Tuesday, July 17, 2007

Piccolo Glossario della Neolingua #1

Comincio con questo post una piccola guida alle parole il cui senso è stato stravolto, spesso addirittura invertendolo, e trasformando così il linguaggio in una Neolingua di orwelliana memoria in cui i valori positivi diventano strumenti di ingegneria sociale.
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Equo

Significato originario:
1 conforme a equità, giusto: equa distribuzione dei beni, legge equa, giudizio e. | che valuta o si comporta con imparzialità e giustizia: giudice e.
2 conveniente, proporzionato: è un prezzo e., compenso e.

Commercio equo (e solidale) è la denominazione data ad una serie di prodotti, tra cui il principale è il caffé, provenienti da paesi in via di sviluppo, il cui prezzo è solitamente superiore a quello di mercato, circostanza giustificata dalla garanzia di retribuire i produttori in modo, appunto, "equo".

Ad un'analisi appena più approfondita, però, si scopre che questa garanzia è soprattutto un'operazione di marketing che attrae emotivamente i consumatori facendo leva sui sensi di colpa. Infatti, spesso gran parte della differenza di prezzo se la intascano i grandi gruppi di distribuzione, lasciando le briciole ai produttori, tant'è vero che in molti casi la paga per i lavoratori finisce per essere anche al di sotto del salario minimo.

Inoltre, la barriere economiche costituite dal prezzo per ottenere la certificazione e dalla quantità di documentazione richiesta, è insormontabile per la maggior parte delle piccole fattorie e villaggi privi delle necessarie risorse tecniche ed economiche, che si trovano poi a dover affrontare una concorrenza sbilanciata nei confronti di chi la certificazione riesce ad ottenerla. Ancora peggio, i prodotti vengono acquistati solo da cooperative, i produttori individuali ne sono esclusi in partenza: decisamente discriminatorio, per essere un commercio equo!

Fatto salvo il diritto di ogni distributore e consumatore di spendere il prezzo che desidera, anche se maggiorato, non si può non notare come in questo caso l'uso del termine "equo" finisca per definire un comportamento in ambito commerciale piuttosto iniquo per i molti che ne restano esclusi, mentre in prospettiva, ammettendo che il commercio equo riuscisse a comprendere tutti i produttori, non avrebbe altro risultato che un ritorno al punto di partenza, con una quantità di prodotto superiore alla richiesta del mercato e conseguentemente un livellamento progressivo dei prezzi verso il basso.

5 comments:

Santaruina said...

Paxtibi è un egoista occidentale che odia la diversità culturale.

Ti abbiamo scoperto...

:-P

Blessed be

Paxtibi said...

Ebbene sì, sono un perfido capitalista e perseguo lo sterminio dei campesinos!

HAR! HAR! HAR!

vincenzo said...

La prossima dovrebbe essere utopia... :)

Anonymous said...

Ciao Paxtibi,
Quindi cosa vorresti dire, che non bisogna più comprare prodotti equo? Che ogni volta che ho acquistato un prodotto equo anzichè aiutare qualcuno l'ho danneggiato?? Ho arricchito un ricco e tolto qualcosa ad un povero?

Paxtibi said...

Sicuramente hai contribuito ad arricchire qualche ricco distributore molto più di quanto tu abbia aiutato qualche produttore dall'altra parte del mondo. Inoltre, come evidenziato nel post, quel produttore è già più ricco della maggior parte dei suoi colleghi, se è riuscito ad ottenere la certificazione.

Quindi, dico io, se vuoi aiutare qualcuno perché non ti guardi intorno? Di gente che ha bisogno di aiuto ce n'è a volontà anche qua da noi, compra un caffè meno caro e con i soldi risparmiati aiuta loro direttamente se vuoi essere sicuro di quello che fai.

E sarai anche ricambiato con un sorriso, invece che con un caffé di dubbia qualità.