Monday, April 14, 2008

Discesa nell'irrazionale

“My theories explain, but cannot slow the decline of a great civilization.”
(Ludwig von Mises)
Nei commenti alla traduzione del piccolo saggio di Laurence M. Vance un lettore ha sollevato l'obiezione dell'irrazionalità umana come ostacolo all'approccio liberale all'economia. Non è una novità, invero si tratta di una delle obiezioni più diffuse, alla quale ha già risposto però lo stesso Mises nell'Azione Umana:
L'azione umana è necessariamente sempre razionale. Il termine ‘azione razionale’ è quindi pleonastico e deve essere rifiutato come tale. Quando si applicano ai fini ultimi dell'azione, i termini razionale ed irrazionale sono inadeguati e privi di significato. Lo scopo ultimo di un'azione è sempre la soddisfazione di qualche desiderio dell'uomo che agisce.
Quindi anche l'azione apparentemente irrazionale è razionale: ha uno scopo. Per valutarla come irrazionale, è necessario ricorrere ad un giudizio soggettivo:
Comunque si rigirino le cose, non si riuscirà mai a formulare la nozione di azione ‘irrazionale’ la cui ‘irrazionalità’ non sia fondata su un arbitrario giudizio di valore. [...]

Quando si applicano ai mezzi scelti per il raggiungimento dei fini, i termini razionale ed irrazionale implicano un giudizio sulla convenienza e l'adeguatezza della procedura impiegata... È un fatto che la ragione umana non è infallibile e che l'uomo sbaglia molto spesso nella selezione e nell'applicazione dei mezzi. Un'azione inadatta allo scopo cercato si rivela inferiore alle aspettative. È contraria allo scopo, ma è razionale, ovvero, è il risultato di una ragionevole – anche se fallace – decisione e di un tentativo – anche se un tentativo inefficace – di raggiungere un obiettivo definito.
D'altro canto, bisogna riconoscere che la tendenza delle masse di venir governate da stimoli emozionali e quindi prettamente irrazionali costituisce un ostacolo non da poco alla diffusione di teorie economiche solide come quella austriaca, mentre favorisce oltremodo teorie “favolose,” che promettono improbabili paradisi terrestri in cui tutti sono ricchi e felici. È sufficiente far leva sui desideri, sui sentimenti, sui sogni, per conquistarsi la fiducia della grande maggioranza della popolazione.

Tuttavia, questa caratteristica dell'uomo-massa non è comunque una ragione sufficiente per abbandonare la logica ed affidarsi nelle mani del primo demagogo che passa, anche se questo è esattamente quello che accade regolarmente in ogni angolo del globo. Né bisogna dimenticare che questa situazione non è propriamente “spontanea” ma attentamente e pazientemente preparata, grazie a tecniche sempre più perfezionate. Diceva Le Bon:
Per comprendere le idee, le credenze che oggi germinano nelle folle, per fiorire domani, bisogna sapere come è stato preparato il terreno. L'insegnamento dato alla gioventù d'un paese, permette di prevedere un po' il destino di quel paese. L'educazione della generazione d'oggi giustifica le più tristi previsioni. L'anima delle folle, in parte, si migliora o si altera con l'istruzione. E' dunque necessario far vedere come l'ha foggiata (l'“imbonitore di turno”) e come la massa degli indifferenti e dei neutrali é diventata progressivamente un immenso esercito di malcontenti, (“pericolosamente”) pronto a seguire tutte le suggestioni degli utopisti e dei retori. La scuola, oggi, forma dei malcontenti e degli anarchici e prepara, per i popoli latini, dei periodi di decadenza.
E forse è semplicemente questa la risposta: siamo entrati già da tempo in una fase di decadenza della nostra civiltà – e mi sembra che i segni ci siano tutti, ben evidenti – un processo storico che nessuno ha ormai la possibilità di invertire e, forse, come prevedeva già Mises, nemmeno di rallentare. Di fronte ad una tale prospettiva volersi rifugiare nei sogni è una scelta legittima: imporre agli altri di sognare, no. Anche e soprattutto perché è stata proprio l'abitudine di vender sogni in cambio di potere a portarci al punto in cui siamo, e siamo solo a metà strada.

19 comments:

rantasipi said...

Secondo me la risposta di Mises non è una buona risposta. Vabbé dai, anche secondo Rothbard… :)
Se tutte le azioni sono razionali, diventa impossibile sostenere che esistono anche azioni irrazionali; 0 significherebbe non poter dire che l’aggressione è irrazionale perché presuppone che un interesse è “superiore” ad un altro. In altre parole si legittima il dominio dell’uomo sull’uomo.
Quanto alle masse che sognano, il sogno più triste che fanno ma nel contempo le rende più felici è quello di essere al potere. ;)

Paxtibi said...

Secondo me invece, limitatamente all'economia, la risposta di Mises è valida. Che non vuol dire che in economia ogni azione porta a un saldo positivo, ma che la si compie sempre con uno scopo.

Allargando il campo in effetti diventa piuttosto inadeguata. Avrei infatti voluto spiegare meglio il mio pensiero ma mi rendo conto di non esserci riuscito granché bene.

Ritenterò. :-)

Che le masse sognino ormai in pianta stabile è evidente quando chiedi a qualcuno i motivi per i quali va a votare...

rantasipi said...

"C'è un fatto che, bene o male che sia, è decisivo nella vita pubblica europea dell'ora presente. Questo fatto è l'avvento delle masse al pieno potere sociale. E poiché le masse, per definizione, non devono né possono dirigere la propria esistenza, né tanto meno governare la società, questo significa che l'Europa soffre attualmente la più grave crisi che popoli, nazioni, culture possano patire. Questa crisi si è verificata più d'una volta nella storia. La sua fisionomia e le sue conseguenze sono note. Se ne conosce anche il nome. Si chiama la ribellione delle masse."

Anonymous said...

Un po’ in ritardo, ma eccomi qui. :-)

Intanto, se le parole possiedono ancora il loro significato, proporre l’uguaglianza tra “azione finalizzata” e “azione razionale” è una forzatura assolutamente ingiustificata. Molte azioni che vengono compiute non passano assolutamente per una fase analitica; perciò, in mancanza di una componente intellettuale cosciente che partecipi all’azione direzionandola e padroneggiandola, non vedo in che modo le si possa attribuire una patente di razionalità (se non postulando l’esistenza di un processo analitico inconscio comunque sottostante a qualunque azione; ma saremmo nella pura astrazione filosofica).

Trovo poi un po’ stonato che venga rilevato l’aspetto pleonastico dell’espressione “azione razionale” ma non quello dell’espressione “arbitrario giudizio di valore”: c’è qualche giudizio umano che possa non essere “soggettivo” e “arbitrario”? A me non risulta (e spero proprio per Mises - e per i suoi numerosi ammiratori :-) - che egli non ritenesse invece di esprimere verità oggettive...). Dunque l’osservazione “Comunque si rigirino le cose, non si riuscirà mai a formulare la nozione di azione ‘irrazionale’ la cui ‘irrazionalità’ non sia fondata su un arbitrario giudizio di valore.” costituisce, mi pare, un semplice sofisma.

Analogamente, introdurre nel discorso concetti come “i fini ultimi dell’azione” mi sembra più una tattica di paralizzante sbarramento dialettico che non il tentativo di una enunciazione costruttiva, poiché, se ci mettiamo a tirare in ballo gli “aspetti ultimi” della realtà (notoriamente inconoscibili e dunque indiscutibili), non possiamo fare altro che rinunciare a qualunque pronunciamento in merito e, conseguentemente, al dialogo.

Anche l’osservazione finale “Quando si applicano ai mezzi scelti per il raggiungimento dei fini, i termini razionale ed irrazionale implicano un giudizio sulla convenienza e l'adeguatezza della procedura impiegata... È un fatto che la ragione umana non è infallibile e che l'uomo sbaglia molto spesso nella selezione e nell'applicazione dei mezzi. Un'azione inadatta allo scopo cercato si rivela inferiore alle aspettative. È contraria allo scopo, ma è razionale, ovvero, è il risultato di una ragionevole – anche se fallace – decisione e di un tentativo – anche se un tentativo inefficace – di raggiungere un obiettivo definito.” mi sembra che voglia eludere la questione, poiché di nuovo tenta di ridurre, come in precedenza, la questione dell’irrazionalità al solo aspetto tecnico dei mezzi scelti per perseguire un obiettivo, mentre essa si manifesta anche – e soprattutto, direi - nella scelta degli obbiettivi stessi.

Ciao. :-)

Freddy

Paxtibi said...

Come ho già detto a Rantasipi, Freddy, il mio post non ha soddisfatto neanche me, quindi rimando a prossima occasione per una risposta migliore.

Mi pare però che tu faccia – giustamente – un gran ricorso alla razionalità nel commentarla. Non capisco: non era di troppa razionalità che accusavi Vance?

Non sarà che alla fine, non possiamo che essere razionali se vogliamo analizzare i fatti e le idee, e se vogliamo almeno cercare di organizzare un sistema che non ci porti automaticamente alla rovina?

Altrimenti tanto vale affidarsi a Ubu re ed alla patafisica, visto che l'uomo agisce irrazionalmente. Andremo comunque alla rovina, ma perlomeno con un certo stile.

Anonymous said...

Come ho già detto a Rantasipi, Freddy, il mio post non ha soddisfatto neanche me, quindi rimando a prossima occasione per una risposta migliore.
Ho letto, ho letto. Ma non volevo mica infierire :-) ; mi sembrava solo comunque il caso di sottolineare la debolezza di alcuni passaggi di Mises, che è poi la stessa che ho colto nell'articolo di Vance.

Mi pare però che tu faccia – giustamente – un gran ricorso alla razionalità nel commentarla. Non capisco: non era di troppa razionalità che accusavi Vance?
No, io in realtà lo accusavo - senza offesa :-) - di stupidità sostanziale (travestita da razionalità ineccepibile).

Non sarà che alla fine, non possiamo che essere razionali se vogliamo analizzare i fatti e le idee, e se vogliamo almeno cercare di organizzare un sistema che non ci porti automaticamente alla rovina?
Yes. La razionalità è utile, ma è solo uno strumento, ed assai insidioso; un po' come un bisturi, direi: può fare del gran bene ma anche degli autentici scempi, a secondo dell’intelligenza del chirurgo all'opera.

Ed è l’intelligenza (da ‘intelligere’ --> comprendere) che non trovo nella base del ragionamento di Vance (e, più in generale, delle teorie liberali), cioè una corretta comprensione dell’essere umano e delle sue priorità esistenziali. Il liberalismo punta sull’individuo e sulla sua libertà di azione come valori capitali a cui sottomette tutto il resto. A me non sembrano queste le aspirazioni primarie dell’individuo, a cui dunque il pensiero liberale - con grande dispendio di razionalità - fornisce soluzioni estremamente sofisticate a problemi che non lo scaldano poi così tanto (il mercato et similia), mentre complica straordinariamente il perseguimento di ciò che veramente gli sta a cuore (la socialità innanzitutto).

Altrimenti tanto vale affidarsi a Ubu re ed alla patafisica, visto che l'uomo agisce irrazionalmente. Andremo comunque alla rovina, ma perlomeno con un certo stile.
In quello che proponi come paradosso c’è forse più intelligenza che nell’opera omnia di Vance. :-)

Ciao.

Freddy

Paxtibi said...

A me non sembrano queste le aspirazioni primarie dell’individuo

Ma quello che sembra a te a me non interessa per nulla: ti basti sapere che l'aspirazione primaria dell'individuo Paxtibi è proprio la libertà da ogni imposizione, nella consapevolezza di non averne bisogno per comportarmi civilmente. Ed esigo che tu, come chiunque altro, ne tenga conto e ti regoli di conseguenza.

Prendo atto, d'altro canto, del fatto che le tue personali priorità sono altre, e riconosco il tuo pieno diritto a rinunciare a tutte le libertà (le tue, non le mie, però!) che vuoi per perseguirle, anche se non capisco che razza di socialità possa esistere laddove non c'è il rispetto dell'individualità. La socialità del carcere? del convento? del plotone? Chissà!

In quello che proponi come paradosso c’è forse più intelligenza che nell’opera omnia di Vance.

Quando si ha fame le pagnotte patafisiche non servono.

Anonymous said...

chiedi a qualcuno i motivi per i quali va a votare.

Io ho votato perchè non volevo gli inceneritori. Quindi indovina per chi...

Anonymous said...

Ma quello che sembra a te a me non interessa per nulla: ti basti sapere che l'aspirazione primaria dell'individuo Paxtibi è proprio la libertà da ogni imposizione, nella consapevolezza di non averne bisogno per comportarmi civilmente. Ed esigo che tu, come chiunque altro, ne tenga conto e ti regoli di conseguenza.
Ma “Una rondine non fa primavera.”, Paxtibi; così come a te non interessa quello che sembra a me (anche se “A me non sembrano” è una semplice forma di cortesia colloquiale; da come si è comportata fin qui, l’umanità da ragione a me e torto marcio a Vance, Mises e compagnia cantante tutta. :-) ), altrettanto non è interessante l’inclinazione personale (figuriamoci poi l’autovalutazione individuale… :-) ) di chiunque, preso singolarmente. Ai fini della formulazione di una teoria sociale sensata è semplicemente irrilevante. Li, servono grandi numeri e la minore prevenzione ideologica possibile.

Prendo atto, d'altro canto, del fatto che le tue personali priorità sono altre, e riconosco il tuo pieno diritto a rinunciare a tutte le libertà (le tue, non le mie, però!) che vuoi per perseguirle, anche se non capisco che razza di socialità possa esistere laddove non c'è il rispetto dell'individualità. La socialità del carcere? del convento? del plotone? Chissà!
Non serve alcun tipo di immaginazione. Può esistere la “razza di socialità” che l’umanità ha tranquillamente espresso per un non trascurabile numero di millenni senza avvertire una particolare mancanza delle illuminanti opinioni di Vance e Mises... :-)

Quando si ha fame le pagnotte patafisiche non servono.
Servono, servono. Le pagnotte patafisiche servono sempre. Non servirebbero se l’uomo fosse un essere esclusivamente razionale. Ma essendo principalmente irrazionale... :-)

Ciao.

Freddy

Paxtibi said...

Ai fini della formulazione di una teoria sociale sensata è semplicemente irrilevante. Li, servono grandi numeri e la minore prevenzione ideologica possibile.

Ma qui nessuno propone teorie sociali – a cui va sempre aggiunto l'aggettivo “deliranti” – ed i grandi numeri ce li possiamo giocare al Lotto. Sono le teorie sociali dei vari “benefattori dell'umanità” ad averci portati a questo punto, teorie sociali ideate da sfaccendati rampolli borghesi imbottiti di alcool o oppio, gentaglia che non ha mai lavorato un giorno.

Si fottano tra loro e mi lascino in pace, che è l'unica cosa utile che potrebbero mai fare (a parte suicidarsi in massa, ma non voglio indulgere in ottimismi eccessivi).

Può esistere la “razza di socialità” che l’umanità ha tranquillamente espresso per un non trascurabile numero di millenni

La felice socialità dello schiavo mentre costruisce la piramide, immagino. Si fottano anche i faraoni con tutto il sarcofago.

Le pagnotte patafisiche servono sempre. Non servirebbero se l’uomo fosse un essere esclusivamente razionale. Ma essendo principalmente irrazionale..

Se l'uomo è principalmente irrazionale si può tranquillamente escludere l'opportunità di ideare ed applicare una qualsiasi delirante teoria sociale.

A meno, ovviamente, che non la vogliano applicare su di sé gli sfaccendati di cui sopra, ai quali colgo l'occasione per invitarli a trasferirsi nello Zimbabwe a nutrirsi di pagnotte patafisiche.

Se vuoi unirti a loro, buon viaggio e bon appétit.

Anonymous said...

Ma qui nessuno propone teorie sociali – a cui va sempre aggiunto l'aggettivo “deliranti” – ed i grandi numeri ce li possiamo giocare al Lotto.
Quella libertaria, che ci dice ciò che è da ritenersi legittimo o meno nei rapporti sociali tra gli uomini, non è dunque una (delirante per principio) teoria sociale? Cos’è, allora? Una branca della patafisica? :-)

Sono le teorie sociali dei vari “benefattori dell'umanità” ad averci portati a questo punto, teorie sociali ideate da sfaccendati rampolli borghesi imbottiti di alcool o oppio, gentaglia che non ha mai lavorato un giorno.
Ho capito. Una cortesia: non ho trovato traccia nella storia della vita di Von Mises del periodo in cui si è duramente spezzato la schiena in miniera. Puoi colmare tu questa lacuna dei forse distratti biografi o si deve considerare uno sfaccendato rampollo borghese anche lui?

La felice socialità dello schiavo mentre costruisce la piramide, immagino. Si fottano anche i faraoni con tutto il sarcofago.
Non so se la socialità dello schiavo costruttore di piramidi fosse felice. Ma non mi pare neppure che qualcuno abbia finora dimostrato che la ricetta libertaria sia invece infallibilmente foriera di universale felicità per le umane genti.

Se l'uomo è principalmente irrazionale si può tranquillamente escludere l'opportunità di ideare ed applicare una qualsiasi delirante teoria sociale.
E’ un teorema di patafisica? :-)

Ciao.

Freddy

Paxtibi said...

Quella libertaria, che ci dice ciò che è da ritenersi legittimo o meno nei rapporti sociali tra gli uomini, non è dunque una (delirante per principio) teoria sociale?

Con la non trascurabile differenza che nessuno si sogna di imporla agli altri. Per quanto mi riguarda tu e tutti quanti potete farvi il vostro stato sociale secondo il modello – delirante – che preferite, basta che non mi rompete i coglioni.

Ho capito. Una cortesia: non ho trovato traccia nella storia della vita di Von Mises del periodo in cui si è duramente spezzato la schiena in miniera.

Neanche io, se è per questo. Ma né io né lui ci siamo mai sognati di imporre qualcosa a chicchessia. E vorrei davvero che si prendesse atto di questa mia superiorità morale nei confronti della massa mugghiante e votante e mi si lasciasse in pace. La massa mugghiante e votante potrebbe andare a ramengo con le sue teorie sociali e deliranti per i cazzi suoi, sì o no?
Questo è tutto ciò che chiedo, e non è molto, considerati i miei molti meriti.

Ma non mi pare neppure che qualcuno abbia finora dimostrato che la ricetta libertaria sia invece infallibilmente foriera di universale felicità per le umane genti.

per dimostrarlo sarebbe sufficiente metterla in pratica. Possiamo, io e i miei amichetti metterla in pratica, pe' piacere sì? possiamo?
Pensa che bello: nessuno che non lo voglia ci andrebbe di mezzo, e finalmente avremmo la risposta definitiva all'annoso dilemma: possono gli uomini liberi vivere in pace e prosperare, o vanno a ramengo come i collettivisti di ogni tipo (perché questo è ciò che fanno i collettivisti: vanno a ramengo, con grandi spargimenti di lacrime e sangue).

E’ un teorema di patafisica?

In effetti, che un uomo, che si dichiara senza dubbio irrazionale, mi venga a dire di avere un piano per governare tutti gli altri uomini, anche loro irrazionali, più che patafisica mi sembra materia di studio per qualche centro di igiene mentale.

"Sono tutti pazzi! Io no però, e ho un piano!"

[Lo immobilizzano e lo portano via]

"Ho un piano vi dico!!

[Cala il sipario]

Anonymous said...

Con la non trascurabile differenza che nessuno si sogna di imporla agli altri.
E questo è bello e nobile... fermo restando il non trascurabile carattere di "teoria delirante" che la accomuna a tutte le altre in circolazione, mi pare abbiamo stabilito. :-)

Neanche io, se è per questo.
Bene. Allora anche Von Mises "sfaccendato rampollo borghese". D'accordo.

Per dimostrarlo sarebbe sufficiente metterla in pratica. Possiamo, io e i miei amichetti metterla in pratica, pe' piacere sì? possiamo?
Pensa che bello: nessuno che non lo voglia ci andrebbe di mezzo, e finalmente avremmo la risposta definitiva all'annoso dilemma: possono gli uomini liberi vivere in pace e prosperare, o vanno a ramengo come i collettivisti di ogni tipo (perché questo è ciò che fanno i collettivisti: vanno a ramengo, con grandi spargimenti di lacrime e sangue).

Non è a me che devi chiedere... è alla realtà. :-)

Se una teoria così bella, geniale, lineare e razionale, priva di controindicazioni, semplice, efficace e chi più ne ha più ne metta non riesce a farsi adottare dall'umanità nonostante gli evidenti e innegabili benefici che le porterebbe, forse da qualche parte un problema di attinenza con la natura umana ce l'ha. Come il colpo di genio dell'esperanto. In teoria, un'ideona. In pratica, una [censura]. :-)

In effetti, che un uomo, che si dichiara senza dubbio irrazionale, mi venga a dire di avere un piano per governare tutti gli altri uomini, anche loro irrazionali, più che patafisica mi sembra materia di studio per qualche centro di igiene mentale.
Bravo, hai introdotto un argomento sensato. :-)

Infatti nei centri di igiene mentale sanno considerare - e trattare la parte irrazionale dell'uomo. Che c'è, e bella grossa. E non può non influire sostanzialmente sulle decisioni ed azioni umane. Una teoria che sottovaluti questo aspetto, per quanto razionalissima, è in realtà una idiozia.

Ciao.

Freddy

carloooooo said...

Riassumendo, proporre teorie sociali significa, oltre che farneticare delirando, portare l'umanità allo sfacelo.

Che è un po' come accusare chi gioca a Risiko di essere responsabile di milioni di morti.

Tali farneticazioni deliranti cessano però di essere tali quando sono conformi al proprio credo. Tale diversità di trattamento viene mascherata dietro al "ma la mia teoria non impone niente a nessuno!", dimenticando l'ABC, ossia che il buon Mises considerava l'anarchia un'idea da folli, e si proponeva dunque come "pianificatore sociale" al pari degli esecrati suoi simili.

Carlo

Paxtibi said...

A quanto pare sfugge ad entrambi la differenza tra teoria economica e pianificazione sociale, ma vabbè.

Non è a me che devi chiedere... è alla realtà.

Nella realtà c'è una gang criminale che impedisce con la forza di organizzarsi come uno meglio crede. Comodo rifarsi alla realtà, con l'apparato poliziesco che ti copre le spalle.

Infatti nei centri di igiene mentale sanno considerare - e trattare la parte irrazionale dell'uomo. Che c'è, e bella grossa. E non può non influire sostanzialmente sulle decisioni ed azioni umane. Una teoria che sottovaluti questo aspetto, per quanto razionalissima, è in realtà una idiozia.

Ma l'economia austriaca nopn sottovaluta affatto questo aspetto. Semmai è la democrazia a farlo: infatti, solo chi non prende in considerazione il lato irrazionale dell'uomo può consegnare nelle mani di uno di questi esseri il potere di decidere delle vite altrui.

Riassumendo, proporre teorie sociali significa, oltre che farneticare delirando, portare l'umanità allo sfacelo.

Semmai il metterle in pratica, per di più imponendole con la forza.

Tale diversità di trattamento viene mascherata dietro al "ma la mia teoria non impone niente a nessuno!", dimenticando l'ABC, ossia che il buon Mises considerava l'anarchia un'idea da folli, e si proponeva dunque come "pianificatore sociale" al pari degli esecrati suoi simili.

Davvero non ti capisco: vuoi che ti venga imposto qualcosa, o preferisci di no?

Mi sembri alquanto confuso.

carloooooo said...

A quanto pare sfugge ad entrambi la differenza tra teoria economica e pianificazione sociale, ma vabbè.

No Pax, sei tu che parti in automatico con certe risposte quando qualcuno nomina le paroline chiave.

Tu e Freddy parlavate di società, e lui ha detto che per formulare una "teoria sociale" (testuali parole) bisogna possedere certi presupposti (sui quali si può essere d'accordo o meno, qui non interessa)

La tua risposta è stata: "Ma qui nessuno propone teorie sociali – a cui va sempre aggiunto l'aggettivo “deliranti”".

Al che si è tentato di farti capire che il termine "teoria sociale" è un termine generale che comprende tutte le teorie che tentano di dire che cosa è la società e come funziona. E' un termine neutro. Infatti, ad esempio, anche le posizioni individualistiche di Mises costituiscono una teoria sociale, così come la dottrina del Diamat di Marx.

Sarà anche vero che la pianificazione sociale è quanto di peggio ci si possa prospettare, ma qui si parlava di "teoria sociale", che però è diventata - per un motivo misterioso - "pianificazione sociale".

Carlo

Paxtibi said...

Sì Carlo, ma mi pare che si fosse anche arrivati a parlare della differenza tra teorie sociali che vanno imposte – necessariamente – con la forza, e altre che invece no. O sbaglio?

Se sbaglio, mi correggo ora: a me interessa solo una società la cui base è la volontarietà. Tutte le altre teorie puoi tenertele, a me non interessano.

E attenzione: vorrei che non ci si dimenticasse che anch'io sono un essere umano, e di conseguenza che questa mia esigenza rientra a pieno titolo nella "natura umana."

carloooooo said...

Sì Carlo, ma mi pare che si fosse anche arrivati a parlare della differenza tra teorie sociali che vanno imposte – necessariamente – con la forza, e altre che invece no. O sbaglio?

Sbagli. Le teorie sociali, in quanto teorie, ossia insiemi di proposizioni che ci dicono che cosa è la società, sono o giuste o sbagliate, e nulla più.

Al massimo possiamo dire che da una teoria sociale può conseguire la necessità del monopolio della violenza oppure no, e su questo criterio stabiliamo quale teoria ci piace di più e quale di meno. Ma in base ad esso non possiamo decidere se sia giusta o sbagliata.

Carlo

Paxtibi said...

Al massimo possiamo dire che da una teoria sociale può conseguire la necessità del monopolio della violenza oppure no, e su questo criterio stabiliamo quale teoria ci piace di più e quale di meno. Ma in base ad esso non possiamo decidere se sia giusta o sbagliata.

E invece secondo me a sbagliare sei tu: se una teoria presuppone il monopolio della violenza che piaccia o meno è sbagliata, a meno ovviamente che il monopolio non venga accordato volontariamente da tutti i membri dell'ipotizzata società.

Comunque tu la voglia mettere, il concetto che mi preme ribadire è che nessuno ha diritto di decidere della mia vita. Poi ti posso anche dire che sì, le teorie sono neutre e su e giù, e sinceramente me ne frega assai poco: io so solo che sono circondato da imbecilli che rendono la mia già difficile vita quasi impossibile, e ripeto ancora una volta che non sono legittimati a farlo.

È abbastanza chiaro così?