Tuesday, November 13, 2007

Strategia libertaria

Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo.
(Sun Tzu, L'arte della guerra)


Devo confessare una cosa: quando sento dei sedicenti libertari appoggiare l'attuale guerra al terrore la mia mano corre veloce alla pistola. A meno di non voler trasformare anche il libertarismo con le note tecniche neolinguistiche, infatti, per esso l'unica guerra che non infrange il principio di non aggressione è la guerra di difesa. E questo a prescindere dal giudizio sulle guerre attuali, la cui legittimità il rispetto che ho per me stesso mi impedisce anche solo di prendere in considerazione: sono tali e tante le ridicole menzogne che la propaganda bellica ha posto alla base della costruzione ideologica a loro giustificazione che mi sembra inutile perderci altro tempo.

Mi preme però chiarire la distinzione tra la legittima difesa e la guerra d'aggressione, già ben esplicata da Rothbard del resto, ma che ad alcuni "libertari" sembra ancora sfuggire. Leggiamo:
Supponiamo che, in questo mondo, Jones scopra che lui o la sua proprietà stanno subendo un'aggressione da parte di Smith. È legittimo, come abbiamo visto, che Jones respinga questa invasione tramite l'uso della violenza difensiva. Ma, ora dobbiamo chiederci: è nel diritto di Jones usare aggressivamente violenza contro terzi innocenti nel corso della sua legittima difesa contro Smith? Chiaramente la risposta deve essere “no.” Poiché la regola che proibisce la violenza contro la persona o la proprietà di uomini non colpevoli è assoluta; vale a prescindere dai motivi soggettivi per l'aggressione. È sbagliato e criminale violare la proprietà o la persona altrui, anche se uno è un Robin Hood, o è affamato, o sta difendendosi contro l'attacco di un terzo uomo. Possiamo capire e simpatizzare con i motivi in molti di questi casi e situazioni estreme. Noi (o, piuttosto, la vittima o i suoi eredi) possiamo più tardi attenuare la colpa quando il criminale verrà processato, ma non possiamo eludere il giudizio che questa aggressione è comunque un atto criminale, che la vittima ha ogni diritto di respingere, con la violenza se necessario.
Ora, è ovvio che in una situazione di conflitto “shit happens”, ovvero è possibile, con tutta la buona volontà, che qualche innocente ci vada di mezzo. È altrettanto evidente, però, che un libertario dovrebbe prendere ogni precauzione possibile per evitare che questo accada, pena la sua caratterizzazione come aggressore a sua volta, e prima ancora dovrebbe esser certo della colpevolezza di colui contro il quale mette in atto la sua ritorsione:
Supponiamo, allora, che il McCoy sopravvissuto trova quello che crede essere il colpevole Hatfield e lo uccide a sua volta? Cosa succederebbe allora? Va benissimo, salvo che McCoy può dover preoccuparsi per le accuse portate contro di lui da un Hatfield sopravvissuto. Qui si deve enfatizzare che nella legge della società anarchica basata sulla difesa contro l'aggressione, le corti non potrebbero procedere contro McCoy se in effetti uccidesse il giusto Hatfield. Il problema si presenterebbe se le corti trovano che ha fatto un grave errore e ha ucciso l'uomo sbagliato; in quel caso sarebbe a sua volta trovato colpevole di omicidio. Certamente, nella maggior parte dei casi, gli individui vorranno prevenire tali problemi presentando il loro caso di fronte ad una corte e guadagnare quindi l'accettazione sociale per la loro rappresaglia difensiva – non per l'atto della rappresaglia ma per la correttezza di decidere chi potrebbe essere il criminale in ogni dato caso.
Non credo ci sia molto altro da aggiungere alle parole di Rothbard, del resto un principio o è valido sempre o non lo è, e in questo caso dovremmo concludere che il libertarismo non può essere messo in pratica: una legge che consenta eccezioni comporta automaticamente la necessità di un'autorità superiore che decida in quali casi tale principio possa essere infranto. L'eccezione che si vorrebbe presentare è, nientemeno, la pratica di utilizzare scudi umani per proteggersi durante un'aggressione.

Non sfuggirà ai più attenti il particolare che questo degli scudi umani è un mantra ripetuto ossessivamente dai vertici di stati piuttosto aggressivi, quali gli Stati Uniti e Israele, ma non mi interessa, in questa sede, smentire tale propaganda (per quanto mi sorprenda il vederla accettata acriticamente anche da chi dovrebbe aver ben chiara la natura menzognera dello stato), quanto ribadire come anche in questo caso il principio di non aggressione rimanga uno strumento di valutazione valido.

Prendiamo quindi in esame il caso di un aggressore che si faccia scudo con il corpo di un innocente. L'aggredito ha il diritto di difendersi? Ovviamente sì. Ha il diritto di nuocere allo “scudo umano”? Ovviamente no. Nel momento in cui lo facesse, sarebbe a sua volta un aggressore, e come tale colpevole e perseguibile. Un'eventuale ritorsione della vittima o dei suoi familiari nei suoi confronti sarebbe di conseguenza perfettamente legittima.

L'usuale obiezione in questo caso è che, nel mondo reale, non è possibile garantire l'incolumità di terzi innocenti senza inficiare l'efficacia della propria legittima difesa. Intanto precisiamo subito che tale obiezione non giustifica in alcun modo l'aggressione costituita dal danno subito dall'innocente preso in mezzo, ma può solo essere considerata un'attenuante (e un'aggravante per chi l'ha usato come scudo). Ancora Rothbard:
In breve, A aggredisce B perché C sta minacciando, o aggredendo, A. Possiamo considerare la maggiore colpevolezza di C in questa procedura, ma ancora identifichiamo questa aggressione da parte di A come atto criminale che B ha ogni diritto di respingere con la violenza.
Come regolarsi quindi, dovendo difendersi in questo caso particolare? Il problema che ci si presenta è di natura strategica. La strategia del campo di battaglia non è diversa da quella sul mercato: in quest'ultimo le risorse sono le merci e i mezzi di produzione, in guerra si traducono in quantità di energia distruttiva. L'abilità dello stratega sta nell'impiegare tali risorse – per definizione limitate – meglio del suo concorrente o nemico. Per esempio, un imprenditore che costruisse una fabbrica, impiegando un certo numero di operai, per alla fine riuscire a vendere una sola automobile, è chiaramente destinato alla bancarotta. Le possibilità di successo infatti dipendono dalla capacità di impiegare il minimo delle risorse per ottenere il massimo risultato, nel mercato come sul campo di battaglia.

In breve, una buona strategia si può distinguere da una fallimentare dalla quantità di risorse impiegate per raggiungere uno stesso risultato. Per difendermi dall'aggressore che si ripara dietro un innocente posso usare un fucile di precisione e colpirlo con un solo colpo in mezzo agli occhi, o tirargli una bomba: in entrambi i casi la mia difesa ha successo, ma nel secondo ho sprecato una gran quantità di energia distruttiva (la quale ha un costo, ricordiamolo) oltre a rendermi colpevole di aggressione nei confronti della vittima innocente.

L'essenza della strategia non è altro che la capacità di operare delle scelte. Nel caso limite in cui ci si trovasse di fronte ad una situazione priva di alternative, rimane la scelta di ritirarsi ed evitare il confronto in attesa di poterlo affrontare in condizioni più vantaggiose: da un punto di vista strategico, l'eventuale situazione in cui anche la possibilità di ritirarsi fosse preclusa dal nemico equivale già alla sconfitta. Secondo Sun Tzu, infatti:
L'arte di usare le truppe è questa:
Quando dieci a uno rispetto al nemico, circondalo;
Quando cinque volte la sua forza, attaccalo;
Se il doppio della sua forza, dividilo;
Se della stessa forza lo puoi attaccare;
Se più debole numericamente, sii capace di ritirarti;
E se sotto tutti gli aspetti inferiore, sii capace di evitarlo,
dato che una piccola forza non è che una preda per una più potente.
Ed effettivamente possiamo osservare un cattivo uso delle risorse a disposizione in ogni guerra o battaglia risoltasi con una dura sconfitta, anche ad opera di forze tecnologicamente se non numericamente inferiori: dal Vietnam, all'Iraq, al Libano, eserciti tra i più potenti di sempre sono stati sconfitti da forze irregolari, confermando la decisiva importanza dell'abilità strategica rispetto alla quantità di risorse a disposizione.

Osservando nei servizi televisivi le colonne di mezzi pesanti di Tzahal arrancare a passo d'uomo sulle stradine dissestate del Libano del sud, ad esempio, già si poteva prevedere l'umiliante sconfitta che sarebbe poi puntualmente arrivata ad opera degli "straccioni" di Hezbollah, che al contrario hanno utilizzato con il massimo profitto risorse senza dubbio più limitate sfruttando al meglio le condizioni ambientali. Allo stesso modo, nel suo Memorie e battaglie, il generale Zhukov notava come non fosse stato il "generale Inverno" a fermare le truppe naziste davanti a Mosca – il freddo era lo stesso anche per i russi – ma la sua decisione di impiegare parte delle risorse a sua disposizione per equipaggiare al meglio i suoi soldati, ottenendo così un vantaggio decisivo.

Per non parlare del tracollo americano in Iraq (“quando l’esercito nemico s’impegna troppo a lungo, le risorse dello Stato non saranno più sufficienti”), ampiamente prevedibile e previsto da molti analisti ed ex generali, anche grazie alla consegna del comando a generali promossi più per il loro allineamento sulle posizioni dell'amministrazione: più che dei generali, dei politici, che operano quindi scelte politiche e non strategiche, con risultati tragici per l'esercito che comandano. A questo proposito, leggiamo un'altra preziosa massima di Sun Tzu:
L'arte della guerra ci insegna a contare non sulla probabilità che il nemico non arrivi, ma sulla nostra preparazione a riceverlo; non sulla probabilità che non ci attacchi, ma piuttosto sul fatto che abbiamo reso la nostra posizione inattaccabile.
Con tanti saluti alla dottrina della “guerra preventiva” predicata dall'amministrazione Bush e dal governo israeliano.

Tornando al nostro caso particolare, il “dilemma dello scudo umano,” concludo con una interessante domanda: ma quando l'ostaggio dovesse essere un parente stretto di chi sostiene la legittimità di eliminarlo insieme all'aggressore, la sua decisione sarebbe la stessa? Per coerenza dovrebbe essere così, e certamente non si dovrebbe lamentare se qualcun altro agisse in tal senso, per “garantire la sua sicurezza.”

Ma di libertario, in tutto ciò, non c'è davvero nulla.

11 comments:

Orso von Hobantal said...

Mi ricordo, tra gli esempi che porta Rothbard, molti in cui A, B e C non vengono chiamati con nomi di persona ma di stati: Ruritania o roba del genere. Dovrei riprendere in mano l'Etica della libertà, ma mi sembra significativo che non sia questo il caso.
Una guerra (che può esistere anche in una società libertaria, in caso di difesa) coinvolge molte persone e deve essere vinta per porre termine alle minaccie. Per questo la faccenda degli scudi umani non può rientrare in questo esempio.
Se un'organizzazione possiede un impianto missilistico e lo usa per aggredire altri, questo impianto dev'essere distrutto. Questa organizzazion potrà costringere con la forza o convincere civili ideologizzati ad occupare lo stesso edificio. Essendo innocenti (o parzialmente) sono per definizione scudi umani. Che si fa? Si continua a prendere missili per non colpire civili?

In secondo luogo: è assolutamente vero che un libertario non può accettare guerre di aggressione. Difatti i libertari che giustificano la guerra in Iraq devono dimostrare che si tratta di una guerra difensiva. Può darsi che abiano torto, può darsi che siano in cattiva fede. Barnett, per esempio, ci ha provato e, secondo me, ha fallito, per questo tra lui e Block scelgo Block (e Ron Paul), anche se non mi è piaciuto il tono da scomunica (molto poco libertario).

Passando alla teoria: avendo lo stato il monopolio della difesa (illegittimo) deve almeno provvedere alle stessa. Anche se sono libertario e vivo in uno stato talmente socialista che ha anche il monopolio della sanità, se mi ammalo da tax payer voglio essere curato e se non sono curato mi incazzo il doppio.

Ecco perché non capisco le critiche di alcuni (sedicenti? :)) libertari muovono ad Israele in certe occasioni. Sembra che siccome Israele è uno stato e Al Fatah o Hezbollah un non-stato (ma col monopolio della forza in certi casi), Israele sia sempre al torto. In realtà al torto è l'aggressore, e se (e solo se) l'agenzia di protezione monopolistica (Israele od un altro stato) risponde fa solo che bene.

Anonymous said...

Che si fa? Si continua a prendere missili per non colpire civili?

No: si spara in testa a Pollard.

Se smettono di lanciare missili, si capisce al volo da dov'era partita la telefonata.

(da "Diplomacy 101")

Paxtibi said...

Se un'organizzazione possiede un impianto missilistico e lo usa per aggredire altri, questo impianto dev'essere distrutto. Questa organizzazion potrà costringere con la forza o convincere civili ideologizzati ad occupare lo stesso edificio. Essendo innocenti (o parzialmente) sono per definizione scudi umani. Che si fa? Si continua a prendere missili per non colpire civili?

Ti rovescio la domanda: se l'eliminazione della batteria missilistica è necessaria per salvare vite innocenti, che senso ha eliminarne altrettante o di più per raggiungere lo scopo? Forse che alcune vite innocenti valgono più di altre?
C'è sempre un'alternativa, l'abilità dello stratega sta nel trovarla, se non ne è capace è un incompetente, se non ci prova neanche è un razzista.

avendo lo stato il monopolio della difesa (illegittimo) deve almeno provvedere alle stessa. Anche se sono libertario e vivo in uno stato talmente socialista che ha anche il monopolio della sanità, se mi ammalo da tax payer voglio essere curato e se non sono curato mi incazzo il doppio.

Io m'incazzo ancor di più se per eliminare un nemico – ammettendo che lo faccia, cosa niente affatto sicura visto che ci dobbiamo fidare della parola del monopolista – mi va a utilizzare tre cacciabombardieri o qualche missile da un milione di dollari l'uno, proprio come mi manda in bestia pagare per un ricovero in una laida corsia d'ospedale come per un soggiorno al Savoy.

Sembra che siccome Israele è uno stato e Al Fatah o Hezbollah un non-stato (ma col monopolio della forza in certi casi), Israele sia sempre al torto. In realtà al torto è l'aggressore, e se (e solo se) l'agenzia di protezione monopolistica (Israele od un altro stato) risponde fa solo che bene.

Certo che il torto va all'aggressore, che si tratti di stato o meno non fa differenza. Israele come Al Fatah da un punto di vista libertario sono entrambe istituzioni illegittime, bisogna quindi giudicare caso per caso. In quello preso in esame l'aggressione è stata di Israele, visto che i soldati furono arrestati dopo aver sconfinato, cosa che Israele fa abitualmente e non solo in Libano, evidentemente alla ricerca di una provocazione utile a mettere in moto la sua macchina bellica:

http://tinyurl.com/2md8by
http://tinyurl.com/2nm6fl
http://tinyurl.com/2md8by
http://tinyurl.com/35qsqy
http://tinyurl.com/2uyfho
http://tinyurl.com/3ya83w
http://tinyurl.com/2ygx6w
http://tinyurl.com/3x5se7

Ad Hezbollah si possono invece rimproverare i lanci di missili in risposta (ben pochi, in verità) sui civili israeliani.

Anonymous said...

Ciao Tibi
mi sento obbligare di commentare, dato che tiri ibn ballo uno dei miei autori/libri preferiti (Suin Tzu). Gran libro, letto "da pirla" per imitazione di Gordon Gekko (Michael Douglas in Wall Street) quando ero ragazzino(?!) innamorato del successo e di modelli forti (forse in realtà collegtavo la riuscita dello yuppie alle belle fighe!). Riletto più volte dopo i 30....grancde grnade libro, soprattutto se si tiene conto del fatto hce è stato scritto qualche anno fa!
A mio parere però vale molto di più nel quotiodiano che in guerra, almeno questa è l'idea che mi sono fatto.
Non so se c'entra con la discussione...ma mi sentivo dicommentare!
Ciao TETE
P.s. Mi piacerebbe sapere cosa pensi di un "servitore dello stato" che fa lo sceriffo agli autogrill

Anonymous said...

Scusate gli errori di battitura (ho appena riletto), spero che il senso si capisca! Non so proprio scrivere in fretta...non potrei mai fare la segretaria, anche perchè non ho la schiena così flessibile da potermi adattare sotto le scrivanie (eh eh eh)
TETE

Paxtibi said...

Ciao Tete!

A mio parere però vale molto di più nel quotiodiano che in guerra, almeno questa è l'idea che mi sono fatto.

No, funziona benissimo anche in guerra! Lo ritrovi in qualsiasi resoconto di battaglie, è davvero la base della strategia.

Mi piacerebbe sapere cosa pensi di un "servitore dello stato" che fa lo sceriffo agli autogrill

Penso che c'è qualcosa che puzza...
All'inizio pensavo che si trattasse solo di un incidente, un errore di un pulotto un po' imbranato, ma da quel che sta venendo fuori pare proprio che non sia così.

Quello voleva colpire!

PS: ammazza come l'hai violentata la lingua italiana! Con quelle dita non maneggiare mai una pistola, mi raccomando!

:-D

Orso von Hobantal said...

Il problema della guerra è che una volta intrapresa bisogna vincerla. Ecco perchè fa schifo, perché riduce gli esseri umani a numeri, di cui si calcola il costo (la scena tratta da Dr. Strangelove dove viene detto, con il sorriso sulla bocca: si tratta di scegliere fra 10 milioni di morti e 100 milioni di morti è eloquente, non so se l'hai già postata sul blog :))

Non credo che nella realtà ci sia sempre una soluzione inoffensiva al paradosso degli scudi umani, bisogna considerare inoltre che per gli stati le persone sono diverse, e quelle che proteggono valgono immensamente più delle altre. Cosa sempre sbagliata, a meno che non vuoi vincere la guerra.

Paxtibi said...

Non credo che nella realtà ci sia sempre una soluzione inoffensiva al paradosso degli scudi umani

I missili, nella realtà, non sono infiniti né arrivano dappertutto. Questa limitazione concede all'avversario lo spazio di manovra necessario.

È una questione di impiego di risorse: se mi voglio difendere, ad esempio, invece di investire trilioni in un arsenale balistico, posso investirne molti meno in apparecchiature per la guerra elettronica in grado di rendere inutilizzabili i sistemi di guida di un eventuale nemico.

Per fare un altro esempio, gli USA hanno speso cifre astronomiche per costruire una flotta che ora, nel piccolo stagno del Golfo, è alla mercè dei Sunburn che i russi hanno venduto agli iraniani, per una frazione infinitesimale della spesa necessaria per le portaerei.

Un altro esempio: hai mai sentito parlare di Millennium Challenge 2002?

en.wikipedia.org/wiki/Millennium_Challenge_2002

,bisogna considerare inoltre che per gli stati le persone sono diverse, e quelle che proteggono valgono immensamente più delle altre.

Gli stati proteggono chi??
E cos'è che vale qualcosa per gli stati??

Stai scherzando, vero?

,Cosa sempre sbagliata, a meno che non vuoi vincere la guerra.

Non credo proprio che si possa dire che agli stati interessi "vincere le guerre."
Talvolta possono benissimo considerare più conveniente "perderle."

Gli stati sono cospirazioni, non dimenticarlo.

Orso von Hobantal said...

Per chi non condivide la tua teoria cospirazionistica (devo ammettere molto affascinante) lo stato è banalmente (?!?) un monopolista illegittimo. Naturalmente da un monopolio del genere nascono abusi e negligenze. La maggior parte dello schifo (incluso l'11 settembre, a mio modestissimo avviso) può essere spiegato ricorrendo a queste due semplici categorie.

Paxtibi said...

Per chi non condivide la tua teoria cospirazionistica

In tal caso bisognerebbe chiedersi cos'è una cospirazione. Infatti:

lo stato è banalmente (?!?) un monopolista illegittimo

che fonda e mantiene la sua posizione monopolista su una costruzione ideologica profondamente falsa.

In altre parole, mente spudoratamente e continuamente, nascondendo sotto una montagna di balle i suoi scopi reali.

Se questa non è una cospirazione, tanto vale togliere la parola dal dizionario, non credi?

Ashoka said...

> Non credo che nella realtà ci sia sempre una soluzione inoffensiva al paradosso degli scudi umani, > bisogna considerare inoltre che per gli stati le persone sono diverse, e quelle che proteggono
> valgono immensamente più delle altre. Cosa sempre sbagliata, a meno che non vuoi vincere la
> guerra.

Posso dire che tutta sta storia degli “scudi umani” è una grandissima stronzata utilizzata per giustificare, nella teoria, l'ingiustificabile?

Praticamente tutti i casi di utilizzo “bellico” di scudi umani sono riconducibili ad un teatro bellico, dove non si può parlare di “guerra tra stati”. Indovinate quale?

Sia chiaro che non ce l'ho con te ma questo “paradosso degli scudi umani” viene tirato in ballo ogni qual volta si parla di guerra e diventa il pretesto per giustificare interventi armati in Afghanistan, Iraq o le simpatiche gitarelle fuori porta dell'IDF.

***

Più che “Il paradosso degli scudi umani” a me piace ricordare “il paradosso della natura umana” che, egoista e cattiva secondo la narrativa cospirazionista del “contratto sociale,” avrebbe portato alla necessità dello Stato e del suo monopolio della difesa.

Se poi andiamo a guardar bene le “guerre mondiali” scopriamo che nella prima, il Natale del 1914 era “scoppiata una tregua spontanea” nelle trincee del fronte Occidentale...

... che il maggior numero di morti italiane durante la suddetta guerra sono state “fucilazioni di disertori”

.... sul fronte russo, durante la seconda guerra mondiale i cari “commissari” hanno replicato la tattica in grande stile