Wednesday, July 18, 2007

Altre considerazioni ovine

Continua il dibattito partito dal post Agnelli in veste di lupo. Provo a rispondere ad alcuni interrogativi, che ho sintetizzato nei quattro punti seguenti.

1) Se il mercato è il regno dei soldi, che spazio rimane per la solidarietà?

Il mercato non esaurisce lo spettro dell'agire umano: è ovvio che i valori positivi come la solidarietà e gli affetti ne restano fuori. E ci mancherebbe che diventassero anch'essi merce di scambio, dico io! Ma restano fuori dal mercato, non dalla società. Il sistema del libero scambio è solo il modo più naturale per gli uomini di cooperare con soddisfazione reciproca: io ho il grano e mi serve la frutta, tu hai la frutta e ti serve il legname e così via, con la moneta che non è altro che una tra le tante merci che 1) viene accettata da tutti e 2) non deperisce (altrimenti, al posto dei metalli, si potrebbe usare, che so, il pane).

Certamente, una comunità potrebbe anche preferire un sistema collettivista, ma a meno di essere totalmente autosufficiente ad un certo punto si troverà a scambiare i suoi prodotti in eccesso per i prodotti che le mancano con altri soggetti. Non vedo però come questo potrebbe impedire la solidarietà all'interno della comunità o quella verso i soggetti esterni: in caso, ad esempio, di catastrofe che dovesse colpire tale comunità, niente impedisce ai soggetti con cui è solita scambiare i suoi prodotti di correre in aiuto gratuitamente: ciò dipenderà semmai dalla disponibilità e generosità degli individui in questione.

2) Il potere può essere anche economico, e diversi "punti di partenza" implicano disuguaglianza e, di conseguenza, ingiustizia sociale.

È vero, grandi concentrazioni di denaro possono trasformarsi in potere, e una società la cui economia è basata sul libero scambio non risolve del tutto questo problema. Certo è però, che limita alquanto le possibilità di tale potere di imporsi sugli altri. Abbiamo già visto che, senza un monopolio legislativo, tale potere può essere più facilmente contrastato da azioni collettive come il boicottaggio, mentre al contrario esso non può più contare sull'appoggio di un soggetto che detiene il monopolio della violenza (con la polizia pagata da tutti, tra l'altro) come lo stato: ciò rende estremamente dispendioso qualsiasi atteggiamento aggressivo anche per il soggetto più forte economicamente.

Per quanto riguarda le differenze nelle posizioni di partenza, a me sembra davvero un falso problema. Perché gli uomini partono comunque sempre da posizioni diverse, nascono diversi e con diverse capacità, ma questo non gli impedisce di trovare il modo di realizzarsi, seppur nei limiti che la natura gli ha imposto. È meglio nascere ricco e menomato, ad esempio, o povero in canna ma perfettamente sano e con molti talenti? Tanto più che, senza uno stato a protezione degli interessi più forti, mantenere un patrimonio o guidare un'azienda non è affatto una cosa semplice: la FIAT sarebbe fallita già ai tempi dell'avvocato, e il patrimonio dilapidato per far fronte al costo dei suoi divertimenti, se non fosse intervenuto, al sorgere di ogni crisi, lo stato con i suoi sussidi e le sue leggi ad hoc. Un giovane cresciuto nella bambagia della ricchezza non ha "le palle" né l'esperienza per condurre ciò che il padre ha costruito attraverso la durezza del sacrificio. Questa è la sfida che la vita presenta ai figli dei ricchi, una sfida che senza la rete dell'intervento statale devono affrontare e vincere per non perdere tutto.

3) Che alternativa avrebbe chi non volesse entrare nel meccanismo del mercato.

Io direi che avrebbe tutte le alternative del mondo, purché avesse voglia di lavorare. Certamente, se non riuscisse ad essere autosufficiente, dovrebbe unirsi ad altri con le sue stesse ambizioni, come detto prima in una società libera nessuno cercherà di imporgli alcunché: basta trovare uno spazio libero e darsi da fare.

4) Senza un appoggio diffuso, il distaccamento dal giogo statalista sarebbe un suicidio "politico".

Finché c'è lo stato, piuttosto, il distaccamento dal giogo statalista è impossibile! Se anche si costituisse una comunità su principi libertari, dovrebbe sempre sottostare alle imposizioni dello stato, pagare tributi ed obbedire alle sue leggi: se non lo facesse, verrebbe senz'altro attaccata e distrutta. Non c'è alternativa praticabile alla previa eliminazione del potere dello stato, anche se gradualmente, ma per quanto questo possa essere difficile lo è sicuramente meno della trasformazione del sistema statale in un sistema eticamente giusto, che è invece impossibile.

5 comments:

Andrea said...

Ciao Pax,

ottime risposte. Mi chiedo però se la questione non possa essere più ridotta all'osso, ovvero dividendo chi pensa che il progresso di una società sia una società più libera di quella del giorno precedente, e chi pensa che debba essere più "coesa" (quindi anche con la coercizione). Apprezzo molto questi dettagli "tecnici", che mostrano fra l'altro l'ingannevolezza della propaganda statale, ma saranno sempre attaccabili all'infinito. E poichè la differenza, a mio avviso, sta nelle persone e nella loro volontà, anche la realizzazione di ciò di cui si parla qui, e relativi tecnicismo, è rimessa alla loro volontà, sbaglio?

(in questo senso la "sensibilizzazione" di cui parlava mc si renderebbe necessaria - e con l'aggiunta dell'aggettivo necessario ho mandato tutto a puttane -, poichè la gente oggi NON vuole essere libera perchè già è convinta di esserlo. Ma, in realtà, cosa sa dell'argomento?)

Anonymous said...

Ciao a tutti.
Il discorso lo avevo impostato non sulla solidarieta', ma piuttosto sugli interessi di parte.

Non posso pensare (nemmeno immaginarla, ma mi basta aprire gli occhi!) una societa' che non aiuti chi ne abbia bisogno, quelli la hanno la voglia di essere aiutati, naturalmente.
Infatti, aprendo gli occhi vedo un mondo nelle mani della finanza internazionale, che compra interi apparati statali per mezzo del suo potere economico, che segue un proprio istinto di sopravvivenza appoggiandosi alle regole di mercato, ed il fornire aiuto e' molto spesso conseguenza del averlo provocato il problema per cui si interviene: l'interesse strategico
e' fondamentale (per la sopravvivenza nel mercato), prioritario rispetto al tutto.

Pero', e' sempre un problema parlare di queste cose:
a livello locale e' una situazione (senza dubbio auspicabile), a livello mondiale e' tutta un'altra... Se nel primo caso la sopravvivenza nel mercato, spesso coincide con la sopravvivenza fisica. Nel secondo caso e' semplice mantenimento di privilegi, sacrosanto per carita', ma non sulla mia pelle, sui miei sacrifici.

Non si tiene conto, proprio in base all'agguerrita concorrenza imprenditoriale caratteristica, del fatto che non si puo' essere tutti imprenditori.
Quello di mercato e' un sistema sbilanciato verso chi e' in grado di accumulare ricchezze (che se non mantiene un determinato comportamento non ha garanzia di poterlo continuare a fare...).

Per ora non avevo affrontato il discorso solidarieta'... piuttosto parlavo di ricatto salariale, di sfruttamento della forza lavoro, di vantaggi tutti per il potente.

Se vogliamo parlare di Ferrari e Lamborghini, facciamo pure, ma davvero ti sembrano esempi significativi?
E poi voglio vedere un gommista di maranello con la sua Testarossa in garage (forse una usata di 4 mano). Quindi, l'orgoglio e' di origine propagandistica piu' che altro. E' un incarico prestigioso, non di equa ripartizione dei profitti.

Inoltre, potrei parlarti di Grandi Firme della moda italiana che danno in appalto la confezioni a lavoratori slavi o cinesi sottopagati, o a maiali che fanno lavorare ragazzine preadolescenti in sgabuzzini e sottoscala malsani... quando va bene. Ti pare un rapporto di lavoro equilibrato?
Anche questa e' responsabilita' dello stato?

(pax, io non voglio convincerti di niente... o meglio non piu' di quella attitudine particolare di chi esprime la propria opinione su di un argomento... il mio intento e' soprattutto essere preparati nell'evenienza in cui ci si ritrovi ad un bivio, a dover scegliere una soluzione piuttosto che un'altra... molto ottimista, direi, da parte mia, viste le enormi divisioni... e visiti i risultati probabilmente sono create ad arte...)

mc

Paxtibi said...

Forse ha ragione Andrea, quando da una parte si pongono domande ma si rimane totalmente chiusi davanti alle risposte non serve entrare nei dettagli: il dialogo è inutile, o meglio, il dialogo non c'è, e si perde solo tempo.

Scusa Mc, mi parli di aziende che comprano "apparati statali" ma "seguono le regole del mercato", non ti accorgi che ti stai contraddicendo da solo nel giro di due righe? Veramente mi fai cascar le braccia!

Poi la solita solfa, l'accumulo, lo sbilanciamento e bla e bla e bla... ma la chicca è dove mi rinfacci di aver usato un esempio, quello della Ferrari, non rappresentativo: ma se sei stato tu a tirare fuori l'esempio di chi produce beni di lusso, io ti ho solo risposto! Robe da chiodi.

Bon, sono ovviamente molto deluso e stanco di questo scambio contro un muro, tieniti le tue idee e stai contento, non ho altro tempo da perdere.

libertyfighter said...

Molto bello il post
Condivido tutto.

Paxtibi said...

La discussione (più o meno) continua qui:

http://tinyurl.com/334sos