Tuesday, September 25, 2007

Doh...a!

Il ciclo di colloqui di Doha sul commercio mondiale organizzato dal WTO avrebbe dovuto essere la “soluzione finale” per le nazioni del mondo più povere, ma dopo quasi sei anni i progressi sono stati minimi. Ma... sorpresa! Il segretario generale del Commonwealth Don McKinnon ha svelato il mistero della povertà: sono le sovvenzioni agli agricoltori europei a mantenere milioni di persone intrappolate nella povertà nel terzo mondo. Ha aggiunto che Europa e Stati Uniti hanno molte responsabilità:
“Se un leader africano decidesse di produrre televisori a cinque volte il prezzo mondiale, tutto il pianeta riderebbe di lui, tuttavia i prodotti agricoli possono essere prodotti in Europa a cinque volte il prezzo mondiale e nessuno dice che è un problema reale.”
Ma come, ma cosa sta dicendo!? È la mano dello stato che regola il mercato e corregge gli errori, altrimenti sarebbe la jungla!
“Se eliminate le sovvenzioni agricole in Europa e negli Stati Uniti, libererete 160 milioni di persone da povertà, domani. Se la gente in Europa è davvero preoccupata per i rifugiati economici, bene, meglio che continui a preoccuparsi, perché finchè mantiene quei paesi nella povertà con le sue sovvenzioni, continuerà a ottenere rifugiati economici”
Sorvoliamo sul tono vagamente minaccioso di quest'ultima frase, e chiediamoci: ma erano davvero necessari sei anni per rendersene conto? Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma superato il primo momento di shock e d'entusiasmo una riflessione è d'obbligo: mettiamo il caso che l'Europa smetta di sovvenzionare la sua agricoltura (magari cominciando dal biofuel), salvando milioni di persone dalla povertà nei paesi in via di sviluppo e limitando così il problema dell'immigrazione; cosa ne sarà degli agricoltori europei privati delle sovvenzioni, senza neanche più le braccia a buon mercato degli emigranti, e con un costo della vita enormemente superiore?

Un bel casino: da una parte non si riesce più a nascondere qual è il vero problema dell'economia mondiale, dall'altra si vuole continuare a pianificare, a botte di miliardi di euro, nonostante il risultato sia sempre, regolarmente, la fame e la miseria per qualcuno. In altre parole, i pianificatori si riuniscono periodicamente e discutono per anni solo per giungere alla conclusione che il problema sono loro. Però il prezzo della loro follia lo pagano milioni di poveri diavoli, che muoiono di fame a turno.

Chissà, forse le nuove generazioni europee finiranno per fornire le loro braccia per il raccolto di banane da qualche parte vicino all'Equatore. Che mondo meraviglioso!

Monday, September 24, 2007

Socialismo papale

“... ces actes, que ces actions font partie d'un plan, un plan qui a été élaboré assez tôt, au moins au début du siècle, si ce n'est un peu plus tôt, et notamment l'établissement d'un gouvernement mondial, avec une religion mondiale.”
(Mons. Bernard Fellay)
Una cosa bisogna dirla su Benedetto XI: è sicuramente una persona intelligente. Ha capito qual è la religione del nuovo millennio, e ha già cominciato a diffonderne la dottrina. Evidentemente giudica più conveniente incorporare il cristianesimo nella nuova religione laica, fornendole un puntello spirituale per giustificare la sua bella fetta di torta: l'otto per mille? L'esenzione ICI? Soldi meritati, sentite un po' cosa ci dice da Velletri:
“La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta.”
Ottima padronanza della neolingua, non c'è che dire. Un Peccei non avrebbe potuto esprimersi meglio. Ciò che sfugge al rappresentante (occupazione che va per la maggiore, a quanto pare) di Dio in terra, è che ogni essere umano che si alza la mattina per andare a lavorare lo fa per ottenere un profitto, disattenzione comprensibile da parte di chi è abituato ai lussi e alle comodità del Vaticano. Ancora:
“Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti.”
A questo punto non so più se è il papa a parlare o Napolitano, propenderei per il secondo visto che per Gesù Cristo la solidarietà e la condivisione dovrebbero essere spontanee, e qui non se ne fa cenno. Impressionante comunque la quantità di paroline magiche concentrate in sole due righe.
“In fondo si tratta della decisione tra egoismo e amore, tra giustizia e disonestà, in definitiva tra Dio e Satana.”
Se non altro si è accorto anche lui della dualità dell'animo umano, peccato che egoismo e disonestà non vengano attribuite, come sarebbe logico, a chi ha fatto un'arte del vivere alle spalle altrui, ma a chi – ahilui – pretende di lavorare per "ottenere profitto", invece di farlo per far "ottenere profitto" a qualcun altro.
Il Papa ha poi ricordato che la Bibbia “stigmatizza uno stile di vita tipico di chi si lascia assorbire da una egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili e che si traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio.”
Mi par di ricordare che Gesù e il suo padre terreno fossero artigiani, che vendevano i loro manufatti alla ricerca di profitto (probabilmente anche per evitare in futuro i problemi di quel certo 25 dicembre...) mentre la più celebre incazzatura del figlio di Dio, sempre se non ricordo male, fu causata dai mercanti nel tempio, da coloro cioè che sfruttavano la fede del popolo per arricchirsi. Senza parlare del fatto che sempre lui predicava, sì, l'umiltà e la povertà, ma lo faceva da povero vagabondo mediorientale, cosa questa che gli conferiva se non altro quel minimo di coerenza che un tizio bardato come una matrona romana non potrà mai avere. “I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”( Luca 16, 8 ). Sarebbe divertente vedere come stigmatizzerebbe il nazareno lo stile di vita di Ratzinger, ma andiamo avanti:
“Il cristiano - ha rimarcato - deve respingere con energia tutto questo, aprendo il cuore, al contrario, a sentimenti di autentica generosità”. Per giungere a questo, il Papa ha invitato alla preghiera e ha ricordato che già san Paolo nella prima lettera a Timoteo “invita in primo luogo a pregare per quelli che rivestono compiti di responsabilità nella comunità civile, perchè, egli spiega, dalle loro decisioni, se tese al bene comune, derivano conseguenze positive, assicurando la pace e una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità per tutti".
San Paolo, questo simpatico maneggione. San Paolo piace sempre molto ai rappresentanti. In contrasto con la protervia dei poveri diavoli che – ahiloro – lavorano alla ricerca del profitto (sempre meno facile da trovare, sia detto per inciso), San Paolo glorifica la santità di coloro i quali rivestono compiti di responsabilità, dai quali, se si prega a sufficienza, ci si può attendere la pace e la tranquillità. A questo punto vorrei sperare anche il pane quotidiano, visto che il profitto è peccato.

Sunday, September 23, 2007

«I am... a god»

Non postare questo film era fuori discussione, anche se il giudizio complessivo non può essere molto positivo bisogna riconoscere che potenzialmente avrebbe potuto essere un capolavoro. Invece è soprattutto un perfetto esempio di come si può rovinare un film in fase di montaggio. Scritto da Gore Vidal, girato da Tinto Brass, entrambi lo hanno poi disconosciuto, il primo perché Brass avrebbe cambiato il punto di vista della sceneggiatura; il secondo, incredibile a dirsi, per essere stato escluso dal montaggio dove furono aggiunte le scene di sesso più spinte. Chissà, se Brass non fosse stato così ossessionato dalle donne e dal denaro, forse sarebbe diventato un grande regista... Caligula (Caligola, '79):


Premio Caligola - Settembre '07

Ed eccoci arrivati al momento più atteso, il Premio Caligola di settembre. E, udite: doppietta italiana (po-po-po-poo-poo...), con i campioni nostrani che dimostrano tutta la loro indubbia classe.

La prima candidatura è per nientepopodimenoché Romano Prodi, che consegna il premio di “Nessuno tocchi Caino” a Kagame, uno dei più sanguinari capi di stato africani. La notizia è del 30 agosto, ma non avendo potuto rientrare nell'edizione precedente eccolo qua. Riuscirà ad essere premiato per aver consegnato un premio? Chissà!


Il secondo italiano in corsa, l'avrete già indovinato da soli. È lui o non è lui? Ma certo che è lui! Don Clemente Mastella, il satrapo di Monza e il suo volo galeotto.


Chiude il terzetto il presidente brasiliano Lula. Un pizzico di esotismo con il suo annuncio di aumentare la produzione di armi e di rimodernare e rafforzare l'esercito. Quanto è squisitamente sudamericano tutto ciò! Immagino siano proprio le cose che più servono ai brasiliani, insieme al biofuel. Non male Lula, ma può fare di più, per esempio distruggere la foresta amazzonica... come? già fatto?? Oops.


Votate!
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Che "non si tocchi un Caino, d’accordo, ma che lo si premi..."


“Nessuno tocchi Caino”, l'associazione presieduta da Marco Pannella ha pensato bene di premiare il presidente Kagame, perché ha abolito la pena di morte. Il premio gli verrà consegnato oggi pomeriggio dal presidente del consiglio Romano Prodi. [...]


A questo riguardo, segnaliamo la reazione di padre Aurelio Boscaini, un missionario comboniano che ha lavorato a lungo in quell'area e che ieri ha inviato una protesta agli organizzatori del premio. Ne diamo alcuni stralci.

«Esprimo tutto il mio sdegno nell'apprendere che oggi verrà consegnato il premio “L'abolizionista dell'anno 2007” al presidente del Rwanda, Paul Kagame. È come se mi si volesse raccontare – a me che sono stato missionario in Rwanda – una blague (barzelletta)! Mi sono chiesto se conoscete veramente questo assassino, che dovrebbe avere sulla coscienza qualche milione di morti. O credete che questo generale sia il Caino convertito? Magari!!! Chi ha ammazzato i milioni di persone nella Repubblica democratica del Congo, dopo il genocidio del 1994? Chi ha scatenato la guerra contro Kabila padre? Chi ha abbattuto l'aereo su cui si trovava Habyarimana? O siete di quelli che credono al film Hotel Rwanda?!».
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"Libero" volo (parte prima)


Ho ricevuto molte proteste e molti commenti. Molti insulti. E credo che sia comprensibile l'indignazione che accompagna una notizia sbagliata e data in un modo quanto meno singolare. Un aereo di Stato utilizzato per motivi personali. Ma le cose non stanno così. Voi siete liberi di credermi o no ma le cose non stanno in questo modo. Invitato ad essere presente alla premiazione nel gran premio di formula 1 ho verificato le possibilità di arrivare in tempo. E un aereo di Stato era già stato previsto per il viaggio. Ho chiesto un passaggio e sono arrivato a Roma per partire. Ho portato mio figlio con me, anche se Elio il biglietto per un volo di linea già l'aveva acquistato. Ma non capisco qual'è il problema. C'era posto. [Non capisce dov'è il problema: impagabile!]
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Il Brasile riprende la produzione di armi


[Lula] Ha detto che “il budget militare brasiliano è piccolo,” aggiungendo che ci sono più del doppio di militari di riserva rispetto a quelli in servizio attivo.


Il Brasile progetta di aumentare la spesa del 50% il prossimo anno. Ha in programma di modernizzare i suoi sottomarini, costruire missili in cooperazione con il Sud Africa ed acquistare aerei di seconda mano.

Lula è arrivato in Spagna venerdì per una tre-giorni organizzata per approfondire i legami commerciali al termine del suo viaggio in Europa.

Lula terrà dei colloqui con il primo ministro spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero su temi come l'aumento dell'uso di biocarburanti. [Non potevano mancare]

Saturday, September 22, 2007

Oligarchia Mondiale e la conquista del Far East

“The world is governed by very different personages from
what is imagined by those who are not
behind the scenes.”
(Benjamin Disraeli, primo ministro inglese nel 1844)
È appena arrivato per posta telepatica un dispaccio del nostro inviato a Laputa, l'esperto di cospirazioni Giovanni Pesce, che ci informa sugli ultimi sviluppi. Una lettura rilassante ideale per il week-end.
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Venexia 1200/1700 – Londra 1650/1945 – Washington 1917/2xxx


Attualmente il sistema politico mondiale è governato unicamente dagli USA e gli Stati Uniti sono, a loro volta, gestiti da un’oligarchia su base familiare.


In pratica, le direttive politiche vengono preparate da una serie di organizzazioni private ben precise: CFR, Bildberger, PNAC, Foundations familiari ed altre che inviano i loro piani operativi alle organizzazioni statali, le quali a loro volta provvedono all’ufficializzazione delle decisioni.


Ma a comporre e presiedere tali organizzazioni private e pubbliche, ci sono uomini provenienti da un gruppo ristretto di famiglie; non per niente ci sono stati 2 Presidenti Bush, 2 Presidenti Roosevelt e molti Rockefeller, Morgan Vanderbilt nel mondo degli affari e delle Foundations USA.

E’ evidente che tale sistema politico USA sia stato concepito su un originario sistema inglese; ma Londra a sua volta aveva ereditato nel 1700 tale organizzazione da Venezia, tanto che i sostenitori di questo originale gruppo inglese erano conosciuti come il Venetian Party.

Nel 1700 l’ambasciatore di Venezia presso la corte Inglese era un nobile venexiano tal Pallavicini; in quei tempi i Pallavicini iniziarono dei rapporti commerciali con il mondo anglo-sassone ed ora una Paravicini Bank fa affari tra Houston Ginevra e Johannesburg. Il leggendario Cromwell era imparentato tre volte con Horatio Pallavicini. Anche i simboli vengono trasferiti: il leone di San Marco diventa il cavallo di San Giorgio, protettore d’Inghilterra.

Anche nelle arti l’influenza veneziana su Londra è notevole: Shakespeare ambienta Othello, Il Mercante di Venezia e Giulietta e Romeo nel Veneto, senza esserci mai stato.

A Venezia il mercanteggio e il governo facevano parte di un unico complesso, e le famiglie “potenti” gestivano i mercati ed i governi attraverso un Doge da loro scelto con un particolare metodo detto “la cabala venexiana”; in particolare le famiglie al potere erano 16, 12 dette “apostoliche” (Badoer, Barozzi, Contarini, Dandolo, Falier, Gradenigo, Memmo, Michiel, Morosini, Polani, Snudo e Tiepolo) e 4 dette “evangeliche” (Giustinian, Bragadin, Bembo, Corner) come nelle migliori tradizione cattoliche.

“Questo xe el vostro Doge, se ve piase”. Era la formula di presentazione del Doge de Venexia al popolo subito dopo la scelta effettuata dal Consiglio tramite quel particolare metodo della cabala dove decisioni governative, familiari e sorteggi vari si intrecciavano senza possibilità alcuna di risalire ai nomi di coloro che avevano proposto i candidati.

A Londra, invece, le famiglie potenti erano i Churcill gli Spencer i Montagu e cosi via. Negli Usa spuntano i nomi delle famiglie Kennedy, Bush Dulles Harriman Rockefeller tra coloro che decidono i governi ed i governanti. Punto comune per le tre oligarchie è il traffico commerciale con l’EST, e questo obiettivo è fondamentale a tutti i tre sistemi politici: Venezia puntava al Medio Oriente, l’Inghilterra alle Indie ed ora gli Usa puntano alla Cina (amata da Marco Polo e dalle cannoniere britanniche).

Altro punto comune è l’amministrazione del lavoro altrui senza un adeguato compenso monetario; a Venexia esiste ancora una Riva degli Schiavoni, e negli Usa lo schiavismo è finito pochi anni fa.

Stesso metodo, stessi interessi e certe volte gli stessi nomi; il mondo non cambia!

Invece, per il mondo che cambia, vengono adottate delle metodologie che non variano; ad esempio per il problema della crescita demografica la tradizione di pensiero inizia con il venexiano Gian Maria Ortes, che viene reinterpretato in Inghilterra da Malthus, istruttore presso la Compagnie delle Indie e completato da Rockefeller e Kissinger che nel documento NSSM 200 scelgono la limitazione numerica delle altre popolazioni come obiettivo irrinunciabile per la sopravvivenza delle loro economia.

A Londra aveva operato, fine ‘500 primi ‘600, Paolo Sarpi come divulgatore del pensiero teologico commerciale veneziano dando origine all’ Ontologismo.

In quegli anni, invece, a Londra si consolida la Massoneria sotto un’unica loggia e nel 1694 la Banca d’Inghilterra, su suggerimento di Charles Montagu, ottiene il diritto di battere la moneta nazionale inglese e di lucrare sugli interessi del debito. Negli Usa la moneta viene emessa dalla Federal Reserve, che è un organismo assolutamente privato, nonostante il nome faccia pensare ad un organizzazione pubblica.

Per quanto riguarda il potere economico politico, si può vedere come a Washington, negli ultimi dieci anni, si sia formato un gruppo di potere molto attivo che integra comandamenti economici con pratiche religiose; questo gruppo è conosciuto con il nome di teo-cons, e un punto di riferimento è il cardinale Avery Dulles, ex ufficiale dei servizi dell’US Navy, figlio di un ex Segretario di Stato, nipote del Direttore dell’ OSS/CIA. Il cardinale in questione ha come i riferimento i Gesuiti, ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola, il quale frequentando piazza San Marco aveva instaurato un buon rapporto di “clientela” con i Contarini.

Un buon rapporto con il Padreterno è di fondamentale importanza per l’esercizio del potere economico; Venezia, con un concetto machiavellico di libera Chiesa, ha sempre cercato un equilibrio di forze con lo Stato Pontificio. A Roma, infatti, arriva nel 1760 (?) come ambasciatore della Repubblica Veneta Andrea Memmo, amico di ventura di Giacomo Casanova, che curerà a Palazzo Venezia gli interessi veneti. E’ proprio piccolo il mondo: prima vengono i soldi poi le navi (galere, cannoniere, portaerei) e se avanza un po’ di tempo la gestione della cosa pubblica, senza dare troppo nell’occhio, senza fare troppa scena repressiva; la politica ha altre cartucce da sfruttare: soldi, corruzione e segreti servizi.

A Londra è ancora famosissima la squadra di calcio dell’Arsenal, che ha fatto sopravvivere il nome arabo-veneziano fino ai giorni nostri.
Le altre famiglie vanno escluse dalla gestione il potere con tutti i trucchi del caso, vedi Casanova e i suoi segreti servizi.

I governi dei paesi satellite vanno gestiti corrompendo il leader locale per avere poi un ritorno economico più significativo dei soldi investiti nella corruzione; qualora poi il corrotto si comporti in maniera diversa da quella concordata basta poco per eliminarlo politicamente, giustizialmente o fisicamente, gettando il corpo nel Canal degli Orfani.

La tecnica di adescamento del leader locale può essere attuata là dove i rapporti di forza sono chiaramente a favore di un paese; invece le tecniche per dominare quando i rapporti di forza sono sfavorevoli prevedono un’alleanza con altri “compagni di nemicizia” da abbandonare appena possibile.

Per tutto ciò occorre una coordinazione eccezionale da parte di chi gestisce il potere, l’oligarchia delle famiglie (veneziane, londinesi, USA). Il governo centrale si deve adattare alle decisioni presi dalle 16 famiglie; per maggiore garanzia il leader viene quasi sempre scelto all’interno delle 16 famiglie. I poveri diavoli o si adattano al sistema o restano ai margini del potere e se si oppongono rischiano di essere travolti dallo tsunami del potere.

L’opinione pubblica invece viene costruita a tavolino, poi viene venduta e comprata come se fosse una normale merce del mercato mondiale; Ortes aveva scritto un interessante libro sull’argomento.

Un metodo di governo spietato nella sostanza, ma ingentilito nelle forme, occultato nei veri obiettivi economici ma manifesto nei falsi obiettivi popolari, democratico nelle apparenze e personalizzato nelle decisioni definitive.

Unico legame tra i cittadini, di ogni ordine e grado, avrebbe dovuto essere la gloria di Venezia, ma la storia ci ha mostrato come questo obiettivo sia stato solo temporaneo. Londra e Venexia hanno avuto i suoi agenti con licenza di uccidere e sicuramente nel corso degli anni avrà usufruito dei loro servizi, che hanno agito per la gloria dell’Impero.

Washington non è da meno delle due sorelle ed è maestra nell’arte del fingere, non tanto per qualità di interpretazione quanto per prepotenza di rappresentazione; Hollywood e le TV ci dipingono un mondo ad immagine e somiglianza degli USA “ideali”.

Attualmente gli USA sono alla conquista del Far Est e stato dopo stato si stanno indirizzando verso la Cina, cercando di conquistarla con un commercio mondiale come fecero, in tempi diversi, Marco Polo e le cannoniere inglesi.

Questo è quello che accade e che è sempre accaduto.

Chi ha tempo e voglia può cercare su Internet le azioni di Kermit Roosevelt in Iran nel 1953 assieme a Norman Schwarzkopf; due nomi celebri, un un’unica metodologia.

Qualora questo sistema non “ve piase”, non arrabbiatevi, “questo xe il vostro Doge”!

At last, but not least, l’ex ambasciatore Usa in Irak era Negroponte; e Negroponte è il nome con il quale i Veneziani chiamavano l’isola di Eubea. Sic transeat gloria mundi.

Scienziati pazzi

Godetevi questa scena da L'uovo del serpente (The Serpent's Egg, 1977) di Ingmar Bergman, poi leggete la notizia che segue. Per chi non lo sapesse, il film è ambientato nella Berlino del 1923...



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MOSCA -- Il futuro della tecnologia anti-terrorismo degli Stati Uniti potrebbe trovarsi vicino al capolinea di una linea della metropolitana di Mosca in una stanza circolare simile ad una segreta con una sola porta e nessuna finestra. Qui, all'istituto di ricerca di Psicotecnologia, soggetti umani si sottopongono ad esperimenti di manipolazione del loro subconscio. [...]

Il Department of Homeland Security (DHS) è andato in molti strani luoghi alla ricerca di sistemi per identificare i terroristi preventivamente, ma forse nessuno è più strano di questo laboratorio alla periferia della capitale russa. L'istituto lavora da anni come centro di un campo oscuro dello studio umano del comportamento – una forma di psicoecologia – le cui radici risalgono alla ricerca sul controllo mentale dell'era sovietica.

Ad attirare l'attenzione del DHS è stato il lavoro dell'istituto su un sistema denominato Semantic Stimuli Response Measurements Technology [Tecnologia di Misurazione della Risposta a Stimoli Semantici, NdT], o SSRM Tek, un lettore mentale basato su un software che si presume verifichi la risposta involontaria del soggetto a messaggi subliminali.

Friday, September 21, 2007

Demonocrazia

I demòni sono usciti dall'uomo russo e sono entrati nel branco dei porci, e cioè nei Necàev, nei Serno-Solov'ëvic e così via. Quelli sono affogati, o affogheranno senza dubbio, e l'uomo ormai guarito, da cui sono usciti i demòni, siede ai piedi di Gesù"
(F. M. Dostoevski, lettera a Màjkov a proposito de I Demòni)
C'è qualcosa di pernicioso nella brama di potere, qualcosa che tutti percepiscono come sbagliato, eppure sono tanto pronti ad abbandonarvisi se solo ne avessero l'opportunità. Non a caso la retorica dello stato continua a ripetere il mantra del servizio, dello stato siamo noi, tanto che persino gli oppositori più estremi obbediscono alla stessa logica, quella dei governanti “dipendenti”. E il gioco funziona, perché aveva ragione Goebbels, le cose basta ripeterle, non c'è bisogno che siano vere, e nemmeno plausibili: quanto lo è il credere che un uomo, conquistato il potere, si metta al servizio degli altri? Allora davvero, non è l'anarchia ad imporre l'avvento dell'Uomo Nuovo, liberato dal peccato e dalla tentazione, è la democrazia ad averlo già proclamato. È il trionfo del pensiero circolare: l'uomo è una bestia feroce, pronta ad aggredire i suoi simili alla prima occasione, con in testa solo il suo interesse personale; ma si trasfigura accogliendo su di sé l'investitura del potere, diventa un benefattore la cui unica preoccupazione è l'interesse collettivo.

Invero, già nelle sue radici hobbesiane la dottrina statalista mostrava la sua natura mitologica, con lo stato a rappresentare il corpo unico della collettività come organismo semidivino, il Leviatano. Poco è cambiato da allora. Anzi, i tentacoli della creatura si sono allargati fino a permeare totalmente la società. Se si accetta il dogma per cui lo stato ha il potere di risolvere i problemi che gli uomini, lasciati liberi, non sarebbero in grado di risolvere da soli, non ci sono più ostacoli alla sua espansione. Ma se gli uomini non avessero in sé, nella loro natura, la capacità di comprendere, preferire, ed esercitare la collaborazione, la prima cosa da evitare sarebbe proprio l'assegnare il potere a qualcuno di questi esseri antisociali ed aggressivi. Perché il potere regala l'impunità, rende l'uomo un ubermensch come in un vero e proprio patto col demonio; con la conquista del potere l'uomo ottiene una libertà assoluta e nefasta, e di conseguenza la schiavitù per tutti gli altri.

Guardate al passato, nominateli uno per uno, gli uomini di potere: tutti hanno mentito, rubato, ucciso, imprigionato altri uomini. Quanti hanno pagato? Così pochi che se ne scrive sui libri di storia: sono i capri espiatori del potere, il sacrificio rituale del capo che serve a perpetuare il loro dominio, provando il buon funzionamento del sistema. La democrazia non è che questo, è il mondo della tentazione, costruito per sfruttare la doppia natura dell'animo umano e far prevalere il lato oscuro, quello che gli fa preferire le lusinghe della prevaricazione alla sicurezza della collaborazione.

Le civiltà fioriscono finché tra gli uomini la collaborazione prevale, decadono e precipitano nel caos quando a vincere è il desiderio di prevaricare, di vivere sulle spalle altrui, di godere privilegi. Allora l'uomo cambia se stesso e con lui cambia la società. L'istinto del massimo risultato col minimo sforzo, che in condizioni normali non è che uno strumento, non viene più controllato dal raziocinio, dalla previdenza e come uno scalpello comincia a erodere la pietra angolare della società: la fiducia. L'uomo diventa demoniaco, ovvero lavora alla propria distruzione: si sottrae e sottrae risorse necessarie alla società, diventa parassita, contro natura, quindi destinato all'estinzione.
Lo aveva ben chiaro Dostoevski, quando scriveva ne “I Demoni”:
"Voi pensate, forse, che io dubiti ancora che il personaggio che mi appare nell'allucinazione sia io stesso e non sia davvero il diavolo"
"E... lo vedete realmente? Vedete realmente una figura ben definita?"
"Sì lo vedo, lo vedo così, come vedo ora voi... e talvolta lo vedo e non sono persuaso di vederlo, benché lo veda... talvolta non so chi dei due realmente esista: io o lui..."
È la presa di coscienza del nichilista Stavrogin che, assaporata l'ebbrezza della distruzione e del potere vede il demone che lo possiede, l'ombra del se stesso libero dai vincoli naturali, senza limiti, che come il diavolo chiede molto all'uomo in cambio del sogno della superiorità: la sua parte migliore. quella che agli altri vuole offrire e non sottrarre, perché solo così gli sarà offerto alla stessa maniera spontaneamente, e solo così la società umana potrà renderlo felice. Ed è triste pensare invece all'infelicità che la società infligge agli uomini, proprio la società così necessaria alla loro vita. Per questo il confronto tra potere e anarchia non è un problema politico. È un problema biologico. È in gioco la sopravvivenza.

Thursday, September 20, 2007

Qualcuno ci vuole morti

"Non puoi tenere un gregge che non riesci a nutrire. In altre parole la conservazione può esigere la cernita e l'eliminazione per mantenere l'equilibrio tra il numero di ciascuna specie in rapporto ad un dato habitat.
Mi rendo conto che si tratta di un argomento scottante, ma resta il fatto che l'umanità è parte del mondo vivente".

(Filippo d'Edimburgo fondatore e presidente del WWF)
I più smaliziati hanno già capito da tempo che il nobile scopo dei cosiddetti verdi – salvare l'ambiente – deve necessariamente passare per la drastica riduzione della popolazione. La buona notizia è che, se per loro il nemico è l'umanità, non devono considerare se stessi come parte di essa, e possiamo quindi passare alle vie di fatto cacciandoli come abbiamo sempre fatto con tutti gli animali nocivi e molesti, senza troppe remore di coscienza.

È già stato scritto molto – inutilmente, a quanto pare – sulla letale ingerenza di stati e organismi transnazionali nella produzione di biocarburanti, su come questa provocherà una scarsità di generi alimentari e il conseguente aumento dei prezzi, con immediati riscontri soprattutto tra le fasce più povere della popolazione. Ora però stanno venendo fuori notizie sempre più allarmanti – ne trovate un paio qua sotto – che indicano come lo stesso ambiente finirà per essere danneggiato gravemente dall'aumento di produzione del biocarburante. Evidentemente, l'unico ambiente gradito a queste malsane bestiole è quello ripulito dal loro nemico naturale: l'uomo.

Prima di passare alle ultime notizie facciamo un breve ma sempre utile ripassino sulle mortifere parole del ministro Pecoraro Scanio. Leggiamo:
E' evidente che noi dobbiamo o abolire la quota esente, o almeno abbassare significativamente le accise sui biocarburanti. Dobbiamo defiscalizzare il carburante usato in agricoltura e dobbiamo garantire agli agricoltori che una parte dei fondi Ue serva alla produzione di biocarburanti, che portrebbero essere usati dalle aziende di trasporto pubblico urbano, in modo da contribuire a migliorare la qualita' dell'aria nelle città.
Lo spettacolo può cominciare.
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Secondo gli esperti il biocarburante peggiora la siccità in Ungheria

BUDAPEST, 20 settembre (Reuters) - La produzione di biocarburanti e la combustione di sottoprodotti agricoli nelle centrali elettriche ha contribuito alla severa siccità verificatesi quest'anno in Ungheria, ha detto giovedì un esperto accademico.

La siccità ha ridotto drasticamente il raccolto del mais in Ungheria dalla metà di quest'anno ma il tempo asciutto avrebbe avuto un effetto minore sui raccolti se i coltivatori avessero lasciato i gambi delle piante e la paglia sui campi come protezione dal sole e dall'evaporazione, invece di venderla come biomassa.

“C'è un'abbondanza di biomassa da bruciare là fuori e molti lotti di campi a maggese per coltivare piante a fini energetici,” ha detto il professor Marta Birkas dell'università di Szent Istvan ad un congresso dell'agricoltura.

“Avverto tutti di non vendere la paglia ed i gambi alle centrali elettriche,” ha detto. “Il terreno ne ha bisogno come protezione dalla siccità.”

I produttori di biocarburanti trasformano le granaglie ed i semi oleiferi in benzina e molti bruciano i sottoprodotti dell'azienda agricola per soddisfare le esigenze energetiche dei loro impianti, spesso molto alte, per processi come la fermentazione.

I biocarburanti sono propagandati come un modo per ridurre l'emissione dei gas serra che contribuiscono al riscaldamento globale, ma Birkas ha detto che la produzione di biocarburante sta peggiorando i problemi causati dai fenomeni meteorologici estremi che molti imputano al cambiamento climatico.
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L'etanolo cerealicolo & le sue impreviste conseguenze sulla California

Lo sviluppo dell'industria dell'etanolo cerealicolo in California è carico di conseguenze non intenzionali, nessuna delle quali è di beneficio all'economia o all'ambiente dello stato. Comprendono gli effetti sulle nostre risorse idriche sovrasfruttate, sulla qualità della nostra aria, sul prezzo dei generi alimentari e sulla difficoltà finanziaria dei cittadini mentre gli investitori privati guadagnano.

Ci sono già 235 impianti per l'etanolo in costruzione o in fase di progettazione in tutta la contea, oltre a 111 impianti in funzione. E non c'è semplicemente abbastanza grano in giro. Se tutte le fabbriche in costruzione o progettate entrano in funzione, inghiottiranno nientemeno che la metà dell'intero raccolto di grano entro il 2008.

Tutti i sistemi idrici da cui lo stato dipende, servono sia l'agricoltura che il settore urbano, sono oltre la loro capacità. L'etanolo richiede grandi quantità di acqua sia per coltivare il cereale che per processarlo, mettendo il grano in concorrenza diretta con la nostra industria agricola che sfama metà della nazione con tutti i i suoi prodotti ortofrutticoli.

L'etanolo cerealicolo richiede 3,7 - 5 galloni di acqua per produrre appena un gallone di etanolo nel processo di fabbricazione. L'etanolo cellulosico da altre materie vegetali è lontano a venire e richiederà 6 galloni di acqua per ogni gallone di etanolo, benché la produzione di energia sia 4-5 volte più grande rispetto all'etanolo cerealicolo.

Stati ricchi d'acqua come il Minnesota e lo Iowa lamentano che l'industria dell'etanolo sta estraendo la loro acqua freatica, inducendo alcuni impianti a chiudere perché il rifornimento d'acqua freatica si è così esaurito. In molti posti in California, particolarmente nella valle di San Joaquin, la terra già si è abbassata di molti piedi a causa dell'estrazione mineraria di acqua freatica.

Circa il 14 per cento del grano negli Stati Uniti è irrigato e questa superficie in acri irrigata consuma quasi 18 milioni di acri cubici all'anno [1 acro cubico=1233,5 metri cubici, NdT] di acqua – molta della quale è prelevata dallo strato acquifero di Ogallala nei Great Plains. Per mettere questo fabbisogno d'acqua in prospettiva, il flusso annuale medio del Colorado River a Lee's Ferry è soltanto di circa 14 milioni di acri cubici all'anno.

Quasi tutta l'agricoltura della California dipende dall'irrigazione. Deviando milioni di galloni d'acqua dai poderi della California all'etanolo si impedirà la crescita dell'approvvigionamento di generi alimentari alla nazione poiché la coltivazione del grano richiede molta acqua ed inoltre peggiorerà il problema dello scolo dei fertilizzanti da combustibili fossili e degli antiparassitari che inquinano i nostri canali navigabili. Questo spostamento del nostro importante terreno coltivabile dalle verdure alla mono-coltivazione di grano sta già accadendo nella contea di Kern.
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Vedi anche:
Bioimbecilli, Il caropasta

Wednesday, September 19, 2007

Piccolo Glossario della Neolingua #10

“To the brooding leftist, it is inconceivable that people can work out their own problems, that trade can be to people's mutual advantage, that society can be essentially self managing, or that attempts to use government power to reshape and manage people might backfire. Their faith in government knows few limits; their faith in people is thin or nonexistent. This is why they are a danger to liberty.”
(Llewellyn H. Rockwell, Jr.)
L'ordine è nella dottrina statalista un bene che la società non può produrre e che solo lo stato può garantire grazie al monopolio della violenza. Per quanto strano possa sembrare, la maggior parte delle persone con le quali vi capiterà di parlarne accetterà questo dogma senza ulteriori discussioni, nonostante la logica e la stessa realtà dimostrino il contrario.
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Ordine
Significato originario:
1a disposizione, collocazione di ogni cosa nel luogo che le compete, secondo un determinato criterio: mettere, rimettere in o. i vestiti nell’armadio; tenere in o. la scrivania, tenerla ordinata; mettere, fare o. in casa, in una stanza, riordinarla; anche fig.: mettere o. nella propria vita
1b il criterio, il modo stesso su cui si basa tale disposizione: o. alfabetico, cronologico
1c condizione di ciò che è tenuto ordinato, razionalmente disposto: in casa tua c’è sempre un grande o.
2 sequenza, serie ordinata di cose: invertire l’o. delle cifre di un numero
3 attitudine a essere ordinato nel riporre le proprie cose, nel gestire le proprie attività, le proprie abitudini e sim.: ammiro molto il tuo o.
4 osservanza delle regole, disciplina: richiamare all’o. qcn.
5a assetto politico e sociale di uno stato: o. democratico, repubblicano; sovvertire l’o.
5b ordine pubblico
6 sistema di leggi e relazioni che determina l’organicità e l’armonia di un insieme: o. naturale, o. dell’universo


C'è una serie di telefilm americana, una delle tante che ha per protagonisti dei poliziotti (chissà come mai sembra così impossibile per la tv avere dei protagonisti che non siano dipendenti pubblici), il cui titolo è Law and Order. Niente di speciale, se non che, ad una più attenta riflessione, traspare una certa distorsione della realtà perfettamente funzionale all'ideologia statalista: la società è una jungla, i pochi cittadini onesti sono in balia delle forze preponderanti del caos, l'unico baluardo a loro difesa è l'eroico braccio armato dello stato (tralascio per pietà il particolare che, anche nel telefilm, la storia comincia allorché il crimine è avvenuto, con buona pace dell'opera di protezione da parte delle forze dell'ordine). Dov'è quindi la distorsione? Semplicemente nel punto di vista della camera da presa: protagonisti sono i poliziotti, co-protagonisti i delinquenti, la società civile è relegata al ruolo della vittima. Questa è la visione del mondo osservato dalla stazione di polizia, niente di stupefacente, ma certo si tratta di un osservatorio sulla realtà piuttosto limitato, soprattutto se pretende di fornire un giudizio di valore sulla società tutta.

Ma è solo un esempio di come la propaganda si insinui in mille rivoli nella percezione della realtà, confermando ogni volta l'equazione stato/ordine e anarchia/caos ormai largamente accettata dogmaticamente: quando si sentono ripetere concetti come "ma senza lo stato saremmo alla mercè dei criminali" è spontaneo chiedersi quanto di tale ragionamento proviene dall'osservazione della realtà e dalla necessaria riflessione, e quanto dagli spettacoli televisivi o cinematografici. Del resto, una società di persone prevalentemente violente e decise ad aggredire non potrebbe che essere una società violenta e caotica, e le eventuali leggi che imporrebbe non potrebbero che essere quelle a tutela dei più forti e più aggressivi. I leoni seguono le loro regole da leoni, allo stesso modo, se prendiamo per buona la teoria di chi considera l'uomo alla stregua di un feroce predatore non ci si può certo attendere che imponga leggi a protezione delle prede. Per dirla con Rothbard:
in un senso profondo, nessun sistema sociale, sia anarchico che statale, può funzionare a meno che la maggior parte delle persone siano "buone", nel senso che non siano tutte desiderose di assaltare e rapinare il loro prossimo. Se tutti fossero così disposti, nessuna quantità di protezione, sia statale che privata, potrebbe riuscire ad evitare il caos. Ancora, più la gente è disposta ad essere pacifica e a non aggredire il prossimo, più tutto il sistema sociale funzionerà con successo e meno le risorse dovranno essere dedicate alla protezione della polizia.
In effetti, ciò che l'osservazione della realtà suggerisce, è piuttosto l'esistenza di una doppia natura dell'animo umano, quella che nei cartoni animati viene rappresentata con il diavoletto e l'angioletto appollaiati sulle spalle del protagonista: la scelta di una strada piuttosto che un'altra è sempre e comunque il risultato di una decisione operata soppesando i pro e i contro delle proprie azioni. Se ne deduce quindi che l'ordine sociale dipende innanzitutto da quanto redditizia sia l'attività criminale nei confronti di altre attività non aggressive. Da questo punto di vista appare chiaro che 1) lo stato fornisce da una parte una quantità di sistemi per arricchirsi facilmente illegalmente, mentre dall'altra diminuisce la redditività delle attività pacifiche e costruttive, e 2) sanziona l'irregolarità di una qualsiasi attività non aggressiva alla stessa maniera – se non peggio – dell'attività autenticamente criminale: l'evasore fiscale è per lo stato un pericoloso fuorilegge a tutti gli effetti, molto più del rapinatore di tabaccherie. O ancora, punisce attività non aggressive ma contrarie alla sua morale imposta alla stregua dell'aggressione contro l'individuo o la sua proprietà, svilendo tragicamente i concetti di morale e di giustizia. Cito da un articolo di Anthony Gregory:
Sì, ci opponiamo all'aggressione: questa è la base del comportamento civile. È la base della moralità civile. E l'aggressione non è una buona soluzione ai problemi sociali, per quanto reali. Non è che l'abuso di droga, l'inganno coniugale e le famiglie spaccate non siano problemi sociali reali. È semplicemente che minacciare di chiudere la gente in gabbie o di derubarli ulteriormente dei loro soldi duramente guadagnati è ancora peggio. Consideriamo tale immorale coercizione contro persone pacifiche, per quanto disorientate o poco illuminate possano essere, come inammissibile. La virtù senza il libero arbitrio è impossibile – un'altra verità che gli statalisti di destra o di sinistra nasconderanno anche al costo di credere in estreme contraddizioni.

Che tipo di contraddizioni? Il credere che uccidere una persona innocente sia sbagliato ma che lo stato possa ucciderne un milione in guerra e tutt'al più essere considerato in errore. Il credere che rubare è sbagliato ma che le tasse non lo sono. Il credere che è più accettabile rinchiudere un adolescente fragile in una gabbia in cui potrebbe essere violentato e picchiato, piuttosto di lasciare che impari, attraverso l'esperienza e i consigli della famiglia, i pericoli dell'abuso di droga. Il credere che i giovani devono essere protetti dal peccato del bere fino ai 21 anni, a meno che si trovino in una base militare e occupati come assassini professionali per lo stato. Il credere che senza un'organizzazione da 3 trilioni di dollari dedita al saccheggio, all'omicidio, alla prevaricazione e all'ubiquitaria corruzione non avremmo un esempio morale da seguire.
In pratica lo stato, lungi dal garantire l'ordine sociale, pone le basi per la creazione del caos, e su di esso prospera. Ogni proibizione arbitraria diventa un opportunità per un redditizio mercato nero, ogni disoccupato a cui viene impedito l'ingresso nel mercato del lavoro un potenziale membro di associazioni criminali, ogni regolazione economica è automaticamente occasione di guadagno per chi ne può approfittare. Inoltre, il monopolio della legge subordina la giustizia al potere politico, impedendole di rappresentare adeguatamente il comune sentire della popolazione. E ovviamente, last but not least, la legalizzazione del furto – sotto il nome di tassazione – ne trasforma la percezione da crimine ad attività legittima e redditizia. Sotto il dominio dello stato, c'è poco da fare: il crimine paga, e bene.

«You are all individuals!»

Via, ne metto ancora uno, poi chiudo – momentaneamente – questa “trilogia di Brian.”
Lo so che ci sono diversi nerd tra i lettori del gongoro che chiedevano a gran voce la scena del latino, sicuramente esilarante, ma a me piace molto di più questa e soprattutto è molto più vicina allo spirito del gongoro che tutti ci guida.

Nessuno osa chiamarlo genocidio

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Di Llewellyn H. Rockwell, Jr.

Quanto stiamo tutti comodi negli Stati Uniti, mentre ci dedichiamo a dibattiti da salotto sull'occupazione USA in Iraq, discutendo se “noi” stiamo portando loro la libertà e se la loro libertà è realmente degna del sacrificio di tanti dei nostri uomini e donne. Ci chiediamo, se gli obiettivi di guerra sono stati davvero realizzati, come andarcene con garbo, o se abbiamo bisogno di un iper-aumento per finirla una volta per tutte con tutta questa storia.

Ma c'è una cosa di cui gli americani non parlano: le vite degli iracheni, o, piuttosto, le morti degli iracheni. È interessante perché viviamo in un'era di multiculturalismo estremo e di preoccupazioni globali. Adoriamo i lavoratori della solidarietà internazionale, andiamo in missioni all'estero, piangiamo per la difficile situazione di chi soffre per la fame e le malattie, ci offriamo volontari per portare impianti idrici in Ecuador, zanzariere in Ruanda, acqua pulita nel Malawi, diritti umani nel Togo e medicine in Bangladesh.

Ma quando siamo “noi” a causare la calamità, cala improvvisamente il silenzio. C'è qualcosa di strano, sospetto, persino sleale in una persona che insiste a parlare degli iracheni morti dall'invasione degli Stati Uniti nel 2003. Forse, se una persona piange per l'Iraq è in realtà un simpatizzante dei terroristi. Dopo tutto, la maggior parte delle morti è causata “dalla violenza settaria,” e chi può impedire ai fanatici delle sette islamiche impazzite di uccidersi l'un l'altro? Meglio che si uccidano tra loro piuttosto che uccidere i nostri, giusto?

Bene, è arrivato il momento di pensare ai numeri, anche se i militari degli Stati Uniti hanno deciso che tenere il conto dei morti non è degno del loro tempo. La Opinion Research Business, una agenzia di statistiche molto stimata nel Regno Unito, ha appena completato un'indagine dettagliata e rigorosa sugli iracheni. In passato, i risultati dell'agenzia sono stati propagndati dall'amministrazione Bush ogni volta che i dati sembravano favorevoli alla causa degli Stati Uniti. Ma il loro ultimo rapporto non ha praticamente ricevuto la minima attenzione negli USA.

Ecco l'orribile verità: più di un milione di persone sono state assassinate in Iraq dall'invasione degli Stati Uniti, secondo la ORB. Sì, altre stime sono più basse, ma dovreste essere impressionati da ciò che hanno scoperto. Sembra molto credibile.

A Bagdad, in cui la presenza degli Stati Uniti è più pronunciata, quasi la metà delle famiglie segnala di aver perso un membro della famiglia per qualche tipo di omicidio. Metà delle morti sono causate da ferite da arma da fuoco, un quinto da autobombe e un decimo da bombe aeree. Il numero totale di morti eccede il genocidio in Ruanda che nel 1994 fu largamente pubblicizzato.

Siete invitati a controllare i dati in dettaglio.

A parte gli incredibili dettagli, ciò che mi colpisce è il numero di morti che non sono né sunniti né sciiti. Colpisce inoltre come più ci si allontani geograficamente dalle attività delle truppe degli Stati Uniti, più pacifica sia la zona. Gli americani pensano di portare la libertà all'Iraq, ma i dati indicano che gli stiamo portando soltanto sofferenza e morte.

Se avete perso un membro della vostra famiglia, sapete che dopo la vita non è più la stessa. La perdita provoca ogni tipo di trauma religioso, sociale e coniugale. È già molto doloroso perdere un membro della propria famiglia per una certa malattia. Ma perderlo per un omicidio a sangue freddo o per un'autobomba o per una bombardamento aereo? Questo infonde un senso di rabbia e la motivazione per un risarcimento.

Così stiamo parlando di circa 1,2 milioni di persone che sono stati uccise in questo modo, e questo non comprende il numero degli uccisi durante l'invasione in sé per il crimine di aver tentato di opporsi all'invasione di truppe straniere, né i 500.000 anziani e bambini uccisi dalle sanzioni anti-civili di USA e ONU durante i 10 anni precedenti.

E non crogioliamoci nel pensiero che non sono altro che teste-di-stracci che si uccidono senza un valido motivo. Giusto in quest'ultimo fine settimana, c'è stato un episodio che serve da esempio. Alcuni dei leggendari contractor del Dipartimento di Stato stavano attraversando il quartiere sunnita di Mansour a Bagdad. Stavano guidando i loro SUV quando, raccontano i testimoni, si è scatenato un inferno di fuoco durato 20 minuti. I SUV si sono poi allontanati, lasciando sulla strada almeno nove morti.

Perchè? Nessuno lo sa. Sicuramente ci saranno indagini. Ci sono già state delle scuse. L'autorizzazione a partecipare all'occupazione dell'azienda in questione è stata revocata dal governo iracheno. Per quanto tempo, nessuno lo sa. Ma questi sono solo gesti simbolici. Non ci sarà giustizia, e nessuno dimenticherà.

Nella misura in cui qualcuno presta attenzione a questa roba, ascolta soltanto le parole del portavoce del Dipartimento di Stato: “l'ultima parola è che il segretario di Stato desidera assicurarsi che facciamo tutto il possibile per evitare la perdita di vite innocenti.”

Alla luce della cifra superiore al milione, tali dichiarazioni appaiono come scherzi malvagi. Gli Stati Uniti in Iraq hanno dato il via ad un massacro raramente conosciuto anche in paesi considerati come violenti e lacerati da guerre civili. È stupefacente pensare che questo si sia verificato in quello che era recentemente soltanto un paese liberale e civilizzato per gli standard della regione. Questo era un paese che aveva un problema di immigrazione, specialmente fra le classi più istruite e di talento. Andavano in Iraq perché era la società araba più simile a quella di stile occidentale che si poteva trovare nella zona.

Sono stati gli Stati Uniti a trasformare questo paese in un campo di sterminio. Perchè non affrontiamo questo fatto? Perchè non ci prendiamo le nostre responsabilità? Il motivo ha a che fare con questa cosa misteriosa chiamata nazionalismo, che fa delle guerre nazionali una religione ideologica. Noi siamo semidei liberatori. Loro sono demoni terroristi. Nessuna quantità di dati o di informazioni contrarie sembra in grado di scalfire questa fede irreligiosa. Così accade in ogni paese ed in tutte le epoche. Tale è la cecità intellettuale che la guerra genera.

Tale cecità è sempre ingiustificabile, ma era forse più comprensibile in un periodo in cui le informazioni erano severamente limitate, quando i limiti tecnologici effettivamente ci impedivano di conoscere l'intera verità. Che giustificazioni abbiamo oggi? La nostra cecità non è tecnologica ma ideologica. Noi siamo i buoni, giusto? Ogni nazione lo crede di se stessa, ma la libertà è servita meglio dai pochi che osano pensare criticamente.

Un postulato essenziale dell'idea occidentale, o così ci diciamo, è il valore universale ed immutabile della vita umana. Ed in effetti è vero. Nessun uomo o gruppo di uomini è senza valore – neppure quelli che il nostro governo sceglie di identificare come nemici.
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Link all'articolo originale.

Llewellyn H. Rockwell, Jr. è presidente del Ludwig von Mises Institute di Auburn, in Alabama, redattore di LewRockwell.com ed autore di Speaking of Liberty. Vedi il suo archivio su Mises.org. Mandagli una mail. Commenta sul blog.

Tuesday, September 18, 2007

Stampare o non stampare, questo è il dilemma

Continuano le turpi avventure del vincitore del primo Premio Caligola - Il potere gli ha dato alla testa. Come un re Mida al contrario, ogni volta che tocca qualcosa si trasforma in fame e miseria. Questo eroe dei poveri e degli oppressi avrebbe stanziato un budget per nutrire almeno quattro milioni di persone identificate come nutrizionalmente insicure.
Evviva quindi, la bontà trionfa! Non proprio, perché:
Il ministro delle Finanze Samuel Mumbengegwi ha annunciato all'inizio di settembre che il governo aveva messo da parte 347 miliardi di dollari dello Zimbabwe (circa 1,02 milioni di dollari USA al tasso parallelo di mercato) per comprare generi alimentari per 600.000 famiglie che erano state identificate come affamate, a causa dei poveri raccolti che sono seguiti ad una combinazione di siccità e di scarsità critiche di contributi.

La quota di bilancio pubblico allocata “potrà comprare meno,” ha detto John Robertson, un economista dello Zimbabwe, a causa della rapida svalutazione del dollaro dello Zimbabwe e della mancanza di valuta estera.

I tassi sul mercato nero stanno aumentando ripidamente, con un dollaro USA che costa ora circa 340.000 dollari dello Zimbabwe, un aumento intorno ai 120.000 Z$ per un dollaro USA da quando i fondi supplementari per l'assistenza sociale sono stati annunciati.

Renson Gasela, un esperto di agricoltura ed ex direttore generale del Grain Marketing Board (GMB), ha precisato che “in termini reali” i soldi assegnati dal governo per la distribuzione di alimenti basterebbero soltanto per circa 40.000 tonnellate metriche (mt) di cereali.

Per evitare la fame diffusa, specialmente nelle province più colpite di Masvingo e di Matabeleland sud e nord, il governo ha già comprato 500.000 tonnellate metriche (mt) di grano dallo Zambia e dal Malawi, lasciando un deficit netto di 600.000 mt per raggiungere i requisiti nazionali, secondo il quotidiano ufficiale, The Herald.
Che problema c'è? Il buon Bobby ha sempre in mano la stampante magica, tirerà fuori la banconota da un fantastiliardo di zio Paperone e tutto s'aggiusta. Oppure, basta un po' di fantasia e la soluzione si trova:
“La realtà è che le riserve di valuta estera della banca centrale sono state messe a dura prova e, come è accaduto in passato, la Reserve Bank of Zimbabwe sarà costretta ad andare al mercato nero per trovare la valuta estera tanto necessaria,” ha detto Robertson a IRIN (Integrated Regional Information Networks).
E se davvero compra la valuta estera al mercato nero per pagarsi i debiti, la candidatura anche per il prossimo Premio Caligola è assicurata!

(Approfitto per ricordare che eventuali segnalazioni per le candidature sono le benvenute).

«Follow the gourd!»

Visto che siamo in tema ho deciso di postarlo subito: le diatribe teologiche secondo i Monty Python!


Monday, September 17, 2007

Celebrate conformity

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul carattere profondamente religioso dello Stato, provi a confrontare i due brani che seguono. Il primo è la prima parte dell'intervento di Nicolas Sarkozy, presidente della repubblica francese, in occasione del ricevimento (= cerimonia) in suo onore all'Hôtel de ville de Paris. Non l'ho tradotto per non rischiare di perderne la cadenza e la forma esatta, che sono le cose più importanti insieme all'uso di determinati vocaboli chiave.

Il secondo brano è tratto dall'Angelus recitato da papa Benedetto XVI ad Assisi in occasione dell'ottavo centenario della conversione di S. Francesco. La similitudine nello stile, nella terminologia e nei concetti è lampante. Qui non si tratta soltanto del ricorso – sfrenato – alla retorica, ma si riconosce una forma cerimoniale che rivela la celebrazione di un rituale. Siamo nel 2007 e ancora siamo governati dai sacerdoti.

Non mancano i sacrifici umani, anche se vengono eseguiti a migliaia di chilometri di distanza, lontano dagli occhi dei fedeli: per il momento, la religione laica ci tiene a presentarsi ancora come religione d'amore, così va in missione.

Ovviamente, di Pace.
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Hôtel de ville de Paris, le jeudi 24 mai 2007

Monsieur le Maire de Paris, Mesdames et Messieurs les élus parisiens, Mesdames et Messieurs, Je vous remercie, Monsieur le Maire, pour les mots que vous venez de prononcer. En venant ici aujourd'hui, je ne sacrifie pas seulement à une tradition républicaine qui voulait qu'à son entrée en fonction le Chef de l'Etat nouvellement élu se rende à l'Hôtel de Ville de Paris pour y saluer son Maire, son Conseil municipal, et à travers eux, naturellement tous les parisiens. Cette tradition a une signification pour moi très profonde, une signification qu'elle doit à l'histoire. Sans Paris, la France n'eût peut-être jamais existé. Car pour qu'il y eût la France il a fallu qu'il y eût une volonté française et, longtemps ce fut de Paris que s'exprima cette volonté.

Paris n'est pas un centre, Paris c'est un commencement et c'est un aboutissement. Tout part d'ici et y revient. Paris c'est le foyer autour duquel se sont unis les peuples et les provinces françaises. Paris c'est le réceptacle de toutes les énergies, de toutes les intelligences, de tous les talents. C'est à Paris, c'est Paris qui a regroupé les provinces et ce sont les provinces qui ont peuplé Paris. C'est cela Paris. Il y a dans la prééminence de Paris quelque chose qui ne dépend pas seulement de la volonté humaine mais qui est consubstantiel à la façon dont la France s'est construite. [...]

Et quand on préside aux destinées de la France, on se doit de connaître l'histoire de France. Le peuple de Paris parla au nom du droit des peuples à disposer d'eux-mêmes. Le peuple de Paris parla au nom de la liberté. Il parla au nom de la fraternité humaine. Et quand Paris se taisait, c'était la France qui devenait muette. Et quand Paris s'exprimait, c'était la France qui prenait la parole. Et cette parole fut entendue dans le monde entier. Et cette parole fut comprise par tous les hommes.
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Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco, domenica, 17 giugno 2007

Cari Fratelli e Sorelle!

Otto secoli or sono, difficilmente la città di Assisi avrebbe potuto immaginare il ruolo che la Provvidenza le assegnava, un ruolo che la rende oggi una città così rinomata nel mondo, un vero "luogo dell’anima". A darle questo carattere fu l’evento che qui accadde, e che le impresse un segno indelebile. Mi riferisco alla conversione del giovane Francesco, che dopo venticinque anni di vita mediocre e sognatrice, improntata alla ricerca di gioie e successi mondani, si aprì alla grazia, rientrò in se stesso e gradualmente riconobbe in Cristo l’ideale della sua vita. Il mio pellegrinaggio oggi in Assisi vuole richiamare alla memoria quell’evento per riviverne il significato e la portata. [...]

Da questa Città della pace desidero inviare un saluto agli esponenti delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni che nel 1986 accolsero l’invito del mio venerato Predecessore a vivere qui, nella patria di San Francesco, una Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace. Considero mio dovere lanciare da qui un pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione! Sentiamo spiritualmente qui presenti tutti coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della guerra e delle sue tragiche conseguenze, in qualunque parte del mondo. Il nostro pensiero va particolarmente alla Terra Santa, tanto amata da San Francesco, all’Iraq, al Libano, all’intero Medio Oriente. Le popolazioni di quei Paesi conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l’illusione che la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell’altro e di rendergli giustizia. Solo un dialogo responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della Comunità internazionale, potrà mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli.

Voglia San Francesco, uomo di pace, ottenerci dal Signore che si moltiplichino coloro che accettano di farsi "strumenti della sua pace", attraverso i mille piccoli atti della vita quotidiana; che quanti hanno ruoli di responsabilità siano animati da un amore appassionato per la pace e da una volontà indomita di raggiungerla, scegliendo mezzi adeguati per ottenerla. La Vergine Santa, che il Poverello amò con cuore tenero e cantò con accenti ispirati, ci aiuti a scoprire il segreto della pace nel miracolo d’amore che si compì nel suo grembo con l’incarnazione del Figlio di Dio.


Sunday, September 16, 2007

«What have the Romans ever done for us?»

Dallo spassoso Brian di Nazareth (Life of Brian, Terry Jones '79) dei mitici Monty Python, il complotto del "Fronte Popolare di Giudea" per rapire la moglie di Pilato. Per la serie: lasciate perdere il Medio Oriente. Dopo duemila anni qualcuno ancora non l'ha capito...

Dov'è il marcio gli avvoltoi abbondano

Sei anni dopo l'11 settembre, al pubblico americano ancora non è stato fornito un resoconto completo e veritiero del più grande singolo attacco terroristico nella storia degli Stati Uniti.

Questa la conclusione del
Guardian in un articolo dedicato al libro pubblicato in agosto dai vertici della 9/11 Commission, in cui sarebbero narrati i retroscena dell'indagine forse più ridicola nella storia del crimine. Ma se è vero quello che scrivono nel libro, perché non l'hanno denunciato subito, perché non si sono dimessi per rendere noto al pubblico il cover-up ufficiale? Troppo comodo parlare adesso, troppo facile ora che i sondaggi mostrano che più della metà degli americani non crede alla versione ufficiale.
La 9/11 Commission è stata bloccata dall'ostruzionismo ufficiale. Non è mai riuscita ad accertare l'intera verità di ciò che è accaduto l'11 settembre 2001.

Thomas Kean e Lee Hamilton, rispettivamente capo e vice capo della 9/11 Commission, affermano nel loro libro Without Precedent, di essere stati costretti al fallimento e di non aver ricevuto le risorse finanziarie per fare una ricerca adeguata. Inoltre confermano che gli è stato negato l'accesso alla verità e sono stati fuorviati dai funzionari del Pentagono e dell'autorità federale aeronautica; e che questa ostruzioni ed inganni li hanno condotti a contemplare la possibilità di incriminare i pubblici ufficiali.
No dico, questi bellimbusti sono stati pagati per indagare, non sono stati in grado di cavare un ragno dal buco al contrario di migliaia di ricercatori indipendenti in tutto il mondo armati solo di buon senso e di un collegamento a internet, si sono lasciati condurre al fallimento senza fiatare, e ora, solo ora che il vento è cambiato si decidono ad ammettere tale fallimento pubblicando un libro?!

Ora noi dovremmo regalare 20 dollari a questi due imbecilli per cosa, per leggere che la versione ufficiale è basata sul nulla? Grazie, ci eravamo arrivati da soli dopo circa 30 secondi: andate a lavorare in catena di montaggio, buffoni.

Friday, September 14, 2007

Il vizietto

Il curioso quanto abituale gesto di Bush durante il silenzio in ricordo delle vittime dell'11 settembre:

La vita è fatta a scale

Ricordate la notizia delle 245 mila opzioni put riportata anche da Blondet?
I mercati azionari crolleranno di un terzo entro il 21 settembre? Almeno, è questa la scommessa che ha piazzato uno speculatore - rigorosamente anonimo - acquistando nei giorni scorsi 245 mila opzioni «put» sull’indice Eurostoxx 50 del Dow Jones. E’ una scommessa rischiosa: se le azioni mondiali non precipiteranno di tanto, il compratore misterioso rischia di perdere un miliardo di dollari. Ma se ha ragione lui, guadagnerà 2 miliardi ed anche più.

Mentre la data fatidica del 21 settembre si avvicina, qualcosa di brutto è già accaduto. Paul Gillmor, rappresentante repubblicano dell'Ohio, era stato trovato morto nel suo appartamento di Washington il 6 settembre. La causa della morte, era stata inizialmente attribuita ad un infarto. Bradley Mascho, il suo direttore della comunicazione, dichiarò che il politico 68enne si sentiva stanco dopo un viaggio nel suo distretto nel nord dell'Ohio. Successivamente si scoprì che era morto a causa di un incidente: sarebbe caduto dalle scale. Sono stati necessari due giorni per rendersi conto che aveva la testa ed il collo rotti.

Ora si scopre che Gillmor, che lavorava nel comitato per la finanza della Camera, stava casualmente investigando proprio sul caso delle 245 mila opzioni. Fu inoltre uno dei congressisti che chiesero le dimissioni del procuratore generale Gonzales in marzo. A quanto pare negli ultimi tempi è tra le mura domestiche che si nascondono i peggiori pericoli, soprattutto per chi in qualche modo è coinvolto in storie poco chiare. Occhio agli scalini...