Friday, August 22, 2008

Balle plausibili

La dottrina della “plausibile smentita” (“plausible deniability”) è nata negli anni 50 per essere applicata ad operazioni segrete della CIA. Il concetto consisteva nella creazione di una catena di comando il più possibile informale così da poter smentire, se necessario, qualsiasi collegamento tra dirigenza e operazioni. In tal modo ordini considerati controversi o discutibili potevano venir emessi da personaggi di alto grado, incluso il presidente, senza che si potesse risalire al vero mandante.

Tale dottrina presentava però due gravi falle. La prima è che si trattava di un'occasione enorme per qualsiasi abuso d'autorità, e non solo da parte della classe dirigente: dal momento che presupponeva di dichiarare che gli agenti in questione avevano agito indipendentemente, consentiva a questi ultimi di farlo davvero. La seconda falla consisteva nel fatto che raramente le smentite riuscivano ad essere “plausibili.”

Ora questa vecchia dottrina – di raccontare balle credibili – ritorna improvvisamente di moda, con l'annuncio da parte degli alti funzionari dell'aeronautica di Stati Uniti (U.S.A.F.) di essere in possesso di un'arma fantascientifica, il laser tattico avanzato (ATL), il cui vantaggio sarebbe la possibilità per gli Stati Uniti di negare in modo “convincente” qualsiasi responsabilità per la distruzione causata.

La frase “plausible deniability” è stata utilizzata da Cynthia Kaiser, capo ingegnere del Direttorato per l'Energia Diretta (Directed Energy Directorate) del Laboratorio di Ricerca dell'Aeronautica degli Stati Uniti, per descrivere i vantaggi dell'arma in un briefing sulle armi laser all'Associazione dell'Industria Ottica del New Mexico in giugno.

Per John Pike, analista di Global Security, un think-tank della difesa, il significato delle parole della Kaiser è evidente: “L'obiettivo non saprebbe mai cosa l'ha colpito. Inoltre, non ci sarebbero frammenti di munizioni da usare per identificare la fonte dell'attacco.” Un fascio laser è silenzioso ed invisibile. Un ATL può trasportare il calore di una fiamma ossidrica ad una distanza di 20 chilometri, abbastanza lontano perché i velivoli che la trasportano non possano essere localizzati, soprattutto di notte.

La domanda prorompe a questo punto spontanea: che bisogno dovrebbe avere l'esercito degli Stati Uniti di negare la responsabilità di un attacco? Non sono loro quelli che combattono solo per le giuste cause, che distruggono solo obiettivi legittimi, che colpiscono solo i cattivi che se lo meritano? Non c'è nessun motivo di negare le proprie responsabilità, quando si è nel giusto.

Ne consegue che le intenzioni dell'esercito USA, forse, non hanno molto a che vedere con il concetto di giusto, per non parlare del concetto di verità. Per dirla tutta, l'impressione è che a loro interessi soltanto che ciò che fanno sembri giusto.

Il collasso della ragione

If I had a world of my own, everything would be nonsense. Nothing would be what it is, because everything would be what it isn't. And contrary wise, what is, it wouldn't be. And what it wouldn't be, it would. You see?
(Lewis Carroll, Alice in Wonderland)
Il NIST (National Institute of Standards and Technology) ha rilasciato ieri il tanto atteso report sul collasso del WTC7, il terzo palazzo del World Trade Center a crollare l'undici settembre del 2001, nonostante non fosse stato colpito da alcun aereo e presentasse solo danni e incendi limitati. La dinamica del “crollo” (che potete vedere nel video qua sotto), identica a quella di una demolizione controllata, fu inopinatamente trascurata nel primo report del NIST, che si può considerare a tutti gli effetti la “versione ufficiale” sugli attacchi terroristici. Sette anni dopo quel primo, ridicolo capolavoro di pseudoscienza, il NIST si decide a rivelare al mondo il motivo del crollo di una torre d'acciaio pressoché integra, e i media mainstream danno fiato alle trombe. Sentite Eric Lipton del New York Times:
Gli incendi nella torre di uffici di 47 piani a fianco del sito del World Trade Center hanno indebolito i giunti dei pavimenti e una colonna strutturale critica, hanno concluso giovedì i ricercatori federali, nel tentativo di porre freno alle ancora dilaganti speculazioni che esplosivi abbiano causato il crollo della costruzione l'undici settembre 2001.”
Con quel cognome da marca di tè il buon Lipton dev'essere il Cappellaio Matto del Mondo delle Meraviglie da cui il NYT diffonde le sue notizie: abbiamo atteso sette (!) anni per leggere una delle più sfrenate speculazioni di tutti i tempi – un palazzo di 47 piani che si accascia in maniera perfettamente simmetrica a causa di una colonna indebolita da scrivanie in fiamme! – e le speculazioni sarebbero quelle di chi, avendo assistito ad una demolizione controllata, afferma giustamente che il WTC7 è stato demolito con esplosivi? Ma il Cappellaio Matto insiste:
“Quello che è cominciato come un piccolo numero di simili teorici della cospirazione è cresciuto fino a diventare un qualche tipo di movimento, in gran parte alimentato da siti Internet e da home-video.”
Ovvero: chi in questi anni non si è accontentato della vergognosa propaganda diffusa dagli Stregatti e dai Cappellai Matti dei media “in-bed” con l'amministrazione USA ed ha completato la sua informazione per conto proprio non è altro che un “teorico della cospirazione,” un “complottista,” termini questi che gli stessi personaggi da favola hanno provveduto da tempo a trasformare in sinonimi di “visionari.” Il Cappellaio Lipton, invece, è una persona sana e ragionevole, perché non ha dubbi che l'incendio di qualche scrivania possa far crollare in un attimo 47 piani d'acciaio sulla propria base.

Thursday, August 21, 2008

Legge, ordine e coprifuoco

“They who would give up an essential liberty for temporary security, deserve neither liberty or security”
(Benjamin Franklin)

Lo stato di polizia – inevitabile e bramato zenit dell'istituzione statale – si avvicina a ritmo cadenzato, sospinto dalla paura abilmente diffusa, con l'aiuto dei media, dalle parole allarmanti che i politici pronunciano con tono serio e accorato.

In Italia abbiamo già il piacere di assaporare il “senso di sicurezza” procurato dalla visione di militari per le strade, peccato che i rapinatori non sembrino altrettanto impressionati e continuino il loro lavoro: del resto, se qualcuno prova a difendersi, come il tabaccaio di Aprilia si ritrova indagato per omicidio volontario, un deterrente niente male per l'autodifesa. I soldatini nel frattempo hanno il loro daffare a sorvegliare i tossici nel parco mente si fanno le pere, anche loro ben poco interessati dai marziali osservatori. È destino che in Italia tutto finisca in commedia:
«Dottore, come ci comportiamo con questo?» chiede una giovane recluta al funzionario di polizia. Sta guardando una donna accovacciata, concentrata solo sulla siringa e sul buco da trovare in un braccio sinistro martoriato, incurante dei flash dei fotografi e della ventina di persone che la circondano. «La identifichiamo e la allontaniamo» è la risposta. «Sì, ma subito o aspetto che finisca?»
Altrove, le iniziative in materia di sicurezza sono un tantino più preoccupanti, ma sempre accompagnate da proclami risoluti e appassionati: “Dobbiamo farlo perché non possiamo e non dobbiamo tollerare che gente innocente, in particolare i bambini, diventino vittime.” Con questa frase, Eddie Perez, il sindaco di Hartford, capitale del Connecticut, ha giustificato il coprifuoco dalle nove di sera alle cinque del mattino imposto ai minori di 18 anni in tutta la città.

A Helena sulle rive del Mississippi in Arkansas, in alcuni quartieri vige invece un coprifuoco di 24 ore per tutti. La polizia lo sta facendo rispettare, con gli occhiali night-vision a infrarossi e fucili militari M16, ultima opzione – secondo le autorità – per frenare un crescendo di violenze nella zona. Ma negli USA pare ormai che il coprifuoco sia uno strumento normale, soprattutto d'estate, per mantenere la sicurezza: per la durata delle vacanze scolastiche, per esempio, Baltimora ha un coprifuoco dalle undici di sera (mezzanotte il venerdì ed il sabato) per i ragazzi sotto i 17 anni. Chi lo viola viene accompagnato ad una scuola finché un genitore non va a prenderli.

Funzioneranno questi sistemi militari? È la domanda sbagliata: in realtà il fatto di ricorrere a simili espedienti è già il segno di un fallimento irreparabile. Se lo stato non è in grado di garantire un livello minimo di sicurezza senza impiegare metodi da zona di guerra, se l'unica risorsa a cui può ricorrere è di rinchiuderci in casa, praticamente agli arresti domiciliari, ebbene, questa è la prova che lo stato ha fallito nel fornire il servizio di cui si è arrogato il monopolio, impedendo per sovrappiù al cittadino di difendersi da solo.

Ma la verità è forse ancora più semplice: lo scopo vero della sicurezza pubblica – meglio: delle forze del dis/ordine – non è mai stato la sicurezza nostra, dei privati cittadini, ma quella loro, dei governanti. E quella, una volta che ci avranno chiusi in casa e disarmati, l'avranno garantita perfettamente.

Wednesday, August 20, 2008

La droga del potere

“E' stato calcolato che il consumo illegale di droghe negli Stati Uniti dalla fine degli anni '80 è arrivato ad un giro finanziario di 110 miliardi di dollari ogni anno.”
(Paul Johnson, Modern Times)
Come in tutti i casi in cui lo stato “dichiara guerra” ad un qualche nemico astratto – alla povertà, al terrorismo – quando leggiamo di “guerra alla droga” dobbiamo intendere correttamente “guerra per la droga.” No, non è solo questione di sbirri corrotti che passano dosi talvolta poco pulite ai tossici nel parco, sebbene anche questo faccia parte dell'orrendo quadro generale. Si tratta piuttosto di una tentacolare e lucrosa attività che coinvolge governi, servizi segreti e cartelli internazionali della droga, un'oscura e mortifera trama criminale che mina le fondamenta stesse della società. Il tutto al di sotto dei radar dei media asserviti al potere.

Ma talvolta qualcosa, magari un cadavere, affiora in superficie, e il suo lezzo raggiunge insospettabili stanze del potere, ne ammorba l'aria apparentemente immacolata, e le maschere cadono rivelando l'oscena verità, almeno finché gli attori in gioco non riescono, grazie alla complicità e all'omertà dei media, a sotterrare nuovamente i residui nauseabondi di quei crimini passati. Un caso esemplare è la storia di Barry Seal e del suo traffico di droga e armi a Mena, nell'Arkansas, una vicenda che rivelò la presenza di ombre sinistre nella storia di tre presidenti americani, e che ora è tornata nell'oblio, forse per sempre.

Questo articolo, risalente al 1995, avrebbe dovuto essere publicato sul Washington Post. Passato l'esame dell'ufficio legale che ne controllò l'accuratezza, l'articolo venne programmato per la pubblicazione, ma il direttore editoriale del Post Bob Kaiser (come George Bush, membro dell'infame confraternita Skull & Bones) cassò l'articolo senza spiegazioni quando le rotative erano già pronte per la stampa. L'articolo fu poi pubblicato da Penthouse, che nella sua prefazione rivelò che Kaiser rifiutò persino di incontrare gli autori Sally Denton e Roger Morris, nascondendosi nel suo ufficio mentre la sua segretaria si giustificava.
___________________________

I crimini di Mena

Di Sally Denton e Roger Morris


Barry Seal – trafficante di droga e armi, e operativo segreto della CIA – non è un nome conosciuto nella politica americana. Ma nove anni dopo essere stato assassinato con una grandinata di pallottole dai sicari del cartello di Medellin fuori da un rifugio dell'Esercito della Salvezza a Baton Rouge, in Luisiana, è ritornato per tormentare le reputazioni di tre presidenti americani.

L'eredità di Seal consiste di più di 2.000 documenti recentemente scoperti che verificano e quantificano molto di ciò che in precedenza era stato soltanto sospetto, congettura e leggenda. I documenti confermano che a partire dal 1981 fino alla sua morte brutale nel 1986, Barry Seal ha condotto una delle operazioni più lucrative, più vaste e più spudorate nella storia del commercio internazionale di droga e che lo ha fatto con l'evidente complicità, se non la collusione, di elementi del governo degli Stati Uniti, apparentemente con l'acquiescenza dell'amministrazione di Ronald Reagan, l'impunità da qualsiasi successiva esposizione offerta dall'amministrazione di George Bush e sotto lo sguardo politico solitamente acuto dell'allora governatore dell'Arkansas Bill Clinton.

Le carte recentemente dissotterrate mostrano il vero Seal come molto più importante e ben introdotto del personaggio interpretato da Dennis Hopper in un film per la TV di qualche anno fa, liberamente ispirato alla vita del contrabbandiere. La pellicola ritraeva il tarchiato pilota come una vittima sfortunata, intrappolata in un fuoco incrociato fra enti governativi pasticcioni ma benigni ed i signori della droga latino-americani. La verità che viene fuori dai documenti è una storia ben più complessa – e nell'insieme più sinistra – di corruzione nazionale e individuale. È il racconto di un crimine enorme, socialmente devastante, di quel che sembra essere una copertura ufficiale da adattare e, non ultimo, della strana riluttanza del cosiddetto giornalismo mainstream americano a cimentarsi con il fenomeno e le sue infauste implicazioni – anche quando l'evidenza documentaria apparve.

Le tracce rimandano ad un altro nome appena un po' più conosciuto ma oscuro: una piccola località nell'Arkansas occidentale chiamata Mena.

Delle molte storie che emergono dall'Arkansas degli anni 80 che fu la prova del fuoco della presidenza Clinton, nessuno è stato più evasivo delle accuse che circondano Mena. Annidata nelle fitte foreste di conifere delle montagne di Oachita, circa 160 miglia ad ovest di Little Rock, un tempo creduto un rifugio per i fuorilegge di confine del XIX secolo e perfino un focolaio di anarchici dell'era della Depressione, questa minuscola città è stata la scena dei persistenti rapporti di traffico di droga, di armi e di riciclaggio di denaro sporco fino agli anni 80, quando Seal fece dell'aeroporto regionale Intermountain di Mena la base per i suoi velivoli.

Dai primi rapporti che circolarono localmente in Arkansas, la storia è emersa a livello nazionale fin dal 1989 in un articolo di Penthouse intitolato “Snowbound,” scritto dal reporter investigativo John Cummings, ed in una colonna di Jack Anderson, ma da allora non è mai stata riportata da altri media. Pochi reporter che seguirono Clinton nella campagna del 1992 non sentirono almeno qualcosa a proposito di Mena. Era ovviamente un soggetto serio e impegnativo – lo spettro di un ampio traffico di droga con la partecipazione della C.l.A. – e nessuno dei media principali l'ha seguita seriamente durante il 1992, ma la storia è stata mantenuta viva da Sarah McClendon, in The Nation e The Villagge Voice.

Allora, dopo che Clinton è diventato presidente, Mena ha cominciato a riapparire. Nel corso dell'anno scorso, le notizie di CBS e del Wall Street Journal hanno riportato le originali, inquietanti accuse che circondano Mena, compresa l'ombra della partecipazione della C.l.A. (o della sicurezza nazionale) al traffico di stupefacenti e di armi e dell'apparente omissione dell'allora governatore Clinton di perseguire le prove di un simile crimine internazionale così vicino a casa.

Il Wall Street Journal ha segnalato nel 1994 che “Seal contrabbandava droga e teneva i suoi aerei a Mena.” “Inoltre ha operato come agente per la D.E.A. In una di queste missioni, ha pilotato l'aereo che ha prodotto le fotografie dei sandinisti mentre caricavano droga in Nicaragua. È stato ucciso da un gang della droga [sicari del cartello di Medellin] a Baton Rouge. L'aereo da carico che pilotava era lo stesso successivamente pilotato da Eugene Hasenfus quando è stato abbattuto sul Nicaragua con un carico dei rifornimenti per i contra.

In una miscela di voci e fatti casuali, Mena è stata inoltre oggetto delle onnipresenti diatribe anti-Clinton diffuse dagli estremisti di destra – un'ironia in quanto l'operazione Mena era apparentemente un'invenzione delle due precedenti e amministrazioni repubblicane.

Eppure, la maggior parte di più grandi media americani hanno continuato ad ignorare, se non ridicolizzare, le accuse su Mena. Non trovando cospirazioni nelle Oachitas il luglio scorso, un reporter del Washington Post si è tipicamente fatto beffe delle “presunte operazioni oscure,” definendo Mena come “Clandestination, Arkansas … la capitale “Mantello e Coltello d'America.” Si noti che il New York Times aveva “menzionato Mena soprattutto come sede della American Rock Garden Society,” e il Columbia Journalism Review in una recente edizione ha rigettato “le teorie della cospirazione” per “ dubbia rilevanza.”

Un ex uomo d'affari di Little Rock, Terry Reed, è stato coautore con John Cummings di un libro molto discusso, Compromised: Clinton, Bush and the C.lA., che descrive un certo numero di attività segrete intorno a Mena, compresa un'operazione della C.I.A. per istruire piloti e truppe per i Contras nicaraguensi, e la collusione dei funzionari locali. Sia il libro che i suoi autori sono stati accolti con derisione.

Ora, tuttavia, è emersa una nuova massa di prove documentate per quanto riguarda proprio queste “operazioni oscure” – in precedenza annotazioni riservate e segrete che convalidano come mai prima alcuni dei peggiori e più sinistri sospetti su ciò che è successo a Mena, Arkansas, una decina d'anni fa.

Data la portata e le implicazioni della storia di Mena, può essere facile da capire l'iniziale scetticismo e la riluttanza dei media. Ma non è stato molto facile rigettare i sospetti di alcune testimonianze di coloro che erano così vicini agli avvenimenti: l'agente Bill Duncan dell'amministrazione fiscale, l'investigatore Russell Welch della polizia dello stato dell'Arkansas, il procuratore generale dell'Arkansas J. Winston Bryant, il membro del Congresso Bill Alexander e vari altri funzionari locali delle forze dell'ordine e cittadini.

Tutta queste persone erano convinte entro la fine degli anni 80 che ci fosse quella che Bryant ha chiamato “una prova credibile” della più grave attività criminale a Mena fra il 1981 ed il 1986. Credevano inoltre che i crimini fossero stati commessi con l'acquiescenza, se non la complicità, di elementi del governo degli Stati Uniti. Ma non sembravano poter convincere i media nazionali a prestare attenzione.

Durante la campagna 1992, consiglieri esterni ed assistenti hanno sollecitato l'ex governatore Jerry Brown della California a sollevare la questione Mena contro Clinton – almeno per chiedere perché il governatore dell'Arkansas non avesse fatto di più per un grave crimine internazionale così vicino a casa. Ma anche Brown si è allontanato. “Lo tirerò fuori se i media principali lo faranno per primi,” ha detto agli assistenti. “I media lo faranno, governatore,” uno di loro ha risposto frustrato, “solo se lo farete voi.”

L'oscuro aeroporto di Mena era sospettato dalla l.R.S., dalla F.B.I., dalla dogana degli Stati Uniti e dalla polizia dello stato dell'Arkansas di essere una base di Adler Berriman “Barry” Seal, un contrabbandiere confesso e condannato le cui operazioni erano state collegate ai servizi segreti. Sia Duncan chee Welch hanno passato anni a costruire casi contro Seal ed altri per traffico di droga e riciclaggio intorno a Mena, solo per vedere danneggiate le proprie carriere nell'applicazione di legge.

Tutte le prove raccolte, hanno detto nella testimonianza ed in altre dichiarazioni pubbliche, non sono state sufficientemente perseguite dall'allora procuratore degli Stati Uniti per la regione, J. Michael Fitzhugh, né dalla l.R.S., né dalla polizia dello stato dell'Arkansas, né da altre agenzie. Duncan, testimoniando alla ricerca unificata dell'ufficio del procuratore generale dell'Arkansas e del Congresso degli Stati Uniti nel giugno 1991, disse che 29 atti d'accusa federali riferiti ad uno schema di riciclaggio di denaro sporco basato a Mena erano rimasti inesplorati. Fitzhugh, rispondendo allora alle accuse di Duncan, disse, “questo ufficio non ha rallentato alcuna ricerca… [e] non è mai stato messo sotto pressione in nessuna ricerca.”

Entro il 1992, per la crescente costernazione di Duncan e Welch, parecchie altre inchieste ufficiali nella presunta Mena Connection si sono rivelate similmente inefficaci o sono state totalmente soffocate, suscitando i loro sospetti di collusione e insabbiamento del governo. Nella sua testimonianza davanti al Congresso, Duncan ha detto che la l.R.S. “ha ritirato il contributo alle operazioni” e gli ha ulteriormente fatto pressioni per “nascondere le informazioni al Congresso e spergiurare.”

Duncan più tardi ha testimoniato di non aver mai avuto esperienza di “qualcosa anche solo lontanamente simile a questo tipo di interferenza. … Gli allarmi suonavano,” ha continuato, “e non appena il sig. Fitzhugh è stato coinvolto, è diventato più aggressivo nel non permettere le citazioni e nell'interferire nel processo investigativo.”

Il poliziotto dello stato Russell Welch era “probabilmente la persona più informata” riguardo alle attività a Mena, tuttavia inizialmente non fu citato in giudizio per testimoniare davanti al grand jury. Welch ha testimoniato più tardi che l'unico motivo per cui infine è stato citato in giudizio fu perché uno dei grandi giurati proveniva da Mena e “ha detto agli altri che se volevano sapere qualcosa sull'aeroporto di Mena, dovevano chiedere a quel tipo [Welch] là fuori in corridoio.”

Il procuratore generale Bryant, in una lettera del 1991 all'ufficio di Lawrence Walsh, il consulente legale indipendente nell'investigazione Iran-Contra, chiedeva “perché nessuno è stato perseguito in Arkansas malgrado una montagna di prove che Seal stava usando l'Arkansas come sua zona di transito principale durante gli anni dal 1982 al 1985?”

Che cosa è realmente accaduto nei boschi dell'Arkansas occidentale? La domanda è ancora rilevante per ciò che può rivelare circa determinate operazioni del governo durante il tempo in cui Reagan e Bush erano alla Casa Bianca e Clinton era governatore dell'Arkansas.

Nella massa dei nuovi sensazionali documenti – più di 2.000 carte raccolte dagli autori da fonti private e delle forze dell'ordine in una ricerca nazionale durata un anno – si trovano delle risposte e delle gravi domande.

Questi documenti recentemente dissotterrati – le vere carte private di Barry Seal – danno sostanza almeno a parte di ciò che è accaduto a Mena.

Quello che potrebbe essere chiamato l'archivio di Seal risale al 1981, quando la Seal cominciò le sue operazioni all'aeroporto regionale Intermountain a Mena. L'archivio, ora tutto in nostro possesso, continua oltre il febbraio 1986, quando Seal è stato assassinato dagli assassini colombiani dopo aver testimoniato alla corte federale a Las Vegas, Fort Lauderdale e Miami per il governo degli Stati Uniti contro i capi del cartello della droga di Medellin.

Gli articoli comprendono materiale apparentemente innocuo come registrazioni bancarie e telefoniche di Seal; strumenti negoziabili, vaglia cambiari e fatture; agende di appuntamenti e rubriche per la corrispondenza personale; fatture di vendita per velivoli e barche; registrazioni di velivoli ed ordini di modifiche.

In più, l'archivio contiene anche i diari personali; liste di cose da fare scritte a mano ed altre note private; conversazioni segrete registrate su nastro; e chiavi e legende crittografiche per i codici utilizzati nelle operazioni di Seal.

Per concludere, ci sono estensivi atti ufficiali: rapporti federali investigativi e di sorveglianza, dalla l.R.S. e dalla D.E.A., e azioni giudiziarie federali non precedentemente segnalate nella stampa – testimonianze così come memoranda confidenziali pre-sentenza dei processi per traffico di droga in Florida e Nevada – numerose deposizioni ed altre dichiarazioni giurate.

L'archivio dipinge il chiaro ritratto non solo di un'importante cospirazione criminale intorno a Mena, ma anche dell'ombra inequivocabile della complicità di governo. Fra le nuove rivelazioni:

Mena, dal 1981 al 1985, era effettivamente uno dei centri per il traffico internazionale di contrabbando. Secondo calcoli ufficilai della l.R.S. e della D.E.A., testimonianze giurate ed altre registrazioni convalidanti, il traffico ammontava a migliaia di chili di cocaina ed eroina e letteralmente a centinaia di milioni di dollari in profitti dalla droga. Secondo una lettera del 1986 dal procuratore generale della Luisiana all'allora procuratore generale Edwin Meese, Seal “ha introdotto di contrabbando fra i 3 miliardi e i 5 miliardi di dollari di droga negli Stati Uniti.”

Seal stesso ha speso somme considerevoli per far volare, atterrare, per manutenere e specialmente per equipaggiare o riparare i suoi velivoli per il contrabbando. Secondo le note di affari e personali, aveva estesi legami a Mena e a Little Rock ed era in contatto telefonico quasi costante con Mena quando non si trovava là. Le registrazioni telefoniche indicano chiamate ripetute fatte da Seal a Mena il giorno prima del suo omicidio. Questo è successo molto tempo dopo i servizi che Seal, secondo la sua stessa testimonianza, aveva fornito come informatore da 800.000 dollari l'anno per il governo federale.

Ex membro delle forze speciali dell'esercito, Seal aveva legami con la Central Intelligence Agency dall'inizio degli anni 70. Aveva confidato ai parenti e ad altri, secondo le loro dichiarazioni giurate, che era un operativo della C.I.A. prima e durante il periodo in cui aveva stabilito le sue operazioni a Mena. In una dichiarazione alla polizia dello stato della Luisiana, un suo familiare disse, “Barry era in nel traffico di armi e di droga in Centro e Sudamerica … e aveva passato un po' di tempo in EL Salvadore [sic].” Un altro quindi aggiunse, “È vero, ma a quel tempo Barry stava lavorando per la C.l.A.”

In un caso postumo di procedimento d'urgenza contro Seal – anch'esso documentato nell'archivio – la l.R.S. ha determinato che i soldi guadagnati da Seal fra il 1984 ed il 1986 non erano illegali a causa del suo impiego per la C.l.A. e la D.E.A.” L'unico riconoscimento ufficiale del rapporto tra Seal e la C.l.A. è stato nella testimonianza in tribunale ed al Congresso, ed in vari rapporti pubblicati che descrivono l'installazione, da parte della C.l.A., di macchine fotografiche nell'aereo da trasporto C-123K di Seal, utilizzato nel 1984 in un'operazione di polizia altamente celebrata contro il regime sandinista in Nicaragua.

Robert Joura, l'aiuto agente speciale incaricato dall'ufficio di Houston della D.E.A. e l'agente che coordinò il lavoro sotto copertura di Seal, ha detto l'anno scorso al Washington Post che Seal era stato arruolato dalla C.l.A. per una missione delicata – fornire la prova fotografica che i sandinisti stavano lasciando passare la cocaina dalla Colombia attraverso il Nicaragua. Un portavoce per l'allora candidato al senato Oliver North ha detto al Post che il North era stato tenuto informato del lavoro di Seal tramite “fonti dei servizi segreti.”

Le annotazioni del registro dell'Amministrazione Federale dell'Aviazione contenute nell'archivio confermano che i velivoli identificati dagli agenti della narcotici dello stato e federali come usati nelle operazioni di contrabbando di Seal precedentemente erano stati in possesso dell'Air America, Inc., ampiamente segnalata come compagnia di proprietà della C.l.A.. Emile Camp, uno dei piloti di Seal e un testimone di alcuni dei suoi affari più significativi, rimase ucciso sul fianco di una montagna vicino a Mena nel 1985 in un inspiegato incidente con uno di quegli aerei appartenuti un tempo ad Air America.

Secondo ancora altre note di Seal, almeno alcuni dei velivoli della sua flotta di contrabbando, che comprendeva un Lear Jet, elicotteri e aerei da trasporto militari statunitensi, erano inoltre riforniti di elettronica aeronautica ed altri equipaggiamenti da ancora un altra azienda a sua volta collegata con Air America.

Fra i velivoli pilotati da e verso Mena c'era l'aereo da carico C-123K, battezzato Fat Lady. Le note mostrano che Fat Lady, numero di serie 54-0679, venne state venduto da Seal mesi prima della sua morte. Secondo altri documenti, l'aereo ha presto trovato la sua strada per un'azienda fantasma conosciuta nello scandalo Iran-Contra come “the Enterprise,” l'entità segreta collegata alla C.l.A. governata da Oliver North ed altri per fornire di contrabbando armi illegali ai ribelli nicaraguensi dei Contra. Secondo l'ex agente della D.E.A. Celerino Castillo ed altri, il velivolo si presume fosse coinvolto in un traffico di ritorno in cocaina, i cui profitti venivano quindi usati per finanziare ulteriore contrabbando clandestino di armi.

Note della F.A.A. mostrano che nell'ottobre 1986, lo stesso Fat Lady fu abbattuto sopra il Nicaragua con un carico di armi destinato ai Contras. I documenti trovati a bordo del velivolo e sequestrati dai sandinisti includevano note che collegavano l'aereo con l'Area 51 – l'installazione top-secret della nazione nel Nevada Test Site per le armi nucleari. Il velivolo condannato era co-pilotato da Wallace Blaine “Buzz” Sawyer, un nativo dell'Arkansas occidentale, che è morto nell'incidente. Le ammissioni del membro dell'equipaggio sopravvissuto, Eugene Hasenfus, diede inizio alla rivelazione al pubblico dell'affare Iran-Contra.

Un produttore di armi dell'Arkansas ha testimoniato nel 1993 alla corte federale di Fayetteville di aver fatto un contratto con la C.l.A. per costruire 250 pistole automatiche per le operazioni di Mena. William Holmes ha testimoniato di essere stato presentato a Seal a Mena da un operativo della C.l.A., e di avergli quindi venduto le armi. Anche se un ordine d'acquisto del Dipartimento della Difesa per pistole munite di silenziatori era stato emesso, Holmes ha testimoniato di non aver mai ricevuto i $140.000 che il governo gli doveva. “Dopo che l'aereo di Hasenfus fu abbattuto,” ha detto Holmes, “a Mena non si trovava anima viva.”

Nel frattempo, c'erano ancora altre prove che le massicce operazioni di contrabbando di Seal nell'Arkansas facevano parte di operazioni della C.l.A., e che che i crimini stavano continuando ben più tardi del suo omicidio. In una testimonianza giurata nel 1991 sia al membro del Congresso Alexander che al procuratore generale Bryant, l'investigatore della polizia dello stato Welch dichiarò che nel 1987 aveva documentato “nuova attività all'aeroporto [di Mena] in seguito all'apparizione … di una ditta commerciale australiana [un'azienda collegata con la C.l.A.] e dei C-130 avevano fatto la loro comparsa….”

Allo stesso tempo, secondo Welch, due agenti della F.B.I. lo informarono ufficialmente che la C.l.A. “stava facendo qualcosa all'aeroporto di Mena che coinvolgeva la Southern Air Transport [un'altra azienda collegata con la C.l.A.] … e che non volevano [che la polizia dello stato dell'Arkansas] mandasse tutto all'aria come l'ultima volta.”

Le centinaia di milioni di profitti generati da Seal trafficando via Mena ed altri avamposti risultarono in attività bancarie e pratiche aziendali straordinarie nello sforzo apparente di ripulire e o disperdere i grandi importi di soldi illeciti in Arkansas e altrove. Le note finanziarie di Seal mostrano a partire dai primi anni 80, per esempio, casi di depositi quotidiani di 50.000 dollari o più e ampio uso di una banca estera offshore nei Caraibi, così come di istituzioni finanziarie in Arkansas e Florida.

Secondo l'investigatore criminale Duncan della l.R.S., le segretarie all'aeroporto di Mena gli dissero che quando Seal volava a Mena, ci sarebbero state pile di contanti da portare in banca e riciclarli. “Una segretaria gli disse che le fu ordinato di ottenere i numerosi assegni, ciascuno in una somma appena sotto i $10.000, a varie banche di Mena e nelle comunità circostanti, per evitare di archivare i rapporti federali di transazione di valuta richiesti per tutte le transazioni bancarie che superano quel limite.

I cassieri della banca hanno testimoniato davanti al grand jury federale che nel novembre 1982, un impiegato dell'aeroporto di Mena trasportò in una banca una valigia contenente più di $70.000. “L'impiegato passò tra le casse distribuendo pile di banconote da 1.000 dollari e raccogliendo gli assegni.”

Fonti delle forze dell'ordine hanno confermato che centinaia di migliaia di dollari sono state riciclate dal 1981 al 1983 solo in poche piccole banche vicino a Mena, e che altri milioni provenienti dalle operazioni di Seal sono stati riciclati altrove in Arkansas ed in tutta la nazione.

Documenti in lingua spagnola in possesso di Seal al momento del suo omicidio indicano inoltre che aveva avuto conti in tutta l'America Centrale e progettava di fondare una propria banca nei Caraibi.

In più, i documenti di Seal suggeriscono uno schema imponente per la costruzione di un impero. Le carte nel suo ufficio al momento della sua morte comprendono riferimenti a dozzine di compagnie, tutte con nomi che cominciavano con Royale. Fra loro: Royale Sports, Royale Television Network, Royale Liquors, Royale Casino, S.A., Royale Pharmaceuticals, Royale Arabians, Royale Seafood, Royale Security, Royale Resorts… e ancora e ancora.

Seal difficilmente era solo nella vasta operazione di contrabbando con base a Mena a partire dal 1981 fino al 1986, comunemente descritta nelle carte delle forze dell'ordine sia dello stato che federali come uno delle più grandi operazioni di traffico di droga negli Stati Uniti a quel tempo, se non nella storia del commercio di droga. I documenti mostrano che Seal confida in un'occasione di essere “soltanto il trasportatore,” indicando una vasta rete di distribuzione e finanza dei narcotici in Arkansas ed altri stati. Allorché la droga era introdotta di contrabbando attraverso il confine, i sacchi di cocaina venivano recuperati da elicotteri e depositati su cassoni di camion destinati a varie città americane.

Nel riconoscere l'importanza di Seal nel commercio della droga, i procuratori del governo ne fecero il loro testimone principale in vari casi, compreso un processo in contumacia del 1985 a Miami ai signori della droga di Medellln; in un'altro processo nel 1985 che i funzionari federali consideravano il più grande caso di traffico fino ad oggi a Las Vegas; ed ancora in un terzo processo dei funzionari corrotti nelle isole Turks e Caicos. Allo stesso tempo, i fascicoli giudiziari ed altri documenti rivelano una studiata indifferenza dei procuratori del governo per le precedenti e continue operazioni di Seal a Mena.

Alla fine, i documenti di Seal sono una vendetta per leali funzionari dell'Arkansas come gli agenti Duncan e Welch e per gruppi di cittadini locali come il Comitato dell'Arkansas, le cui prove ed accuse acquistano un nuovo peso – ed anche per The Nation, The Villagge Voice, la Association of National Security Alumni, per la venerabile giornalista di Washington Sarah McClendon e per Jack Anderson, dell'Arkansas. Per i reporter Rodney Bowers e Mara Leveritt ed altri che mantennero viva una storia fin troppo autentica tra l'indifferenza generale.

Ma ora le più vaste implicazioni delle prove recentemente esposte sembrano turbare quanto l'enormità criminale che proiettano. Come la sua vita da moderno filibustiere, i documenti di Seal lasciano il paesaggio politico e legale cosparso di dure domande.

Cosa è accaduto, per esempio, a circa nove ricerche ufficiali diverse su Mena dopo il 1987, dalle grandi giurie federali ritenute compromesse alle inchieste congressuali soppresse dal Consiglio di Sicurezza Nazionale nel 1988 sotto Ronald Reagan all'ancora successiva inerzia del Ministero della Giustizia sotto George Bush?

I funzionari hanno invocato ripetutamente la sicurezza nazionale per revocare la maggior parte delle indagini. Gli atti giudiziari indicano chiaramente che la C.l.A. e la D.E.A. hanno impiegato Seal durante il 1984 ed il 1985 per il celebrato tentativo dell'amministrazione Reagan di implicare il regime nicaraguense sandinista nel traffico della cocaina.

Secondo un rapporto della Commissione Affari Esteri del Senato del dicembre 1988, “i casi sono stati chiusi. Il motivo apparente era che il processo avrebbe potuto rivelare informazioni di sicurezza nazionale, anche se tutti crimini che erano il centro della ricerca sono avvenuti prima che Seal fosse diventato ufficialmente un informatore federale.”

Le registrazioni amministrative indicano che, tassando Seal postumo di circa 86 milioni di dollari per i suoi guadagni a Mena e altrove fra il 1981 ed il 1983, persino la l.R.S. ha condonato le tasse sulle centinaia di milioni in profitti conosciuti da armi e droga durante il periodo biennale seguente in cui, come è stato ammesso ufficialmente, era impiegato dal governo.

Per seguire la Iogica della l.R.S., che cosa ne è stato degli anni, dei crimini e dei profitti a Mena nei primi anni 80, prima che Barry Seal diventasse un operativo federale riconosciuto, come pure le attività successivamente segnalate di traffico di droga a Mena anche dopo il suo omicidio – crimini ben lontani dalla sua ammessa cooperazione come informatore e testimone per il governo?

“Joe [nome cancellato] lavora per Seal e non può essere toccato perché Seal lavora per la C.l.A.,” ha detto un funzionario della dogana in un'investigazione in Arkansas sul traffico di droga durante i primi anni 80. Nell'agosto 1987, 18 mesi dopo l'omicidio di Seal, un telex della F.B.I. raccomandava alla polizia dello stato dell'Arkansas: “Un'operazione della C.l.A. o della D.E.A. sta avendo luogo all'aeroporto di Mena.” Welch più tardi testimoniò che un agente della dogane gli disse, “guarda, ci hanno detto di non toccare nulla che avesse il nome di Barry Seal, lascia perdere.”

Il London Sunday Telegraph recentemente ha segnalato nuove prove, compreso un numero di codice segreto, che indicano che Seal stava lavorando come operativo dell'Agenzia di Spionaggio della Difesa durante il periodo del traffico di armi e droga.

Forse la cosa più eloquente è ciò manca così visibilmente dalle voluminose cartelle. In migliaia di pagine che riflettono un uomo dall'organizzazione e programmazione meticolosa, Barry Seal sembrava ritenersi singolarmente ed assolutamente sicuro – se non in qualche modo invulnerabile – almeno nell'incessante trasporto aereo e nella consegna negli Stati Uniti di tonnellate di cocaina per più di cinque anni. In una lettera del 1986 alla D.E.A., il comandante e vice comandante della narcotici per la polizia dello stato della Luisiana dice che a Seal “era stato dato apparentemente campo libero per importare droga in connessione con le indagini della D.E.A., con così poche limitazioni e controllo sulle sue azioni da concedergli l'occasione di importare droga per sé, se avesse voluto.”

I videotape personali di Seal, in possesso degli autori, mostrano una scena in cui ha utilizzato equipaggiamento da paracadutista dell'esercito degli Stati Uniti, così come una precisione militare, nelle sue operazioni di trasporto. Quindi, verso la metà del pomeriggio dopo un certo numero di prove, uno dei suoi aeroplani ha lanciato un carico di parecchi sacchetti di tela con dei paracadute. In pochi secondi, il carico depositato sulla remota pista di atterraggio erbosa è stato recuperato da Seal e caricato su un elicottero che aveva seguito il velivolo. “Questa è la prima consegna di cocaina dal cielo alla luce del giorno nella storia dello stato della Luisiana,” Seal narra sul nastro. Se i sacchetti di tela visti nel film del contrabbandiere erano pieni di cocaina – come dichiara egli stesso sul nastro – quel singolo carico doveva valere centinaia di milioni di dollari.

Forse i video non erano di una reale consegna di cocaina, ma soltanto una registrazione a scopo istruttivo del trafficante di droga per la sua organizzazione di contrabbando, o persino una manovra di prova. Al di là di questo, le pellicole mostrano un'invincibilità notevole e impavida. Barry Seal non si aspettava arresti.

Le sue relazioni lo mostrano assolutamente tranquillo circa i voli e le consegne che effettivamente sarebbero stati protetti o “aggiustati,” secondo le fonti delle forze dell'ordine, dalla collusione dell'intelligence degli Stati Uniti.

In un'intervista con l'agente Duncan, Seal spudoratamente “ammise che era stato un trafficante di droga.”

Se i documenti di Seal mostrano qualcosa, un lettore attento potrebbe concludere, è l'infausta implicazione di un certo benestare ufficiale. Sull'intero episodio appare la figura inequivocabile della collaborazione del governo in un grande traffico di droga e di armi, e di un occultamento di crimini decennale.

Gli investigatori del governo apparentemente non avevano dubbi circa la grandezza di quei crimini. Secondo le fonti della dogana, le operazioni di Seal a Mena ed in altre basi coinvolgevano l'esportazione di armi in Bolivia, in Argentina, in Perù ed in Brasile, come pure ai Contras, e dalla Colombia l'importazione di cocaina da vendere a New York, Chicago, Detroit, St. Louis ed altre città, così come nello stesso Arkansas.

Duncan ed i suoi colleghi conoscevano che il modus operandi di Seal includeva la distribuzione della maggior parte della droga in altri stati del sud, di modo che ciò di cui gli agenti dell'Arkansas sono stati testimoni a Mena non era che un minuscolo frammento di un'operazione sorprendente nella sua grandezza. Tuttavia nessuna delle presunte inchieste sembra aver fatto un serio sforzo per raccogliere anche solo una frazione della documentazione disponibile ora assemblata e studiata dagli autori.

Per concludere, naturalmente, ci sono oscure domande circa il ruolo dell'allora governatore Clinton di fronte ai crimini di Mena.

Clinton ha riconosciuto di essere stato informato ufficialmente su Mena soltanto nell'aprile 1988, nonostante un'indagine della polizia dello stato fosse stata portata avanti per parecchi anni. Come esecutivo principale dello stato, Clinton ha sostenuto spesso di essere stato del tutto al corrente di simili inchieste. Nella sua unica dichiarazione pubblica sulla materia come governatore, nel settembre 1991 ha parlato di quella ricerca che aveva “collegamenti con il governo federale,” e “ogni genere di domande se [Seal] avesse avuto collegamenti con la C.l.A. … e se questo facesse parte dell'affare Iran-Contra.”

Ma d'altra parte Clinton non ha offerto ulteriore contributo ad alcuna inchiesta, “malgrado il fatto,” come hanno scritto Bill Plante e Michael Singer di CBS News, “che una gestione repubblicana stava apparentemente patrocinando un'operazione di aiuto ai Contra nel suo stato e stava proteggendo un traffico di contrabbando che ha fatto passare tonnellate di cocaina attraverso l'Arkansas.”

Recentemente, il marzo 1995, il soldato dello stato dell'Arkansas Larry Patterson ha testimoniato sotto giuramento, secondo il London Sunday Telegraph, che lui ed altri ufficiali “hanno discusso ripetutamente in presenza di Clinton” della “gran quantità di droga atterrate all'aeroporto di Mena, della gran quantità di soldi, della gran quantità di armi,” indicando che Clinton poteva sapere molto di più di quanto abbia ammesso sulle attività di Seal.

Inoltre, che dire delle centinaia di milioni generate dal contrabbando di Seal a Mena? Le sue note rivelano i suoi rapporti d'affari con almeno una delle banche principali di Little Rock. Quanti proventi della droga suoi o dei suoi soci hanno trovato la loro strada per il riciclaggio criminale nelle istituzioni finanziarie notoriamente poco controllate dell'Arkansas, alcune delle quali sono, secondo quanto riferito sotto investigazione del procuratore speciale di Whitewater proprio per tali grandi, inspiegabili infusioni di contanti e transazioni?

“Lo stato offre un clima attraente per i trafficanti,” avevano concluso gli agenti della I.R.S. alla fine degli anni 80, documentando “un importante aumento” nella quantità di grandi transazioni bancarie e di contanti in Arkansas dopo il 1985, malgrado un'economia locale in difficoltà.

Nel frattempo, prominenti sostenitori di Clinton nel corso degli stessi anni – compresi il mediatore di borsa e trafficante di droga condannato Dan Lasater e il magnate del pollo Don Tyson – sono stati essi stessi oggetto di estese sorveglianza ed investigazione da parte della D.E.A. e della F.B.I., simili a quelle riguardanti Seal, comprese le allegazioni di movimenti illegali di droga che Tyson recentemente ha riconosciuto pubblicamente e denunciato come “completamente false.” “Questo può essere il primo presidente nella storia che ha rapporti stretti con persone che hanno numeri NADDIS,” dice un funzionario responsabile di legge-applicazione, riferendosi ai numeri che la Narcotics and Dangerous Drugs Intelligence System ha assegnato ai soggetti sotto investigazione prolungata per possibili crimini della droga.

I documenti di Seal sono ancora più la prova che per Clinton, l'Arkansas degli anni 80 e le sue compagnie di allora non spariranno presto come responsabilità politica o persino costituzionale.

“Ho sempre pensato che non avremmo mai avuto la storia completa,” ha detto Clinton nel 1991.

Infatti. Ma come presidente degli Stati Uniti, non deve più meravigliarsi – e nemmeno deve farlo la nazione. In base alla documentazione Seal (copie di cui sono state comunque consegnate al procuratore speciale di Whitewater), il presidente dovrebbe chiedere immediatamente un rapporto completo sulla materia alla C.l.A., alla D.E.A., alla F.B.I., al ministero della giustizia e ad altre agenzie competenti della sua amministrazione – comprese le prove a lungo sepolte raccolte agente della l.R.S. Duncan e dall'investigatore della polizia dello stato dell'Arkansas Welch. Il Presidente Clinton dovrebbe anche fornire la completa cooperazione del ramo esecutivo riaprendo un'inchiesta congressuale ed esporre completamente l'oggetto per ciò che dice sia del passato che del futuro americano.

Seal si considerava un patriota estremo. Aveva dettato l'epitaffio per la sua tomba a Baton Rouge: “Un avventuriero ribelle i cui simili in giorni precedenti resero grande l'America.” In un certo senso i suoi documenti possono ora rendere quel proclama meno ironico di quel che sembra.

Le tonnellate di droga che Seal ed i suoi soci hanno introdotto nel paese, i funzionari concordano, hanno avuto effetti su decine di migliaia di vite almeno, ed hanno imposto un tributo incalcolabile sulla società americana. E per i tre presidenti, le durature domande dello scandalo politico sono ancora una volta adatte: cosa sapevano su Mena? Quando lo hanno saputo? Perché non hanno fatto nulla per fermarlo?

I crimini di Mena erano reali. Questo è oggi documentato oltre ogni dubbio. L'unica questione rimasta è fin dove si sono estesi e chi ne era responsabile.

Tuesday, August 19, 2008

Il dio di carta

Money is a market phenomenon. What does that mean? It means that money developed on the market, and that its development and its functioning have nothing to do with the government, the state, or with the violence exercised by governments.
(Ludwig von Mises)
L'illusione della ricchezza senza sforzo, il consumismo sfrenato, lo spostamento di valore dal lavoro alla soddisfazione di ogni futile capriccio non sono conseguenze del mercato. Sono tutti frutti malsani della creazione di denaro dal nulla, della mutazione di una merce, prodotta con lavoro, in concessione dell'autorità, che come un alchimista dei tempi andati trasforma la carta in oro. Ma la trasformazione è in realtà un'illusione, e si avvicina il giorno in cui scopriremo di aver ceduto il nostro lavoro e i beni che con esso abbiamo prodotto per un mucchio di carta straccia.
Scriveva profeticamente Mises in Beware the Alchemists:
Il problema (che l'azione umana cerca di risolvere) non è di aumentare la quantità di denaro. Il problema è di aumentare la quantità di quelle cose che possono essere comprate con il denaro. E se aumentate la quantità di denaro e non aumenta la quantità di cose che possono essere comprate con il denaro, state soltanto aumentando i prezzi pagati per essi. E nel tempo, se l'incremento di denaro continua, l'intero sistema si trasforma in un sistema senza alcun significato… I prezzi salgono perché c'è una quantità supplementare di denaro in cerca di una quantità immutata di beni. Ed i giornali o i teorici chiamano i prezzi più alti, “inflazione.” Ma l'inflazione non sono i prezzi più alti; l'inflazione è il nuovo denaro pompato nel mercato. È questo nuovo denaro ad gonfiare i prezzi. E il governo chiede, “cosa è successo? Come potevamo sapere?” [...]

Tutto ciò che un governo fa contro il potere d'acquisto dell'unità monetaria, nelle circostanze attuali, è fatto contro le classi medie e le classi lavoratrici della popolazione. Solo che questa gente non lo sa. E questa è la tragedia. La tragedia è che i sindacati e tutta questa gente stanno sostenendo una politica che rende tutto il loro risparmio privo di valore. E questo è il grande pericolo dell'intera situazione.
Il grande laboratorio alchemico dello stato è la Banca Centrale: essa è il nuovo tempio, il luogo in cui la magica stampante è custodita, dove eleganti alchimisti intrappolano i sogni della gente in tanti biglietti colorati, per poi bruciarli in onore del loro dio crudele.
___________________________

Al cuore del sistema

Di Llewellyn H. Rockwell, junior


Il cuore dello stato moderno è la banca centrale. Per cuore intendo la cosa che lo fa funzionare e senza la quale lo stato moderno appassirebbe e morirebbe in breve tempo. È la cosa che produce il denaro. Come tale, pretende di essere il nostro stabilizzatore, la nostra fonte di occupazione, il combustibile per lo sviluppo economico che ci porta la tecnologia.

In verità, non fa nessuna di queste cose. Quello che fa efficacemente è sostenere lo stato-Leviatano e tutto il suo sfarzo. Naturalmente, questo non lo leggerete mai in un testo scolastico. L'argomanto è raramente menzionato nelle scienze politiche. Gli storici trattano l'istituzione della Fed come un evento molto meno importante della creazione del Ministero del Lavoro.

È interessante quanto di rado la sua esistenza venga messa in discussione, e ancor di più condannata. Invece, il capo della banca centrale viene adulato e corteggiata da ogni schieramento politico. Gode di un livello di immunità dalle critiche non concesso a nessun altro in politica. Di nuovo, questa è prova di quanto non crediamo nella libertà autentica, poiché la vera fonte del declino della nostra libertà è la banca centrale.

Perché abbiamo una tale difficoltà ad immaginare un mondo senza una banca centrale? Negli Stati Uniti, la banca centrale è stata un'invenzione del ventesimo secolo. Nel mondo non è esistita alcuna banca centrale del tipo vigente prima del diciannovesimo secolo. In qualche modo abbiamo tirato avanti piuttosto bene perché il sistema monetario si auto-controllava. Era radicato nei prodotti reali che fornivano un collegamento stabile all'attività economica reale. Le banche venivano trattate come normali imprese con profitti e perdite, e potevano aver successo o fallire. A garantire la loro stabilità, nonostante il male della riserva frazionaria, era il sistema competitivo.

Tutto ciò è finito, gradualmente, con l'avvento della banca centrale. I soldi hanno perso il loro collegamento a qualcosa di reale oltre la carta da stracci su cui sono stampati. Le banche sono state protette dal fallimento. Ma soprattutto, la banca centrale ha cominciato a garantire il debito del governo. Con che cosa garantisce quel debito? Con più carta da stracci, roba che può essere stampata senza limiti.

Con questa innovazione, il freno fiscale sullo stato è scomparso. Ogni discussione sull'autorizzazione congressuale della spesa ed il freno costituzionale allo stato si è trasformata in rumore bianco o in una trama di menzogne. La gente ha perso l'abitudine di chiedere: “come pensate di pagare questo, di preciso?” Tutti supponiamo semplicemente che là fuori ci sia una magica macchina stampasoldi che realizzerà ogni nostro sogno.

L'assenza di critica verso la Fed vi dice tutto quel che dovete sapere. È l'unica istituzione sacrosanta perché è l'istituzione più necessaria per la moderna arte di governare. Senza di essa, non potremmo finanziare sia il welfare che la guerra. Non sogneremmo un impero mondiale e dibatteremmo di politica come dibattiamo d'arte, soltanto come una questione di preferenze. Ci sarebbero limiti rigorosi e fisici su ciò che lo stato potrebbe e non potrebbe fare.

La maggior parte di tutti i nostri dibattiti sulla politica avrebbero fine. Il compito della legislatura e dell'esecutivo sarebbe di amministrare e soprintendere lo stato esistente, non di immaginare sempre più remote giustificazioni per tentare l'impossibile. Nessun politico pretenderebbe plausibilmente di avere la capacità di “condurci nel futuro” perché il loro potere di fare sarebbe molto limitato. Anziché Bush, Clinton, Reagan, Johnson, Truman e FDR, il nostro presidente sarebbe piuttosto come Cleveland, Harrison, Arthur, Garfield e Hayes.

Dite che non sapete nulla di quei tizi? Questo è il punto. Nega al dittatore la capacità di produrre tutti i soldi di cui ha bisogno a suo capriccio, e il suo status si riduce drammaticamente.

La banca centrale è sacrosanta perché la sua assenza forzerebbe ogni fazione ad abbandonare le proprie fantasie di potere. La destra dovrebbe abbandonare la sua folle convinzione di poter compiere gesta “eroiche” mediante occupando il controllo dello stato, gesta come difendere o rovesciare qualsiasi governo nel mondo, o come pretendere che tutti nel paese obbediscano alla loro personale opinione di cosa costituisce una vita virtuosa.

La sinistra dovrebbe abbandonare la sua visione di uno stato che usa la coercizione per realizzare l'uguaglianza perfetta, l'imparzialità e la giustizia distributiva nel mondo intero.

Senza una banca centrale, la sezione politica delle librerie dovrebbe essere riclassificata come fantascienza.

Ecco perché difficilmente vi capita di ascoltare una domanda fondamentale sul diritto ad esistere della Fed. Ecco perché la cultura politica aggrotta le sopracciglia quando qualcuno attacca il cuore dello stato. Ecco perché è così “indegno di rispetto” criticare la Fed e perché i critici seri evitano di farlo, e perché, se volete ottenere un posto a Washington, non dovete mai prendere in considerazione l'idea che la banca centrale debba essere abolita. Effettivamente, dovreste celebrare e reclamizzare i vertici della Fed.

C'è un grande costo intellettuale associato alla banca centrale. La gente oggi immagina che non averne una sia l'equivalente dell'anarchia. Sarebbe come se lo stato avesse nazionalizzato l'industria calzaturiera e subito dopo nessuno potesse nemmeno immaginare come un'azienda privata potrebbe mai produrre delle scarpe. Chiunque suggerisse che lo stato abdichi da questo ruolo sarebbe trattato come un pazzo.

Ma è davvero pazzesco? La banca centrale ha fallito nella sua dichiarata missione per quasi 100 anni. Ha distrutto i nostri soldi, finanziato guerre ingiuste, ha fatto sorgere un orrendo stato burocratico ed ha causato innumerevoli bolle creditizie. Ma nonostante tutto ci si aspetta che consideriamo tutto questo come una serie di errori di percorso, e che quindi crediamo ai vertici della Fed quando promettono di far meglio in futuro. Cosa c'è di peggio, la Fed non ha mai realmente accettato la responsabilità di nessuno dei suoi misfatti.

Allora chi è il pazzo qui? Se credessimo davvero nella scienza autentica – non la pseudo-scienza della politica pubblica – potremmo concludere che questa fallimentare banca centrale deve sparire. La sua creazione non è una nota a piè di pagina, ma un passo principale nel rendere possibile la moderna tirannia. La sua abolizione è in sé una chiave per la libertà.

Monday, August 18, 2008

«Obey»

Girato nella solita, inconfondibile cifra stilistica di Carpenter, Essi vivono (They live, '88) è una metafora distopica sorprendente, anche ironica, del nostro mondo massificato e conformista. Un paio di occhiali da sole consentono al protagonista di vedere la realtà (in bianco e nero, una citazione godardiana?) che gli uomini hanno deciso di non vedere, rinunciando alla capacità di distinguere il bene dal male. Ogni scritta, ogni libro, ogni rivista ripetono ossessivamente gli stessi ordini: obbedisci, uniformati, consuma, non mettere in dubbio l'autorità. Un Matrix ante litteram, meno patinato ma sicuramente più viscerale.

Se vuoi la guerra dillo

L'avventura americana nel Caucaso, nonostante il grande battage propagandistico, sta raccogliendo ben pochi consensi non solo nel resto del mondo, ma anche in patria. Pat Buchanan, conservatore, è stato consigliere dei presidenti americani Nixon, Ford e Reagan, ed è co-fondatore e redattore di The American Conservative. È inoltre autore di sette libri, tra cui Where the Right Went Wrong, A Republic Not An Empire, e Churchill, Hitler, and the Unnecessary War. Oggi è un critico feroce dell'amministrazione repubblicana, e ribadisce che l'accusa di aggressione rivolta ai russi è priva di fondamento – cosa di cui stanno cominciando ad accorgersi, seppur in ritardo, anche i quotidiani nostrani – e che quella di una risposta eccessiva, considerati i precedenti, è fuori luogo.

Il tentativo di formare un fronte compatto ostile alla Russia – che è pur sempre una potenza nucleare – sembra per il momento fallito. Ma sarà in grado il Partito della Guerra di digerire la sconfitta?
___________________________

Non è stupefacente l'ipocrisia occidentale?

Di Patrick J. Buchanan


La decisione di Mikheil Saakashvili di usare l'apertura dei Giochi Olimpici per coprire l'invasione georgiana della sua provincia separatista, la Sud Ossezia, va classificata in stupidità con la decisione di Gamal Abdel-Nasser di chiudere gli stretti di Tiran alle navi israeliane.

Il grossolano errore di Nasser gli costò il Sinai nella Guerra dei Sei Giorni. Il grossolano errore di Saakashvili probabilmente significa la perdita permanente della Sud Ossezia e dell'Abcazia.

Dopo aver bombardato e attaccato della quello che proclama essere il suo paese, uccidendo una quantità di suoi cittadini osseti e spingendone decine di migliaia a fuggire in Russia, l'esercito di Saakashvili, nel giro di 48 ore è stato sbattuto indietro in Georgia.

Vladimir Putin ha colto l'opportunità di scacciare a calci l'esercito georgiano dall'Abcazia, e per bombardare Tbilisi e assediare Gori, città natale di Stalin.

Godendo della sua condizione di intimo di George Bush, Dick Cheney e John McCain, e di unico alleato democratico degli americani nel Caucaso, Saakashvili ha pensato di poter effettuare un attacco fulmineo e presentasi al mondo con un fait accompli.

Ma Mikheil non ha calcolato né la collera né la risolutezza dell'Orso.

Le accuse americane di aggressione russa suonano vuote. La Georgia ha cominciato il combattimento. La– Russia lo ha terminato. Chi inizia le guerre non ottiene di decidere come e quando si debbano concludere.

La risposta della Russia è stata “sproporzionata” e “brutale,” si è lamentato Bush.

Vero. Ma non abbiamo forse autorizzato Israele a bombardare il Libano per 35 giorni in risposta ad una schermaglia di confine in cui diversi soldati israeliani sono stati uccisi e due catturati? Non fu quella risposta molte volte più “sproporzionata”?

La Russia ha invaso un paese sovrano, ha ragliato Bush. Ma gli Stati Uniti non bombardarono forse la Serbia per 78 giorni e non la invasero per obbligarla a cedere una provincia, il Kosovo, su cui la Serbia vantava un diritto storico ben maggiore di quello che la Georgia pretende di avere su Abcazia o Sud Ossezia, le quali preferiscono entrambe Mosca a Tbilisi?

Non è stupefacente l'ipocrisia occidentale?

Quando l'Unione Sovietica si è divisa in 15 nazioni, abbiamo celebrato. Quando la Slovenia, la Croazia, la Macedonia, la Bosnia, il Montenegro e il Kosovo si sono separati dalla Serbia, ci siamo rallegrati. Perché, allora, questa indignazione se due province, i cui popoli sono etnicamente diversi dai georgiani ed hanno combattuto per la propria indipendenza, dovessero riuscire a separarsi?

Le secessioni e la dissoluzione delle nazioni sono lodevoli solo quando si accordano con l'agenda dei neocon, molti dei quali detestano in modo viscerale la Russia?

Che Putin abbia colto l'occasione della prodezza provocatoria e stupida di Saakashvili per somministrare una dose supplementare di punizione è innegabile. Ma non è forse comprensibile la rabbia russa? Per anni l'occidente ha rinfacciato alla Russia la sua sconfitta nella Guerra Fredda e l'ha trattata come la Germania di Weimar.

Quando Mosca ritirò l'Armata Rossa dall'Europa, chiuse le sue basi a Cuba, dissolse l'impero del male, lasciò che l'Unione Sovietica si dividesse in 15 stati e cercò amicizia ed alleanza con gli Stati Uniti, noi che cosa abbiamo fatto?

Trafficanti americani hanno colluso con furfanti moscoviti nel saccheggio della nazione russa. Rompendo un impegno con Mikhail Gorbachev, abbiamo allargato la nostra alleanza militare nell'Europa Orientale, fin sulla porta della Russia. Sei nazioni del Patto di Varsavia e tre ex repubbliche dell'Unione Sovietica sono ora membri della NATO.

Bush, Cheney e McCain spingono per far entrare l'Ucraina e la Georgia nella NATO. Questo significa che gli Stati Uniti dovrebbero entrare in guerra contro la Russia per difendere la città natale di Stalin e per la sovranità sulla Crimea e su Sebastopoli, sede tradizionale della flotta russa del Mar Nero.

Da quando questi sono diventati interessi vitali degli Stati Uniti, tanto da giustificare una guerra con la Russia?

Gli Stati Uniti hanno abrogato unilateralmente il trattato sui missili balistici perché la nostra tecnologia era superiore, quindi hanno progettato di collocare le difese antimissile in Polonia e Repubblica Ceca in difesa dai missili iraniani, benché l'Iran non avesse ICBM né bombe atomiche. Una controfferta russa per mettere insieme un sistema antimissile in Azerbaijan è stata rifiutata immediatamente.

Abbiamo costruito l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan-Ceyhan dall'Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia per tagliar fuori la Russia. Quindi abbiamo aiutato la deposizione di regimi amici di Mosca con le “rivoluzioni” democratiche in Ucraina e Georgia ed abbiamo provato a ripeterle in Bielorussia.

Gli Americani hanno molte belle qualità. La capacità di vedersi come gli altri li vedono non è tra queste.

Immaginate un mondo che non avesse mai conosciuto Ronald Reagan, in cui l'Europa avesse abbandonato la Guerra Fredda quando Mosca installò quei missili SS-20 ad est dell'Elba. E se l'Europa fosse uscita dalla NATO, ci avesse detto di tornare a casa e diventare subordinata a Mosca.

Come avremmo reagito se Mosca avesse fatto entrare l'Europa occidentale nel Patto di Varsavia, stabilito basi in Messico e a Panama, messo radar per la difesa antimissile e missili a Cuba e si fosse unita alla Cina per costruire oleodotti per trasferire il petrolio messicano e venezuelano ai porti del Pacifico e da lì spedirli in Asia? E tagliarci così fuori? Se ci fossero consiglieri russi e cinesi che istruiscono gli eserciti dell'America Latina, come noi facciamo nelle ex repubbliche sovietiche, come reagiremmo? Osserveremmo distratti un simile comportamento russo?

Per un decennio, alcuni di noi hanno avvertito della follia di affrontare la Russia e di violarne lo spazio. E ora i polli dell'imperialismo democratico sono andati a razzolare proprio lì: a Tbilisi.

Sunday, August 17, 2008

I nemici dello stato

Chi sono i nemici dello stato? Non cercate lontano: siamo noi, i suoi sudditi. Che vi consideriate tali o meno non ha importanza, perché è lo stato ad aver deciso per voi. Se aveste ancora dei dubbi in proposito, questo articolo del Guardian del 2002 dovrebbe servire a dissiparli.

Raccomando soprattuto di prestare particolare attenzione alla chiusura dell'articolo, dove la portavoce del centro di ricerca governativo di Porton Down svela il motivo di queste segrete e ripetute violazioni dei diritti dei sudditi di Sua Maestà Britannica.

“È per proteggerti meglio, nipotina mia.”

___________________________

Milioni di inglesi sottoposti a esperimenti di guerra biologica

Di Antony Barnett


Il Ministero della Difesa ha trasformato vaste aree del paese in un gigantesco laboratorio per effettuare una serie di esperimenti segreti di guerra biologica sul pubblico. Un rapporto del governo appena resa pubblico fornisce per la prima volta una storia ufficiale completa dei test di armi biologiche della Gran Bretagna fra il 1940 ed il 1979.

Molti di questi test hanno coinvolto lo spargimento di prodotti chimici e di microorganismi potenzialmente pericolosi su ampie fasce di popolazione senza che il pubblico ne fosse informato.

Mentre i particolari di alcuni test sono emersi negli ultimi anni, le 60 pagine del rapporto rivelano nuove informazioni su più di 100 esperimenti segreti.

Il rapporto rivela che il personale militare era stato istruito a dire ad eventuali “investigatori curiosi” che i test facevano parte dei progetti di ricerca meteorologica e sull'inquinamento atmosferico.

I test, eseguiti dagli scienziati del governo a Porton Down, erano progettati per aiutare il Ministero della Difesa a valutare la vulnerabilità della Gran Bretagna nel caso che i Russi avessero sparso nubi di germi mortali sul paese.

Nella maggior parte dei casi, i test non hanno usato le armi biologiche ma alternative che gli scienziati ritenevano potessero imitare la guerra biologica e che il Ministero della Difesa sostenevano essere inoffensive. Ma diverse famiglie in determinate zone del paese che hanno bambini con difetti di nascita stanno richiedendo un'inchiesta pubblica.

Un capitolo del rapporto, “I Test delle Particelle Fluorescenti,” rivela come fra il 1955 ed il 1963 degli aerei volarono dal nord-est dell'Inghilterra alla punta della Cornovaglia lungo le coste del sud e dell'ovest, spargendo grandi quantità di solfuro di zinco e cadmio sulla popolazione. Le sostanze chimiche andarono alla deriva per miglia verso l'interno, e la diffusione venne controllata per mezzo della fluorescenza. In un altro test con il solfuro di cadmio e zinco, un generatore fu rimorchiato lungo una strada vicino a Frome nel Somerset da dove spruzzò il prodotto chimico per un'ora.

Anche se il governo ha insistito che il prodotto chimico è sicuro, il cadmio è riconosciuto come una causa del cancro polmonare e durante la seconda guerra mondiale era considerato dagli alleati come arma chimica.

In un altro capitolo, “Test di Copertura di Ampie Aree,” il Ministero della Difesa descrive come fra il 1961 ed il 1968 più di un milione di persone lungo la costa sud dell'Inghilterra, da Torquay a New Forest, vennero esposti a batteri comprendenti l'E.coli ed il bacillo globigii, che imita l'antrace. Questi rilasci furono eseguiti da una nave militare, la Icewhale, ancorata al largo del litorale del Dorset, che spruzzò i microrganismi in un raggio da cinque a dieci miglia.

Il rapporto inoltre rivela i particolari dei test DICE nel Dorset del sud fra il 1971 ed il 1975. Questi coinvolgevano scienziati militari britannici e degli Stati Uniti, che spruzzarono nell'aria enormi quantità di batteri serratia marcescens, con un simulante dell'antrace e fenolo.

Simili batteri furono rilasciati nei “Test di Sabotaggio” fra il 1952 ed il 1964. Questi erano test per determinare la vulnerabilità all'attacco di grandi palazzi governativi e del trasporto pubblico. Nel 1956 batteri furono liberati nella metropolitana di Londra all'ora di pranzo seguendo la Northern Line tra Colliers Wood e Tooting Broadway. I risultati indicano che l'organismo si sparse per circa 10 miglia. Simili prove sono state eseguite nei tunnel che passano sotto i palazzi del governo a Whitehall.

Gli esperimenti eseguiti fra il 1964 ed il 1973 prevedeva l'utilizzo di germi attaccati a fili di tele di ragno in scatole per provare come i germi sarebbero sopravvissuti in ambienti differenti. Queste prove furono effettuate in una dozzina di località in tutto il paese, compreso il West End di Londra, Southampton e Swindon. Il rapporto inoltre dà i particolari di più di una dozzina di test minori in loco fra il 1968 ed il 1977.

Negli ultimi anni, il Ministero della Difesa ha incaricato due scienziati di esaminare la sicurezza di questi test. Entrambi hanno segnalato che non c'era rischio per la sanità pubblica, anche se è stato suggerito che gli anziani o le persone che soffrono di malattie respiranti possono essere danneggiati seriamente se inalassero sufficienti quantità di microrganismi.

Tuttavia, alcune famiglie nelle zone che sopportarono l'urto dei test segreti sono convinte che gli esperimenti siano stati la causa dei difetti di nascita, degli handicap fisici e delle difficoltà di apprendimento dei loro bambini.

David Orman, un ufficiale dell'esercito di Bournemouth, sta richiedendo un'inchiesta pubblica. Sua moglie, Janette, è nata a East Lulworth nel Dorset, vicino a dove molti dei test hanno avuto luogo. Ha avuto un aborto, quindi ha dato alla luce ad un figlio con paralisi cerebrale. Tre sorelle di Janette, inoltre, anche loro nate nello stesso paese mentre i test venivano eseguiti, hanno dato alla luce dei bambini con inspiegabili problemi, così come un certo numero di loro vicini.

Il servizio sanitario locale ha negato che ci sia un cluster, ma Orman crede il contrario. Dice: “Sono convinto che qualche cosa di terribile sia accaduto. Il paese era una comunità chiusa ed avere così tanti difetti di nascita in così breve tempo deve essere qualcosa di più di una coincidenza.”

I successivi governi hanno provato a mantenere segreti i particolari dei test di guerra biologica. Mentre i rapporti di un certo numero di test sono emersi nel corso degli anni attraverso l'ufficio del registro pubblico, questo ultimo documento del Ministero della Difesa – che è stato rilasciato dal deputato liberal-democratico Norman Baker – è ad oggi la versione ufficiale più completa delle prove di guerra biologica.

Baker ha detto: “Accolgo favorevolmente il fatto che il governo infine abbia pubblicato queste informazioni, ma la domanda è perché ci abbia messo così tanto. È inaccettabile che il pubblico sia stato trattato come cavie senza la loro conoscenza e voglio essere sicuro che le assicurazioni del Ministero della Difesa per cui i prodotti chimici ed i batteri usati erano sicuri siano vere.”

Il rapporto del Ministero della Difesa segue la storia della ricerca del Regno Unito sulla guerra biologica dalla Seconda Guerra Mondiale quando Porton Down produsse cinque milioni di blocchi di mangime riempiti di spore mortali di antrace da spargere in Germania per ucciderne il bestiame. Inoltre dà i particolari degli infami esperimenti con l'antrace su Gruinard sul litorale scozzese che ha lasciarono l'isola così contaminata da non poter essere abitata fino alla fine degli anni 80.

Il rapporto inoltre conferma l'uso dell'antrace e di altri germi mortali nei test a bordo di navi nei Caraibi ed al largo del litorale scozzese durante gli anni 50. Il documento dichiara: “La tacita approvazione per i test con simulante in cui il pubblico potrebbe essere esposto è stata influenzata fortemente da considerazioni di sicurezza della difesa mirate ovviamente a limitare la conoscenza pubblica. Un corollario importante è stata la necessità di evitare allarme e inquietudine nel pubblico circa la vulnerabilità della popolazione civile agli attacchi di guerra biologica.”

Sue Ellison, portavoce per Porton Down, ha detto: “Le relazioni indipendenti di eminenti scienziati hanno indicato che non ci fu pericolo per la salute pubblica per questi rilasci, che sono stati effettuati per proteggere il pubblico.”

“I risultati di questi test salveranno delle vite, se il paese o le nostre forze armate affronteranno un attacco con armi chimiche e biologiche.”

Alla domanda se tali test vengono ancora eseguiti, ha detto: “Non è nostra politica discutere di ricerche in corso.”

Saturday, August 16, 2008

L'imperatore è nudo

Il 17 ottobre 2004 un anonimo assistente di George W. Bush, parlando con lo scrittore Ron Suskind, disse:
“Ora siamo un impero, e quando agiamo, creiamo la nostra realtà. E mentre voi studiate questa realtà – giudiziosamente, come fate sempre – noi agiremo ancora, creando nuove realtà, che voi potrete nuovamente studiare, ed è così che le cose funzioneranno. Noi siamo attori della storia... e a voi, a tutti voi, non rimarrà che studiare ciò che facciamo.”
La prassi derivata da questa teoria l'abbiamo vista all'opera ripetutamente: l'undici settembre, le armi di distruzione di massa di Saddam, e prima ancora, quando ancora il trono imperiale era occupato da Clinton, negli eventi che portarono all'aggressione contro la Serbia.

In questa continua creazione di realtà “ufficiali” – potremmo anche chiamarla revisionismo preventivo – così aderente alla descrizione che ne fece Orwell nel suo 1984, un ruolo chiave è ovviamente quello dei media, ai quali è affidato il doppio compito di diffondere il verbo governativo e di impedire alle voci discordanti di essere udite. I due recenti esempi di questa sordida propaganda che vado a presentarvi riguardano la crisi georgiana.

Nel primo, il collegamento con una conferenza stampa della Rice viene bruscamente troncato – apparentemente per “problemi tecnici” non appena un reporter, nel porre la sua domanda, traccia un parallelo tra la risposta russa all'aggressione georgiana e quella americana dopo l'undici settembre.

Nel secondo, l'intervista ad una ragazzina di 12 anni fuggita dall'Ossezia viene interrotta dalla pubblicità quando la stessa rivela di essere scappata dai soldati georgiani e ringrazia i russi per averla aiutata. Dopo gli spot, l'intervistatore “concede” ancora 30 secondi, che interrompe in realtà ancora prima che finiscano.

L'imperatore è nudo, ma a nessuno è concesso dirlo.





Cavour ed il Grande Gioco Inglese

Il ritorno dallo spazio dell'inviato da Laputa ha richiesto più tempo del previsto (anche se non lo ammetterà mai, sono convinto che lasciato Marte, il nostro si sia concesso un salto su Venere...), ma alla fine, con solo una settimana di ritardo, è riuscito a spedire il consueto dispaccio telepatico. Si tratta delle solite voci di corridoio che circolano su Laputa, un luogo dove – l'abbiamo ormai capito – gli eventi storici vengono visti da una diversa, inusuale angolazione. E non potrebbe essere diversamente, in quanto l'isola di Laputa, si sa, galleggia nell'aria.

Ma nonostante la sua aerea natura, la visione storica che ci trasmette il nostro Pesce volante è piuttosto terra terra, molto più simile alla realtà, oserei dire, di quella insegnata nelle nostre aule scolastiche, che ricorda piuttosto un romanzo d'appendice. Meglio ancora: un bel sogno di mezza estate.

Buona lettura, e buon fine settimana a tutti.
___________________________

Di Giovanni Pesce


Corroborati da un “ombra” de “La Barbera barricata” andiamo a rivalutare con la grazia di esperti sommelier storici ciò che era apparso sul grande schermo della storia d’Italia.

Come per Garibaldi, anche per Cavour dobbiamo iniziare un pedinamento storico lungo la pista inglese; quello che i maestri non hanno spiegato bene agli scolari erano i legami tra il ministro piemontese e le banche inglesi: i Rothschild e gli Hambro.

Rothschild sterline 702.332 anni 1848-1858
Hambro sterline 180.000 anno 1851
Regno Unito sterline 100.000 anno 1854

Gli Hambro divennero determinanti “advisor” per le opere di Cavour e suggerirono al ministro piemontese alcune mosse particolari: Crimea, sbarco in Sicilia, indebitamento dello Stato Italiano a favore delle banche inglesi.

Gli Hambro continuarono i loro servigi accettando una polizza di assicurazione sulla vita di Re Umberto, che sfortunato morì prematuramente per colpa di un anarchico.

I soldi incassati tramite il risarcimento assicurativo rimasero a Londra su un conto privato di Re Vittorio Emanuele e furono utilizzati con profitto per finanziare la costruzioni militari inglesi durante la prima e seconda fase di WWII, nonostante sulla scena militare Italiani ed Inglesi fossero ufficialmente “nemici”.

Singolare è la nomina nel Febbraio 1942 di Sir Charles Hambro a direttore del SOE (Special Operation Executive), il reparto che organizzava le più significative operazioni “non militari”.

Ufficialmente Sir Charles si interessò di Norvegia e Grecia, ma lasciò, a John McCaffery, la guida delle operazioni “politiche” in Italia.

A Berna Allen Dulles e John Mccaferry aiutati da L. Lemnitzer (Op. Northwood) organizzarono “il bello ed il cattivo tempo”, gestendo rovesciamenti di fronte, finanziamenti a bande partigiane, armistizi, rese senza condizioni ed infine intese per le ricostruzioni industriali ed economiche.

E’ mia opinione che i rapporti “d’affari” tra Hambro e casa Savoia abbiamo costituito la base per una gestione della strategia delle Forze Armate italiane durante il 1942 e 1943.

Nelle storia della Repubblica Italiana i McCaffery hanno continuato a lasciare il segno del grande gioco; Google ne è testimone fedele.

Contemporaneamente Sindona, Finambro, Continental Illinois Bank hanno gestito il grande gioco degli anni 70, svolgendo la funzione di “addetti alla cassa”; ai politici nostrani è rimasta la funzione di “apparire” come attori.

Infatti sono stati selezionati i migliori “attori” teatrali ed a questi è stato chiesto di apparire come “Grande Politico”.
In quegli anni Ronald Reagan attore consumato diventa Presidente USA, Karol Woyitila, attore teatrale in gioventù diviene Papa, Mr. Berlusconi, intrattenitore sulle navi da diporto incomincia una carriera politica.

L’importante è capire chi sia l’impresario e chi sia stato scelto come regista.

Friday, August 15, 2008

Feriæ Augustii

Tra tante cattive notizie volevo augurarvi buon ferragosto con qualcosa di bello e rasserenante, e la prima cosa che mi è venuta in mente, chissà perché, è questa canzone: The look of love di Burt Bacharach, nell'interpretazione di Diana Krall. Che tutti voi possiate avere, almeno una volta nella vita, lo sguardo dell'amore.

Thursday, August 14, 2008

Contrordine: le tasse sono brutte

The hardest thing in the world to understand is the income tax.
(Albert Einstein)
Ricordate Padoa Schioppa, quello delle tasse bellissime? E come dimenticarlo, direte voi. Pochi sono in possesso della faccia di bronzo necessaria per definire bella la rapina, anche un Al Capone ci teneva a mantenere una facciata di rispettabilità, e lo stesso governo attuale si trattiene da simili plateali esternazioni: essere derubati è brutto, farsi prendere anche per i fondelli è veramente troppo.

Ma i tempi cambiano, e in questi giorni stanno arrivando addirittura da fonti istituzionali segnali di senso contrario, forse involontari seppur rivelatori. Grazie alla protesta di alcuni atleti olimpici, infatti, veniamo a sapere che le tasse non sono affatto desiderabili, anzi, scopriamo anche che giace in Parlamento un progetto di legge presentato da Luciano Rossi (Pdl) che propone di defiscalizzare i premi olimpici. I migliori atleti italiani, a quanto pare, non sembrano afferrare la bellezza del furto legalizzato.

Dice la Vezzali, campionessa di fioretto: “La medaglia olimpica arriva una volta ogni quattro anni e con lei anche il premio in denaro: io di tasse ne pago tante, non chiedo privilegi. Ma ai Giochi contribuiamo a fare grande l'Italia, e poi il premio è un riconoscimento una tantum a quattro anni di lavoro. Noi non siamo come i calciatori, i nostri guadagni non sono stratosferici: sarebbe giusto detassare i premi per le medaglie olimpiche, e non versarne la metà.”

Ora, non è difficile notare che sono ben pochi gli italiani che guadagnano come i calciatori, e che se vogliamo utilizzare la stessa retorica patriottarda della nota spadaccina tutti quanti “contribuiamo a fare grande l'Italia:” non hanno forse tutti i lavori pari dignità? Abbiamo pur visto il nostro presidente del consiglio impugnare fieramente una ramazza e contribuire in prima persona alla pulizia delle strade. Perché allora limitarsi a detassare i premi olimpici, e non mostrarsi altrettanto compassionevoli verso il popolo di lavoratori che permette alla categoria degli atleti, con la propria fatica quotidiana, di dedicarsi con profitto all'attività sportiva, peraltro sicuramente più gratificante delle occupazioni che il resto degli italiani si trova a svolgere?

Del resto per molti degli atleti lo sport è solo un “secondo lavoro,” come per Francesco D'Aniello, poliziotto e medaglia d'argento nel tiro a volo double trap, che candidamente smentisce l'ex ministro dell’economia: “Quando stavo in pedana non pensavo certo ai soldi, ma riflettendoci, non è bello ricevere solo il 50% di ciò che ti viene promesso.”

E se lo dice lui che “non pensava certo ai soldi,” figuriamoci se non lo può pensare un qualsiasi padre di famiglia che i soldi li deve contare fino all'ultimo centesimo per far quadrare i conti. Una vita di sacrifici, per vedere il frutto dei propri sforzi dimezzato dalle mani rapaci dello stato. No, non è affatto bello, lo ribadisce Giulia Quintavalle, oro nel judo: "Un premio dimezzato è un dispiacere, loro non sanno i nostri sacrifici.”

Confermo: loro non sanno i sacrifici che facciamo tutti noi, loro ingrassano alle nostre spalle, dividendosi la cospicua refurtiva fiscale che consente loro di vivere da nababbi, e di venire a dirci in faccia, senza la minima vergogna, quant'è bello rubare i soldi a chi lavora.