Thursday, August 27, 2009

Dissociazione, Votazione e Libertà

Ricevo dall'amico Gian Piero de Bellis di panarchy.org:

Questo breve scritto è il risultato di uno scambio di idee tra Will Wilkinson e Arnold Kling sul tema del diritto di dissociazione e del diritto di voto. La posizione di Arnold Kling è che il diritto di dissociazione (e quindi l'assenza di qualsiasi monopolista, anche nella sfera politica) è la caratteristica vera della libertà, mentre il diritto di voto non esprime realmente la libera scelta dell'individuo.

La bellezza di questo testo, al di là dello scenario interessante che prefigura, consiste nel fatto che fa riferimento ad una realtà già esistente (le ambasciate straniere e il corpo diplomatico con le sue prerogative di extra-territorialità); per questo motivo non solo è agevole comprendere il caso ipotetico qui presentato ma è facile anche respingere qualsiasi obiezione riguardo alla sua praticabilità. Se questa realtà è buona per i diplomatici non vi è ragione perché non possa essere estesa anche ad altri individui che vogliano ciò. La sola obiezione potrebbe consistere nel fatto che lo Stato è un gruppo di mafiosi che godono di privilegi esclusivi mentre noi, la gente comune, non siamo altro che servi imprigionati, il cui unico illusorio "diritto" è eleggere regolarmente i propri padroni. E forse loro, i padroni dello Stato, hanno ragione al riguardo, cioè sul fatto che l'uomo comune non è altro che un servo, .... almeno per il momento ....

Per ulteriori materiali sul dibattito si veda:

Arnold Kling on freedom as exit
Exit, Voice, and Freedom: An Example
Exit, Voice, and Real Freedom, Again
What is Real Freedom?

Per una tesi non convenzionale sul tema delle scelte politiche reali si veda:

Anonimo, La democrazia con la "d" minuscola (1962)
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Di Arnold Kling


Vorrei qui offrire un ipotetico caso di libertà senza democrazia.

Questo è lo scenario: Supponiamo che si crei un nuovo stato non-territoriale. Chiamiamolo Liberista! Per diventare un cittadino di Liberista! basta solo versare una quota annuale. Non ci sono tasse da pagare allo stato. In quanto cittadino di Liberista! puoi vivere in qualsiasi luogo in cui Liberista! ha una ambasciata. Liberista! affitta sedi diplomatiche in molti paesi del mondo. Le ambasciate di Liberista! sono disseminate dappertutto come gli hotel Hilton, ma molte sedi riservano anche spazi per grandi insediamenti di case unifamiliari, uffici e altro.

Lo status giuridico di coloro che vivono in un complesso diplomatico come cittadini di Liberista! è paragonabile a quello di un diplomatico. Si può viaggiare liberamente all’interno del paese ospitante, esenti però dal pagare tasse sul reddito e sulla proprietà. Al tempo stesso il governo di Liberista si aspetta da te che tu paghi le multe per infrazioni stradali eventualmente commesse e che in generale non abusi del tuo status diplomatico. Servizi pubblici come l’acqua e la raccolta dei rifiuti sono ottenuti su pagamento da fornitori che esistono nel paese ospitante. Il caso può essere che tu, come cittadino singolo, stipuli un contratto con questi fornitori o lasci che lo faccia per te Liberista! dietro il pagamento di un quota.

Liberista! è gestita come una catena di hotel. Come cittadino non hai diritto di voto più di quanto possa averne un cliente di un Holiday Inn. Tu puoi, ad ogni modo, formulare suggerimenti e avanzare lamentele.

Chiaramente, possono esistere varie compagnie transnazionali in concorrenza tra di loro, ognuna con le sue sedi in franchise, pardon, le sue ambasciate, dappertutto nel mondo. Un mondo simile è descritto nel romanzo di fantascienza Snow Crash (*), e io non accampo nessuna pretesa di originalità.

Se esistesse un franchise di Liberista! vicino a dove io vivo vi aderirei. Ma trasferirmi in Virginia non mi andrebbe bene perché mia moglie passa molto del suo tempo a prendersi cura di sua madre che vive a Baltimora e l’ultima cosa di cui sentiamo bisogno è di passare più tempo in automobile spostandoci da un posto all’altro.

Io non intendo assolutamente sostenere che si risolverebbero tutti i problemi attuando questo modello di cittadinanza basato su entità transnazionali in concorrenza tra di loro. Ma penso che dovremmo pensare al di là della gabbia rappresentata dal governo territoriale su base monopolistica. A mio avviso, una volta che usciamo dalla gabbia, allora l’opzione di dissociazione (exit) diventa una alternativa plausibile all’opzione voto (voice).

Se tu hai a cuore la libertà, io penso allora che la dissociazione è un meccanismo di gran lunga migliore rispetto al voto quando si tratta di esprimere le proprie preferenze. Certamente ci possono essere altri valori, oltre quello della libertà, che secondo te hanno una priorità maggiore e che ti potrebbero portare a volere che le persone siano costrette a vivere sotto governi che hanno un potere monopolistico su vasti territori. Ma questo è un argomento differente.
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* Riferimenti [^]
Neal Stephenson, Snow Crash, Bantam Spectra Book, 1992

3 comments:

alepuzio said...

Il voto ti può servire quando sei ugualmente:
> disgustato dalla situazione della tua residenza;
> troppo affezionato al posto dove sei per trasferiti (un po' come la moglie citata: all'estremo ci sono i nazionalisti);

ciao

Giovanna Trombacca said...

In un certo senso si potrebbe dire che non c'è contrapposizione tra dissociazione e votazione nel senso che l'unico voto reale è quello che consiste nel potere individuale di scelta in qualsiasi campo (ad es. aderendo o non aderendo ad un dato gruppo, acquistando o non acquistando un certo prodotto, e così via).

fabristol said...

In pratica è lo status della chiesa cattolica nel mondo.