Sunday, July 5, 2009

27 Giugno: Ustica

Dopo un lungo silenzio, forse causato da alcuni disturbi alle comunicazioni dovuti alla persistente assenza di macchie solari, è finalmente arrivato un nuovo dispaccio telepatico da Laputa, un dispaccio in cui il nostro fidato corrispondente dall'isola volante racconta di un triste evento nella storia della nostra penisola che ha cambiato la sua vita.

Da quelle parti, sapete, nulla è più doloroso di un volo spezzato: è la negazione di tutto ciò che Laputa è.
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Di Giovanni Pesce


L’accidente di Ustica ha segnato, nella mia vita, un momento di passaggio fondamentale; prima di questo evento pensavo che lo Stato fosse la massima espressione della collettività; le azioni dello Stato erano per me paragonabili a quelle del Padre di Famiglia, quello che manda avanti le cose in qualunque condizione con il solo pensiero del bene comune.

Ma in quella terribile notte avvenne qualcosa di terribile e ancora più terribile fu quello che avvenne dopo: lo Stato negò sé stesso, non permise alcun accertamento efficace di cosa fosse avvenuto e lasciò la vicenda ammantata da un velo di amarezza.

Da allora, ogni sera ho pensato a ciò che poteva essere accaduto; ho tentato mille e mille combinazioni aviatorie, militari e politiche ma tutte avevano un difetto tale da non essere completamente accettabili.

A casa mia, anni fa, era usuale che dopo i pasti si discutesse di incidenti aerei, esattamente come in altre famiglie si parlava di calcio o di ciclismo; da noi le frasi più ricorrenti erano “si è dimenticati i flap” o “il rubinetto del carburante era su off” o “stallo della semiala destra” e le persone coinvolte erano il vicino di casa o quel pilota che era stato da noi la domenica precedente e così via.

Nonostante avessi un certo allenamento sugli incidenti aerei, su Ustica non riuscivo a trovare una soluzione.

L’unica informazione supplementare che ho avuto è stata “l’aereo era stato comprato di seconda mano da una compagnia del Pacifico e trasportando pesce sotto sale aveva avuto un degrado strutturale.” Informazione brutta e depistante.

Ho letto, quindi, quasi tutto quello che è stato scritto sull’argomento, senza trovare molta soddisfazione; ho però capito come si muovono in queste circostanze, gli attori della vicenda, all’interno del copione da rispettare.

Ho visto nomi comuni ad altre circostanze come l’ 11 Settembre ed il caso Moro e così ho capito come funziona veramente lo Stato.

Non “lo Stato italiano” o di un altro paese ma “Lo Stato” quello privo di ogni bandiera ed ogni territorio.

Lo Stato non è quel buon Padre di Famiglia che pensavo, bensì è un baluardo per tenere lontane le masse dall’organizzazione della vita.

Lo Stato è un metodo di giustificazione di imposizioni altrui sulle proprie vite.

Ho capito solo dopo venticinque anni, come sia andate le cose:; è una vicenda a mio parere molto complessa dove ci sono molti piani operativi legati tra di loro:

1) Un gruppo di persone aveva come compito quello di creare platealmente un “punto di tensione” caldo da riutilizzare dopo come giustificazione di un’azione di ritorsione;
2) Un altro gruppo aveva il compito di muoversi sul piano militare, compiendo l’azione di abbattimento;
3) Ai radaristi restava il compito di “non vedere” “non sentire” “non parlare” e soprattutto “non ricordare”;
4) Ad altri era affidato il compito di depistamento, raccontando mezze verità;
5) Un altro gruppo aveva il compito di insabbiamento delle inchieste.

Questa associazione di gruppi indipendenti ma coordinati tra loro si chiama Stato.


3 comments:

Gatto rognoso said...

in linea con l'attuale deriva semplificatoria: Sai che palle dire "associazione per delinquere"...

Anonymous said...

Potete dire quello che vi pare, ma io continuerò comunque a credere nella Democrazia: credo fermamente che facendo votare un numero sempre maggiore di coglioni si riuscirà prima a poi a produrre un'Intelligenza Collettiva in grado di creare un Mondo più Giusto.

rantasipi said...

Mi pare una speranza ben riposta, anonimo. Del resto, un'intelligenza collettiva deve aver pure una controparte, per poter essere definita, giusto?
E non mi si vorrà dire che quanto a ignoranza collettiva siamo messi male. Eh no eh!