Friday, July 13, 2007

Agnelli in veste di lupo


Approfitto di un commento al testo di Rothbard per rispondere ad alcune delle critiche che sovente si fanno all'ipotesi di una società senza stato. La prima di queste critiche è riassumibile in una frase, che cito dal testo del commento:
Se sono i soldi a regolare tutto
chi non ne ha si fotte.
Ora, dando per scontato che il termine soldi si può sostituire con il termine lavoro, è evidente che tale osservazione in primo luogo si può fare per qualsiasi tipo di società: se non dai un apporto al resto della comunità, o ti dai all'eremitaggio, oppure, appunto, ti fotti.

La questione quindi dovrebbe essere posta in questi termini: come ci si dovrebbe comportare nei confronti di chi non contribuisce al benessere generale offrendo il suo lavoro?

E qui abbiamo due casi possibili, eliminando ovviamente il caso di chi non offre un apporto per sua scelta, perché è un opportunista (ed è difficile, molto difficile pensare che tale figura possa fare la sua comparsa in una società che fa a meno della burocrazia statale...) o perché semplicemente preferisce dedicarsi ad attività criminali: 1) chi non lavora perché impossibilitato da problemi fisici o psicologici gravi, e 2) chi, pur disposto ad offrire le sue prestazioni, non trova spazio nel mercato del lavoro.

Nel primo caso quello che lo stato offre è pura e semplice elemosina, spesso oltretutto fornita da persone il cui interesse nelle sventure altrui è nullo. E questo quando ci riesce, e non sempre è così, in caso contrario le associazioni private e volontarie di carità sarebbero scomparse da un pezzo, mentre invece non hanno mai avuto tanto lavoro. Viceversa, una società anarchica, eliminando la fiscalità coercitiva libererebbe risorse che almeno in parte – se ne può essere ragionevolmente certi – verrebbero indirizzate verso la solidarietà (che per inciso non è un'invenzione dello stato, ma è parte inscindibile della natura umana), migliorandone l'efficienza.

Il secondo caso poi, è una vera e propria creazione statale: è praticamente impossibile infatti immaginarselo in una società priva di tutti gli ostacoli che lo stato erge tra l'individuo e il lavoro, la produzione di beni di ogni tipo e quindi di benessere. Tutto ciò che impedisce all'individuo deciso ad offrire il suo apporto alla società in cambio dei mezzi per vivere e per migliorare la sua condizione è una creazione dello stato: barriere fiscali, brevetti, controllo dei prezzi, quote e quant'altro, in una società libera non esisterebbero, e non c'è prestazione o prodotto del lavoro e dell'ingegno umano che nel mercato non troverebbe un suo spazio. Questo è il senso della concorrenza: non sei in grado di offrire un prodotto della stessa qualità di un altro produttore? Lo puoi offrire ad un prezzo più basso, occupando la tua brava nicchia di mercato. Sono in tanti ad offrire le stesse prestazioni? Evidentemente sono prestazioni molto richieste, e l'abbondanza dell'offerta servirebbe da calmiere sui prezzi, con piena soddisfazione dei molti clienti.

Un'altra critica è più inerente al testo in questione, ed è questa:
Non mi sembra che si proponga un miglioramento, bensi' dei nuovi "legislatori", che inizierebbero ad ispirarsi al sentire comune ma che potrebbero piegarsi agli interessi particolari...
A questa obiezione, più che logica in verità – assodato che ciascuno agisce prima di tutto per il proprio interesse personale – ha in realtà già risposto Rothbard citando Wooldridge:
Quanto allora questi tribunali privati, "anarchici" e volontari garantiscono l'accettazione delle loro decisioni? Con il metodo dell'ostracismo sociale e del rifiuto di trattare ulteriormente con il commerciante colpevole. Questo metodo "applicativo" volontario si è effettivamente dimostrato altamente riuscito. Wooldridge scrive che "le corti dei commercianti erano volontarie e se un uomo avesse ignorato il loro giudizio, non avrebbe potuto essere mandato in prigione…. Tuttavia, è evidente che… [le loro] decisioni sono state generalmente rispettate anche dai perdenti; altrimenti la gente non li avrebbe mai usati in primo luogo…. I commercianti hanno fatto funzionare i loro tribunali semplicemente accosentendo ad attenersi ai risultati. Il commerciante che avesse rotto l'accordo non sarebbe stato mandato in prigione, se ne poteva essere sicuri, ma nemmeno avrebbe potuto continuare a lungo ad essere un commerciante, dato che l'esatta conformità dei suoi colleghi… si dimostrò se non altro più efficace della coercizione fisica."
In altre parole, al di là dell'innegabile vantaggio della possibilità di scegliersi giudici e tribunali – sempre sottoposti al giudizio degli individui in regime di concorrenza, e non imposti d'ufficio da un'autorità superiore – nella società anarchica non esiste il potere esecutivo, il che sta a significare la necessità di un vasto e generale consenso per qualsiasi decisione presa da una corte. In pratica, è vero che un "soggetto forte", prendiamo ad esempio la solita multinazionale cattiva (creazione resa possibile dallo stato anch'essa, ma questo è un altro discorso), avrebbe sempre la capacità finanziaria per corrompere un giudice, ma è altresì vero che una decisione palesemente ingiusta presa da quest'ultimo non troverebbe nella società il largo consenso indispensabile perché l'ostracismo rendesse efficace tale decisione: per esempio, il condannato potrebbe tranquillamente evitare di pagare la penale imposta sicuro della solidarietà nei suoi confronti del resto della società. Al contrario, il giudice che fosse solito prendere decisioni palesemente viziate da imparzialità perderebbe rapidamente il suo prestigio e con esso la clientela, compresa la cattiva multinazionale che, constatata l'impossibilità di imporre per mezzo della corruzione la sua volontà, finirebbe per decidere di risparmiare i soldi delle mazzette.

Quest'ultima considerazione, inoltre, penso risponda almeno in parte ad un'altra obiezione, che riguarda l'accumulazione di denaro, o per meglio dire – visto che accumulare denaro non può essere considerato un male in sé – il fatto che grandi concentrazioni di denaro possano trasformarsi in centri di potere. Disinnescati gli strumenti (il monopolio della giustizia e la coercizione) grazie ai quali il potere viene esercitato, l'equivalenza denaro=potere cessa di essere vera. E i molti agnelli scoprono di essere più forti del lupo.

16 comments:

libertyfighter said...

Wow.
E per essere il primo post che leggo...
E' perfetto!
Adesso a ritroso mi faccio anche gli altri!

Paxtibi said...

Immaginavo che avresti gradito...

;-)

vincenzo said...

Ottima riflessione e spunto.

Pat said...

Corruttore di "cittadini" ;)

Andrea said...

Ciao Pax. Al contrario di molti, mi è ben chiaro il funzionamento di tali "tribunali privati" e come la giustizia non abbia bisogno di un monopolio della stessa per funzionare. L'accusa che tutto si trasformerebbe nel far west non regge, per il semplice motivo che alle società libere nella storia non è mai capitato di trasformarsi nel far west (che tra l'altro pare fosse un posto molto, ma molto, più tranquillo di quel che si racconta). Ma spesso le società libere sono state distrutte dall'esterno. Con la forza.

Al contrario di ciò che diceva qualcuno "la guerra è guerra e va condannata in quanto tale senza distinguo", mi viene da pensare che , sicuramente una volta, non difendersi con un esercito (ovviamente non parlo dell'esercito statale o cittadino istituito, o meglio, non solo) voleva dire vedere case e raccolti bruciati, le proprie gole sgozzate, le proprie figlie stuprate.

E' una domanda a cui non riesco a darmi risposta: come potrebbe resistere una tale società libera dalle pressioni esterne? Il potere in fuga certamente cercherebbe di schiacciarla nuovamente, e il potere in quanto tale tremerebbe di paura al solo pensierlo che le proprie greggi possano seguire tale esempio.

So che una risposta potrebbe essere "intanto abbattiamo i parassiti, poi pensiamo a quell'altro problema". Risposta che potrebbe essere anche soddisfacente, da un certo punto di vista. Volevo però sapere se ci sono, o mi puoi indicare, idee precise in merito alla questione posta.

Ciao

Anonymous said...

Ciao Pax,
ho paura che se ti dico chi sono smetti di rispondermi... ;-)
Comunque, tornando al discorso.

Iniziamo col dire che non mi puoi sostituire Lavoro con Soldi.
1) perche' non sempre i soldi si fanno lavorando, cosa che non cambiera' con il cambiare del sistema. Ci saranno sempre condizioni al limite del "sentire comune" in grado di offrire accumulo, e quindi, in un sistema di mercato, potere.
2)come si e' visto negli ultimi decenni, chi paga determina le regole, soprattutto in assenza di tutele corporative (cosa che ignoro se sia prevista o meno dalla scuola austriaca). Se come presumo si campera' sempre tramite l'uso del valore dei soldi, presumo che ci sara' chi "finanzia" l'impresa lavorativa a decidere chi puo' mangiare, chi no. Questo in maniera piu' o meno diffusa... Certo non tutti lo faranno, ma le regole del mercato non danno molta via di scampo, soprattutto in visione del fatto che un sistema del genere (quello austriaco) non potrebbe mai essere applicato a tutto il globo, e quindi alcuni lavoratori sarebbero piu' remunerati, alcuni molto meno, e la concorrenza sarebbe la solita motivazione per eliminare il gap a vantaggio dell'imprenditore che, poverino, investe a suo rischio... sob! Le stesse motivazioni che stanno prendendo analmente molti giovani precari europei (ma si sa, e' colpa dei cinesi!).
3)dai i punti 1) e 2) si puo' desumere che la lotta sarebbe comunque una questione di sfruttamento, proprio perche' e' la legge che vige in un sistema di mercato, quella del piu' forte, che determina le regole del gioco. Lavoratori VS Imprenditori.
Ricchi VS Poveri.
Come non e' mai stato diverso.


La seconda parte della tua risposta riguarda "non mi sembra che ... blablabla..." al quale rispondi con con Rothbard.
Non si puo' definire tale contrasto sociale una lotta tra un imprenditore-mercante e un lavoratore, ma piu' che altro si dovrebbe pensare a delle "classi sociali" in conflitto per interessi diversi. L'uno in minoranza numerica nei confronti dell'altro, in una societa' che dovrebbe decidere per "sentire comune", quindi ispirata piu' agli interessi "comuni" (che non possono essere riferibili a poche unita'.. proprio come in democrazia teorica...).
La non esistenza di deterrenti, poi, non farebbe che aumentare le chanches di chi ne aveva gia' prima detenendo il potere dei soldi. Che guarda caso coinciderebbe con gli interessi delle altre persone con potere come lui-loro, ed altre, ed altre, sempre tutte con gli stessi interessi: mantenere il proprio potere...

Risparmiato tutto il possibile sul materiale, e sulla qualita', gli unici valori su cui basare la competitivita' rispetto alla concorrenza e' la forza lavoro che, dopo il periodo di rodaggio del "sentire comune", si ritroverebbe nel mezzo del contendere (del potere).

(mi ricorda qualcosa questa evenienza)

Non si tratta del boicottaggio di un singolo indivduo ma di dover risovvertire il sistema, divenuto ancora una volta squilibrato verso una parte : quella di quelli con il "grano".

L'accumulo non si fa solo con l'aiuto statalista, no?
E anche se ci fosse un ricambio piu' frequente di accumulatori di ricchezza grazie ad una liberalizzazione vera, quella che adesso non esiste quasi, sarebbe sempre uno scontro tra comparti della stessa societa' con interessi diversi.
Ricchi VS Poveri.

ciao

Paxtibi said...

Mi sembra un giudizio poco lusinghiero nei miei confronti pensare che non ti risponderei in base al tuo nome. Al limite potrei smettere di rispondere se mi rendessi conto che non c'è possibilità di dialogo.

Per il momento, comunque, diciamo che ci provo. :-)

Punto 1: quello che dici è vero, ma solo se per denaro intendiamo il fiat money attuale, creato dal nulla e il cui valore è deciso ed imposto dall'autorità statale. Con la moneta merce, è innegabile che il denaro – essendo merce – corrisponde esattamente ad una quantità X di lavoro.

Punto 2: ora, è vero che ad oggi chi paga decide le regole, ma questa è una critica al sistema statale, non certo alla società libera. Chi paghi, infatti, per decidere le regole, se il potere legislativo non ce l'ha nessuno?
Incomprensibile poi la teoria per cui qualcuno dovrebbe avere interesse a non "far mangiare" qualcun altro: che vantaggio avrebbe un qualsiasi imprenditore – ammesso e non concesso che ne avesse la possibilità – di mantenere i suoi potenziali clienti in condizioni di indigenza? Perdonami, ma questo dell'imprenditore malvagio che gode della povertà altrui mi pare proprio un dogma di derivazione marxista privo di sostanza e fuori da ogni logica. Se ho dei prodotti da vendere, è mio interesse che tutti abbiano la possibilità di acquistarli. Piuttosto, è nella situazione attuale che l'imprenditore può fregarsene del reale benessere dei consumatori, grazie al ricorso indiscriminato al credito al consumo consentito dalla creazione di denaro dal nulla.
Inoltre, non vedo la logica per cui il sistema austriaco "non potrebbe mai essere applicato a tutto il globo": se la teoria è solida, lo è universalmente.

La seconda parte di critiche, scusa se te lo dico, è decisamente confusa. Al contrario, la descrizione di Wooldridge mi pare molto chiara: senza il monopolio del potere giudiziario ed esecutivo, in ultima istanza è il comune sentire a rendere efficace una qualsiasi sentenza.
Così come è possibile per un gran numero di consumatori, ad esempio, punire un'azienda di cui non si condividano i metodi con il boicottaggio, una sentenza favorevole alla stessa azienda nei confronti di un qualsiasi individuo non influirebbe sulla sua vita sociale, se la gran maggioranza ritenesse tale sentenza sbagliata. Ed è vero che tale meccanismo si può definire "democratico", ma lo è nell'unico senso eticamente accettabile: ovvero, se la gran maggioranza ritiene giusto un certo tipo di comportamento, non può legittimamente imporlo a tutti, ognuno può però, a livello individuale, rifiutare di collaborare con chiunque si rifiutasse di seguire tale linea di comportamento. Se il comune sentire, ad esempio, è che inquinare è sbagliato, un'eventuale imprenditore che invece non si preoccupasse dell'inquinamento provocato dalla sua fabbrica sarebbe libero di comportarsi come più gli aggrada, ma si troverebbe presto in difficoltà nel trovare clienti, fornitori, persino trasportatori disposti a lavorare per lui.

La tua considerazione finale sullo scontro tra categorie diverse, poi, è una speculazione senza fondamento: un mercato libero si fonda necessariamente sulla collaborazione e sull'interazione tra le diverse forze in gioco. Chi volesse partecipare con intenzioni aggressive troverebbe senz'altro un'opposizione compatta, e ben pochi alleati, visto che non ci sarebbero legislatori da corrompere per ottenere favori.

Anonymous said...

"Flat money" o "Oro" il problema non e' di che natura sia il salario ma chi lo distribuisce e quanto egli sia facilmente invogliato a diminuirne l'ammontare (meno paga = + guadagno).

Il fatto che dici tu, che l'imprenditore che vende qualcosa (e non tutti vendono ai propri lavoratori, ma fanno per esempio beni di consumo extralusso...) e' vero, ma e' vero che la tendenza di chi ambisca ad un guadagno (accumulare accumulare accumulare) che gli permetta la "sopravvivenza sul mercato" (diversa da quella nella vita), e' quella di non auspicare il morire di fame degli altri, ma "auspicandolo" con i soldi degli altri, non con i propri.
Inoltre, non tutti possono essere multinazionali globali e dare del lavoro a tutti. Per cui il discorso "Incomprensibile poi la teoria per cui qualcuno dovrebbe avere interesse a non "far mangiare" qualcun altro: che vantaggio avrebbe un qualsiasi imprenditore – ammesso e non concesso che ne avesse la possibilità – di mantenere i suoi potenziali clienti in condizioni di indigenza?" e' fuori luogo visto che non c'e' nessun tipo di vincolo tra lavoratori e bacino clientelare. L'imprenditore vende a chi puo' pagare, e non ai propri lavoratori... anzi meno paga i propri lavoratori, piu' vende a chi puo' pagare con soddisfazione, no?

Anche questo mi sembra non sempre vero: "La tua considerazione finale sullo scontro tra categorie diverse, poi, è una speculazione senza fondamento: un mercato libero si fonda necessariamente sulla collaborazione e sull'interazione tra le diverse forze in gioco. Chi volesse partecipare con intenzioni aggressive troverebbe senz'altro un'opposizione compatta, e ben pochi alleati, visto che non ci sarebbero legislatori da corrompere per ottenere favori" proprio perche' non si parla dell'organizzazione di un quartiere che autoproduce quel che consuma, ma del Mercato, un entita' che travalica, scavalcando cio' che osservi come autoregolamentazione del mercato stesso, confini e rapporto diretto tra le varie classi in contrapposizione (sempre che tu sia d'accordo che la relazione spesa salariale-guadagno sia nella realta' inversamente proporzionale).

Dici "Se ho dei prodotti da vendere, è mio interesse che tutti abbiano la possibilità di acquistarli", si, ma che i soldi li prendano altrove... dimentichi il che il "must" rimarrebbe accumulare il piu' possibile per ottenere il potere di pilotare il mercato stesso. E non intendo usare delle leggi, ma pilotare con il potere della propria ricchezza: come nel poker, chi ha piu' fiches tiene le redini del gioco. Questo non lo cambierebbe nessuna abolizione.


"Chi volesse partecipare con intenzioni aggressive troverebbe senz'altro un'opposizione compatta, e ben pochi alleati, visto che non ci sarebbero legislatori da corrompere per ottenere favori" se ritieni la mia osservazione senza fondamento, mi dovresti spiegare da dove trai le basi per affermare quanto indicato tra virgolette... tnks.

"senza il monopolio del potere giudiziario ed esecutivo, in ultima istanza è il comune sentire a rendere efficace una qualsiasi sentenza":
e' chi puo' pagare di piu' che rende efficace una sentenza... su...
Le mistificazioni ci sarebbero anche nel sistema da te auspicato. Le corruzioni. Sarebbe comunque il denaro a dettare le regole.
Mi sbaglio?
Lo stesso denaro che corrompe le istituzioni adesso.

(scusa se ho saltato qualche passaggio...)

Non ti offendere se non ti dico chi sono, ma mi sembri gia' abbastanza aggressivo e lapidario nelle risposte. Non vorrei che un giudizio personale possa inquinare il senso di cio' che scrivo e le tue relative risposte.

ciao

Anonymous said...

Aggiungere "non" alla parola virgolettata "auspicandolo"... sorry

Paxtibi said...

Cominciamo col dire che il discorso del fiat money era in risposta alla tua affermazione secondo cui l'equivalenza lavoro=denaro non sarebbe valida, quindi in questo caso chi paga e quanto paga non c'entra.

Ma andiamo oltre. Mi fai l'esempio degli imprenditori che "non tutti vendono ai propri lavoratori, ma fanno per esempio beni di consumo extralusso", e qui bisognerebbe anche dire che sono quelli che meglio pagano i loro dipendenti, che devono per forza essere molto specializzati e tra i migliori nel loro campo. Infatti, non ho mai sentito un lavoratore Ferrari o dei cantieri di Viareggio lamentarsi del suo posto di lavoro.

Che dire poi della frase "la tendenza di chi ambisca ad un guadagno (accumulare accumulare accumulare)": forse che l'operaio non ambisce ad un guadagno e, se possibile, a mettere anche da parte qualcosina? E in che senso sarebbe diversa la sopravvivenza sul mercato e quella nella vita? È esattamente la stessa cosa! Se non "sopravvivi nel mercato", come fai a vivere? Il mercato non è un'entità astratta, è solo il "luogo" dove gli scambi – di materie prime, di prodotti e di lavoro – avvengono. Non ha senso il concetto di mercato "che travalica", che "regolamenta".

Certo, è chiaro che un imprenditore cercherà sempre di risparmiare il possibile sulla forza lavoro, ma sempre nei limiti imposti dalla tipologia di produzione: nessuno si aspetta di ottenere lavoro a gratis, ma è ovvio che se in Cina lavorano per la metà e offrono le stesse prestazioni continuare a produrre in Europa sarebbe illogico, porterebbe l'azienda in questione al fallimento, con perdita netta per tutti, imprenditore e lavoratori.

Inoltre, bisogna dire che in una società libera nessuno impedisce ai lavoratori di associarsi liberamente per chiedere migliori condizioni di lavoro, e che anche se queste non fossero ottenibili in nessun caso, le possibilità di lavorare in proprio sarebbero decisamente maggiori senza le barriere fiscali imposte dallo stato.

Infine, continui con la storia che chi può pagare decide le sentenze, ma ti ripeto che la risposta c'era già nel testo: è inutile pagare per ottenere una sentenza favorevole se poi non la si può rendere esecutiva.

Non ti offendere se non ti dico chi sono, ma mi sembri gia' abbastanza aggressivo e lapidario nelle risposte. Non vorrei che un giudizio personale possa inquinare il senso di cio' che scrivo e le tue relative risposte.

Ora, a me fa piacere chiarire dei punti che potrebbero essere risultati non chiari, ma non ho certo aperto un blog per passare le giornate a cercare inutilmente di convincere te o chi per te di qualcosa che, a giudicare dai tuoi commenti, hai solo l'intenzione di "debunkare" in qualche maniera. E te lo dico perché quello che scrivo, mi pare evidente, è frutto della mia personale ricerca e delle mie riflessioni e vuole essere di spunto o ispirazione per chi è interessato a questi temi, e che partendo da qui può andare ad approfondire su testi facilmente rintracciabili in rete che tali temi analizzano a fondo e meglio di quanto si possa fare in un blog. Per questo prendi questa risposta come definitiva, se ti soddisfa bene, se non ti soddisfa non posso che consigliarti di provare a cercare le tue risposte altrove, sul sito del Mises, ad esempio, dove la cultura è gratuita. Con questo non mi pare di essere aggressivo, semplicemente non sono al tuo servizio.

Aggiungo solo che non ha molto senso fare le pulci ad un sistema senza considerare le alternative: io posso rispondere a tutte le tue domande, e tu potrai sempre trovare qualcosa che non va, perché non esiste e non può esistere un sistema perfetto, ma solo un sistema che risponde meglio degli altri alle esigenze degli uomini; ma a questo punto sta a te l'onere della prova di dimostrarmi che lo stato, in questo, è migliore di una società anarchica.
E lì la vedo dura, molto dura...

Ciao e (spero) buona ricerca.

Anonymous said...

Beccato!

Okkey... ma non dire che sono qui per debunkare, cazzo. ;-).

"a te l'onere della prova di dimostrarmi che lo stato, in questo, è migliore di una società anarchica"... ma non mi passa per la testa nemmeno per scherzo di sostenere una tal cazzata!
La mia e' una preoccupazione, sostanzialmente lecita, credo, che individua nel potere (il potere dei soldi) il piu' gran scoglio in una societa' come quella paventata.
E il mercato e' il regno dei soldi.

Inoltre, mi preoccupa il fatto che la realizzazione di comunita' anarchiche accettate da questo sistema debbano per forza passare per una sensibilizzazione, prima di tutto dell'opinione pubblica, perche' e' ovvio che senza l'appoggio diffuso, il distaccamento dal giogo statalista sarebbe un suicidio "politico" (inteso come accordo sociale tra stato e nuove collettivita' emergenti) perche' renderebbe vulnerabile ed attaccabile e demonizzabile facilmente l'intera comunita' autogestita.
Le istituzioni, e' inutile dirlo, sarebbero contrarie ad un processo del genere...

Ecco il perche' delle mie perplessita'.


Un commento riguardo la tua visione della cosa:
mi si "accusa" (spesso) di avere una visione idilliaca e ingenua delle istituzioni, fiducia mal riposta a quanto pare... : mi pare un po' troppo fiduciosa anche la visione che molte persone che la pensano come te hanno di questo tipo di societa' (altra cosa che mi lascia un po' perplesso).


p.s.: finche' non mi butti fuori e continuerai a rispondermi, preferirei rimanere nei dintorni... ;-) ... posso?

ciao
mc

flo said...

Cito Pax (ma come cavolo si quota, qui?!)

"...una società anarchica, eliminando la fiscalità coercitiva libererebbe risorse che almeno in parte – se ne può essere ragionevolmente certi – verrebbero indirizzate verso la solidarietà (che per inciso non è un'invenzione dello stato, ma è parte inscindibile della natura umana), migliorandone l'efficienza"

“…visto che accumulare denaro non può essere considerato un male in sé – il fatto che grandi concentrazioni di denaro possano trasformarsi in centri di potere. Disinnescati gli strumenti (il monopolio della giustizia e la coercizione) grazie ai quali il potere viene esercitato, l'equivalenza denaro=potere cessa di essere vera. E i molti agnelli scoprono di essere più forti del lupo”.

Ma il potere, Pax, non è SOLO statuale, o istituzionale. Può anche essere semplicemente “economico”, nel momento in cui una condizione sociale, anche in assenza di stato, viene sostanzialmente regolata sui criteri della concorrenzialità, che non è certo nociva per sua natura, ma lo diventa nello stesso istante in cui accedere alla sua logica presuppone punti di partenza diversi tra gli individui.

Pensiamo un attimo in termini di “comunità”, e non di grandi numeri, come siamo portati a fare in relazione all’economia “globale”, ipotizzando l’applicazione delle teorie su cui ti basi: un qualunque individuo che sia in partenza messo in grado di avviare e sostenere la sua azienda (e questo è un punto che ritengo MOLTO importante, in seguito ne metterò in chiaro il motivo) si “lancerà” sul mercato proporzionalmente alle risorse di cui dispone. Che non è ipotizzabile siano le risorse di tutti gli altri appartenenti alla comunità. Cosa accadrebbe? A mio avviso, accadrebbe che, pur di restare in equilibrio all’interno di un contesto regolato sul denaro, ed in cui è esso a garantire la sopravvivenza, anche chi non ne avrebbe affatto l’intenzione dovrebbe intraprendere quella strada, con relativa predominanza dell’investimento economico come criterio di base.
Che a lungo andare rischierebbe di radicalizzarsi, e di affermarsi come UNICA motivazione e/o spinta aggregative.

Se l’essere umano non è fatto solo di concorrenzialità, ma anche di “solidarietà”, come giustamente affermi, mi chiedo se sia legittimo impostare i rapporti tra gli individui su basi del genere.
E fino a che punto, poi, basterebbe liberare la “creatività” per far fronte ad eventuali irrigidimenti di quei criteri economici?

Possiamo definire, questo, “affine” all’idea libertaria?

Spero di essermi spiegata (scusa, il mio meta-linguaggio risente molto del difficile momento che sto vivendo; causa, anche, di difficoltà in campo lavorativo, appunto…)

Ti abbraccio.

Paxtibi said...

Ok, chi vuole una risposta prenda il numeretto e si metta in coda.

:-)

Mc, resta pure, però siccome è casa mia, mi aspetto che sia tu per primo a cercare di capire me, e non il contrario: in questo tuo ultimo messaggio mi dai quest'impressione, quindi ti risponderò, dammi solo un po' di tempo.

Flo, tu aspetta il tuo turno.

Ma forse viene fuori una risposta "collettiva"... :-)

flo said...

Ok, Pax...

Comunque, mi sembra un buon segno che tu sia arrivato a dover far rispettare i turni...

Non lo è altrettanto la risposta "collettiva"...

Anonymous said...

per me e' ok!

( ... a quanto pare sei in diretta concorrenza con massimo ... LC non hai mai avuto cosi' tanti post agli inizi!!!!)

Paxtibi said...

Sì, ma se postano sempre gli stessi...

:-)