Tuesday, June 9, 2009

Non ci crediamo più

“– Just when you think this show is terrible, something wonderful happens!
– What?
– It ends.”
(Statler & Waldorf, The Muppet Show)

Prima o poi doveva succedere. Senza troppo clamore, a lungo annunciata, tuttavia a sorpresa, la svolta della storia è arrivata. Non ci crediamo più. Non crediamo più che celebrare un rito abbia il potere di rendere migliore, o più facile, la nostra vita. Non crediamo più che vergare religiosamente un segno su un foglio, nella solitudine di un confessionale senza confessore, possa in qualche modo volgere a nostro favore il corso degli eventi, garantire il nostro futuro, placare le nostre inquietudini. L'incantesimo è spezzato. È un segnale preciso: il numero di coloro che hanno disertato il rito democratico ha raggiunto in Europa il cinquanta per cento, in molti casi l'ha superato. Numeri da record.

Certo, sono ancora milioni quelli che, nonostante tutto, si sono recati nei luoghi di culto per celebrare la comunione con tutto il corpo elettorale, ma quanti di questi l'hanno fatto come vero atto di fede? Le campagne elettorali ormai ridotte, ovunque, a campagne di denigrazione dell'avversario rivelano la verità: si vota per paura, per disprezzo, per odio, per scacciare l'immagine del babau che comizi e salotti televisivi hanno evocato nei nostri incubi. Senza contare chi vota per convenienza, chi riceve un salario dal Leviatano, per i quali il rito è soltanto la maschera socialmente accettabile di uno scambio tanto concreto quanto moralmente deplorevole.

Ma la massa dei credenti, quell'unità che trasformava il dissenso in peccato, che solo fino a ieri sembrava eterna e inevitabile, oggi non c'è più. Dissolta dalla realtà, che la gravità della crisi ha riportato in tutta la sua ineluttabile potenza al centro delle nostre vite. La sicurezza per il domani, la fiducia in una prosperità garantita – incredibile come è stato possibile che simili concetti siano stati creduti possibili, e per così tanto tempo – si sono rivelate essere delle mere illusioni, della stessa sostanza dei sogni. È tornato ad essere evidente che il futuro di ogni uomo dipende in una certa misura dalle azioni che compie, e per il resto dal caso, sempre obbedendo alle leggi che regolano il mondo materiale. Abbiamo (ri)scoperto, incredibile dictu, che è l'interesse personale la molla che muove l'ingranaggio della civiltà.

E sono stati proprio loro, i sacerdoti della nuova religione, a rivelarlo. Obbedire alle leggi della natura mantenendo intatta la maschera dell'irreprensibilità è un'impresa ardua: i politici, gente mediocre, non ci sono riusciti. È un problema pratico: nessun'altra posizione offre tante occasioni di perseguire il proprio interesse personale in campi altrimenti nemmeno immaginabili, e alla fine questo interesse è apparso palese a tutti. Una volta confrontato ai limiti che noi tutti invece incontriamo quotidianamente, l'immagine ci dà una misura della nostra libertà, ceduta per intero in cambio di una sicurezza illusoria, del potere su di un regno che non ci appartiene: il futuro.

Non ci crediamo più: sappiamo di nuovo che il futuro si guadagna giorno per giorno, con il lavoro, la collaborazione, l'organizzazione, la fiducia spontanea e non per decreto. Che dipende dalle azioni di ciascuno e di tutti, che non c'è magia che lo possa prevedere o deviare dal suo corso. Sappiamo, ancora, che celebrare un rito non ha il potere di modificare la realtà. C'è stata una svolta nella storia. Quali saranno gli sviluppi non è dato saperlo, ma una cosa è certa: si sta diffondendo la coscienza che solo degli uomini liberi possono costruire basi solide per un futuro migliore. Non è ancora visibile, forse, ma è reale ed è ciò che sta corrodendo le sbarre di questa prigione chiamata stato.

16 comments:

Anonymous said...

Tiriamo un sospiro di sollievo, almeno per ora.
Qui un po' di dati.

Giorgio Venzo.

rantasipi said...

In effetti i dati sembrerebbero essere incoraggianti,
io però non riesco ad essere ottimista. Al di là dei motivi contingenti (due belle giornate di sole ed un ormai conclamato scarso interesse per la politica europea spesso dettato da semplice ignoranza)non vedo l'aumento delle astensioni come un consapevole ripiegamento volto a recuperare le proprie forze e la fiducia in sè stessi da parte degli individui nella società. Non credo insomma che nella testa delle persone si sia finalmente insinuato il virus della libertà. Più semplicemente, hanno perso "fiducia" in determinate persone e per il momento languono, nicchiano, nell'attesa di qualche volto nuovo, ma, sono pronto a scommetterci, pochi di loro pensano alla profonda ingiustizia connaturata alla democrazia rappresentativa e ai nostri sistenmi monetari.
Il che mi inquieta ancor più, dato che la storia insegna che solitamente è in questi momenti di appannamento che fanno capolino gli "uomini della provvidenza" con i quali le masse, notoriamente, hanno un certo feeling.
Ascoltando in questi giorni alcuni dibattiti politici, ho avuto una conferma a questa mia sensazione:
potevi oscurare il video e chiunque parlasse, anche se proveniente da quelle formazioni così dette "euroscettiche" - quelle che registrano una tenuta del consenso -, sembrava fosse dello stesso partito: il leit motiv, giusto per non tradirsi, era "rilanciare i consumi".


D'altro canto, le democrazie occidentali sono talmente blindate da essere perfettamente in grado di assorbire qualsiasi forma di dissidenza interna, dato che normalmente a guidarle sono persone che rappresentano minoranze assolute senza che ormai non si scandalizzi più nessuno.

Certo, astenersi dovrebbe essere un imperativo morale per tutte le persone oneste, ma è anche vero che nei fatti è del tutto ininfluente. Le cose cominceranno forse a cambiare quando vedremo moltiplicarsi all'inverosimile i Giorgio Fidenato. :-)

Anonymous said...

"D'altro canto, le democrazie occidentali sono talmente blindate da essere perfettamente in grado di assorbire qualsiasi forma di dissidenza interna, dato che normalmente a guidarle sono persone che rappresentano minoranze assolute senza che ormai non si scandalizzi più nessuno."

Kuesto no vero, tù òdia.

Gatto rognoso said...

rimango anch'io "contento ma scettico" :\
Tra le cose alle quali non credere più, come se fosse il caso di ricordarlo, citerei anche i media che - almeno per il tempo che mi è durato il fegato a starli a sentire - ci hanno illustrato le vittorie di tutti ma si sono dimenticati di citare la "maggioranza"; ..e quando l'hanno fatto, potete ben immaginarvi in che termini...

Anonymous said...

Ciao Rantasipi,
pur essendo verosimile quanto prospetti, credo si possa aggiungere che non sempre le intenzioni di un attore siano determinanti per l'esito di un'azione.

Il fatto che gran parte degli elettori europei possano essersi astenuti dal voto non tanto per virtù propria quanto per assenza momentanea di tentazioni non significa necessariamente che l'esito delle elezioni resterà un buco nell'acqua. Il numero di votanti in costante calo potrebbe infatti accorciare i tempi entro cui i vertici politici dei paesi UE dovranno attuare misure più drastiche nel tentativo di correggere la deriva di indifferenza o contrarietà manifestata domenica.

Una cosa simile, ad esempio, è accaduta con la costituzione europea: le bocciature furono dettate dal nazionalismo dei votanti, non certo da impeti libertari... eppure ne è seguita un'opera drastica di insabbiamento, in favore del trattato di Lisbona, che costituisce un bel nervo scoperto per i fautori della UE.

Giorgio Venzo.

guru2012 said...

Leggo commenti di contenuta soddisfazione per il dato dell'astensione alle ultime elezioni, dai quali traspare un'insofferenza verso la pratica dell'esercizio democratico.

E questa cosa viene letta dai più, come un passo in avanti verso la libertà.

Ma la libertà, non era partecipazione?

Non credo però che il potere, quello che decide, quello dei soldi, sia granché preoccupato di ciò. Può fare tranquillamente a meno delle nostre crocette sulla scheda elettorale.

Presto in Italia, i nostri rappresentanti, li eleggeremo per acclamazione.

rantasipi said...

Ciao Giorgio,

vero le intenzioni degli agenti spesso sono ininfluenti per l'esito di un'azione. In effetti è lo stessodubbio che ho sollevato io, seppur da un'altra prospettiva.

Il fatto è che se manca una consapevolezza "tangibile" - ovvero capace di mettere un po' di pepe al culo ai politici - da parte della società, dubito ulteriormente che gli interventi correttivi (che sono già di per sé degli abusi) della classe politica vadano in senso libertario.

Staremo a vedere.

rumenta said...

guru2012:

Leggo commenti di contenuta soddisfazione per il dato dell'astensione alle ultime elezioni, dai quali traspare un'insofferenza verso la pratica dell'esercizio democratico.

E questa cosa viene letta dai più, come un passo in avanti verso la libertà.


ovvio, su un blog di libertari non vedrai certamente incensare la "democrazia", soprattutto quella attuale.

Ma la libertà, non era partecipazione?

certo, la libertà è anche partecipazione.... ma non mi dirai che mettere una croce su un foglio sia "partecipare".....

Non credo però che il potere, quello che decide, quello dei soldi, sia granché preoccupato di ciò. Può fare tranquillamente a meno delle nostre crocette sulla scheda elettorale.

vero.
il sistema della crocetta lo hanno inventato solo per darti l'illusione di contare qualcosa, e farti pensare che quando l'hai messa sulla scheda stavi "partecipando" alla vita "democratica" del paese.....
e si possono controllare le masse in modo meno dispendioso che con una dittatura: attraverso il loro consenso ad essere controllate.... per il loro bene, ovviamente.

Presto in Italia, i nostri rappresentanti, li eleggeremo per acclamazione.

forse sì, forse no....

Anonymous said...

"Ma la libertà, non era partecipazione?"

E da dov'è uscita 'sta stronzata?

guru2012 said...

"E da dov'è uscita 'sta stronzata?"

'sta stronzata è estrapolata da una vecchia canzone di Gaber (peraltro neanche un granché), uno sfigato comunista del secolo passato.

Te ne incollo un altro pezzetto, magari questo ti piace di più:

"Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione."

libertyfighter said...

Cio' non toglie che diverse idee politiche possano portare entrambe risultati utili. Esempio. Il fatto di non credere all' Europa, seppur per motivi nazionalistici, e' una prima grande consapevolezza del fallimento del sistema politico. E rendersi conto che e' fallibile e' un passo verso la liberta'.
In ogni caso.

Anonymous said...

Brutta cosa l'astensione al voto.
ma ancor più brutta è l'astensione dal cervello, che porta poi conseguenze nefaste, come quelle di far finta di non capire gli articoli che si leggono, e poi,
per transfer, non riuscire ad intendere il significato delle parole di una canzone.

Pyter

Anonymous said...

"'sta stronzata è estrapolata da una vecchia canzone di Gaber (peraltro neanche un granché), uno sfigato comunista del secolo passato."

E fin qui c'eravamo arrivati. Ma a lui da dov'è uscita?

Non vedo alcun nesso con il tema elettorale: se è per questo anche il "mercato" è "partecipazione", e non si vede come la "partecipazione" possa essere garanzia di "libertà": si "partecipava" anche ai lavori nei lager.

Se poi è sufficiente mettere in fila quattro parole dementi in croce per farle ripetere nei cinquant'anni successivi, allora è un altro discorso.

guru2012 said...

@ Anonimo qui sopra

No, era una citazione che ho postato in riferimento ai commenti al post in questione.

In sostanza, per come la vedo io, non è che si possa essere liberi ognuno per conto suo, ma solo partecipando la libertà degli altri.

"...e non si vede come la "partecipazione" possa essere garanzia di "libertà": si "partecipava" anche ai lavori nei lager."

Naturalmente parlavo di partecipazione... volontaria.

Anonymous said...

"Naturalmente parlavo di partecipazione... volontaria."

Uhm.

E questo c'entra forse qualcosa con il voto e con la "democrazia?"

guru2012 said...

Non capisco dove vuoi arrivare.

Se non sei andato a votare, non hai partecipato alle consultazioni elettorali.

Allo stesso tempo non eri obbligato a farlo.

Il testo della canzone che ho incollato alludeva forse al fatto, che la democrazia, essendo un esercizio di delega, non è sinonimo di libertà.

D'altro canto, il compiacimento per il forte dato astensionistico, è, a mio parere, immotivato e non ci renderà comunque più liberi.

E i referendum, li voterai?