Friday, December 26, 2008

La tregua di Dio

La più bella storia natalizia di tutti i tempi, nella versione di William Norman Grigg.
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Di William Norman Grigg


Nell'agosto del 1914, le maggiori potenze d'Europa si gettarono nella guerra con gioioso abbandono. La Germania, una potenza in ascesa con vaste aspirazioni, attraversò il Belgio, cercando di dar rapidamente scacco matto alla Francia prima che la Russia potesse mobilitarsi, evitando così la prospettiva di una guerra su due fronti. Migliaia di giovani tedeschi, prevedendo un conflitto di sei settimane, salirono sulle tradotte cantando l'ottimista ritornello: “Ausflug nach Paris. Auf Widersehen auf dem Boulevard.” (“Gita a Parigi. Arrivederci sul Boulevard.”)

I francesi erano desiderosi di vendicare la perdita di Alsazia e Lorena subita a vantaggio della Germania nel 1870. Il governo britannico, preoccupato dal crescente potere della Germania, mobilitò centinaia di migliaia di giovani “per dare una lezione all'unno.” In tutto il continente, scrive lo storico britannico Simon Rees, “milioni di soldati, di riservisti e di volontari… corsero entusiasticamente sotto le bandiere della guerra…. L'atmosfera era di festa piuttosto che di conflitto.”

Ogni lato pensava di vincere entro Natale. Ma quando dicembre arrivò, gli antagonisti si trovarono inchiodati lungo il Fronte Occidentale – una statica linea di trincee che correvano per centinaia di miglia attraverso la Francia ed il Belgio. In alcuni punti lungo il Fronte, i combattenti erano separati da meno di 100 piedi. Le loro grezze ridotte erano poco più di grandi fosse scavate in un terreno melmoso e grigio-biancastro. Malamente equipaggiati per l'inverno, i soldati faticavano nell'acqua sporca troppo fredda per l'umana resistenza, ma troppo calda per congelarsi.

Il territorio non reclamato chiamato Terra di Nessuno era cosparso dei terribili residui della guerra: munizioni usate e corpi senza vita di coloro sui quali le munizioni erano state usate. I resti di molti soldati uccisi si trovavano grottescamente impigliati nei recinti di filo spinato. Di case e villaggi non rimanevano che rovine. Chiese abbandonate erano state occupate per essere utilizzate come basi militari.

Con l'aumentare delle perdite e l'indurirsi dell'impasse, la febbre della guerra cominciava a dissiparsi su entrambi i lati. Molti di quelli spinti in servizio sul Fronte Occidentale non avevano ceduto all'iniziale furiosa mania di massacro. A combattere al fianco delle truppe francesi, belghe ed inglesi c'erano indù e sikh dall'India, così come i gurkhas dal regno himalayano del Nepal. Questi coscritti coloniali erano stati strappati dalla loro terra natale e schierati in trincee scavate nei gelidi campi di cavolo del Belgio. Si trovavano al fronte anche scozzesi delle Highlands, che indossavano fieri i loro kilt sfidando il pungente freddo di dicembre.

Le truppe tedesche erano guidate da ufficiali prussiani d'élite, rappresentanti della bellicosa aristocrazia Junker. Le truppe tedesche comprendevano riservisti bavaresi, sassoni, vestfaliani, hessiani, non pochi dei quali avevano vissuto – o erano persino nati – in Inghilterra e parlavano un inglese perfetto. A dispetto degli sforzi di Bismarck per unire gli sparsi principati tedeschi, molte truppe tedesche rimasero più attaccati alle loro comunità locali che a quella che per loro era un'astratta nazione tedesca.

Camerati in armi

Sguazzare in quelle che erano in effetti fredde e fetide fogne, colpiti da pioggia gelata e circondati dai resti in decomposizione dei loro camerati, i soldati di entrambi i lati mantennero tetramente la loro disciplina militare. Il 7 dicembre, il papa Benedetto XV propose un cessate il fuoco per il Natale. Questo suggerimento ottenne poco entusiasmo tra i politici ed i leader militari di ambo i lati. Ma la storia era diversa per le truppe esauste sulla linea del fronte.

Un dispaccio del 4 dicembre dal comandante del II corpo d'armata britannico prendeva nota con disapprovazione di una “filosofia di vita vivi-e-lascia-vivere” che era discesa sul Fronte. Anche se l'aperta fraternizzazione visibile fra le forze ostili era poca, altrettanto scarsa iniziativa si mostrava nel premere per potenziali conquiste. Né l'uno né l'altro lato faceva fuoco contro il nemico durante le ore dei pasti, e commenti amichevoli venivano lanciati frequentemente attraverso la Terra di Nessuno. In una lettera pubblicata dall'Edinburgh Scotsman, Andrew Todd dei Royal Engineers segnalò che i soldati lungo la sua parte del Fronte, “separati soltanto da 60 yarde… [erano diventati] molto ‘amichevoli’ tra loro.”

Piuttosto che scagliare piombo ai loro nemici, le truppe lanciavano occasionalmente attraverso le linee giornali (appesantiti con delle pietre) e lattine di razioni. Talvolta volavano pure sbarramenti di insulti, ma pronunciati generalmente “con meno veleno che una coppia di tassisti di Londra dopo uno scontro leggero,” segnalava Leslie Walkinton dei Queen's Westminster Rifles.

A dicembre inoltrato, l'ardore combattente delle truppe sulla linea del fronte stava calando. Con il Natale che si avvicinava, i gesti sparsi e rari di benevolenza attraverso le linee nemiche aumentarono. Circa una settimana prima di Natale, le truppe tedesche vicino ad Armentières passarono una “splendida” torta di cioccolato attraverso le linee alle loro controparti britanniche. A quella squisita offerta di pace stava attaccato un invito notevole:
Ci proponiamo stasera di fare un concerto poichè è il compleanno del nostro capitano e cordialmente vi invitiamo ad assistere – a patto di avere la vostra parola d'onore come ospiti che acconsentite a cessare le ostilità fra le 7:30 e le 8:30…. Quando ci vedrete accendere le candele e le luci della ribalta sul bordo della nostra trincea alle 7:30 esatte potrete alzare in sicurezza le teste sopra le vostre trincee, noi faremo lo stesso e cominceremo il concerto.
Il concerto ebbe luogo in orario, con le baffute truppe tedesche che cantavano “come i Christy Minstrels,” secondo la versione di un testimone oculare. Ogni canzone ricevette applausi entusiasti dalle truppe britanniche, spingendo un tedesco ad invitare i tommies ad “unirsi con noi nel coro.” Un soldato britannico gridò forte, “moriremmo piuttosto che cantare in tedesco.” A questo sarcasmo rispose immediatamente la truppa tedesca: “ci uccidereste se lo faceste.” Il concerto finì con una sincera versione di “Die Wacht am Rhein” e venne chiuso con alcuni colpi deliberatamente puntati nel cielo che andava oscurandosi – un segnale che la breve tregua pre-natalizia si era conclusa.

Altrove lungo il Fronte, furono presi accordi per recuperare i soldati caduti e per dare loro le cure o la sepoltura adeguati. In una lettera a sua madre, il luogotenente Geoffrey Heinekey del 2nd Queen's Westminster Rifles descrisse un tale evento avvenuto il 19 dicembre. “Alcuni tedeschi sono usciti con le mani alzate ed hanno cominciato a prendere i loro feriti e così anche noi siamo immediatamente usciti delle nostre trincee ed abbiamo cominciato a prendere i nostri feriti,” ricordava. “I tedeschi allora ci hanno chiamati e molti di noi sono andati a parlare con loro, e loro ci hanno aiutati a seppellire i nostri morti. Questo è durato l'intera mattina ed ho parlato con diversi di loro e devo dire che mi sono sembrati uomini straordinariamente buoni…. Sembrava troppo ironico per le parole. Là, la notte prima abbiamo avuto una terribile battaglia, e la mattina dopo stavamo fumando le loro sigarette e loro le nostre.”

Partita di calcio nella Terra di Nessuno

Presto cominciò a circolare lungo il Fronte la prospettiva di una cessazione formale delle ostilità in onore del Natale. Di nuovo, questa idea incontrò resistenza dall'alto. Commenta lo storico Stanley Weintraub, nel suo libro Silent Night: The Story of the World War I Christmas Truce:

La maggior parte degli alti gradi avevano guardato dall'altra parte quando precedentemente si erano verificate sparse fraternizzazioni. Una tregua di Natale, tuttavia, era un'altra questione. Ogni allentamento dell'azione durante la settimana di Natale avrebbe potuto insidiare qualsiasi spirito sacrificale fra truppe che difettavano di fervore ideologico. Malgrado gli sforzi dei propagandisti, i riservisti tedeschi mostravano ben poco odio. Spinti a disprezzare i tedeschi, i tommies [britannici] non vedevano impellente necessità nel riprendere snodi e campi di cavoli francesi e belgi. Piuttosto, entrambi i lati combattevano come i soldati hanno combattuto nella maggior parte delle guerre: per la sopravvivenza e per proteggere gli uomini che erano diventati la loro famiglia allargata.

In un certo senso, la guerra in sé era stata intrapresa all'interno di una famiglia allargata, poiché sia il Kaiser Guglielmo II di Germania che il re Giorgio V d'Inghilterra erano nipoti della regina Vittoria. Cosa più importante, le nazioni in guerra facevano tutte parte di ciò che era conosciuto una volta come Cristianità. L'ironia di questo fatto non sfuggiva a coloro che erano stati condannati a trascorrere il Natale sul Fronte.

Entro la notte di Natale, il lato tedesco del Fronte era illuminato da brillanti Tannenbeume – piccoli alberi di Natale sistemati, a volte sotto il fuoco nemico, da truppe determinate a commemorare il giorno santo. “Per la maggior parte dei soldati britannici, l'insistenza tedesca nella celebrazione del Natale fu uno shock dopo la propaganda sulla bestialità teutonica, mentre i tedeschi avevano a lungo considerato i britannici così come i francesi senz'anima e materialisti, ed incapaci di apprezzare la festa con lo spirito adeguato,” scrive Weintraub. “Considerati dai francesi e dai britannici dei pagani – dei selvaggi, persino – i pragmatici tedeschi non ci si aspettava che rischiassero la vita per ogni amato Tannenbaum. Tuttavia, quando alcuni di questi furono abbattuti da sporadici colpi di arma di fuoco, i sassoni di fronte [alla linea britannica] si arrampicarono testardi sui parapetti per alzare di nuovo gli alberi in pericolo.”

I luminosi alberi di Natale ricordavano ad alcuni coscritti indiani le lanterne utilizzate per celebrare il “Festival delle Luci” indù. Alcuni di loro dovevano essere sconcertati dal trovarsi congelati, malnutriti e di fronte ad una morte solitaria migliaia di miglia dalle loro case come soldati in una guerra che metteva le nazioni cristiane una contro l'altra. “Non penso che questa sia una guerra,” scrisse un soldato del Punjabi in una lettera ad un parente. “Questa non è una guerra. È la fine del mondo.”

Ma c'erano da ogni lato di quel conflitto fratricida anime determinate a conservare il decoro della cristianità, anche in mezzo al conflitto. Non appena il Natale albeggiò, le truppe sassoni tedesche gridarono saluti alle unità britanniche dall'altra parte: “ felice Natale a voi, inglesi!” Quel saluto benvenuto provocò una risposta fintamente insultante da uno dei soldati scozzesi, leggermente irritati per esser stati chiamati inglesi: “lo stesso a voi Fritz, ma a pranzo mangiatevi con le vostre salsicce!”

Un freddo improvviso aveva lasciato il campo di battaglia congelato, che era in effetti un sollievo per le truppe che affondavano nel fango fradicio. Lungo il Fronte, i soldati uscirono dalle trincee e dai rifugi, avvicinandosi prima con prudenza e quindi calorosamente, attraverso la Terra di Nessuno. Si scambiarono saluti e strette di mano, così come regali estratti dai pacchetti ricevuti da casa. Souvenir tedeschi che normalmente sarebbero stati ottenuti soltanto attraverso il massacro – come gli elmetti a punta pickelhaube, o le fibbie da cintura Gott mit uns – vennero barattati per simili gingilli britannici. Canti natalizi furono intonati in tedesco, inglese e francese. Furono prese alcune fotografie di ufficiali britannici e tedeschi affiancati, disarmati, nella Terra di Nessuno.

Vicino al saliente di Ypres, i tedeschi e gli scozzesi cacciarono delle lepri selvatiche che, una volta catturate, servirono per un pranzo di Natale inatteso. Forse l'improvviso esercizio dell'inseguire le lepri selvatiche spinse alcuni soldati a pensare do fare una partita di calcio. A quel punto, ben poco sforzo sarebbe stato necessario per ispirare degli uomini giovani e competitivi – molti dei quali erano gioventù inglese reclutata nei campi di calcio – a organizzare una partita. In ogni caso, i numerosi resoconti in lettere e pubblicazioni attestano il fatto che nel Natale del 1914 soldati tedeschi ed inglesi giocarono a calcio, sul campo congelato della Terra di Nessuno.

Il tenente britannico John Wedderburn-Maxwell dell'artiglieria da campo ha descritto l'evento come “probabilmente l'evento più straordinario dell'intera guerra – una tregua dei soldati senza alcuna alta sanzione da parte degli ufficiali e dei generali….” Questo non equivale a dire che l'evento incontrò un'approvazione assoluta. Scambi casuali di colpi di arma di fuoco lungo il Fronte ricordarono letalmente che la guerra era ancora in corso.

Dalla sua posizione dietro le linee, “un soldato scarno e terreo con dei baffi spessi e scuri e gli occhi socchiusi” assistette all'eruzione spontanea di amicizia cristiana con disprezzo pieno di odio. Il messaggero tedesco di nascita austriaca disprezzava i suoi camerati che si scambiavano gli auguri di Natale con le loro controparti britanniche. “Una tal cosa non dovrebbe accadere in tempo di guerra,” brontolava il caporale Adolf Hitler. “Non vi è rimasto alcun senso dell'onore tedesco?” “Era implicato qualcosa di più degli scrupoli patriottici” nella reazione di Hitler, nota Weintraub. “Anche se era un cattolico battezzato, lui rifiutava ogni vestigia di osservanza religiosa mentre la sua unità celebrava la festa nella cantina del monastero di Messines.”

E se…?

In un resoconto del 2 gennaio 1915 della tregua di Natale, il Daily Mirror di Londra considerò che “il vangelo dell'odio” aveva perso il suo fascino tra i soldati che avevano fatto conoscenza.

“Il cuore del soldato raramente ha dell'odio in sé,” commentava il giornale. “Egli va a combattere perché quello è il suo lavoro. Ciò che è venuto prima – le cause della guerra e il perché ed il percome – lo interessa poco. Combatte per il suo paese e contro i nemici del suo paese. Collettivamente, devono essere condannati e fatti a pezzi. Individualmente, sa che non sono cattivi.”

“Molti soldati e ufficiali di linea britannici e tedeschi, si videro come signori ed uomini d'onore,” scrive Weintraub. La truppa è giunta a capire che l'uomo all'altra estremità del fucile, piuttosto che il mostro senz'anima rappresentato nella propaganda ideologica, era spaventato e disperato per sopravvivere a tornare alla sua famiglia. Per molti lungo il Fronte, queste realtà divennero chiare per la prima volta alla luce diffusa dal Tannenbaum tedesco.

Nel simbolo comune dell'albero di Natale – un ornamento dalle origini pagane appropriato dai cristiani secoli fa – soldati britannici e tedeschi trovarono “un legame improvviso e straordinario,” osservò l'autore britannico Arthur Conan Doyle dopo la guerra (un conflitto che reclamò la vita di suo figlio). “Era uno spettacolo stupefacente,” Doyle rifletteva, “e deve suscitare un amaro pensiero riguardo ai cospiratori d'alto lignaggio contro la pace nel mondo, che nella loro pazza ambizione hanno istigato tali uomini a prendersi per la gola piuttosto che a darsi mano.”

In una notevole lettera pubblicata dal Times di Londra il 4 gennaio, un soldato tedesco dichiarò che “come mostrano le scene meravigliose nelle trincee [durante il Natale], non c'è malizia da parte nostra, e neanche in molti di coloro che sono stati schierati contro di noi.” Ma questo non era certamente vero per coloro che orchestrarono la guerra, “i cospiratori d'alto lignaggio contro la pace del mondo.” Come precisa lo storico britannico Niall Ferguson, i programmi dei guerrafondai per il mondo richiedevano “massimo massacro a minima spesa.” La tregua informale tenne il Natale e, in alcuni punti lungo il fronte, anche il giorno seguente (conosciuto come “Boxing Day” tra i soldati britannici). Ma prima di Capodanno la guerra aveva ripreso in tutta la sua furia maligna ed il suicidio della Cristianità continuò rapidamente.

La maggior parte delle guerre sono esercizi insensati di omicidio di massa e distruzione inutile. La Prima Guerra Mondiale, tuttavia, è notevole non solo per essere stata più evitabile e meno giustificabile della maggior parte delle guerre, ma anche per il suo ruolo nell'apertura dei cancelli dell'inferno. La fame di massa e la rovina economica inflitte sulla Germania dalla guerra e dalle sue conseguenze hanno coltivato il movimento nazional-socialista (nazista). La quasi identica rovina creata in Russia portò Lenin e i bolscevichi al potere. Benito Mussolini, un agitatore socialista considerato un tempo come l'erede di Lenin, salì al potere in Italia. Varianti radicali del nazionalismo totalitario intollerante ulcerarono l'Europa. I semi di future guerre e terrorismo furono piantati profondamente nel Medio Oriente.

Cosa sarebbe successo se la tregua di Natale del 1914 avesse tenuto? Sarebbe potuta seguire una pace negoziata, salvando la Cristianità almeno per un istante in più? Non lo sappiamo. È dubbio che “i cospiratori d'alto lignaggio contro la pace nel mondo” sarebbero stati dissuasi a lungo dal perseguire i loro folli piani. Ma la tregua – una fermata benvenuta nella sinfonia della distruzione – ha illustrato una verità senza tempo della natura dell'anima umana come progettata dal suo Creatore.

Riflettendo sulla tregua di Natale, lo storico scozzese Roland Watson scrive: “lo Stato muggisce gli ordini ‘Uccidi! Distruggi! Conquista!” ma un istinto più profondo nell'individuo non fa sparare subito una pallottola contro un altro che non abbia fatto grande offesa, ma che piuttosto dice con loro, ‘che cosa sto facendo qui?’” Per un periodo tragicamente ridotto, lo Spirito del Principe della Pace sommerse le richieste assassine dello Stato.

2 comments:

GianniPesce said...

Wunderbar!

Pike Bishop said...

Altri tempi: ora non succederebbe piu'.