Saturday, January 19, 2008

Cose Cinesi

Il nostro corrispondente da Laputa ci ha preso gusto, e con la sua capsula temporale è risalito fino alla prima metà dell'ottocento, nel pieno dell'avventurosa epopea coloniale. Il dispaccio telepatico di questa settimana arriva infatti avvolto di aromi esotici di droghe e di spezie pregiate, affascinante e misterioso come un'avventura di Corto Maltese (chissà se l'ha incontrato), e introduce tra l'altro un argomento finora soltanto sfiorato, ma che mi riprometto di investigare al più presto: le guerre per la droga.

Già che c'era, l'inviato Giovanni Pesce, pilotando abilmente la sua capsula, sorvola i mari del sud fino al 1937, e rivive per noi anche un remoto episodio piuttosto sospetto, che mostra tutti i segni di un modus operandi a noi ormai ben noto.

Insomma, ancora un'ottima lettura, che mi riporta a certi lontani (ahimè!) pomeriggi passati divorando avidamente qualche libro di Salgari. Come sempre, buon fine settimana a tutti.
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Di Giovanni Pesce


La Compagnia delle Indie Orientali, prima grande Corporation, gestiva un sistema di traffici commerciali globali: Tè Indiano, Cotone grezzo Indiano, Canapa Indiana (!), Oppio Indiano, Seta Cinese, Tessuti Inglesi, Argenti americani.

Molti scienziati e studiosi collaborarono con la Compagnia Inglese; tra questi troviamo Malthus, John Stuart Mills e Maynard Keynes.

Nella prima metà dell’800 il bilancio delle attività commerciali della Compagnia pendeva a favore dei mercanti cinesi che vendevano essenze di mandarino cinese per l’Earl Grey Thea e pregiate sete cinesi senza nulla comprare dagli inglesi.

Il disavanzo commerciale fu talmente alto da impensierire l’amministrazione inglese, che cercò di rimediare introducendo in Cina l’uso dell’oppio indiano per sbancare il celeste Impero Cinese sotto tutti i punti di vista, economico politico e sociale.

Il governo cinese cercò di impedire la commercializzazione dell’oppio, ma dopo una serie di incidenti scaramucce e vere guerre, gli inglesi di George Elliot occuparono Canton, ottennero l’affitto della zona di Hong Kong ed un riconoscimento economico per danni di guerra.

Nel trattato di pace a favore del Regno Unito, diplomaticamente “il miglior partner economico”, fu inserita la concessione del diritto di navigazione nei fiumi interni cinesi, diritto poi esteso anche alla Francia ed agli Usa.

Questa fu la Prima Guerra dell’Oppio 1839-1842, alla quale seguì una Seconda Guerra dell'Oppio (1856-1860) con ulteriori perdite cinesi, sia in territori che in diritti commerciali.

Grande sceneggiatore delle due guerre fu il gran maestro della massoneria di rito scozzese Lord Palmerston coadiuvato dal suo ministro degli esteri Lord John Russell, nonno di Bertrand Russell.

Il Primo Ministro Lord Palmerston, che abbiamo già visto aiutare l’avventurosa carriera di Garibaldi, organizzò il trasferimento dell’attività di gestione delle Compagnie delle Indie sotto il diretto controllo della Corona Inglese nel 1859, integrando così a monte e a valle l'attività militare con quella commerciale.
Infatti: “Il Garibaldi successivamente, il 10 gennaio del 1852 si recò, con un carico di quello sterco, a Canton (Cina), dove riempì la Carmen di schiavi cinesi che scaricò nelle isole Cinchas(Perù, ndr), dove quei poveri coolies venivano brutalmente utilizzati per la raccolta del guano.”
C’era da aspettarselo che la Corona ed il Governo ed alcuni avventurieri avrebbero, prima o poi, messo in piedi un bestiale commercio “speziale”. (“L’oppio non uccide più dell’alcool” era una tipica espressione di Palmerston).

Anche nel suo piccolo il Regno di Sardegna e poi d’Italia organizzava traffici “speziali” tramite il suo agente/console Dent; alla fine dell’800 il governo italiano dispiegò navi e fanti di mare a Canton a difesa degli interessi nazionali.

In conseguenza dei trattati di pace le cannoniere Usa iniziarono a pattugliare i fiumi cinesi e il 12 dicembre 1937 la cannoniera Panay fu oggetto, assieme ad alcuni battelli della “Standard Oil” sul Fiume Azzurro, di un attacco da parte di alcuni aerei siluranti giapponesi.

In pratica somma una piccola Pearl Harbor, ante–litteram.

Sulla nave erano presenti due giornalisti italiani, Luigi Barzini jr. e Sandro Sandri ed un cameraman americano che con la sua 16 mm riprese la scena per poi produrre un filmato destinato alle sale cinematografiche.

E’ mia opinione che questo fatto d’armi sia stato pre-organizzato ad arte.
In quegli anni era impossibile per i giapponesi poter bombardare le navi USA, per ovvi motivi di distanze da coprire; l’unica opportunità derivava dalla disponibilità di navi Usa in zone raggiungibili dai velivoli giapponesi; la cannoniera Panay era la nave giusta al posto giusto.
Il fatto d’armi fu chiuso come “spiacevole incidente” e non venne impostata alcuna ritorsione nei confronti del governo nipponico.

Cui prodest? Il governo giapponese poteva testare la volontà di reazione degli USA (ballon d’essay) e il governo Usa, da parte sua, poteva impressionare (strategia della tensione) il contribuente americano mostrandogli “in plane sight/in plane site” le capacità offensive nipponiche.

Questa seconda metodologia politica fu ripresa durante la guerra fredda con la famosa sceneggiata dei “Missili in giardino” e la successiva Crisi di Cuba dell’Ottobre 1962.

Arrivederci e... prossima fermata, La Havana!! Preparatevi un (virtual) Cuba Libre!!!

4 comments:

vincenzo said...

chissà cosa intendesse Pesce con quel punto esclamativo dopo canapa indiana!? Forse c'è stat un'interferenza nella trasmissione telematica?

Gianni said...

In mezzo a questi traffici di prodotti acquistabili dal "droghiere" sotto casa, un pò di canapa di Lord Palmerston non guasterebbe.

Paxtibi said...

I dispacci del nostro inviato sono telepatici, non telematici.

:-)

vincenzo said...

miiinchia, solo a sentir parlare di canapa questo effetto mi dà! La sola lettura mi ha eccitato nello scrivere il commento... :D