Thursday, August 13, 2009

Le ragioni per un vero dollaro aureo #3

Di Murray N. Rothbard

Le ragioni per un dollaro aureo


La nostra conclusione, quindi,
è che il dollaro deve essere ridefinito nei termini di una sola merce, piuttosto che nei termini di un paniere di mercato artificiale di due o più merci. Quale merce, allora, dovrebbe essere scelta? Innanzitutto, i metalli preziosi, oro ed argento, sono stati sempre preferiti a tutte le altre merci come mezzi di scambio dove sono stati disponibili. Non è un caso che i metalli preziosi abbiano avuto sempre lo stesso successo, che può essere parzialmente spiegato dalla loro superiore e stabile domanda non monetaria, dal loro alto valore per unità di peso, dalla durabilità, dalla divisibilità percettiva e dalle altre virtù descritte lungamente nel primo capitolo di tutti i testi sulla moneta e sulle attività bancarie pubblicati prima che il governo degli Stati Uniti abbandonasse la parità aurea nel 1933. Quale metallo dovrebbe essere lo standard, allora, l'argento o l'oro? Ci sono, effettivamente, delle ragioni a favore dell'argento, ma il peso delle argomentazioni sta nel ritorno all'oro. La crescente abbondanza relativa delle scorte d'argento ha svalutato pesantemente il suo valore in termini di oro, e non è stato usato generalmente come metallo monetario dal diciannovesimo secolo. L'oro era lo standard monetario nella maggior parte dei paesi fino al 1914, o persino fino agli anni 30. In più, l'oro era lo standard quando il governo degli Stati Uniti confiscò nel 1933 l'oro di tutti i cittadini americani ed abbandonò la redimibilità in oro del dollaro, soltanto per la durata dell'emergenza della depressione, si supponeva. Ancora, l'oro e non l'argento è ancora considerato ovunque un metallo monetario ed i governi e le loro banche centrali hanno provveduto ad accumulare un'enorme quantità d'oro ora non in uso, ma che potrebbe essere usato ancora come standard per il dollaro, la sterlina, il marco.

Questo ci porta ad un importante corollario. Gli Stati Uniti ed altri governi hanno in effetti nazionalizzato l'oro. Anche ora, quando ai cittadini privati è permesso di possedere dell'oro, la grande massa di quel metallo continua ad essere sequestrata nei forzieri delle banche centrali. [13] Se il dollaro è ridefinito in termini di oro, l'oro come pure il dollaro può essere denazionalizzato insieme. Ma se il dollaro non è definito come peso d'oro, come potrebbe mai avvenire una denazionalizzazione dell'oro? Vendere le scorte d'oro non sarebbe soddisfacente, poiché questo (1) implicherebbe che il governo abbia dei diritti sul ricavato della vendita e (2) lascerebbe il dollaro sotto il controllo assoluto del governo.

È importante capire cosa richiederebbe una definizione del dollaro in termini di oro. La definizione deve essere reale ed effettiva piuttosto che nominale. Quindi, gli statuti degli Stati Uniti definiscono il dollaro come 1/42,22 once d'oro, ma questa definizione è un mero dispositivo formalista di contabilità. Per essere reale, la definizione del dollaro come unità di peso d'oro deve implicare che il dollaro sia intercambiabile e quindi redimibile dal suo emittente in quel peso, che il dollaro sia un titolo per quel peso in oro.

Ancora, una volta scelta la definizione, qualunque essa sia, dev'essere fissata permanentemente. Una volta scelta, non ci sono più scuse per cambiarne la definizione di quante ce ne siano per alterare la lunghezza di una iarda standard o del peso di una libbra standard.

Prima di continuare ad investigare quale dovrebbe essere la nuova definizione o peso del dollaro, consideriamo alcune obiezioni all'idea stessa del governo che fissa una nuova definizione. Una critica afferma essere fondamentalmente statalista e una violazione del mercato libero che il governo, piuttosto che il mercato, sia responsabile di fissare la nuova definizione del dollaro in termini di oro. Il problema, tuttavia, è che ora stiamo affrontando il problema in mezzo al guado, dopo che il governo ha separato il dollaro dall'oro, virtualmente nazionalizzato la scorta d'oro, ed emesso per decenni i dollari come moneta a corso legale. Dal momento che il governo ha monopolizzato l'emissione del dollaro ed ha confiscato l'oro pubblico, soltanto il governo può risolvere il problema insieme denazionalizzando l'oro ed il dollaro. Obiettare alla ridefinizione e privatizzazione dell'oro da parte del governo equivale a protestare contro il governo che abroga i propri controlli dei prezzi perché l'abrogazione costituirebbe un'azione governativa piuttosto che privata. Si potrebbe fare un'accusa simile ad un governo che denazionalizzasse qualsiasi prodotto o attività. Richiedere che il governo abroghi i propri interventi non è sostenere lo statalismo.

Una critica a corollario, la preferita dei monetaristi, chiede perché i sostenitori della parità aurea vorrebbero che il governo “fissi il prezzo (in dollari) dell'oro” quando si oppongono generalmente al fissaggio di tutti gli altri prezzi. Perché lasciare il mercato libero di determinare tutti i prezzi tranne il prezzo dell'oro?

Ma questa critica confonde completamente il significato del concetto di prezzo. Un “prezzo” è la quantità scambiata di una merce sul mercato nei termini di un'altra merce. Quindi, nel baratto, se un pacchetto di sei lampadine è scambiato sul mercato per una libbra di burro, il prezzo di una lampadina è la sesta parte di una libbra di burro. O, se c'è uno scambio monetario, il prezzo di ogni lampadina sarà un certo peso d'oro, o, attualmente, un certo numero di centesimi o di dollari. L'aspetto importante è che il prezzo è il rapporto delle quantità di due merci che vengono scambiate. Ma se la moneta fosse su una parità aurea, il dollaro e l'oro non sarebbero più due merci indipendenti, il cui prezzo dovrebbe essere libero di oscillare sul mercato. Saranno una merce, l'uno un'unità di peso dell'altro. Chiedere un “mercato libero” nel “prezzo dell'oro” è ridicolo quanto chiedere un mercato libero delle once in termini di libbre, o dei pollici in termini di iarde. Quanti pollici formino una iarda non è un fatto soggetto a quotidiane fluttuazioni sul mercato libero o su qualsiasi altro mercato. La risposta è fissata in eterno per definizione, e ciò che la parità aurea richiede è una definizione fissa, assoluta, costante come nel caso di qualunque altra misura o unità di peso. Il mercato necessariamente scambia due merci differenti piuttosto che una merce per sé stessa. Chiedere un mercato libero del prezzo dell'oro, in breve, è assurdo quanto chiedere un mercato dei prezzi variabile per i dollari in termini di centesimi. Quanti centesimi costituiscano un dollaro non più è soggetto alle fluttuazioni e all'incertezza quotidiane dei pollici in termini di iarde. Al contrario, un vero mercato libero di soldi esisterà soltanto quando il dollaro tornerà ad essere definito rigorosamente e quindi redimibile in termini di peso d'oro. Dopo di ciò, l'oro sarà scambiabile, a prezzi liberamente variabili, per i pesi di tutti gli altri beni e servizi del mercato.

In breve, la stessa descrizione di una parità aurea come “fissare il prezzo dell'oro” è un grave errore d'interpretazione. In una parità aurea, il “prezzo dell'oro” non è fissato inspiegabilmente dall'intervento del governo. Piuttosto, il “dollaro,” per il mezzo secolo passato un mero biglietto di carta emesso dal governo, sarà definito ancora una volta come unità di peso d'oro.
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Note

[13] Negli Stati Uniti, il Ministero del Tesoro custodisce sulla fiducia l'oro per le Banche della Federal Reserve nei suoi depositi a Fort Knox ed altrove.
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Link alla prima parte.
Link alla seconda parte.
Link alla quarta parte.
Link alla quinta parte.
Link all'articolo originale.

3 comments:

alepuzio said...

Una domanda: da quello che ho capito Rothbard suppone che la quantità d'oro in circolazione non crei fluttuazioni apprezzabili sul rapproto rigido tra dollaro ed oro.

Se però verrebbe fuori una quantità di oro ben superiore a quella attesa il cambio rigido non creerebbe scoordinamenti molto forti?

La questione non è peregrina perchè l'inflazione del 1500 nel Regno di Spagna derivò proprio dalla enorme quantità di metalli preziosi prelevati dal SudAmerica.

ciao

Gaia said...

Ciao, grazie per questo ennesimo contributo :)

A proposito di Spagna del '500 (e anche oltre): ho da poco finito di leggere un libricino di Carlo M. Cipolla, "Conquistadores, pirati, mercatanti. La saga dell'oro spagnuolo" (Il Mulino, 1996), che contiene molte interessantissime informazioni e diversi spunti davvero meritevoli. Tutto da collegare con il sistema attualmente in vigore ;)

buoni giorni
_gaia_

Blogger said...

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