Thursday, February 18, 2010

Il bavaglio ai complottisti

Cos'è un complottista? Semplicemente un uomo che non si accontenta delle spiegazioni del governo, un ente criminale per il quale la menzogna è pratica quotidiana, e cerca, con i mezzi a sua disposizione, una più plausibile e più realistica descrizione degli eventi.

Questo, è chiaro, non può essere accettabile per un governo, ecco quindi che enormi energie e risorse vengono spese per impedire e ostacolare questo processo di indagine individuale, per riportare tutte le pecorelle all'ovile e imporre loro lo stampo conformista e l'accettazione del dominio statale financo nelle idee.
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Di Jeff Riggenbach


Se passate molto tempo su Internet, probabilmente conoscete già chi è Cass Sunstein: un ex professore di diritto e scienza politica all'Università di Chicago, dove, negli anni 90, incontrò e divenne molto amico di un altro membro della facoltà di legge, tale Barack Obama. Attualmente, Sunstein è un professore di diritto ad Harvard, ma sta per prendere un permesso da quella posizione così da poter “servire” da coordinatore dell'Ufficio per l'Informazione e le Regole della Casa Bianca e nell'amministrazione Obama. L'Ufficio per l'Informazione e le Regole della Casa Bianca, secondo Wikipedia, “sviluppa e controlla l'attuazione di tutte le politiche governative nell'area della tecnologia dell'informazione, delle politiche sull'informazione, della segretezza e della politica statistica.”

Se passate molto tempo su Internet, probabilmente sapete anche perché Sunstein, ultimamente, sta ricevendo molta attenzione nella blogosfera: è a causa di una ricerca di cui è autore insieme al professore di diritto Adrian Vermeule di Harvard pubblicata nel gennaio 2008. La ricerca tratta delle “teorie della cospirazione.” “Una teoria della cospirazione,” secondo Sunstein e Vermeule, è “uno sforzo per spiegare un certo evento o pratica con riferimento alle macchinazioni di persone potenti, che sono inoltre riuscite a celare il loro ruolo.”

Ne forniscono alcuni esempi:
l'opinione che la CIA sia stata responsabile dell'assassinio del presidente John F. Kennedy; che dei dottori abbiano deliberatamente fabbricato il virus dell'AIDS; che l'incidente nel 1996 del volo 800 della TWA sia stato causato da un missile dell'esercito degli Stati Uniti; che la teoria del riscaldamento globale sia una frode intenzionale; che la Commissione Trilaterale sia responsabile di importanti movimenti dell'economia internazionale; che Martin Luther King, Jr., sia stato ucciso dagli agenti federali; che l'incidente aereo che ha ucciso il democratico Paul Wellstone sia stato pianificato da politici repubblicani; che l'atterraggio sulla luna sia stato una messinscena e non sia mai realmente avvenuto.

Secondo Sunstein e Vermeule, alcune teorie della cospirazione sono inoffensive. Scrivono, per esempio, che noi dovrebbero “considerare la falsa teoria della cospirazione, creduta da molti dei più giovani membri della nostra società, che un gruppo segreto di elfi, lavorando in una remota località sotto la direzione del misterioso “Babbo Natale,” fabbrichi e distribuisca i regali nella notte di Natale.” Essi suggeriscono che dovremmo “prendere in considerazione anche il Coniglietto Pasquale e la Fata dei Denti.” Il punto è, precisa, che “se i bambini credono a Babbo Natale o al Coniglietto Pasquale, non è un problema del governo; e [neanche] credere che il governo abbia tenuto nascosto l'atterraggio degli alieni a Roswell non sembra causare un danno visibile, con la possibile eccezione di qualche brutto programma televisivo.”

Ma non tutte le teorie della cospirazione sono inoffensive, dicono Sunstein e Vermeule. Alcune teorie della cospirazione arrecano grandi danni. Creano “un problema che il governo deve risolvere.” Per esempio, una teoria della cospirazione che dipinge il governo federale degli Stati Uniti come “un'organizzazione moralmente repellente” potrebbe avere “effetti perniciosi” come “l'indurre un diffuso e ingiustificabile scetticismo pubblico verso le asserzioni del governo, o… smorzare la mobilitazione o la partecipazione del pubblico agli impegni del governo, o entrambe.”

Secondo Sunstein e Vermeule, ci sono teorie della cospirazione che non solo “insidiano il dibattito democratico; in casi estremi, generano o alimentano la violenza.” Riassumendo, “alcune teorie della cospirazione creano rischi seri…. Se il governo può dissipare tali teorie, dovrebbe farlo.”

Cosa dovrebbe fare specificamente il governo secondo Sunstein e Vermeule? Dovrebbe cominciare, dicono, a riconoscere che “coloro che credono alle teorie della cospirazione lo fanno a causa di ciò che leggono e sentono.” E leggono e sentono parlare delle teorie della cospirazione perché c'è della gente che promuove tali teorie. Sunstein e Vermeule scrivono che molte teorie della cospirazione “sono create e diffuse, intenzionalmente, da imprenditori della cospirazione che traggono profitto direttamente o indirettamente dalla propagazione delle loro teorie.”

I motivi specifici di questi “imprenditori della cospirazione” variano abbastanza, secondo Sunstein e Vermeule. “Alcuni imprenditori della cospirazione sono assolutamente sinceri,” scrivono. “Altri sono interessati ai soldi o al potere, o al raggiungimento di un certo obiettivo sociale generale.” Comunque, sostengono, sono questi “imprenditori della cospirazione” che è necessario prendere di mira, indebolire e, in caso, mettere a tacere.

Da una prospettiva libertaria qui c'è già più di un problema. Ma ce n'è uno, a questo punto, che mi ha particolarmente colpito nelle argomentazioni di Vermeule e di Sunstein. Non sono almeno alcune delle cosiddette “teorie della cospirazione” semplice verità storica?

Sunstein e Vermeule lo riconoscono. Scrivono che “alcune teorie della cospirazione, sotto la nostra definizione, si sono dimostrate vere.” Ma, affermano rassicuranti, “la nostra attenzione è sulle false teorie della cospirazione, non su quelle vere. Il nostro scopo finale è di esplorare in che modo i funzionari possano smontare tali teorie e, come regola generale, i resoconti veritieri non dovrebbero essere smontati.”

“Come regola generale, i resoconti veritieri non dovrebbero essere smontati.” Ma solo come regola generale.

Ci sono probabilmente alcuni casi in cui i resoconti veritieri dovrebbero essere smontati. Ad esempio, forse quando cominciano “ad indurre… un diffuso e ingiustificabile scetticismo pubblico verso le asserzioni del governo, o… a smorzare la mobilitazione o la partecipazione del pubblico agli impegni del governo, o entrambe.” Ogni volta che cominciano a causare problemi per i poteri costituiti. Anche se facciamo come Sunstein e Vermeule dicono di fare e “accettiamo che un governo benintenzionato miri ad eliminare le teorie della cospirazione, o estrae il loro veleno, se e soltanto se il benessere sociale viene migliorato dall'agire in tal modo,” questo è un pensiero preoccupante.

Vedete, noi non sappiamo a priori quali teorie della cospirazione sono veritiere e quali non lo sono. In molti casi, non lo possiamo sapere; semplicemente, non abbiamo informazioni sufficienti.

Di solito scopriamo che una particolare teoria della cospirazione è veritiera perché gli storici – sia gli storici frettolosi che solitamente chiamiamo giornalisti o gli storici più scrupolosi che scrivono libri ed insegnano nei licei e nelle università – si sono dati da fare scavando tra i documenti, considerando le testimonianze di tutti i testimoni che hanno potuto trovare ed hanno raggiunto conclusioni rilevanti. Se una teoria della cospirazione è veritiera è solitamente una questione che la storia risolverà.

I funzionari di governo, generalmente, non sono soddisfatti di questa situazione, perché la storia è il nemico naturale dello stato. La continua riflessione a posteriori su cosa abbia fatto di preciso lo stato, e perché, ha inevitabilmente la tendenza a minare la fiducia che si potrebbe avere nelle sue buone intenzioni e nella sua volontà di promuovere il “benessere sociale.” Tende, inevitabilmente, “ad indurre… un diffuso e ingiustificabile scetticismo pubblico verso le asserzioni del governo, o… a smorzare la mobilitazione o la partecipazione del pubblico agli impegni del governo, o entrambe.”

Lo stato trae giovamento dalla scarsità di informazioni che la velocità degli eventi impone alla gente. Non può evitare del tutto la storia, naturalmente – la gente leggerà e scriverà su queste cose, qualunque cosa lo stato dica o faccia – ma lo stato può fare di tutto perché ciò che la storia finisce per scrivere racconti la storia che lo stato vuole che sia raccontata.

Albert Jay Nock sosteneva che studiare i classici da studente era di gran lunga il miglior programma educativo che un giovane potrebbe adottare, perché
la letteratura greca e romana contengono il resoconto continuo più lungo e più completo a nostra disposizione, su ciò di cui la mente umana si è occupata in praticamente ogni campo d'attività spirituale e sociale; ogni campo, penso, tranne uno: la musica. Questo resoconto copre venticinque secoli consecutivi delle operazioni della mente umana in poesia, dramma, legge, agricoltura, filosofia, architettura, storia naturale, filologia, retorica, astronomia, politica, medicina, teologia, geografia, tutto. Quindi la mente che ha attentamente studiato tale resoconto non è solo una mente disciplinata ma una mente con esperienza; una mente che istintivamente osserva ogni fenomeno contemporaneo dal vantaggioso punto di vista di una prospettiva immensamente lunga ottenuta con questa profonda ed autorevole esperienza nelle azioni dello spirito umano.
Qualcosa di simile si può dire dello studio dei classici della tradizione libertaria, anche se la stragrande maggioranza delle opere di questa tradizione non è più antica che di pochi secoli. Ciò nonostante, la mente che ha studiato attentamente la storia delle opere libertarie e della scrittura protolibertaria durante quei pochi secoli sarà dotata dell'esperienza necessaria per osservare ogni fenomeno contemporaneo dalla vantaggiosa posizione di una prospettiva lunga e profonda. La mente familiare con i classici della tradizione libertaria è una mente meglio preparata a comprendere ogni sviluppo politico contemporaneo.

Pensando al caso di Sunstein, per esempio, faremmo bene a riflettere su ciò che Murray Rothbard ci disse in uno dei grandi classici libertari usciti dalla sua penna: il suo grande saggio “L'anatomia dello Stato,” pubblicato per la prima volta nel 1965 nel Rampart Journal di Robert LeFevre. (pdf)

“Una volta che uno Stato è stato stabilito,” Rothbard scrisse,
Una volta stabilitosi lo Stato, il problema del gruppo o “casta” dominante è come mantenere il dominio. Mentre la forza è il modus operandi, il problema fondamentale e di lungo periodo è ideologico. Giacché allo scopo di restare in carica, ogni governo (non semplicemente un governo “democratico”) deve avere il sostegno della maggioranza dei suoi sudditi. Questo sostegno, va notato, non ha bisogno di essere attivo entusiasmo; può ben essere passiva rassegnazione come ad una legge di natura inevitabile. Ma sostegno nel senso di accettazione di qualche sorta deve essere; altrimenti la minoranza dei governanti dello Stato sarebbe alla fine vinta dalla resistenza attiva della maggioranza del pubblico. Dal momento che la spoliazione deve essere sostenuta dal surplus di produzione, è necessariamente vero che la classe che costituisce lo Stato – la burocrazia a tempo pieno (e la nobiltà) – deve essere una minoranza piuttosto piccola nel paese, benché possa, naturalmente, acquistare alleati tra importanti gruppi della popolazione. Di conseguenza, il compito principale dei governanti è sempre di assicurarsi l’accettazione attiva o rassegnata della maggioranza dei cittadini.
Rothbard continua, “naturalmente, un metodo per assicurarsi del sostegno è attraverso la creazione di interessi economici acquisiti.” Tuttavia,
questo... assicura solo una minoranza di zelanti sostenitori, e anche l’essenziale acquisto di sostegno con sussidi e altre concessioni di privilegi non fa ottenere ancora il consenso della maggioranza. Per questa essenziale accettazione, la maggioranza deve essere persuasa dall’ideologia che il suo governo è buono, saggio e per lo meno inevitabile, e certamente meglio di altre alternative concepibili. Promuovere questa ideologia tra il popolo è il vitale compito sociale degli “intellettuali”. Poiché la gran parte degli uomini non creano le proprie idee, né in realtà pensano a fondo queste idee in modo indipendente, essi seguono passivamente le idee adottate e disseminate dal corpo degli intellettuali. Gli intellettuali sono, quindi, i “modellatori dell’opinione” della società. E dal momento che è precisamente di un modellamento dell’opinione che lo Stato ha soprattutto disperato bisogno, la base per la secolare alleanza tra lo Stato e gli intellettuali diventa chiara.
Un esempio particolarmente “venerabile” di questa alleanza fra lo stato e gli intellettuali è l'esistenza di quello che Rothbard chiama “storico[i] ufficiale o ‘di corte’, dedicato a fornire ai governanti l'opinione sulle azioni loro e dei loro predecessori.”

È importante, ci ricorda Rothbard,
inculcare nei suoi sudditi un’avversione per ogni “teoria cospirativa della storia”, perché una ricerca di “cospirazioni” significa una ricerca di motivi e una attribuzione di responsabilità per misfatti storici. Se, tuttavia, qualunque tirannia, o venalità, o guerra aggressiva imposta dallo Stato, fosse causata non dai dominatori dello Stato ma da misteriose e arcane “forze sociali”, o dalle imperfette condizioni del mondo, o, se in qualche modo, ciascuno fosse responsabile (“Siamo tutti degli assassini”, proclama uno slogan), allora non ci sarebbe alcun interesse per il popolo ad indignarsi o sollevarsi contro tali misfatti. Inoltre, un attacco alle “teorie cospirative” significa che i sudditi diventeranno più ingenui nel credere alle ragioni di “benessere generale” che sono sempre addotte dallo Stato per il suo impegno in ognuna delle sue azioni dispotiche. Una “teoria cospirativa” può sconvolgere il sistema facendo dubitare il pubblico della propaganda ideologica dello Stato.
Di tanto in tanto, naturalmente, un stato non riesce a prendere le adeguate precauzioni, non riesce a pianificare con sufficiente anticipo – non riesce a cospirare abbastanza efficacemente. È accaduto negli Stati Uniti dopo la Prima Guerra Mondiale. Lo stato americano aveva i suoi storici di corte. Li aveva già da parecchi anni, ma non è riuscito a prevedere un movimento revisionista che ha preso forza negli anni 20 fra alcuni degli storici americani più distinti e informati, in particolare Harry Elmer Barnes e Charles Beard.

Come Barnes disse più tardi, all'inizio degli anni cinquanta, ricordando gli eventi di quegli anni trenta, “il riadattamento dei testi storici ai fatti storici relativi al background ed alle cause della Prima Guerra Mondiale – nota popolarmente nel mestiere dello storico come “revisionismo” – fu lo sviluppo più importante nella storiografia durante il decennio degli anni 20.” In effetti, scriveva Barnes, “la controversia revisionista fu l'eccezionale avventura intellettuale nel campo storico del ventesimo secolo fino a Pearl Harbor.”

Secondo Barnes, “il revisionismo, applicato alla Prima Guerra Mondiale, mostrò che le cause ed i meriti reali di quel conflitto erano molto vicini all'opposto dell'immagine presentata dalla propaganda politica e dai testi storici del decennio della guerra.” Ed entro gli anni 30, “gli storici ricettivi ai fatti ammisero che il revisionismo aveva vinto decisamente il conflitto contro la dottrina precedentemente accettata del tempo di guerra.”

Infatti, secondo Barnes, “entro il 1928… quasi tutti tranne i duri e puri della professione storica erano giunti ad accettare il revisionismo e perfino il grande pubblico aveva cominciato a vederci chiaro.” In effetti, i revisionisti conquistarono un segmento così importante del grande pubblico al proprio punto di vista sulla guerra che l'amministrazione di Roosevelt dovette ricorrere a misure disperate per conquistare l'approvazione popolare per i propri piani per entrare nella Seconda Guerra Mondiale dalla parte degli alleati.

Ma quando quell'approvazione fu conquistata e la guerra combattuta e vinta, lo stato americano aveva imparato qualcosa dalle proprie avventure intellettuali degli anni 20 e 30. Barnes scrisse nel 1953, “il revisionismo… potrebbe produrre risultati simili riguardo alla Seconda Guerra Mondiale se gli fosse stato permesso di svilupparsi senza impedimenti. Ma si sta facendo uno sforzo risoluto per soffocare o fare tacere le rivelazioni che ristabilirebbero la verità riguardo alle cause ed alle questioni dell'ultimo conflitto mondiale.”

Questo “sforzo risoluto,” secondo Barnes, comprendeva la sistematica negazione di accedere ai documenti ufficiali sulla guerra. “C'è uno sforzo risoluto,” egli scrisse, “per impedire a coloro i quali sono sospettati di cercare la verità di avere accesso ai documenti ufficiali, a parte quelli che sono diventata di proprietà pubblica…. Molte di queste fonti importanti… sono completamente isolate da qualsiasi storico sospettato di volere accertare la completa ed imparziale verità riguardo alla politica estera americana a partire dal 1933.”

Tuttavia, Barnes ha discusso, “se i documenti ufficiali completi sostenessero i punti di vista correnti riguardo alle cause ed alle questioni della guerra, non sembrerebbe esserci obiezione ragionevole al permettere che qualunque stimabile storico abbia accesso libero e senza impedimenti a tali materiali.”

Per saperne di più sul revisionismo, vedi il mio libro Why American History Is Not What They Say: An Introduction to Revisionism, disponibile come download gratuito in formato pdf, o in vendita come libro.

Cass Sunstein ed Adrian Vermeule non sarebbero affatto d'accordo con Barnes, ne sono certo, sul mettere a disposizione degli storici revisionisti i documenti ufficiali. Dopo tutto, i resoconti revisionisti della guerra – teorie della cospirazione circa il ruolo degli Stati Uniti in guerra – potrebbero dipingere il governo federale degli Stati Uniti come “organizzazione moralmente repellente.” Tali teorie potrebbero avere “effetti perniciosi” come “indurre… un diffuso e ingiustificabile scetticismo pubblico verso le asserzioni del governo, o… smorzare la mobilitazione o la partecipazione del pubblico agli impegni del governo, o entrambe.”

Tali teorie potrebbero “minare il dibattito democratico; in casi estremi, [potrebbero] generare o alimentare la violenza.” Sunstein e Vermeule cosa vorrebbero che facesse il governo federale ? Bene, scrivono, “la risposta più diretta ad una pericolosa teoria della cospirazione è la censura…. Potremmo immaginare circostanze in cui una teoria della cospirazione è diventata così pervasiva e così pericolosa, che la censura sarebbe immaginabile. [Tuttavia,] censurare la parola è notoriamente difficile.”

È un bene che sia così difficile. Se non lo fosse, potrebbero farne più spesso ricorso uomini come Cass Sunstein, coordinatore dell'Ufficio della Casa Bianca per l'Informazione e le Regole – uomini che non paiono preoccuparsi di violare i diritti naturali dei loro simili quando sono in gioco questioni così importanti come lo scetticismo pubblico verso il governo.

6 comments:

rantasipi said...

Avevo pensato di ripartire con il mio blog proprio con questo articolo, ma visto che ci hai già pensato tu, torno in letargo per qualche mese ancora! :D

Bentornato.

Paxtibi said...

Bella scusa... imboscato!

Anonymous said...

"Imprenditori della cospirazione" è carina, e anche esatta.

Sunstein e Vermeule sono due perfetti "imprenditori della cospirazione", direi due "teologi dell'imprenditoria della cospirazione", che sarebbe la versione moderna e intellettuale di "buffoni storici di corte".
Prendendo spunto dall'articolo del blog di Santaruina sulle "gated communities" si potrebbe fare un parallelo anche qui e vedere questi teologi del governo Barakkiano come una trasposizione in versione ladra e criminale di quelli del IV e V secolo dopo cristo, quando i loro colleghi clericali dovettero sempre più tenere conto della realtà che li circondava. Così si scapigliavano nel tentativo di trovare i sistemi per snaturare la realtà e adattarla alle esigenze teologiche.
Per un moderno teologo laico di Governo è ancora più difficile, bisogna riconoscerlo.
Non è molto facile mettere in atto fenomeni repressivi e al tempo stesso trovare degli appigli alla teologia di Stato per fare in modo che la gente non solo non si accorga di niente ma addirittura si convinca che operare in un determinato senso sia legittimo.
Dal mio punto di vista non sono stati molto convincenti, ma l'articolo ha avuto il merito di farmi riflettere su una cosa:
Sono Sunstein e Vermeule che hanno intellettualizzato le idee di Piero Angela, o è Piero Angela che ha letto loro due e ha semplificato un pò?
La cosa è importante da dirimere nel caso decidessero di dare il Nobel per le Scienze della Comunicazione.

Pyter

Paxtibi said...

Effettivamente la cosa più buffa è che questi due gaglioffi, per denigrare le "teorie della cospirazione" hanno a loro volta teorizzato una cospirazione.

Anonymous said...

ottimo articolo Paxtibi.

bambooboy

Johhny Cloaca said...

A proposito di "riportare le pecorelle all'ovile" e di conformismo; a tal proposito consiglierei di vedere il film KAFKA con jeremy irons ed ian holm. Analizza da vicino come l'individuo, che si estrania dalla massa, sia molto pericoloso per chi muove le redini del potere.