scrittore che ha prodotto un libercolo sulla lingua italiana, privo di qualunque autorità

Professo (senza l'accento ;) in base a quale parametro si stabiliscono le autorità?

Al signor Vincenzo, gran copiator-ed-incollator di wikipedia,

Almeno metto i link, non sbircio nel dizionario dei sinonimi :O

Quello stato che tanto disprezzate, è la condizione indispensabile degl’incredibili guadagni della classe dei capitalisti

Professò, lei può benissimo attribuire a piacere il significato alle parole, può donare tutti gli accenti che vuole, ma il capitalista che trionfa con lo stato fa ridere le mosche.

Può ben dedicarsi all'arte della colta citazione per dimostrare d'aver studiato e sopperire ad un grosso senso di inferiorità, ma che qualcuno abbia detto che il capitalista trionfa con lo stato non cambia il significato delle parole. Sarebbe più che interessante vedere questi sedicenti capitalisti senza l'aiuto dello stato.

Professò, io credo che lei si faccia distrarre dagli accenti, si perda nell'orazione dell'autorità, dapprima grammaticale, poi statale ed infine filosofica.

Guardi, anche lei è un individuo. Se vuole può liberarsi dalla rigidità grammaticale, dalla repressione autoritaria.

quando il sedicente ed inesistente libero mercato fallisce - ma alludo al libero mercato dei pezzi grossi

Mi dia pure una definizione di libero mercato, sempre se riesce a fare pace con se stesso prima.

immolerebbe per salvaguardare la libertà di ficcare un apostrofo là, dove non dovrebbe esserci, qua, invece di scrivere “c’entra”, e cogliere la ghiottissima occasione di un apostrofo da piazzare ad hoc, che ti fa, invece? Non ce lo mette!

E' (è un accento non l'apostrofo :D) vero professò, ho sbagliato, questo vuol dire che almeno su qualcosa di moltissimo(!) importante ha ragione. Dorma pure sogni tranquilli, non tutto è perduto :D

La Bestia said...

E' un nazifascistello represso, di mezza età, che gira per la Rete generando flame quasi ovunque scriva commenti, da YouTube a EffeDiEffe (cercare "albertbac" con Google per credere).

Ora è qui, e forse si accanisce tanto nei commenti a quest'articolo perchè desidererebbe tanto comprare una Jaguar, ma non può; questo perchè lo Stato corporativista (fascista), di cui Egli non potrebbe a fare a meno per ragioni di indottrinamento (e di cuore, checchè ne dica), ha fatto sì che i 79 € che Egli guadagna in 16 ore di duro lavoro non sarebbero sufficienti nemmeno per un pieno di carburante della suddetta Jaguar.

OFF TOPIC:
Non sarebbero stati sufficienti neanche per un biglietto in tribuna Monte Mario in occasione del derby vinto dalla Maggica il 16 novembre 2008.

libertyfighter said...

@albertbac. Vediamo se riesco a spiegarti io qualcosa, visto che sei riuscito a litigare con tutti i commentatori. Cercherò anche di utilizzare un linguaggio aulico e forbito, in modo da non scandalizzare la tua cultura. Però fammi il favore di cercare di capire le mie argomentazioni. Punto primo. Ad un certo punto dici :
"appurato che qualcuno la moneta la deve pur stampare"

Ecco, nessuno ha mai appurato questa cosa. Per il semplice fatto che la moneta deriva uno ad uno dallo scambio, dal baratto. E' una merce come tutte le altre, solo che è comoda da trasportare e da conservare. Per tale ragione, non può essere "stampata", esattamente come non può essere "stampato" un terreno, una casa o qualsiasi altra merce. La quantità di moneta globalmente circolante rappresenta sostanzialmente tutta la proprietà esistente al mondo. E questo è vero sia che la moneta circolante sia 1Kg sia che essa sia 1Tg (tera grammo unità inventata da me). Si noti come uso dei valori di peso per le monete. Non è un caso.
L'unica differenza tra avere 1 Kg e 1 Tg di moneta è nel valore intrinseco di essa. Quando qualcuno quindi "stampa o crea" moneta, non aggiunge affatto proprietà, non crea valore, ma aumentando la massa monetaria a fronte della stessa "proprietà globale", diminuisce il valore della moneta.
Capito questo, diventa veramente dura giustificare una azione il cui effetto principale è il depauperamento di TUTTI a beneficio dei pochi che riceveranno la nuova carta moneta per primi.
Quando poi coloro che ricevono la carta per primi sono sempre i governanti, si capisce anche il motivo per cui lo Stato, di cui la FED e la BCE non sono altro che il braccio destro, ci racconta di continuo che il diritto di "stampare" moneta esiste e svolge un importantissimo ruolo.
Questo preambolo per dire che il problema non è CHI stampa la moneta, ma il fatto stesso che qualcuno crei con una stampante dei certificati con su scritto l'equivalente di "Con questo ci compri risorse reali". Per il semplice fatto che le risorse reali sono finite (il contrario di infinite), e i fogli di carta o i bit sui computer, no. Le soluzioni che l'economia Austriaca propone sono molteplici. Da un ritorno ad un gold standard e riserva integrale, fino all'abolizione del corso forzoso, che da solo garantirebbe la fine di tutto questo schifo. Con la nascita di migliaia di "zecche private", il mercato da solo selezionerebbe le monete che danno più garanzia, e non ci vuole un genio a capire che sarebbero solo quelle che sono coperte da beni reali. Ovvero quelle con su scritto : "Questa moneta ti dà diritto ad 1 grammo di X, contenuto nella riserva Y nel posto Z".
Tra le soluzioni che l'economia Austriaca NON propone, c'è la classica soluzione signoraggista, ovvero tornare allo Stato che stampa moneta SENZA le banche centrali. I motivi mi pare siano ben chiari dalla precedente digressione.
Punto due.
Basi economiche.
Non ha alcun senso leggere o parlare di ciò che Marx ha scritto in economia, proprio perché come ha spiegato Ashoka, Marx utilizza la teoria del valore lavoro, dalla quale deriva poi tonnellate di deduzioni. Ma la teoria del valore lavoro è stata bruciata, scartata, stralciata dalla storia. Fu Menger a seppellirla con la teoria marginalista, che poi venne adottata anche da quel Keynes che reputi un cervellone. La teoria marginalista viene adottata da tutti, semplicemente perché funziona, cosa che invece la teoria del valore lavoro non fa.
La teoria in questione infatti reputa oggettivo il valore, cosa che già distruggerebbe qualunque libero mercato. Se infatti il valore è oggettivo, gli scambi tra due persone non esisterebbero in quanto o uno perde e l'altro vince, oppure lo scambio è in pari e allora non avrebbe senso farlo. Però quando io scambio un maiale con una pecora è perché io ritengo che il maiale abbia PER ME minor valore della pecora, e parallelamente ho incontrato uno per cui il maiale ha più valore della pecora in questione.
Inoltre la teoria del valore lavoro creerebbe implicazioni del tipo che se io impasto feci per tre giorni, spendendo enormi quantità di lavoro per creare una amalgama fine, poi trovo qualcuno che è disposto a spendere 150 euro (costo del lavoro speso), per comprare questa merda. Cosa che invece non avviene.
Quindi, dato per assodato che un libro che basa le sue deduzioni su un assioma sbagliato E' sbagliato tutto, l'unico modo proficuo di utilizzare il Capitale di Marx, è usarlo per fermare le porte che sbattono.
Passiamo all'economia Austriaca.
Si parla di economia austriaca e ti sembra che questo risuoni come un mantra, perché nel panorama economico mondiale, l'economia Austriaca è l'UNICA che regge. E non lo diciamo perché siamo accoliti fans con le fette di prosciutto sugli occhi. Lo diciamo perché l'economia mainstream di radice keynesiana, ha dei forti, fortissimi problemi quando valuta alcuni punti cruciali, come la struttura del capitale, che viene considerato indistinto ed atemporale, quando si rifà ad una condizione di "mercato in equilibrio", che non esiste in realtà e che mai si verificherà, quando si ostina ad eliminare il fattore temporale nelle discussioni economiche e cerca inutilmente di ridurre il tutto a formule matematiche di interesse ingegneristico, ma sicuramente non sociale. Sono deficit di carattere prettamente economico, che inficiano poi tutte le decisioni che vengono prese sulla base delle stesse.
Quando si pensa che il tasso di interesse debba essere regolato centralmente, si ha solo la dimostrazione che non si è capito cosa sia il tasso di interesse. Quando poi si pensa che gli investimenti siano stimolati dal consumo, si dimostra che non si ha affatto chiara la struttura produttiva, il ruolo del risparmio e il ruolo del consumo in una economia ad alta divisione del lavoro. Quando poi qualche "cervellone" invita ad indebitarsi per far crescere l'economia, oltre a ribadire di non aver capito il significato di risparmio, consumo e capitale, significa che non ha capito neanche la favoletta della cicala e della formica.
Se poi invita i politici ad indebitarsi per rilanciare l'economia, con i soldi degli altri, significa che o è proprio scemo, oppure riceve laute prebende dai politici. Se poi arriva a dire che si può far crescere l'economia scavando buche e poi richiudendole, vuol dire che di economia non ha mai capito una fava e che "economia" non ha proprio idea di cosa sia.
Riuscire a sprecare un mese di lavoro di un paio di persone per non fare nulla di utile, e chiamarlo "incentivo all'economia" è possibile solo per i folli.