Monday, December 22, 2008
Collective Hope #3
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Paxtibi
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12/22/2008 02:55:00 AM
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Sunday, December 21, 2008
Saturday, December 20, 2008
Io, la matita
Il sito della fondazione ha reso disponibile il pdf dell'edizione speciale del cinquantenario.
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Di Leonard E. Read
Sono una matita di grafite – la comune matita di legno familiare a tutti i ragazzi e ragazze ed adulti che leggono e scrivono.
Scrivere è sia la mia vocazione che la mia occupazione; questo è tutto quel che faccio.
Potreste domandarvi perché dovrei scrivere una genealogia. Beh, tanto per cominciare, la mia storia è interessante. E, poi, io sono un mistero – più grande di un albero o di un tramonto o anche di un lampo. Ma, sfortunatamente, sono accettata come un dato da chi mi usa, come se fossi un semplice episodio senza antecedenti. Questo atteggiamento superficiale mi relega al livello del banale. Questo è un esempio del grave errore in cui l’umanità non può più a lungo persistere senza pericolo. Poiché, osservò il saggio G.K. Chesterton, “periamo per mancanza di stupore, non a causa di stupori”.
Io, matita, per quanto sembri semplice, merito il vostro stupore e rispetto, una rivendicazione che cercherò di provare. Difatti, se potete comprendermi – no, è chiedervi troppo – se poteste divenir coscienti del carattere miracoloso che io simbolizzo, aiutereste a salvare quella libertà che l’umanità sta infelicemente smarrendo. Ho una profonda lezione da impartirvi. E posso darvela meglio di un auto o di un aereo o di una lavastoviglie perché – beh, perché sono apparentemente tanto semplice.
Semplice? Eppure non una singola persona sulla faccia della terra sa come fabbricarmi. Questo pare inverosimile, no? Specialmente quando ci si rende conto che ci sono circa un miliardo e mezzo di miei simili prodotti ogni anno negli USA.
Prendetemi ed osservatemi. Cosa vedete? Non molto – c’è del legno, della lacca, la marca stampata, della grafite, un poco di metallo e una gomma.
Innumerevoli antecedenti
Proprio come voi non potete risalire troppo all’indietro col vostro albero genealogico, così mi è impossibile nominare e spiegare tutti i miei antecedenti. Ma vorrei suggerirne abbastanza perché su di voi si imprima la ricchezza e complessità dello sfondo.
Il mio albero genealogico comincia con quel che è proprio un albero, un cedro di quelli dritti che crescono nella California del Nord e in Oregon. Adesso pensate a tutte le seghe, ai camion, alle corde e agli innumerevoli altri attrezzi usati per raccogliere e trasportare i ceppi di cedro verso i binari della ferrovia. Pensate a tutte le persone e alle svariate competenze occorse alla loro fabbricazione: l’estrazione del minerale, la fabbricazione dell’acciaio e la sua trasformazione in seghe, asce, motori; la coltivazione della canapa e i vari stadi fino ad ottenere una corda pesante e forte; gli accampamenti nel bosco con i letti e le mense, la cucina e la preparazione delle vivande. Diamine, migliaia di persone hanno avuto un ruolo in ogni tazza di caffè bevuta dai taglialegna!
I ceppi vengono spediti allo stabilimento di San Leandro, California. Riuscite ad immaginare gli individui che hanno prodotto i carri e i binari e i locomotori ed hanno costruito ed installato i sistemi di comunicazione che essi presuppongono? Queste legioni sono tra i miei antecedenti.
Considerate il lavoro a San Leandro. I ceppi di cedro sono tagliati in asticelle piccole, lunghe quanto una matita, meno di un quarto di pollice di spessore. Queste sono asciugate in un forno e poi tinte per lo stesso motivo per cui le donne si mettono il rossetto. La gente vuole che io sembri carina, non pallidamente bianca. Le aste sono incerate e di nuovo asciugate. Quante sono le competenze che concorrono alla tinta e all’asciugatura, alla fornitura del calore, della luce e dell’energia, delle cinghie, dei motori e di tutte le altre cose richieste da una fabbrica? Spazzini dello stabilimento tra i miei antenati? Sì, e vi sono inclusi gli uomini che versarono il calcestruzzo per la diga di una centrale Pacific Gas & Electric Company che fornisce l’energia agli impianti!
Non scordate gli avi vicini e lontani che hanno aiutato a trasportare sessanta carichi di aste attraverso il paese.
Una volta nella fabbrica – 4 milioni di dollari di attrezzature e costruzioni, tutto capitale accumulato da progenitori economi e avveduti- a ogni assicella sono date otto scanalature con una complessa macchina, dopo di che un’altra macchina sistema grafite in un’asta su due, applica colla e pone sopra un’altra asta – un sandwich alla grafite, per così dire. Io e sette fratelli siamo meccanicamente ritagliati da questo sandwich di legno.
La grafite stessa è complicata. Viene estratta a Ceylon. Pensate ai minatori e a chi fa i loro tanti utensili e i sacchi di carta in cui si trasporta la grafite e a chi produce le corde che legano i sacchi e a quelli che li portano sulle navi e che quelle navi costruiscono. Anche il guardiano del faro lungo la rotta ha assistito alla mia nascita – e il pilota del porto.
La grafite è mischiata con argilla del Mississippi di cui viene usato l’idrossido d’ammonio nel processo di rifinitura. Poi sono aggiunti agenti inumidenti come il sego sulfonato- grassi animali che hanno reagito chimicamente con acido solforico. Dopo il passaggio attraverso svariate macchine, la mistura si presenta infine come una lunga estrusione – come per una macchina da salsicce – tagliata su misura, seccata e cotta per molte ore a 1850 gradi Fahrenheit. Per aumentarne la forza e la levigatezza la grafite e poi trattata con una mistura calda che comprende cera del Messico, paraffina e grassi naturali idrogenati.
Il mio cedro riceve sei strati di lacca. Conoscete gli ingredienti della lacca? Chi penserebbe che coltivatori di semi di ricino e raffinatori di olio di ricino ne facciano parte? E’ proprio così. Ebbene, anche i processi attraverso cui la lacca assume un bel color giallo richiedono l’abilità di più persone di quanto se ne possa enumerare!
Osservate la marca. E’ una pellicola ottenuta scaldando nerofumo misto a resine. Com’è che ricavate le resine e, ditemi, cos’è il nerofumo?
Il mio pezzo di metallo – la ghiera – è d’ottone. Pensate alle persone che estraggono zinco e rame e a quelle che sanno ricavare lucidi fogli d’ottone da questi prodotti della natura. Quegli anelli scuri sulla ghiera sono nickel nero. Cos’è il nickel nero e come viene applicato ? Ci vorrebbero pagine per spiegare solo perché il centro della ghiera non è ricoperto di nickel nero.
Infine c’è il mio supremo motivo di gloria, cui nel commercio con poca eleganza ci si riferisce come al “tampone”, la parte che si usa per cancellare gli errori che si fanno con me. Un ingrediente chiamato “factice” è quel che cancella. E’ un prodotto simile a caucciù prodotto dalla reazione di olio di ravizzone delle indie olandesi e di cloruro di zolfo. Il caucciù, contrariamente a quanto si crede, serve solo a scopo di coesione. Poi ci sono ancora numerosi agenti di vulcanizzazione e accelerazione. La pietra pomice arriva dall’Italia; e il pigmento che dà il suo colore alla “gomma” è solfuro di cadmio.
Nessuno sa
Qualcuno vuol mettere in dubbio la mia precedente affermazione secondo cui nessun singolo sulla faccia della terra saprebbe come costruirmi?
Effettivamente, milioni di esseri hanno partecipato alla mia creazione, nessuno dei quali sa degli altri se non poche cose. Bene, potrete dire che vado troppo lontano collegando la mia creazione al raccoglitore di caffè nel lontano Brasile e ai coltivatori di cibo di altre parti, che questa è una posizione estremista. Devo ribadire quanto sostenuto. Non c’è una singola persona tra questi milioni, incluso il presidente della fabbrica di matite, che contribuisca per più di una piccola, infinitesima parte di competenza. Dal punto di vista del saper fare la sola differenza tra il minatore di grafite di Ceylon e il boscaiolo dell’Oregon è nel tipo di abilità tecnica. Non ci si può dispensare né del minatore né del boscaiolo, non più che del chimico di fabbrica o dell’operaio nel campo di petrolio- essendo la paraffina un derivato del petrolio,
Ecco un fatto sbalorditivo: né il lavoratore petrolifero né il chimico né l’estrattore di grafite né chi equipaggia o costruisce le navi o i treni o i camion né chi manovra la macchina che rifinisce il mio pezzo di metallo né il presidente della compagnia assolve il suo singolare compito perché mi voglia. Ciascuno mi vuole meno, forse, di un bambino nei primi giorni di scuola. In effetti, ci sono molti, in questa vasta moltitudine, che non hanno mai visto una matita né saprebbero come usarla. La loro motivazione è altra da me. Forse è qualcosa del tipo: ognuno di questi milioni vede che così può scambiare il suo piccolo saper fare con beni e servizi di cui abbisogna o che desidera. Io posso rientrare o no tra questi.
Nessuna mente pianificatrice
C’è un fatto ancor più sorprendente: è l’assenza di una mente superiore, di qualcuno che detta o con forza dirige quelle numerose azioni che mi portano ad esistere. Non si può trovare nessuna traccia di una tale persona. Invece, troviamo al lavoro la Mano Invisibile. Questo è il mistero a cui mi riferivo prima.
E’ stato detto che “solo Dio può creare un albero.” Perché concordiamo su questo ? Non è perché capiamo che noi stessi non potremmo farlo? In effetti, possiamo anche solo descrivere un albero ? Non possiamo, eccetto in termini superficiali. Possiamo dire, per esempio, che una certa configurazione molecolare si presenta come albero. Ma quale mente umana potrebbe registrare, non parliamo di dirigere, i continui mutamenti molecolari che avvengono nel corso della vita di un albero ? Una tale evenienza è assolutamente impensabile!
Io, matita, sono una complessa combinazione di miracoli: albero, zinco, rame, grafite e così via. Ma a questi miracoli che si manifestano in Natura s’aggiunge un miracolo anche più straordinario: la configurazione delle energie umane creatrici – milioni di piccoli saper fare che ingranano naturalmente e spontaneamente in risposta al desiderio e alla necessità umani e in assenza di ogni pianificazione umana! Poiché solo Dio può creare un albero, insisto nel dire che solo Dio potrebbe farmi. L’uomo non può dirigere quei milioni di abilità per darmi vita più di quanto possa riunire molecole per creare un albero.
Questo è quanto intendevo quando scrivevo: “se poteste divenire coscienti del carattere miracoloso che io simbolizzo, potreste aiutare a salvare quella libertà che l’umanità sta infelicemente perdendo.” Perché se ci si rende conto che queste abilità si organizzeranno naturalmente, sì, automaticamente, in modelli creativi e produttivi come risposta al desiderio e alla necessità umani – vale a dire, in assenza di qualsiasi dirigismo governativo o coercitivo – allora si possiederà un ingrediente assolutamente essenziale per la libertà: una fede nelle persone libere. La libertà è impossibile senza questa fede.
Una volta che un governo abbia avuto il monopolio di un’attività creatrice come, per esempio, la consegna della posta, la maggior parte degli individui crederà che la posta non possa essere efficacemente distribuita da uomini che agiscono liberamente. E questo è il motivo: ognuno riconosce di non sapere tutte le cose che concorrono alla consegna postale. Egli ammette pure che nessun altro individuo potrebbe saperlo. Tali supposizioni sono corrette. Nessun singolo possiede abbastanza conoscenze per effettuare la distribuzione nazionale della posta più di quanto possegga abbastanza sapere per produrre una matita. Ora, senza la fede nelle persone libere – nell’inconsapevolezza che milioni di piccole abilità si formerebbero e cooperebbero, in modo naturale e miracoloso, alla soddisfazione di questa necessità – l’individuo non può impedirsi di giungere all’errata conclusione che la posta può essere consegnata solo da uno “pianificazione” governativa.
Testimonianze a profusione
Se io, matita, fossi l’unico articolo a poter dare testimonianza di quel che donne e uomini possono fare quando siano liberi di provare, allora gli scettici avrebbero un giusto motivo. C’e’ però abbondanza di testimonianze; sono dovunque intorno a noi. La distribuzione della posta è estremamente semplice se paragonata, per esempio, alla produzione di un’auto o di una calcolatrice o di una mietitrebbia o di una fresatrice o a decine di migliaia di altre cose. Distribuzione? Bene, nel campo in cui gli uomini sono stati lasciati liberi di tentare, essi diffondono la voce umana intorno al mondo in meno di un secondo; distribuiscono un avvenimento visivamente e in movimento in ogni casa mentre si sta verificando; trasportano 150 passeggeri da Seattle a Baltimora in meno di quattro ore; forniscono gas dal Texas al fornello o alla caldaia di New York a tariffe incredibilmente basse e senza sovvenzioni; forniscono ciascuno quattro libbre di petrolio del golfo persico alla nostra costa orientale – metà del giro del mondo – per meno soldi di quelli chiesti dal governo per consegnare una lettera di un’oncia dall’altro lato della strada!
La lezione che voglio darvi è questa: lasciate fluire liberamente tutte le energie creative. Organizzate solo la società perché agisca in armonia con questa lezione. Fate che l’apparato legale della società rimuova ogni ostacolo meglio che può. Permettete a questi saperi creativi di scorrere liberamente. Abbiate fiducia nell’obbedienza di donne e uomini liberi alla Mano Invisibile. Questa fiducia sarà confermata. Io, matita, per quanto semplice appaia, offro il miracolo della mia creazione come testimonianza di questa fede pratica, pratica come il sole, la pioggia, un cedro, la buona terra.
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12/20/2008 04:17:00 PM
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Friday, December 19, 2008
Collective Hope #2
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Paxtibi
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12/19/2008 12:30:00 PM
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Collusi e contenti
L'incredibile storia del hedge fund di Bernard L. Madoff, in realtà un classico “schema Ponzi” di dimensioni enormi, è il classico caso che, si può esserne certi, verrà portato ad esempio nel richiedere maggiori poteri di controllo da parte dello stato. Eppure, a scavare un poco più a fondo rispetto alla superficiale narrativa massmediatica, si scopre come questa colossale truffa sia stata in realtà un caso classico di fallimento del controllo pubblico, contrapposto al successo di quello privato.Il fatto è che un'agenzia di analisi privata (due-diligence), la Aksia LLC, che aveva investigato i movimenti del fondo Madoff, aveva scoperto diverse stranezze, tra cui anche una lettera alla SEC del 2005 che avvisava appunto che quello di Madoff era uno schema Ponzi. La Aksia prontamente consigliò tutti i suoi clienti di stare alla larga da Madoff. Allora non era impossibile capire cosa stava succedendo, ma nonostante ciò la SEC (Securities and Exchange Commission) non è riuscita a fare quello che una relativamente piccola agenzia privata non ha avuto difficoltà a fare.
Inoltre sarebbe bene non trascurare tutti i vari collegamenti che legano la famiglia Madoff, i cui membri erano impiegati nel fondo di papà Bernard, agli stessi organi di controllo che avrebbero dovuto sorvegliare le loro attività. Mark Madoff, uno dei figli, era stato assunto nel 2001 da Mary Schapiro alla National Adjudicatory Council, una divisione della Financial Industry Regulatory Authority (Finra). Eric Swanson, marito di Shana Madoff, figlia del fratello di Bernard, Peter, è invece un ex legale della SEC.
In conclusione, non certo di fallimento del mercato o di assenza di regole e controlli si tratta, quanto della perversa commistione di interessi e della collusione che ogni istituzione pubblica che si rispetti coltiva abitualmente sotto l'ala protettiva della sua posizione di monopolista. Ma state pur tranquilli che il neo-eletto presidente – che così tanto stima Mary Shapiro da averla scelta per guidare proprio la SEC – sfrutterà anche questa storia per invocare maggiori poteri per lo stato. Poteri che gli verranno accordati, molto probabilmente, con grande entusiasmo. Del resto, lo stesso Bush ha confessato di aver rinunciato al libero mercato. Per salvarlo, ovviamente.
“Ogni passo era così piccolo, così insignificante, così ben spiegato o, occasionalmente, ‘fatto a malincuore’ che, a meno che non si fosse stati distanti dall'intero processo dal principio, a meno che non si fosse capito cosa fosse tutto ciò fin dal principio, a cosa avessero un giorno portato tutte queste ‘piccole misure’ di cui nessun ‘tedesco patriottico’ avrebbe potuto risentirsi, non si poteva vederlo svilupparsi di giorno in giorno più di quanto un contadino veda il suo grano crescere nel suo campo. Un giorno ne sei sommerso.”
(Milton Mayer, They Thought They Were Free)
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12/19/2008 12:33:00 AM
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Thursday, December 18, 2008
Demopatia
Non lo fanno apposta. Non sono davvero cattivi, o stupidi. Sono solo malati.In un recente esperimento, lo psicologo Drew Weston ha lavorato con due gruppi di persone che avevano sostenuto con forza differenti candidati in un'elezione. Ad ogni individuo sono stati mostrati due video, uno in cui il loro candidato si contraddiceva chiaramente e l'altro in cui a contraddirsi era il candidato a cui si erano opposti. Interrogati su ciò che avevano visto, i sostenitori di ogni candidato hanno notato le contraddizioni del candidato a cui si erano opposti, ma non quelle del loro candidato. Weston segnala che “i soggetti di entrambi i fronti hanno raggiunto conclusioni completamente polarizzate ignorando informazioni che non potrebbero essere scartate razionalmente.”
Durante gli esperimenti, i cervelli dei soggetti sono stati scansionati e Weston dice, “non abbiamo visto alcuna maggiore attivazione delle parti del cervello normalmente impegnate durante il ragionamento.” Al contrario, le parti del cervello che si sono illuminate erano quelle connesse con le emozioni. Così i soggetti sembra si siano affidati alle loro emozioni per guidarli nella formazione delle loro conclusioni. E la parte più affascinante è che, piuttosto che essere disturbati dalle contraddizioni del loro candidato, i soggetti sembravano ottenere un significativo piacere nel distorcere le informazioni per farle combaciare con quello che volevano credere. Come Weston conclude, “essenzialmente, sembra che i faziosi ruotino il caleidoscopio cognitivo finché non ottengono le conclusioni che vogliono, e quindi ottengono un massiccio rinforzo su di esse, con l'eliminazione delle condizioni emozionali negative e l'attivazione di quelle positive.”
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12/18/2008 01:23:00 AM
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Wednesday, December 17, 2008
Ground Zero
“Imprudent granting of credit is bound to prove just as ruinous to a bank as to any other merchant.”
(Ludwig von Mises)
Ma la cosa più interessante è che la crisi del credito che si suppone questa decisione debba combattere in realtà pare non esista, come riportato dalla Reuters (ma qui l'avevo già segnalato) pochi giorni fa:
Un rapporto reso noto giovedì rivela che la crisi del credito non è affatto così severa come le autorità USA sembrano credere e i dati pubblici mostrano in realtà che i mercati creditizi mondiali stanno funzionando notevolmente bene.In altre parole, la Fed tenta il tutto per tutto per “stimolare l'economia” nell'unica maniera corretta secondo l'ortodossia statalista: spingere i consumi facilitando il credito, fino alle più assurde conseguenze come il costo del denaro azzerato, rifiutandosi di prendere atto della realtà. Una realtà che dice chiaramente che proprio le politiche delle banche centrali hanno ingannato i mercati distorcendo i segnali fondamentali che li guidano, quelli dei prezzi.
Come risultato, i governi stanno pompando masse di denaro pubblico nell'economia in tutto il mondo per le difficoltà di poche grandi banche e industrie come quelle automobilistiche, che sarebbero in difficoltà comunque, secondo un rapporto della Celent, una ditta di consulenza sui servizi finanziari.
E un aspetto benefico della crisi è che i prezzi, a dispetto dei tentativi della politica, stanno tornando ad essere fedeli indicatori della realtà economica, rivelandoci che non siamo davvero così ricchi, e soprattutto che la ricchezza non si crea dal nulla ma con la fatica, l'impegno e la dedizione. Semplici concetti ovviamente non graditi dai sacerdoti del tempio, perché demoliscono la fede popolare nel loro potere di regalare alle masse la ricchezza senza lavoro.
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12/17/2008 03:50:00 PM
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Tuesday, December 16, 2008
Collective Hope
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12/16/2008 06:13:00 PM
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Il gioco delle tre carte
Non c'è niente da fare: di fronte al collasso sempre più veloce dell'economia, contrariamente ad ogni logica ed al buonsenso, lo spendere di più sembra essere diventata l'ossessione di ogni governo. In questo delirio keynesiano, lo stato vorrebbe persino sostituirsi al consumatore, regalando alle imprese i cui prodotti non sono richiesti dal mercato il denaro di cui hanno bisogno per continuare a produrre inutilità.Tutto ciò ci condurrà senza dubbio ad un disastro epocale, i cui motivi spiegò Bastiat già nel 1850, quando uscì il libretto Quello che si vede e quello che non si vede, l'ultimo che Bastiat abbia scritto, e di cui riporto l'ultimo capitolo, nel quale si svela con semplicità il trucco della spesa di governo, una specie di gioco delle tre carte. Un gioco in cui il banco vince sempre.
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Diritto al lavoro, diritto al profitto.
Fratelli, pagate delle tasse per darmi lavoro al vostro prezzo. È il diritto al lavoro, il socialismo elementare o di primo grado.
Fratelli, pagate delle tasse per darmi lavoro al mio prezzo. È il diritto al profitto, il socialismo raffinato o di secondo grado.
L'uno e l'altro vivono per mezzo di quegli effetti che si vedono. L'uno e l'altro moriranno a causa di quegli effetti che non si vedono. Ciò che si vede, sono il lavoro ed il profitto stimolati dalle tasse. Ciò che non si vede, è il lavoro al quale darebbero luogo quelle stesse tasse se le si lasciasse ai contribuenti.
Nel 1848, il diritto al lavoro si mostrò per un momento con due facce. Ciò basta a rovinarlo nell'opinione pubblica. Una faccia si chiamava: fabbrica nazionale. L'altra: quarantacinque centesimi. In milioni andavano tutti i giorni dalla rue de Rivoli alle fabbriche nazionali. È il lato bello della medaglia.
Ma ecco l'altro lato. Affinché milioni di franchi escano, bisogna che siano entrati. È per questo che gli organizzatori del diritto al lavoro si rivolsero ai contribuenti. I contadini dicevano: bisogna che paghi 45 centesimi: dunque, mi priverò di un abito, non marnerò il mio campo, non riparerò la mia casa. E gli operai delle campagne dicevano: poiché il nostro borghese si priva di un abito, ci sarà meno lavoro per il sarto; poiché egli non marna il suo campo, ci sarà meno lavoro per il terrazziere; poiché non fa riparare la sua casa, ci sarà meno lavoro per il carpentiere ed il muratore.
Allora fu provato che non si traggono da un solo sacco due macinate, e che il lavoro pagato dal governo è realizzato a spese del lavoro pagato dal contribuente. Fu la morte del diritto al lavoro, che apparve come una chimera, così come un'ingiustizia. E tuttavia, il diritto al profitto, che è soltanto l'esagerazione del diritto al lavoro, vive ancora e si porta a meraviglia.
C'è qualcosa di imbarazzante nel ruolo che il protezionista fa giocare alla società? Dice: bisogna che tu mi dia del lavoro, e, di più, del lavoro lucrativo. Ho intelligentemente scelto un'industria che mi lascia un dieci per cento di perdita. Se tu prendi un contributo di venti franchi sui miei compatrioti e se tu me lo trasferisci, la mia perdita si convertirà in profitto. Ora, il profitto è un diritto; dunque, me lo devi.
La società che ascolta questo sofista, che si carica di tasse per soddisfarlo, che non si accorge che la perdita coperta da un'industria non è meno una perdita, perché si obbligano gli altri a coprirla, questa società, dico io, merita il carico che le si infligge.
Così, lo si vede con i numerosi argomenti che abbiamo attraversato: non conoscere l'economia politica, vuol dire lasciarsi abbagliare con l'effetto immediato di un fenomeno; conoscerla, vuol dire comprendere nel proprio pensiero e nelle proprie previsioni tutti gli effetti.
Potrei sottoporre una quantità di altre questioni alla stessa prova. Ma mi fermo di fronte alla monotonia di una dimostrazione sempre uguale; e concludo, applicando all'economia politica ciò che Chateaubriand disse della storia:
Ci sono, dice, due conseguenze nella storia: una immediata e che al momento è conosciuta, l'altra distante e che non si scorge inizialmente. Queste conseguenze spesso si contraddicono; le une vengono dalla nostra breve saggezza, gli altri della saggezza di lungo termine. L'evento provvidenziale appare dopo l'evento umano. Dio si alza dietro gli uomini. Negate finché vorrete il consiglio supremo, non acconsentite alla sua azione, disputate sulle parole, chiamate forza delle cose o ragione ciò che il popolo chiama provvidenza; ma osservate alla fine di un fatto compiuto, e vedrete che ha sempre prodotto l'opposto di ciò che se ne attendeva quando non è stato stabilito inizialmente sulla morale e la giustizia.
(Chateaubriand; Mémoires d'outre-tombe.)
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12/16/2008 12:33:00 AM
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Monday, December 15, 2008
Technical problems
(Segnalato da Cryptogon)
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12/15/2008 12:49:00 AM
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Sunday, December 14, 2008
La cruda verità
In questi giorni è in pieno svolgimento una campagna dei media contro il latte crudo, bollato come alimento pericoloso. Si tratta in realtà di un'ulteriore prova che i mass-media non sono altro che strumenti di consenso al servizio di interessi particolari. Se avete qualche dubbio in proposito, chiedetevi perché, nei servizi dei telegiornali, non ha trovato spazio la versione del dott. Fausto Cavalli, che potete leggere nella lettera che segue.Da notare che a dare il via alla campagna di disinformazione è stata un’interrogazione del senatore Paolo De Castro, ex ministro per le politiche agricole nella passata legislatura Prodi, nonché attuale vicepresidente della Commissione Agricoltura al Senato. De Castro è anche presidente di Nomisma, (la società di Prodi) che tra i suoi finanziatori ha – sorpresa – il gigante del latte Granarolo.
Una vicenda vergognosa, che ha però il merito di svelare la natura corporativista del nostro sistema, in cui i grossi gruppi alleati con la politica sfruttano quest'ultima per liberarsi della concorrenza.
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Perché bevo latte crudo
La situazione inerente il latte crudo è piuttosto grave: insistenti passaggi sulle Reti e Testate nazionali stanno procurando forte discredito verso questo interessante alimento e contro gli stessi allevatori produttori.
Sostanzialmente la tesi enunciata cerca di dimostrare che l'assunzione di latte crudo, senza la preventiva pastorizzazione, sia assolutamente pericoloso per la salute; si possono contrarre malattie anche gravi, tra le quali la sindrome emolitico-uremica procurata dalla presenza di Escherichia Coli O 157 nel latte. Con la pastorizzazione, cioè con il riscaldamento del latte crudo a circa 78°C, o oltre, (processo industriale) si inattivano gli eventuali microrganismi patogeni presenti, garantendo la sicurezza dell´alimento.
Attualmente da più parti si propone e si vorrebbe imposto l'obbligo di previa bollitura del latte crudo. Apparentemente tutto logico e qual è il problema?
La questione è che il latte crudo è proposto da anni da consumarsi, appunto, crudo, perché, così come risulta da numerosi studi, solo in queste condizioni si può beneficiare di alcune interessanti proprietà nutrizionali e nutraceutiche; la pastorizzazione o la bollitura inattivano particolarmente alcuni enzimi e peptidi bioattivi, tra cui l'Acido Linoleico Coniugato (CLA), alcuni tipi di proteine, tra cui la Lattoferrina, alcune vitamine ed infine i batteri lattici ( detti “fermenti lattici”). Tutti questi microelementi sono presenti nel latte crudo, ma sono sensibili e si inattivano oltre i 50°C; pertanto la pastorizzazione o la bollitura, oltre i 70°C sono sotto questo aspetto deleterie.
Alcune recenti ricerche indicano che il CLA promuove la riduzione di grasso corporeo e lo sviluppo della massa magra. E´ stato inoltre dimostrato come dosi medioalte di CLA siano in grado di diminuire la concentrazione serica del colesterolo a livello epatico. Più recentemente la ricerca scientifica ha procurato interessanti dati su altre possibili benefiche proprietà del CLA, riguardanti soprattutto la funzione immunitaria, il sistema cardiovascolare, la salute della ossa e il tasso glicemico. Al contrario è importante sottolineare che il processo produttivo industriale di pastorizzazione, servendosi di un eccessivo riscaldamento, potrebbe dare origine a particolari isomeri trans degli acidi grassi (isomeri generalmente non presenti in natura e che il nostro organismo fatica a metabolizzare), i quali sono spesso considerati tra i fattori favorenti l'insorgenza dell'arteriosclerosi.
La lattoferrina (ed altri peptidi, tra cui immunoglobuline, β-lattoglobuline, αlattalbumine e lisozima) è oggetto di molti studi, che indagano le sue proprietà di veicolare il ferro dall'intestino al sangue e da qui alle cellule, promuovendone l'assorbimento, e le sue attività antimicrobica, antivirale, antinfiammatoria e prebiotica. Sono oltre duemila gli studi pubblicati sulle diverse funzioni biologiche della lattoferrina. Da questi si evince che questa proteina, oltre all´azione di trasportare ferro, è un naturale antiossidante e un potente attivatore di cellule natural-killer e gioca un ruolo importante nella difesa contro i tumori.
L´effetto batteriostatico della lattoferrina è stato osservato in diversi animali, così come studi realizzati dall´INRA/INA PG, in Francia, hanno dimostrato che, nei soggetti a cui è stata somministrata lattoferina bovina, vi è un aumento di immunoglobuline IgA e IgG nel fluido intestinale. Il modo più naturale di somministrare la lattoferrina è attraverso l'allattamento. Alcuni studi dimostrano che la somministrazione orale di lattoferrina bovina inibisce la carcinogenesi nel colon, nella vescica, nella lingua, nell´esofago e nei polmoni, mentre altri riportano che questa glicoproteina potrebbe essere utilizzata per il trattamento del virus dell´epatite C, come agente preventivo del cancro al fegato (fonte IL LATTE n° 3 2006).
Per quanto riguarda i batteri lattici (Lactococcus lactis, Lactobacillus bulgaricus, Lactobacillus casei, Lactobacillus helveticus e Streptococcus thermophilus), il nome deriva dalla capacità che hanno di ottenere, per mezzo di un processo enzimatico di fermentazione, acido lattico dai carboidrati. Sono definiti probiotici (il cui nome si contrappone a quello di antibiotici), cioè microrganismi in grado di modificare positivamente l'equilibrio della flora batterica intestinale. Gli antibiotici agiscono contro batteri cattivi mentre i probiotici arricchiscono la flora batterica di batteri buoni. Si trovano comunemente nel latte crudo e nel formaggio (sono importanti per la maturazione del formaggio), ma certe specie sono anche rintracciabili in grande numero nella flora intestinale dei bambini (Lactobacillus bifidus) e degli adulti; riordinano la flora batterica intestinale, ostacolando lo sviluppo di molti microrganismi dannosi, inclusi i batteri patogeni, prevengono le infezioni intestinali (in presenza di una flora batterica sana i germi non riescono ne a moltiplicarsi, ne a diffondersi) e ricostruiscono una adeguata flora batterica dopo cure con assunzioni di antibiotici.
Inoltre aiutano la scomposizione degli alimenti, prevenendo problematiche, tipiche di un processo digestivo non corretto, rafforzano le difese immunitarie, producendo immunoglobine, situazione che giustifica il ruolo primario che viene attribuito ai fermenti lattici nella prevenzione delle allergie; producono alcune Vitamine, e ciò è possibile solo se questi Lattobacilli sono presenti nell'intestino. Producono un fattore di crescita che favorisce lo sviluppo dei bambini e infine prevengono assai bene l'avvelenamento da cibi e le infezioni locali o sistemiche provocate dall'entrata dei germi nell'organismo attraverso l´intestino (es. dissenteria, tifo, colera). In presenza di una sana flora batterica intestinale questi microrganismi patogeni non sono infatti in grado di moltiplcarsi e diffondere.
Latte crudo ai bambini
Riporto, come esempio e conferma di quanto sopra esposto, il testo integrale di una lettera pervenutami e che ritengo molto istruttiva al riguardo.
“Sono una ragazza di 27 anni, residente a (località indicata nella lettera, ma omessa per motivi di privacy) e madre di due bambini, A. e G., rispettivamente di 17 e di 6 mesi di età. Entrambi sono nati prematuri e sono stati ricoverati per breve tempo per problemi respiratoti nel reparto di terapia intensiva neonatale presso l'Ospedale Civile di Brescia.
Il primo figlio è stato allattato con latte artificiale già dai primi giorni di vita e ogni pasto era seguito da getti di vomito; così a 4 mesi dalla nascita sono stata costretta a tenerlo nel seggiolone per almeno un'ora dopo ogni pasto in modo da evitare un'eccessiva quantità di latte vomitato. A 6 mesi di età ho iniziato con la somministrazione del latte fresco pastorizzato, con il quale ho trovato un certo miglioramento. Tuttavia i pasti erano inesorabilmente seguiti da rigurgiti e anche vomito, nonostante non superassi i 150 cc. di latte per ogni pasto. Il problema è stato risolto definitivamente a metà dicembre del 2006, quando a Ospitaletto è stato installato il distributore automatico di latte crudo dell'azienda Noli e presso il quale un giorno ho prelevato del latte crudo per mio figlio. Da quel giorno e solo con quel latte mangia volentieri anche 200 cc per volta e lo digerisce completamente senza alcun rigurgito!
Con il mio secondo figlio ho purtroppo dovuto affrontare ancor più problemi; infatti ho cambiato ben 5 tipi di latte artificiale, ma comunque ha avuto problemi di crescita, di vomito e di digestione, con, di conseguenza, dolori di pancia. Pochi giorni prima di compiere 5 mesi di età ho provato a dare anche a lui il latte crudo, sia pure diluito con acqua. Anche questa volta ho risolto il problema!
Ho fatto presente il mio caso al pediatra, il quale mi ha sostenuto pienamente, consigliandomi semmai di mischiare nel biberon, oltre al latte, 30cc. di acqua e solo per il bimbo più piccolo. Grazie!”
(Lettera firmata)
Per quanto riguarda gli allarmismi sul latte crudo, è bene considerare che il latte venduto presso ogni distributore automatico della Lombardia (e delle altre Regioni Italiane) è sottoposto ogni 15 giorni e mensilmente a controlli da parte dell´ Autorità Sanitaria (Servizio Veterinario), analizzandolo alla ricerca di eventuali patogeni. Per quanto riguarda il 2008 il risultato di queste analisi è stato per l´Escherichia Coli O 157, la totale assenza in tutti i 1.423 campioni. Non risultano infatti, allo stato attuale, reali e comprovati collegamenti tra casi di infezione ed il consumo di latte crudo acquistato presso i distributori automatici.
Inoltre, in Lombardia ci sono attualmente 405 punti vendita di latte crudo, mentre in tutta Italia ce ne sono circa 1.000 (non 2.000 come si trova scritto nella campagna allarmistica). A questo proposito, si noti che con la vendita di 100 litri di latte al giorno per distributore (media per difetto) moltiplicati per i mille punti vendita, e considerando che il latte crudo è venduto ad un prezzo medio di EUR 1,00 al litro, contro un prezzo del latte pastorizzato fresco di EUR 1,55 (fonte Clal.it), i numerosissimi consumatori sparsi in tutta Italia ottengono un risparmio di circa 18 milioni di euro all´anno, che, con la crisi che c´è, non sono pochi. Il risparmio invece degli imballaggi è stimabile in circa 30 milioni di bottiglie, pari a 30.000 quintali di spazzatura.
Il successo del prodotto è sempre maggiore e questo spaventa alcuni settori della trasformazione, sottraendo fatturato. Forse allora tutte queste possono essere le vere motivazioni che muovono cinicamente questa campagna denigratoria: sono soldi che non vanno all´Industria del latte, né alla Grande Distribuzione.
Brescia, 06/12/08
dott. Fausto Cavalli
Bevilatte srl agenzia di servizi per l'agricoltura.
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Bibliografia
Solomon R.,Chase Le., Ben-Ghedalia D., Bauman DE - The effect of nonstructural carbhydrate and addition of full fat extruded soybeans on the concentration of conjugadet linoleic acid in the milk fat of dairy cows. J Dairy Sci 2000 Jun; 83 (6):1322-9;
Mc Carty MF - Toward pratical prevention of type 2 diabetes. Med. Hypotheses 2000 May; 54 (5): 786-93
Azain MJ,Hausman DB,Sisk MB,Flatt WB,Jewell DE - Dietary conjugated linoleic acid reduces rat adipose tissue cell size rather than cell number. J.Nutr. 2000 Jun; 130 (6): 1548-54;
Dhiman TR, Satter LD, Patrizia MW, Galli MP, Albright K, Tolosa MX. - Conjugated linoleic acid (CLA) content of milk from cows offered diets rich in linoic and linoleic acid. J Dairy Sci 2000 May; 83 (5): 1140-6;
Stangl GI - Conjugated linoleic acids exhibit a strong fat to lean partitioning effect,reduce serum VLDL lipids and redistribute tissue lipeds in food-restricted rats. J.Nutr. 2000 May; 130 (5): 1140-6;
Stangl GI, Muller H, Kirchgessner M - Conjugated linoleic acid effects on circuleting hormones, metabolites and lipoproteins and its proportion in fasting serum and erytocyte membranes of swine. Eur.J.Nutr. 1999 Dec; 38 (6): 271-7;
Edward N. Baker Università di Auckland (Nuova Zelanda), sesta Conferenza Internazionale.
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Altre informazioni sulle qualità alimentari del latte crudo potete trovarle sul sito westonaprice.org
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12/14/2008 12:30:00 AM
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Saturday, December 13, 2008
La presunzione della conoscenza #2
Prima di continuare con la mia preoccupazione immediata, gli effetti di tutto questo sulle politiche occupazionali attualmente perseguite, mi permettono di definire più specificamente le inerenti limitazioni della nostra conoscenza numerica così spesso trascurate. Voglio far questo per evitare di dare l'impressione di rifiutare generalmente il metodo matematico nell'economia. Considero in effetti come il grande vantaggio della tecnica matematica il fatto che ci permetta di descrivere, per mezzo di equazioni algebriche, il carattere generale di una struttura di cui siamo ignari persino dei valori numerici che determineranno la sua particolare manifestazione. Potremmo a malapena aver ottenuto quella completa immagine delle interdipendenza reciproche dei diversi eventi in un mercato senza questa tecnica algebrica. Ha condotto all'illusione, tuttavia, che possiamo usare questa tecnica per la determinazione e la previsione dei valori numerici di quelle grandezze; e questo ha condotto ad un'inutile ricerca delle costanti quantitative o numeriche. Questo è accaduto malgrado il fatto che i moderni fondatori dell'economia matematica non avessero tali illusioni. È vero che i loro sistemi di equazioni che descrivono la struttura di un equilibrio del mercato sono tali che, se potessimo riempire tutti gli spazi vuoti delle formule astratte, ovvero, se conoscessimo tutti i parametri di queste equazioni, potremmo calcolare i prezzi e le quantità di tutti i prodotti e servizi venduti. Ma come Vilfredo Pareto, uno dei fondatori di questa teoria, dichiarò chiaramente, il suo scopo non può essere di “arrivare ad un calcolo numerico dei prezzi,” perché, disse, sarebbe “irragionevole” supporre che potremmo accertare tutti i dati. [4] Effettivamente, il punto principale era già stato visto da quei notevoli precursori dell'economia moderna, gli scolastici spagnoli del XVI secolo, che enfatizzarono ciò che denominarono pretium mathematicum, il prezzo matematico, dipendente da tante circostanze particolari da non poter mai essere conosciuto dall'uomo ma solo da Dio. [5] Talvolta vorrei che i nostri economisti matematici l'avessero tenuto in giusta considerazione. Devo confessare che ancora dubito che la loro ricerca delle grandezze misurabili abbia portato contributi significativi alla nostra comprensione teorica dei fenomeni economici – a differenza del loro valore come descrizione di situazioni particolari. Né sono preparato ad accettare la giustificazione che questo ramo della ricerca sia ancora molto giovane: sir William Petty, il fondatore dell'econometria, era dopo tutto in qualche modo un collega anziano di sir Isaac Newton nella Royal Society!
Ci possono essere pochi casi in cui la superstizione che soltanto le grandezze misurabili possano essere importanti ha arrecato danni positivi nel campo economico: ma i problemi attuali dell'occupazione e dell'inflazione sono molto gravi. Il loro effetto è stato che quella che probabilmente è la vera causa della vasta disoccupazione è stata trascurata dalla maggior parte degli economisti scientisticamente orientati, perché le sue operazioni non possono essere confermate da rapporti direttamente osservabili fra grandezze misurabili, e che una concentrazione quasi esclusiva su fenomeni superficiali quantitativamente misurabili ha prodotto una politica che ha peggiorato il problema.
Bisogna, è naturale, ammettere prontamente che il genere di teoria che considero come la vera spiegazione della disoccupazione è una teoria dal contenuto piuttosto limitato perché ci permette di fare solo previsioni molto generali del tipo di eventi che ci dobbiamo attendere in una situazione data. Ma gli effetti sulla politica delle costruzioni più ambiziose non sono stati molto fortunati e confesso che preferisco la conoscenza vera ma imperfetta, anche se lascia molte cose indeterminate ed imprevedibili, ad una pretesa di conoscenza esatta che è probabile che sia falsa. Il credito che la conformità apparente con gli standard scientifici riconosciuti può ottenere per teorie apparentemente semplici ma false può avere, come il caso attuale mostra, gravi conseguenze.
Infatti, nel caso discusso, le stesse misure che la teoria “macroeconomica” dominante ha suggerito come rimedio per la disoccupazione – vale a dire, l'aumento della domanda aggregata – sono diventate la causa di una vastissima cattiva allocazione delle risorse che è probabile che renda inevitabile una successiva disoccupazione su grande scala. L'iniezione continua di somme di denaro supplementari in punti del sistema economico in cui genera una domanda provvisoria che dovrà cessare quando l'aumento della quantità di moneta si arresta o rallenta, insieme all'aspettativa di un continuo aumento dei prezzi, attira forza lavoro ed altre risorse in occupazioni che possono durare soltanto a condizione che l'aumento della quantità di moneta continui allo stesso tasso – o forse persino solo a condizione che continui ad accelerare ad un tasso dato. Quello che questa politica ha prodotto non è tanto un livello di occupazione che non avrebbe potuto essere determinato in altri modi, quanto una distribuzione dell'occupazione che non può essere mantenuta indefinitamente e che dopo un certo lasso di tempo può essere mantenuta soltanto da un tasso di inflazione che condurrebbe velocemente alla disorganizzazione di ogni attività economica. Il fatto è che per un'errata visione teorica siamo stati condotti in una posizione rischiosa in cui non possiamo impedire ad una sostanziale disoccupazione di riapparire; non perché, come è talvolta fraintesa questa visione, questa disoccupazione è determinata deliberatamente come mezzo per combattere l'inflazione, ma perché ora è destinata ad accadere come conseguenza profondamente spiacevole ma inevitabile delle politiche erronee del passato non appena l'inflazione cessa di accelerare.
Devo, tuttavia, lasciare ora questi problemi di importanza pratica immediata che ho introdotto principalmente a titolo illustrativo delle conseguenze di grande rilievo che possono seguire dagli errori riguardanti problemi astratti della filosofia della scienza. Ci sono altrettanti motivi per essere consci dei pericoli di lungo termine generati in un campo molto più largo dall'accettazione acritica di asserzioni che hanno l'apparenza di essere scientifiche di quanti ce ne siano riguardo ai problemi che ho appena discusso. Ciò che principalmente ho voluto mettere in evidenza tramite l'illustrazione dell'attualità è che certamente nel mio campo, ma credo anche generalmente nelle scienze umane, quella che appare superficialmente come la procedura più scientifica è spesso la meno scientifica e, oltre questo, che in questi campi ci sono dei limiti definiti a ciò che possiamo attenderci che la scienza realizzi. Questo significa che affidare alla scienza – o al controllo intenzionale secondo i principi scientifici – qualcosa di più di ciò che il metodo scientifico può realizzare può avere effetti deplorevoli. Il progresso delle scienze naturali nei tempi moderni naturalmente ha talmente superato tutte le aspettative che qualsiasi suggerimento che possa avere dei limiti è destinato a destare il sospetto. Resisteranno ad una tale idea specialmente tutti quelli che hanno sperato che il nostro crescente potere di previsione e controllo, generalmente considerato il risultato caratteristico del progresso scientifico, applicato ai processi della società, ci avrebbe presto permesso di modellare l'intera società a nostro piacere. È effettivamente vero che, contrariamente all'entusiasmo che le scoperte delle scienze fisiche tendono a produrre, la comprensione che otteniamo dallo studio della società ha più spesso l'effetto di smorzare le nostre aspirazioni; ed è forse non sorprendente che i più giovani e più impetuosi membri della nostra professione non sono sempre preparati accettarlo. Tuttavia la fiducia nel potere illimitato della scienza è solo basata troppo spesso sulla falsa credenza che il metodo scientifico consista nell'applicazione di una tecnica pronta, o nell'imitazione della forma piuttosto che della sostanza della procedura scientifica, come se bastasse soltanto seguire alcune ricette di cucina per risolvere tutti i problemi sociali. A volte sembra quasi che le tecniche della scienza siano state imparate più facilmente del pensiero che ci mostra quali sono i problemi e come affrontarli.
Il conflitto fra ciò che il pubblico nel suo umore attuale si aspetta che la scienza realizzi per soddisfare delle speranze popolari e ciò che è realmente in suo potere è una questione seria perché, anche se i veri scienziati riconoscessero tutti le limitazioni di quel che possono fare nel campo degli affari umani, finché il pubblico si aspetterà di più ci sarà sempre qualcuno che fingerà, e forse onestamente crederà, di poter fare di più per rispondere alle esigenze popolari di quanto sia realmente in suo potere. È spesso abbastanza difficile per l'esperto, e certamente in molti casi impossibile per il profano, distinguere fra pretese legittime ed illegittime avanzate nel nome della scienza. L'enorme pubblicità recentemente fatta dai media ad un rapporto che si pronuncia in nome della scienza su I limiti alla crescita ed il silenzio degli stessi media sulla critica devastante che questo rapporto ha ricevuto dagli esperti competenti, [6] deve renderci in qualche modo prudenti circa l'uso che può esser fatto del prestigio della scienza. Ma non è affatto soltanto nel campo dell'economia che sono stati lanciati proclami esagerati a nome di una direzione più scientifica di tutte le attività umane e dell'opportunità di sostituire dei processi spontanei con il “controllo umano cosciente.” Se non mi sbaglio, la psicologia, la psichiatria ed alcuni rami della sociologia, per non parlare della cosiddetta filosofia della storia, sono ancor più influenzate da quello che ho chiamato il pregiudizio scientistico e dai proclami speciosi di ciò che la scienza può realizzare. [7]
Se dobbiamo salvaguardare la reputazione della scienza ed impedire l'arrogarsi di conoscenza basata su una somiglianza superficiale della procedura con quella delle scienze fisiche, un grande sforzo dovrà essere orientato verso la confutazione di tali pretese, alcune delle quali sono ormai diventate interessi acquisiti di sezioni di università riconosciute. Non possiamo essere abbastanza riconoscenti a moderni filosofi della scienza come sir Karl Popper per darci un test con cui possiamo distinguere fra cosa possiamo accettare come scientifico e cosa no – un test che sono sicuro alcune dottrine ora ampiamente accettate come scientifiche non passerebbero. Ci sono alcuni particolari problemi, tuttavia, in relazione a quei fenomeni essenzialmente complessi di cui le strutture sociali sono un caso così importante, che mi fanno desiderare di riaffermare in conclusione in termini più generali le ragioni per le quali in questi campi non soltanto ci sono solo ostacoli assoluti per la previsione di eventi specifici, ma perché comportarsi come se possedessimo la conoscenza scientifica che ci permetterebbe di oltrepassarli può in sé diventare un serio ostacolo al progresso dell'intelletto umano.
Il punto principale che dobbiamo ricordare è che il grande e rapido progresso delle scienze fisiche è avvenuto in campi in cui ha dimostrato che la spiegazione e la previsione possono basarsi su leggi che spiegano i fenomeni osservati come funzioni di comparativamente poche variabili – sia fatti particolari che frequenze relative degli eventi. Questa può persino essere l'ultima ragione per la quale scegliamo questi regni come “fisici” in contrasto con quelle strutture più altamente organizzate che qui ho denominato fenomeni essenzialmente complessi. Non c'è ragione per la quale la posizione deve essere la stessa in questi ultimi come nei primi campi. Le difficoltà che incontriamo negli ultimi non sono, come uno potrebbe inizialmente sospettare, difficoltà di formulare teorie per la spiegazione degli eventi osservati – anche se questi causano anche speciali difficoltà nel verificare le spiegazioni proposte e quindi nell'eliminazione delle teorie difettose. Sono dovuto al problema principale che si presenta quando applichiamo le nostre teorie a qualsiasi situazione particolare nel mondo reale.
Una teoria dei fenomeni essenzialmente complessi deve riferirsi ad un largo numero di fatti particolari; e per derivarne una previsione, o per verificarla, dobbiamo accertare tutti questi fatti particolari. Una volta che riuscissimo a far questo non ci dovrebbero essere particolari difficoltà per derivare delle previsioni verificabili – per mezzo dei calcolatori moderni dovrebbe essere abbastanza facile inserire questi dati negli appropriati spazi vuoti delle formule teoriche e derivarne una previsione. La difficoltà reale, alla soluzione di cui la scienza ha poco da contribuire, e che talvolta è effettivamente insolubile, consiste nella constatazione dei fatti particolari.
Un semplice esempio mostrerà la natura di questa difficoltà. Considerate un certo gioco di pallone giocato da poche persone di abilità approssimativamente uguale. Se conoscessimo alcuni fatti particolari oltre alla nostra generale conoscenza dell'abilità di diversi giocatori, come la loro condizione di attenzione, le loro percezioni e la condizione dei loro cuori, polmoni, muscoli, ecc. ad ogni momento del gioco, potremmo probabilmente predire il risultato. Effettivamente, se fossimo familiari sia con il gioco che con le squadre dovremmo probabilmente avere un'idea ragionevolmente sagace su cosa dipenderà il risultato. Ma naturalmente non potremo accertare quei fatti e di conseguenza il risultato del gioco sarà fuori della gamma scientifica del prevedibile, per quanto bene possiamo sapere che effetti avrebbero sul risultato del gioco gli eventi particolari. Ciò non significa che non possiamo fare alcuna previsione sul corso di un simile gioco. Se conosciamo le regole dei giochi differenti potremmo molto presto sapere, guardandone uno, quale gioco si sta giocando e che tipo di azioni possiamo prevedere e che tipo no. Ma la nostra capacità di predire sarà limitata a tali caratteristiche generali degli eventi da prevedere e non comprende la capacità di predire singoli eventi particolari.
Questo corrisponde a ciò che ho denominato prima semplici previsioni strutturali a cui sempre più siamo limitati nel passare dal regno in cui leggi relativamente semplici prevalgono alla gamma dei fenomeni dove regna la complessità organizzata. Mentre avanziamo, troviamo sempre più frequentemente che possiamo in effetti accertare soltanto alcune ma non tutte le circostanze particolari che determinano il risultato di un processo dato; e di conseguenza possiamo predire soltanto qualcuna ma non tutte le proprietà del risultato che dobbiamo prevedere. Spesso tutto ciò che potremo predire sarà qualche caratteristica astratta della struttura che apparirà – rapporti fra generi di elementi di cui conosciamo singolarmente pochissimo. Tuttavia, poiché sono ansioso di ripetermi, potremo ancora realizzare previsioni che possono essere falsificate e che quindi sono di importanza empirica.
Naturalmente, rispetto alle previsioni precise che abbiamo imparato ad aspettarci nelle scienze fisiche, questo tipo di semplici previsioni strutturali è una seconda scelta di cui non è piacevole accontentarsi. Tuttavia il pericolo di cui voglio avvertire è precisamente la credenza che per avere un'affermazione da accettare come scientifica è necessario realizzare di più. Questo è ciarlatanismo o peggio. Agire sulla convinzione di avere la conoscenza ed il potere che ci permettono di modellare i processi della società interamente a nostro piacere, conoscenza che in realtà non possediamo, è probabile che ci porti ad arrecare molti danni. Nelle scienze fisiche ci possono essere poche obiezioni alla ricerca di fare l'impossibile; si potrebbe persino pensare che non si debba scoraggiare il presuntuoso perché i suoi esperimenti possono dopo tutto produrre qualche nuova intuizione. Ma nel campo sociale, la convinzione errata che esercitare un certo potere avrebbe conseguenze favorevoli è probabile conduca ad un nuovo potere di costringere altri uomini una volta ottenuta una certa autorità. Anche se tale potere non è in sé cattivo, il suo esercizio è probabile impedisca il funzionamento di quelle forze d'ordine spontaneo da cui, senza capirle, l'uomo è in effetti così grandemente aiutato nell'inseguimento dei suoi obiettivi. Stiamo soltanto cominciando a capire quanto sottile sia il sistema di comunicazione su cui è basato il funzionamento di una società industriale avanzata – un sistema di comunicazione che chiamiamo mercato e che risulta essere un meccanismo più efficiente per elaborare l'informazione dispersa di qualsiasi deliberatamente progettato dall'uomo.
Se l'uomo non deve fare più male che bene nei suoi sforzi per migliorare l'ordine sociale, dovrà imparare che in questo, come in tutti gli altri campi in cui la complessità essenziale di un genere organizzato prevale, non può acquisire la conoscenza completa che permetterebbe la padronanza degli eventi. Quindi dovrà usare la conoscenza che può ottenere, non per modellare i risultati come l'artigiano modella i suoi oggetti, ma piuttosto per coltivare una crescita fornendo l'ambiente adatto, così come fa il giardiniere per le sue piante. C'è un pericolo nell'esuberante sensazione di sempre maggiore potere che il progresso delle scienze fisiche ha generato e che tenta l'uomo a provare, “ubriaco di successo,” per usare una frase caratteristica del primo comunismo, a soggiogare non solo il nostro ambiente naturale ma anche quello umano al controllo della volontà umana. Il riconoscimento dei limiti insormontabili alla sua conoscenza deve effettivamente insegnare allo studioso della società una lezione di umiltà che dovrebbe impedirgli di diventare stare un complice nel fatale tentativo degli uomini di controllare la società – un tentativo che lo rende non solo un tiranno dei suoi compagni, ma che può renderlo il distruttore di una civiltà che nessun cervello ha progettato ma che è nata dagli sforzi liberi di milioni di individui.
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Note
[4] V. Pareto, Manuel d'économie politique, 2nd. ed., Paris 1927, pp. 223–4.
[5] Vedi, per esempio, Luis Molina, De iustitia et iure, Cologne 1596–1600, tom. II, disp. 347, no. 3, e specialmente Johannes de Lugo, Disputationum de iustitia et iure tomus secundus, Lyon 1642, disp. 26, sect. 4, no. 40.
[6] Vedi The Limits to Growth: A Report of the Club of Rome's Project on the Predicament of Mankind, New York 1972; per un esame sistematico di questo da un economista competente, cf. Wilfred Beckerman, In Defence of Economic Growth, London 1974, e, per una lista delle prime critiche degli esperti, Gottfried Haberler, Economic Growth and Stability, Los Angeles 1974, che chiama giustamente il loro effetto “devastante.”
[7] Ho dato alcune illustrazioni di queste tendenze in altri campi nella mia conferenza inaugurale come professore in visita all'università di Salisburgo, Die Irrtümer des Konstruktivismus und die Grundlagen legitimer Kritik gesellschaftlicher Gebilde, Munich 1970, ora ristampata per il Walter Eucken Institute, a Freiburg i.Brg. by J.C.B. Mohr, Tübingen 1975.
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Friday, December 12, 2008
La presunzione della conoscenza #1
Questo discorso di Hayek alla memoria di Alfred Nobel dell'11 dicembre 1974 è coperto dal copyright della Nobel Foundation, ma veramente non ho potuto fare a meno di tradurla (copiatevela quindi al più presto, non si sa mai) perché oltre ad essere una elegante e attualissima trattazione su inflazione e disoccupazione, i principali mali economici che ancor oggi ci affliggono, è una potente lezione sui limiti della conoscenza umana, sulla presunzione di chi, in nome della scienza e del progresso, pretende di superarli, e sui pericoli che questo atteggiamento comporta.Una grande lezione di umanità e umiltà, da parte di una delle menti più luminose del nostro secolo e non solo.
In due parti, questa è la prima.
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Di Friedrich A. Hayek
L'occasione particolare di questa conferenza, insieme al principale problema pratico che gli economisti devono affrontare oggi, ha reso la scelta del suo soggetto quasi inevitabile. Da una parte l'ancora recente istituzione del premio Nobel per la Scienza Economica segna un punto significativo nel processo tramite cui, nell'opinione del grande pubblico, all'economia è stata concessa parte della dignità e del prestigio delle scienze fisiche. D'altra parte, gli economisti sono in questo momento chiamati a dire come districare il mondo libero dalla grave minaccia dell'inflazione sempre più veloce determinata, bisogna ammetterlo, dalle politiche che la maggior parte degli economisti hanno suggerito e perfino invitato i governi a perseguire. Abbiamo effettivamente al momento pochi motivi per essere orgogliosi: come professione noi abbiamo fatto un gran pasticcio.
Pare a me che questo fallimento degli economisti nel guidare positivamente la politica sia strettamente collegata con la loro tendenza ad imitare quanto più rigorosamente possibile le procedure delle scienze fisiche così di successo – un tentativo che nel nostro campo può condurre all'errore fatale. È un approccio che è stato descritto come attitudine “ scientistica” – un'attitudine che, come la definii circa trent'anni fa, “è decisamente non scientifico nel senso vero della parola, poiché prevede un'applicazione meccanica e non critica delle abitudini di pensiero a campi differenti da quelli in cui sono stati formati.” [1] Voglio oggi cominciare spiegando come alcuni degli errori più gravi della recente politica economica sono una conseguenza diretta di questo errore scientistico.
La teoria che sta guidando la politica monetaria e finanziaria negli ultimi trent'anni, e che io contesto, è in gran parte il prodotto di tale concezione erronea dell'adeguata procedura scientifica, consiste nell'asserzione che esista una semplice correlazione positiva fra la piena occupazione e la dimensione della domanda aggregata di beni e servizi; conduce alla convinzione che possiamo permanentemente assicurare la piena occupazione mantenendo la spesa totale di moneta ad un livello appropriato. Fra le varie teorie avanzate per spiegare l'ampia disoccupazione, questa è probabilmente l'unica a sostegno di cui una forte evidenza quantitativa possa essere addotta. Tuttavia io la considero fondamentalmente falsa, e l'agire sulla sua base, come sperimentiamo oggi, molto dannoso.
Questo ci porta alla questione cruciale. Diversamente della posizione che esiste nelle scienze fisiche, nell'economia ed in altre discipline che si occupano di fenomeni essenzialmente complessi, gli aspetti degli eventi da spiegare di cui possiamo ottenere dati quantitativi sono necessariamente limitati e possono non includere quelli importanti. Mentre nelle scienze fisiche si assume generalmente, probabilmente a buona ragione, che ogni fattore importante che determina gli eventi osservati può essere a sua volta direttamente osservabile e misurabile, nello studio di tali fenomeni complessi come il mercato, che dipendono dalle azioni di molti individui, tutte le circostanze che determineranno il risultato di un processo, per i motivi che spiegherò più avanti, difficilmente potranno mai essere completamente conosciute o misurabili. E mentre nelle scienze fisiche il ricercatore potrà misurare ciò che, sulla base di una teoria prima facie, considera importante, nelle scienze sociali spesso è trattato come importante ciò che è accessibile alla misurazione. Questo fatto a volte è portato al punto in cui si richiede che le nostre teorie debbano essere formulate in termini che fanno riferimento soltanto a grandezze misurabili.
Difficilmente si può negare che una tale richiesta limita del tutto arbitrariamente i fatti che devono essere ammessi come cause possibili degli eventi che si presentano nel mondo reale. Questa visione, accettata spesso abbastanza ingenuamente come richiesta dalle esigenze della procedura scientifica, ha alcune conseguenze piuttosto paradossali. Sappiamo, naturalmente, riguardo al mercato ed a simili strutture sociali, una grande quantità di fatti che non possiamo misurare e sui quali in effetti abbiamo soltanto alcune informazioni generali e molto imprecise. E poiché gli effetti di questi fatti in nessun caso particolare possono essere confermati dalla prova quantitativa, sono semplicemente trascurati da chi è votato ad ammettere soltanto ciò che considera prova scientifica: subito dopo procedono felicemente fingendo che i fattori che possono misurare siano gli unici rilevanti.
La correlazione fra la domanda aggregata e la piena occupazione, per esempio, può solo essere approssimativa, ma poiché è l'unica su cui abbiamo dati quantitativi, è accettata come l'unico collegamento causale che conta. Su questo standard può quindi ben esistere una migliore prova “scientifica” per una falsa teoria, che sarà accettata perché è più “scientifica,” che per una spiegazione valida, rifiutata perché non c'è prova quantitativa sufficiente per essa.
Lasciate che ve lo illustri con un breve abbozzo di ciò che considero la principale causa reale della vasta disoccupazione – un'esposizione che inoltre spiegherà perché tale disoccupazione non può essere curata durevolmente dalle politiche inflazionistiche suggerite dalla teoria oggi alla moda. Questa corretta spiegazione mi sembra che sia l'esistenza delle discrepanze fra la distribuzione della domanda fra i diversi beni e servizi e la ripartizione della forza lavoro e di altre risorse fra queste produzioni. Possediamo una conoscenza “qualitativa” ragionevolmente buona delle forze da cui è determinata una corrispondenza fra l'offerta e domanda nei diversi settori del sistema economico, delle circostanze sotto cui sarà realizzata, e dei probabili fattori che impediranno una tale sistemazione. I passi separati nella spiegazione di questo processo poggiano su fatti di esperienza quotidiana, e pochi tra quelli che si prenderanno il disturbo di seguire la discussione metteranno in discussione la validità degli assunti fattuali, o la correttezza logica delle conclusioni da essi ricavate. Abbiamo effettivamente buona ragione di credere che la disoccupazione indichi che la struttura dei prezzi e degli stipendi relativi è stata distorta (solitamente dal controllo dei prezzi monopolistico o governativo) e che per ristabilire uguaglianza fra la domanda e l'offerta di forza lavoro in tutti i settori siano necessari un cambiamento dei prezzi relativi ed alcuni trasferimenti di forza lavoro.
Ma quando ci viene richiesta una prova quantitativa per la particolare struttura dei prezzi e degli stipendi che sarebbero richiesti per assicurare una vendita continua e regolare dei prodotti e dei servizi offerti, dobbiamo ammettere che non abbiamo tali informazioni. Sappiamo, in altre parole, le condizioni generali in cui ciò che chiamiamo, per certi versi ingannevolmente, un equilibrio, verrà ristabilito; ma non sappiamo mai quali sarebbero i particolari prezzi o stipendi che esisterebbero se nel mercato si verificasse un tale equilibrio. Possiamo soltanto dire quali sono le circostanze nelle quali possiamo attenderci che il mercato stabilisca prezzi e stipendi con cui la domanda uguaglierà l'offerta. Ma non potremo mai produrre informazioni statistiche che mostrino quanto i prezzi e gli stipendi prevalenti deviano da quelli che assicurerebbero una vendita continua dell'attuale offerta di forza lavoro. Benché questa spiegazione delle cause della disoccupazione sia una teoria empirica – nel senso che non potrebbe essere provata falsa, per esempio se, con una massa monetaria costante, un aumento generale degli stipendi non conducesse a disoccupazione – non è certamente il genere di teoria che potremmo usare per ottenere previsioni numeriche specifiche riguardo ai tassi salariali, o la distribuzione del lavoro, che ci si aspettano.
Perché dovremmo, tuttavia, in economia, invocare l'ignoranza del genere di fatti su cui, nel caso di una teoria fisica, ci si aspetterebbe certamente che uno scienziato fornisca informazioni precise? Probabilmente non sorprende che chi sia impressionato dall'esempio delle scienze fisiche troverebbe questa posizione molto insoddisfacente e insisterebbe sugli standard di prova che trovano in esse. Il motivo per questa situazione è il fatto, a cui già ho fatto un breve riferimento, che le scienze sociali, come molta della biologia ma diversamente della maggior parte dei campi delle scienze fisiche, devono occuparsi di strutture di complessità essenziale, vale a dire, con strutture le cui proprietà caratteristiche possono essere esibite soltanto da modelli composti di un numero di variabili relativamente ampio. La concorrenza, per esempio, è un processo che porterà determinati risultati soltanto se procede in un numero ragionevolmente grande di agenti.
In alcuni campi, specialmente dove problemi di tipo simile si presentano nelle scienze fisiche, le difficoltà possono essere superate usando, anziché informazioni specifiche sui diversi elementi, dati sulla frequenza relativa, o la probabilità, dell'occorrenza di varie proprietà distintive degli elementi. Ma questo è vero soltanto dove dobbiamo occuparci di quelli che il dott. Warren Weaver (in precedenza della Fondazione Rockefeller) ha chiamato, con una distinzione che dovrebbe essere molto meglio compresa, “fenomeni di complessità disorganizzata,” in contrasto a quei “fenomeni di complessità organizzata” con i quali ci dobbiamo confrontare nelle scienze sociali. [2]
La complessità organizzata qui significa che il carattere delle strutture che la espongono dipende non solo dalle proprietà di diversi elementi di cui sono composte e dalla frequenza relativa con cui si presentano, ma anche dal modo in cui i diversi elementi sono collegati tra loro. Nella spiegazione del funzionamento di tali strutture non possiamo per questo motivo sostituire le informazioni sui diversi elementi con informazioni statistiche, ma necessitiamo delle informazioni complete su ogni elemento se dalla nostra teoria dobbiamo derivare previsioni specifiche su eventi separati. Senza tali informazioni specifiche sui diversi elementi saremo limitati a ciò che in un'altra occasione ho chiamato semplici previsioni della struttura – previsioni di alcuni degli attributi generali delle strutture che si formeranno, ma non contenenti specifiche dichiarazioni circa i diversi elementi di cui le strutture si comporranno. [3]
Ciò è particolarmente vero per le nostre teorie che spiegano la determinazione dei sistemi dei prezzi e degli stipendi relativi che si formeranno in un mercato ben funzionante. Nella determinazione di questi prezzi e stipendi entreranno gli effetti di informazioni particolari possedute da ciascuno dei partecipanti nel processo di mercato – una somma di fatti che nella loro totalità non possono essere conosciuti all'osservatore scientifico, o a qualunque altro singolo cervello. È in effetti la fonte della superiorità dell'ordine del mercato, e la ragione per cui, quando non è soppresso dai poteri del governo, rimuove regolarmente altri tipi di ordine, che nella risultante allocazione delle risorse sarà utilizzata la maggiore conoscenza dei fatti particolari che esiste soltanto dispersa fra innumerevoli persone, di quella che una sola persona può possedere. Ma poiché noi, gli scienziati che osservano, non potremo quindi mai conoscere tutti i fattori determinanti di un tale ordine, e di conseguenza neanche possiamo sapere a quale particolare struttura di prezzi e stipendi la domanda eguaglierebbe ovunque l'offerta, nemmeno possiamo misurare le deviazioni da quell'ordine; né possiamo verificare statisticamente la nostra teoria che sono le deviazioni da quel sistema di “equilibrio” di prezzi e stipendi che rende impossible vendere alcuni dei prodotti e dei servizi ai prezzi a cui sono offerti.
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Note
[1] “Scientism and the Study of Society,” Economica, vol. IX, no. 35, Agosto 1942, ristampato in The Counter-Revolution of Science, Glencoe, Ill., 1952, p. 15 di questo ristampa.
[2] Warren Weaver, "A Quarter Century in the Natural Sciences," The Rockefeller Foundation Annual Report 1958, capitolo I, “Science and Complexity.”
[3] Vedi il mio saggio “The Theory of Complex Phenomena” in The Critical Approach to Science and Philosophy: Essays in Honor of K.R. Popper, ed. M. Bunge, New York 1964, e ristampato (con le aggiunte) nel mio Studies in Philosophy, Politics and Economics, London and Chicago 1967.
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12/12/2008 12:33:00 AM
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Thursday, December 11, 2008
Molyneux in italiano
Segnalo le traduzioni di tre articoli di Stefan Molyneux su Progetto Mayhem:
The Stateless Society An Examination of Alternatives
Disproving the State
Caging the Devils: The Stateless Society and Violent Crime
Buona lettura.
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12/11/2008 11:53:00 PM
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Statism is terrorism
Video di Stefan Molyneux.
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12/11/2008 12:22:00 AM
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Wednesday, December 10, 2008
Planet terror
“Government is an association of men who do violence to the rest of us.”
(Leo Tolstoy)
Che la ricchezza che ciascuno di noi ha contribuito a produrre viene progressivamente drenata dall'unica industria che prospera in un mondo in recessione, ed è l'industria delle armi, soprattutto quella legata ai grandi programmi di armamenti ad alta tecnologia necessari per le attività belliche degli stati. Scrive il Boston Globe:
La BAE sviluppa tecnologia in campi come la guerra elettronica e la cybersecurity, sistemi specializzati che sono la chiave a combattere una nuova ondata di minacce intorno al globo. In un anno in cui 1,7 milioni di posti di lavoro sono andati perduti negli Stati Uniti, l'azienda sta assumendo 200 tecnici ed operai a Nashua, Hudson e Merrimack nel New Hampshire e Burlington, Lexington e Marlborough nel Massachusetts.Tra questi alleati “preoccupati” c'è ovviamente, nel suo piccolo, l'Italia, che ha recentemente acquistato 4 aerei da guerra senza pilota (droni) per la modica cifra di 330 milioni di euro, mentre invia in Afghanistan 4 Tornado – al costo di oltre quattro milioni di euro al mese – ufficialmente con compiti di sorveglianza del territorio e di “acquisizione obiettivi” (ma, come nota il generale Mini, “gli aerei sotto controllo americano non hanno limiti operativi e i nostri cacciabombardieri saranno chiamati a ‘cacciabombardare’”). Tutto questo mentre ai pensionati con la minima il governo “regala” un cappuccino al giorno, per affrontare la crisi.
Anche altri appaltatori di elettronica per la difesa, quali Raytheon Co. della Waltham e il centro a Taunton dei sistemi di comunicazione della General Dynamics Corp. continuano a prosperare. Tali aziende rimangono sommerse di ordini del Pentagono e di alleati dell'America sempre più preoccupati per il terrorismo e la proliferazione missilistica.
Del resto anche in Italia l'unico settore che pare non soffrire è quello degli armamenti. Alenia Aeronautica, per fare un esempio, ha stipulato un contratto da 287 milioni di dollari con la US Air Force per 18 aerei da trasporto tattico G222, anche questi destinati all'Afghanistan, là dove “Barrack” Obama ha già deciso di spedire altri 20.000 soldati nei prossimi 18 mesi. E lì, in quella zona di mondo ricca di tensioni, che il Pentagono ha individuato le migliori prospettive di profitto.
Ecco, io mi domando cos'altro sarà necessario, quando si conosca almeno in parte la vasta letteratura sulle operazioni “false-flag,” per capire il senso del sistema in cui viviamo. A cosa serviranno mai dei “servizi segreti” pagati con i nostri soldi ma delle cui operazioni nulla dobbiamo sapere? Ma neanche questo è del tutto vero. Perché talvolta qualche dettaglio sulle loro funzioni ce lo fanno sapere, per esempio sappiamo che il Proactive, Preemptive Operations Group (P2OG), organismo che riunisce la CIA ed altre agenzie segrete,
lancerebbe operazioni segrete puntate a “stimolare reazioni” fra terroristi e stati in possesso di armi di distruzione di massa – cioè per esempio, spingendo cellule terroriste all'azione per esporle ad attacchi a “risposta-rapida” delle forze USA.Ovvero, tali organizzazioni segrete servono a accendere i focolai per spegnere i quali è giustificata la loro stessa esistenza nonché la necessità di dirottare sempre maggiori risorse verso l'industria della distruzione e della morte. Allora dovrebbe essere chiaro lo scopo ultimo della macchina statale, che non è di servire gli schiavi che la alimentano, non più di quanto l'aratro è al servizio del bue che lo trascina. Anche se la mano che lo nutre è la stessa che lo frusta, alla fine sarà anche quella che ne farà bistecche.
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Paxtibi
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12/10/2008 03:35:00 PM
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Tuesday, December 9, 2008
Το αίμα κυλάει, εκδίκηση ζητάει
“Il sangue scorre, vendetta vuole,” questo lo slogan scandito dagli studenti greci nelle tante manifestazioni seguite all'uccisione da parte di un poliziotto del quindicenne Alexi Grigoropoulos. Ma la vendetta, non potendo compiersi sull'assassino, colpisce tutto ciò che la massa trova a portata di mano, senza far distinzione tra stazioni di polizia e negozi di privati cittadini, assumendo l'inquietante aspetto di un'autopunizione.È il trionfo del caos, pervicacemente voluto dal potere che da tempo lavorava proprio per questo, aumentando, senza validi motivi, la presenza della polizia nel quartiere più frequentato da studenti e a più alta densità antiautoritaria in attesa dell'inevitabile scintilla, che puntuale è arrivata, dando il via alla rabbia ed alla violenza distruttrice che covavano, figlie di un crescente disagio, sotto la calma apparente della normalità.
Si può pensare che tutto ciò sia l'involontario risultato di una serie di errori e di coincidenze, e in una certa misura sicuramente è così. Ma è necessario anche chiedersi per quale motivo si è voluta creare e rendere percepibile una tale spaccatura tra i cosiddetti tutori dell'ordine e gli studenti, i primi reclutati nelle campagne disagiate, i secondi spesso figli di famiglie privilegiate – come la giovane vittima – praticamente “costretti” allo scontro dopo averli ammucchiati nello stesso quartiere.
Obbligati a specchiarsi gli uni negli altri hanno scoperto di odiarsi: per lo sbirro l'invidia del mondo studentesco ovattato e gaudente, per lo studente il disprezzo per l'ignoranza dello sbirro, per la sua sottomissione, e insieme la rabbia per la sua impunità. Nel quadriennio 2003-2007, su 238 denunce a carico di agenti di polizia, solo una è risultata nell'espulsione dal corpo, mentre solo 127 casi sono giunti alla fase del processo, per solo due condanne. Questo non è un caso, ma il risultato di scelte politiche ben precise.
Il “manuale” massonico A Bridge to Light (pubblicato nel 1988 dal Supremo Consiglio del Rito Scozzese) ci ricorda della teoria di Albert Pike secondo cui le crisi e i disordini “renderanno possibile, ed alla fine realizzeranno, il Sacro Impero della vera Fratellanza Massonica.” Da cui il motto massonico “Ordo ab Chao,” l'ordine dal caos. Un nuovo ordine che dovrà nascere dal travaglio provocato dal precedente, e che sarà alfine invocato dai suoi stessi sudditi, inermi e sconvolti dal crollo del sistema, e pronti a cedere ogni residua libertà in cambio di pace e sicurezza.
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12/09/2008 03:56:00 PM
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